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Consiglio di Stato, Sentenza n. 2968/2001 (edilizia, destinazione d’uso)

Sentenza 2968 1 Giugno CdS Sez V in cui si sancisce che è possibile per l’Amministrazione imporre, con atto d’obbligo unilaterale, il mantenimento della destinazione residenziale in centro storico – Sanzioni in forma pecuniaria allineata al valore di mercato: sussiste

Sentenza 2968 1 Giugno CdS Sez V in cui si sancisce che è
possibile per l’Amministrazione imporre, con atto d’obbligo
unilaterale, il mantenimento della destinazione residenziale in
centro storico – Sanzioni in forma pecuniaria allineata al valore
di mercato: sussiste

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Quinta Sezione
ha pronunciato la seguente
DECISIONE
sul ricorso in appello n. 3782 del 1995 proposto dalla
Regione Lombardia, in persona del Presidente pro tempore della
Giunta Regionale, e dal Comitato Regionale di Controllo della
Regione Lombardia, Sezione di Como, in persona del suo
Presidente pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura
Generale dello Stato, presso i cui uffici domiciliano in Roma,
alla via dei Portoghesi n. 12;
contro
il Comune di Como, in persona del Sindaco pro tempore,
rappresentato e difeso dall’avv. prof. Alberto Predieri, con
domicilio eletto in Roma, via G. Carducci n. 4,
per l’annullamento
della sentenza n. 348 del 10 maggio 1994 pronunciata tra
le parti dal Tribunale Amministrativo Regionale della
Lombardia, Sezione I;
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di
Como;
Vista la memoria prodotta dal Comune di Como a
2 N°. RIC. 3782/95
sostegno delle sue difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore il cons. Corrado Allegretta;
Udito alla pubblica udienza del 30 gennaio 2001 l’avv.
Amorosino per delega dell’avv. Predieri per il Comune di Como.
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.
FATTO
Con deliberazioni assunte in data 19 settembre 1982 la
Giunta municipale di Como disciplinava gli interventi di restauro
e di risanamento conservativo da eseguirsi nelle zone di recupero
e nelle zone storiche a normativa speciale, subordinando detti
interventi alla sottoscrizione di un atto d’obbligo unilaterale che
garantisse il mantenimento delle destinazioni residenziali e
prevedesse apposite sanzioni in caso di inosservanza dell’obbligo
assunto.
Lo schema dell’atto d’obbligo era poi approvato con le
deliberazioni n. 2294 e 2295 del 16 novembre 1982 ed in esso si
prevedeva, tra l’altro, la corresponsione a titolo di sanzione di
una somma pari al valore di mercato dell’immobile
convenzionato.
Questi ultimi provvedimenti, dopo essere stati sospesi
per chiarimenti, venivano successivamente annullati dall’organo
regionale di controllo nelle parti in cui disponevano
l’applicazione della sanzione nell’ipotesi di interventi di
restauro
e risanamento conservativo non assistiti da contributo comunale.
3 N°. RIC. 3782/95
In particolare, l’organo di controllo giudicava illegittima
l’istituzione di sanzioni non previste da norme legislative e
contrastanti con la legge n. 94 del 1982 che ha assoggettato gli
interventi in questione ad autorizzazione gratuita.
Con la sentenza appellata il Tribunale Amministrativo
Regionale per la Lombardia, in accoglimento del ricorso
proposto dal Comune di Como, ha ritenuto fondata la censura
d’illegittimità del provvedimento regionale per contrasto con il
principio in base al quale l’organo di controllo non può annullare
una deliberazione meramente esecutiva di altra precedente già
esaminata favorevolmente.
La Regione Lombardia ed il Comitato Regionale di
Controllo, Sezione di Como, hanno proposto appello contro detta
sentenza sostenendo che il Giudice di primo grado ha errato nel
ritenere che la previsione di sanzioni anche qualora “l’intervento
non abbia fruito di contributi finanziari” non fosse elemento di
novità, idoneo a giustificare il disposto annullamento, rispetto
alle precedenti deliberazioni, le quali si limitavano ad una
generica previsione di “disposti sanzionatori”.
Essi hanno, pertanto, concluso chiedendo che, in riforma
della sentenza impugnata, sia respinto il ricorso di primo grado;
con ogni conseguenza di legge anche in ordine alle spese del
doppio grado di giudizio.
Si è costituito in giudizio il Comune appellato, il quale ha
controdedotto al gravame e ne ha chiesto la reiezione, con
4 N°. RIC. 3782/95
vittoria di spese ed onorari.
La causa è stata trattenuta in decisione all’udienza
pubblica del 30 gennaio 2001.
DIRITTO
L’appello è infondato.
Il Comune di Como ha provveduto a disciplinare, con le
deliberazioni C.C. n. 366 del 3 giugno 1982 e G.M. nn. 1760 e
1761 del 10 settembre 1982, gli interventi di restauro e di
risanamento conservativo da eseguirsi nelle zone di recupero e
nelle zone storiche a normativa speciale, subordinandoli alla
sottoscrizione di un atto d’obbligo unilaterale che garantisse il
mantenimento delle destinazioni residenziali, con la previsione
di apposite sanzioni “in forma pecuniaria allineata al valore di
mercato” per l’ipotesi di “mancato rispetto dell’impegnativa
assunta”.
Di tali provvedimenti l’organo regionale di controllo ha
preso atto.
Quando, successivamente, con le deliberazioni n. 2294 e
2295 del 16 novembre 1982 è stato approvato lo schema dell’atto
d’obbligo, la clausola in esso inserita, che commisura la sanzione
ad una somma pari al valore di mercato dell’immobile
convenzionato, non rappresenta che una mera specificazione
della disposizione generale, già passata positivamente al vaglio
dell’organo tutorio.
Né può avere alcun rilievo che la violazione dell’obbligo
5 N°. RIC. 3782/95
di conservazione della destinazione residenziale fosse, per la
prima volta, sanzionata anche nell’ipotesi di intervento non
assistito da sovvenzione comunale, attesa l’ampiezza della
previsione recata dai provvedimenti già vistati, comprensiva di
qualsiasi evenienza di “mancato rispetto dell’impegantiva
assunta”.
Nell’ordinanza negativa di controllo si legge
espressamente che ciò che “non appare ammissibile” è
“l’istituzione della sanzione”, in quanto non prevista da norme di
legge ed in contrasto con la L. 25 marzo 1982 n. 94. Ma la
sanzione di cui si tratta era stata istituita con la citata
deliberazione consiliare n. 366 del 3 giugno 1982, ormai
esecutiva per mancanza di rilievi.
Appare, quindi, immune da vizi la decisione appellata,
che ha ritenuto illegittimo il provvedimento regionale per
contrasto con il principio in base al quale l’organo di controllo
non può annullare un atto meramente esecutivo di altro
precedente già favorevolmente esaminato.
Per le considerazioni che precedono, l’appello dev’essere
respinto siccome infondato.
Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti spese
e competenze del presente grado di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione
Quinta, respinge l’appello in epigrafe.
6 N°. RIC. 3782/95
Compensa tra le parti le spese di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita
dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma dal Consiglio di Stato in sede
giurisdizionale, Sezione Quinta, nella camera di consiglio del 30
gennaio 2001 con l’intervento dei Signori:
Salvatore Rosa – Presidente
Andrea Camera – Consigliere
Corrado Allegretta – Consigliere rel. est.
Aldo Fera – Consigliere
Claudio Marchitiello – Consigliere
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
F.to Corrado Allegretta F.to Salvatore Rosa
IL SEGRETARIO
F.to Franca Provenziani
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
il………………………………………….
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
IL DIRIGENTE
F.to Pier Maria Costarelli

Consiglio di Stato, Sentenza n. 2968/2001 (edilizia, destinazione d’uso)

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