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Troppi sprechi per lo Stato.

Troppi sprechi per lo Stato. Consulenze eccessive, cattiva gestione delle risorse, specialmente quelle comunitarie...

No comment - 01 febbraio 2006

«Consulenze eccessive, troppi sprechi per lo Stato»

Consulenze eccessive, cattiva gestione delle risorse, specialmente quelle comunitarie e quelle riservate alla sanità.
Il tema degli sprechi ai danni del bilancio dello Stato sta al centro dell’intervento del procuratore generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella, all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. È questa, secondo il procuratore, la “vera piaga” della pubblica amministrazione sia centrale sia periferica, «in continuo affanno nel perseguimento di risultati contabili che rispettino i vincoli, interni ed esterni di bilancio». Apicella manifesta apprezzamento per i tentativi del governo di tagliare i costi superflui, previsti nell’ultima finanziaria; e tuttavia segnala l’esigenza di non sacrificare le spese essenziali dello Stato, tra le quali vanno inserite quelle destinate alla ricerca e alla cultura.
Sono soprattutto le consulenze esterne il principale bersaglio della critica di Apicella. Lo Stato e gli enti locali, secondo il procuratore, continuano a farvi un eccessivo e illecito ricorso, e sono proprio gli enti territoriali autonomi e il servizio sanitario nazionale ad appesantire in maniera sproporzionata i propri bilanci con questo genere di prestazioni, le quali vanno ad incidere in maniera pesante sulla pubblica amministrazione. «Già in sede di relazione svolta in occasione dell'apertura del trascorso anno giudiziario, avevo evidenziato - afferma Apicella - come l'eccessivo ricorso, da parte di enti pubblici specialmente locali, nell'assenza di un quadro normativo di controllo, a incarichi e consulenze esterne, veniva a costituire una sorta di “amministrazione per incarichi” con possibili effetti negativi non solo sui bilanci degli stessi ma anche sull'efficienza dell'azione amministrativa, a causa della conseguente sottoutilizzazione delle risorse umane e del mancato stimolo allo sviluppo delle professionalità interne». In totale, si spende troppo per consulenze di professionisti esterni rischiando poi di sottovalutare e sottoutilizzare le professionalità interne alla pubblica amministrazione.
Ma non ci sono solo gli sprechi nel mirino della Corte dei conti. Apicella, denuncia «la bassissima percentuale di maggior imposta accertata ed effettivamente acquisita all'erario a seguito delle fasi del contenzioso e della riscossione». Da una recente indagine della Corte, spiega il procuratore, si rilevavano già «i drammatici risultati in termini di evaporazione dell'imponibile». Proprio per questo, comunica Apicella, sono stati avviati incontri con la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle entrate e il Secit per «acquisire elementi di valutazione in ordine all'assetto organizzativo e alle misure assunte per contrastare questi fattori della gestione tributaria di rilevante criticità».
Alle parole del procuratore generale della Corte si aggiungono le parole del presidente Francesco Staderini, che torna anch’egli ad esprimere parere negativo sulla norma prevista dall’ultima finanziaria, la quale prevede la sanatoria sulle sanzioni comminate dal giudice di primo grado per gli illeciti contabili. «Voglio solo aggiungere - prosegue il presidente dei giudici contabili - come provvedimenti di questa natura, per di più non legati a situazioni eccezionali e non ripetibili, finiscano con il creare aspettative sul loro ripetersi e ridurre ulteriormente l'effetto di deterrenza che rappresenta la primaria ragion d'essere dell'istituto della responsabilità amministrativa». È piena la sintonia con il procuratore Apicella per il quale il provvedimento «ha, di fatto, le connotazioni di un parziale condono, realizzato attraverso una sorta di patteggiamento e, perciò, concettualmente mal si concilia con il rispetto dei principi di certezza del diritto, di parità di trattamento e di uguaglianza tra i cittadini».
Intanto la situazione dei conti pubblici continua ad animare il dibattito politico in quest’ultimo scorcio di legislatura, che è già interamente parte della campagna elettorale. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, intervenuto ai microfoni di Radio 24, respinge ogni addebito: «Non ho mai detto che abbiamo risanato i conti pubblici – ribadisce – ma non li hanno risanati nemmeno i governi di centrosinistra, che anzi – prosegue – ci hanno lasciato un buco devastante e non un avanzo primario».

Tratto da il sole 24 ore dell'1 febbraio 2006 a firma M. Do.

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