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Una svolta per le fuel cell ad idrogeno

Scoperto un nuovo catalizzatore che resiste all'avvelenamento da CO

chimica - 25 luglio 2010

Grandi speranze sono riposte sulla possibilità nel prossimo futuro di produrre veicoli che utilizzano come combustibile l’idrogeno, per risolvere per sempre il problema energetico. Le pile a combustibile ad idrogeno hanno però il loro “tallone d’Achille”: sono facilmente avvelenate da monossido di carbonio (CO).

Una ricerca messa a punto dal Professor Héctor Abruña e colleghi, presso la Cornell University, l’Istituto Nazionale per la Scienza dei Materiali di Ibaraki, in Giappone, e l’Università della Pennsylvania, ha permesso di creare catalizzatori per auto che resistono alla contaminazione da monossido di carbonio per  risolvere un problema che ha bloccato l'industria per anni. Lo studio è stato pubblicato da “Journal of American Chemical Society”.

Le pile a combustibile producono energia elettrica combinando l'idrogeno con l'ossigeno per produrre acqua. Nonostante il processo appaia assolutamente pulito e “verde”, si deve tener conto che l'idrogeno viene generato dal "reforming" di carburanti come il gas naturale, benzina, o etanolo, che introduce sempre monossido di carbonio, sostanza che nel cuore di una pila a combustibile si lega strettamente al platino e impedisce di catturare l'idrogeno, il primo passo nella reazione.

Il nuovo catalizzatore invece aiuta a bloccare l'adsorbimento di CO. La ricerca è partita dalla consapevolezza che anche le leghe di tungsteno resistono alla  micidiale disattivazione causata da CO. Il tungsteno però non viene usato per gli elettrodi delle celle poiché è un pessimo conduttore elettrico, quindi Abruña e il suo team hanno accoppiato il tungsteno a nanoparticelle di biossido di titanio, le quali invece sono un buon conduttore elettrico. Il risultato consiste in uno strato di nanoparticelle di ossido di titanio  e tungsteno, che è stato ricoperto di platino per costruire il nuovo elettrodo.

I ricercatori hanno testato i loro catalizzatori a nanoparticelle con idrogeno contaminato dal 2% di monossido di carbonio, rilevando che le prestazioni si sono ridotte solo del cinque per cento, rispetto al 30% dei catalizzatori ordinari.

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