Seveso III: come cambiano gli adempimenti e le procedure | Chimici.info

Seveso III: come cambiano gli adempimenti e le procedure

Con il recepimento della Direttiva "Seveso III" non sono solo cambiate le definizioni. Anche gli adempimenti legati agli obblighi di legge si sono differenziati. Vediamo come

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Chiunque intende avviare un’attività compresa nell’elenco del D.M. 5 settembre 1994 ha l’obbligo di chiedere entro 15 giorni l’autorizzazione al Sindaco del Comune (R.D. 27 luglio 1934, n. 1265).
La richiesta viene effettuata in base a modulistica messa a punto dal Comune in cui si intende insediare l’industria, ed in genere reperibile on-line sul sito dello Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP).
I locali presso cui viene insediata l’attività devono essere conformi alle normative vigenti in materia urbanistica, di igiene pubblica, di igiene edilizia, di tutela ambientale e di tutela della salute nei luoghi di lavoro. In particolare occorre verificare preliminarmente alla presentazione la compatibilità dell’attività con il Piano di Governo del Territorio (PGT) o il Piano Regolatore del Comune dove si intende avviare l’attività. Se l’attività che si intende avviare prevede emissioni in atmosfera, scarichi di acque in fognatura o corso d’acqua superficiale, emissioni sonore, etc., l’azienda deve acquisire e presentare preventivamente le necessarie autorizzazioni in materia di scarichi idrici, di emissioni atmosferiche, di emissioni di rumore, di gestione dei rifiuti, ecc.) previste per legge.
Il Sindaco acquisisce la documentazione tecnica presentata dal dichiarante e la valuta attraverso i propri organi competenti in materia di salute pubblica e tutela ambientale; quando lo ritenga necessario nell’interesse della salute pubblica, può vietare l’attivazione dell’industria o subordinarla a determinate cautele e può chiedere la stipula di una convenzione.
Per quanto riguarda gli Obblighi generali (art. 12, D.Lgs. n. 105/2015), il gestore di un insediamento a rischio di incidente rilevante è tenuto a verificare le sostanze detenute ed i relativi quantitativi, confrontando la propria situazione con i prospetti indicati in Allegato I, parti 1 e 2 ed applicando in particolare le note all’allegato I.
Gli adempimenti sono di conseguenza differenziati a seconda che le quantità di sostanze pericolose detenute siano inferiori o superiori ai limiti di soglia riportati in Allegato I per specifica sostanza (Allegato I, parte 2) o per classe di pericolosità (Allegato I parte 1) riferendosi, in questo caso, alle categorie definite dal Regolamento CLP ed attualmente vigenti.
In ogni caso, il gestore è tenuto a provvedere all’individuazione dei rischi di incidenti rilevanti, integrando opportunamente il documento di valutazione dei rischi previsto dal D.Lgs. n. 81/2008, all’adozione delle appropriate misure di sicurezza, ed a garantire l’informazione, la formazione, l’addestramento di coloro che lavorano in situ come previsto dall’Appendice I'”Attività di informazione, formazione e addestramento e equipaggiamento di coloro che lavorano in situ” dell’allegato B.
Il gestore degli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate nell’Allegato I, è tenuto a redigere una notifica sottoscritta nelle forme dell’autocertificazione e contenente i seguenti elementi:
a) il nome o la ragione sociale del gestore e l’indirizzo completo dello stabilimento;
b) la sede o il domicilio del gestore, con l’indirizzo completo;
c) il nome o la funzione della persona responsabile dello stabilimento, se diversa dal gestore;
d) l’individuazione delle sostanze pericolose, la loro quantità e stato fisico;
e) l’attività, in corso o prevista, dell’impianto o del deposito;
f) le caratteristiche dell’ambiente immediatamente circostante lo stabilimento e, in particolare, gli elementi particolari che potrebbero causare un incidente rilevante o aggravarne le conseguenze.
La notifica dev’essere trasmessa al Ministero dell’ambiente, alla regione, alla provincia, al comune, al prefetto, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio e al Comitato tecnico regionale (CTR) o interregionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, entro 180 giorni prima dell’inizio della costruzione, per gli stabilimenti nuovi; la notifica dev’essere aggiornata entro un anno, nel caso di aggiornamenti della classificazione delle sostanze detenute o di aggiornamenti degli Allegati tecnici del Decreto. Nel caso di modifiche significative nella tipologia e nei quantitativi che possono comportare un aggravio del preesistente livello di rischio, la notifica dev’essere adeguata e trasmessa tempestivamente.
La notifica è redatta secondo il modello di cui all’Allegato V, comprensivo della informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini ed i lavoratori“, e viene trasmessa al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, alla regione, alla provincia, al sindaco, al prefetto, al Comitato, nonché al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competenti per territorio.

Prevenzione degli incidenti rilevanti e SGS (art. 14, DLgs. n. 105/2015)
Il gestore degli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate nell’Allegato I, deve inoltre redigere contestualmente all’inizio dell’attività un documento che definisce la propria politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, allegando allo stesso il programma adottato per l’attuazione del sistema di gestione della sicurezza (SGS) previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) previsto dal D.Lgs. n. 81/2008.
Tale documento, che definisce la politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, dev’essere redatto secondo quanto previsto dall’Allegato B al D.Lgs. n. 105/2015, che riporta le “Linee guida per l’attuazione del Sistema di Gestione della Sicurezza per la prevenzione degli incidenti rilevanti”
Il documento deve essere redatto entro 180 giorni dall’avvio delle attività o modifiche per gli stabilimenti nuovi, ed entro il 1° giugno 2016 negli altri casi; viene depositato presso lo stabilimento e riesaminato ogni due anni.

Rapporto di sicurezza (artt. 15 e 16, D. Lgs. n. 106/2015)
Gli insediamenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate in Allegato I, parti 1 e 2, colonna 3, sono “stabilimenti di soglia superiore” e vengono sottoposti ad un ulteriore livello di adempimenti.
Il gestore è infatti tenuto a redigere un rapporto di sicurezza, parte integrante del documento che definisce la politica di prevenzione degli incidenti rilevanti.
Il rapporto di sicurezza (redatto secondo le indicazioni di successivi decreti interministeriali non ancora emanati) deve indicare che:
– è stato adottato il sistema di gestione della sicurezza;
– i pericoli di incidente rilevante sono stati individuati e sono state adottate le misure necessarie per prevenirli e per limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente;
– la progettazione, la costruzione, l’esercizio e la manutenzione di qualsiasi impianto, deposito, attrezzatura e infrastruttura, connessi con il funzionamento dello stabilimento e che hanno un rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono sufficientemente sicuri e affidabili;
– sono stati predisposti i piani d’emergenza interni e sono stati forniti all’autorità competente gli elementi utili per l’elaborazione del piano d’emergenza esterno al fine di prendere le misure necessarie in caso di incidente rilevante.
Il rapporto di sicurezza deve essere redatto secondo i contenuti minimi dell’Allegato II “Dati e informazioni minimi che devono figurare nel Rapporto di sicurezza di cui all’art. 15” e le indicazioni di dettaglio di cui all’Allegato C “Criteri, dati e informazioni per la redazione e la valutazione del Rapporto di sicurezza e del Rapporto preliminare di sicurezza”; è riesaminato almeno ogni 5 anni e in ogni caso preventivamente all’avvio di modifiche rilevanti, oppure a richiesta del Ministero dell’ambiente, ed in ogni caso all’accadimento di un incidente rilevante; viene quindi inviato al Comitato tecnico regionale (CTR) o interregionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco entro i seguenti termini:
a) per gli stabilimenti nuovi, prima dell’inizio dell’attività al fine di ottenere il nulla osta di fattibilità (art. 17), a cui fa seguito il rapporto definitivo relativo al progetto particolareggiato;
b) nelle altre circostante in occasione del riesame periodico.
Una versione del rapporto di sicurezza, priva delle informazioni riservate, è trasmessa alla regione territorialmente competente ai fini dell’accessibilità al pubblico.
La valutazione del Rapporto viene effettuata dal Comitato (art. 17) entro il termine di 4 mesi dall’avvio dell’istruttoria, termine comprensivo dei necessari sopralluoghi ed ispezioni, fatte salve le sospensioni necessarie all’acquisizione di informazioni supplementari, che non possono essere comunque superiori a due mesi. Nell’atto che conclude l’istruttoria vengono indicate le valutazioni tecniche finali, le eventuali prescrizioni integrative e, qualora le misure adottate dal gestore per la prevenzione e la riduzione di incidenti rilevanti siano nettamente insufficienti, è prevista la limitazione o il divieto di esercizio. Il gestore dello stabilimento partecipa, anche a mezzo di un tecnico di sua fiducia, all’istruttoria tecnica potendo richiedere l’accesso agli atti del procedimento, presentare eventuali osservazioni e documentazioni integrative, e presenziare a ispezioni o sopralluoghi in stabilimento.
Gli stabilimenti di soglia superiore accedono ad una procedura semplificata per gli adempimenti di prevenzione incendi, secondo quanto definiti nel dettaglio dall’Allegato L.

Piano di emergenza interno (art. 20)
Negli insediamenti a maggior rischio – ovvero tenuti all’elaborazione del Rapporto di sicurezza – prima di iniziare l’attività il gestore è tenuto a predisporre, previa consultazione dei lavoratori secondo la disciplina disposta all’allegato F, il piano di emergenza interno da adottare nello stabilimento, con gli obiettivi di:
– controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per l’uomo, per l’ambiente e per le cose;
– mettere in atto le misure necessarie per proteggere l’uomo e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
– informare adeguatamente i lavoratori e le autorità locali competenti;
– provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.
Il piano di emergenza interno deve essere regolarmente riesaminato, sperimentato e, se necessario, riveduto ed aggiornato dal gestore, previa consultazione dei lavoratori e del personale delle imprese subappaltatrici operanti a lungo termine, ed in ogni caso ogni 3 anni.
Per tutti gli stabilimenti di soglia inferiore le eventuali emergenze all’interno dello stabilimento connesse con la presenza di sostanze pericolose sono gestite secondo le procedure e le pianificazioni predisposte dal gestore nell’ambito dell’attuazione del sistema di gestione della sicurezza di cui all’articolo 14, comma 5 e all’allegato 3.

Piano di emergenza esterno (art. 21, D.Lgs. n. 105/2015)
Il gestore deve trasmettere al prefetto e alla provincia tutte le informazioni utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterno all’insediamento; questo viene redatto dal prefetto, d’intesa con le regioni e gli enti locali interessati e previa consultazione della popolazione secondo la disciplina disposta dall’Allegato G, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, sulla scorta delle conclusioni dell’istruttoria tecnica del Comitato e delle linee guida definite tramite apposito decreto (nelle more di emanazione, dal D.P.C.M. 25 febbraio 2005) ed entro due anni dal ricevimento delle informazioni necessarie.
Il piano è comunicato a cura del prefetto al CTR, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, all’ISPRA, ai sindaci, alla regione e alla all’ente territoriale di area vasta competenti per territorio, al Ministero dell’interno ed al Dipartimento della protezione civile; viene riesaminato ad intervalli appropriati e, comunque, almeno ogni 3 anni
Il piano di emergenza esterno deve essere riesaminato dal prefetto e, se necessario riveduto ed aggiornato previa consultazione della popolazione, ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a 3 anni. La revisione deve tenere conto dei cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti; della revisione del piano viene data comunicazione al Ministero dell’ambiente.

Misure straordinarie (art. 25, D.Lgs. n. 105/2015)
Al verificarsi di un incidente rilevante, il gestore è tenuto a:
a) adottare le misure previste dal piano di emergenza interno;
b) informare immediatamente il prefetto, il sindaco, il comando provinciale dei Vigili del fuoco, il presidente della giunta regionale e il presidente dell’amministrazione provinciale comunicando, non appena ne venga a conoscenza:
– le circostanze dell’incidente;
– le sostanze pericolose presenti;
– i dati disponibili per valutare le conseguenze dell’incidente per l’uomo e per l’ambiente;
– le misure di emergenza adottate;
– le informazioni sulle misure previste per limitare gli effetti dell’incidente a medio e lungo termine ed evitare che esso si riproduca;
c) aggiornare le informazioni fornite, qualora da indagini più approfondite emergessero nuovi elementi che modificano le precedenti informazioni o le conclusioni tratte.
Il prefetto informa immediatamente i Ministri dell’ambiente, dell’interno e il Dipartimento della protezione civile, il CTR, nonché i prefetti degli ambiti territoriali limitrofi che potrebbero essere interessati dagli effetti dell’evento e dispone per l’attuazione del piano di emergenza esterno.
Gli incidenti rilevanti aventi determinate caratteristiche di rilievo, individuate in Allegato VI, devono essere comunicati alla Commissione Europea; in tal caso il Ministro dell’ambiente, non appena possibile, predispone un sopralluogo ai fini della comunicazione delle informazioni previste. Il personale che effettua il sopralluogo può accedere a qualsiasi settore degli stabilimenti, richiedere i documenti ritenuti necessari e quelli indispensabili per la relazione.

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