LEGGE 3 febbraio 2011, n. 4 - Disposizioni in materia di etichettatura e di qualita' dei prodotti alimentari. (11G0039) (GU n. 41 del 19-2-2011 | Chimici.info

LEGGE 3 febbraio 2011, n. 4 – Disposizioni in materia di etichettatura e di qualita’ dei prodotti alimentari. (11G0039) (GU n. 41 del 19-2-2011

LEGGE 3 febbraio 2011, n. 4 - Disposizioni in materia di etichettatura e di qualita' dei prodotti alimentari. (11G0039) (GU n. 41 del 19-2-2011 ) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 06/03/2011

LEGGE 3 febbraio 2011 , n. 4

Disposizioni in materia di etichettatura e di qualita’ dei prodotti
alimentari. (11G0039)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:
Art. 1

Estensione dei contratti di filiera e di distretto a tutto il
territorio nazionale

1. All’articolo 66 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e
successive modificazioni, il comma 1 e’ sostituito dal seguente:
«1. Al fine di favorire l’integrazione di filiera del sistema
agricolo e agroalimentare e il rafforzamento dei distretti
agroalimentari, il Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali, nel rispetto della programmazione regionale, di concerto
con il Ministero dello sviluppo economico, promuove, nel limite
finanziario complessivo fissato con deliberazione del CIPE in
attuazione degli articoli 60 e 61 della presente legge e nel rispetto
dei criteri di riparto territoriale stabiliti dalla medesima
deliberazione del CIPE, ovvero nei limiti finanziari fissati
dall’articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e
successive modificazioni, nonche’ dagli eventuali altri stanziamenti
previsti dalla legge, contratti di filiera e di distretto a rilevanza
nazionale con gli operatori delle filiere, ivi comprese le forme
associate di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 27 maggio
2005, n. 102, finalizzati alla realizzazione di programmi di
investimenti aventi carattere interprofessionale, in coerenza con gli
orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato in agricoltura».

N O T E
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art.10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Note all’art. 1:
– Si riporta il testo dell’art. 66 della legge 27
dicembre 2002, n. 289 e successive modificazioni
(Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato):
«Art. 66 (Sostegno della filiera agroalimentare). –
1. Al fine di favorire l’integrazione di filiera del
sistema agricolo e agroalimentare e il rafforzamento dei
distretti agroalimentari, il Ministero delle politiche
agricole alimentari e forestali, nel rispetto della
programmazione regionale, di concerto con il Ministero
dello sviluppo economico, promuove, nel limite finanziario
complessivo fissato con deliberazione del CIPE in
attuazione degli articoli 60 e 61 della presente legge e
nel rispetto dei criteri di riparto territoriale stabiliti
dalla medesima deliberazione del CIPE, ovvero nei limiti
finanziari fissati dall’art. 1, comma 354, della legge 30
dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, nonche’
dagli eventuali altri stanziamenti previsti dalla legge,
contratti di filiera e di distretto a rilevanza nazionale
con gli operatori delle filiere, ivi comprese le forme
associate di cui all’art. 5 del decreto legislativo 27
maggio 2005, n. 102, finalizzati alla realizzazione di
programmi di investimenti aventi carattere
interprofessionale, in coerenza con gli orientamenti
comunitari in materia di aiuti di Stato in agricoltura.
2. I criteri, le modalita’ e le procedure per
l’attuazione delle iniziative di cui al comma 1 sono
definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole
e forestali, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge.
3. Al fine di facilitare l’accesso al mercato dei
capitali da parte delle imprese agricole e agroalimentari,
con decreto del Ministro delle politiche agricole e
forestali, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, e’ istituito un regime di aiuti
conformemente a quanto disposto dagli orientamenti
comunitari in materia di aiuti di Stato in agricoltura
nonche’ dalla comunicazione della Commissione delle
Comunita’ europee 2001/C 235 03 del 23 maggio 2001, recante
aiuti di Stato e capitale di rischio, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale delle Comunita’ europee C/235 del 21
agosto 2001. Per le finalita’ di cui al presente comma e’
autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascuno
degli anni 2003, 2004 e 2005».

Art. 2

Rafforzamento della tutela e della competitivita’ dei prodotti a
denominazione protetta e istituzione del Sistema di qualita’
nazionale di produzione integrata

1. All’articolo 6 della legge 11 aprile 1974, n. 138, e’ aggiunto,
in fine, il seguente comma:
«Le sanzioni di cui ai commi primo e secondo sono raddoppiate se
la violazione riguarda prodotti a denominazione protetta ai sensi dei
regolamenti (CE) n. 509/2006 e n. 510/2006 del Consiglio, del 20
marzo 2006, o se la violazione riguarda locali in cui sono lavorati i
predetti prodotti».
2. Al fine di assicurare un elevato livello di tutela dei
consumatori e di evitare che siano indotti in errore, e’ vietata
nelle etichettature delle miscele di formaggi l’indicazione di
formaggi a denominazione di origine protetta (DOP), tranne che tra
gli ingredienti, a condizione che per ciascun formaggio DOP la
percentuale utilizzata non sia inferiore al 20 per cento della
miscela e che ne sia stata data comunicazione al relativo consorzio
di tutela, che puo’ verificarne l’effettivo utilizzo nella
percentuale dichiarata; in ogni caso, l’indicazione tra gli
ingredienti deve essere riportata utilizzando i medesimi caratteri,
dimensioni e colori delle indicazioni concernenti gli altri
ingredienti.
3. E’ istituito il «Sistema di qualita’ nazionale di produzione
integrata», di seguito denominato «Sistema». Il Sistema e’
finalizzato a garantire una qualita’ del prodotto finale
significativamente superiore alle norme commerciali correnti. Il
Sistema assicura che le attivita’ agricole e zootecniche siano
esercitate in conformita’ a norme tecniche di produzione integrata,
come definita al comma 4; la verifica del rispetto delle norme
tecniche e’ eseguita in base a uno specifico piano di controllo da
organismi terzi accreditati secondo le norme vigenti.
4. Si definisce «produzione integrata» il sistema di produzione
agroalimentare che utilizza tutti i mezzi produttivi e di difesa
delle produzioni agricole dalle avversita’, volti a ridurre al minimo
l’uso delle sostanze chimiche di sintesi e a razionalizzare la
fertilizzazione, nel rispetto dei principi ecologici, economici e
tossicologici. I requisiti e le norme tecniche che contraddistinguono
la produzione integrata, nonche’ le procedure di coordinamento da
seguire da parte delle regioni e delle province autonome che hanno
gia’ istituito il sistema di produzione integrata nei propri
territori, sono definiti con decreto del Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali, previa intesa in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano. I prodotti conformi al Sistema
possono essere contraddistinti da uno specifico segno distintivo. Il
decreto di cui al secondo periodo prevede le opportune forme di
coordinamento in relazione a eventuali segni distintivi gia’ adottati
dalle regioni o dalle province autonome per la produzione integrata.
5. L’adesione al Sistema e’ volontaria ed e’ aperta a tutti gli
operatori che si impegnano ad applicare la disciplina di produzione
integrata e si sottopongono ai relativi controlli.
6. Con successivi provvedimenti, il Ministero delle politiche
agricole alimentari e forestali, previa intesa in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, provvede a istituire, al proprio
interno, un organismo tecnico-scientifico, eventualmente organizzato
in gruppi di lavoro omogenei per materia, con il compito di definire:
a) il regime e le modalita’ di gestione del Sistema;
b) la disciplina produttiva;
c) il segno distintivo con cui identificare i prodotti conformi
al Sistema;
d) adeguate misure di vigilanza e controllo.
7. Ai componenti dell’organismo tecnico-scientifico di cui al comma
6 non e’ corrisposto alcun emolumento, indennita’ o rimborso di
spese.
8. Le disposizioni del presente articolo divengono efficaci dopo il
completamento della procedura di notifica alla Commissione europea.
9. All’attuazione dei commi 3, 4, 5 e 6 si provvede nell’ambito
delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a
legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica.

Note all’art. 2:
– Si riporta il testo dell’art. 6 della legge 11 aprile
1974, n. 138 (Nuove norme concernenti il divieto di
ricostituzione del latte in polvere per l’alimentazione
umana), come modificato dalla presente legge:
«Art. 6. – Ferme le sanzioni previste dal codice
penale o da altre leggi speciali, si applica la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma:
1) da L. 1.000.000 a L. 2.000.000 a carico di
chiunque violi le disposizioni di cui all’art. 1.
A detta sanzione si aggiunge quella di L. 500 per
ogni litro di latte fresco o di latte liquido ottenuto, in
tutto o in parte, con latte in polvere o altri latti
comunque conservati o per ogni chilogrammo di prodotti
caseari preparati con i latti stessi.
La medesima sanzione di L. 500 al chilogrammo si
applica per la detenzione di prodotti di cui all’ultimo
comma dell’art. 1;
2) da L. 2.000.000 a L. 3.000.000, qualora le
infrazioni di cui all’art. 1 riguardino latte in polvere
che ha beneficiato dell’aiuto comunitario per essere
destinato ad uso zootecnico. In questo caso, colui che ha
beneficiato dell’aiuto comunitario e’, altresi’, punito con
la sanzione amministrativa consistente nel pagamento
dell’importo pari a tre volte quello dell’aiuto riscosso
sui quantitativi di latte in polvere destinati
all’adulterazione del latte fresco o alla preparazione dei
prodotti caseari;
3) di lire 500 mila a carico di chiunque violi le
disposizioni di cui agli articoli 2 e 3;
4) da L. 3.000.000 a L. 5.000.000 a carico di
chiunque violi le disposizioni di cui agli articoli 4 e 5.
Per tali violazioni, colui che ha beneficiato dell’aiuto
comunitario e’, altresi’, punito con la sanzione
amministrativa consistente nel pagamento dell’importo pari
a tre volte quello dello aiuto riscosso sui quantitativi di
latte in polvere tal quale o contenuti nei mangimi
composti, destinati alla preparazione dei prodotti per
l’alimentazione umana, diversi da quelli indicati alle
lettere a), b) e c) dell’art. 1.
In caso di recidiva le sanzioni amministrative di cui
al presente articolo sono aumentate da un terzo alla meta’.
Le sanzioni di cui ai commi primo e secondo sono
raddoppiate se la violazione riguarda prodotti a
denominazione protetta ai sensi dei regolamenti (CE) n.
509/2006 e n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, o
se la violazione riguarda locali in cui sono lavorati i
predetti prodotti».

Art. 3

Disposizioni per la salvaguardia e la valorizzazione delle produzioni
italiane di qualita’ nonche’ misure sanzionatorie per la produzione
e per il commercio delle sementi e degli oli

1. All’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 25 maggio 1994, n.
313, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n.
460, e successive modificazioni, dopo le parole: «del Corpo forestale
dello Stato» sono inserite le seguenti: «, del Dipartimento
dell’Ispettorato centrale della tutela della qualita’ e repressione
frodi dei prodotti agroalimentari» e dopo le parole: «di sicurezza
pubblica» sono inserite le seguenti: «nonche’ di vigilanza,
prevenzione e repressione delle frodi nel settore agricolo,
alimentare e forestale».
2. Al fine di rafforzare l’azione di repressione delle frodi
alimentari e di valorizzare le produzioni di qualita’ italiane, alla
legge 25 novembre 1971, n. 1096, e successive modificazioni, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 31 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 31. – 1. A chiunque esercita la produzione a scopo di
vendita di prodotti sementieri senza l’autorizzazione prescritta
dall’articolo 19 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, si
applica la sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una
somma da euro 2.000 a euro 6.000.
2. Si applica la sanzione amministrativa consistente nel
pagamento di una somma da euro 2.000 a euro 6.000, nel caso di
violazione delle norme relative alla detenzione dei prodotti
sementieri nei locali adibiti alla vendita, previste all’articolo
13»;
b) l’articolo 32 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 32. – 1. A chiunque omette di tenere o tiene
irregolarmente i registri di carico e scarico prescritti dagli
articoli 5 e 18 si applica la sanzione amministrativa consistente nel
pagamento di una somma da euro 2.000 a euro 6.000.
2. Nel caso di violazione delle disposizioni relative alle
condizioni per l’immissione in commercio dei prodotti sementieri di
cui agli articoli 10, secondo comma, 11, 12, primo comma, e 17, si
applica la sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una
somma da euro 2.000 a euro 6.000, salvo quanto disposto dall’articolo
33»;
c) l’articolo 33 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 33. – 1. Salvo che il fatto costituisca reato, a chiunque
vende, pone in vendita o mette altrimenti in commercio prodotti
sementieri non rispondenti ai requisiti stabiliti, o non rispondenti
a quelli indicati sulla merce, o pone in vendita miscugli in casi non
consentiti ovvero pone in commercio prodotti importati in confezioni
non originali o riconfezionati senza l’osservanza delle disposizioni
di cui agli ultimi tre commi dell’articolo 17, si applica la sanzione
amministrativa consistente nel pagamento di una somma stabilita in
misura proporzionale di euro 40 per ogni quintale o frazione di
quintale di prodotti sementieri e comunque per un importo non
inferiore a euro 4.000.
2. Salvo che il fatto costituisca reato, la sanzione prevista
al comma 1 si applica a chi vende, pone in vendita o mette altrimenti
in commercio prodotti sementieri non sottoposti al controllo
prescritto per la categoria nella quale essi risultano classificati.
3. Salvo che il fatto costituisca reato, si applica la sanzione
amministrativa consistente nel pagamento di una somma da euro 4.000 a
euro 6.000 in caso di violazione delle norme della presente legge per
le quali non sia prevista una specifica sanzione»;
d) l’articolo 35 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 35. – 1. Indipendentemente dalle sanzioni amministrative
previste dagli articoli precedenti, nel caso di grave infrazione
delle norme contenute nella presente legge o in caso di recidiva puo’
essere disposta la sospensione o la revoca dell’autorizzazione
prevista dall’articolo 19 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n.
214.
2. La sospensione o la revoca dell’autorizzazione sono
applicate dai servizi fitosanitari regionali a seguito di
segnalazione da parte del Dipartimento dell’Ispettorato centrale
della tutela della qualita’ e repressione frodi dei prodotti
agroalimentari del Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali.
3. Si applicano in ogni caso le disposizioni dell’articolo 7
del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507».
3. Al regio decreto-legge 15 ottobre 1925, n. 2033, convertito
dalla legge 18 marzo 1926, n. 562, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) all’articolo 41:
1) al primo comma, dopo le parole: «e’ tenuto a fornire,» sono
inserite le seguenti: «a titolo gratuito,»;
2) il terzo comma e’ abrogato;
b) dopo l’articolo 47 e’ inserito il seguente:
«Art. 47-bis. – 1. Salvo che il fatto costituisca reato, a
chiunque vende, pone in vendita o mette altrimenti in commercio
prodotti in violazione di quanto stabilito dall’articolo 20, primo
comma, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 200 a
euro 1.500 per ogni quintale o frazione di quintale di prodotto
irregolare.
2. Salvo che il fatto costituisca reato, a chiunque produce,
vende, pone in vendita o mette altrimenti in commercio prodotti in
violazione di quanto stabilito dall’articolo 21, quarto comma, si
applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 200 a euro
1.500 per ogni quintale o frazione di quintale di prodotto
irregolare.
3. Salvo che il fatto costituisca reato, a chiunque produce,
vende, pone in vendita o mette altrimenti in commercio prodotti in
violazione di quanto stabilito dall’articolo 23, primo comma, si
applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 200 a euro
1.500 per ogni quintale o frazione di quintale di prodotto
irregolare.
4. Salvo che il fatto costituisca reato, a chiunque vende, pone
in vendita o mette altrimenti in commercio prodotti in violazione di
quanto stabilito dall’articolo 23, secondo comma, si applica la
sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 3.000»;
c) l’articolo 54 e’ abrogato.
4. Alla legge 13 novembre 1960, n. 1407, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) l’articolo 8 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 8. – 1. Salvo che il fatto costituisca reato, a chiunque
viola le disposizioni dell’articolo 5 si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria di euro 400 per ogni quintale o frazione di
quintale di prodotto irregolare.
2. Se il fatto e’ di lieve entita’, la sanzione e’ diminuita
fino alla meta’.
3. Se il fatto e’ commesso dal produttore diretto che abbia
venduto modeste quantita’ del suo prodotto, si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria fino a euro 1.500»;
b) l’articolo 9 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 9. – 1. A chiunque viola le disposizioni dell’articolo 6,
secondo comma, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da
euro 500 a euro 3.000».
5. L’articolo 4 della legge 24 luglio 1962, n. 1104, e’ sostituito
dal seguente:
«Art. 4. – 1. Salvo che il fatto costituisca reato, a chiunque
viola le disposizioni dell’articolo 1 si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria di euro 1.032 per ogni quintale o frazione
di quintale di prodotto irregolare».

Note all’art. 3:
– Si riporta il testo dell’art. 1, comma 1, del
decreto-legge 22 luglio 1994, n. 313, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n. 460
(Disciplina dei pignoramenti sulle contabilita’ speciali
delle prefetture, delle direzioni di amministrazione delle
Forze armate e della Guardia di finanza), come modificato
dalla presente legge:
«Art. 1 (Pignoramenti sulle contabilita’ speciali
delle prefetture, delle direzioni di amministrazione delle
Forze armate e della Guardia di finanza). – 1. I fondi di
contabilita’ speciale a disposizione delle prefetture,
delle direzioni di amministrazione delle Forze armate e
della Guardia di finanza, nonche’ le aperture di credito a
favore dei funzionari delegati degli enti militari, degli
uffici o reparti della Polizia di Stato, della Polizia
penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato, del
Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della
qualita’ e repressione frodi dei prodotti agroalimentari e
dei comandi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, o del
Cassiere del Ministero dell’interno, comunque destinati a
servizi e finalita’ di protezione civile, di difesa
nazionale e di sicurezza pubblica nonche’ di vigilanza,
prevenzione e repressione delle frodi nel settore agricolo,
alimentare e forestale, al rimborso delle spese anticipate
dai comuni per l’organizzazione delle consultazioni
elettorali, nonche’ al pagamento di emolumenti e pensioni a
qualsiasi titolo dovuti al personale amministrato, non sono
soggetti ad esecuzione forzata, salvo che per i casi
previsti dal capo V del titolo VI del libro I del codice
civile, nonche’ dal testo unico delle leggi concernenti il
sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi,
salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180.
2. I pignoramenti ed i sequestri aventi per oggetto
le somme affluite nelle contabilita’ speciali delle
prefetture e delle direzioni di amministrazione ed a favore
dei funzionari delegati di cui al comma 1, si eseguono
esclusivamente, a pena di nullita’ rilevabile d’ufficio,
secondo le disposizioni del libro III – titolo II – capo II
del codice di procedura civile, con atto notificato al
direttore di ragioneria responsabile presso le prefetture o
al direttore di amministrazione od al funzionario delegato
nella cui circoscrizione risiedono soggetti privati
interessati, con l’effetto di sospendere ogni emissione di
ordinativi di pagamento relativamente alle somme pignorate.
Il funzionario di prefettura, o il direttore di
amministrazione o funzionario delegato cui sia stato
notificato atto di pignoramento o di sequestro, e’ tenuto a
vincolare l’ammontare, sempreche’ esistano sulla
contabilita’ speciale fondi la cui destinazione sia diversa
da quelle indicate al comma 1, per cui si procede con
annotazione nel libro giornale; la notifica rimane priva di
effetti riguardo agli ordini di pagamento che risultino
gia’ emessi.
3. Non sono ammessi atti di sequestro o di
pignoramento ai sensi del presente articolo presso le
sezioni di tesoreria dello Stato a pena di nullita’
rilevabile anche d’ufficio. Gli atti di sequestro o di
pignoramento eventualmente notificati non determinano
obbligo di accantonamento da parte delle sezioni medesime
ne’ sospendono l’accreditamento di somme nelle contabilita’
speciali intestate alle prefetture ed alle direzioni di
amministrazione ed in quelle a favore dei funzionari
delegati di cui al comma 1.
4. Viene effettuata secondo le stesse modalita’
stabilite nel comma 2 la notifica di ogni altro atto
consequenziale nei procedimenti relativi agli atti di
pignoramento o di sequestro».
– Si riporta il testo dell’art. 41 del regio
decreto-legge 15 ottobre 1925, n. 2033 (Repressione delle
frodi nella preparazione e nel commercio di sostanze di uso
agrario e di prodotti agrari), convertito dalla legge 18
marzo 1926, n. 562, come modificato dalla presente legge:
«Art. 41. – Chiunque vende, o comunque fa commercio
delle sostanze e dei prodotti di cui al presente decreto e’
tenuto a fornire, a titolo gratuito, dovunque la merce si
trovi campioni a richiesta, degli ufficiali ed agenti
comunali, degli agenti del dazio consumo, degli agenti
giurati di cui all’art. 46, dei funzionari ed agenti
delegati dai Ministeri dell’economia nazionale,
dell’interno e delle finanze, dai capi degli istituti che
saranno designati con apposito decreto dei Ministri
competenti, e, per quanto riguarda i prodotti alimentari e
i mangimi concentrati, dalla autorita’ sanitaria.
In caso di assenza o di rifiuto della persona tenuta
a fornire i campioni o del suo rappresentante, il
prelevamento sara’ fatto d’ufficio o con l’intervento di
uno degli ufficiali di polizia giudiziaria menzionati nel
primo e nel terzo comma dell’art. 164 Codice procedura
penale».

Art. 4

Etichettatura dei prodotti alimentari

1. Al fine di assicurare ai consumatori una completa e corretta
informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari
commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non
trasformati, nonche’ al fine di rafforzare la prevenzione e la
repressione delle frodi alimentari, e’ obbligatorio, nei limiti e
secondo le procedure di cui al presente articolo, riportare
nell’etichettatura di tali prodotti, oltre alle indicazioni di cui
all’articolo 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e
successive modificazioni, l’indicazione del luogo di origine o di
provenienza e, in conformita’ alla normativa dell’Unione europea,
dell’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di
organismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena
alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale.
2. Per i prodotti alimentari non trasformati, l’indicazione del
luogo di origine o di provenienza riguarda il Paese di produzione dei
prodotti. Per i prodotti alimentari trasformati, l’indicazione
riguarda il luogo in cui e’ avvenuta l’ultima trasformazione
sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia
prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella
produzione dei prodotti.
3. Con decreti interministeriali del Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali e del Ministro dello sviluppo
economico, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, sentite le organizzazioni maggiormente rappresentative
a livello nazionale nei settori della produzione e della
trasformazione agroalimentare e acquisiti i pareri delle competenti
Commissioni parlamentari, previo espletamento della procedura di cui
agli articoli 4, paragrafo 2, e 19 della direttiva 2000/13/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, e successive
modificazioni, sono definite le modalita’ per l’indicazione
obbligatoria di cui al comma 1, nonche’ le disposizioni relative alla
tracciabilita’ dei prodotti agricoli di origine o di provenienza del
territorio nazionale. In sede di prima applicazione, il procedimento
di cui al presente comma e’ attivato entro sessanta giorni dalla data
di entrata in vigore della presente legge.
4. Con i decreti di cui al comma 3 sono altresi’ definiti,
relativamente a ciascuna filiera, i prodotti alimentari soggetti
all’obbligo dell’indicazione di cui al comma 1 nonche’ il requisito
della prevalenza della materia prima agricola utilizzata nella
preparazione o produzione dei prodotti.
5. All’articolo 8 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
e successive modificazioni, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
«5-septies. In caso di indicazione obbligatoria ai sensi del
presente articolo, e’ fatto altresi’ obbligo di indicare l’origine
dell’ingrediente caratterizzante evidenziato».
6. Fatte salve le competenze del Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, le regioni dispongono i controlli
sull’applicazione delle disposizioni del presente articolo e dei
decreti di cui al comma 3, estendendoli a tutte le filiere
interessate.
7. Al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione degli
illeciti in materia agroambientale, nonche’ di favorire il contrasto
della contraffazione dei prodotti agroalimentari protetti e le azioni
previste dall’articolo 18, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n.
99, all’articolo 5, comma 1, delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al
decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono aggiunte, in fine,
le seguenti parole: «nonche’ del Corpo forestale dello Stato».
8. Nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di
Trento e di Bolzano, le sezioni di polizia giudiziaria sono composte
anche dal personale con qualifica di polizia giudiziaria appartenente
ai rispettivi corpi forestali regionali o provinciali, secondo i
rispettivi ordinamenti, previa intesa tra lo Stato e la regione o
provincia autonoma interessata.
9. All’articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 maggio 2002, n. 83,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2002, n. 133, e
successive modificazioni, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«, nonche’, limitatamente alle persone appartenenti
all’Amministrazione centrale delle politiche agricole alimentari e
forestali, del Corpo forestale dello Stato».
10. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque pone in vendita
o mette altrimenti in commercio prodotti alimentari non etichettati
in conformita’ alle disposizioni del presente articolo e dei decreti
di cui al comma 3 e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria
da 1.600 euro a 9.500 euro.
11. A decorrere dalla data di entrata in vigore del primo dei
decreti di cui al comma 3 del presente articolo, e’ abrogato
l’articolo 1-bis del decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2004, n. 204.
12. Gli obblighi stabiliti dal presente articolo hanno effetto
decorsi novanta giorni dalla data di entrata in vigore dei decreti di
cui al comma 3. I prodotti etichettati anteriormente alla data di cui
al periodo precedente e privi delle indicazioni obbligatorie ai sensi
del presente articolo possono essere venduti entro i successivi
centottanta giorni.

Note all’art. 4:
– Si riporta il testo dell’art. 3 del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 (Attuazione della
direttiva 89/395/CEE e della direttiva 89/396/CEE
concernenti l’etichettatura, la presentazione e la
pubblicita’ dei prodotti alimentari):
«Art. 3 (Elenco delle indicazioni dei prodotti
preconfezionati). – 1. Salvo quanto disposto dagli articoli
successivi, i prodotti alimentari preconfezionati destinati
al consumatore devono riportare le seguenti indicazioni:
a) la denominazione di vendita;
b) l’elenco degli ingredienti;
c) la quantita’ netta o, nel caso di prodotti
preconfezionati in quantita’ unitarie costanti, la
quantita’ nominale;
d) il termine minimo di conservazione o, nel caso
di prodotti molto deperibili dal punto di vista
microbiologico, la data di scadenza;
e) il nome o la ragione sociale o il marchio
depositato e la sede o del fabbricante o del confezionatore
o di un venditore stabilito nella Comunita’ economica
europea;
f) la sede dello stabilimento di produzione o di
confezionamento;
g) il titolo alcolometrico volumico effettivo per
le bevande aventi un contenuto alcolico superiore a 1,2% in
volume;
h) una dicitura che consenta di identificare il
lotto di appartenenza del prodotto;
i) le modalita’ di conservazione e di utilizzazione
qualora sia necessaria l’adozione di particolari
accorgimenti in funzione della natura del prodotto;
l) le istruzioni per l’uso, ove necessario;
m) il luogo di origine o di provenienza, nel caso
in cui l’omissione possa indurre in errore l’acquirente
circa l’origine o la provenienza del prodotto;
m-bis) la quantita’ di taluni ingredienti o
categorie di ingredienti come previsto dall’art. 8.
2. Le indicazioni di cui al comma 1 devono essere
riportate in lingua italiana; e’ consentito riportarle
anche in piu’ lingue. Nel caso di menzioni che non abbiano
corrispondenti termini italiani, e’ consentito riportare le
menzioni originarie.
2-bis. L’indicazione del termine minimo di
conservazione o della data di scadenza deve figurare in
modo facilmente visibile, chiaramente leggibile e
indelebile e in un campo visivo di facile individuazione da
parte del consumatore.
3. Salvo quanto prescritto da norme specifiche, le
indicazioni di cui al comma 1 devono figurare sulle
confezioni o sulle etichette dei prodotti alimentari nel
momento in cui questi sono posti in vendita al consumatore.
4. Il presente decreto non pregiudica l’applicazione
delle norme metrologiche, fiscali e ambientali che
impongono ulteriori obblighi di etichettatura.
5. Per sede si intende la localita’ ove e’ ubicata
l’azienda o lo stabilimento.
5-bis. Con decreto del Ministro delle attivita’
produttive e del Ministro delle politiche agricole e
forestali sono definite le modalita’ ed i requisiti per
l’indicazione obbligatoria della dicitura di cui al comma
1, lettera m)».
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta’
ed autonomie locali):
«Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali
e Conferenza unificata). – 1. La Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per
gli affari regionali nella materia di rispettiva
competenza; ne fanno parte altresi’ il Ministro del tesoro
e del bilancio e della programmazione economica, il
Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanita’, il presidente dell’Associazione
nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il presidente
dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani –
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque
rappresentano le citta’ individuate dall’art. 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche’ rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal
Ministro dell’interno».
– La Direttiva 2000/13/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
6 maggio 2000, n. L 109.
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 (Attuazione della
direttiva 89/395/CEE e della direttiva 89/396/CEE
concernenti l’etichettatura, la presentazione e la
pubblicita’ dei prodotti alimentari), come modificato dalla
presente legge:
«Art. 8 (Ingrediente caratterizzante evidenziato). –
1. L’indicazione della quantita’ di un ingrediente o di una
categoria di ingredienti, usata nella fabbricazione o nella
preparazione di un prodotto alimentare, e’ obbligatoria, se
ricorre almeno uno dei seguenti casi:
a) qualora l’ingrediente o la categoria di
ingredienti in questione figuri nella denominazione di
vendita o sia generalmente associato dal consumatore alla
denominazione di vendita;
b) qualora l’ingrediente o la categoria di
ingredienti sia messo in rilievo nell’etichettatura con
parole, immagini o rappresentazione grafica;
c) qualora l’ingrediente o la categoria di
ingredienti sia essenziale per caratterizzare un prodotto
alimentare e distinguerlo dai prodotti con i quali potrebbe
essere confuso per la sua denominazione o il suo aspetto.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si
applicano:
a) a un ingrediente o a una categoria di
ingredienti:
1) la cui quantita’ netta sgocciolata e’ indicata
ai sensi dell’art. 9, comma 7;
2) la cui quantita’ deve gia’ figurare
nell’etichettatura ai sensi delle disposizioni comunitarie;
3) che e’ utilizzato in piccole dosi come
aromatizzante;
4) che, pur figurando nella denominazione di
vendita, non e’ tale da determinare la scelta del
consumatore per il fatto che la variazione di quantita’ non
e’ essenziale per caratterizzare il prodotto alimentare, ne
e’ tale da distinguerlo da altri prodotti simili;
b) quando disposizioni comunitarie stabiliscono con
precisione la quantita’ dell’ingrediente o della categoria
di ingredienti, senza l’obbligo dell’indicazione in
etichetta;
c) nei casi di cui all’art. 5, commi 8 e 9;
c-bis) nei casi in cui le indicazioni
«edulcorante/i» o «con zucchero/i ed edulcorante»
accompagnano la denominazione di vendita, ai sensi
dell’allegato 2, sezione II;
c-ter) alle indicazioni relative all’aggiunta di
vitamine e di sali minerali, nei casi in cui tali sostanze
sono indicate nella etichettatura nutrizionale, ai sensi
del decreto legislativo 16 febbraio 1993, n. 77.
3. La quantita’ indicata, espressa in percentuale,
corrisponde alla quantita’ dell’ingrediente o degli
ingredienti al momento della loro utilizzazione nella
preparazione del prodotto.
4. L’indicazione di cui al comma 1 deve essere
apposta nella denominazione di vendita del prodotto
alimentare o in prossimita’ di essa, oppure nell’elenco
degli ingredienti accanto all’ingrediente o alla categoria
di ingredienti in questione.
5. Per i prodotti alimentari il cui tenore di acqua
diminuisce a seguito di un trattamento termico o altro, la
quantita’ indicata corrisponde alla quantita’
dell’ingrediente o degli ingredienti al momento della loro
utilizzazione nella preparazione del prodotto, rispetto al
prodotto finito. Tale quantita’ e’ espressa in percentuale.
5-bis. L’indicazione della percentuale e’ sostituita
dall’indicazione del peso dell’ingrediente o degli
ingredienti usati per la preparazione di 100 grammi di
prodotto finito, quando la quantita’ dell’ingrediente o la
quantita’ totale di tutti gli ingredienti indicata
nell’etichettatura superi il 100 per cento.
5-ter. La quantita’ degli ingredienti volatili e’
indicata in funzione del loro peso nel prodotto finito.
5-quater. La quantita’ degli ingredienti utilizzati
in forma concentrata o disidratata e ricostituiti al
momento della fabbricazione puo’ essere indicata in
funzione del loro peso prima della concentrazione o della
disidratazione.
5-quinquies. Nel caso di alimenti concentrati o
disidratati cui va aggiunta acqua, la quantita’ degli
ingredienti puo’ essere espressa in funzione del loro peso
rispetto al prodotto ricostituito.
5-sexies. Il presente articolo si applica fatte salve
le disposizioni di cui al decreto legislativo 16 febbraio
1993, n. 77, relativo all’etichettatura nutrizionale dei
prodotti alimentari.
5-septies. In caso di indicazione obbligatoria ai
sensi del presente articolo, e’ fatto altresi’ obbligo di
indicare l’origine dell’ingrediente caratterizzante
evidenziato».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 18, della
legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo sviluppo e
l’internazionalizzazione delle imprese, nonche’ in materia
di energia):
«1. Al fine di rafforzare le azioni volte a tutelare
la qualita’ delle produzioni agroalimentari, della pesca e
dell’acquacoltura e a contrastare le frodi in campo
agroalimentare e nella filiera ittica nonche’ la
commercializzazione di specie ittiche protette ovvero prive
delle informazioni obbligatorie a tutela del consumatore,
per gli anni 2009-2011 il Ministero delle politiche
agricole alimentari e forestali promuove le iniziative
necessarie per assicurare la qualita’ delle produzioni e
dei prodotti immessi al consumo nel territorio nazionale».
– Si riporta il testo dell’art. 5 del decreto
legislativo 28 luglio 1989, n.271 (Norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura
penale), come modificato dalla presente legge:
«Art. 5 (Disposizioni relative alla polizia
giudiziaria). – 1. Le sezioni di polizia giudiziaria sono
composte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia
giudiziaria della polizia di Stato, dell’arma dei
carabinieri e del corpo della guardia di finanza nonche’
del Corpo forestale dello Stato.
2. Quando lo richiedono particolari esigenze di
specializzazione dell’attivita’ di polizia giudiziaria, su
richiesta del procuratore generale presso la corte di
appello e del procuratore della Repubblica interessato,
possono essere applicati presso le sezioni, con
provvedimento delle amministrazioni di appartenenza,
ufficiali e agenti di polizia giudiziaria di altri organi.
Si osservano le disposizioni dell’art. 8 in quanto
applicabili.
3. Al personale indicato nel comma 2 si applicano le
disposizioni dell’art. 10».
– Si riporta il testo dell’art. 2, del decreto-legge 6
maggio 2002, n. 83, convertito, con modificazioni dalla
legge 2 luglio 2002, n. 133 (Disposizioni urgenti in
materia di sicurezza personale ed ulteriori misure per
assicurare la funzionalita’ degli uffici
dell’Amministrazione dell’interno), come modificato dalla
presente legge:
«Art. 2 (Ufficio centrale interforze per la sicurezza
personale). – 1. Per l’espletamento dei compiti di cui
all’art. 1, il Ministro dell’interno si avvale del
Dipartimento della pubblica sicurezza, nel cui ambito e’
istituito l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza
personale (UCIS) cui spetta assicurare, in via esclusiva e
in forma coordinata, l’adozione delle misure di protezione
e di vigilanza, in conformita’ alle direttive del Capo
della Polizia – Direttore generale della pubblica
sicurezza.
2. L’UCIS, in particolare, provvede:
a) alla raccolta ed analisi di tutte le
informazioni relative alle situazioni personali a rischio
che il Servizio per le informazioni e la sicurezza
democratica (SISDE), il Servizio per le informazioni e la
sicurezza militare (SISMI) e gli uffici e reparti delle
Forze di polizia sono tenuti a fornire, curando altresi’
gli occorrenti raccordi con l’autorita’ giudiziaria e con
gli uffici provinciali di cui all’art. 5;
b) all’individuazione delle modalita’ di attuazione
dei servizi di protezione e di vigilanza e dei moduli
comportamentali conseguenti;
c) alla pianificazione operativa e delle risorse
assegnate per le esigenze connesse all’attivita’ di
prevenzione a tutela dell’incolumita’ delle persone
ritenute a rischio;
d) alla predisposizione dei criteri relativi alla
formazione ed all’aggiornamento del personale delle Forze
di polizia impiegato nei compiti di protezione e di
vigilanza previsti dal presente articolo;
e) alla determinazione di criteri per la verifica
dell’idoneita’ dei mezzi e degli strumenti speciali
utilizzati per i servizi di protezione e di vigilanza;
f) alla cura delle relazioni, al mantenimento dei
contatti e alla collaborazione con i corrispondenti uffici
delle amministrazioni estere, per il tramite dell’Ufficio
per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di
polizia.
3. L’UCIS provvede anche all’attivazione delle
procedure di emergenza.
4. Ai fini dell’acquisizione delle informazioni di
cui alla lettera a) del comma 2, l’UCIS puo’ attivare il
Ministro dell’interno per la richiesta di cui all’art. 118
del codice di procedura penale.
5. All’UCIS e’ preposto un prefetto o un dirigente
generale di pubblica sicurezza, ovvero un generale
dell’Arma dei carabinieri di livello equiparato, ed e’
assegnato personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei
carabinieri e dell’Amministrazione civile dell’interno.
All’UCIS puo’ essere altresi’ assegnato personale del Corpo
della guardia di finanza, del Corpo di polizia
penitenziaria, di ogni altra amministrazione civile e
militare dello Stato, nonche’ due esperti nominati dal
Ministro dell’interno ai sensi dell’art. 6 della legge 1°
aprile 1981, n. 121. All’assegnazione del personale diverso
da quello appartenente al Ministero dell’interno si
provvede con decreto del Ministro dell’interno, adottato di
concerto con i Ministri interessati.
6. I servizi di protezione e di vigilanza sono
eseguiti dagli uffici, reparti ed unita’ specializzate
della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri e,
qualora necessario, del Corpo della guardia di finanza e,
limitatamente alle persone appartenenti all’Amministrazione
centrale della giustizia, del Corpo di polizia
penitenziaria, nonche’, limitatamente alle persone
appartenenti all’Amministrazione centrale delle politiche
agricole alimentari e forestali, del Corpo forestale dello
Stato.
7. Fermo restando quanto previsto dal presente
articolo, la determinazione del numero e delle competenze
degli uffici in cui si articola l’UCIS, nonche’ la
determinazione delle piante organiche e dei mezzi a
disposizione, sono effettuate con decreto del Ministro
dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, ai sensi dell’art. 5 della legge 1° aprile
1981, n. 121.
8. Il Ministro dell’interno, con proprio decreto,
sentito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza
pubblica, individua le alte personalita’ istituzionali
nazionali nei cui confronti sono espletati i servizi di
tutela e protezione, che possono essere estesi alle loro
famiglie e residenze.
9. Eventuali integrazioni e modifiche delle
disposizioni di cui ai commi 1, 5 e 7 sono effettuate con
la procedura di cui all’art. 17, comma 4-bis, della legge
23 agosto 1988, n. 400.
10. Restano ferme le disposizioni di cui al decreto
del Presidente della Repubblica del 28 gennaio 1991, n. 39,
in materia di servizi di protezione e di sicurezza a tutela
del Presidente della Repubblica, degli ex Presidenti della
Repubblica, delle loro famiglie e delle loro sedi e
residenze.
10-bis. L’assegnazione iniziale e l’adeguamento
successivo del personale impiegato nei compiti di cui al
presente articolo, ove comportino un incremento dei posti
in organico, devono essere compensati con una
corrispondente riduzione di un numero di posti di organico
delle altre qualifiche delle diverse amministrazioni
interessate equivalente sul piano finanziario».

Art. 5

Presentazione dei prodotti alimentari

1. Per i prodotti alimentari di cui all’articolo 4, comma 1,
ottenuti da materie prime agricole prodotte in Italia o negli altri
Paesi comunitari ed extracomunitari, le informazioni relative al
luogo di origine o di provenienza delle stesse materie prime sono
necessarie al fine di non indurre in errore il consumatore medio ai
sensi del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.
206. L’omissione delle informazioni di cui al presente articolo
costituisce pratica commerciale ingannevole ai sensi dell’articolo 22
del citato codice di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, e
successive modificazioni.

Note all’art. 5:
– Si riporta il testo dell’art. 22 del decreto
legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo, a
norma dell’art. 7 della legge n. 29 luglio 2003, n. 229):
«Art. 22 (Omissioni ingannevoli). – 1. E’ considerata
ingannevole una pratica commerciale che nella fattispecie
concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e
circostanze del caso, nonche’ dei limiti del mezzo di
comunicazione impiegato, omette informazioni rilevanti di
cui il consumatore medio ha-bisogno in tale contesto per
prendere una decisione consapevole di natura commerciale e
induce o e’ idonea ad indurre in tal modo il consumatore
medio ad assumere una decisione di natura commerciale che
non avrebbe altrimenti preso.
2. Una pratica commerciale e’ altresi’ considerata
un’omissione ingannevole quando un professionista occulta o
presenta in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o
intempestivo le informazioni rilevanti di cui al comma 1,
tenendo conto degli aspetti di cui al detto comma, o non
indica l’intento commerciale della pratica stessa qualora
questi non risultino gia’ evidente dal contesto nonche’
quando, nell’uno o nell’altro caso, cio’ induce o e’ idoneo
a indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di
natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.
3. Qualora il mezzo di comunicazione impiegato per la
pratica commerciale imponga restrizioni in termini di
spazio o di tempo, nel decidere se vi sia stata
un’omissione di informazioni, si tiene conto di dette
restrizioni e di qualunque misura adottata dal
professionista per rendere disponibili le informazioni ai
consumatori con altri mezzi.
4. Nel caso di un invito all’acquisto sono
considerate rilevanti, ai sensi del comma 1, le
informazioni seguenti, qualora non risultino gia’ evidenti
dal contesto:
a) le caratteristiche principali del prodotto in
misura adeguata al mezzo di comunicazione e al prodotto
stesso;
b) l’indirizzo geografico e l’identita’ del
professionista, come la sua denominazione sociale e, ove
questa informazione sia pertinente, l’indirizzo geografico
e l’identita’ del professionista per conto del quale egli
agisce;
c) il prezzo comprensivo delle imposte o, se la
natura del prodotto comporta l’impossibilita’ di calcolare
ragionevolmente il prezzo in anticipo, le modalita’ di
calcolo del prezzo e, se del caso, tutte le spese
aggiuntive di spedizione, consegna o postali oppure,
qualora tali spese non possano ragionevolmente essere
calcolate in anticipo, l’indicazione che tali spese
potranno essere addebitate al consumatore;
d) le modalita’ di pagamento, consegna, esecuzione
e trattamento dei reclami qualora esse siano difformi dagli
obblighi imposti dalla diligenza professionale;
e) l’esistenza di un diritto di recesso o
scioglimento del contratto per i prodotti e le operazioni
commerciali che comportino tale diritto.
5. Sono considerati rilevanti, ai sensi del comma 1,
gli obblighi di informazione, previsti dal diritto
comunitario, connessi alle comunicazioni commerciali,
compresa la pubblicita’ o la commercializzazione del
prodotto».

Art. 6

Misure sanzionatorie per la produzione e per il commercio dei mangimi

1. L’articolo 22 della legge 15 febbraio 1963, n. 281, e successive
modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
«Art. 22. – 1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque
vende, pone in vendita o mette altrimenti in commercio o prepara per
conto di terzi o, comunque, per la distribuzione per il consumo
prodotti disciplinati dalla presente legge non rispondenti alle
prescrizioni stabilite, o risultanti all’analisi non conformi alle
dichiarazioni, indicazioni e denominazioni, e’ punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da 1.500 euro a 15.000 euro.
2. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque vende, pone in
vendita, mette altrimenti in commercio o prepara per conto di terzi
o, comunque, per la distribuzione per il consumo prodotti
disciplinati dalla presente legge contenenti sostanze di cui e’
vietato l’impiego, e’ punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria da 8.000 euro a 30.000 euro.
3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque vende, pone in
vendita o mette altrimenti in commercio o prepara per conto di terzi
o, comunque, per la distribuzione per il consumo sostanze vietate o
prodotti, con dichiarazioni, indicazioni e denominazioni tali da
trarre in inganno sulla composizione, specie e natura della merce, e’
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 20.000 euro a
66.000 euro.
4. Le sanzioni previste dai commi 2 e 3 si applicano anche
all’allevatore che detiene e somministra i prodotti richiamati ai
medesimi commi».
2. L’articolo 23 della legge 15 febbraio 1963, n. 281, e successive
modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
«Art. 23. – 1. In caso di reiterazione della violazione delle
disposizioni previste dall’articolo 22, commi 2 e 3, l’autorita’
competente dispone la sospensione dell’attivita’ per un periodo da
tre giorni a tre mesi.
2. Se il fatto e’ di particolare gravita’ e da esso e’ derivato
pericolo per la salute umana, l’autorita’ competente dispone la
chiusura definitiva dello stabilimento o dell’esercizio. Il titolare
dello stabilimento o dell’esercizio non puo’ ottenere una nuova
autorizzazione allo svolgimento della stessa attivita’ o di
un’attivita’ analoga per la durata di cinque anni».

Art. 7

Disposizioni per la rilevazione della produzione di latte di bufala

1. Al fine di assicurare la piu’ ampia tutela degli interessi dei
consumatori e di garantire la concorrenza e la trasparenza del
mercato, gli allevatori bufalini sono obbligati ad adottare strumenti
per la rilevazione, certa e verificabile, della quantita’ di latte
prodotto giornalmente da ciascun animale, secondo le modalita’
disposte con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari
e forestali, sentite le regioni interessate.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiuque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 3 febbraio 2011

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del
Consiglio dei Ministri

Galan, Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali

Visto, il Guardasigilli: Alfano

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 2260):
Presentato dal Ministro delle politiche agricole alimentari e
forestali (Zaia) il 4 marzo 2009.
Assegnato alla XIII commissione (Agricoltura), in sede referente,
il 12 marzo 2010 con pareri delle commissioni, I, II, III, V, VII, X,
XI, XII, XIV e Questioni regionali.
Esaminato dalla XIII commissione, in sede referente, il 20
maggio; 1, 6, 7, 8, 13, 14, 21, 28 ottobre; 3 e 5 novembre 2009: 21
aprile; 6, 18, 25 maggio; 3 giugno; 14, 21, 22 e 28 settembre 2010.
Esaminato in aula il 9 novembre 2009, 10, 11 febbraio e 5 ottobre
2010. Deliberato, il 6 ottobre 2010, lo stralcio art. 1-bis, 2-bis,
2-ter, 3-bis, 3-ter, 4, 5, 7-bis, 7-ter, 7-quinquies, 7-sexies,
7-octies, 7-novies, 7-decies, 7-undecies del testo congiunto a
formare il 2260-TER; art. 1, 2, 3, 6, 7, 7-quater, 7-duodecies del
testo congiunto a formare il 2260-BIS.
Camera dei deputati (atto n. 2260-BIS):
Stralcio dell’art. 1, 2, 3, 6, 7, 7-quater, 7-duodecies.
Esaminato ed approvato il 6 ottobre 2010.
Senato della Repubblica (atto n. 2363):
Assegnato alla 9ª Commissione (Agricoltura), in sede referente,
l’8 ottobre 2010 con pareri delle Commissioni 1ª, 2ª, 5ª, 6ª, 10ª,
12ª, 13ª, 14ª e Questioni regionali.
Esaminato dalla 9ª Commissione, in sede referente, il 12, 26
ottobre; 3, 10 e 16 novembre 2010.
Nuovamente assegnato alla 9ª Commissione (Agricoltura) in sede
deliberante il 23 novembre 2010.
Esaminato dalla 9ª Commissione, in sede deliberante ed approvato
con modificazioni il 6 dicembre 2010.
Camera dei deputati (atto n. 2260-BIS-B):
Assegnato alla XIII commissione (Agricoltura), in sede referente,
13 dicembre 2010.
Esaminato dalla XIII commissione, in sede referente, il 14, 21 e
22 dicembre 2010.
Nuovamente assegnato alla XIII commissione (Agricoltura) in sede
legislativa il 12 gennaio 2011.
Esaminato dalla XIII commissione, in sede legislativa e approvato
il 18 gennaio 2011.

LEGGE 3 febbraio 2011, n. 4 – Disposizioni in materia di etichettatura e di qualita’ dei prodotti alimentari. (11G0039) (GU n. 41 del 19-2-2011

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