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N. 546 ORDINANZA (Atto di promovimento) 11 ottobre 2002: Ordinanza emessa l’11 ottobre 2002

N. 546 ORDINANZA (Atto di promovimento) 11 ottobre 2002: Ordinanza emessa l'11 ottobre 2002 dal tribunale di Genova nel procedimento civile vertente tra Hilole Ahmed Moallim e Filippini Marco Locazione di immobili urbani - Canone - Differenza tra canone pattizio e canone legale (equo) - Diritto del locatario alla ripetizione - Mancata limitazione ai soli casi di ....

N. 546 ORDINANZA (Atto di promovimento) 11 ottobre 2002.

Ordinanza emessa l’11 ottobre 2002 dal tribunale di Genova nel
procedimento civile vertente tra Hilole Ahmed Moallim e Filippini
Marco

Locazione di immobili urbani – Canone – Differenza tra canone
pattizio e canone legale (equo) – Diritto del locatario alla
ripetizione – Mancata limitazione ai soli casi di risoluzione del
contratto di locazione per morosita’ conseguente a impotenza
finanziaria dovuta a pregresso pagamento della suddetta differenza
– Lesione dei diritti inviolabili dell’uomo, ai quali deve
ritenersi riconducibile la liberta’ contrattuale – Contrasto con il
principio di uguaglianza e con la tutela della proprieta’.
– Legge 27 luglio 1978, n. 392, artt. 79, commi primo e secondo, e
12, primo comma.
– Costituzione, artt. 2, 3 e 42.
Locazione di immobili urbani – Canone – Differenza tra canone
pattizio e canone legale (equo) – Mancata imposizione del relativo
onere a carico dell’erario – Compressione dei diritti dei locatori
– Assoggettamento di questi ultimi ad una limitazione patrimoniale
in numerario che, in base al dovere di solidarieta’, dovrebbe far
carico all’intera collettivita’.
– Legge 27 luglio 1978, n. 392, art. 79, commi primo e secondo, 12,
13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24 e 25.
– Costituzione, artt. 2, 3 e 53.

(Ed. Straordinaria del 27-12-2002)
IL GIUDICE DI PACE

Vista l’ordinanza della Corte costituzionale in data 19 giugno
2002, depositata in data 26 giugno 2002, con la quale e’ stata
dichiarata l’inammissibilita’ della questione di legittimita’
costituzionale sollevata da questo giudice con ordinanza in data 26
aprile 2001;
Ritenuto che la menzionata ordinanza della Corte costituzionale
non ha sciolto i dubbi di legittimita’ costituzionale espressi col
citato provvedimento del 26 aprile 2001: dal momento che la Corte si
e’ limitata a pronunziarsi sulla motivazione relativa alla rilevanza
dell’eccezione;
che la persistenza di tale obbligo impone di rimettere
nuovamente gli atti di questa causa al Giudice delle leggi: onde
ottenere una pronunzia, resa in quella competenza che e’ il doveroso
ufficio del giudice medesimo; e, segnatamente, una pronunzia che,
sciogliendo il dubbio di cui trattasi, consenta la prosecuzione di
questo giudizio;
che, in realta’, la motivazione sulla rilevanza della
questione di legittimita’ costituzionale era svolta nel punto 12)
della ridetta ordinanza in data 26 aprile 2001;
che appare quindi opportuno, ai fini di questa nuova
rimessione, meglio esporre i termini della rilevanza della questione
di legittimita’ di cui trattasi; e, in particolare esporre questi
termini il piu’ succintamente possibile: onde evitare le
macchinosita’ e le lacune che potrebbero discendere da un’esposizione
troppo elaborata e/o da una lettura troppo affrettata (macchinosita’
e lacune ben possibili in uffici giudiziari chiamati a smaltire una
mole di lavoro spesso ai limiti delle loro forze);
che, per le stesse ragioni, appare anche opportuno riesporre,
con la maggiore schematicita’ e semplicita’ possibili, le motivazioni
attinenti al merito dell’eccezione di legittimita’ costituzionale in
questione; rifacendosi all’articolato dell’ordinanza in data 26
aprile 2001, in modo da rendere evidenti il suo ordine e la sua
logica anche a una lettura fatta per sommi capi;
che, conseguentemente, si osserva:
A) Sulla rilevanza dell’eccezione.
Nel presente giudizio, il locatario di un immobile chiede la
differenza tra il canone contrattuale da lui pagato e quanto sarebbe
stato dovuto, secondo l'”equo canone” di cui alla legge n. 392/1978.
Il contratto di locazione e’ cessato, per morosita’ del locatario che
si era allontanato dall’Italia per un certo tempo: morosita’
manifestatasi durante tale allontanamento (mentre prima il contratto
sarebbe stato regolarmente adempiuto).
Il locatario agisce quindi ai sensi dell’art. 79 della citata
legge n. 392/1978: articolo che deve essere percio’ applicato in
questo giudizio.
I canoni, per i quali si richiede la restituzione limitatamente
alla differenza rispetto all’equo canone, si riferiscono in parte al
periodo anteriore all’11 luglio 1992; e in parte al periodo
posteriore.
I dubbi di legittimita’ costituzionale del citato art. 19
riguardano fattispecie, relativamente alle quali il locatario non
evidenzi e comunque non dimostri una situazione di impotenza
finanziaria, quanto al pagamento del canone pattizio; e sono
diversamente articolati, ma comunque sempre sussistenti [come esposto
al seguente punto ad B)], se il conduttore agisca per competenze
anteriori oppure posteriori all’11 luglio 1992.
Nel caso di cui trattasi, appare che il locatario si sia reso
inadempiente, perche’ assente dall’Italia (e quindi per ragioni
diverse dall’impotenza finanziaria relativamente al canone pattizio);
e i canoni, sui quali viene richiesta la restituzione ai sensi
dell’art. 79 della legge n. 392/1978, si riferiscono sia a competenze
anteriori all’11 luglio 1992, che a competenze posteriori.
Di qui la rilevanza dell’eccezione di legittimita’ costituzionale
del citato art. 79.
B) Sui motivi dell’eccezione (di seguito elencati, secondo la
numerazione dei paragrafi in cui si articola l’ordinanza del 26
aprile 2001).
I) Sospetta violazione degli artt. 2, 3 e 42 cost.; relativamente
all’art. 79, primo comma, e, per quanto conseguente, agli art. 79,
secondo comma, e 12, primo comma, della legge n. 392/1978 (punto 11),
I) dell’ordinanza in data 26 aprile 2001).
alfa) L’imposizione per legge di un prezzo, relativamente a un
contratto costituente estrinsecazione del diritto di proprieta’
(ossia della facolta’ del proprietario di godere un immobile
abitativo), di per se’ contrasta:
con i diritti inviolabili dell’uomo (ai quali deve ritenersi
riconducibile la liberta’, e segnatamente quella contrattuale);
col principio di uguaglianza dei cittadini (violato merce’
l’imposizione di un canone parametrato su rigidi criteri predefiniti,
che non tengono quindi conto del diverso valore effettivo di ciascuna
proprieta’ immobiliare); e,
con la tutela della proprieta’ privata (compressa nella
facolta’ di godere del bene attraverso la sua locazione).
beta) L’imposizione di cui trattasi puo’ quindi
costituzionalmente giustificarsi, solo se finatizzata alla tutela di
diritti a loro volta rivestiti di dignita’ costituzionale. Nella
specie, il diritto all’abitazione: riconducibile anch’esso alla sfera
dei diritti inviolabili dell’uomo (di cui all’art. 2 Cost.); e
astrattamente attribuibile, dal lato passivo, ai proprietari,
nell’adempimento dei doveri di solidarieta’ di cui agli artt. 3 e 42
Cost. L'”equo canone” di locazione, imposto dalla legge n. 392/1978,
poteva cosi’ giustificarsi: in quanto finalizzato a garantire
un’abitazione in una situazione di mercato caratterizzata dalla
carenza di offerta di alloggi e dalla conseguente debolezza
contrattuale dei conduttori. Una situazione tanto eccezionale, da far
ragionevolmente ritenere che il diritto in questione non potesse
trovare adeguata rispondenza nel libero mercato (altrimenti
costituente il suo naturale sbocco). Cosi’, per es., Corte cost. nn.
132/1994 e 1028/1988; e anche Cass., III, 3650/1985.
La tutela del diritto all’abitazione, ora delineata, puo’ essere
perseguita:
A) con norme rivolte direttamente alla protezione di ciascun
locatario, quale parte di ogni singolo contratto di locazione;
B) con norme rivolte alla protezione dei locatari,
genericamente considerati come una delle due parti del mercato
locatizio.
ad A) La prima forma di tutela (specifica) puo’ dare
legittimazione costituzionale alle imposizioni di cui alla legge
n. 392/1978, solo in presenza di un inquilino che manifesti impotenza
finanziaria nel pagamento del canone. Questo caso non sembra
ricorrere nel presente giudizio: nel quale il locatario non ha
mostrato segni di debolezza finanziaria, e non si e’ reso quindi
meritevole di una protezione tanto spinta da giustificare la
compressione di diritti del locatore costituzionalmente rilevanti.
ad B) La seconda forma di tutela (generica) da’ legittimazione
costituzionale all’imposizione dell’equo canone, in quanto sia intesa
alla creazione e alla preservazione di un mercato calmierato. In
quest’ottica, le norme cogenti della legge n. 392/1978 si
giustificano costituzionalmente, perche’ intese a dissuadere i
locatori dal presentarsi e dal ricercare sul mercato condizioni
diverse (ossia piu’ alte) rispetto a quelle di legge. Questo intento
dissuasorio, proprio per la sua genericita’, puo’ dirsi sussistente
anche in presenza di singoli locatari finanziariamente non impotenti:
che possono quindi profittare delle reazioni stabilite dalla legge
per il caso di violazione delle norme sull’equo canone (e, in
particolare, profittare dell’art. 79 della legge n. 392/1978. E cfr.,
sull’idoneita’ degli scopi dissuasori a giustificare la legittimita’
costituzionale di norme della legge n. 392/1978, nella specie
l’art. 59, Corte cost., n. 1028/1988; principio ribadito anche dalla
successiva n. 132/1994).
L’intento dissuasorio in questione, segnatamente, sussiste e si
giustifica, come tale, in relazione allo svolgimento futuro del
contratto al quale sia predicabile; e in relazione a tutti i futuri
contratti di locazione che fossero stipulati. Venendo meno l’e…

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