DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 maggio 2010 | Chimici.info

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 maggio 2010

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 maggio 2010 - Attuazione della comunicazione della Commissione U.E. del 25 giugno 2008, recante: «Pensare anzitutto in piccolo» Uno «Small Business Act» per l'Europa. (10A07779) - (GU n. 144 del 23-6-2010 )

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 maggio 2010

Attuazione della comunicazione della Commissione U.E. del 25 giugno
2008, recante: «Pensare anzitutto in piccolo» Uno «Small Business
Act» per l’Europa. (10A07779)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visto l’art. 95, primo comma, della Costituzione;
Vista la comunicazione della Commissione europea del 25 giugno 2008
«Pensare anzitutto in piccolo» Uno «Small Business Act» per l’Europa;
Vista la comunicazione della Commissione europea del 27 novembre
2008 «Un Piano europeo di ripresa economica»;
Vista la risoluzione del Parlamento europeo del 4 dicembre 2008 «La
strada verso il miglioramento dell’ambiente per le PMI in Europa –
Atto sulle piccole imprese (“Small Business Act”)»;
Viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo dell’11
e 12 dicembre 2008 con le quali il Consiglio approva il «Piano
europeo di ripresa economica»;
Vista la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 su
un «Piano europeo di ripresa economica»;
Vista la comunicazione della Commissione europea del 22 gennaio
2009 riguardante il quadro di riferimento temporaneo comunitario per
le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’accesso al finanziamento
nell’attuale situazione di crisi finanziaria ed economica, come
modificata dalla comunicazione della Commissione europea del 25
febbraio 2009;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 giugno
2009 recante le modalita’ di applicazione della menzionata
comunicazione della Commissione europea del 22 gennaio 2009;
Viste le linee guida per l’applicazione del decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri del 3 giugno 2009;
Vista la raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del
6 maggio 2003 relativa alla definizione delle microimprese, piccole e
medie imprese, pubblicata nella G.U.U.E. n. L. 124 del 20 maggio
2003, che sostituisce a decorrere dal 1° gennaio 2005 la
raccomandazione della Commissione europea 96/280/CE del 3 aprile
1996;
Vista la risoluzione della X Commissione permanente della Camera
dei deputati del 5 maggio 2009;
Considerata la centralita’ per l’economia italiana del sistema
delle imprese di ridotte dimensioni e della fortissima incidenza,
all’interno di tale sistema, delle micro imprese;
Tenuto conto della necessita’ di attuare in Italia i principi della
predetta comunicazione del 25 giugno 2008, nonche’ di mettere in
campo azioni utili per fronteggiare la negativa congiuntura economica
mondiale;
Tenuto conto che le micro, piccole e medie imprese italiane hanno
necessita’ sia di interventi rapidi, in buona parte gia’ attuati dal
Governo, sia di misure di piu’ ampia prospettiva affinche’ la ripresa
economica le veda rafforzate e piu’ competitive;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
seduta del 27 novembre 2009;
Visto il parere della Conferenza unificata, espresso nella seduta
del 29 aprile 2010;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 30 aprile 2010;

Emana

la seguente direttiva:

Premessa.
La comunicazione della Commissione dell’Unione europea adottata il
25 giugno 2008 si pone come un atto importante basato su orientamenti
e proposte di azioni politiche da attuare sia a livello europeo sia
degli Stati membri, mirato a dare nuovo impulso alle Piccole e medie
imprese europee (PMI) valorizzando le loro potenzialita’ di crescita
sostenibile nel medio-lungo periodo.
La predetta comunicazione della Commissione dell’Unione europea e’
riferita anche alle micro imprese e, pertanto, nel presente testo
l’espressione PMI comprende pure le micro imprese italiane.
Il mondo delle PMI ripone forti aspettative nelle politiche e negli
strumenti di detta comunicazione individuati come idonei alla loro
crescita ed al loro rilancio, attraverso una filosofia ispirata a
«pensare anzitutto in piccolo» quale riconoscimento del ruolo che
esse svolgono nel nostro Paese ed in Europa, tenuto anche conto della
funzione di inclusione sociale svolta grazie alle PMI a conduzione
femminile che svolgono un ruolo economico sempre crescente in
particolare in Italia e di imprenditori extra-comunitari.
Le stesse PMI richiedono interventi per affrontare la crisi
economica e per rafforzare la loro competitivita’ nel momento di
uscita dalla crisi stessa.
Lo Small Business Act postula interventi di semplificazione, di
riduzione degli oneri amministrativi, di apertura dei mercati e di
sostegno delle potenzialita’ di sviluppo per le P.M.I. che, nel
documento, si esplicano in dieci punti fondamentali:
1) Imprenditorialita’ – facilitare un contesto gratificante agli
operatori;
2) Seconda possibilita’ – per gli imprenditori onesti che abbiano
sperimentato l’insolvenza;
3) Pensare anzitutto in piccolo – formulare regole conformi a
questo principio;
4) Amministrazione recettiva – rendere le Pubbliche
Amministrazioni permeabili alle esigenze delle PMI;
5) Appalti pubblici e aiuti – facilitare la partecipazione delle
PMI agli appalti pubblici e migliorare le possibilita’ degli aiuti di
Stato per le PMI;
6) Finanza – agevolare l’accesso al credito delle PMI e la
puntualita’ dei pagamenti nelle transazioni commerciali;
7) Mercato unico – aiutare le PMI a beneficiare delle
opportunita’ offerte dal Mercato unico;
8) Competenze e Innovazione – aggiornare ed implementare le
competenze nelle PMI ed ogni forma di innovazione;
9) Ambiente – trasformare le sfide ambientali in opportunita’ per
le PMI;
10) Internazionalizzazione – incoraggiare e sostenere le PMI
affinche’ beneficino della crescita dei mercati.
Lo SBA indica, inoltre, una serie di proposte regolamentari:
a) un regolamento di esenzione generale, finalizzato alla
semplificazione procedurale e all’aumento degli aiuti di Stato per le
PMI: una riduzione effettiva di almeno il 25% degli oneri
amministrativi e burocratici che attualmente gravano sulle imprese;
b) un regolamento in materia di Societa’ privata europea (SPE),
finalizzato a favorire la nascita di nuove imprese e le attivita’
transfrontaliere al fine di facilitare le imprese che vogliono
operare a livello europeo;
c) una direttiva che permetta tassi di applicazione IVA ridotti
per microimprese relativi ad alcuni servizi con forte intensita’ di
manodopera e/o forniti su base locale;
d) una revisione della direttiva sui ritardi di pagamento
destinabili anche alle PMI.
In attuazione degli orientamenti comunitari e con l’obiettivo di
formulare in breve tempo proposte concrete per migliorare le
condizioni in cui operano le PMI, il 18 marzo 2009 il Ministro dello
sviluppo economico ha insediato il Tavolo di iniziativa per la
realizzazione degli adempimenti previsti dallo SBA per le PMI al
quale hanno partecipato le diverse associazioni di categoria delle
PMI, i rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e
delle Amministrazioni centrali maggiormente coinvolte, la Conferenza
delle Regioni, le rappresentanze di Province, Comuni, Camere di
commercio, del sistema bancario e del Comitato economico e sociale
dell’U.E.
Nella duplice prospettiva di affrontare l’emergenza economica, da
un lato, e di individuare obiettivi di medio termine in un’ottica
prevalente di sviluppo del sistema delle P.M.I., dall’altro, i lavori
sono stati organizzati con la costituzione, all’interno del Tavolo di
iniziativa, di sei tavoli tematici («Credito, tempi di pagamento,
usura e capitalizzazione delle imprese»; «Strumenti ed azioni per la
crisi di impresa»; «Politiche per l’innovazione, l’energia e la
sostenibilita’ ambientale»; «Strumenti per la crescita dimensionale,
l’aggregazione, la trasmissione di impresa»; «Politiche e strumenti
per l’internazionalizzazione»; «Semplificazione e raccordo tra i
livelli di governo nei confronti delle imprese»).
All’esito dei lavori dei Tavoli tematici, concentrati in un mese di
tempo, sono state formulate proposte di intervento.
Linee direttrici di azione.
Le linee direttrici di azione seguenti costituiscono priorita’ di
politica economica, sia quelle da tradurre in misure concrete in
tempi brevi, sia quelle tendenziali, da declinare, a seconda dei
casi, in interventi legislativi, regolamentari o amministrativi.
Le azioni richiedenti interventi di finanza pubblica sono adottate
nella misura in cui siano compatibili con le disponibilita’
finanziarie.
Allo scopo della piena attuazione in Italia dei principi della
Comunicazione della Commissione europea del 25 giugno 2008 «Pensare
anzitutto in piccolo» uno «Small Business Act» per l’Europa le
Amministrazioni dello Stato, ciascuna per la parte di rispettiva
competenza e ai fini della crescita e dello sviluppo del sistema
nazionale delle Piccole e medie imprese, sono tenute ad uniformare la
propria azione ai principi di seguito individuati.
Le Regioni, le Province e i Comuni, per quanto di loro competenza e
ai medesimi fini, sono invitate a conformare la propria azione ai
principi stessi.
Gli enti pubblici nazionali competenti nella materia economica ed
il sistema delle Camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura debbono coordinare le proprie attivita’ istituzionali al
fine di renderle coerenti con la presente direttiva.
Analogamente le Regioni, le Province e i Comuni sono invitati a far
si’ che gli organismi loro referenti agiscano in maniera coerente con
la presente direttiva.
1. Tenuto conto della fondamentale rilevanza per il sistema
economico nazionale delle PMI e’ necessario, sul modello di leggi
annuali esistenti, presentare annualmente un disegno di legge per le
PMI al fine di incrociare le esigenze di tale dimensione di impresa
man mano emergenti. Tale disegno di legge va inserito nel contesto
della manovra annuale di bilancio (Documento di Programmazione
economica e finanziaria, legge finanziaria e legge di bilancio) al
fine di usufruire della corsia parlamentare dedicata alla sessione di
bilancio.
2. In relazione ai dieci principi informatori dello Small Business
Act occorre:
a) dar vita a un contesto normativo ed economico nazionale in cui
imprenditori e imprese familiari possano sviluppare la propria
attivita’.
In questo quadro generale, occorre intensificare gli sforzi
affinche’ sia colmato – o almeno ridimensionato – il gap esistente
tra imprenditori uomini e donne. Allo scopo di incoraggiare e
sostenere l’imprenditorialita’ femminile vanno rilanciate azioni
positive sul modello di quelle previste dalla legge 23 febbraio 1992,
n. 215, ed adottate misure tendenti a rimuovere gli ostacoli che
limitano parita’ di accesso al credito da parte delle imprese guidate
al femminile.
Per promuovere l’integrazione della popolazione immigrata nel
tessuto sociale ed economico del Paese, nel pieno rispetto
dell’ordinamento, va diffusa presso questi gruppi sociali la cultura
della conoscenza, senza tralasciare l’istruzione e la formazione
specificamente dirette ad assistere e sostenere gli immigrati che
intendono avviare un’impresa.
Inoltre, in considerazione dell’importanza per lo sviluppo
economico e sociale rivestito dalle imprese creative e della filiera
turistica, intendendo per esse un asset innovativo del nostro tessuto
di impresa come le imprese della comunicazione, le imprese della
conservazione e restauro dei beni culturali, le imprese della filiera
moda, occorre individuare misure di sostegno per il loro sviluppo
(dalla formazione al credito all’innovazione) e la creazione di reti
di imprese.
Su quest’ultimo aspetto, in considerazione della piccola dimensione
di molte imprese italiane che spesso non favorisce il conseguimento
di economie di scala sufficienti alla realizzazione di obiettivi
strategici per le stesse aziende, sviluppare la cultura di operare in
rete deve rappresentare una priorita’ strategica la cui operativita’
vedra’ nell’utilizzo del «Contratto di rete», cosi’ come definito
dall’art. 1, della legge n. 99 del 2009, uno strumento molto
efficace. In particolare, sarebbe auspicabile l’introduzione di
specifiche incentivazioni, favorendo e premiando il ricorso al
«contratto di rete» nella predisposizione di bandi per l’utilizzo di
risorse statali e delle Regioni destinate alle imprese, nel rispetto
delle norme nazionali e comunitarie in materia di appalti.
Poiche’ nei prossimi 10 anni si calcola che lascera’ l’attivita’ un
totale di 6 milioni di titolari di PMI a livello europeo, e’
necessario rafforzare il trasferimento di impresa, tenuto anche conto
che il mantenimento dell’azienda conserva in genere piu’ posti di
lavoro di quanto ne crei una nuova impresa, e si deve prevedere, in
caso di crisi dell’impresa, anche la possibilita’ di poter
trasformare (in toto o in parte attraverso spin off realizzati da
gruppi di addetti) in cooperativa l’impresa la cui proprieta’
verrebbe rilevata dai dipendenti riuniti in cooperativa.
Occorre al riguardo che gli ordinamenti della scuola secondaria
superiore, con particolare riguardo agli istituti tecnici e
professionali, e del sistema di istruzione e formazione professionale
considerino l’imprenditorialita’ e l’educazione finanziaria, una
competenza chiave per tutti gli studenti, da acquisire soprattutto
attraverso i percorsi di alternanza di cui al decreto legislativo 15
aprile 2005, n. 77, e l’apprendistato di primo e terzo livello di cui
agli articoli 48 e 50 del decreto legislativo n. 276 del 2003 e che i
docenti siano formati anche su questo terreno, intensificando i
rapporti con il mondo delle imprese affinche’ emerga una cultura
volta allo spirito imprenditoriale. Occorre intensificare gli sforzi
al fine di incoraggiare e sostenere l’imprenditorialita’ giovanile e
individuare misure a sostegno delle nuove generazioni di imprenditori
al fine di promuovere presso i giovani iniziative volte alla
diffusione della cultura d’impresa e all’orientamento al lavoro
autonomo, per sostenere l’occupazione e creare una coscienza del
«fare impresa» capace di rendere le idee dei giovani «business», in
particolare favorendo collaborazioni e necessarie sinergie tra
scuole, Universita’ e associazioni no profit con partecipazione
prevalente di studenti. Si vuole incoraggiare l’attitudine
all’autoimpiego, le conoscenze necessarie per poter entrare nel mondo
dell’imprenditoria, sostenendo la creativita’ e l’innovativita’ dei
giovani nel tessuto delle piccole e medie imprese, tramite
orientamento, seminari, consulenza e tutoraggio per chi ha
effettivamente la volonta’ di avviare un’impresa.
Analogamente la formazione professionale va orientata nella
medesima direzione.
C’e’ bisogno, inoltre, di azioni che non ostacolino i trasferimenti
di impresa e che venga istituito un sistema che favorisca l’incontro
tra potenziali acquirenti e imprese trasferibili;
b) far si’ che imprenditori onesti, che abbiano sperimentato
l’insolvenza, ottengano rapidamente una seconda possibilita’.
In Italia tale concetto puo’ ascriversi al filone di pensiero di
cui alla recente riforma della legge fallimentare, tra i cui principi
c’e’ quello di considerare il fallimento non come una sanzione
sociale, quasi di carattere morale, ma come il frutto di scelte
imprenditoriali sbagliate, nonche’ quello di agevolare e stimolare il
ricorso alla composizione negoziale delle crisi d’impresa (prima che
questa sfoci in insolvenza irreversibile) attraverso la
configurazione dei nuovi istituti di risanamento dando piena
attuazione all’art. 32, del decreto-legge n. 185 del 2008,
convertito, con modifiche, dalla legge n. 2 del 2009. Anche questi
istituti possono considerarsi funzionali a realizzare la «seconda
possibilita’» in quanto destinati ad agevolare il raggiungimento di
accordi tra l’imprenditore in difficolta’ finanziaria ed i creditori
per la gestione tempestiva della crisi d’impresa, attraverso regole
innovative e di protezione. Cio’ richiede di valutare nell’ambito di
una eventuale riformulazione dell’art. 38 del decreto legislativo n.
163 del 2006, la possibilita’ per le imprese in concordato preventivo
di partecipare alle gare per l’affidamento di contratti di appalto;
c) formulare nella produzione legislativa ed amministrativa
disposizioni conformi al principio «Pensare anzitutto in piccolo»,
valutando la normativa sulla base delle esigenze e delle capacita’
dei piccoli e medi imprenditori.
Al riguardo occorre che i testi normativi aventi riflessi sulle PMI
siano redatti con disposizioni chiare e facilmente comprensibili
mettendosi nell’ottica interpretativa di tali imprenditori.
E’ necessario, pertanto, che la relazione sull’Analisi dell’impatto
della regolamentazione (AIR), di cui al decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 11 settembre 2008, n. 170, dia conto, ai sensi
dell’art. 6, comma 3, lettera e), dello stesso provvedimento, di come
le esigenze di conoscibilita’ per gli imprenditori siano state
soddisfatte. E’ necessario, inoltre, che, con congruo anticipo
rispetto alla presentazione di testi normativi, destinati ad avere
riflessi sulle imprese, vengano consultate le Associazioni
rappresentative delle PMI e che di tale consultazione si dia atto
nella relazione AIR, ai sensi dell’art. 6, comma 3, lettera c) del
citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 170 del
2008.
In proposito occorre dare attuazione agli articoli 3 e 4 della
legge 18 giugno 2009, n. 69, «recante disposizioni per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita’ nonche’ in materia
di processo civile», in materia di chiarezza dei testi normativi e di
semplificazione della legislazione, nonche’ alle disposizioni,
contenute nel medesimo provvedimento legislativo, relative alle
modifiche alla legge n. 241 del 1990;
d) rendere le Pubbliche Amministrazioni recettive delle esigenze
delle PMI.
Occorre in proposito ridurre il livello delle spese e delle
commissioni richieste dalla P.A. per registrare un’impresa, ridurre
il tempo necessario per fondare un’impresa a meno di una settimana;
limitare ad un mese il tempo per il rilascio di licenze e permessi
necessari per l’avvio dell’attivita’ di impresa, salvo il caso
giustificato da seri rischi per le persone e impregiudicata
l’applicazione della disciplina in materia ambientale, fermo
restando, in attuazione e a tutela di interessi primari
dell’ordinamento, quanto disposto dall’art. 2, commi 3 e 4, della
legge n. 241 del 1990, come modificato da ultimo dall’art. 7 della
legge n. 69 del 2009; evitare di chiedere alle PMI informazioni gia’
in possesso della P.A. Al fine di ridurre il carico burocratico per
le PMI, occorre dare effettivita’ alle disposizioni che prevedono
l’acquisizione d’ufficio, da parte della P.A. di dati e documenti che
siano gia’ in possesso della stessa o di altre pubbliche
amministrazioni. E’ necessario altresi’ evitare di coinvolgere le
micro imprese in indagini statistiche piu’ di una volta ogni tre
anni, garantire l’attuazione completa della Direttiva servizi,
compresa l’istituzione degli sportelli unici.
E’ necessario, in particolare, attuare rapidamente e con piena
funzionalita’ lo sportello unico per le attivita’ produttive, secondo
l’art. 38 del decreto-legge n. 112/2008 convertito in legge n.
133/2008 e successive modificazioni e relativi regolamenti attuativi,
rendendolo realmente in grado di assicurare la interattivita’ tra PMI
e Pubblica Amministrazione; e il sistema delle Agenzie per le
imprese, nonche’ proseguire le attivita’ di misurazione e riduzione
degli oneri amministrativi nelle materie di competenza statale ai
sensi dell’art. 25, decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con
modifiche, dalla legge n. 133 del 2008, ed estendere la misurazione e
la riduzione di oneri anche alle Regioni e agli Enti locali.
Inoltre, in attuazione agli adempimenti previsti dalla direttiva
del 21 maggio 2008/52/CE, relativa alla mediazione civile e
commerciale per le controversie transfrontaliere senza limiti di
valore, con l’entrata in vigore della legge n. 69 del 2009, si pone,
all’art. 60, la «delega al Governo in materia di mediazione e di
conciliazione delle controversie civili e commerciali». In questo
senso, l’uso dello strumento conciliativo verra’ implementato anche
attraverso l’operato capillare sul territorio delle Camere di
commercio, al fine di garantire un effetto deflattivo del contenzioso
giudiziario ed una riduzione dei costi per le imprese coinvolte in
controversie civili e commerciali;
e) adeguare l’intervento pubblico alle esigenze delle PMI.
Per quanto concerne gli appalti pubblici occorre facilitare
l’accesso delle PMI, creando, nell’ambito della normativa nazionale,
e comunque nel rispetto delle decisioni della Commissione europea
circa le misure a favore delle PMI, le condizioni di accessibilita’
per le stesse, in un primo momento per gli appalti banditi dai Comuni
con popolazione inferiore a 5.000 abitanti e/o per forniture di
importo inferiore alla soglia U.E. Al riguardo, nel caso in cui la
normativa comunitaria o nazionale sia di ostacolo, occorre negoziare
con la Commissione Ue, a cui spettera’ decidere sulle apposite
deroghe per le PMI o autorizzare l’introduzione di analoghe deroghe
nella disciplina domestica.
E’ necessario verificare che le misure di semplificazione, a favore
delle PMI, delle procedure relative ai piccoli appalti pubblici di
cui all’art. 17 della legge n. 69 del 2009 siano efficaci, proponendo
eventuali interventi migliorativi.
Occorre, altresi’, facilitare l’accesso delle PMI al mercato della
domanda pubblica avvalendosi maggiormente degli strumenti telematici
di gestione degli appalti pubblici, come il Mercato elettronico della
pubblica amministrazione (MEPA), resi disponibili dal Ministero
dell’economia e delle finanze mediante la CONSIP. Tramite tali
strumenti le PMI potranno proporre i propri prodotti e servizi
minimizzando i costi di partecipazione alle gare, senza barriere
legate alle dimensioni ed alla localizzazione, nel rispetto della
massima trasparenza.
E’ necessario anche istituire portali elettronici per ampliare e
migliorare l’accesso e la diffusione all’informazione sugli appalti
pubblici disponibili di importo inferiore alla soglia U.E.,
suddividere ove possibile i contratti in lotti e stabilire la
possibilita’ di subappalto, rendendo il subappalto conveniente; ed
ancora evitare qualifiche e requisiti finanziari sproporzionati alle
PMI.
Per quanto concerne gli aiuti, avvalendosi dell’esperienza
concernente la comunicazione della Commissione europea del 22 gennaio
2009 – Quadro di riferimento temporaneo per le misure di aiuto di
Stato a sostegno dell’accesso al finanziamento nell’attuale
situazione di crisi finanziaria ed economica – ed al relativo decreto
del Presidente del Consiglio 3 giugno 2009, e’ necessario verificare
se e quali misure a favore delle PMI possano essere rese stabili a
prescindere dalla congiuntura economica in atto.
Le PMI non debbono comunque essere escluse da nessuno dei regimi di
aiuto statale o regionale;
f) agevolare l’accesso al credito delle PMI e sviluppare un
contesto giuridico ed economico che favorisca la puntualita’ dei
pagamenti nelle transazioni commerciali.
Per l’accesso al credito occorre verificare che le misure gia’
adottate, come quelle relative al Fondo di garanzia per le PMI, siano
efficaci ed in caso contrario attuare interventi migliorativi.
Occorre, altresi’, incentivare l’attuazione dell’art. 11 del
decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modifiche, dalla legge
28 gennaio 2009, n. 2, al fine di consentire che il Fondo di garanzia
per le PMI divenga un’infrastruttura di sistema che faciliti, a
livello nazionale, il dialogo tra imprese, sistema bancario, Gestore
del Fondo di garanzia nazionale ed altri Enti di garanzia.
Per i pagamenti della P.A. analogamente occorre verificare che le
misure gia’ adottate siano efficaci ed, in caso contrario, attuare
interventi migliorativi.
C’e’ comunque bisogno di favorire, anche mediante accordi con le
Associazioni rappresentative delle PMI, un ruolo crescente delle
Banche aventi forte radicamento territoriale.
Allo scopo di superare i vincoli posti all’accesso al credito dalla
richiesta di garanzie patrimoniali e per rendere praticabile il
ricorso ad un sistema di garanzie personali, occorre sviluppare il
microcredito, anche prevedendo una sezione dedicata in seno al Fondo
di garanzia per le PMI, nonche’ forme di tutoring, onde contrastare
l’esclusione finanziaria.
Analogamente occorre favorire gli interventi della finanza etica.
E’ inoltre necessario elaborare programmi creditizi che suppliscano
alla mancanza di finanziamenti tra 75.000 e 1 milione di euro,
soprattutto con strumenti che combinino indebitamento e capitale
proprio, nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato, eliminare gli
ostacoli normativi che impediscono ai capitali di rischio operanti
nel mercato unico, non escluso il capitale di rischio informale
(business angels), di favorire l’introduzione di forme di private
equity e venture capital presso le piccole imprese di «Middle class»
(le piccole imprese che «pensano» da medie imprese), di investire
alle stesse condizioni dei fondi nazionali; far pieno uso dei
finanziamenti disponibili nei programmi per la politica di coesione e
del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, a favore delle
PMI;
g) aiutare le PMI a beneficiare delle opportunita’ offerte dal
«Mercato unico» europeo.
In proposito occorre facilitare l’accesso delle PMI ai brevetti e
ai modelli depositati, nonche’ al sistema del marchio comunitario;
dare attuazione a future decisioni della Commissione per eliminare la
frammentazione delle norme a tutela dei consumatori, per agevolare il
commercio elettronico delle PMI; potenziare il sistema di risoluzione
di problemi SOLVIT per dirimere senza formalita’ e velocemente
problemi posti dall’esercizio dei diritti nel mercato unico, nonche’
favorire, per la risoluzione delle controversie, il ricorso
all’arbitrato, alla conciliazione ed alla mediazione, come previsto
all’art. 60 della legge n. 69 del 2009, richiamato in precedenza,
incoraggiare gli organismi di normazione a riconsiderare il loro
modello economico per ridurre i costi di accesso alle norme, vigilare
sull’equilibrio delle nomine nei comitati di normalizzazione,
invitare organismi nazionali e organismi europei di normalizzazione a
organizzare campagne di promozione e di informazione per incoraggiare
le PMI a fare un uso migliore delle norme e a fornire alle PMI
servizi di consulenza comprendenti forme di sostegno per difendersi
dalle pratiche commerciali sleali;
h) aggiornare e implementare le competenze delle PMI ed ogni
forma di innovazione.
Occorre fornire ai potenziali imprenditori competenze essenziali in
gestione, materie tecniche, informatiche e linguistiche; e’
necessario integrare di piu’ le PMI nella comunita’ della ricerca e
intensificare i rapporti tra universita’ e PMI, nonche’ favorire la
fatturazione on-line (e-invoicing) e l’amministrazione on-line
(e-government).
Inoltre puntare su interventi di capitale di rischio diretti alla
partecipazione nel capitale di PMI per lo sfruttamento dei brevetti
(come previsto dal decreto del Ministro dello sviluppo economico del
10 marzo 2009), tramite il Fondo nazionale per l’innovazione,
utilizzando anche il «Contratto di rete», per realizzare progetti
innovativi basati sull’utilizzo economico di brevetti. Infine,
favorire attraverso operazioni di microcredito, l’accesso delle
piccole imprese alle procedure brevettuali, spesso complesse e
costose.
C’e’ bisogno di sostenere gli sforzi tesi
all’internazionalizzazione e a far divenire le PMI aziende ad alto
tasso di crescita.
Nello specifico e’ necessario sostenere l’internazionalizzazione
delle imprese attuando strumenti di aiuto finanziario per la
partecipazione ad iniziative all’estero e per l’aggregazione di
imprese in progetti di internazionalizzazione, nonche’ promuovere
all’estero le produzioni del «made in Italy», attuando un effettivo
coordinamento dell’attivita’ dei soggetti operanti nella promozione
dei prodotti italiani;
i) permettere alle PMI di trasformare le sfide ambientali in
opportunita’.
Occorre sfruttare le opportunita’ dei nuovi mercati verdi e
incrementare l’efficienza energetica, facilitando la nascita di PMI
nel campo dell’eco-innovazione; incentivare imprese sostenibili e
prodotti eco-efficienti, prevedere un approccio semplificato
all’aiuto ambientale per le PMI, sostenendo prodotti e processi
ecologici.
Occorre monitorare gli effetti per le PMI della delega al Governo
per l’adozione dei decreti legislativi integrativi e correttivi in
materia ambientale di cui all’art. 12 della legge n. 69 del 2009,
perseguendo il principio della semplificazione e riduzione degli
oneri amministrativi per le PMI.
Per quanto concerne piu’ in dettaglio la materia dell’energia e’
necessario che sia completata la riforma del mercato elettrico onde
promuovere una piu’ efficace e trasparente concorrenza tra gli
operatori. Lo stesso vale per il mercato del gas.
Una politica energetica maggiormente in linea con le esigenze delle
piccole imprese deve, inoltre, essere attuata mediante: misure volte
ad evitare situazioni di abuso di posizione dominante degli operatori
energetici nel settore dei servizi post-contatore; l’alleggerimento
nella bolletta energetica degli oneri generali; la semplificazione
dei regimi di autorizzazione per i piccoli impianti alimentati da
fonti rinnovabili e per gli interventi di efficienza.
E’ inoltre necessario attuare una politica degli incentivi piu’
incisiva e stabile nel tempo, che dia certezza ai consumatori e alle
imprese del settore.
Circa il tema dell’efficienza energetica occorre dare attuazione –
anche attraverso una sua modifica – agli adempimenti previsti dal
decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115, allo scopo di dare
garanzie agli imprenditori per gli investimenti in efficienza
energetica e per la promozione di diagnosi energetiche presso le
imprese, nonche’ dare attuazione all’art. 1, comma 1110, della legge
27 dicembre 2006, n. 296.
E’ necessario, altresi’, dare attuazione alla normativa
sull’efficienza energetica degli edifici e concentrare l’azione
governativa al fine di pervenire ad un documento unico per
l’adempimento degli obblighi in materia ambientale.
l) incoraggiare e sostenere le PMI sui mercati extra U.E.
Occorre migliorare l’informazione delle PMI sulle barriere
commerciali esistenti nei mercati non U.E., facilitare l’accesso ai
mercati di Paesi candidati all’U.E. e di quelli coinvolti nella
politica di vicinato; far si’ che le grandi imprese incoraggino le
PMI ad affermarsi sui mercati internazionali. Inoltre,
l’Amministrazione pubblica si adoperera’ affinche’ le iniziative
della Commissione Ue a favore delle PMI che partecipano alle «catene
globali di fornitura» siano prontamente recepite e adeguatamente
diffuse e sosterra’ con incentivi, le imprese che assumeranno profili
professionali di alto livello di specializzazione in materia di
commercio internazionale (ad esempio export manager, esperti di
marketing internazionale, etc.).
3. In relazione alla legge 23 luglio 2009, n. 99, e’ necessario
effettuare il monitoraggio degli effetti delle misure poste a
vantaggio delle PMI ai fini della valutazione della loro efficacia.
In particolare sara’ monitorato l’impatto di quegli interventi
previsti nella sezione sviluppo e competitivita’ della legge, nonche’
delle disposizioni in materia energetica sotto il profilo dei
risparmi nell’acquisto dell’energia da parte delle PMI.
4. Con riferimento specifico all’attuale congiuntura economica ed
al fine del mantenimento della continuita’ aziendale, della base
produttiva e di quella occupazionale e’ necessario garantire un
adeguato supporto alle imprese in stato di crisi, attraverso la
creazione di punti di servizio e raccordo collocati presso le Camere
di commercio, per fornire servizi di informazione, accompagnamento,
consulenza e sostegno rispetto alle difficolta’ poste dalla crisi;
tali punti verranno istituiti in raccordo con il sistema associativo,
avvalendosi delle professionalita’ e delle esperienze fornite dalle
organizzazioni imprenditoriali, dal sistema creditizio e dalle
amministrazioni locali, nonche’ delineare e dare la piu’ ampia
diffusione possibile a linee di comportamento che servano ad
orientare le PMI in difficolta’, cosi’ da impedire loro di incorrere
inconsapevolmente in azioni con risvolti negativi sotto il profilo
civile e penale e con riferimento alla figura dell’imprenditore
insolvente, ma meritevole. I «punti» forniranno servizi aggiuntivi e
complementari a quelli gia’ forniti dalle Associazioni di impresa.
E’ necessaria inoltre l’istituzione di un sistema di monitoraggio
in grado di raccogliere e integrare dati e informazioni di carattere
socioeconomico provenienti da istituzioni territoriali, quali gli
enti locali e le Camere di commercio, con l’obiettivo di fornire un
quadro tempestivo e completo di informazioni che consenta il
monitoraggio della situazione congiunturale delle economie locali e
che, attraverso una lettura integrata di dati e trend, possa
consentire di intercettare per tempo gli stati di crisi di imprese, o
sistemi di imprese, sui territori, cosi’ da indirizzare gli opportuni
interventi ed azioni di sostegno.
5. Ogni altra misura, ancorche’ non espressamente menzionata nel
presente documento, ma riconducibile allo stesso sistema di
interventi a favore delle PMI, deve essere attuata rapidamente.
6. Il monitoraggio degli effetti della azione di cui al presente
documento e’ affidato, limitatamente agli ambiti di competenza, al
Ministero dello sviluppo economico che riferira’ periodicamente alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Segretariato generale della
Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede al monitoraggio
dell’attuazione della direttiva, in raccordo con il Ministero dello
sviluppo economico, relativamente alle attivita’ connesse allo
sviluppo delle PMI che coinvolgono le competenze delle altre
amministrazioni.
La presente direttiva, previa registrazione da parte della Corte
dei conti, sara’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana e comunicata alla Commissione dell’Unione europea.
Roma, 4 maggio 2010

Il Presidente: Berlusconi

Registrato alla Corte dei conti il 31 maggio 2010
Ministeri istituzionali – Presidenza del Consiglio dei Ministri,
registro n. 6, foglio n. 199

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 maggio 2010

Chimici.info