Uno spiraglio sull'abolizione
del valore legale
Della fase due di riforma dell'università, più volte annunciata dal ministro Gelmini, dovrebbe fare parte anche l'abolizione del valore legale della laurea.
Un'indicazione è arrivata ieri da Montecitorio, dove l'assemblea ha approvato un ordine del giorno, presentato dalla Lega nord, che vincola in questo senso il Governo.
A spiegare l'obiettivo della proposta è stato il primo firmatario, il deputato del Carroccio Paolo Grimoldi. Ricordando la battaglia che il suo partito conduce in questa direzione da un decennio e riprendendo di fatto quanto già sostenuto dal suo capogruppo, Roberto Cota, nel corso delle dichiarazioni di voto sul decreto Gelmini, Grimoldi ha sottolineato: «Abolire il valore legale del titolo di studio rappresenterebbe il primo passo per premiare gli studenti che meritano e aiutare le università che fanno realmente formazione». E questo perché - ha aggiunto - «si cancellerebbe la falsa concorrenza agli atenei del nord da parte delle università meridionali che si sono trasformate in laureifici».
Almeno su questo punto l'opposizione ha votato insieme alla maggioranza.
Spiega le ragioni del «sì» dei democratici la deputata Maria Antonietta Farina Coscioni. Intervistata da Radio radicale, la Coscioni ha commentato: «Credo che questo sia un buon inizio per una riforma del sistema universitario basato sul merito, sulla qualità dell'insegnamento e della ricerca».
Fonte: Il Sole 24 ore (09/01/2009)