MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - DECRETO 14 novembre 2011 | Chimici.info

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 14 novembre 2011

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - DECRETO 14 novembre 2011 - Modifica dei «Fogli avvertenze» approvati con decreto del 5 agosto 2010, per il pagamento di somme iscritte al Ruolo. (11A15211) - (GU n. 274 del 24-11-2011 )

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

DECRETO 14 novembre 2011

Modifica dei «Fogli avvertenze» approvati con decreto del 5 agosto
2010, per il pagamento di somme iscritte al Ruolo. (11A15211)

IL DIRETTORE GENERALE
dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato

Visto il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate 20
marzo 2010, oggi competente per materia, con il quale e’ stato
approvato il nuovo modello di cartella di pagamento, ai sensi
dell’art. 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 602;
Visto l’art. 13, comma 6-quater, del decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, aggiunto dall’art. 37, comma 6,
lettera t), del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con
modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ai sensi del quale
per i ricorsi principale ed incidentale proposti avanti le
commissioni tributarie provinciali e regionali, e’ stato introdotto
il contributo unificato negli importi descritti nel medesimo art. 13,
comma 6-quater;
Visto l’art. 14, comma 3-bis, del citato decreto del Presidente
della Repubblica n. 115 del 2002, aggiunto dall’art. 37, comma 6,
lettera u), del decreto-legge n. 98 del 2011, che individua la norma
di riferimento per la determinazione del valore della controversia e
stabilisce le modalita’ con le quali procedere alla dichiarazione di
tale valore;
Visto l’art. 23, comma 50, del decreto-legge n. 98 del 2011, che ha
previsto per tutti gli atti introduttivi di un giudizio,
l’indicazione obbligatoria del codice fiscale, oltre che della parte,
anche dei rappresentanti in giudizio;
Visto l’art. 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 31dicembre
1992, n. 546, introdotto dall’art. 39, comma 8, della lettera a),
numero 2), del decreto-legge n. 98 del 2011, il quale prevede che le
comunicazioni siano effettuate anche mediante l’utilizzo della posta
elettronica certificata e che l’indirizzo di posta elettronica
certificata del difensore o delle parti sia indicato nel ricorso o
nel primo atto difensivo;
Considerato che il combinato disposto dei commi 35-bis e 35-quater
dell’art. 2 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito con
modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, prevede che
l’adempimento relativo all’indicazione dell’indirizzo di posta
elettronica certificata della parte ricorrente sia, altresi’, incluso
tra gli elementi da indicare nel ricorso ai sensi dell’art. 18 del
citato decreto legislativo. n. 546 del 1992;
Considerato che l’art. 13, comma 3-bis, del predetto decreto del
Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, ha disposto che la
mancata indicazione del codice fiscale della parte ricorrente o
dell’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore
determina l’aumento del contributo unificato nella misura della
meta’;
Visto il decreto 5 agosto 2010 del direttore generale
dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 196 del 23 agosto 2010, concernente
l’approvazione dei «Fogli avvertenze» per le somme iscritte a ruolo
di competenza della medesima amministrazione;
Attesa l’esigenza di apportare al citato decreto direttoriale le
modifiche derivanti dalle norme sopra riferite;

Decreta:

Art. 1

1. Sono modificate le avvertenze di cui all’allegato 1 approvato
con decreto del direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei
monopoli di Stato 5 agosto 2010, nella sezione relativa alle
modalita’ di presentazione del ricorso.
2. L’allegato di cui al comma 1, cosi’ come modificato, e’ inserito
in calce al presente decreto e ne costituisce parte integrante.
Il presente decreto sara’ inviato agli organi di controllo per gli
adempimenti di competenza e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.

Roma, 14 novembre 2011

Il direttore generale: Ferrara

Allegato 1

RUOLI EMESSI DA AAMS – AMMINISTRAZIONE AUTONOMA DEI MONOPOLI DI STATO
(Per il recupero dei crediti tributari) – FOGLIO AVVERTENZE.

Richiesta di informazioni e di riesame del ruolo in autotutela.

Per questa cartella di pagamento e’ possibile chiedere
informazioni all’ufficio che ha emesso il ruolo, (indicato
nell’intestazione della pagina relativa al «Dettaglio degli
addebiti»). A tale ufficio potra’, inoltre, essere presentata istanza
di riesame per chiedere l’annullamento del ruolo; l’istanza non
interrompe ne’ sospende i termini per proporre l’eventuale ricorso.
Il responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e’ il
direttore dell’ufficio, indicato nell’intestazione della pagina
relativa al «Dettaglio degli addebiti», o un suo delegato.

Quando e come presentare ricorso.

Quando presentare il ricorso.

Il contribuente che vuole impugnare il ruolo e/o la cartella deve
proporre ricorso entro sessanta giorni dalla data della notifica
(articoli 18-22, decreto legislativo n. 546/1992). I termini per
proporre ricorso sono sospesi di diritto dal 1° agosto al 15
settembre di ogni anno (art. 1, legge n. 742/1969).
Se prima della notifica della cartella il contribuente ha
ricevuto la notifica di un avviso di accertamento, di un avviso di
liquidazione, di un provvedimento di irrogazione sanzioni o di ogni
altro atto per cui la legge prevede l’autonoma impugnabilita’, puo’
impugnare il ruolo e/o la cartella solo per vizi propri.

A chi presentare il ricorso.

Il contribuente deve:
intestare il ricorso alla Commissione tributaria provinciale
territorialmente competente (art. 4, decreto legislativo n.
546/1992);
notificare il ricorso all’ufficio che ha emesso il ruolo,
indicato nell’intestazione della pagina relativa al «Dettaglio degli
addebiti», spedendolo per posta in plico raccomandato senza busta con
avviso di ricevimento, o consegnandolo direttamente all’impiegato
addetto dell’ufficio che rilascia la relativa ricevuta, o tramite
ufficiale giudiziario;
notificare il ricorso all’Agente della riscossione nel caso in
cui siano contestati vizi imputabili alla sua attivita’ (ad esempio,
vizi relativi al procedimento di notificazione della cartella di
pagamento) spedendolo per posta in plico raccomandato senza busta con
avviso di ricevimento, o tramite ufficiale giudiziario.

Dati da indicare nel ricorso.

Nel ricorso devono essere indicati:
la Commissione tributaria provinciale;
le generalita’ del ricorrente;
il codice fiscale del ricorrente e del rappresentante in
giudizio;
il rappresentante legale, se si tratta di societa’ o ente;
la residenza o la sede legale o il domicilio eventualmente
eletto;
l’indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente o del
difensore incaricato;
l’Ufficio e/o l’Agente della riscossione contro cui si ricorre;
il numero della cartella di pagamento;
i motivi del ricorso;
la richiesta che viene rivolta alla Commissione tributaria
provinciale;
la sottoscrizione del ricorrente o del difensore incaricato.
E’ opportuno che il contribuente alleghi al ricorso la fotocopia
della documentazione da cui risulti la data di notifica della
cartella.
N.B. – Se l’importo contestato e’ pari o superiore a 2.582,28
euro, il contribuente deve essere obbligatoriamente assistito da un
difensore appartenente a una delle categorie previste dalla legge
(art. 12, comma 2, del decreto legislativo n. 546/1992). Per importo
contestato si intende l’ammontare del tributo, esclusi gli interessi
e le sanzioni; in caso di controversie relative esclusivamente a
sanzioni, per importo contestato si intende il loro ammontare.

Costituzione in giudizio.

Il contribuente, entro trenta giorni da quando ha proposto il
ricorso, deve – a pena di inammissibilita’ – costituirsi in giudizio,
cioe’ deve depositare il proprio fascicolo presso la segreteria della
Commissione tributaria provinciale o spedirlo per posta in plico
raccomandato senza busta con avviso di ricevimento.

Il fascicolo deve contenere:
l’originale del ricorso se e’ stato notificato tramite
l’Ufficiale giudiziario, oppure la copia del ricorso se e’ stato
consegnato o spedito per posta; in questo caso il contribuente deve
attestare che la copia sia conforme all’originale del ricorso;
la fotocopia della ricevuta del deposito o della spedizione per
raccomandata postale;
la fotocopia della cartella di pagamento.
Prima di costituirsi in giudizio il contribuente e’ tenuto a
pagare il contributo unificato in base al valore della controversia
(art. 13, comma 6-quater, del decreto del Presidente della Repubblica
n. 115/2002). Questo valore e’ determinato secondo le modalita’
indicate al punto N.B. del paragrafo «Dati da indicare nel ricorso» e
deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle
conclusioni del ricorso, anche nell’ipotesi di prenotazione a debito.
Il contributo unificato e’ pagato secondo le modalita’ indicate
nell’art. 192 del decreto del Presidente della Repubblica n.
115/2002.
La ricevuta del versamento va allegata al ricorso al momento
della costituzione in giudizio.
Chi perde in giudizio puo’ essere condannato al pagamento delle
spese.
N.B. – Se nel ricorso il difensore non indica il proprio
indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio numero di fax
oppure la parte non indica il proprio codice fiscale, il contributo
unificato e’ aumentato della meta’ (art. 13, comma 3-bis, del decreto
del Presidente della Repubblica n.115/2002).

Sospensione del pagamento.

Il contribuente che propone ricorso puo’ chiedere la sospensione
del pagamento in via amministrativa o giudiziale. Se la sospensione
viene concessa e successivamente il ricorso viene respinto, il
contribuente deve pagare gli interessi maturati durante il periodo di
sospensione del pagamento:
sospensione amministrativa: l’istanza di sospensione deve
essere presentata in carta semplice all’ufficio che ha emesso il
ruolo, indicato nell’intestazione della pagina relativa al «Dettaglio
degli addebiti»;
sospensione giudiziale: se il pagamento della cartella puo’
causare un danno grave e irreparabile, l’istanza motivata di
sospensione deve essere proposta alla Commissione tributaria
provinciale a cui viene presentato il ricorso. L’istanza puo’ essere
inserita nel ricorso oppure proposta con atto separato; in questo
caso, il contribuente deve notificare l’istanza all’Ufficio o
all’Agente della riscossione contro cui ha proposto ricorso e
depositarla presso la segreteria della Commissione tributaria
provinciale con le stesse modalita’ previste per il ricorso.

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 14 novembre 2011

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