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MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI - DECRETO 8 febbraio 2005: Norme di commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite. (GU n. 82 del 9-4-2005)

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

DECRETO 8 febbraio 2005

Norme di commercializzazione dei materiali di moltiplicazione
vegetativa della vite.

IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 18 giugno 1931, n. 987, e successive modificazioni
ed integrazioni, recante: «Disposizioni per la difesa delle piante
coltivate e dei prodotti agrari delle cause nemiche e sui relativi
servizi»;
Vista la direttiva 68/193/CEE del Consiglio relativa alla
commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della
vite e successive modifiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 dicembre 1969,
n. 1164 recante norme sulla produzione e sul commercio dei materiali
di moltiplicazione vegetativa della vite;
Visto il decreto ministeriale 22 settembre 1970 riguardante le
tariffe concernenti il controllo e la certificazione del materiale di
moltiplicazione vegetativa della vite;
Visto il decreto ministeriale 4 luglio 1970 recante norme per
l’applicazione del decreto dei Presidente della Repubblica
24 dicembre 1969, n. 1164, relativo alla disciplina della produzione
e del commercio dei materiali di moltiplicazione vegetativa della
vite;
Visto il decreto ministeriale 9 dicembre 1972 sull’anticipazione
del termine fissato per la presentazione delle denunce per richiedere
il controllo e la certificazione del materiale vivaistico viticolo;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1974, n.
543 recante norme regolamentari per l’applicazione del decreto del
Presidente della Repubblica 24 dicembre 1969, n. 1164, recante norme
sulla produzione e sul commercio dei materiali di moltiplicazione
vegetativa della vite;
Visto il decreto ministeriale 2 settembre 1977 riguardante le
tariffe concernenti il controllo e la certificazione dei materiali di
moltiplicazione vegetativa della vite;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 18 maggio 1982, n.
518 relativo all’attuazione delle direttive 71/140/CEE, 74/648/CEE,
74/649/CEE, 77/629/CEE, 78/55/CEE e 78/692/CEE relative alla
produzione ed al commercio dei materiali di moltiplicazione
vegetativa della vite;
Vista la legge 19 dicembre 1984, n. 865 relativa all’attuazione
della direttiva 82/331/CEE della Commissione del 6 maggio 1982 che
modifica la direttiva 68/193/CEE del Consiglio del 9 aprile 1968
relativa alla produzione ed al commercio dei materiali di
moltiplicazione vegetativa della vite;
Visto il decreto ministeriale 18 aprile 1989 relativo
all’aggiornamento dell’elenco del personale delegato al controllo dei
materiali di moltiplicazione vegetativa della vite e modificazione
della forma di rilascio delle tessere di riconoscimento per i
funzionari incaricati del controllo medesimo;
Visto il decreto ministeriale 2 luglio 1991, n. 290 istitutivo del
regolamento recante l’indicazione supplementare in etichetta per i
materiali di moltiplicazione della vite;
Visti i decreti ministeriali 12 ottobre 1992 e 10 ottobre 1996
relativi al riconoscimento di taluni organismi ufficiali idonei
all’effettuazione degli accertamenti di assenza di virus sul
materiale di moltiplicazione della vite;
Visto il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 536, relativo
all’attuazione della direttiva n. 91/683/CEE del Consiglio del
19 dicembre 1991, concernente le misure di protezione contro
l’introduzione negli Stati membri di organismi nocivi ai vegetali ed
ai prodotti vegetali;
Visto il decreto ministeriale del 12 maggio 1995 che posticipa il
termine di presentazione delle denunce di produzione del materiale di
moltiplicazione vegetativa della vite;
Visto il decreto 30 agosto 1996 che riordina l’elenco dei
funzionari delegati al controllo e alla certificazione del materiale
di moltiplicazione vegetativa della vite;
Visto il decreto ministeriale 24 giugno 1997 recante norme di
produzione e commercializzazione di materiali di moltiplicazione di
categoria standard di varieta’ di viti portinnesto;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 1997,
n. 432 che emana il regolamento recante modificazioni al decreto del
Presidente della Repubblica 24 dicembre 1969, n. 1164, in materia di
produzione e di commercio dei materiali di moltiplicazione vegetativa
della vite;
Visto il decreto ministeriale 22 dicembre 1997 che stabilisce il
protocollo tecnico per la micropropagazione dei materiali di
moltiplicazione di varieta’ di portinnesto della vite;
Visto il decreto ministeriale 22 dicembre 1997 che definisce la
procedura per l’ottenimento e l’iscrizione di selezioni clonali di
varieta’ di vite al Catalogo nazionale delle varieta’ di vite;
Visti i decreti ministeriali 16 marzo 1998, 10 dicembre 1998 e
24 giugno 1999 relativi alla determinazione e rideterminazione delle
tariffe di cui all’art. 1, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 29 ottobre 1997, n. 432, recante modificazioni ed
integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 24 dicembre
1969, n. 1164, concernente norme sulla produzione e sul commercio dei
materiali di moltiplicazione vegetativa della vite;
Visto il decreto ministeriale 30 maggio 2001 che modifica il
decreto 24 giugno 1997 relativo alle norme di produzione e
commercializzazione di materiali di moltiplicazione di categoria
standard di varieta’ di viti portinnesto;
Vista la direttiva 2002/11/CE del Consiglio del 14 febbraio 2002
che modifica la direttiva 68/193/CEE relativa alla
commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della
vite e che abroga la direttiva 74/649/CEE;
Vista la legge 7 marzo 2003 n. 38 recante disposizioni in materia
di agricoltura;
Visto il decreto ministeriale 24 luglio 2003 relativo
all’organizzazione del servizio nazionale di certificazione
volontaria del materiale di propagazione vegetale delle piante da
frutto;
Vista la legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 «Modifica del
Titolo V della parte seconda della Costituzione», che, attribuendo
alla Regioni «la potesta’ legislativa in riferimento ad ogni materia
non espressamente riservata alla legislazione dello Stato» (art.
117), conferisce alla Regione la potesta’ legislativa esclusiva in
materia di agricoltura;
Ritenuto opportuno, da parte delle regioni, garantire la tutela
giuridica prevista dall’art. 120, comma 2 della Costituzione, e
questo in particolare in relazione alle caratteristiche della materia
in oggetto, alla necessita’ di istituire, congiuntamente tra
Ministero e Regioni, un servizio nazionale di certificazione della
vite, all’esigenza di assicurare ai materiali di moltiplicazione
della vite la certificazione nazionale e all’opportunita’ di affidare
alcune funzioni e attivita’ a specifici organi nazionali di
riferimento;
Acquisito il parere favorevole della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, espresso nella seduta dell’11 novembre 2004;
Decreta:
Art. 1.
Ambito di applicazione
1. Il presente decreto disciplina la commercializzazione dei
materiali di moltiplicazione vegetativa della vite in applicazione
della direttiva 2002/11 CE del Consiglio del 14 febbraio 2002 che
modifica la direttiva 68/193/CEE e che abroga la direttiva
74/649/CEE.
2. Le disposizioni contenute nel presente decreto non si applicano
ai materiali di moltiplicazione per i quali sia provata la
destinazione, sin dall’inizio del ciclo produttivo, all’esportazione
verso Paesi terzi e la relativa produzione sia tenuta separata.

Art. 2.
Definizioni
Ai fini del presente decreto si intende per:
a) «Vite»: le piante del genere Vitis (L.) destinate alla
produzione di uve o all’utilizzazione quali materiali di
moltiplicazione di queste stesse piante.
b) «Varieta»: un insieme di vegetali nell’ambito di un unico
taxon botanico del piu’ basso grado conosciuto, il quale possa
essere:
1) definito mediante l’espressione delle caratteristiche
risultanti da un dato genotipo o da una data combinazione di
genotipi;
2) distinto da qualsiasi altro insieme vegetale mediante
l’espressione di almeno una delle suddette caratteristiche e
3) considerato come un’unita’ in relazione alla sua idoneita’ a
moltiplicarsi invariato.
c) «Clone»: una discendenza vegetativa di una varieta’ conforme a
un ceppo di vite scelto per la sua identita’ varietale, i suoi
caratteri fenotipici e il suo stato sanitario.
d) «Materiali di moltiplicazione»:
1) Piante di vite:
1.1) barbatelle franche: frazioni di sarmenti o di tralci
erbacei di vite, radicati e non innestati, destinati ad essere
piantati franchi o ad essere impiegati come portinnesto;
1.2) barbatelle innestate: frazioni di sarmenti o di tralci
erbacei di vite, uniti mediante innesto la cui parte sotterranea e’
radicata.
2) Parti di piante di vite:
2.1) sarmenti: tralci di un anno;
2.2) tralci erbacei: tralci non lignificati;
2.3) talee di portinnesto: frazioni di sarmenti o di tralci
erbacei di vite, destinate a formare la parte sotterranea nella
preparazione delle barbatelle innestate;
2.4) nesti: frazioni di sarmenti o di tralci erbacei di vite,
destinate a formare la parte aerea nella preparazione delle
barbatelle innestate o per gli innesti sul posto;
2.5) talee da vivaio: frazioni di sarmenti o di tralci erbacei
di vite, destinate alla produzione di barbatelle franche.
e) «Vigneti di viti-madri»: colture di viti destinate alla
produzione di talee di portinnesto, di talee di vivaio o di nesti.
f) «Vivai di viti»: colture di viti destinate alla produzione di
barbatelle franche o di barbatelle innestate.
g) «Materiali di moltiplicazione iniziali»: i materiali di
moltiplicazione:
1) prodotti sotto la responsabilita’ del costitutore secondo
metodi di norma ammessi per il mantenimento dell’identita’ della
varieta’ e, se del caso, del clone, nonche’ a fini di prevenzione di
malattie;
2) destinati alla produzione di materiali di moltiplicazione di
base o di materiali di moltiplicazione certificati;
3) conformi alle condizioni degli allegati I e II per i
materiali di moltiplicazione di base e
4) per i quali, all’atto di un esame ufficiale, sia stata
costatata la rispondenza alle condizioni summenzionate.
h) «Materiali di moltiplicazione di base «: i materiali di
moltiplicazione:
1) prodotti sotto la responsabilita’ del costitutore secondo
metodi di norma ammessi per il mantenimento dell’identita’ della
varieta’ e, se del caso, del clone, nonche’ a fini di prevenzione di
malattie, e provenienti direttamente da materiali di moltiplicazione
iniziali per via vegetativa;
2) destinati alla produzione di materiali di moltiplicazione
certificati;
3) conformi alle condizioni degli allegati I e II per i
materiali di moltiplicazione di base; e
4) per i quali, all’atto di un esame ufficiale, sia stata
constatata la rispondenza alle condizioni summenzionate.
i) «Materiali di moltiplicazione certficati «: i materiali di
moltiplicazione:
1) provenienti direttamente da materiali di moltiplicazione di
base o da materiali di moltiplicazione iniziali;
2) destinati:
2.1) alla produzione di piante o di parti di piante che
servono alla produzione di uve, ovvero
2.2) alla produzione di uve;
3) conformi alle condizioni degli allegati I e II per materiali
di moltiplicazione certificati; e
4) per i quali, all’atto di un esame ufficiale, sia stata
constatata la rispondenza alle condizioni sunmienzionate.
l) «Materiali di moltiplicazione standard»: i materiali di
moltiplicazione:
1) che presentano l’identita’ e la purezza della varieta’;
2) destinati:
2.1) alla produzione di piante o di parti di piante che servono
alla produzione di uve, ovvero
2.2) alla produzione di uve;
3) conformi alle condizioni degli allegati I e II per i materiali
di moltiplicazione standard; e
4) per i quali, all’atto di un esame ufficiale, sia stata
costatata la rispondenza alle condizioni summenzionate.
m) «Disposizioni ufficiali»: le disposizioni adottate:
1) dal Servizio nazionale di certificazione della vite;
2) dal personale qualificato incaricato.
n) «Centro aziendale»: unita’ produttiva autonoma stabilmente
costituita, presso la quale sono tenuti i registri ed i documenti
previsti.
o) «Campo di produzione»: unita’ produttiva dipendente da un
centro aziendale sito nella stessa o in altra regione.
p) «Commercializzazione»: La vendita, la conservazione a fini di
vendita, l’offerta in vendita e qualsiasi cessione, fornitura o
trasferimento di materiali di moltiplicazione a terzi, con o senza
compenso, a scopo di sfruttamento commerciale.
Non rientrano nella commercializzazione gli scambi di materiali di
moltiplicazione che non mirano a uno sfruttamento commerciale della
varieta’, come le operazioni seguenti:
1) la fornitura di materiali di moltiplicazione a organismi
ufficiali di sperimentazione e d’ispezione;
2) la fornitura di materiali di moltiplicazione a prestatori di
servizi, in vista della trasformazione o del condizionamento, purche’
il prestatore non acquisisca un titolo sul materiale di
moltiplicazione fornito.

Art. 3.
Istituzione del Servizio Nazionale
di Certificazione della Vite (SNCV)
1. E’ istituto presso il Ministero delle politiche agricole e
forestali, di seguito denominato Ministero, senza oneri a carico del
bilancio dello Stato, il Servizio nazionale di certificazione del
materiale di moltiplicazione della vite (SNCV) che rappresenta
l’organismo responsabile a livello nazionale del materiale di
moltiplicazione della vite.
2. Il Servizio nazionale di certificazione della vite (SNCV) e’
costituito dall’Unita’ nazionale di coordinamento (UNC), di seguito
denominata Unita’ di coordinamento, dalla Segreteria operativa (SO)
dell’Unita’ di coordinamento, di seguito denominata Segreteria
operativa, dalla competente struttura del Ministero e dalle
competenti strutture delle Regioni e delle Province autonome di
Trento e Bolzano, di seguito denominate Regioni.

Art. 4.
Unita’ di coordinamento
Segreteria operativa e compiti
1. Per l’assolvimento dei compiti previsti dal presente decreto
sono istituite, presso il Ministero l’Unita’ di coordinamento e la
Segreteria operativa dell’Unita’ di coordinamento.
2. L’Unita’ di coordinamento e’ composta da:
a) un rappresentante del Ministero con funzioni di Presidente;
b) un rappresentante dell’Istituto Sperimentale per la
Viticoltura di Conegliano (Treviso);
c) un rappresentante per Regione, nominato dalla rispettiva
Regione;
d) due rappresentanti designati dalle Associazioni vivaistiche
viticole di maggior rilievo;
e) un rappresentante designato dai costitutori viticoli;
f) un rappresentante del Servizio fitosanitario nazionale.
Per ciascun membro deve essere designato anche un sostituto.
3. La Segreteria operativa e’ costituita da:
a) un componente dell’Unita’ di coordinamento scelto tra i
rappresentanti delle Regioni e individuato dall’Unita’ di
coordinamento medesima,
b) un funzionario dell’Istituto sperimentale per la viticoltura
di Conegliano;
c) un funzionario del Ministero.
4. La Segreteria operativa ha il compito di supportare l’attivita’
dell’Unita’ di coordinamento.
5. L’Unita’ di coordinamento, a supporto dell’attivita’ di
certificazione del materiale di moltiplicazione della vite, provvede
a:
a) esprimere pareri in merito alle problematiche nazionali e
comunitarie di carattere tecnico e normativo relative alla
produzione, commercializzazione e certificazione dei materiali di
moltiplicazione della vite;
b) fornire indicazioni sulle modalita’ di applicazione delle
direttive e delle decisioni adottate a livello comunitario in merito
alla materia disciplinata dal presente decreto;
c) predispone protocolli operativi per l’esecuzione dei controlli
di cui ai successivi articoli 11 e 12;
d) assicurare il collegamento con il Servizio fitosanitario
nazionale;
e) proporre l’importo delle tariffe unitarie dovute dai vivaisti
per le operazioni di controllo e certificazione e le relative
modalita’;
f) indicare le scadenze entro le quali le Regioni devono inviare
i dati contenuti nelle denunce annualmente presentate dai vivaisti;
g) eseguire, su incarico del Ministero, verifiche ispettive sulla
corretta applicazione del presente decreto.
6. L’Unita’ di coordinamento adotta un regolamento per disciplinare
lo svolgimento della propria attivita’.

Art. 5.
Competenze del Ministero
1. Il Ministero provvede:
a) a recepire con proprio decreto, acquisito il parere
dell’Unita’ di coordinamento, le misure adottate in sede comunitaria
in applicazione delle procedure di cui all’art. 17 della direttiva
68/193/CEE, cosi’ come modificata dalla direttiva 2002/11/CE;
b) ad assicurare il coordinamento nazionale nella materia oggetto
del presente decreto, ai fini della tutela della qualita’ dei
materiali di moltiplicazione, sulla base delle indicazioni fornite
dall’Unita’ di coordinamento;
c) ad organizzare incontri ed attivita’ d’informazione,
formazione e coordinamento a livello nazionale, sentita l’Unita’ di
coordinamento;
d) a controllare e certificare i materiali di moltiplicazione di
categoria iniziale e di base;
e) a conservare ed aggiornare il Registro nazionale delle
varieta’;
f) a raccogliere, elaborare e mettere a disposizione del
personale incaricato della vigilanza, di cui ai successivi
articoli 11, 12 e 13, i dati delle denunce di cui all’art. 7;
g) a produrre statistiche e studi sul settore vivaistico e
viticolo.
2. Per le attivita’ di cui alle lettere c), d). e), f), e g) il
Ministero si avvale dell’Istituto, il quale per l’attivita’ di cui
alla lettera d) puo’ operare in collaborazione con le Regioni.

Art. 6.
Competenze delle Regioni
1. Alle Regioni compete:
a) il controllo e la certificazione sulle colture e sul materiale
di moltiplicazione della vite di categoria certificato ed il
controllo ufficiale sulle colture e sul materiale di moltiplicazione
di categoria standard;
b) l’applicazione del presente decreto sul territorio di propria
competenza.

Art. 7.
Denuncia di produzione di materiali di moltiplicazione
1. Possono produrre piante di vite o loro materiali di
moltiplicazione solo le ditte registrate ai sensi del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 536. A tal fine devono presentare
domanda al servizio fitosanitario regionale competente per territorio
ove ha sede il centro aziendale. Qualora la ditta abbia centri
aziendali ubicati in piu’ regioni deve inoltrare domanda anche ai
servizi fitosanitari competenti per territorio ove hanno sede i vari
centri aziendali. Nel caso che l’attivita’ svolta non contempli un
centro aziendale, ma solo campi di produzione o depositi, e’
sufficiente inviare ai servizi fitosanitari competenti copia della
domanda di autorizzazione nonche’ del certificato di iscrizione al
registro ufficiale dei produttori relativo al centro aziendale a cui
fa capo il campo di produzione o il deposito.
2. Le ditte che intendono produrre piante di vite o loro materiali
di moltiplicazione sono tenute a denunciare, nei modi e nei termini
stabiliti nel presente decreto, le colture istituite per la
produzione di detti materiali, la consistenza dei materiali ottenuti
e la provenienza di quelli di cui hanno comunque acquisito la
disponibilita’, nonche’ le relative variazioni.
3. Le ditte interessate sono tenute al pagamento delle tariffe
fissate per il controllo ufficiale e la certificazione, conformemente
a quanto stabilito dal presente decreto.

Art. 8.
Condizioni di coltivazione
1. I materiali di moltiplicazione durante la fase di coltivazione,
nonche’ durante la raccolta, il condizionamento, l’immagazzinamento,
il trasporto e la coltivazione devono essere tenuti in lotti separati
e identificati secondo le varieta’ e, eventualmente, per i materiali
di moltiplicazione iniziali, i materiali di moltiplicazione di base
ed i materiali di moltiplicazione certificati, secondo il clone.

Art. 9.
Condizioni per l’immissione in commercio
1. I materiali di moltiplicazione possono essere commercializzati
solo se certificati come «materiali di moltiplicazione iniziali»,
«materiali di moltiplicazione di base», «materiali di moltiplicazione
certificati» o ufficialmente controllati nel caso dei «materiali di
moltiplicazione standard» e se rispondono alle condizioni
dell’allegato II. Non e’ consentita la commercializzazione di
materiali di moltiplicazione di categoria standard delle varieta’
portinnesto.
2. I materiali di moltiplicazione commercializzati ai sensi del
presente provvedimento possono essere sottoposti solamente alle
restrizioni di commercializzazione previste dal presente decreto per
quanto riguarda le caratteristiche dei materiali, le disposizioni
relative ai controlli, l’etichetta ed il sistema di chiusura.
3. I materiali di moltiplicazione delle varieta’ ed eventualmente
dei doni che sono stati ammessi ufficialmente, in uno degli Stati
membri, alla certificazione e al controllo dei materiali di
moltiplicazione standard ai sensi della Direttiva 2002/1 1/CE, non
sono soggetti a restrizioni di commercializzazione per quanto
concerne la varieta’ e, se del caso, il clone.
4. I materiali di moltiplicazione non possono essere
commercializzati se non in lotti sufficientemente omogenei,
confezionati in imballaggi o mazzi chiusi ufficialmente o sotto
controllo ufficiale in modo che ciascun mazzo o imballaggio non si
possa aprire senza deteriorare il sistema di chiusura e la integrita’
della etichetta ufficiale assicurata allo stesso sistema di chiusura.
E’ possibile procedere a una o piu’ nuove chiusure soltanto
ufficialmente o sotto controllo ufficiale delle strutture competenti.
Il condizionamento dei predetti materiali va effettuato in
conformita’ delle prescrizioni di cui all’allegato III.
5. Gli imballaggi ed i mazzi contenenti materiali di
moltiplicazione devono essere muniti all’esterno, a cura della ditta
responsabile dell’immissione in commercio, di una etichetta ufficiale
contenente le indicazioni di cui all’allegato IV. Tale etichetta, da
redigersi in una delle lingue ufficiali della Comunita’ economica
europea, va fissata mediante il sistema di chiusura. Il colore
dell’etichetta e’ bianco con un tratto diagonale violetto per i
materiali di moltiplicazione iniziali, bianco per i materiali di
moltiplicazione di base, azzurro per i materiali certificati, giallo
scuro per quelli standard e marrone per i materiali di
moltiplicazione di una categoria soggetta a requisiti ridotti.
L’etichetta viene rilasciata dall’organismo di controllo,
direttamente o sotto la sua responsabilita’, per la
commercializzazione dei materiali di moltiplicazione che rispondono
alle norme del presente decreto.
6. Puo’ essere autorizzata la commercializzazione di diversi
imballaggi o mazzi di barbatelle innestate o di barbatelle franche
che abbiano le stesse caratteristiche, contrassegnati da una sola
etichetta conforme all’allegato IV. In tal caso, gli imballaggi o i
mazzi sono legati insieme in modo che all’atto della separazione il
legaccio sia deteriorato e non possa essere riutilizzato. L’etichetta
e’ fissata mediante tale legaccio. Non e’ autorizzata una nuova
chiusura.
7. L’etichetta ufficiale puo’ includere altresi’ tutte le
informazioni relative ai documenti di accompagnamento fitosanitari,
di cui alla direttiva 92/105/CEE della Commissione che stabilisce
un’informazione dei passaporti delle piante. Detta etichetta deve
essere conservata dal destinatario dei materiali di moltiplicazione
vegetativa della vite per almeno un anno e deve essere tenuta a
disposizione del servizio ufficiale di controllo.
8. Le ditte di cui all’art. 8 possono immettere in commercio i
materiali di moltiplicazione prodotti da altre ditte autorizzate sia
negli involucri e nelle confezioni originali, sia in proprie
confezioni conformi a quelle prescritte dal presente decreto. La
confezione, la riconfezione e l’etichettatura di essi sono soggetti
alla vigilanza degli organi ufficiali incaricati del controllo.
9. A seguito dei controlli documentali e di campo viene rilasciata
l’autorizzazione alla stampa delle etichette ufficiali o, nel caso di
viti madri, l’autorizzazione al prelievo di materiali di
moltiplicazione dagli impianti di viti madri. Dette autorizzazioni
costituiscono l’atto formale di certificazione dei materiali di
moltiplicazione dei materiali di categoria iniziale, base,
certificato e di controllo ufficiale dei materiali di categoria
standard.
10. La certificazione effettuata in conformita’ di quanto stalilito
nei precedenti punti non esclude la responsabilita’ della ditta circa
la rispondenza del prodotto alle qualita’ dichiarate.
11. I materiali di moltiplicazione prodotti nei Paesi membri e
provenienti da materiali di moltiplicazione di base certificati in
Italia possono essere a loro volta certificati in Italia, e quindi
commercializzati, se sono stati assoggettati, sui campi di produzione
dei Paesi membri, ad un esame ufficiale da parte del servizio di
controllo, da cui risulta che la coltura soddisfa alle condizioni
previste nell’allegato I del presente decreto e se e’ stata
constatata, all’atto dell’esame ufficiale, la rispondenza alle
condizioni previste nell’allegato II del presente decreto.

Art. 10.
Registro delle varieta’
1. E’ istituito presso il Ministero, il Registro nazionale delle
varieta’ di viti il cui materiale di moltiplicazione e’ ammesso al
controllo ufficiale ed alla certificazione. Tale catalogo puo’ essere
consultato da ognuno e determina le principali caratteristiche
morfologiche e fisiologiche che consentono di distinguere fra di loro
le varieta’.
2. L’iscrizione e’ disposta a domanda o d’ufficio dal Ministero
quando, a seguito di esami ufficiali od ufficialmente controllati,
effettuati particolarmente in coltura, risulti che la varieta’ e’
sufficientemente omogenea e stabile. L’iscrizione e’ revocata quando
venga meno una delle condizioni richieste per l’iscrizione stessa.
Una varieta’ si considera distinta quando e’ chiaramente
distinguibile, mediante l’espressione dei caratteri risultanti da un
particolare genotipo o combinazione di genotipi, da qualsiasi altra
varieta’ la cui esistenza e’ notoriamente conosciuta nella Comunita’.
Una varieta’ si considera conosciuta nella Comunita’ se, al momento
in cui la domanda di ammissione e’ debitamente presentata, e’
contenuta nel catalogo dello Stato membro in causa o di un altro
Stato membro, o e’ oggetto di una domanda di ammissione nello Stato
membro in causa o in un altro Stato membro, a meno che le condizioni
precedentemente indicate non siano piu’ soddisfatte in tutti gli
Stati membri interessati prima della decisione in merito alla domanda
di ammissione della varieta’ da valutare. Una varieta’ si considera
stabile se l’espressione dei caratteri compresi nell’esame della
distinzione nonche’ di qualsiasi altro carattere utilizzato per la
descrizione della varieta’ rimane invariata dopo ripetute
moltiplicazioni. Una varieta’ si considera omogenea se, fatte salve
le variazioni che possono derivare dalle particolarita’ della sua
moltiplicazione, e’ sufficientemente omogenea nell’espressione dei
caratteri compresi nell’esame della distinzione, nonche’ di qualsiasi
altro carattere utilizzato per la descrizione della varieta’.
3. Il Catalogo riporta anche i cloni di varieta’ di viti
selezionati in base alla normativa vigente.
4. Qualsiasi domanda o ritiro di domanda di ammissione di una
varieta’, qualsiasi iscrizione nel catalogo delle varieta’ e le
relative modifiche di quest’ultimo vengono immediatamente notificati
dal Ministero agli altri Stati membri e alla Commissione.
5. Se e’ noto che i materiali di moltiplicazione di una determinata
varieta’ sono commercializzati in un altro Stato sotto una
denominazione diversa, quest’ultima deve figurare in Catalogo. Le
varieta’ e i cloni provenienti da altri Stati membri sono soggetti,
in particolare per quanto riguarda la procedura di ammissione al
Catalogo, alle stesse condizioni applicate alle varieta’ e ai cloni
nazionali.
6. Fatto salvo il regolamento 1493/1999/CE del Consiglio, del
17 maggio 1999, relativo all’organizzazione comune del mercato
vitivinicolo, per quanto riguarda le norme relative alla
classificazione delle varieta’ di vite, le varieta’ che sono state
ammesse nei cataloghi degli altri Stati membri sono ammesse alla
certificazione e al controllo dei materiali di moltiplicazione
standard e sono ammessi alla certificazione i cloni che sono stati
ammessi alla certificazione in un altro Stato membro.
7. Le varieta’ ammesse nel catalogo e i cloni ammessi sono
mantenuti rispettivamente dal Ministero e dal proponente
l’omologazione del clone, secondo metodi di selezione conservatrice.
La selezione conservatrice deve poter essere sempre controllata
mediante registrazioni effettuate dal responsabile o dai responsabili
del mantenimento della varieta’ o del clone. Possono essere richiesti
campioni al responsabile del mantenimento della varieta’ o del clone.
Se necessario, tali campioni possono essere prelevati ufficialmente.
8. Il Ministero presta l’assistenza amministrativa allo Stato
membro interessato per quanto concerne il controllo delle selezioni
conservatrici effettuate in territorio nazionale di varieta’ o cloni
ammessi in detto Stato membro.

Art. 11.
Controlli sui materiali iniziali e di base
1. Le operazioni di controllo sono affidate a personale
preventivamente autorizzato dal Ministero.
2. Il controllo si esercita sulle colture in campo, durante la
raccolta, manipolazione, commercializzazione e confezione dei
materiali di moltiplicazione, nonche’ mediante prove colturali che si
eseguono a mezzo di allevamento di campioni.
3. Le spese per le attivita’ previste dal presente articolo sono
coperte dalle tariffe, di cui al precedente art. 7, comma 3, versate
direttamente all’Istituto dai soggetti interessati.

Art. 12.
Controllo dei materiali di moltiplicazione
di categoria certificato e standard
1. Le operazioni di controllo e vigilanza devono essere affidate a
personale qualificato, preventivamente autorizzato dalle Regioni ed i
cui nominativi sono stati comunicati al Ministero.
2. Il controllo si esercita sulle colture in campo, durante la
raccolta, manipolazione, commercializzazione e confezione dei
materiali di moltiplicazione, nonche’ mediante prove colturali che si
eseguono a mezzo di allevamento di campioni.
3. Le spese per le attivita’ previste dal presente articolo sono
coperte dalle tariffe, di cui al precedente art. 7, comma 3, versate
direttamente alle Regioni dai soggetti interessati.

Art. 13.
Vigilanza
1. La vigilanza sull’applicazione del presente decreto e’ affidata
al Ministero ed alle Regioni secondo le rispettive competenze.

Art. 14.
Norme transitorie
1. Le norme tecniche, attualmente vigenti, per la produzione di
materiale di moltiplicazione di cui agli allegati restano in vigore
fino al momento della revisione comunitaria che sara’ attuata
mediante appositi decreti ministeriali.
2. Per il controllo e la certificazione dei materiali di
moltiplicazione restano in vigore le tariffe vigenti, fino al momento
dell’adozione di quelle nuove da parte del Ministero.
Il presente decreto e’ inviato all’organo di controllo per la
registrazione ed e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 8 febbraio 2005
Il Ministro: Alemanno

Registrato alla Corte dei conti il 7 marzo 2005
Ufficio controllo atti Ministeri delle attivita’ produttive,
registro n. 1 foglio n. 209

Allegato I

CONDIZIONI RELATIVE ALLA COLTURA
Parte I – Condizioni generali
1. La coltura deve presentare identita’ e purezza della varieta’.
2. Lo stato colturale del campo di produzione e lo stato di
sviluppo della coltura devono consentire un controllo sufficiente
dell’identita’ e della purezza della varieta’.
3. Deve esistere la massima garanzia possibile che il suolo non
e’ stato infettato da organismi nocivi, o loro vettori, in
particolare nematodi, che trasportano le malattie da virus, al
momento in cui sono piantati i vivai di viti e viti-madri destinati
alla produzione di materiali di moltiplicazione di base e di
materiali di moltiplicazione certificati.
4. La presenza di organismi nocivi che riducono il valore di
utilizzazione dei materiali di moltiplicazione e’ tollerata solo
entra limiti il piu’ possibile ridotti.
5. Nelle colture destinate alla produzione dei materiali di
moltiplicazione di base, le malattie da virus nocivi, in particolare
il raccorciamento degli internodi e l’accartocciamento, devono essere
eliminate. Le colture destinate alla produzione dei materiali di
moltiplicazione delle altre categorie sono mantenute esenti da piante
che presentino sintomi da malattie da virus.
6. La proporzione dei ceppi mandanti dovuti ad organismi nocivi
non deve superare:
6.1. 5% nei vigneti di viti-madri destinate alla produzione di
materiali di moltiplicazione certificati e
6.2. 10% nei vigneti di viti-madri destinate alla produzione di
materiali di moltiplicazione standard.
7. Se la mancanza di ceppi e’ dovuta a motivi diversi da quelli
fitosanitari e se la proporzione di ceppi mancanti supera le
percentuali precitate questi motivi devono figurare nel fascicolo di
certificazione.
8. Ogni anno si procede ad almeno un’ispezione in campo; in caso
di contestazione, che puo’ essere composta senza pregiudicare la
qualita’ del materiale di moltiplicazione, ha luogo una seconda
ispezione in campo.
Parte II – Condizioni particolari
1. I vivai non devono essere collocati all’interno o ad alcuni
metri da un vigneto da frutto.
2. Le parti di piante di vite utilizzate per la produzione delle
barbatelle franche e delle barbatelle innestate devono provenire da
viti-madri che sono state considerate conformi al momento dei
controllo.

Allegato II

CONDIZIONI RELATIVE AI MATERIALI DI MOLTIPLICAZIONE
Parte I – Condizioni generali
1. I materiali di moltiplicazione devono possedere l’identita’ e
la purezza della varieta’; e’ ammessa una tolleranza dell’1 %
all’atto della commercializzazione dei materiali di moltiplicazione
standard.
2. Purezza tecnica minima: 96%.
Sono considerati tecnicamente impuri
2.1. materiali di moltiplicazione che risultano disseccati
totalmente o in parte anche quando sono stati immersi nell’acqua dopo
il loro disseccamento;
2.2. i materiali di moltiplicazione avariati, contorti o con
lesioni, in particolare danneggiati dalla grandine o dal gelo,
schiacciati o rotti.
3. La presenza di organismi nocivi che riducono il valore di
utilizzazione dei materiali di moltiplicazione e’ tollerata nel
limite piu’ ridotto possibile.
Parte II – Condizioni particolari
1. Barbatelle Innestate:
1.1. Le barbatelle innestate provenienti da combinazioni di
materiali di moltiplicazione di base innestati su materiali di
moltiplicazione di’ base, nonche’ di materiali di base innestati su
materiali certificati, sono classificate nella categoria materiali di
moltiplicazione di base. Le barbatelle innestate provenienti da
combinazioni di materiali di moltiplicazione certificati innestati su
materiali di base, nonche’ di materiali di moltiplicazione
certificati innestati su materiali di moltiplicazione certificati,
sono classificate nella categoria materiali di moltiplicazione
certificati. Tutte le altre combinazioni sono classificate come
materiali di moltiplicazione standard.
2. Parti di piante di vite:
2.1. I sarmenti devono essere giunti ad un sufficiente stato di
maturita’ del legno. Il rapporto «legno-midollo» deve essere normale
per la varieta’.
Parte III – Calibrazione
A. Talee di portinnesto, talee da vivaio e nesti:
a) Diametro
Si tratta dei diametro maggiore della sezione piu’ piccola.
1. Talee di portinnesto e nesti:
1.1. diametro all’estremita’ piu’ piccola:
1.1.1. per le vitis rupestris e suoi incroci con vitis vinifera,
da 6 a 12 mm;
1.1.2. per le altre varieta’, da 6,5 e 12 m; la percentuale dei
sarmenti aventi un diametro inferiore o uguale a 7 mm per vitis
rupestris e suoi incroci con vitis vinifera e inferiore o uguale a
7,5 mm per lo altre varieta’, non deve superare il 25% dei lotto;
1.2. diametro massimo all’estremita’ piu’ grossa, 14 mm, salvo
che si tratti di marze (nesti) per innesto sul luogo.
Il taglio e’ effettuato a 2 cm come minimo dalla base della gemma
inferiore.
2. Talee da vivaio:
2.1. diametro minimo all’estremita’ piu’ piccola: 3,5 mm.
b) Lunghezza
1. Talee di portinnesto: lunghezza minima: cm. 40 dalla base del
nodo inferiore tenuto conto del meritallo superiore;
2. Talee di vivaio: lunghezza minima cm. 55 dalla base del nodo
inferiore tenuto conto del meritallo superiore;
3. Nesti:
3.1. allorche’ vi sono 5 gemme utilizzabili, lunghezza minima
cm. 50 dalla base del nodo inferiore tenuto conto dei meritallo
superiore
3.2. allorche’ vi e’ una gemma utilizzabile, lunghezza minima
cm. 6,5; il taglio e’ effettuato a una distanza minima dalla gemma di
3.2.1. cm. 1,5 al di sopra della gemma
3.2.2. cm. 5,0 al di sotto della gemma.
B. Barbatelle franche:
a) Diametro
Il diametro misurato al centro del meritallo, sotto la cacciata
superiore e secondo il grande asse, e’ per lo meno uguale a 5 mm.
b) Lunghezza
La distanza dal punto inferiore di inserzione delle radici alla
giuntura della cacciata superiore e’ per lo meno uguale:
1. per i portinnesti, a cm 30;
2. per le altre barbatelle franche, a cm 22.
c) Radici
ogni pianta deve avere per lo meno tre radici bene sviluppate e
opportunamente ripartite. Tuttavia, la varieta’ 420 A puo’ avere
soltanto due radici bene sviluppate, purche’ esse siano opposte.
C. Barbatelle innestate:
a) Il ramo dell’annata dove avere per lo meno cm 20 di
lunghezza;
b) radici: ogni pianta deve avere almeno tre radici bene
sviluppate e opportunamente ripartite. Tuttavia, la varieta’ 420 A
puo’ avere soltanto due radici bene sviluppate purche’ esse siano
opposte.
c) saldatura: ogni pianta deve presentare una innestatura
sufficiente, regolare e solida.

Allegato III

—-> vedere allegato a pag. 14 della G.U. in formato zip/pdf

Allegato IV
ETICHETTA
A. Indicazioni prescritte
a)
1. «Norme CEE»;
2. Nome e indirizzo della persona responsabile della chiusura
o suo numero di identificazione;
3. Servizio di certificazione o di controllo e Stato membro;
4. Numero e riferimento del lotto;
5. Varieta’ e, eventualmente, il clone delle barbatelle
innestate, per quanto riguarda i portinnestii e i nesti;
6. Categoria;
7. Paese di produzione;
8. Quantita’;
b) Per i materiali di moltiplicazione «barbatelle franche» e
«Barbatelle innestate» le indicazioni di cui alla lettera a), punti
1., 2., 5.. 6. e 7. sono sufficienti;
B. Indicazioni supplementari ammesse per i materiali di
moltiplicazione delle Categorie di «base» e «certificati». «I
materiali di moltiplicazione di base, i materiali di una fase
vegetativa anteriore ad essa, sono stati controllati e sono stati
riconosciuti esenti da …. …. (malattie da virus) in base
….(metodo di esame)».
Queste indicazioni, con gli estremi dell’autorizzazione (n.
………. del …………………………. sono autorizzate dal
Ministero delle politiche agricole e forestali; possono riferirsi a
tutti i materiali delle categorie di «base» o «certificati» per
quanto concerne l’accartocciamento fogliare, il complesso
dell’arricciamento, il legno riccio, la necrosi delle nervature, il
mosaico delle nervature ed il Corky bark e, per i portinnesti, a
titolo supplementare, la marezzatura. Le prove devono essere
ufficialmente riconosciute dal Ministero delle politiche agricole e
forestali, sentito il Comitato ministeriale vite, e debbono essere
state effettuate per un periodo di almeno tre anni da un organismo
idoneo e ufficialmente autorizzato.
Il Ministro delle politiche agricole e forestali Indichera’, con
propri decreti, gli organismi idonei all’effettuazione dei metodi di
esame.
Possono essere applicati:
a) per tutte le malattie da virus; i metodi che prevedono saggi
biologici con piante di vite;
b) per il complesso dell’arricciamento oltre ai metodi
precedenti, i metodi con piante erbacee, nonche’ il metodo
sierologico.
C. Dimensioni minime
a) 110 mm x 67 mm – per le talee di portinnesto, i nesti e le
talee di vivaio;
b) 80 mm x 70 mm – per le barbatelle franche e le barbatelle
innestate.

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

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