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Decreto Ministeriale 16 febbraio 1982

Decreto Ministeriale 16 febbraio 1982 'Modificazioni del Decreto Ministeriale 27 settembre 1965, concernente la determinazione delle attività soggette alle visite di prevenzione incendi' - Chiarimenti e criteri applicativi
Circolare Ministeriale

1) Generalità Sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 9
aprile 1982 è stato pubblicato il Decreto del Ministero dell’Interno
16 febbraio 1982 recante ”Modificazioni del Decreto Ministeriale
27 settembre 1965, concernente la determinazione delle attività
soggette alle visite di prevenzione incendi“.
Le modificazioni apportate al precedente elenco delle attività
soggette al controllo dei Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco si
sono basate su una attenta ed approfondita analisi dei rischi
potenziali di incendio tenendo conto dei dati statistici disponibili,
delle esperienze acquisite nell’attività di estinzione e prevenzione
incendi svolta dal 1965 ad oggi dal Corpo Nazionale dei Vigili del
Fuoco e della opportunità di graduare gli adempimenti secondo i
criteri emergenti dalla anzidetta analisi.
Nella elaborazione del nuovo elenco delle attività da sottoporre a
controllo si è ritenuto opportuno introdurre gli aggiornamenti
conseguenti lo sviluppo tecnologico registrato negli ultimi vent’anni
nonché di proporre, in luogo di generiche indicazioni di attività
industriali e commerciali, indicazioni più precise basate sulle
caratteristiche dei prodotti trattati e delle relative lavorazioni al
fine di ridurre gli inconvenienti e le incertezze verificatisi nel
passato.
Si è ritenuto anche di dover inserire direttamente nell’elenco una
serie di attività che, pur presentando limitati rischi di incendio,
sono da considerarsi pericolose per le conseguenze che eventi, anche
di limitata rilevanza, possono avere a causa dell’affollamento delle
persone e della loro particolare destinazione.
Per quanto riguarda poi la scelta della periodicità dei controlli,
sono stati seguiti i seguenti criteri:
1) individuazione di quelle attività maggiormente suscettibili di dare
luogo a situazioni di rischio di particolare rilevanza ai fini della
pubblica incolumità;
2) responsabilizzazione dei gestori delle diverse attività, per i
quali è stato ribadito l’obbligo di richiedere il rinnovo del
Certificato di Prevenzione Incendi in occasione di ogni modifica
apportata agli ambienti o agli impianti;
3) individuazione di intervalli di tempo più brevi per l’effettuazione
delle visite, correlata alla presumibile esigenza di più frequenti
modifiche delle situazioni ambientali o impiantistiche in relazione
alla più rapida evoluzione delle tecnologie e della organizzazione del
lavoro;
4) mantenimento dei controlli, con intervalli di tempo più
distanziati, per le altre attività che, pur presentando minori
probabilità di modificazioni e trasformazioni ambientali o
impiantistiche, possono costituire fonti di pericolo anche in
relazione a variazioni dell’assetto del territorio esterno.
Le considerazioni di cui sopra e la valutazione dei tempi necessari
agli Enti e ai privati ed ai Comandi Provinciali VV.F. per i
rispettivi adempimenti, hanno portato alla scelta di due intervalli di
tempo da interporre fra successivi controlli: il primo di tre ed il
secondo di sei anni. Per un numero molto limitato di attività, per le
quali è lecito presumere la conservazione nel tempo delle
caratteristiche costruttive e funzionali originarie ed ininfluenti le
modificazioni esterne, è stata prevista una visita “una tantum“,
essendosi ritenuto superfluo ogni successivo intervento.
Considerate le motivazioni in forza delle quali è stata stabilita la
periodicità delle visite per le diverse categorie di attività, e,
fermo restando l’obbligo dei responsabili di richiedere i necessari
controlli in occasione di modificazioni ai locali o agli impianti, la
scadenza dei Certificati di Prevenzione Incendi già rilasciati e
validi alla data di emanazione del nuovo Decreto, dovrà intendersi
modificata secondo i nuovi termini da questo previsti.
Per facilitare l’applicazione della norma relativa ai nuovi termini di
validità dei Certificati di Prevenzione Incendi i Comandi Provinciali
dei Vigili del Fuoco invieranno apposita comunicazione alle Autorità
locali competenti al rilascio delle licenze di esercizio (Comuni,
Camere di Commercio, ecc.) alla quale sarà unito anche l’allegato ”B“
contenente l’analisi comparativa fra l’elenco precedente e quello
recentemente emanato che consentirà di individuare non solo le
attività di nuovo inserimento o quelle eliminate ma anche la
corrispondenza tra le voci che, pur modificate formalmente, restano
sostanzialmente immutate.
I Comandi stessi tuttavia, a richiesta anche verbale degli
interessati, procederanno al rinnovo cartolario dei Certificati
medesimi. 2) Criteri applicativi tecnici Per una più
facile consultazione dell’elenco si è ritenuto anche opportuno
suddividere le attività in gruppi il più possibile omogenei tra loro
per settore merceologico o destinazione d’uso (allegato ”A“); si è
anche proceduto ad una analisi comparativa tra il vecchio ed il nuovo
elenco (allegato ”B“) dalla quale si evincono sia le voci che, pur
modificate formalmente, restano sostanzialmente immutate, sia le voci
completamente nuove, sia quelle eliminate.
Per numerose voci sono stati inseriti i limiti inferiori per meglio
definire il campo di applicabilità, tenuto conto dei rischi
ipotizzabili, eliminando anche una serie di incertezze interpretative
che hanno dato luogo a confusione e disorientamento per gli operatori
e per gli organi di controllo, nonché ad un sensibile contenzioso di
carattere procedurale e amministrativo.
Agli stabilimenti ed impianti che comprendono, come parti integranti
del proprio ciclo produttivo, più attività che sarebbero singolarmente
soggette al controllo da parte dei Comandi Provinciali dei Vigili del
Fuoco, dovrà essere rilasciato un unico Certificato di Prevenzione
Incendi relativo a tutto il complesso e con scadenza triennale, il che
costituisce una innovazione sensibile rispetto alla prassi fino ad ora
adottata. Infatti, pur sussistendo, nell’ambito di un unico complesso,
differenti attività che comportano variabili livelli di rischio e
l’applicazione di specifiche e differenti normative di sicurezza, è
ovvio che, per le interdipendenze derivanti dalle singole attività, il
problema della sicurezza è da affrontarsi globalmente. Tale criterio
ha pertanto imposto l’esigenza che vi sia un unico Certificato di
Prevenzione Incendi che dovrà contenere le indicazioni relative alle
singole attività per le quali, tra l’altro, devono applicarsi le
specifiche normative vigenti o gli appositi criteri di sicurezza.
In tale Certificato dovranno essere inserite le limitazioni e le
condizioni di esercizio ritenute necessarie.
Per le attività indicate al punto 91 ”Impianti per la produzione di
calore con potenzialità superiore a 100.000 Cal/h“, devono intendersi
quelli per il riscaldamento di ambienti, produzione di acqua calda,
cucine e lavaggio stoviglie, sterilizzazione e disinfezione, lavaggio
biancheria e simili, distruzione rifiuti, forni, ecc.
Nelle zone sottoposte ai controlli previsti dalla Legge 13 luglio
1966, n. 615, per gli impianti di potenzialità compresa tra le
30.000 e le 100.000 Cal/h, dovranno essere effettuati gli adempimenti
previsti dalla Legge 615 stessa, senza rilasciare il Certificato di
Prevenzione Incendi, che viene sostituito da una comunicazione
contenente indicazioni sulla conformità o meno alle norme vigenti.
Per complessi edilizi ad uso civile includenti più attività
distintamente indicate nel nuovo Decreto possono, in via generale,
considerarsi due casi:
a) complesso edilizio ad unica gestione nel quale coesistono più
attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e che sono a
servizio esclusivo del complesso edilizio stesso (ad esempio ospedali
includenti impianti di produzione di calore, depositi, lavanderie,
ecc.; alberghi includenti autorimesse, sale di riunione, centrali
termiche, locali di spettacolo e trattenimento includenti centrali
termiche, di condizionamento, ecc.)
In tale caso, anche a norma dell’art. 2 della Legge 966/1965,
dovrà essere rilasciato un unico Certificato di Prevenzione Incendi
relativo a tutto il complesso, con la scadenza prevista nel Decreto, e
che dovrà contenere le indicazioni relative alle singole attività in
analogia a quanto già indicato per gli stabilimenti ed impianti
industriali;
b) complesso edilizio polifunzionale a gestione non unica nel quale
coesistono più attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e
che non sono a servizio del complesso edilizio stesso (ad esempio
attività commerciali, locali di trattenimento o spettacolo, scuole,
ecc).
In tale caso dovrà essere rilasciato a ciascuna gestione dell’attività
un Certificato di Prevenzione Incendi con le relative scadenze
previste nel Decreto.
Al punto 94 del Decreto sono indicati gli ”Edifici destinati a
civile abitazione con altezza in gronda superiore a 24 metri“. La
ragione della visita ”una tantum“ risiede nel fatto che l’esigenza che
comporta il rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi “una
tantum“ è rivolta principalmente alla situazione strutturale del
complesso edilizio in relazione alle previste destinazioni.
Tuttavia, per tener conto della ipotesi di gestioni separate di
attività inserite nel complesso abitativo, nonché dell’esigenza di
controllare la rispondenza degli impianti, nel tempo, alle norme di
sicurezza, come prescritto per tutti gli edifici anche se di altezza
inferiore ai 24 metri, le attività di per sé stesse soggette ai
controlli devono avere ciascuna un proprio Certificato di Prevenzione
Incendi con la validità corrispondente.
In base a ciò, al completamento della realizzazione del complesso
edilizio o della sua ristrutturazione a seguito di modifiche
sostanziali, verranno effettuate la visita per il rilascio del
Certificato di Prevenzione Incendi “una tantum“ per il fabbricato di
civile abitazione, nonché le visite per le altre attività soggette ed
inserite nel complesso edilizio (produzione calore, autorimesse,
ecc….

[Continua nel file zip allegato]

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