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MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO - DECRETO 6 novembre 2003, n.367: Regolamento concernente la fissazione di standard di qualita' nell'ambiente acquatico per le sostanze pericolose, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152. (GU n. 5 del 8-1-2004)

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

DECRETO 6
novembre 2003, n.367

Regolamento concernente la fissazione di
standard di qualita’
nell’ambiente acquatico per le sostanze
pericolose, ai sensi
dell’articolo 3, comma 4, del decreto
legislativo 11 maggio 1999, n.
152.

IL MINISTRO
DELL’AMBIENTE
E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

di concerto con
IL MINISTRO
DELLA SALUTE

Vista la direttiva 76/464/CEE del 4 maggio 1976
concernente
l’inquinamento provocato da sostanze pericolose
scaricate
nell’ambiente idrico della Comunita’ europea e, in
particolare,
l’articolo 7 che obbliga gli Stati membri a stabilire
programmi per
ridurre ed eliminare l’inquinamento delle acque
provocato da certe
sostanze pericolose con la fissazione degli
obiettivi di qualita’
delle acque;
Vista la direttiva quadro in
materia di tutela delle acque
2000/60/CE del Parlamento e del
Consiglio del 23 ottobre 2000 che
prevede la riduzione e la
graduale eliminazione dell’inquinamento
provocato dallo scarico,
emissioni e rilascio di sostanze
prioritarie;
Vista, in
particolare, la decisione n. 2455/2001/CE del Parlamento
europeo e del
Consiglio del 20 novembre 2001 relativa all’istituzione
di un elenco
di sostanze prioritarie in materia di acque, che
implementa la
direttiva 2000/60/CE;
Tenuto conto che la direttiva 2000/60/CE
dispone che gli standard
di qualita’ ambientale necessari per il
raggiungimento nei corpi
idrici superficiali di un buono stato
chimico siano definiti sulla
base dei criteri di tossicita’ ed
ecotossicita’;
Considerato che il criterio di tossicita’,
finalizzato alla tutela
della salute umana, deve tenere conto non
solo dei rischi derivanti
dal consumo di acqua potabile ma anche
di quelli derivanti dal
trasferimento dei contaminanti attraverso i
processi di bioaccumulo e
di biomagnificazione nella catena
alimentare e che pertanto si rende
necessario fissare standard di
qualita’ idonei a contenere i suddetti
rischi, considerando anche i
requisiti di qualita’ delle acque
destinate al consumo umano;

Visto il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e
sue
modificazioni ed integrazioni, recante disposizioni sulla
tutela
delle acque e recepimento della direttiva 91/271/CEE
concernente il
trattamento delle acque reflue urbane e della
direttiva 91/676/CEE
relativa alla protezione delle acque
dall’inquinamento provocato dai
nitrati provenienti da fonti
agricole;
Visti, in particolare, gli articoli 4 e 5 del decreto
legislativo
n. 152 del 1999 che prevedono il raggiungimento di un
buono stato di
qualita’ ambientale dei corpi idrici e che per
tale obiettivo e’
necessario ottenere un buono stato di qualita’
chimico ed ecologico;
Considerata l’evoluzione della politica
assunta dalla normativa
comunitaria e nazionale in materia di
tutela delle acque volta
inizialmente alla protezione dell’uso
potabile, della balneazione e
del consumo degli organismi
acquatici eduli e successivamente
indirizzata ad un approccio di
tutela integrata che tiene conto come
obiettivo finale della
salvaguardia dell’intero ecosistema acquatico;
Ritenuto di dover
raggiungere uno stato di qualita’ chimico entro
il 2008 tale da
garantire la tutela della salute umana come obiettivo
intermedio
rispetto a quello piu’ avanzato del buono stato chimico da
raggiungere
entro il 2015 per la tutela dell’intero ecosistema
acquatico;

Ritenuto che sia necessario l’applicazione congiunta
delle
disposizioni sanitarie ed ambientali vigenti, al fine di
garantire un
elevato livello di protezione delle acque destinate alla
balneazione
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8
giugno 1982, n.
470;
Considerato che, ai fini della tutela delle
acque, per le sostanze
pericolose individuate a livello comunitario
devono essere fissati
obiettivi in modo uniforme su tutto il
territorio nazionale;
Ritenuto di dover dare esecuzione alla
sentenza della Corte di
giustizia del 1° ottobre 1998 che ha
condannato lo Stato italiano per
non aver adottato i programmi
di riduzione dell’inquinamento
provocato da certe sostanze
pericolose;
Considerata la necessita’ di modificare gli standard
di qualita’
sulla base di progressi scientifici e tecnologici e
tenuto conto
dell’evoluzione normativa a livello comunitario;
Visto
l’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n. 152 del
1999
che prevede la possibilita’ di adottare regolamenti
per
modificare gli allegati al decreto legislativo stesso per
adeguarli a
sopravvenute esigenze o a nuove acquisizioni
scientifiche o
tecnologiche;
Acquisiti i pareri dell’Istituto
superiore di sanita’ (ISS),
dell’Istituto di ricerca sulle acque
del Consiglio nazionale delle
ricerche (CNR-IRSA), dell’Istituto
centrale per la ricerca
scientifica e tecnologica applicata al
mare (ICRAM) e dell’Agenzia
per la protezione dell’ambiente e per i
servizi tecnici (APAT), con
note rispettivamente prot. 29662/TOA
22 del 24 giugno 2003, prot.
88139 SC/16/11 del 27 giugno 2003,
prot. 315403 del 9 giugno 2003 e
prot. 12965 del 20 giugno 2003;

Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano;
Udito
il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla
sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 29
settembre
2003;
Vista la comunicazione alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri,
effettuata con nota del 13 ottobre 2003
UL/2003/7535 ai sensi della
legge 23 agosto 1988, n. 400;

Adotta

il seguente
regolamento:

Art. 1.
1. Ai fini
della tutela delle acque interne superficiali e delle
acque
marino-costiere dall’inquinamento provocato dalle
sostanze
pericolose immesse nell’ambiente idrico da fonti puntuali e
diffuse,
l’allegato A al presente regolamento definisce per le
sostanze
pericolose, individuate a livello comunitario, standard di
qualita’
nella matrice acquosa e, per alcune di esse, standard di
qualita’ nei
sedimenti delle acque marino-costiere, lagunari e
degli stagni
costieri. Gli standard fissati in tabella 1
dell’allegato A sono
finalizzati a garantire a breve termine la
salute umana e a lungo
termine la tutela dell’ecosistema acquatico.

2. Le acque di cui al comma 1 devono essere conformi entro il
31
dicembre 2008 agli standard di cui alla tabella 1, colonna
B,
dell’allegato A al presente regolamento.
3. Le acque di cui al
comma 1 devono essere conformi entro dicembre
2015 agli standard di
cui alla tabella 1, colonna A, dell’allegato A
al presente
regolamento.
4. Le acque a specifica destinazione di cui
all’articolo 6 del
decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152,
devono essere conformi
agli standard di cui ai commi 2 e 3 e per
le acque destinate alla
vita dei molluschi la tabella 1/C
dell’allegato 2 del medesimo
decreto legislativo e’ integrata dalla
tabella 1 dell’allegato A del
presente regolamento.
5. Per i corpi
idrici superficiali di cui al punto 1 dell’allegato
1 del decreto
legislativo n. 152 del 1999 da classificare ai fini
della verifica
del raggiungimento degli obiettivi di cui agli
articoli 4 e
seguenti dello stesso decreto legislativo, la tabella 1
dell’allegato
A al presente regolamento sostituisce dal 1° gennaio
2008 la
tabella 1 dell’allegato 1 del decreto legislativo n. 152 del
1999.

6. Ai fini della classificazione delle acque
marino-costiere,
lagunari e degli stagni costieri le tabelle 17 e 18
dell’allegato 1
del decreto legislativo n. 152 del 1999
sono integrate
rispettivamente dalle tabelle 3 e 4
dell’allegato A al presente
regolamento.
7. Le analisi sui
sedimenti degli ambienti marino-costieri, delle
lagune e degli stagni
costieri sono obbligatorie per i metalli di cui
alla tabella 2 e
per le sostanze organiche con log kow geq 3. La
tabella 2 fissa
standard di riferimento per i sedimenti di ambienti
costieri e
lagunari. I risultati analitici, qualora superiori agli
standard di
cui alla tabella 2, concorrono alla individuazione delle
misure da
intraprendere ai fini della tutela di detti corpi idrici.
8. Dal 1°
gennaio 2021 le concentrazioni delle sostanze individuate
con la
lettera «PP» nell’allegato A al presente regolamento nelle
acque
superficiali devono tendere ai valori del fondo naturale per
le
sostanze presenti in natura e, per le sostanze
sintetiche
antropogeniche, allo zero sulla base anche dei criteri
riportati alla
parte generale relativa alla matrice acquosa,
punti 3 e 4, del
presente regolamento.
9. Qualora venga dimostrato
che i valori riportati nelle tabelle 1
e 2 dell’allegato A al
presente regolamento non possano essere
raggiunti con l’adozione
delle misure individuate sulla base delle
migliori tecniche
disponibili a costi sostenibili, sara’ necessario
indicare da parte
dell’autorita’ competente al controllo i valori di
concentrazione
residui nelle acque e nei sedimenti marino-costieri e
lagunari, che
le misure adottate consentono di raggiungere. Detti
valori di
concentrazione residua devono essere sottoposti, a
cura
dell’autorita’ competente, a successiva valutazione e
convalidati a
seguito di una specifica analisi di rischio sanitario
ed ambientale.
In funzione degli esiti di detta analisi saranno
stabilite le
eventuali limitazioni d’uso.
10. Ai fini del
raggiungimento degli standard di qualita’ di cui ai
commi
precedenti, il punto 1.2 dell’allegato 5 del
decreto
legislativo n. 152 del 1999 e’ modificato dall’allegato
B del
presente regolamento.
11. Per la laguna di Venezia ed il suo
bacino scolante si applicano
le disposizioni della specifica
legislazione vigente in materia,
restando comunque fermo
l’obbligo del rispetto del presente
regolamento in relazione
agli standard piu’ restrittivi, agli
standard fissati per altri
parametri non previsti per la laguna di
Venezia, alle scadenze
temporali ed alle disposizioni relative ai
sedimenti.

Avvertenza:
Il testo delle note qui
pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione
competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi
2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla
promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica
e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato
con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di
facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate
o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati
ii valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui
trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli
estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle
Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:

– La direttiva 76/464/CEE del 4 maggio 1976,

concernente l’inquinamento provocato da certe sostanze

pericolose scaricate nell’ambiente idrico della comunita’

e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. L.129 del

18 maggio 1976. L’art. 7 e’ il seguente:
«Art. 7. – 1.
Per ridurre l’inquinamento delle acque di
cui all’art. 1
provocato dalle sostanze dell’elenco II, gli
Stati membri
stabiliscono programmi per la cui attuazione
ricorreranno in
particolare ai mezzi previsti dai paragrafi
2 e 3.

2. Qualsiasi scarico nelle acque di cui all’art. 1 che

potrebbe contenere una delle sostanze dell’elenco II e’

soggetto ad autorizzazione preventiva, rilasciata

dall’autorita’ competente dello Stato membro interessato,

che ne fissi le norme di emissione. Tali norme vanno

fissate in funzione degli obiettivi di qualita’ stabiliti a

norma del paragrafo 3.
3. I programmi di cui al
paragrafo 1 conterranno
obiettivi di qualita’ per le
acque, stabiliti nel rispetto
delle direttive adottate
dal Consiglio quando esse
esistono.
4. I
programmi potranno anche contenere particolari

disposizioni per la composizione e l’uso di sostanze o

gruppi di sostanze e di prodotti; essi tengono conto dei

piu’ recenti progressi tecnici economicamente realizzabili.

5. I programmi fisseranno le scadenze per la propria

attuazione.
6. I programmi e i risultati della loro
attuazione
verranno comunicati alla commissione in forma
sintetica.
7. La commissione organizza regolarmente con
gli Stati
membri un confronto fra i programmi per
assicurarsi che la
loro realizzazione sia
sufficientemente armonizzata.
Qualora lo ritenga
necessario, la commissione presenta al
Consiglio a tal fine
proposte in materia.».
– La direttiva 2000/60/CE del
parlamento europeo e del
Consiglio del 23 ottobre 2000, che
istituisce un quadro per
l’azione comunitaria in materia
di acque e’ pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. L327 del
22 dicembre 2000.
– La decisione n. 2455/2001/CE del
parlamento europeo
del 20 novembre 2001 relativa alla
istituzione di un elenco
di sostanze prioritarie nel
settore della politica in
materia di acque e che modifica
la direttiva 2000/60/CE e’
pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. L 131 del
15 dicembre 2001.

– Il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152,

recante disposizioni sulla tutela delle acque

dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE

concernente il trattamento delle acque reflue urbane e

della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle

acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti

da fonti agricole e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale

del 29 maggio 1999, n. 124 (S.O.). Gli articoli 4 e 5 sono

i seguenti:
«Art. 4 (Disposizioni generali). – 1. Al
fine della
tutela e del risanamento delle acque
superficiali e
sotterranee, il presente decreto
individua gli obiettivi
minimi di qualita’ ambientale
per i corpi idrici
significativi e gli obiettivi di
qualita’ per specifica
destinazione per i corpi idrici
di cui all’art. 6, da
garantirsi su tutto il territorio
nazionale.
2. L’obiettivo di qualita’ ambientale e’
definito in
funzione della capacita’ dei corpi idrici di
mantenere i
processi naturali di autodepurazione e di
supportare
comunita’ animali e vegetali ampie e ben
diversificate.
3. L’obiettivo di qualita’ per
specifica destinazione
individua lo stato dei corpi
idrici idoneo a una
particolare utilizzazione da parte
dell’uomo, alla vita dei
pesci e dei molluschi.

4. In attuazione del presente decreto sono adottate,

mediante il piano di tutela delle acque di cui all’art. 44,

misure atte a conseguire i seguenti obiettivi entro il

31 dicembre 2016:
a) sia mantenuto o raggiunto per
i corpi idrici
significativi superficiali e sotterranei
l’obiettivo di
qualita’ ambientale corrispondente allo
stato di «buono»
come definito nell’Allegato 1;

b) sia mantenuto, ove gia’ esistente, lo stato di

qualita’ ambientale «elevato» come definito nell’Allegato

1;
c) siano mantenuti o raggiunti altresi’ per i
corpi
idrici a specifica destinazione di cui all’art.
6 gli
obiettivi di qualita’, per specifica destinazione
di cui
all’allegato 2, salvo i termini di adempimento
previsti
dalla normativa previgente.
5.
Qualora per un corpo idrico siano designati
obiettivi
di qualita’ ambientale e per specifica

destinazione che prevedono per gli stessi parametri valori

limite diversi, devono essere rispettati quelli piu’

cautelativi; quando i limiti piu’ cautelativi si

riferiscono al conseguimento dell’obiettivo di qualita’

ambientale, il rispetto degli stessi decorre dal

31 dicembre 2016.
6. Il piano di tutela provvede al
coordinamento degli
obiettivi di qualita’ ambientale con i
diversi obiettivi di
qualita’ per specifica destinazione.

7. Le regioni possono altresi’ definire obiettivi di

qualita’ ambientale piu’ elevati, nonche’ individuare

ulteriori destinazioni dei corpi idrici e relativi

obiettivi di qualita».
«Art. 5 (Individuazione e
perseguimento dell’obiettivo
di qualita’ ambientale). –
1. Entro il 30 aprile 2003,
sulla base dei dati gia’
acquisiti e dei risultati del
primo rilevamento effettuato
ai sensi degli articoli 42 e
43, le regioni identificano
per ciascun corpo idrico
significativo, o parte di
esso, la classe di qualita’
corrispondente ad una di
quelle indicate nell’allegato 1.
2. In relazione alla
classificazione di cui al comma 1,
le regioni stabiliscono
e adottano le misure necessarie al
raggiungimento o al
mantenimento degli obiettivi di
qualita’ ambientale di
cui all’art. 4, comma 4, lettere a)
e b), tenendo conto
del carico massimo ammissibile ove
fissato sulla base
delle indicazioni dell’autorita’ di
bacino di rilievo
nazionale e interregionale per i corpi
idrici
sovraregionali, assicurando in ogni caso per tutti i
corpi
idrici l’adozione di misure atte ad impedire un

ulteriore degrado.
3. Al fine di assicurare entro il
31 dicembre 2016 il
raggiungimento dell’obiettivo di
qualita’ ambientale
corrispondente allo stato “buono”,
entro il 31 dicembre
2008 ogni corpo idrico superficiale
classificato o tratto
di esso deve conseguire almeno i
requisiti dello stato
“sufficiente” di cui all’allegato 1.

4. Le regioni possono motivatamente stabilire termini

diversi per i corpi idrici che presentano condizioni tali

da non consentire il raggiungimento dello stato “buono”

entro il 31 dicembre 2016.
5. Le regioni possono
motivatamente stabilire obiettivi
di qualita’ ambientale
meno rigorosi per taluni corpi
idrici, qualora
ricorra almeno una delle seguenti
condizioni:

a) il corpo idrico ha subito gravi ripercussioni in

conseguenza dell’attivita’ umana che rendono manifestamente

impossibile o economicamente insostenibile un significativo

miglioramento dello stato qualitativo;
b) il
raggiungimento dell’obiettivo di qualita’
previsto non
e’ perseguibile a causa della natura
litologica
ovvero geomorfologica del bacino di
appartenenza;

c) l’esistenza di circostanze impreviste o

eccezionali, quali alluvioni e siccita’.
6.
Quando ricorrono le condizioni di cui al comma 5, la

definizione di obiettivi meno rigorosi e’ consentita

purche’ i medesimi non comportino l’ulteriore

deterioramento dello stato del corpo idrico e fatto salvo

il caso di cui al comma 5, lettera b), non sia pregiudicato

il raggiungimento degli obiettivi fissati dal presente

decreto in altri corpi idrici all’interno dello stesso

bacino idrografico.
7. Nei casi previsti dai commi 4 e
5, i piani di tutela
devono comprendere le misure volte
alla tutela del corpo
idrico ivi compresi i
provvedimenti integrativi o
restrittivi della disciplina
degli scarichi ovvero degli
usi delle acque. I tempi e
gli obiettivi, nonche’ le
relative misure, sono rivisti
almeno ogni sei anni ed ogni
eventuale modifica deve essere
inserita come aggiornamento
del piano.».
– Il
decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno
1982, n.
470, recante «Attuazione della direttiva (CEE) n.
76/160
relatiuva alla qualita’ delle acque di balneazione»,
e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 luglio 1982, n.

203.
– L’art. 3, comma 4 del citato decreto
legislativo n.
152 del 1999, e sue modifiche ed
integrazioni e’ il
seguente:
«4. Le
prescrizioni tecniche necessarie all’attuazione
del
presente decreto sono stabilite negli allegati al

decreto stesso e con uno o piu’ regolamenti adottati ai

sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.

400, previa intesa con la Conferenza permanente per i

rapporti tra lo Stato, le regioni e le provincie autonome

di Trento e di Bolzano; attraverso i medesimi regolamenti

possono altresi’ essere modificati gli allegati al presente

decreto per adeguarli a sopravvenute esigenze o a nuove

acquisizioni scientifiche o teonologiche».
Note all’art. 1:

– L’art. 6 del citato decreto legislativo n. 152 del

1999 e sue modifiche ed integrazioni e’ il seguente:

«Art. 6 (Obiettivo di qualita’ per specifica

destinazione). – 1. Sono acque a specifica destinazione

funzionale:
a) le acque dolci superficiali
destinate alla
produzione di acqua potabile;

b) le acque destinate alla balneazione;
c) le acque
dolci che richiedono protezione e
miglioramento per
essere idonee alla vita dei pesci;
d) le acque
destinate alla vita dei molluschi.
2. Fermo restando
quanto disposto dall’art. 4, commi 4
e 5, per le acque
indicate al comma 1, e’ perseguito, per
ciascun uso,
l’obiettivo di qualita’ per specifica
destinazione
stabilito nell’allegato 2, fatta eccezione per
le acque di
balneazione.
3. Le regioni al fine di un costante
miglioramento
dell’ambiente idrico stabiliscono programmi
che vengono
recepiti nel piano di tutela, per
mantenere, ovvero
adeguare, la qualita’ delle acque di
cui al comma 1
all’obiettivo di qualita’ per
specifica destinazione.
Relativamente alle acque di cui
al comma 1, le regioni
predispongono apposito elenco che
provvedono ad aggiornare
periodicamente».

La tabella 1/C dell’allegato 2 del decreto

legislativo n. 152 del 1999 e’ la seguente:

—-> vedere
tabelle da pag. 26 a pag. 27 della G.U. vedere tabelle a pag. 27
della G.U. vedere tabella a pag. 27 della G.U.in formato
zip/pdf

Allegato A

(articoli 1 e 3)

PARTE GENERALE
1 .
Ai sensi del punto 3.2.2.2. dell’allegato 1 del
decreto
legislativo n. 152 del 1999 nelle acque il
monitoraggio delle
sostanze di cui al presente regolamento deve
essere eseguito con
frequenza mensile fino al raggiungimento
dell’obiettivo di qualita’.
Raggiunto tale obiettivo, la frequenza
di monitoraggio deve essere
obbligatoriamente mensile per le sostanze
indicate con la lettera P,
mentre per tutte le altre sostanze il
monitoraggio puo’ essere
eseguito con cadenza almeno
trimestrale. La frequenza di
campionamento puo’ essere
ulteriormente modificata sulla base di
relazioni
tecnico-scientifiche che giustificano intervalli piu’
lunghi e
qualora la presenza delle sostanze non sia mai stata
rilevata
nell’arco dell’anno di monitoraggio.
In particolare, per le
acque superficiali destinate alla
produzione di acqua potabile la
frequenza di monitoraggio a partire
dal 1° gennaio 2008 deve tenere
conto almeno dello schema di seguito
riportato:

Comunita’
servita Frequenza
< 10.000 4 volte l'anno da 10.000 a 30.000 8 volte l'anno >
30.000 12 volte l’anno

La scelta delle stazioni di
campionamento deve essere effettuata
secondo le modalita’ di cui
al punto 3.2.2.1 dell’allegato 1 del
decreto legislativo n. 152 del
1999.
Relativamente alle acque fluviali i campionamenti
effettuati in
condizioni di variazione molto significative di
portata rispetto a
quelle di deflusso medio, andranno valutati caso
per caso.
L’indagine analitica deve essere eseguita sul campione
disciolto.
Qualora venga utilizzata altra metodologia, il risultato
analitico
ottenuto deve comunque essere riferito al campione
disciolto. Il
risultato deve essere sempre espresso indicando lo
stesso numero di
decimali usato nella formulazione dello standard o
criterio di cui
alle tabelle 1 e 2 del presente regolamento.
Sui
sedimenti il monitoraggio delle sostanze effettuato ai sensi
dell’art.
1, comma 3, deve essere effettuato almeno con frequenza
semestrale
fino al raggiungimento delle concentrazioni individuate. I
campioni
da analizzare devono essere prelevati su uno
strato
superficiale di sedimento relativo ai primi cinque centimetri.

Ai fini dell’attribuzione dello stato chimico lo standard
di
qualita’ e’ riferito alla media aritmetica annuale
delle
concentrazioni.
2. I metodi analitici da utilizzare per
la determinazione dei
vari analiti previsti nelle tabelle 1 e 2 del
presente regolamento
devono fare riferimento alle pu’ avanzate
tecniche di impiego
generale. Tali metodi devono essere tratti
da raccolte di metodi
standardizzati pubblicati a livello
nazionale o a livello
internazionale.
Le metodiche analitiche,
qualora non disponibili alla rilevazione
degli standard definiti in
allegato devono essere adeguate al fine di
consentire i controlli
analitici necessari per la riclassificazione
dei corpi idrici.
Fino all’adeguamento di tali metodi la
concentrazione delle
sostanze deve risultare comunque inferiore ai
limiti di
rilevabilita’ delle piu’ avanzate tecniche di analisi di
impiego
generale esistenti all’entrata in vigore del
presente
regolamento.
Per le sostanze inquinanti per cui
allo stato attuale non
esistono metodiche analitiche
standardizzate utilizzabili, le
attivita’ di monitoraggio sono
subordinate alla definizione di
protocolli analitici, quando
questi saranno resi disponibili dagli
istituti scientifici di cui al
comitato tecnico previsto all’art. 3
del presente regolamento.
3.
Nelle acque in cui e’ dimostrata scientificamente la presenza
di
metalli in concentrazioni di background naturali superiori
ai
limiti fissati in tabella, tali livelli di fondo costituiranno
gli
standard da rispettare. Le concentrazioni rilevate nei
sedimenti
ricadenti in regioni geochimiche che presentano livelli
di fondo
superiori a quelli riportati in tabella 2, sono
sostituiti dalle
concentrazioni del fondo naturale.
4. Per le
sostanze prioritarie, indicate in allegato con la
lettera «P» per
le quali, ai sensi dell’art. 1, comma 6, del presente
regolamento
devono essere perseguite nelle acque particolari
condizioni
di concentrazione, il tempo necessario per
il
raggiungimento delle stesse e’ in funzione delle
specifiche
caratteristiche chimico-fisiche dei diversi inquinanti,
quali la
persistenza e la volatilita’, e delle specificita’
dei diversi
sistemi acquatici.

–> vedere tabelle da pag. 19 a pag.
24 della G.U. in formato zip/pdf

Note all’allegato A: –
Il punto 3.2.2.2. dell’allegato 1 del decreto legislativo n. 152/1999
e’ il seguente: 3.2.2.2. Frequenza dei campionamenti 3.2.2.2.1. Fase
iniziale del monitoraggio Acque: la misura dei parametri chimici,
fisici, microbiologici e idrologici di base e di quelli relativi ai
parametri addizionali, quando necessari, deve essere eseguita una
volta al mese fino al raggiungimento dell’obiettivo di qualita’.
Sedimenti: una volta all’anno, durante i periodi di magra (e comunque
lontano da eventi di piena), ovvero durante i periodi favorevoli alla
deposizione del materiale sospeso. Biota: l’I.B.E. va misurato
stagionalmente (4 volte all’anno); I test biologici addizionali e
quelli di bioaccumulo, quando richiesti, vanno eseguiti nei periodi di
maggiore criticita’ per il sistema. 3.2.2.2.2. Fase a regime La
frequenza di campionamento si mantiene inalterata fino al
raggiungimento dell’obiettivo di cui all’art. 4. Raggiunto tale
obiettivo, la frequenza di campionamento puo’ essere ridotta
dall’autorita’ competente ma non deve comunque essere inferiore a
quattro volte all’anno per i parametri di base di cui alla tabella 4 e
inferiore a due per l’I.B.E. Per la misura di portata deve essere
garantito per ogni stazione idrometrica un numero annuo di
determinazioni sufficiente a mantenere aggiornata la scala di
deflusso. – Il punto 3.2.2.1. dell’allegato 1 del decreto legislativo
n. 152/1999 e’ il seguente: 3.2.2.1. Criteri per la scelta delle
stazioni di prelievo. Per ogni corso d’acqua naturale viene definito
un numero minimo di stazioni di prelievo in funzione della tipologia
del corso d’acqua e della superficie del bacino imbrifero. Le
autorita’ competenti possono aumentare il numero delle stazioni in
presenza di particolari valori naturalistici e/o paesaggistici o per
particolari utilizzazioni in atto o in tutte le situazioni in cui
questo sia ritenuto necessario. TABELLA 6 NUMERO STAZIONI NEI CORSI
D’ACQUA NATURALI
=====================================================================
Area del bacino (Km2) Numero stazioni
———————————————————————
Corsi d’acqua Corsi d’acqua di 1° ordine di 2° ordine
———————————————————————
200-400 1 401-1000 2 1 1001-5000 3 2 5001-10.000 5 4 10.001-25.000 6 –
25.001-50.000 8 – > 50.001 10 – Le stazioni di prelievo sui corsi
d’acqua sono in linea di massima distribuite lungo l’intera asta del
corso d’acqua, tenendo conto della presenza degli insediamenti urbani,
degli impianti prodotti e degli apporti provenienti dagli affluenti. I
punti di campionamento vanno fissati a una distanza dalle immissioni
sufficiente ad avere la garanzia del rimescolamento delle acque al
fine di valutare la qualita’ del corpo recettore e non quella degli
apporti. In ogni caso deve essere posta una stazione di prelievo nella
sezione di chiusura di ogni corpo idrico significativo. La misura di
portata puo’ essere effettuata in modo puntuale in corrispondenza del
punto di campionamento e contestualmente allo stesso o desunta dai
valori di portata rilevanti in continuo presso stazioni fisse. Per
quanto riguarda l’analisi dei sedimenti i punti di camnpionamento sono
indivuati prioritariamente in corrispondenza delle stazioni definite
per l’analisi delle acque, compatibilmente con le caratteristiche
granulometriche del substrato del fondo.

Allegato B

(art. 1, comma 10)

ACQUE REFLUE INDUSTRIALI
1. Per il raggiungimento e/o
mantenimento degli standard di
qualita’ fissati all’allegato A del
presente regolamento l’autorita’
competente obbliga le imprese, i cui
scarichi contengono le sostanze
individuate all’allegato A,
all’adozione delle migliori tecniche
disponibili ai fini della
riduzione o eliminazione delle sostanze
pericolose negli scarichi e
definiscono comunque, per le sostanze di
cui allo stesso allegato
A valori limite di emissione piu’
restrittivi di quelli
previsti alla tabella 3 dell’allegato 5 del
decreto legislativo n.
152 del 1999.
2. I titolari degli scarichi contenenti le
sostanze di cui
all’allegato A sono obbligati a porre in opera, con
oneri a proprio
carico, misuratori di portata e campionatori in
automatico al fine di
consentire l’attuazione di controlli
sistematici su ogni scarico
industriale. In tal caso i titolari
degli scarichi di acque reflue
industriali devono assicurare
autocontrolli, effettuando analisi
sugli scarichi degli impianti di
trattamento e sulle acque reflue in
entrata ogni 15 giorni. I
risultati di tali analisi devono essere
messe a disposizione della
autorita’ preposta al controllo.
3. Le determinazioni
analitiche ai fini del controllo della
conformita’ degli scarichi
di acque reflue industriali sono di norma
riferite ad un campione
medio prelevato nell’arco di 3 ore.
L’autorita’ preposta al
controllo puo’, con motivazione espressa nel
verbale di
campionamento, effettuare il campionamento su tempi
diversi al
fine di ottenere il campione adatto a rappresentare lo
scarico
qualora lo giustifichino particolari esigenze quali quelle
derivanti
dalle prescrizioni contenute nell’autorizzazione dello
scarico,
dalle caratteristiche del ciclo tecnologico, dal tipo di
scarico
in relazione alle caratteristiche di continuita’ dello
stesso,
il tipo di accertamento, di routine, di emergenza, ecc.
4. I
valori limite di emissione allo scarico devono essere
rispettati
a pie’ d’impianto. Gli scarichi di processo devono essere
separati
dagli scarichi di acque di raffreddamento e deve essere
previsto
l’avvio separato allo scarico delle acque di prima pioggia.
5.
Nei casi di cui al comma 2 dell’art. 36 del
decreto
legislativo n. 152 del 1999, qualora sussistano i presupposti
di cui
allo stesso comma 2, l’autorizzazione allo smaltimento di
rifiuti
liquidi, contenenti le sostanze oggetto del presente
regolamento,
nell’impianto di trattamento di acque reflue urbane
deve comunque
prevedere almeno le prescrizioni di seguito riportate:

a) rispetto delle concentrazioni fissate
dall’autorita’
competente per ciascuna delle sostanze
dell’allegato A in sede di
rilascio delle autorizzazioni in
ragione dell’effettiva capacita’
dell’impianto di pretrattamento;

b) presenza nell’impianto di idonei sistemi di
pretrattamento,
dedicati ed adeguati alle tipologie di rifiuti
liquidi da smaltire,
mediante l’uso delle migliori tecniche
disponibili tali da garantire,
all’uscita dell’impianto di
pretrattamento e all’ingresso
dell’impianto di trattamento
delle acque reflue urbane,
concentrazione di sostanze
pericolose non superiori di un fattore 20
rispetto agli standard
di qualita’ di cui alla tabella 1
dell’allegato A al presente
regolamento;
c) attuazione di un programma di
caratterizzazione
quali-quantitativa dei rifiuti liquidi,
con installazione
all’ingresso dell’impianto di trattamento e
all’uscita dal medesimo
in corrispondenza del punto di confluenza
con il depuratore di
misuratori di portata e campionatori in
automatico al fine di
consentire l’attuazione di controlli
sistematici sui reflui in
entrata e in uscita dall’impianto di
trattamento;
d) adozione di sistemi di stoccaggio dei
rifiuti liquidi da
trattare tale da evitare la miscelazione con i
reflui che hanno gia’
subito il trattamento finale;
e) standard
gestionali adeguati del processo depurativo e
specifici piani di
controllo dell’efficienza depurativa;
f) raggiungimento e
mantenimento degli standard e degli
obiettivi di qualita’ dei
corpi idrici recettori interessati dagli
scarichi dei predetti
impianti;
g) capacita’ residua di trattamento valutata in
rapporto al
bacino di utenza dell’impianto ed alle esigenze di
collettamento
delle acque reflue urbane non ancora soddisfatte;

h) i fanghi biologici derivanti dagli impianti di depurazione
che
trattano rifiuti liquidi non possono essere riutilizzati
in
agricoltura.
6. L’autorizzazione di cui al punto 5 non puo’
essere rilasciata
qualora lo scarico recapiti nei corpi idrici con
portata naturale
nulla per oltre centoventi giorni all’anno o con
scarsa capacita’
depurativa.

Note
all’allegato B.
– La tabella 3 dell’allegato 5 del
decreto legislativo
n. 152/1999, e’ la seguente:

—->
vedere tabella a pag. 28 della G.U. in formato zip/pdf

– L’art. 36, comma 2, del decreto legislativo n.

152/1999 e’ il seguente:
«2. In deroga al comma 1,
l’autorita’ competente ai
sensi del decreto legislativo
del 5 febbraio 1997, n. 22,
in relazione a particolari
esigenze e nei limiti della
capacita’ residua di
trattamento puo’ autorizzare il
gestore del servizio
idrico integrato a smaltire
nell’impianto di
trattamento di acque reflue urbane rifiuti
liquidi
limitatamente alle tipologie compatibili con il
processo
di depurazione».

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

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