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Industria chimica italiana: segnali di ripresa

L'analisi semestrale di Federchimica rileva dei segnali positivi per l'industria chimica nazionale, che cresce più della media europea

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L‘industria chimica italiana mostra segnali positivi, che lasciano sperare – con le dovute cautele – in una ripresa. I dati italiani sono leggermente superiori alla media europea, e pur scontando il confronto con la “falsa partenza” di inizio 2014, nei primi 5 mesi il settore segna una crescita dello 0,3% in rafforzamento nei mesi più recenti (+1,5% in aprile-maggio).

A fare il punto è la consueta analisi semestrale della situazione e delle prospettive dell’industria chimica in Italia di Federchimica. Un’analisi che, prima di tutto, inserisce la situazione italiana nel contesto globale, con la domanda mondiale di chimica che dovrebbe mantenere un ritmo di crescita poco sopra il 3% in volume, vale a dire stabile ma leggermente sottotono in prospettiva storica. Al miglioramento delle aree avanzate fa, infatti, da contraltare la frenata di importanti mercati emergenti, compresa la Cina che soffre – in alcune produzioni – di situazioni di sovraccapacità. In questo contesto emergono i passi in avanti della produzione chimica americana, +4% nel 2015, +3,4% nel 2016, mentre –  situazione greca permettendo – in Europa la produzione dovrebbe passare dal modesto +0,7% dello scorso anno al +1,5% del 2015 in rafforzamento al +2% nel 2016. Petrolchimica e materie plastiche rimarranno piuttosto deboli a fronte di risultati più positivi per gli altri settori.

I costi delle materie prime per le imprese di chimica fine e specialistica – pur rientrando dai picchi del 2014 – rimarranno su livelli storicamente elevati.
Infatti, la forte svalutazione dell’euro – in discesa sul $ del 18% rispetto alla media dello scorso anno – mitiga il calo delle quotazioni del petrolio oltre a contenere le importazioni di prodotti chimici. Nei mesi recenti, inoltre, le condizioni di offerta nella chimica di base si sono rivelate tese a causa della definitiva chiusura di impianti chimici, conseguente alla crisi, alla quale si sono aggiunte fermate temporanee per force majeur che dovrebbero rientrare entro la fine di luglio.

A livello italiano anche la domanda interna mostra i primi segnali di risveglio, ma non ancora estesi a tutti i settori clienti e – diversamente dal passato – la chimica non beneficia di un consistente ciclo scorte. I comportamenti d’acquisto dei clienti rimangono, infatti, cauti a causa dei vincoli di liquidità aggravati dall’incertezza sull’andamento del petrolio e, in prospettiva, anche dal riacuirsi della crisi greca. Per alcuni prodotti, inoltre, la limitata disponibilità – connessa a problemi di offerta a livello europeo – potrebbe aver rappresentato un fattore di freno temporaneo.

L’export chimico italiano risulta in rafforzamento : nei primi 4 mesi segna un +3,3% in valore trainato dal ritrovato slancio delle vendite sui mercati extra-UE (+8,6% dopo il modesto +0,8% dello scorso anno) nonostante il forte calo del mercato russo (-10%). Rimane, invece, stabile l’export intra-UE, principale mercato di destinazione dell’export italiano con una quota del 62%.

La performance all’export della chimica italiana si conferma buona nel confronto con gli altri grandi produttori europei: dopo aver sopravanzato Francia, Belgio e Regno Unito nel periodo 2010-2014 – risultando in linea con la Germania e dietro solo alla Spagna – nella prima parte del 2015 risulta seconda solo al Regno Unito. Spicca, in particolare, la chimica fine e specialistica che si conferma un’area di specializzazione italiana con un progresso cumulato delle esportazioni di oltre il 26% dal 2007 (rispetto ad una media manifatturiera del 10%), in ulteriore espansione del 4% nella prima parte del 2015.

Nell’ipotesi che la crisi greca non comprometta la ripresa a livello europeo e italiano, le previsioni per la produzione chimica nazionale portano a chiudere il 2015 con un aumento dell’1,3% sostenuto non solo dall’export (+3,5%) ma finalmente anche dalla domanda interna (+1,4%) dopo 4 anni di calo. Nel 2016 queste tendenze potranno diffondersi ai vari settori e consolidarsi, portando ad una crescita della produzione dell’1,8%.

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