Prevenzione infortuni - Applicabilità alle imprese di panificazione dell'art. 354 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 | Chimici.info

Prevenzione infortuni – Applicabilità alle imprese di panificazione dell’art. 354 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547

Prevenzione infortuni - Applicabilità alle imprese di panificazione dell'art. 354 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 - Avvisatori automatici
Lettera Circolare

In relazione al parere espresso con la lettera circolare n.
26438 del 9 maggio 1974, di pari oggetto, gli Ispettorati
provinciali in indirizzo hanno manifestato perplessità in ordine alla
possibilità di dare in concreto attuazione ai chiarimenti con la
stessa forniti circa il comportamento da adottare in sede di ispezione
presso le imprese di panificazione, in seguito alla constatata
inosservanza da parte di queste ultime dell’obbligo sancito dall’art.
354, 2° comma, del D.P.R. n. 547/1955.
La richiamata circolare prevede, infatti, su conforme avviso
dell’Ispettorato medico centrale del lavoro, la opportunità che i
funzionari addetti al servizio ispettivo adottino caso per caso i
provvedimenti più idonei, previa valutazione delle condizioni e delle
caratteristiche degli impianti e dell’idoneità, agli effetti
igienico-ambientali, dei luoghi di lavoro, onde appurare l’effettiva
sussistenza del rischio, senza riconoscere, per contro, ai dispositivi
di allarme in oggetto alcuna garanzia di assoluta sicurezza ai fini
d’interesse.
Secondo quanto fatto presente da codesti Uffici, la difficoltà di
adeguarsi al parere espresso con la menzionata circolare scaturirebbe
da diversi ordini di motivi: in primo luogo, sarebbe estremamente
arduo, stante anche l’insufficiente dotazione di personale, sottoporre
a visita ispettiva i panifici del territorio nazionale,
secondariamente, non sarebbe da escludere che in locali, i cui sistemi
di combustione, aspirazione e ventilazione fossero riconosciuti idonei
dall’Ispettorato, possano ugualmente verificarsi infortuni, con
evidente conseguente grave responsabilità dell’Ispettorato nei casi in
cui il medesimo non avesse prescritto l’adozione del dispositivo
d’allarme la cui installazione è stata da parte di taluni magistrati
resa obbligatoria, a seguito dell’infortunio mortale verificatosi a
Ferrara.
Nel prospettare tali difficoltà, alcuni degli Ispettorati in indirizzo
hanno, inoltre, fornito nuovi elementi circa la possibilità di
installare dispositivi di sicurezza a prezzi molto più accessibili di
quelli a suo tempo indicati dall’Ispettorato medico centrale del
lavoro, sollecitando da parte dello scrivente un riesame della
questione nel senso di confermare per le imprese interessate il
rispetto di quanto disposto dall’art. 354, 2° comma, D.P.R. n.
547/1955.
Sensibilizzato sulla delicatezza della questione, e anche in
considerazione dell’urgenza di giungere ad una sua sollecita
definizione, lo scrivente ha ritenuto opportuno sentire ulteriormente,
alla luce delle esposte considerazioni e dei nuovi elementi forniti
circa la possibilità di reperire altri tipi di avvisatori ugualmente
sicuri ma meno costosi, l’Ispettorato medico centrale del lavoro, le
cui conclusioni – che, peraltro, confermano quelle assunte in
precedenza – si riportano di seguito testualmente, per opportuna
conoscenza di codesti I spettorati:
“In merito all’argomento in oggetto, questo Ufficio, anche sulla base
di ulteriori accertamenti svolti sulle apparecchiature di rilevazione
“in continuo” attualmente in commercio, ritiene di confermare il
parere già espresso nella precedente nota n. 229 del 28 febbraio 1974.
Tutte le informazioni tecniche raccolte hanno infatti dimostrato che
per la totalità degli indicatori per ossido di carbonio sussiste la
necessità di operazioni periodiche di taratura e di manutenzione.
Nel caso, ad esempio, degli indicatori ad “hopcalite”, che
costituiscono il tipo più noto e diffuso, risulta che essi abbisognano
di frequenti sostituzioni dei filtri di cui sono provvisti e del
catalizzatore, nonché di periodiche calibrature da effettuarsi
mediante miscele gassose a tenore noto in ossido di carbonio.
Come indicato dalla letteratura specializzata in materia di igiene del
lavoro (vedere ad esempio: Industrial Hygiene and Toxicology – vol. I,
pag. 182), qualora i predetti controlli e revisioni non vengono
effettuati o siano eseguiti da persone non competenti, gli apparecchi
del tipo citato non offrono alcuna affidabilità. Eguali considerazioni
possono essere svolte, pur se ovviamente variano le operazioni di
manutenzione, nei riguardi degli altri tipi di rivelatori (ad
assorbimento nell’infrarosso, basati su misure elettrochimiche, ecc.).
Permangono quindi inalterati i motivi che hanno determinato il
giudizio sfavorevole, espresso da questo Ufficio nella precedente
nota, circa l’impiego di siffatte apparecchiature nei casi in cui,
come nella maggioranza delle imprese di panificazione, degli utenti
non siano in grado di provvedere a mantenerle in perfette condizioni
di funzionamento.
E’ da prevedersi, altresì, che le particolari condizioni ambientali,
con specifico riferimento alla polverosità, che caratterizzano gli
ambienti di lavoro dei panifici, renderebbero più frequenti i casi di
malfunzionamento o di “fuori uso” dei rivelatori.
Appare quindi che un effettivo utile apporto della rilevazione
automatica dell’ossido di carbonio nell’attività lavorativa di cui si
tratta dipende strettamente da un efficiente controlla delle relative
apparecchiature. Un siffatto controllo, a parere di questo Ufficio,
potrebbe essere effettuato solo dalle imprese di panificazione di
maggiori dimensioni qualora esse dispongano di personale in possesso
delle necessarie conoscenze tecniche.
Si precisa che le considerazioni sinora svolte hanno riguardato i
rivelatori ad alta sensibilità “specifici” per l’ossido di carbonio
cioè quei tipi di apparecchi progettati e costruiti esclusivamente per
la determinazione di questo gas. Occorre tuttavia porre sull’avviso
che esistono sul mercato anche tipi di “detectors per gas“ non
specifici, che non permettono la individuazione di miscele gassose
esplosive nell’atmosfera ma sono assolutamente inidonei ad assicurare
la protezione dal rischio di intossicazione per CO. Trattasi di
apparecchi caratterizzati da una soglia di sensibilità tale da poter
misurare quantità di CO inferiori a quelle relative al limite
inferiore di infiammabilità di questo gas (12,5% pari a 125.000
p.p.m.) ma insufficienti a rilevare l’ossido di carbonio nelle
concentrazioni che interessano la soglia letale (circa 1.600 p.p.m.
per un’esposizione di 2 ore) ed ovviamente tanto più nelle
concentrazioni riguardanti il MAC (30 p.p.m.).
Il rilevatore indicato dall’Ispettorato di Bologna (“Gas alarm
detector” posto in vendita dalla Alarmitalia di Milano) è risultato,
dopo averne esaminate le caratteristiche e le prestazioni presso la
stessa ditta che lo commercia, appartenere al tipo di detectors sopra
citati e quindi non utilizzabile per fini di tutela igienica.
Si precisa al riguardo che gli stessi tecnici della ditta hanno
responsabilmente posto in evidenza, che l’apparecchio non offre
garanzie se utilizzato allo scopo di evitare rischi di intossicazione
da ossido di carbonio”.
Alla luce del nuovo surriferito parere dell’Ispettorato medico
centrale, conseguente agli accertamenti dallo stesso compiuti, si
confermano le istruzioni di cui alla precedente circolare del 9 maggio
1974, alla quale gli Uffici in indirizzo vorranno pertanto
continuare ad uniformarsi.

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