DECRETO LEGISLATIVO 22 giugno 2012, n. 113 - Attuazione della direttiva 2009/38/CE riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. (12G0131) - (GU n. 174 del 27-7-2012 | Chimici.info

DECRETO LEGISLATIVO 22 giugno 2012, n. 113 – Attuazione della direttiva 2009/38/CE riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. (12G0131) – (GU n. 174 del 27-7-2012

DECRETO LEGISLATIVO 22 giugno 2012, n. 113 - Attuazione della direttiva 2009/38/CE riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. (12G0131) - (GU n. 174 del 27-7-2012 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 11/08/2012

DECRETO LEGISLATIVO 22 giugno 2012 , n. 113

Attuazione della direttiva 2009/38/CE riguardante l’istituzione di un
comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la
consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di
dimensioni comunitarie. (12G0131)

Titolo I DISPOSIZIONI GENERALI

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 15 dicembre 2011, n. 217, recante disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
alle Comunita’ europee – Legge comunitaria 2010 – e, in particolare,
l’articolo 21, recante delega al Governo per l’attuazione, fra le
altre, della direttiva 2009/38/CE, relativa al comitato aziendale
europeo, nonche’ l’articolo 24 che, nell’esercizio delle deleghe,
richiama l’applicazione, in quanto compatibili, degli articoli 1 e 2
della legge 4 giugno 2010, n. 96, recante disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
alle Comunita’ europee – Legge comunitaria 2010;
Vista la direttiva n. 2009/38/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante l’istituzione di un
comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la
consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di
dimensioni comunitarie (rifusione);
Vista la direttiva n. 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre
1994, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di
una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori
nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie,
abrogata dall’articolo 17 della direttiva n. 2009/38/CE;
Visto il decreto legislativo 2 aprile 2002, n. 74, recante
attuazione della direttiva del Consiglio del 22 settembre 1994, n.
94/45/CE, relativa all’istituzione di un comitato aziendale europeo o
di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori
nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie;
Visto l’avviso comune sottoscritto in data 12 aprile 2011 tra le
parti sociali ai fini del recepimento della predetta direttiva, anche
ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera g), della legge 4 giugno
2010, n. 96;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 6 aprile 2012;
Sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative
dei lavoratori e dei datori di lavoro;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
espresso nella seduta del 10 maggio 2012;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 7 giugno 2012;
Sulla proposta del Ministro per gli affari europei e del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri
degli affari esteri, della giustizia e dell’economia e delle finanze;

Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Oggetto

1. Il presente decreto legislativo e’ inteso a migliorare il
diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori nelle
imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie.
2. E’ istituito un Comitato aziendale europeo (di seguito
denominato: Cae) o una procedura per l’informazione e la
consultazione dei lavoratori in ogni impresa o in ciascun gruppo di
imprese di dimensioni comunitarie in cui cio’ sia richiesto secondo
la procedura prevista dagli articoli 5 e seguenti, al fine di
informare e consultare i lavoratori nei termini, con le modalita’ e
con gli effetti previsti dal presente decreto. Le modalita’ di
informazione e consultazione sono definite e attuate in modo da
garantirne l’efficacia e consentire un processo decisionale efficace
nell’impresa o nel gruppo di imprese.
3. In deroga a quanto previsto dal comma 2, allorche’ un gruppo di
imprese di dimensioni comunitarie ai sensi dell’articolo 2, comma 1,
lettera d), comprenda una o piu’ imprese o gruppi di imprese che
hanno dimensioni comunitarie ai sensi dell’articolo 2, comma 1,
lettere b) o d), il Cae viene istituito a livello del gruppo, salvo
disposizioni contrarie degli accordi di cui all’articolo 9.
4. Fatto salvo un campo di applicazione piu’ ampio in virtu’ degli
accordi di cui all’articolo 9, i poteri e le competenze dei Cae e la
portata delle procedure per l’informazione e la consultazione dei
lavoratori, istituiti per realizzare l’obiettivo indicato nel comma
1, riguardano, nel caso di un’impresa di dimensioni comunitarie,
tutti gli stabilimenti situati negli Stati membri e, nel caso di un
gruppo di imprese di dimensioni comunitarie, tutte le imprese facenti
parte del gruppo, ivi situate, secondo le definizioni di cui
all’articolo 2.
5. Il presente decreto non si applica al personale navigante della
marina mercantile.
6. L’informazione e la consultazione dei lavoratori avvengono al
livello pertinente di direzione e di rappresentanza, in funzione
della questione trattata. A tale scopo la competenza del Cae e la
portata della procedura per l’informazione e la consultazione dei
lavoratori disciplinata dal presente decreto legislativo sono
limitate alle questioni transnazionali.
7. Sono considerate questioni transnazionali quelle riguardanti
l’impresa di dimensioni comunitarie o il gruppo di imprese di
dimensioni comunitarie nel loro complesso o almeno due imprese o
stabilimenti dell’impresa o del gruppo ubicati in due Stati membri
diversi.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– Il testo degli articoli 21 e 24 della legge 15
dicembre 2011, n. 217 (Disposizioni per l’adempimento di
obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle
Comunita’ europee – Legge comunitaria 2010), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 2 gennaio 2012, n. 1, cosi’
recita:
«Art. 21 (Delega al Governo per l’attuazione delle
direttive 2009/38/CE, relativa al comitato aziendale
europeo, 2009/50/CE e 2009/52/CE, in materia di lavoro dei
cittadini di paesi terzi). – 1. Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro il termine di tre mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per le
politiche europee e del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, di concerto con i Ministri degli affari
esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze e
dell’interno, uno o piu’ decreti legislativi per
l’attuazione delle direttive 2009/38/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante
l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una
procedura per l’informazione e la consultazione dei
lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di
dimensioni comunitarie (rifusione), 2009/50/CE del
Consiglio, del 25 maggio 2009, sulle condizioni di ingresso
e soggiorno di cittadini di paesi terzi che intendano
svolgere lavori altamente qualificati, e 2009/52/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che
introduce norme minime relative a sanzioni e a
provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che
impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno e’
irregolare.».
«Art. 24 (Disposizioni finali). – 1. Nell’esercizio
delle deleghe di cui alla presente legge si applicano, in
quanto compatibili, gli articoli 1 e 2 della legge 4 giugno
2010, n. 96. Gli schemi dei decreti legislativi sono sempre
trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della
Repubblica ai fini dell’acquisizione del parere da parte
delle competenti Commissioni parlamentari, secondo le
procedure di cui all’art. 1 della medesima legge.
2. Il decreto legislativo di cui all’art. 7 e’ adottato
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato,
sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti
normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a
chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come
legge dello Stato.».
– Il testo degli articoli 1 e 2 della legge 4 giugno
2010, n. 96 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi
derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunita’
europee – Legge comunitaria 2009), pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 25 giugno 2010, n. 146, supplemento
ordinario, cosi’ recita:
«Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di
direttive comunitarie). – 1. Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro il termine di recepimento indicato in
ciascuna delle direttive elencate negli allegati A e B, i
decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare
attuazione alle medesime direttive. Per le direttive
elencate negli allegati A e B, il cui termine di
recepimento sia gia’ scaduto ovvero scada nei tre mesi
successivi alla data di entrata in vigore della presente
legge, il Governo e’ delegato ad adottare i decreti
legislativi di attuazione entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore della medesima legge. Per le direttive
elencate negli allegati A e B, che non prevedono un termine
di recepimento, il Governo e’ delegato ad adottare i
decreti legislativi entro dodici mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto
dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del
Ministro per le politiche europee e del Ministro con
competenza istituzionale prevalente per la materia, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia, dell’economia e delle finanze e con gli altri
Ministri interessati in relazione all’oggetto della
direttiva.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive elencate nell’allegato B,
nonche’, qualora sia previsto il ricorso a sanzioni penali,
quelli relativi all’attuazione delle direttive elencate
nell’allegato A, sono trasmessi, dopo l’acquisizione degli
altri pareri previsti dalla legge, alla Camera dei deputati
e al Senato della Repubblica affinche’ su di essi sia
espresso il parere dei competenti organi parlamentari.
Decorsi quaranta giorni dalla data di trasmissione, i
decreti sono emanati anche in mancanza del parere. Qualora
il termine per l’espressione del parere parlamentare di cui
al presente comma ovvero i diversi termini previsti dai
commi 4 e 8 scadano nei trenta giorni che precedono la
scadenza dei termini previsti dai commi 1 o 5 o
successivamente, questi ultimi sono prorogati di novanta
giorni.
4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive che comportino conseguenze
finanziarie sono corredati della relazione tecnica di cui
all’art. 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
Su di essi e’ richiesto anche il parere delle Commissioni
parlamentari competenti per i profili finanziari. Il
Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni
formulate con riferimento all’esigenza di garantire il
rispetto dell’art. 81, quarto comma, della Costituzione,
ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari
elementi integrativi di informazione, per i pareri
definitivi delle Commissioni parlamentari competenti per i
profili finanziari, che devono essere espressi entro venti
giorni.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in
vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma
1, nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati
dalla presente legge, il Governo puo’ adottare, con la
procedura indicata nei commi 2, 3 e 4, disposizioni
integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai
sensi del citato comma 1, fatto salvo quanto previsto dal
comma 6.
6. I decreti legislativi, relativi alle direttive
elencate negli allegati A e B, adottati, ai sensi dell’art.
117, quinto comma, della Costituzione, nelle materie di
competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome, si applicano alle condizioni e secondo le
procedure di cui all’art. 11, comma 8, della legge 4
febbraio 2005, n. 11.
7. Il Ministro per le politiche europee, nel caso in
cui una o piu’ deleghe di cui al comma 1 non risultino
esercitate alla scadenza del termine previsto, trasmette
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica una
relazione che da’ conto dei motivi addotti a
giustificazione del ritardo dai Ministri con competenza
istituzionale prevalente per la materia. Il Ministro per le
politiche europee, ogni sei mesi, informa altresi’ la
Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sullo
stato di attuazione delle direttive da parte delle regioni
e delle province autonome nelle materie di loro competenza,
secondo modalita’ di individuazione delle stesse da
definire con accordo in sede di Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano.
8. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri
parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni penali
contenute negli schemi di decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive elencate negli allegati A e B,
ritrasmette con le sue osservazioni e con eventuali
modificazioni i testi alla Camera dei deputati e al Senato
della Repubblica. Decorsi venti giorni dalla data di
ritrasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza di
nuovo parere.
Art. 2 (Principi e criteri direttivi generali della
delega legislativa). – 1. Salvi gli specifici principi e
criteri direttivi stabiliti dalle disposizioni di cui ai
capi II e III, e in aggiunta a quelli contenuti nelle
direttive da attuare, i decreti legislativi di cui all’art.
1 sono informati ai seguenti principi e criteri direttivi
generali:
a) le amministrazioni direttamente interessate
provvedono all’attuazione dei decreti legislativi con le
ordinarie strutture amministrative, secondo il principio
della massima semplificazione dei procedimenti e delle
modalita’ di organizzazione e di esercizio delle funzioni e
dei servizi;
b) ai fini di un migliore coordinamento con le
discipline vigenti per i singoli settori interessati dalla
normativa da attuare, sono introdotte le occorrenti
modificazioni alle discipline stesse, fatti salvi i
procedimenti oggetto di semplificazione amministrativa
ovvero le materie oggetto di delegificazione;
c) al di fuori dei casi previsti dalle norme penali
vigenti, ove necessario per assicurare l’osservanza delle
disposizioni contenute nei decreti legislativi, sono
previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni
alle disposizioni dei decreti stessi. Le sanzioni penali,
nei limiti, rispettivamente, dell’ammenda fino a 150.000
euro e dell’arresto fino a tre anni, sono previste, in via
alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni
ledono o espongono a pericolo interessi costituzionalmente
protetti. In tali casi sono previste: la pena dell’ammenda
alternativa all’arresto per le infrazioni che espongono a
pericolo o danneggiano l’interesse protetto; la pena
dell’arresto congiunta a quella dell’ammenda per le
infrazioni che recano un danno di particolare gravita’.
Nelle predette ipotesi, in luogo dell’arresto e
dell’ammenda, possono essere previste anche le sanzioni
alternative di cui agli articoli 53 e seguenti del decreto
legislativo 28 agosto 2000, n. 274, e la relativa
competenza del giudice di pace. La sanzione amministrativa
del pagamento di una somma non inferiore a 150 euro e non
superiore a 150.000 euro e’ prevista per le infrazioni che
ledono o espongono a pericolo interessi diversi da quelli
indicati nei periodi precedenti. Nell’ambito dei limiti
minimi e massimi previsti, le sanzioni indicate nella
presente lettera sono determinate nella loro entita’,
tenendo conto della diversa potenzialita’ lesiva
dell’interesse protetto che ciascuna infrazione presenta in
astratto, di specifiche qualita’ personali del colpevole,
comprese quelle che impongono particolari doveri di
prevenzione, controllo o vigilanza, nonche’ del vantaggio
patrimoniale che l’infrazione puo’ recare al colpevole
ovvero alla persona o all’ente nel cui interesse egli
agisce. Entro i limiti di pena indicati nella presente
lettera sono previste sanzioni identiche a quelle
eventualmente gia’ comminate dalle leggi vigenti per
violazioni omogenee e di pari offensivita’ rispetto alle
infrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi. Nelle
materie di cui all’art. 117, quarto comma, della
Costituzione, le sanzioni amministrative sono determinate
dalle regioni;
d) eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e
che non riguardano l’attivita’ ordinaria delle
amministrazioni statali o regionali possono essere previste
nei decreti legislativi recanti le norme necessarie per
dare attuazione alle direttive, nei soli limiti occorrenti
per l’adempimento degli obblighi di attuazione delle
direttive stesse; alla relativa copertura, nonche’ alla
copertura delle minori entrate eventualmente derivanti
dall’attuazione delle direttive, in quanto non sia
possibile farvi fronte con i fondi gia’ assegnati alle
competenti amministrazioni, si provvede a carico del fondo
di rotazione di cui all’art. 5 della legge 16 aprile 1987,
n. 183;
e) all’attuazione di direttive che modificano
precedenti direttive gia’ attuate con legge o con decreto
legislativo si procede, se la modificazione non comporta
ampliamento della materia regolata, apportando le
corrispondenti modificazioni alla legge o al decreto
legislativo di attuazione della direttiva modificata;
f) nella predisposizione dei decreti legislativi si
tiene conto delle eventuali modificazioni delle direttive
comunitarie comunque intervenute fino al momento
dell’esercizio della delega;
g) nella predisposizione dei decreti legislativi,
relativi alle direttive elencate negli allegati A e B, si
tiene conto delle esigenze di coordinamento tra le norme
previste nelle direttive medesime e quanto stabilito dalla
legislazione vigente, con particolare riferimento alla
normativa in materia di lavoro e politiche sociali, per la
cui revisione e’ assicurato il coinvolgimento delle parti
sociali interessate, ai fini della definizione di eventuali
specifici avvisi comuni e dell’acquisizione, ove richiesto
dalla complessita’ della materia, di un parere delle stesse
parti sociali sui relativi schemi di decreto legislativo;
h) quando si verificano sovrapposizioni di competenze
tra amministrazioni diverse o comunque sono coinvolte le
competenze di piu’ amministrazioni statali, i decreti
legislativi individuano, attraverso le piu’ opportune forme
di coordinamento, rispettando i principi di sussidiarieta’,
differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione e le
competenze delle regioni e degli altri enti territoriali,
le procedure per salvaguardare l’unitarieta’ dei processi
decisionali, la trasparenza, la celerita’, l’efficacia e
l’economicita’ nell’azione amministrativa e la chiara
individuazione dei soggetti responsabili;
i) quando non sono di ostacolo i diversi termini di
recepimento, sono attuate con un unico decreto legislativo
le direttive che riguardano le stesse materie o che
comunque comportano modifiche degli stessi atti
normativi.».
– La direttiva 2009/38/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
16 maggio 2009, n. L 122.
– La direttiva 94/45/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E. 30
settembre 1994, n. L 254.
– Il decreto legislativo 2 aprile 2002, n. 74
(Attuazione della direttiva del Consiglio del 22 settembre
1994, 94/45/CE, relativa all’istituzione di un comitato
aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e
la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi
di imprese di dimensioni comunitarie) e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 24 aprile 2002, n. 96.

Titolo I DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 2

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) stabilimento, l’unita’ produttiva;
b) impresa di dimensioni comunitarie, un’impresa che impiega almeno
1.000 lavoratori negli Stati membri e almeno 150 lavoratori per Stato
membro in almeno due Stati membri;
c) gruppo di imprese, un gruppo costituito da una impresa
controllante e dalle imprese da questa controllate;
d) gruppo di imprese di dimensioni comunitarie, un gruppo di
imprese che soddisfa le condizioni seguenti:
1) il gruppo impiega almeno 1.000 lavoratori negli Stati membri;
2) almeno due imprese del gruppo si trovano in Stati membri
diversi;
3) almeno un’impresa del gruppo impiega non meno di 150 lavoratori
in uno Stato membro e almeno un’altra impresa del gruppo impiega non
meno di 150 lavoratori in un altro Stato membro;
e) rappresentanti dei lavoratori, i rappresentanti dei lavoratori
ai sensi delle leggi e degli accordi collettivi vigenti;
f) direzione centrale, la direzione centrale dell’impresa di
dimensioni comunitarie o, nel caso di un gruppo di imprese di
dimensioni comunitarie, dell’impresa controllante o il dirigente cui,
in entrambi i casi, siano state delegate, a norma dell’articolo 4, le
relative attribuzioni e competenze;
g) informazione, la trasmissione di dati da parte del datore di
lavoro ai rappresentanti dei lavoratori per consentire a questi
ultimi di prendere conoscenza della questione trattata e di
esaminarla. L’informazione avviene nei tempi, secondo modalita’ e con
un contenuto appropriati che consentano ai rappresentanti dei
lavoratori di procedere a una valutazione approfondita dell’eventuale
impatto e di preparare, se del caso, la consultazione con l’organo
competente dell’impresa di dimensioni comunitarie o del gruppo di
imprese di dimensioni comunitarie;
h) consultazione, l’instaurazione di un dialogo e lo scambio di
opinioni tra i rappresentanti dei lavoratori e la direzione centrale
o qualsiasi altro livello di direzione piu’ appropriato, nei tempi,
secondo modalita’ e con contenuti che consentano ai rappresentanti
dei lavoratori, sulla base delle informazioni da essi ricevute, di
esprimere, entro un termine ragionevole, un parere in merito alle
misure proposte alle quali la consultazione si riferisce, ferme
restando le responsabilita’ della direzione, che puo’ essere tenuto
in considerazione all’interno dell’impresa di dimensioni comunitarie
o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie;
i) comitato aziendale europeo, il comitato istituito conformemente
all’articolo 1, comma 2, all’articolo 9, comma 2, lettera b), e comma
6, o alle disposizioni dell’articolo 16, e costituito da dipendenti
dall’impresa o dal gruppo di imprese di dimensioni comunitarie di cui
all’articolo 9, comma 2, lettera a), onde attuare l’informazione e la
consultazione dei lavoratori;
l) delegazione speciale di negoziazione, la delegazione istituita
conformemente all’articolo 6, per negoziare con la direzione centrale
l’istituzione di un Cae ovvero di una procedura per l’informazione e
consultazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 1, comma 2.
2. Ai fini del presente decreto, le soglie minime prescritte per il
computo dei dipendenti si basano sul numero medio ponderato mensile
di lavoratori impiegati negli ultimi due anni. I lavoratori a tempo
parziale sono computati proporzionalmente all’attivita’ svolta ai
sensi dell’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio
2000, n. 61, come modificato dal decreto legislativo 26 febbraio
2001, n. 100. Sono esclusi dal computo i lavoratori in prova e a
domicilio.

Note all’art. 2:
– Il testo del comma 1, dell’art. 6, comma 1, del
decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61 (Attuazione
della direttiva 97/81/CE relativa all’accordo-quadro sul
lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e
dalla CES), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 marzo
2000, n. 66, cosi’ recita:
«Art. 6 (Criteri di computo dei lavoratori a tempo
parziale). – 1. In tutte le ipotesi in cui, per
disposizione di legge o di contratto collettivo, si renda
necessario l’accertamento della consistenza dell’organico,
i lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso
del numero dei lavoratori dipendenti in proporzione
all’orario svolto, rapportato al tempo pieno cosi’ come
definito ai sensi dell’art. 1; ai fini di cui sopra
l’arrotondamento opera per le frazioni di orario eccedenti
la somma degli orari individuati a tempo parziale
corrispondente a unita’ intere di orario a tempo pieno.
2. (Omissis).».
– Il decreto legislativo 26 febbraio 2001, n. 100
(Disposizioni integrative e correttive del decreto
legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, recante attuazione
della direttiva 97/81/CE relativa all’accordo-quadro sul
lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e
dalla CES) e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 aprile
2001, n. 80.

Titolo I DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 3

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DECRETO LEGISLATIVO 22 giugno 2012, n. 113 – Attuazione della direttiva 2009/38/CE riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. (12G0131) – (GU n. 174 del 27-7-2012

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