La Cassazione, infatti, ha di recente accolto il ricorso di alcuni iscritti alla Cassa dei ragionieri, che contestavano la decisione di quest'ultima di liquidare la loro pensione non più sulla base di una media dei 15 migliori redditi degli ultimi 20 anni di contribuzione, bensì della meno cospicua media dei redditi di tutta la vita (con l'ulteriore limite di una differenza massima del 20 per cento a sfavore della seconda modalità).
Le "vecchie" Casse - che fanno capo alle professioni storiche, come avvocati, architetti, commercialisti, ragionieri - furono privatizzate nel 1994 con un provvedimento che attribuiva loro la possibilità di combinare il meccanismo finanziario della ripartizione con la generosa formula retributiva; quelle di nuova istituzione, invece, nascono invece con il vincolo della pensione contributiva.
Appare dunque all'orizzonte il pericolo che siano i giovani professionisti a pagare la differenza tra i "diritti acquisiti" dalle vecchie generazioni di professionisti e i "diritti non ancora acquisiti" delle nuove. Per questi motivi è in approvazione, proprio in questi giorni, una legge che consentirà di aumentare fino al 5 per cento il contributo integrativo, cercando quindi di scaricare l'onere sul cliente.
Tra i professionisti si preannuncia dunque un lungo e complesso dibattito che vede al centro della questione l'esistenza o meno di una disparità di trattamento tra vecchie e nuove generazioni.
Fonte: intrage.it del 22/04/2011