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MINISTERO DELLA SALUTE - CIRCOLARE 17 dicembre 2004: Indicazioni interpretative e attuative dei divieti conseguenti all'entrata in vigore dell'articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sulla tutela della salute dei non fumatori. (GU n. 300 del 23-12-2004)

MINISTERO DELLA SALUTE

CIRCOLARE 17 dicembre 2004

Indicazioni interpretative e attuative dei divieti conseguenti
all’entrata in vigore dell’articolo 51 della legge 16 gennaio 2003,
n. 3, sulla tutela della salute dei non fumatori.

Nell’approssimarsi della data di piena entrata in vigore delle
prescrizioni dell’art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sulla
tutela della salute dei non fumatori – prevista per il 10 gennaio
2005 ex art. 19 del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266 – si
ritiene proficuo, con la presente, fornire alcuni chiarimenti e utili
indicazioni sulla portata ampiamente innovativa di dette
disposizioni.
1. Il quadro normativo di riferimento e’ rappresentato dai
provvedimenti di seguito cronologicamente elencati:
a) legge n. 584 dell’11 novembre 1975 (in Gazzetta Ufficiale
5 dicembre 1975, n. 322);
b) direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri
14 dicembre 1995 (in Gazzetta Ufficiale 15 gennaio 1996, n. 11);
c) art. 52, comma 20, della legge n. 448 del 2001 (in Gazzetta
Ufficiale 29 dicembre 2001, n. 301);
d) art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 (in Gazzetta
Ufficiale 20 gennaio 2003, n. 15);
e) accordo Stato-regioni del 24 luglio 2003;
f) decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre
2003 (in Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2003, n. 300);
g) art. 19 del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266.
2. La normativa sopra richiamata – e, in particolare, l’art. 51
della legge n. 3/2003 – persegue il fine primario della «tutela della
salute dei non fumatori», con l’obiettivo della massima estensione
possibile del divieto di fumare, che, come tale, deve essere ritenuto
di portata generale, con la sola, limitata esclusione delle eccezioni
espressamente previste.
Il fumo di tabacco e’ la piu’ importante causa di morte prematura e
prevenibile in Italia e rappresenta uno dei piu’ gravi problemi di
sanita’ pubblica a livello mondiale; ecco perche’ la prevenzione dei
gravi danni alla salute derivanti dalla esposizione attiva e passiva
al fumo di tabacco costituisce obiettivo prioritario della politica
sanitaria del nostro Paese e dell’U.E.
La nuova normativa si inserisce in questa visione strategica e per
questo si rende necessario garantire il rispetto delle norme di
divieto e il sanzionamento delle relative infrazioni.
Il divieto di fumare trova applicazione non solo nei luoghi di
lavoro pubblici, ma anche in tutti quelli privati, che siano aperti
al pubblico o ad utenti. Tale accezione comprende gli stessi
lavoratori dipendenti in quanto «utenti» dei locali nell’ambito dei
quali prestano la loro attivita’ lavorativa. E’ infatti interesse del
datore di lavoro mettere in atto e far rispettare il divieto, anche
per tutelarsi da eventuali rivalse da parte di tutti coloro che
potrebbero instaurare azioni risarcitorie per danni alla salute
causati dal fumo.
In forza di detto generalizzato divieto, la realizzazione di aree
per fumatori non rappresenta affatto un obbligo, ma una facolta’,
riservata ai pubblici esercizi e ai luoghi di lavoro che qualora
ritengano opportuno attrezzare locali riservati ai fumatori devono
adeguarli ai requisiti tecnici dettati dal decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003.
3. Per cio’ che concerne l’ambito oggettivo di applicazione della
norma, essa applica il divieto di fumo a tutti i locali chiusi
pubblici e privati aperti ad utenti o al pubblico. Per quelli
pubblici, poi, il comma 10 dell’art. 51 della legge n. 3/2003
mantiene immodificate le attuali disposizioni in materia, restando
cosi’ confermato il divieto totale di fumo in scuole, ospedali,
uffici della pubblica amministrazione, autoveicoli di proprieta’
dello Stato, di enti pubblici e di privati concessionari di pubblici
servizi per il trasporto collettivo di persone, taxi, metropolitane,
treni, sale di attesa di aeroporti, stazioni ferroviarie,
autofilotranviarie e portuali-marittime, biblioteche, musei,
pinacoteche. Le nuove prescrizioni del citato art. 51 «tutela della
salute dei non fumatori» della legge n. 3 del 16 gennaio 2003, sono
inoltre applicabili e vincolanti per la generalita’ dei «locali
chiusi» privati aperti ad utenti o al pubblico, di cui al comma 1 del
medesimo articolo, ivi compresi, oltre a bar e ristoranti, circoli
privati e tutti i locali di intrattenimento, come le discoteche, e
quelli ad essi assimilati, come le palestre, le sale corse, le sale
gioco, le sale video games, le sale Bingo, i cinema multisala, i
teatri, salva solo la facolta’ di attrezzare a norma aree riservate a
fumatori. Resta fermo che, considerata la libera accessibilita’ a
tutti i locali di fumatori e non fumatori, la possibilita’ di fumare
non puo’ essere consentita se non in spazi di inferiore dimensione
attrezzati all’interno dei locali, proprio per la definizione
«riservati ai fumatori» utilizzata al comma 1b dell’art. 51 della
legge n. 3/2003.
4. Per quanto concerne specificamente le responsabilita’ che
gravano sui gestori degli esercizi pubblici, l’art. 7 della legge n.
584/1975, come espressamente disposto dal comma 5 dell’art. 51 della
legge n. 3/2003, e’ stato sostituito dall’art. 52, comma 20, della
legge n. 448 del 28 dicembre 2001 che prevede un inasprimento delle
sanzioni amministrative per i trasgressori al divieto di fumo e per
coloro cui spetta, in base all’art. 2 della legge n. 584/1975, di
curare l’osservanza del divieto, qualora non ottemperino al loro
compito.
A tale riguardo e per comprendere esattamente la portata della
norma, deve essere richiamato l’art. 4, lettera c), della direttiva
del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 dicembre 1995, il
quale prevede testualmente: «Per i locali condotti da soggetti
privati, il responsabile della struttura, ovvero dipendente o
collaboratore da lui incaricato, richiamera’ i trasgressori
all’osservanza del divieto e curera’ che le infrazioni siano
segnalate ai pubblici ufficiali ed agenti competenti a norma
dell’art. 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689».
Al riguardo si precisa che sui soggetti responsabili della
struttura o sui loro delegati ricadono gli obblighi di:
1) richiamare formalmente i trasgressori all’osservanza del
divieto di fumare;
2) b) segnalare, in caso di inottemperanza al richiamo, il
comportamento del o dei trasgressori, ai pubblici ufficiali e agenti
ai quali competono la contestazione della violazione del divieto e la
conseguente redazione del verbale di contravvenzione.
Sara’ loro cura anche esporre cartelli, come indicato nell’accordo
stipulato in sede di Conferenza Stato-regioni nella seduta del
16 dicembre 2004.
In presenza di violazioni a detta disposizione si applicano le
misure sanzionatorie previste dall’art. 7, secondo comma, della legge
11 novembre 1975, n. 584, recante «Divieto di fumare in determinati
locali e su mezzi di trasporto pubblico» con particolare riferimento
all’art. 2 della medesima legge.
5. L’art. 2 della legge n. 584 dell’11 novembre 1975 inquadrato nel
contesto organico della disciplina all’esame, porta ad escludere
limitazioni agli obblighi dei gestori, i quali pertanto non sono
tenuti soltanto alla materiale apposizione del cartello di divieto di
fumo ma anche ad attuare interventi attivi di dissuasione nei
confronti dei trasgressori osservando cosi’ gli adempimenti previsti
dal richiamato art. 4, lettera c), della direttiva 14 dicembre 1995.
Infatti, il tenore letterale del sopra citato art. 2, che recita
testualmente «… curano l’osservanza del divieto …», risulterebbe
assolutamente privo di concreto significato pratico ove inteso nel
senso di limitare gli obblighi dei gestori alla mera esposizione del
cartello, poiche’ cio’ non giustificherebbe in alcun modo la
applicazione delle misure sanzionatorie, comprese tra un minimo di
200 e un massimo di 2000 euro, previste dall’art. 52, comma 20, della
legge n. 448 del 28 dicembre 2001. Inoltre, considerato che il comma
9 dell’art. 51 della legge n. 3/2003 ha fra l’altro mantenuto in
vigore anche l’art. 5 della citata legge n. 584/1975, qualora non
siano osservati gli obblighi che ricadono sui gestori, il questore
puo’ sospendere, per un periodo da tre giorni a tre mesi, o revocare
la licenza di esercizio del locale.
6. Quanto alla previsione di aumenti degli importi delle sanzioni,
misura contemplata nella legge finanziaria 2005, sembra sufficiente
ricordare il principio che si debbono applicare le misure
sanzionatorie vigenti al momento dell’accertamento della violazione:
principio inequivoco, idoneo a superare qualsivoglia dubbio in
subiecta materia, ivi compreso quello delle modalita’ di
aggiornamento dei cartelli di divieto, posto che ogni presunta
difficolta’ al riguardo puo’ essere agevolmente superata con
l’apposizione, di semplici talloncini autoadesivi indicatori delle
variazioni intervenute agli importi delle sanzioni.
7. Con l’accordo definito nella seduta della Conferenza
Stato-regioni del 16 dicembre 2004 e’ stata data attuazione al comma
7 dell’art. 51 della legge n. 3/2003, ridefinendo in particolare le
procedure per l’accertamento delle infrazioni e l’individuazione dei
soggetti legittimati ad elevare i relativi processi verbali.
L’approvazione di tale accordo ha completato il quadro organico della
disciplina di settore relativa al divieto di fumo.
Va precisato, in questo senso, che i dirigenti preposti alle
strutture amministrative e di servizio di pubbliche amministrazioni,
di aziende e di agenzie pubblich…

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