Sono sempre meno i giovani che optano per l'insegnamento delle materie scientifiche
L'insegnamento delle scienze in Italia è sempre stato oggetto di accese controversie. In un paese che storicamente ha privilegiato - non sempre a ragione - la didattica umanistica rispetto a quella scientifica, relegando quest'ultima ad un piano puramente tecnico, negli ultimi anni si sta cercando di invertire la tendenza.
Fioriscono così iniziative e dibattiti per ridare dignità all'insegnamento della matematica, delle scienze naturali, della fisica e della chimica, materie spesso snobbate dai giovani insegnanti che preferiscono orientare le proprie carriere su discipline storiche o letterarie.
Le ultime indagini statistiche rivelano che il calo di "vocazioni" scientifiche dei futuri insegnanti è diffuso in tutta Europa, con punte decisamente preoccupanti nel nostro paese. Dati confermati dal dossier "Osservatorio sulle graduatorie permanenti 2006" presentato alcuni giorni fa dal ministero della Pubblica Istruzione. Analizzando il rapporto tra docenti in organico e aspiranti in condizioni di precariato (di fatto gli insegnanti più giovani), si vede come tra questi ultimi la percentuale di insegnanti di matematica (10,8%) sia quasi la metà di quelli attualmente in ruolo (17%). Una situazione analoga si registra anche per le altre materie scientifiche, dalla fisica all'informatica.
Le ragioni del fenomeno sono molteplici, prima fra tutte la diversa prospettiva offerta dalle università. Un giovane laureato in Chimica o Ingegneria, difficilmente sceglierà la carriera scolastica rispetto a quella nel mondo dell'impresa, per ovvie ragioni di opportunità e di guadagno. Al tempo stesso, un suo coetaneo uscito da una facoltà umanistica avrà molte più difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, e vedrà la strada dell'insegnamento come una delle più praticabili.
Il punto di vista degli studenti però è differente, come dimostra un interessante studio della Fondazione IDIS-Città della Scienza che sarà presentato in questi giorni a Napoli. Dall'inchiesta, condotta su una base di 600 studenti di Napoli e provincia, emerge l'importanza della preparazione scientifica soprattutto tra i ragazzi meno abbienti, che in quelle materie hanno ottenuto, in proporzione, risultati migliori dei loro coetanei di estrazione sociale più elevata.
Tratto da La Stampa a firma di GIULIANO ADAGLIO