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Prevenzione infortuni: apparecchi a pressione

Prevenzione infortuni: apparecchi a pressione - Attività di vigilanza dell'ANCC e degli Ispettorati del lavoro
Circolare Ministeriale

L’ANCC, con circolare n. 33 del 9 dicembre 1977, inviata per
conoscenza al Ministero del lavoro, ha impartito una serie di
disposizioni ai propri organi periferici relative alle modalità di
intervento sugli apparecchi a pressione rientranti, a proprio
giudizio, in competenze più generali di prevenzione infortuni.
In particolare, l’Associazione ha disposto che:
a) in sede di esame da parte dei propri uffici periferici di
apparecchi a pressione destinati alla elaborazione o allo stoccaggio
di fluidi tossici, infiammabili o comunque dannosi, venga segnalato
alle aziende l’obbligo di presentare agli Ispettorati del lavoro un
progetto con l’indicazione delle procedure e dei mezzi atti a
prevenire in esercizio il prodursi di eventi di rischio, subordinando,
in sede di esercizio, la esecuzione della relativa verifica all’esito
della valutazione congiunta del progetto con l’Ispettorato
territorialmente competente;
b) nel caso dovessero essere riscontrate, in occasione delle verifiche
e prove degli apparecchi a pressione, eventuali infrazioni di altre
norme antinfortunistiche, il verbale di verifica dovrebbe chiaramente
indicare che l’idoneità al funzionamento è rilasciata esclusivamente
agli effetti dell’applicazione delle norme derivanti dalla legge 16
giugno 1927, n. 1132, fatti salvi gli adempimenti derivanti da
altre leggi e regolamenti non riguardanti l’attività di controllo e di
sorveglianza dell’ANCC.
Il predetto verbale – secondo le direttive in parola – deve essere
trasmesso all’Ispettorato del lavoro con una apposita specifica
procedura; peraltro, nel caso in cui lo stato di pericolo derivante
dal funzionamento dell’apparecchio risulti incombente, il tecnico
dell’Associazione disporrà la sospensione d’uso, dandone comunicazione
all’Ispettorato del lavoro con le modalità sopra indicate;
c) analoghe procedure sono previste, infine, nel caso di riscontrata
interazione, con l’ambiente, di scarichi provenienti da dispositivi di
sicurezza di apparecchi contenenti fluidi pericolosi.
In relazione alle predette disposizioni, nonché a quelle impartite
all’Ente stesso da questo Ministero con lettera circolare n. 19923 del
16 novembre 1977, intese a disciplinare i rapporti di vigilanza fra
gli uffici interessati per la prevenzione connessa ai recipienti per
tintura, si ritiene opportuno in via generale e pregiudiziale
osservare che:
Con la nota ministeriale predetta lo scrivente ebbe già a disporre, in
via di principio, che “i tecnici dell’ANCC qualora, in occasione delle
verifiche e prove di apparecchi a pressione, avessero riscontrato
eventuali infrazioni di altre norme antinfortunistiche avrebbero
dovuto segnalare tempestivamente al competente Ispettorato del lavoro
le infrazioni rilevate, assicurando la necessaria collaborazione”.
Tale principio scaturisce dalla “ratio” dell’ordinamento
prevenzionistico che, nell’attribuire al Ministero del lavoro o agli
enti delegati (ANCC – EN PI), peculiare competenza in materia di
tutela psico-fisica dei lavoratori contro i rischi incombenti sul
posto di lavoro, ha inteso stabilire una indivisibile e globale azione
amministrativa, la quale, seppure si estrinseca concretamente in
attività limitata per materia, tuttavia deve essere sorretta da
criteri di fondo assolutamente unitari.
Nell’esercizio dell’attività di competenza, pertanto, la Associazione,
in considerazione del fine preminente cui l’attività stessa è diretta,
non può informare la propria vigilanza sull’applicazione delle
specifiche norme tecniche di costruzione e di esercizio degli
apparecchi a pressione limitandola alla sola materia di stretta
competenza, ma deve inquadrare la stessa nelle precipue finalità di
sicurezza generale del posto di lavoro.
Certamente non può disconoscersi che la continua evoluzione dei
processi tecnologici ha comportato, e comporta, l’insorgere di
problematiche sempre più complesse, spesso non rientranti in
specifiche previsioni normative per le quali, però, proprio per le
difficoltà di chiaro riferimento legislativo occorre avere presente il
sopraenunciato principio basilare dell’ordinamento prevenzionistico –
cui l’ANCC e gli Uffici ispettivi del lavoro debbono adempiere – che
scaturisce dalla legge (legge 16giugno 1926, n. 1131; R.D. 12
maggio 1927, n. 824; D.P.R. 19 marzo 1955, n. 520; D.P.R. 27
aprile 1955, n. 547; D.P.R. 19 marzo 1956, n. 302; D.P.R. 19
marzo 1956, n. 303).
Ciò premesso, avuto riguardo alle istruzioni impartite da questo
Ministero e dall’ANCC con le summenzionate circolari e considerato,
altresì, che la pratica attuazione delle stesse ha dato luogo ad
inconvenienti applicativi, si ritiene necessario puntualizzare e
disporre quanto segue, in vista di un intervento tecnico il più
possibile integrato tra le diverse autorità interessate.
Tale intendimento – che del resto ha costituito la struttura portante
della logica e della previsione operativa delle circolari di questo
Ministero n. 48 e n. 58/1976, per la vigilanza sulle aziende chimiche
– deve peraltro conciliarsi con gli specifici ruoli ed incombenti
dell’Associazione e dell’Ispettorato del lavoro, la cui valutazione di
globalità incombe allo scrivente.
In particolare relativamente al punto a) della richiamata circolare
dell’ANCC va detto che l’iniziativa del tecnico dell’ANCC, in sede di
visita interna di primo impianto, di ordinare “l’invio all’Ispettorato
del lavoro del progetto, delle procedure e dei mezzi predisposti
dall’utilizzatore per prevenire il prodursi degli eventi di rischio”
non è suffragato da alcuna disposizione legislativa, mentre non c’è
dubbio che l’esame dei progetti di apparecchi a pressione di qualunque
tipo rientra in quella fase della “costruzione” affidata allo
specifico controllo dell’ANCC.
Appare indubbio, peraltro, che l’iniziativa testé citata non può
nemmeno riferirsi all’art. 48 del D.P.R. n. 303/1956, la cui
materia concerne l’igiene del lavoro. Conseguentemente è opportuno
evidenziare che la notifica ivi prevista incombe su “chi intende
costruire, ampliare o adottare un edificio o un locale per adibirlo a
lavorazioni industriali”.
Per quanto attiene alle disposizioni di cui al punto b) occorre
ribadire che la prevenzione degli infortuni nell’ambito degli
apparecchi a pressione, pur nella specifica delimitazione dei
rispettivi compiti, investe la competenza, sia degli Ispettorati del
lavoro che degli agenti dell’Associazione.
Pertanto, l’azione dei tecnici dell’ANCC dovrà informarsi ai principi
ripetutamente affermati di coordinamento e di collaborazione con
l’Ispettorato del lavoro, nel senso che, a fronte di infrazioni alle
norme sugli apparecchi a pressione rilevate dai tecnici suddetti,
questi adempiranno agli incombenti di competenza fino alla definizione
delle relative questioni, mentre nel caso di infrazione di altre norme
che afferiscano alla più generale competenza dell’Ispettorato del
lavoro, verranno fatte specifiche segnalazioni a tale organo di
vigilanza.
Relativamente, infine, al punto c) appare opportuno rappresentare che
il rischio di scarico nell’ambiente di fluidi pericolosi, provenienti
da dispositivi di sicurezza dei relativi apparecchi, non può essere
escluso da una competente, precipua analisi del rischio stesso da
parte dell’ANCC. Infatti, la protezione dei lavoratori, che possono
essere esposti ai pericoli connessi con la liberazione nell’ambiente
dei fluidi stessi, deve essere prevista e controllata dai tecnici
dell’ANCC, anche in sede di collaudo e verifica, ai sensi dell’art. 1
e dell’art. 2, lettera b) del R.D. n. 824/1927.
Appare, infatti, di tutta evidenza che, nella normale ipotesi di
corretta taratura dei dispositivi di sicurezza, ove si verifichino
sovrappressioni all’interno degli apparecchi, l’entrata in funzione
dei dispositivi stessi inevitabilmente determina lo scarico di fluidi
pericolosi in essi contenuti, con la conseguente esposizione ai rischi
connessi non solo degli operatori addetti agli stessi apparecchi ma
anche di tutti quelli che operano nell’ambiente di lavoro.
In proposito il D.M. 21 maggio 1974 – nel dettare norme
integrative del R.D. 12 maggio 1927, n. 824, con riferimento
particolare anche all’art. 43, – dispone testualmente per gli
apparecchi fissi contenenti gas compressi, liquefatti o disciolti o
vapori diversi da vapore di acqua che “lo scarico dei dispositivi di
sicurezza deve avvenire in modo tale da evitare danni alle persone“
(art. 22 secondo comma).
Nè può ragionevolmente sostenersi al riguardo che l’espressione “danni
alle persone” possa essere limitata esclusivamente al personale
addetto agli apparecchi e non a tutti i lavoratori operanti
nell’ambiente di lavoro.
Gli agenti tecnici dell’Associazione, pertanto, in via propria e
principale, debbono provvedere a prevenire il rischio di scarichi
nell’ambiente interno con opportuni provvedimenti, ordinando nei casi
di pericolo incombente previsti dalla legge, anche la sospensione
dell’uso degli apparecchi non idonei (art. 57 del R.D. n.
824/1927).
Nel caso di rischio per rilascio in ambiente esterno di fluidi
pericolosi il personale dell’ANCC non può non coordinarsi con le
Autorità locali (Regionali, provinciali e comunali) la cui competenza
è primaria ai sensi della più recente legislazione.
Si è ritenuto necessario di rappresentare quanto sopra per meglio
chiarire i ruoli e gli incombenti di carattere specifico e tecnico
dell’ANCC concernente per l’appunto gli interventi globali per
l’applicazione delle norme per la costruzione, l’impianto, l’esercizio
e la sorveglianza degli apparecchi a pressione, rispetto a quelli
dell’Ispettorato del lavoro, di carattere generale.
Restano più che validi, ad ogni modo, quei già richiamati principi di
coordinamento e di collaborazione, espressi con le citate circolari n.
48 e n. 58/1976, nel cui ambito – pur nei limiti consentiti dalle
attuali, vistose carenze di personale is…

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