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REACH: un doppio registro per le sostanze chimiche

Da marzo, l'obbligo di notifica e la registrazione delle sostanze chimiche possono essere anche a livello nazionale senza andare in contrasto né col regolamento REACH né con le disposizioni del Trattato sulla libera circolazione delle merci

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Con la sentenza del 17 marzo, la Corte di Giustizia ha dichiarato che gli Stati membri possono istituire a livello nazionale sia l’obbligo di notifica che la registrazione delle sostanze chimiche, senza per questo andare in contrasto con il regolamento REACH che già prevede un obbligo analogo a livello europeo, né con le disposizioni del Trattato che garantiscono la libera circolazione delle merci.

Con la pronuncia della Corte di Giustizia si apre la possibilità di un doppio registro (nazionale e comunitario) purché vengano rispettate le seguenti condizioni.

La registrazione, infatti:

1) non deve configurare un prerequisito rispetto all’immissione sul mercato dei prodotti chimici;

2) deve riguardare informazioni diverse da quelle richieste dal regolamento REACH;

3) deve contribuire alla realizzazione degli obiettivi perseguiti dal regolamento REACH.

Ebbene, il regolamento (CE) n. 1907/2006 (regolamento REACH) mira ad assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente, inclusa la promozione di metodi alternativi per la valutazione dei pericoli che le sostanze comportano, nonché la libera circolazione di sostanze nel mercato interno, rafforzando nel contempo la competitività e l’innovazione.

 

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A tal fine, infatti, il Regolamento ha istituito un sistema integrato di controllo delle sostanze chimiche, che comprende la registrazione e la valutazione, nonché l’autorizzazione e le eventuali restrizioni all’utilizzo di tali sostanze.

La libera circolazione nel mercato interno viene garantita mediante l’obbligo, a carico degli Stati membri, di non vietare, restringere od ostacolare qualsiasi fabbricazione, importazione, immissione sul mercato o uso di una sostanza, in quanto tale o in quanto componente di una miscela o di un articolo, che rientri nell’ambito d’applicazione del regolamento in parola e sia conforme al medesimo regolamento e, se del caso, ad atti comunitari adottati in forza di esso.

Tuttavia, nessuna disposizione del regolamento REACH impedisce agli Stati membri di mantenere o stabilire norme nazionali intese a proteggere i lavoratori, la salute umana e l’ambiente, applicabili ai casi in cui il regolamento di cui trattasi non armonizzi le prescrizioni in materia di fabbricazione, immissione sul mercato od uso.

Pertanto, il legislatore dell’Unione ha inteso procedere a un’armonizzazione delle prescrizioni in questione in alcuni casi soltanto.

Nel dettaglio, il Regolamento REACH:

– ha imposto, ai fabbricanti e agli importatori, l’obbligo di presentare presso l’ECHA (European Chemicals Agency) dati sulle sostanze da essi fabbricate o importate, di utilizzare tali dati per valutare i rischi connessi a queste sostanze nonché di definire e di raccomandare misure appropriate di gestione dei rischi;

– ha affidato all’industria il compito di analizzare le sostanze chimiche, e a tale scopo ha istituito diversi meccanismi d’informazione diretti a contribuire, durante tutta la catena di approvvigionamento, all’identificazione delle loro proprietà pericolose e alla gestione dei rischi, per evitare gli effetti nocivi per la salute umana e per l’ambiente.

Tuttavia la registrazione delle sostanze chimiche presso l’ECHA non fornisce una visione d’insieme per quanto riguarda la fabbricazione o l’immissione sul mercato di tali sostanze in ciascuno Stato membro singolarmente considerato. In particolare, il registro dell’Unione non fornisce sistematicamente precise informazioni sulla localizzazione di siffatte sostanze nel territorio degli Stati membri.

La Corte di Giustizia conclude affermando che il regolamento REACH ammette una normativa nazionale (come quella svedese) che introduca l’obbligo per gli importatori di prodotti chimici di registrarli presso l’autorità nazionale competente, anche se questi stessi importatori siano già tenuti a un obbligo di registrarli presso l’ECHA in applicazione del regolamento REACH, rispettando le condizioni date.

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