Rifiuti elettronici: boom in Europa.
In media ogni cittadino europeo produce 14 Kg di rifiuti elettrici ed elettronici
In netta crescita nell'Ue i rifiuti elettrici e elettronici aumentati tre volte piu' rapidamente degli altri tipi di rifiuti urbani, mentre tutti gli Stati membri devono recepire due direttive in materia. Ogni cittadino europeo ne produce in media 14 chili all'anno, tra televisioni, lavatrici e lavastoviglie, cellulari, condizionatori e tutti gli altri simboli del progresso. I termini per la trasposizione nelle normative nazionali degli
Stati comunitari, delle due direttive comunitarie in materia di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono scaduti. Si tratta di due provvedimenti cruciali per la tutela ambientale: un volume formidabile di sostanze a alto rischio contenute nei dispositivi elettrici ed elettronici in assenza di una normativa specifica viene indirizzato in discarica o destinato all'incenerimento, liberando inquinanti che contaminano aria, acqua suolo e che possono avere ripercussioni gravi sulla salute. Insieme a quelli elettrici ed elettronici vengono 'rottamati' materiali pericolosi, metalli pesanti, veleni che finiscono tra i rifiuti urbani, costituendone la componente a piu' alto impatto ambientale. Le due direttive impongono ai produttori di progettare e fabbricare le loro apparecchiature in modo da facilitarne la riutilizzazione e il riciclaggio, abbattendo, fino a ridurla totalmente, la presenza di metalli pesanti, come piombo e cadmio. Sono a loro carico le spese di raccolta e di recupero e riutilizzo dei materiali.
Finora solo la Grecia ha rispettato la tabella di marcia, recependo i due provvedimenti. Il nostro Parlamento con la legge Comunitaria 2003 ha delegato il Governo all'emanazione dei decreti legislativi di attuazione delle due direttive, che sono in via di predisposizione, mentre la Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha voluto condurre una ricognizione sulle problematiche che si pongono per l'applicazione delle nuove normative. Le indicazioni hanno identificato che le maggiori difficolta' si pongono sul versante organizzativo e in particolare sulle procedure e modalita' relative alla raccolta separata. La Commissione ritiene che produttori e distributori
debbano essere chiamati a definire in collaborazione con le amministrazioni locali sistemi di raccolta che prevedano la realizzazione di centri di raccolta a livello di ambiti territoriali ottimali, garantendone la gratuita', la disponibilita' e un accesso facilitato a tutti cittadini. Secondo la Commissione, inoltre, in sede di definizione delle norme di attuazione dovra' essere data una particolare enfasi alle attivita' di prevenzione nella fase di costruzione e alla pericolosita' delle sostanze contenute, con la fissazione di target quantitativi, qualitativi e temporali.
(ANSA)