Legge 1° marzo 1968, n. 186 | Chimici.info

Legge 1° marzo 1968, n. 186

Legge 1° marzo 1968, n. 186 - Norme di buona tecnica
Circolare Ministeriale

Ricorrenti quesiti proposti dagli uffici dell’Ispettorato del
lavoro in ordine ai riflessi da attribuirsi alla legge 1° marzo 1968,
n. 186, sull’attività istituzionale di vigilanza per
l’applicazione delle vigenti regolamentazioni generali e speciali per
la prevenzione degli infortuni sul lavoro, inducono a ritenere quanto
meno opportune alcune precisazioni.
Ricordato che la legge n. 186 citata prescrive che il materiale
elettrico deve essere realizzato e costruito a regola d’arte e che
detto materiale si considera costruito a regola d’arte se
corrispondente alle norme tecniche del C.E.I., conviene rilevare
subito come detta legge si limiti a stabilire una presunzione semplice
o di fatto a beneficio di dette norme (v. art. 2727 cod. civ.). Tale
assunto è confortato dalla stessa legge che sembra ammettere, in ogni
caso, la prova contraria, ossia, seppur consente di presumere la
rispondenza alla legge allorquando il materiale elettrico sia conforme
alle norme tecniche del C.E.I., permette, d’altra parte, di provare
tale rispondenza anche in caso di difformità alle norme tecniche del
C.E.I., e non esclude, infine, la possibilità di provare che il
materiale elettrico, per quanto conforme alle norme tecniche C.E.l.,
non risponda alla legge. E’ appena il caso di rilevare come in
siffatta ipotesi l’onere della prova non possa essere attribuito a
coloro che abbiano realizzato materiale elettrico in conformità alle
norme tecniche “de quo”.
Ad avviso difforme non sembra possibile pervenire, in quanto
l’eventuale sussistenza per le norme tecniche C.E.I. di una
presunzione legale assoluta è impedita da principi costituzionali
sulla riserva di legge correlativi agli aspetti penali (ex art. 25
Cost.) e patrimoniali (ex artt. 23, 41 e 44 Cost.) che per siffatta
ipotesi verrebbero in rilievo. Sembra parimenti ultroneo, rispetto
alle finalità di legge, ritenere sussistente un’implicita attribuzione
al C.E.I. della facoltà di determinare norme di sicurezza, in quanto
ciò concreterebbe esercizio da parte di ente di diritto privato di
funzione pubblica secondaria (amministrativa) per il che il precetto
costituzionale (ex art. 97 Cost.) prevede che l’organizzazione
relativa sia regolata in base a legge in modo da garantire il buon
andamento e l’imparzialità.
In considerazione di tutto quanto sopra appare, quindi, legittimo
dedurre che l’Ispettorato del lavoro, nell’esercizio dell’attività
amministrativa per la vigilanza sull’applicazione delle vigenti
disposizioni per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, debba
riferire la propria attività a questultime fonti normative, potendo
ricorrere caso per caso, ove beninteso la prescrizione di legge ne
consenta l’integrazione mediante “disposizioni”, alle norme tecniche
C.E.I. considerate rilevanti ai fini della sicurezza del lavoro. In
siffatta ipotesi, le prescrizioni tecniche dedotte dalle norme C.E.I.
acquistano forza ed efficacia in virtù dell“ordine“ emesso, atto
questultimo configurabile alla stregua di richiamo dell’imprenditore
all’osservanza del contenuto e dell’oggetto dell’obbligo ex art. 2087
cod. civ., i cui criteri generali, integrati e specificati dai
regolamenti generali e speciali adottati in base alla delega
legislativa di cui alla legge n. 51 del 12 febbraio 1955, possono
avere ulteriore specificazione ed integrazione rivolti agli stessi
scopi ove le predette fonti normative non soccorrano e o siano
reputate inadeguate a fronte dei pericoli che si intendano eliminare.
Tuttavia, siffatto orientamento valido in linea generale per la
soluzione della questione sollevata, in sede applicativa deve essere
attentamente valutato onde evitare che si possano determinare
differenziati orientamenti in ordine al medesimo problema da parte dei
diversi uffici dell’Ispettorato del lavoro. Vertendosi in casi che
prospettino implicazioni o aspetti di sicurezza del lavoro di
carattere generale interessanti la realizzazione di materiale
elettrico, sarebbe opportuno che la correlativa questione venisse
portata a conoscenza di questo Ministero per le valutazioni
competenti.
Allorquando l’Organo di ispezione debba però riferire nell’ambito dei
propri compiti di polizia giudiziaria, si ritiene che alla competente
Autorità giudiziaria debba essere riferito, sia sulle inosservanze
alle prescrizioni di legge vigenti in materia di prevenzione degli
infortuni nel lavoro, sia sull’eventuale disattenzione alle norme
tecniche, potendo questa seconda ipotesi integrare gli elementi di
reato.

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