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Decreto ministeriale 16 novembre 1983

Decreto ministeriale 16 novembre 1983 "Elenco delle attività soggette, nel campo dei rischi di incidenti rilevanti, all'esame degli Ispettori Regionali od Interregionali dei Vigili del Fuoco ai sensi dell'art. 19 del D.P.R. del 29/07/1982, n. 577 - Note esplicative"
Circolare Ministeriale

1. Con il decreto 16 novembre 1983 (G.U. n. 339 del 12
dicembre 1983 ed errata corrige G.U. n. 22 del 23 gennaio 1984)
è stato determinato l’elenco delle attività demandate,
nel campo dei rischi di incidenti rilevanti, all’esame degli Ispettori
regionali o interregionali del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
dal punto di vista della prevenzione incendi.Ciò in attuazione
dell’art. 19, 1° comma, lett. d), del D.P.R. 29 luglio 1982, n.
577.Il decreto in argomento costituisce la prima parte dei lavori
programmati dal Comitato centrale tecnico-scientifico in materia di
rischi di incidenti rilevanti; ulteriori norme procedurali e tecniche
concernenti il rapporto di sicurezza ed i criteri di valutazione dello
stesso, sono in corso di elaborazione da parte del citato Comitato.2.
Il campo di applicazione del decreto riguarda le attività
soggette alla disciplina dei controlli di prevenzione incendi di cui
all’articolo 22, secondo comma del D.P.R. n. 577/1982 le quali
rientrino anche, per talune peculiari caratteristiche, negli elenchi
di cui agli allegati del decreto stesso. Tali elenchi individuano
attività di processo (Allegato I, III e IV) e attività
di deposito separato (Allegato II e IV) corrispondenti alle
attività per le quali la direttiva CEE 501/82 contempla il
regime di notifica, richiamandosi in proposito quanto già
osservato nella precedente circolare 1° dicembre 1982, n. 53, al
punto 2.1, secondo comma.Nello specifico campo di applicazione
sopracennato non possono considerarsi comprese le attività
espressamente escluse in base all’art. 2 della direttiva n.
501/82/CEE, (attività nucleari installazioni militari
esplosivi miniere) in quanto si tratta di materie per le quali i
possibili aspetti di «alto rischio» sono o saranno
regolamentati da norme «ad hoc».A tal proposito, si
precisa che tale esclusione non si estende agli impianti per lo
smaltimento dei rifiuti tossici e pericolosi poiché le
regolamentazioni comunitarie esistenti in materia non contemplano la
prevenzione di incidenti rilevanti.3. Appare opportuno fornire alcune
note esplicative sul Contenuto degli allegati I, II, III e IV, che
sono conformi alle indicazioni date dalla Comunità Europea
nella Direttiva 501/82.3.1. Nell’allegato II è stata riportata
la sola seconda colonna della corrispondente versione CEE al fine di
fare riferimento unicamente alle attività per le quali la
direttiva prevede la notifica e cioè a quelle comprese nel
campo di applicazione del decreto.3.2. Per alcune delle 178 sostanze
elencate nell’allegato III, sono riportati i numeri CEE e CAS.Per
l’interpretazione e il significato di tali numeri si rimanda al
contenuto dell’allegato I al decreto ministeriale 21 maggio 1981
«Classificazione e disciplina dell’imballaggio e della
etichettatura delle sostanze pericolose, in attuazione delle direttive
emanate dal Consiglio e dalla Commissione delle Comunità
europee «pubblicato nella G.U. n. 201 del 23 luglio 1981
(supplemento ordinario).3.3. E’ stato necessario inserire l’allegato
IV (criteri indicativi) perché ad esso fanno riferimento
l’allegato II (voci 1 e 2), e l’allegato III (voci 124, 125 e
150).Tali riferimenti sono peraltro limitati alla sola lettera c),
dell’allegato IV «sostanze infiammabili». Si richiama
l’attenzione sulla dizione della voce c) iii), «liquidi
infiammabili».Rientrano in tale categoria i liquidi con punto di
infiammabilità inferiore a 55°C che si trovano sotto
pressione e che, per particolari condizioni di processo, come elevata
pressione ed elevata temperatura, possono comportare rischi di
incidenti rilevanti.Le lettera a) e b) all’allegato IV, che non
interessano però direttamente il decreto ministeriale in
argomento, fanno riferimento ai parametri tossicologici DL 50 e CL 50
che, come noto, hanno i seguenti significati:DL 50: dose della
sostanza tossica che è risultata letale per il 50% degli
animali sottoposti a prova, espressa in mg per kg di peso corporeo;CL
50: concentrazione in aria della sostanza tossica (mg/1) che è
risultata letale per il 50% degli animali sottoposti a prova.4.
L’allegato V reca alcune indicazioni applicative ai fini
dell’espletamento dei servizi, del tutto conformi, con lievi
adattamenti, a quelle già impartite con la circolare n. 53 del
1° dicembre 1982 (punti da 2.2.1. a 2.2.6., 2.3., 4 con esclusione
del 4.8.).In proposito si richiama l’attenzione sui seguenti
punti:4.1. (allegato V, punto 3, comma IV).Il ricorso alla consulenza
del Comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi
deve intendersi riservato ai casi di massima rilevanza che comportino
valutazioni ed interpretazioni del quadro normativo e dei principi di
base e presentino reale interesse per la generalità degli
operatori.E’ invece da evitare la prospettazione di questioni
specifiche concernenti singoli progetti la cui trattazione è
affidata alle strutture regionali previste dal D.P.R. n. 577/82
(Ispettorato Comitato tecnico regionale Commissione per i
sopralluoghi) alle quali il Comitato centrale non può, di
regola, sostituirsi.4.2. Nei casi di richieste di deroga da
indirizzarsi al Comitato centrale tecnico-scientifico, ai sensi degli
artt. 21 e 11 primo comma, lettera d) del D.P.R. n. 577/82, nel mentre
si richiama quanto raccomandato in proposito con circolare n. 46
MI.SA. (82) 15 del 7 ottobre 1982, è necessario che gli
Ispettori regionali o interregionali accertino sempre preventivamente
la reale proponibilità della deroga stessa.Tale
proponibilità sussiste solo in presenza di entrambi i due
presupposti: esistenza di una norma (o criterio generale) dalla quale
si intende derogare; individuazione di misure, provvedimenti,
accorgimenti e modi di azione che garantiscano le note condizioni di
sicurezza equivalente.Per tale asserto, la proposta di modificazione
di una prescrizione non è di regola risolvibile in regime di
deroga nel caso in cui la prescrizione stessa risulti non già
dall’applicazione di una norma (che nel caso di specie potrebbe non
esistere o non essere applicabile) bensì da un complesso di
valutazioni tecniche del competente organo del Corpo Nazionale dei
Vigili del Fuoco.In tale ipotesi, infatti, l’organo competente del
Corpo è in grado esso stesso di valutare la possibilità
o meno di modificare direttamente la propria precedente prescrizione
con altra che consegua un equivalente livello di sicurezza, senza che
ciò renda necessario un procedimento di deroga.Con le
limitazioni e le osservazioni soprariportate, le richieste di deroga
dovranno sempre contemplare la chiara individuazione delle misure
compensative e la valutazione del grado equivalente di sicurezza che
si ritiene conseguito con le misure stesse.Tale requisito è
essenziale in tutte le applicazioni ma, nel caso dei servizi di
prevenzione incendi nel settore dei rischi di incidenti rilevanti,
riveste carattere di particolare delicatezza poiché il
conseguimento della «sicurezza equivalente»
comporterà, di regola, la modifica e l’integrazione del
rapporto di sicurezza e delle analisi di affidabilità.E’ da
escludere in ogni caso la proposta di accoglimento di deroghe su
motivazioni generiche.5. In relazione agli adempimenti dei Comandi
provinciali dei Vigili del fuoco, di cui ai punti 4.1. e 4.2.
dell’allegato V al decreto ministeriale di cui trattasi, si allega
alla presente circolare un questionario da impiegarsi per una
più agevole individuazione e classificazione delle
attività soggette.Si richiama l’attenzione
sull’opportunità che i dati raccolti attraverso il predetto
questionario siano immessi nel sistema informatico esistente, ovvero
da costituirsi, presso ciascun Comando in attuazione anche di quanto
prescritto al secondo comma dell’art. 16 del D.P.R. 29 luglio 1982.La
raccolta organica dei dati potrà in tale modo dare l’avvio alla
costituzione della «banca dati» sugli impianti e le
sostanze pericolose, di cui è particolarmente sentita la
necessità per il miglioramento dei servizi istituzionali anche
con la formazione di mappe di rischio, finalizzate alla prevenzione
incendi, in aderenza agli obiettivi più generali della legge 23
dicembre 1978, n. 833, sull’istituzione del servizio sanitario
nazionale i cui collegamenti sono espressamente richiamati all’art. 4
del citato D.P.R. n. 577/1982.Allegato IImpianti industriali
contemplate dall’articolo 11. Impianti per la produzione o la
trasformazione di sostanze chimiche organiche o inorganiche in cui
vengono a tal fine utilizzati, in particolare, i seguenti
procedimenti: alchilazione; amminazione con ammoniaca; carbonilazione;
condensazione; deidrogenazione; esterificazione; alogenazione e
produzione di alogeni; idrogenazione; idrolisi; ossidazione;
polimerizzazione;solfonazione; desolfonazione, fabbricazione
trasformazione di derivati solforati; nitrazione e fabbricazione di
derivati azotati; fabbricazione di derivati fosforati; formulazione di
antiparassitari e di prodotti farmaceutici.1.1 impianti per il
trattamento di sostanze chimiche organiche o inorganiche in cui
vengono a tal fine utilizzati, in particolare, i seguenti
procedimenti: distillazione; estrazione; solubilizzazione;
miscelazione.2. Impianti per la distillazione o raffinazione, ovvero
altre successive trasformazioni del petrolio o dei prodotti
petroliferi.3. Impianti destinati all’eliminazione totale o parziale
di sostanze solide o liquide mediante combustione o decomposizione
chimica.4. Impianti per la produzione …

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