Messo a punto all'Universita' di Washington, permette una diagnosi prenatale meno invasiva e piu' precisa dell'amniocentesi
Un nuovo test meno invasivo dell’amniocentesi è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Washington per la diagnosi prenatale. Si basa sulla mappatura del Dna del feto partendo dal Dna del padre, ottenuto grazie a un campione di saliva e di quello della madre grazie a un prelievo di sangue alla 18ª settimana.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica americana Science Translational Medicine e è reso possibile dal fatto che a poche settimane dal concepimento il Dna del bambino comincia a circolare nel plasma del sangue materno che lo rende rintracciabile.
Diversi sono i test diagnostici prenatali elaborati da molti altri ricercatori per evitare l’amniocentesi, troppo invasiva in quanto prevede il prelievo di liquido amniotico dalla cavità uterina materna.
Quest’ultimo test americano, però, risulta particolarmente specifico e efficace, perché da esso si possono scoprire numerose alterazioni genetiche per mezzo dell’identificazione anche di un solo mutamento del codice.
Inoltre, esso individua mutazioni non ereditarie, comparse durante la formazione di ovuli e spermatozoi o durante il concepimento.
C.C.