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DECRETO LEGISLATIVO 16 gennaio 2008, n.4

DECRETO LEGISLATIVO 16 gennaio 2008, n.4 - Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale. (GU n. 24 del 29-1-2008- Suppl. Ordinario n.24)

DECRETO LEGISLATIVO 16 gennaio 2008, n.4

Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia
ambientale.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme
in materia ambientale, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 dicembre 2004, n. 308, ed in particolare
l’articolo 1, comma 6, che prevede la possibilita’ di emanare
disposizioni correttive ed integrative del citato decreto legislativo
n. 152 del 2006, entro due anni dalla sua data di entrata in vigore;
Vista la relazione motivata presentata alle Camere dal Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi del
citato articolo 1, comma 6, della legge 15 dicembre 2004, n. 308;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 13 settembre 2007;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui
all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso
nella seduta del 20 settembre 2007;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica in data 24 ottobre 2007;
Vista la seconda preliminare deliberazione del Consiglio dei
Ministri, adottata nella riunione del 23 novembre 2007;
Acquisiti i pareri definitivi delle competenti Commissioni della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica rispettivamente in
data 12 dicembre 2007 e 13 dicembre 2007;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 21 dicembre 2007;
Sulla proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare e del Ministro per le politiche europee, di
concerto con i Ministri per le riforme e le innovazioni nella
pubblica amministrazione, per gli affari regionali e le autonomie
locali, dell’interno, della giustizia, della difesa, dell’economia e
delle finanze, dello sviluppo economico, della salute, delle
infrastrutture, dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e
forestali;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
Modifiche alle parti prima e seconda del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152
1. La parte prima del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
assume la seguente denominazione: «Disposizioni comuni e principi
generali».
2. Dopo l’articolo 3 sono inseriti i seguenti:
Art. 3-bis.
Principi sulla produzione del diritto ambientale
l. I principi posti dal presente articolo e dagli articoli seguenti
costituiscono i principi generali in tema di tutela dell’ambiente,
adottati in attuazione degli articoli 2, 3, 9, 32, 41, 42 e 44, 117
commi 1 e 3 della Costituzione e nel rispetto del Trattato
dell’Unione europea.
2. I principi previsti dalla presente Parte Prima costituiscono
regole generali della materia ambientale nell’adozione degli atti
normativi, di indirizzo e di coordinamento e nell’emanazione dei
provvedimenti di natura contingibile ed urgente.
3. I principi ambientali possono essere modificati o eliminati
soltanto mediante espressa previsione di successive leggi della
Repubblica italiana, purche’ sia comunque sempre garantito il
corretto recepimento del diritto europeo.

Art. 3-ter.
Principio dell’azione ambientale
1. La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del
patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici
e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private,
mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della
precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via
prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonche’ al
principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell’articolo 174,
comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica
della comunita’ in materia ambientale.

Art. 3-quater.
Principio dello sviluppo sostenibile
1. Ogni attivita’ umana giuridicamente rilevante ai sensi del
presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo
sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni
delle generazioni attuali non possa compromettere la qualita’ della
vita e le possibilita’ delle generazioni future.
2. Anche l’attivita’ della pubblica amministrazione deve essere
finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del
principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell’ambito della
scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da
discrezionalita’ gli interessi alla tutela dell’ambiente e del
patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria
considerazione.
3. Data la complessita’ delle relazioni e delle interferenze tra
natura e attivita’ umane, il principio dello sviluppo sostenibile
deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell’ambito
delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da
trasmettere, affinche’ nell’ambito delle dinamiche della produzione e
del consumo si inserisca altresi’ il principio di solidarieta’ per
salvaguardare e per migliorare la qualita’ dell’ambiente anche
futuro.
4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali
deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello
sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto
funzionamento e l’evoluzione degli ecosistemi naturali dalle
modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attivita’
umane.

Art. 3-quinquies.
Principi di sussidiarieta’ e di leale collaborazione
1. I principi desumibili dalle norme del decreto legislativo
costituiscono le condizioni minime ed essenziali per assicurare la
tutela dell’ambiente su tutto il territorio nazionale;
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono
adottare forme di tutela giuridica dell’ambiente piu’ restrittive,
qualora lo richiedano situazioni particolari del loro territorio,
purche’ cio’ non comporti un’arbitraria discriminazione, anche
attraverso ingiustificati aggravi procedimentali.
3. Lo Stato interviene in questioni involgenti interessi ambientali
ove gli obiettivi dell’azione prevista, in considerazione delle
dimensioni di essa e dell’entita’ dei relativi effetti, non possano
essere sufficientemente realizzati dai livelli territoriali inferiori
di governo o non siano stati comunque effettivamente realizzati.
4. Il principio di sussidiarieta’ di cui al comma 3 opera anche nei
rapporti tra regioni ed enti locali minori.

Art. 3-sexies.
Diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione a
scopo collaborativo
1. In attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni, e delle previsioni della Convenzione di Aarhus,
ratificata dall’Italia con la legge 16 marzo 2001, n. 108, e ai sensi
del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, chiunque, senza
essere tenuto a dimostrare la sussistenza di un interesse
giuridicamente rilevante, puo’ accedere alle informazioni relative
allo stato dell’ambiente e del paesaggio nel territorio nazionale.».
3. La Parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e successive modificazioni, e’ sostituita dalla seguente:

PARTE SECONDA
Procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), per la
valutazione dell’impatto ambientale (via) e per l’autorizzazione
integrata ambientale (Ippc)

Titolo I
PRINCIPI GENERALI PER LE PROCEDURE DI VIA, DI VAS E PER LA
VALUTAZIONE D’INCIDENZA E L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE
(AIA).

Art. 4.
Finalita’
1. Le norme del presente decreto costituiscono recepimento ed
attuazione:
a) della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli
impatti di determinati piani e programmi sull’ambiente;
b) della direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985,
concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati
progetti pubblici e privati, come modificata ed integrata con la
direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 e con la direttiva
2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio
2003.
2. Il presente decreto individua, nell’ambito della procedura di
Valutazione dell’impatto ambientale modalita’ di semplificazione e
coordinamento delle procedure autorizzative in campo ambientale, ivi
comprese le procedure di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005,
n. 59, in materia di prevenzione e riduzione integrate
dell’inquinamento, come parzialmente modificato da questo decreto
legislativo.
3. La valutazione ambientale di piani, programmi e progetti ha la
finalita’ di assicurare che l’attivita’ antropica sia compatibile con
le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto
della capacita’ rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della
salvaguardia della biodiversita’ e di un’equa distribuzione dei
vantaggi connessi all’attivita’ economica. Per mezzo della stessa si
affronta la determinazione della valutazione preventiva integrata
degli impatti ambientali nello svolgimento delle attivita’ normative
e amministrative, di informazione ambientale, di pianificazione e
programmazione.
4. In tale ambito:
a) la valutazione ambientale di piani e programmi che possono
avere un impatto significativo sull’ambiente ha la finalita’ di
garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e
contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto
dell’elaborazione, dell’adozione e approvazione di detti piani e
programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle
condizioni per uno sviluppo sostenibile.
b) la valutazione ambientale dei progetti ha la finalita’ di
proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla
qualita’ della vita, provvedere al mantenimento delle specie e
conservare la capacita’ di riproduzione dell’ecosistema in quanto
risorsa essenziale per la vita. A questo scopo, essa individua,
descrive e valuta, in modo appropriato, per ciascun caso particolare
e secondo le disposizioni del presente decreto, gli impatti diretti e
indiretti di un progetto sui seguenti fattori:
1) l’uomo, la fauna e la flora;
2) il suolo, l’acqua, l’aria e il clima;
3) i beni materiali ed il patrimonio culturale;
4) l’interazione tra i fattori di cui sopra.

Art. 5.
Definizioni
1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) valutazione ambientale di piani e programmi, nel seguito
valutazione ambientale strategica, di seguito VAS: il processo che
comprende, secondo le disposizioni di cui al titolo II della seconda
parte del presente decreto, lo svolgimento di una verifica di
assoggettabilita’, l’elaborazione del rapporto ambientale, lo
svolgimento di consultazioni, la valutazione del piano o del
programma, del rapporto e degli esiti delle consultazioni,
l’espressione di un parere motivato, l’informazione sulla decisione
ed il monitoraggio;
b) valutazione ambientale dei progetti, nel seguito valutazione
d’impatto ambientale, di seguito VIA: il processo che comprende,
secondo le disposizioni di cui al titolo III della seconda parte del
presente decreto, lo svolgimento di una verifica di
assoggettabilita’, la definizione dei contenuti dello studio
d’impatto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione
del progetto, dello studio e degli esiti delle consultazioni,
l’informazione sulla decisione ed il monitoraggio;
c) impatto ambientale: l’alterazione qualitativa e/o
quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine,
permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa
dell’ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori
antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici,
architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza
dell’attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti
nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione,
nonche’ di eventuali malfunzionamenti;
d) patrimonio culturale: l’insieme costituito dai beni culturali
e dai beni paesaggistici in conformita’ al disposto di cui
all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.
42;
e) piani e programmi: gli atti e provvedimenti di pianificazione
e di programmazione comunque denominati, compresi quelli cofinanziati
dalla Comunita’ europea, nonche’ le loro modifiche:
1) che sono elaborati e/o adottati da un’autorita’ a livello
nazionale, regionale o locale oppure predisposti da un’autorita’ per
essere approvati, mediante una procedura legislativa, amministrativa
o negoziale e
2) che sono previsti da disposizioni legislative, regolamentari
o amministrative;
f) rapporto ambientale: il documento del piano o del programma
redatto in conformita’ alle previsioni di cui all’articolo 13;
g) progetto preliminare: gli elaborati progettuali predisposti in
conformita’ all’articolo 93 del decreto legislativo 12 aprile 2006,
n. 163, nel caso di opere pubbliche; negli altri casi, il progetto
che presenta almeno un livello informativo e di dettaglio equivalente
ai fini della valutazione ambientale;
h) progetto definitivo: gli elaborati progettuali predisposti in
conformita’ all’articolo 93 del decreto n. 163 del 2006 nel caso di
opere pubbliche; negli altri casi, il progetto che presenta almeno un
livello informativo e di dettaglio equivalente ai fini della
valutazione ambientale;
i) studio di impatto ambientale: elaborato che integra il
progetto definitivo, redatto in conformita’ alle previsioni di cui
all’articolo 22;
l) modifica: la variazione di un piano, programma o progetto
approvato, comprese, nel caso dei progetti, le variazioni delle loro
caratteristiche o del loro funzionamento, ovvero un loro
potenziamento, che possano produrre effetti sull’ambiente;
l-bis) modifica sostanziale: la variazione di un piano, programma
o progetto approvato, comprese, nel caso dei progetti, le variazioni
delle loro caratteristiche o del loro funzionamento, ovvero un loro
potenziamento, che possano produrre effetti negativi significativi
sull’ambiente;
m) verifica di assoggettabilita’: la verifica attivata allo scopo
di valutare, ove previsto, se piani, programmi o progetti possono
avere un impatto significativo sull’ambiente e devono essere
sottoposti alla fase di valutazione secondo le disposizioni del
presente decreto;
n) provvedimento di verifica: il provvedimento obbligatorio e
vincolante dell’autorita’ competente che conclude la verifica di
assoggettabilita’;
o) provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale: il
provvedimento dell’autorita’ competente che conclude la fase di
valutazione del processo di VIA. E’ un provvedimento obbligatorio e
vincolante che sostituisce o coordina, tutte le autorizzazioni, le
intese, le concessioni, le licenze, i pareri, i nulla osta e gli
assensi comunque denominati in materia ambientale e di patrimonio
culturale;
o-bis) autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento
previsto dagli articoli 5 e 7 e seguenti del decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59»;
p) autorita’ competente: la pubblica amministrazione cui compete
l’adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilita’,
l’elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani
e programmi, e l’adozione dei provvedimenti conclusivi in materia di
VIA, nel caso di progetti;
q) autorita’ procedente: la pubblica amministrazione che elabora
il piano, programma soggetto alle disposizioni del presente decreto,
ovvero nel caso in cui il soggetto che predispone il piano, programma
sia un diverso soggetto pubblico o privato, la pubblica
amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano, programma;
r) proponente: il soggetto pubblico o privato che elabora il
piano, programma o progetto soggetto alle disposizioni del presente
decreto;
s) soggetti competenti in materia ambientale: le pubbliche
amministrazioni e gli enti pubblici che, per le loro specifiche
competenze o responsabilita’ in campo ambientale, possono essere
interessate agli impatti sull’ambiente dovuti all’attuazione dei
piani, programmi o progetti;
t) consultazione: l’insieme delle forme di informazione e
partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e
del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella valutazione
dei piani, programmi e progetti;
u) pubblico: una o piu’ persone fisiche o giuridiche nonche’, ai
sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni
o i gruppi di tali persone;
v) pubblico interessato: il pubblico che subisce o puo’ subire
gli effetti delle procedure decisionali in materia ambientale o che
ha un interesse in tali procedure; ai fini della presente definizione
le organizzazioni non governative che promuovono la protezione
dell’ambiente e che soddisfano i requisiti previsti dalla normativa
statale vigente, nonche’ le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative, sono considerate come aventi interesse.

Art. 6.
Oggetto della disciplina
1. La valutazione ambientale strategica riguarda i piani e i
programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul
patrimonio culturale.
2. Fatto salvo quanto disposto al comma 3, viene effettuata una
valutazione per tutti i piani e i programmi:
a) che sono elaborati per la valutazione e gestione della
qualita’ dell’aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della
pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei
rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della
pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che
definiscono il quadro di riferimento per l’approvazione,
l’autorizzazione, l’area di localizzazione o comunque la
realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV del
presente decreto;
b) per i quali, in considerazione dei possibili impatti sulle
finalita’ di conservazione dei siti designati come zone di protezione
speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli
classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione
degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, si
ritiene necessaria una valutazione d’incidenza ai sensi
dell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica
8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni.
3. Per i piani e i programmi di cui al comma 2 che determinano
l’uso di piccole aree a livello locale e per le modifiche minori dei
piani e dei programmi di cui al comma 2, la valutazione ambientale e’
necessaria qualora l’autorita’ competente valuti che possano avere
impatti significativi sull’ambiente, secondo le disposizioni di cui
all’articolo 12.
3-bis. L’autorita’ competente valuta, secondo le disposizioni di
cui all’articolo 12, se i piani e i programmi, diversi da quelli di
cui al paragrafo 2, che definiscono il quadro di riferimento per
l’autorizzazione dei progetti, possono avere effetti significativi
sull’ambiente.
4. Sono comunque esclusi dal campo di applicazione del presente
decreto:
a) i piani e i programmi destinati esclusivamente a scopi di
difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o coperti dal
segreto di Stato;
b) i piani e i programmi finanziari o di bilancio;
c) i piani di protezione civile in caso di pericolo per
l’incolumita’ pubblica.
5. La valutazione d’impatto ambientale, riguarda i progetti che
possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio
culturale.
6. Fatto salvo quanto disposto al comma 7, viene effettuata
altresi’ una valutazione per:
a) i progetti di cui agli allegati II e III al presente decreto;
b) i progetti di cui all’allegato IV al presente decreto,
relativi ad opere o interventi di nuova realizzazione, che ricadono,
anche parzialmente, all’interno di aree naturali protette come
definite dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394.
7. La valutazione e’ inoltre necessaria per:
a) i progetti elencati nell’allegato II che servono
esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di
nuovi metodi o prodotti e non sono utilizzati per piu’ di due anni;
b) le modifiche o estensioni dei progetti elencati nell’allegato
II;
c) i progetti elencati nell’allegato IV;
qualora in base alle disposizioni di cui al successivo
articolo 20 si ritenga che possano avere impatti significativi
sull’ambiente.
8. Per i progetti di cui agli allegati III e IV, ricadenti
all’interno di aree naturali protette, le soglie dimensionali, ove
previste, sono ridotte del cinquanta per cento.
9. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono
definire, per determinate tipologie progettuali o aree
predeterminate, sulla base degli elementi indicati nell’allegato V,
un incremento nella misura massima del trenta per cento o decremento
delle soglie di cui all’allegato IV. Con riferimento ai progetti di
cui all’allegato IV, qualora non ricadenti neppure parzialmente in
aree naturali protette, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano possono determinare, per specifiche categorie progettuali
o in particolari situazioni ambientali e territoriali, sulla base
degli elementi di cui all’allegato V, criteri o condizioni di
esclusione dalla verifica di assoggettabilita’.
10. L’autorita’ competente in sede statale valuta caso per caso i
progetti relativi ad opere ed interventi destinati esclusivamente a
scopo di difesa nazionale. La esclusione di tali progetti dal campo
di applicazione del decreto, se cio’ possa pregiudicare gli scopi
della difesa nazionale, e’ determinata con decreto interministeriale
del Ministro della difesa e del Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare.
11. Sono esclusi in tutto in parte dal campo di applicazione del
presente decreto, quando non sia possibile in alcun modo svolgere la
valutazione di impatto ambientale, singoli interventi disposti in via
d’urgenza, ai sensi dell’articolo 5, commi 2 e 5 della legge
24 febbraio 1992, n. 225, al solo scopo di salvaguardare
l’incolumita’ delle persone e di mettere in sicurezza gli immobili da
un pericolo imminente o a seguito di calamita’. In tale caso
l’autorita’ competente, sulla base della documentazione
immediatamente trasmessa dalle autorita’ che dispongono tali
interventi:
a) esamina se sia opportuna un’altra forma di valutazione;
b) mette a disposizione del pubblico coinvolto le informazioni
raccolte con le altre forme di valutazione di cui alla lettera a), le
informazioni relative alla decisione di esenzione e le ragioni per
cui e’ stata concessa;
c) informa la Commissione europea, tramite il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nel caso di
interventi di competenza regionale, prima di consentire il rilascio
dell’autorizzazione, delle motivazioni dell’esclusione accludendo le
informazioni messe a disposizione del pubblico.

Art. 7.
Competenze
1. Sono sottoposti a VAS in sede statale i piani e programmi di cui
all’articolo 6, commi da 1 a 4, la cui approvazione compete ad organi
dello Stato.
2. Sono sottoposti a VAS secondo le disposizioni delle leggi
regionali, i piani e programmi di cui all’articolo 6, commi da 1 a 4,
la cui approvazione compete alle regioni e province autonome o agli
enti locali.
3. Sono sottoposti a VIA in sede statale i progetti di cui
all’allegato II al presente decreto .
4. Sono sottoposti a VIA secondo le disposizioni delle leggi
regionali, i progetti di cui agli allegati III e IV al presente
decreto.
5. In sede statale, l’autorita’ competente e’ il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il
provvedimento di viae il parere motivato in sede di VAS sono espressi
di concerto con il Ministro per i beni e le attivita’ culturali, che
collabora alla relativa attivita’ istruttoria.
6. In sede regionale, l’autorita’ competente e’ la pubblica
amministrazione con compiti di tutela, protezione e valorizzazione
ambientale individuata secondo le disposizioni delle leggi regionali
o delle province autonome.
7. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
disciplinano con proprie leggi e regolamenti le competenze proprie e
quelle degli altri enti locali. Disciplinano inoltre:
a) i criteri per la individuazione degli enti locali territoriali
interessati;
b) i criteri specifici per l’individuazione dei soggetti
competenti in materia ambientale;
c) eventuali ulteriori modalita’, rispetto a quelle indicate nel
presente decreto, per l’individuazione dei piani e programmi o
progetti da sottoporre alla disciplina del presente decreto, e per lo
svolgimento della consultazione;
d) le modalita’ di partecipazione delle regioni e province
autonome confinanti al processo di VAS, in coerenza con quanto
stabilito dalle disposizioni nazionali in materia.
8. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
informano, ogni dodici mesi, il Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare circa i provvedimenti adottati e i
procedimenti di valutazione in corso.

Art. 8.
Norme di organizzazione
1. La Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale,
istituita dall’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica
14 maggio 2007, n. 90, assicura al Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare il supporto tecnico-scientifico per
l’attuazione delle norme di cui al presente decreto.
2. Nel caso di progetti per i quali la valutazione di impatto
ambientale spetta allo Stato, e che ricadano nel campo di
applicazione di cui all’allegato V del decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59, il supporto tecnico-scientifico viene
assicurato in coordinamento con la Commissione istruttoria per
l’autorizzazione ambientale integrata ora prevista dall’articolo 10
del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90.
3. I componenti della Commissione sono nominati, nel rispetto del
principio dell’equilibrio di genere, con decreto del Ministro
dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, per un
triennio.
4. I componenti della Commissione provenienti dalle amministrazioni
pubbliche sono posti, a seconda dei casi, in posizione di comando,
distacco, fuori ruolo o in aspettativa nel rispetto dei rispettivi
ordinamenti. Nel caso prestino la propria prestazione a tempo
parziale sono posti dall’amministrazione di appartenenza in posizione
di tempo definito. In seguito al collocamento fuori ruolo o in
aspettativa del personale, le Amministrazioni pubbliche rendono
indisponibile il posto liberato.

Art. 9.
Norme procedurali generali
1. Le modalita’ di partecipazione previste dal presente decreto,
soddisfano i requisiti di cui agli articoli da 7 a 10 della legge
7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, concernente norme
in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai
documenti amministrativi.
2. L’autorita’ competente, ove ritenuto utile indice, cosi’ come
disciplinato dagli articoli che seguono, una o piu’ conferenze di
servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge n. 241 del
1990 al fine di acquisire elementi informativi e le valutazioni delle
altre autorita’ pubbliche interessate.
3. Nel rispetto dei tempi minimi definiti per la consultazione del
pubblico, nell’ambito delle procedure di seguito disciplinate,
l’autorita’ competente puo’ concludere con il proponente o
l’autorita’ procedente e le altre amministrazioni pubbliche
interessate accordi per disciplinare lo svolgimento delle attivita’
di interesse comune ai fini della semplificazione e della maggiore
efficacia dei procedimenti.
4. Per ragioni di segreto industriale o commerciale e’ facolta’ del
proponente presentare all’autorita’ competente motivata richiesta di
non rendere pubblica parte della documentazione relativa al progetto,
allo studio preliminare ambientale o allo studio di impatto
ambientale. L’autorita’ competente, verificate le ragioni del
proponente, accoglie o respinge motivatamente la richiesta soppesando
l’interesse alla riservatezza con l’interesse pubblico all’accesso
alle informazioni. L’autorita’ competente dispone comunque della
documentazione riservata, con l’obbligo di rispettare le disposizioni
vigenti in materia.

Art. 10.
Norme per il coordinamento e la semplificazione dei procedimenti
1. Il provvedimento di valutazione d’impatto ambientale fa luogo
dell’autorizzazione integrata ambientale per i progetti per i quali
la relativa valutazione spetta allo Stato e che ricadono nel campo di
applicazione dell’allegato V del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59. Lo studio di impatto ambientale e gli elaborati
progettuali contengono, a tale fine, anche le informazioni previste
ai commi 1 e 2 dell’articolo 5 e il provvedimento finale le
condizioni e le misure supplementari previste dagli articoli 7 e 8
del medesimo decreto n. 59 del 2005.
2. Le regioni e le province autonome assicurano che, per i progetti
per i quali la valutazione d’impatto ambientale sia di loro
attribuzione e che ricadano nel campo di applicazione dell’allegato I
del decreto legislativo n. 59 del 2005, la procedura per il rilascio
di autorizzazione integrata ambientale sia coordinata nell’ambito del
procedimento di VIA. E’ in ogni caso assicurata l’unicita’ della
consultazione del pubblico per le due procedure. Se l’autorita’
competente in materia di VIA coincide con quella competente al
rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, le disposizioni
regionali e delle province autonome possono prevedere che il
provvedimento di valutazione d’impatto ambientale faccia luogo anche
di quella autorizzazione. In questo caso, lo studio di impatto
ambientale e gli elaborati progettuali contengono anche le
informazioni previste ai commi 1 e 2 dell’articolo 5 e il
provvedimento finale le condizioni e le misure supplementari previste
dagli articoli 7 e 8 del medesimo decreto n. 59 del 2005.
3. La VAS e la VIA comprendono le procedure di valutazione
d’incidenza di cui all’articolo 5 del decreto n. 357 del 1997; a tal
fine, il rapporto ambientale, lo studio preliminare ambientale o lo
studio di impatto ambientale contengono gli elementi di cui
all’allegato G dello stesso decreto n. 357 del 1997 e la valutazione
dell’autorita’ competente si estende alle finalita’ di conservazione
proprie della valutazione d’incidenza oppure dovra’ dare atto degli
esiti della valutazione di incidenza. Le modalita’ di informazione
del pubblico danno specifica evidenza della integrazione procedurale.
4. La verifica di assoggettabilita’ di cui all’articolo 20 puo’
essere condotta, nel rispetto delle disposizioni contenute nel
presente decreto, nell’ambito della VAS. In tal caso le modalita’ di
informazione del pubblico danno specifica evidenza della integrazione
procedurale.
5. Nella redazione dello studio di impatto ambientale di cui
all’articolo 22, relativo a progetti previsti da piani o programmi
gia’ sottoposti a valutazione ambientale, possono essere utilizzate
le informazioni e le analisi contenute nel rapporto ambientale. Nel
corso della redazione dei progetti e nella fase della loro
valutazione, sono tenute in considerazione la documentazione e le
conclusioni della VAS.

Titolo II
LA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA

Art. 11.
Modalita’ di svolgimento
1. La valutazione ambientale strategica e’ avviata dall’autorita’
procedente contestualmente al processo di formazione del piano o
programma e comprende, secondo le disposizioni di cui agli
articoli da 12 a 18:
a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilita’;
b) l’elaborazione del rapporto ambientale;
c) lo svolgimento di consultazioni;
d) la valutazione del rapporto ambientale e gli esiti delle
consultazioni;
e) la decisione;
f) l’informazione sulla decisione;
g) il monitoraggio.
2. L’autorita’ competente, al fine di promuovere l’integrazione
degli obiettivi di sostenibilita’ ambientale nelle politiche
settoriali ed il rispetto degli obiettivi, dei piani e dei programmi
ambientali, nazionali ed europei:
a) esprime il proprio parere sull’assoggettabilita’ delle
proposte di piano o di programma alla valutazione ambientale
strategica nei casi previsti dal comma 3 dell’articolo 6;
b) collabora con l’autorita’ proponente al fine di definire le
forme ed i soggetti della consultazione pubblica, nonche’
l’impostazione ed i contenuti del Rapporto ambientale e le modalita’
di monitoraggio di cui all’articolo 18;
c) esprime, tenendo conto della consultazione pubblica, dei
pareri dei soggetti competenti in materia ambientale, un proprio
parere motivato sulla proposta di piano e di programma e sul rapporto
ambientale nonche’ sull’adeguatezza del piano di monitoraggio e con
riferimento alla sussistenza delle risorse finanziarie;.
3. La fase di valutazione e’ effettuata durante la fase
preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua
approvazione o all’avvio della relativa procedura legislativa. Essa
e’ preordinata a garantire che gli impatti significativi
sull’ambiente derivanti dall’attuazione di detti piani e programmi
siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima
della loro approvazione .
4. La VAS viene effettuata ai vari livelli istituzionali tenendo
conto dell’esigenza di razionalizzare i procedimenti ed evitare
duplicazioni nelle valutazioni.
5. La VAS costituisce per i piani e programmi a cui si applicano le
disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento
di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di
approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale
strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.

Art. 12.
Verifica di assoggettabilita’
1. Nel caso di piani e programmi di cui all’articolo 6, comma 3,
l’autorita’ procedente trasmette all’autorita’ competente, su
supporto cartaceo ed informatico, un rapporto preliminare
comprendente una descrizione del piano o programma e le informazioni
e i dati necessari alla verifica degli impatti significativi
sull’ambiente dell’attuazione del piano o programma, facendo
riferimento ai criteri dell’allegato I del presente decreto.
2. L’autorita’ competente in collaborazione con l’autorita’
procedente, individua i soggetti competenti in materia ambientale da
consultare e trasmette loro il documento preliminare per acquisirne
il parere. Il parere e’ inviato entro trenta giorni all’autorita’
competente ed all’autorita’ procedente.
3. Salvo quanto diversamente concordato dall’autorita’ competente
con l’autorita’ procedente, l’autorita’ competente, sulla base degli
elementi di cui all’allegato I del presente decreto e tenuto conto
delle osservazioni pervenute, verifica se il piano o programma possa
avere impatti significativi sull’ambiente.
4. L’autorita’ competente, sentita l’autorita’ procedente, tenuto
conto dei contributi pervenuti, entro novanta giorni dalla
trasmissione di cui al comma 1, emette il provvedimento di verifica
assoggettando o escludendo il piano o il programma dalla valutazione
di cui agli articoli da 13 a 18 e, se del caso, definendo le
necessarie prescrizioni.
5. Il risultato della verifica di assoggettabilita’, comprese le
motivazioni, deve essere reso pubblico.

Art. 13.
Redazione del rapporto ambientale
1. Sulla base di un rapporto preliminare sui possibili impatti
ambientali significativi dell’attuazione del piano o programma, il
proponente e/o l’autorita’ procedente entrano in consultazione, sin
dai momenti preliminari dell’attivita’ di elaborazione di piani e
programmi, con l’autorita’ competente e gli altri soggetti competenti
in materia ambientale, al fine di definire la portata ed il livello
di dettaglio delle informazioni da includere nel rapporto ambientale.
2. La consultazione, salvo quanto diversamente concordato, si
conclude entro novanta giorni.
3. La redazione del rapporto ambientale spetta al proponente o
all’autorita’ procedente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica. Il rapporto ambientale costituisce parte integrante
del piano o del programma e ne accompagna l’intero processo di
elaborazione ed approvazione.
4. Nel rapporto ambientale debbono essere individuati, descritti e
valutati gli impatti significativi che l’attuazione del piano o del
programma proposto potrebbe avere sull’ambiente e sul patrimonio
culturale, nonche’ le ragionevoli alternative che possono adottarsi
in considerazione degli obiettivi e dell’ambito territoriale del
piano o del programma stesso. L’allegato VI al presente decreto
riporta le informazioni da fornire nel rapporto ambientale a tale
scopo, nei limiti in cui possono essere ragionevolmente richieste,
tenuto conto del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione
correnti, dei contenuti e del livello di dettaglio del piano o del
programma. Per evitare duplicazioni della valutazione, possono essere
utilizzati, se pertinenti, approfondimenti gia’ effettuati ed
informazioni ottenute nell’ambito di altri livelli decisionali o
altrimenti acquisite in attuazione di altre disposizioni normative.
5. La proposta di piano o di programma e’ comunicata, anche secondo
modalita’ concordate, all’autorita’ competente. La comunicazione
comprende il rapporto ambientale e una sintesi non tecnica dello
stesso. Dalla data pubblicazione dell’avviso di cui all’articolo 14,
comma 1, decorrono i tempi dell’esame istruttorio e della
valutazione. La proposta di piano o programma ed il rapporto
ambientale sono altresi’ messi a disposizione dei soggetti competenti
in materia ambientale e del pubblico interessato affinche’ questi
abbiano l’opportunita’ di esprimersi.
6. La documentazione e’ depositata presso gli uffici dell’autorita’
competente e presso gli uffici delle regioni e delle province il cui
territorio risulti anche solo parzialmente interessato dal piano o
programma o dagli impatti della sua attuazione.

Art. 14.
Consultazione
1. Contestualmente alla comunicazione di cui all’articolo 13,
comma 5, l’autorita’ procedente cura la pubblicazione di un avviso
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana o nel Bollettino
Ufficiale della regione o provincia autonoma interessata. L’avviso
deve contenere: il titolo della proposta di piano o di programma, il
proponente, l’autorita’ procedente, l’indicazione delle sedi ove puo’
essere presa visione del piano o programma e del rapporto ambientale
e delle sedi dove si puo’ consultare la sintesi non tecnica.
2. L’autorita’ competente e l’autorita’ procedente mettono,
altresi’, a disposizione del pubblico la proposta di piano o
programma ed il rapporto ambientale mediante il deposito presso i
propri uffici e la pubblicazione sul proprio sito web.
3. Entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione
dell’avviso di cui al comma 1, chiunque puo’ prendere visione della
proposta di piano o programma e del relativo rapporto ambientale e
presentare proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori
elementi conoscitivi e valutativi.
4. Le procedure di deposito, pubblicita’ e partecipazione, disposte
ai sensi delle vigenti disposizioni per specifici piani e programmi,
sono coordinate al fine di evitare duplicazioni con le norme del
presente decreto.

Art. 15.
Valutazione del rapporto ambientale e degli esiti i risultati della
consultazione
1. L’autorita’ competente, in collaborazione con l’autorita’
procedente, svolge le attivita’ tecnico-istruttorie, acquisisce e
valuta tutta la documentazione presentata, nonche’ le osservazioni,
obiezioni e suggerimenti inoltrati ai sensi dell’articolo 14 ed
esprime il proprio parere motivato entro il termine di novanta giorni
a decorrere dalla scadenza di tutti i termini di cui all’articolo 14.
2. L’autorita’ procedente, in collaborazione con l’autorita’
competente, provvede, ove necessario, alla revisione del piano o
programma alla luce del parere motivato espresso prima della
presentazione del piano o programma per l’adozione o approvazione.

Art. 16.
Decisione
1. Il piano o programma ed il rapporto ambientale, insieme con il
parere motivato e la documentazione acquisita nell’ambito della
consultazione, e’ trasmesso all’organo competente all’adozione o
approvazione del piano o programma.

Art. 17.
Informazione sulla decisione
1. La decisione finale e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale o nel
Bollettino Ufficiale della Regione con l’indicazione della sede ove
si possa prendere visione del piano o programma adottato e di tutta
la documentazione oggetto dell’istruttoria. Sono inoltre rese
pubbliche, anche attraverso la pubblicazione sui siti web della
autorita’ interessate:
a) il parere motivato espresso dall’autorita’ competente;
b) una dichiarazione di sintesi in cui si illustra in che modo le
considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma
e come si e’ tenuto conto del rapporto ambientale e degli esiti delle
consultazioni, nonche’ le ragioni per le quali e’ stato scelto il
piano o il programma adottato, alla luce delle alternative possibili
che erano state individuate;
c) le misure adottate in merito al monitoraggio di cui
all’articolo 18.

Art. 18.
Monitoraggio
1. Il monitoraggio assicura il controllo sugli impatti
significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione dei piani e dei
programmi approvati e la verifica del raggiungimento degli obiettivi
di sostenibilita’ prefissati, cosi’ da individuare tempestivamente
gli impatti negativi imprevisti e da adottare le opportune misure
correttive. Il monitoraggio e’ effettuato avvalendosi del sistema
delle Agenzie ambientali.
2. Il piano o programma individua le responsabilita’ e la
sussistenza delle le risorse necessarie per la realizzazione e
gestione del monitoraggio.
3. Delle modalita’ di svolgimento del monitoraggio, dei risultati e
delle eventuali misure correttive adottate ai sensi del comma 1 e’
data adeguata informazione attraverso i siti web dell’autorita’
competente e dell’autorita’ procedente e delle Agenzie interessate.
4. Le informazioni raccolte attraverso il monitoraggio sono tenute
in conto nel caso di eventuali modifiche al piano o programma e
comunque sempre incluse nel quadro conoscitivo dei successivi atti di
pianificazione o programmazione.

Titolo III
LA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE

Art. 19
.
Modalita’ di svolgimento
1. La valutazione d’impatto ambientale comprende, secondo le
disposizioni di cui agli articoli da 20 a 28:
a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilita’;
b) la definizione dei contenuti dello studio di impatto
ambientale;
c) la presentazione e la pubblicazione del progetto;
d) lo svolgimento di consultazioni;
f) la valutazione dello studio ambientale e degli esiti delle
consultazioni;
g) la decisione;
h) l’informazione sulla decisione;
i) il monitoraggio.
2. Per i progetti inseriti in piani o programmi per i quali si e’
conclusa positivamente la procedura di VAS, il giudizio di VIA
negativo ovvero il contrasto di valutazione su elementi gia’ oggetto
della VAS e’ adeguatamente motivato.

Art. 20.
Verifica di assoggettabilita’
1. Il proponente trasmette all’autorita’ competente il progetto
preliminare, lo studio preliminare ambientale e una loro copia
conforme in formato elettronico su idoneo supporto nel caso di
progetti:
a) elencati nell’allegato II che servono esclusivamente o
essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di nuovi metodi o
prodotti e non sono utilizzati per piu’ di due anni;
b) inerenti modifiche dei progetti elencati negli allegati II che
comportino effetti negativi apprezzabili per l’ambiente, nonche’
quelli di cui all’allegato IV secondo le modalita’ stabilite dalle
Regioni e dalle province autonome, tenendo conto dei commi successivi
del presente articolo.
2. Dell’avvenuta trasmissione e’ dato sintetico avviso, a cura del
proponente, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana per i
progetti di competenza statale, nel Bollettino Ufficiale della
regione per i progetti di rispettiva competenza, nonche’ all’albo
pretorio dei comuni interessati. Nell’avviso sono indicati il
proponente, l’oggetto e la localizzazione prevista per il progetto,
il luogo ove possono essere consultati gli atti nella loro interezza
ed i tempi entro i quali e’ possibile presentare osservazioni. In
ogni caso copia integrale degli atti e’ depositata presso i comuni
ove il progetto e’ localizzato. Nel caso dei progetti di competenza
statale la documentazione e’ depositata anche presso la sede delle
regioni e delle province ove il progetto e’ localizzato. I principali
elaborati del progetto preliminare e lo studio preliminare
ambientale, sono pubblicati sul sito web dell’autorita’ competente.
3. Entro quarantacinque giorni dalla pubblicazione dell’avviso di
cui al comma 2 chiunque abbia interesse puo’ far pervenire le proprie
osservazioni.
4. L’autorita’ competente nei successivi quarantacinque giorni,
sulla base degli elementi di cui all’allegato V del presente decreto
e tenuto conto dei risultati della consultazione, verifica se il
progetto abbia possibili effetti negativi apprezzabili sull’ambiente.
Entro la scadenza del termine l’autorita’ competente deve comunque
esprimersi.
5. Se il progetto non ha impatti ambientali significativi o non
costituisce modifica sostanziale, l’autorita’ compente dispone
l’esclusione dalla procedura di valutazione ambientale e, se del
caso, impartisce le necessarie prescrizioni.
6. Se il progetto ha possibili impatti significativi o costituisce
modifica sostanziale si applicano le disposizioni degli articoli da
21 a 28.
7. Il provvedimento di assoggettabilita’, comprese le motivazioni,
e’ pubblico a cura dell’autorita’ competente mediante:
a) un sintetico avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana ovvero nel Bollettino Ufficiale della regione o
della provincia autonoma;
b) con la pubblicazione integrale sul sito web dell’autorita’
competente.

Art. 21.
Definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale
1. Sulla base del progetto preliminare, dello studio preliminare
ambientale e di una relazione che, sulla base degli impatti
ambientali attesi, illustra il piano di lavoro per la redazione dello
studio di impatto ambientale, il proponente ha la facolta’ di
richiedere una fase di consultazione con l’autorita’ competente e i
soggetti competenti in materia ambientale al fine di definire la
portata delle informazioni da includere, il relativo livello di
dettaglio e le metodologie da adottare. La documentazione presentata
dal proponente, della quale e’ fornita una copia in formato
elettronico, include l’elenco delle autorizzazioni, intese,
concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque
denominati necessari alla realizzazione ed esercizio del progetto.
2. L’autorita’ competente apre una fase di consultazione con il
proponente e in quella sede:
a) si pronuncia sulle condizioni per l’elaborazione del progetto
e dello studio di impatto ambientale;
b) esamina le principali alternative, compresa l’alternativa
zero;
c) sulla base della documentazione disponibile, verifica, anche
con riferimento alla localizzazione prevista dal progetto,
l’esistenza di eventuali elementi di incompatibilita’;
d) in carenza di tali elementi, indica le condizioni per
ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo, i
necessari atti di consenso, senza che cio’ pregiudichi la definizione
del successivo procedimento.
3. Le informazioni richieste tengono conto della possibilita’ per
il proponente di raccogliere i dati richiesti e delle conoscenze e
dei metodi di valutazioni disponibili
4. La fase di consultazione si conclude entro sessanta giorni e,
allo scadere di tale termine, si passa alla fase successiva.

Art. 22.
Studio di impatto ambientale
1. La redazione dello studio di impatto ambientale, insieme a tutti
gli altri documenti elaborati nelle varie fasi del procedimento, ed i
costi associati sono a carico del proponente il progetto.
2. Lo studio di impatto ambientale, e’ predisposto, secondo le
indicazioni di cui all’allegato VII del presente decreto e nel
rispetto degli esiti della fase di consultazione definizione dei
contenuti di cui all’articolo 21, qualora attivata.
3. Lo studio di impatto ambientale contiene almeno le seguenti
informazioni:
a) una descrizione del progetto con informazioni relative alle
sue caratteristiche, alla sua localizzazione ed alle sue dimensioni;
b) una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e
possibilmente compensare gli impatti negativi rilevanti;
c) i dati necessari per individuare e valutare i principali
impatti sull’ambiente e sul patrimonio culturale che il progetto puo’
produrre, sia in fase di realizzazione che in fase di esercizio;
d) una descrizione sommaria delle principali alternative prese in
esame dal proponente, ivi compresa la cosiddetta opzione zero, con
indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo
dell’impatto ambientale;
e) una descrizione delle misure previste per il monitoraggio.
4. Ai fini della predisposizione dello studio di impatto ambientale
e degli altri elaborati necessari per l’espletamento della fase di
valutazione, il proponente ha facolta’ di accedere ai dati ed alle
informazioni disponibili presso la pubblica amministrazione, secondo
quanto disposto dalla normativa vigente in materia.
5. Allo studio di impatto ambientale deve essere allegata una
sintesi non tecnica delle caratteristiche dimensionali e funzionali
del progetto e dei dati ed informazioni contenuti nello studio stesso
inclusi elaborati grafici. La documentazione dovra’ essere
predisposta al fine consentirne un’agevole comprensione da parte del
pubblico ed un’agevole riproduzione.

Art. 23.
Presentazione dell’istanza
1. L’istanza e’ presentata dal proponente l’opera o l’intervento
all’autorita’ competente. Ad essa sono allegati il progetto
definitivo, lo studio di impatto ambientale, la sintesi non tecnica e
copia dell’avviso a mezzo stampa, di cui all’articolo 24, commi 1 e
2. Dalla data della presentazione decorrono i termini per
l’informazione e la partecipazione, la valutazione e la decisione.
2. Alla domanda e’ altresi’ allegato l’elenco delle autorizzazioni,
intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque
denominati, gia’ acquisiti o da acquisire ai fini della realizzazione
e dell’esercizio dell’opera o intervento, nonche’ di una copia in
formato elettronico, su idoneo supporto, degli elaborati, conforme
agli originali presentati.
3. La documentazione e’ depositata in un congruo numero di copie, a
seconda dei casi, presso gli uffici dell’autorita’ competente, delle
regioni, delle province e dei comuni il cui territorio sia anche solo
parzialmente interessato dal progetto o dagli impatti della sua
attuazione.
4. Entro trenta giorni l’autorita’ competente verifica la
completezza della documentazione. Qualora questa risulti incompleta
viene restituita al proponente con l’indicazione degli elementi
mancanti. In tal caso il progetto si intende non presentato.

Art. 24.
Consultazione
1. Contestualmente alla presentazione di cui all’articolo 23,
comma 1, del progetto deve essere data notizia a mezzo stampa e su
sito web dell’autorita’ competente.
2. Le pubblicazioni a mezzo stampa vanno eseguite a cura e spese
del proponente. Nel caso di progetti di competenza statale, la
pubblicazione va eseguita su un quotidiano a diffusione nazionale e
su un quotidiano a diffusione regionale per ciascuna regione
direttamente interessata. Nel caso di progetti per i quali la
competenza allo svolgimento della valutazione ambientale spetta alle
regioni, si provvedera’ con la pubblicazione su un quotidiano a
diffusione regionale o provinciale.
3. La pubblicazione di cui al comma 1 deve contenere, oltre una
breve descrizione del progetto e dei suoi possibili principali
impatti ambientali, l’indicazione delle sedi ove possono essere
consultati gli atti nella loro interezza ed i termini entro i quali
e’ possibile presentare osservazioni.
4. Entro il termine di sessanta giorni dalla presentazione di cui
all’articolo 23, chiunque abbia interesse puo’ prendere visione del
progetto e del relativo studio ambientale, presentare proprie
osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e
valutativi.
5. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale deve
tenere in conto le osservazioni pervenute, considerandole
contestualmente, singolarmente o per gruppi.
6. L’autorita’ competente puo’ disporre che la consultazione
avvenga mediante lo svolgimento di-un’inchiesta pubblica per l’esame
dello studio di impatto ambientale, dei pareri forniti dalle
pubbliche amministrazioni e delle osservazioni dei cittadini. senza
che cio’ comporti interruzioni o sospensioni dei termini per
l’istruttoria.
7. L’inchiesta di cui al comma 6 si conclude con una relazione sui
lavori svolti ed un giudizio sui risultati emersi, che sono acquisiti
e valutati ai fini del provvedimento di valutazione dell’impatto
ambientale.
8. Il proponente, qualora non abbia luogo l’inchiesta di cui al
comma 6, puo’, anche su propria richiesta, essere chiamato, prima
della conclusione della fase di valutazione, ad un sintetico
contraddittorio con i soggetti che hanno presentato pareri o
osservazioni. Il verbale del contraddittorio e’ acquisito e valutato
ai fini del provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale.
9. Quando il proponente intende modificare gli elaborati presentati
in relazione alle osservazioni, ai rilievi emersi nell’ambito
dell’inchiesta pubblica oppure nelcorso del contraddittorio di cui al
comma 8, ne fa richiesta all’autorita’ competente nei trenta giorni
successivi alla scadenza del termine di cui al comma 4, indicando il
tempo necessario, che non puo’ superare i sessanta giorni,
prorogabili, su istanza del proponente, per un massimo di ulteriori
sessanta giorni. In questo caso l’autorita’ competente esprime il
provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale entro novanta
giorni dalla presentazione degli elaborati modificati. L’autorita’
competente, ove ritenga che le modifiche apportate siano sostanziali
e rilevanti, dispone che il proponente curi la pubblicazione di un
avviso a mezzo stampa secondo le modalita’ di cui ai commi 2 e 3. Nel
caso che il proponente sia un soggetto pubblico, la pubblicazione
deve avvenire nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a
legislazione vigente. Nel caso che il proponente sia un soggetto
pubblico, la pubblicazione deve avvenire nei limiti delle risorse
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
10. In ogni caso tutta la documentazione istruttoria deve essere
pubblica sul sito web dell’autorita’ competente.

Art. 25.
Valutazione dello studio di impatto ambientale e degli esiti della
consultazione
1. Le attivita’ tecnico-istruttorie per la valutazione d’impatto
ambientale sono svolte dall’autorita’ competente.
2. L’autorita’ competente acquisisce e valuta tutta la
documentazione presentata, le osservazioni, obiezioni e suggerimenti
inoltrati ai sensi dell’articolo 24, nonche’, nel caso dei progetti
di competenza dello Stato, il parere delle regioni interessate, che
dovra’ essere reso entro sessanta giorni dalla presentazione di cui
all’articolo 23, comma 1.
3. Contestualmente alla pubblicazione di cui all’articolo 24, il
proponente, affinche’ l’autorita’ competente ne acquisisca le
determinazioni, trasmette l’istanza, completa di allegati, a tutti i
soggetti competenti in materia ambientale interessati, qualora la
realizzazione del progetto preveda autorizzazioni, intese,
concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque
denominati in materia ambientale. Le amministrazioni rendono le
proprie determinazioni entro sessanta giorni dalla presentazione
dell’istanza di cui all’articolo 23, comma 1, ovvero nell’ambito
della Conferenza dei servizi eventualmente indetta a tal fine
dall’autorita’ competente. Entro il medesimo termine il Ministero per
i beni e le attivita’ culturali si esprime ai sensi dell’articolo 26
del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e negli altri casi
previsti dal medesimo decreto.
4. L’autorita’ competente puo’ concludere con le altre
amministrazioni pubbliche interessate accordi per disciplinare lo
svolgimento delle attivita’ di interesse comune ai fini della
semplificazione delle procedure.

Art. 26.
Decisione
1. L’autorita’ competente conclude con provvedimento espresso e
motivato il procedimento di valutazione dell’impatto ambientale nei
centocinquanta giorni successivi alla presentazione dell’istanza di
cui all’articolo 23, comma 1. Nei casi in cui e’ necessario procedere
ad accertamenti ed indagini di particolare complessita’, l’autorita’
competente, con atto motivato, dispone il prolungamento del
procedimento di valutazione sino ad un massimo di ulteriori sessanta
giorni dandone comunicazione al proponente.
2. L’inutile decorso del termine di centocinquanta giorni, previsto
dal comma 1, da computarsi tenuto conto delle eventuali interruzioni
e sospensioni intervenute, ovvero, nel caso di cui al comma 3 del
presente articolo, l’inutile decorso del termine di trecentotrenta
giorni dalla data di presentazione del progetto di cui
all’articolo 23, comma 1, implica l’esercizio del potere sostitutivo
da parte del Consiglio dei Ministri, che provvede, su istanza delle
amministrazioni o delle parti interessate, entro sessanta giorni,
previa diffida all’organo competente ad adempire entro il termine di
venti giorni. Per i progetti sottoposti a valutazione di impatto
ambientale in sede non statale, si applicano le disposizioni di cui
al periodo precedente fino all’entrata in vigore di apposite norme
regionali e delle province autonome, da adottarsi nel rispetto della
disciplina comunitaria vigente in materia e del principio della
fissazione di un termine del procedimento.
3. L’autorita’ competente puo’ richiedere al proponente entro
centoventi giorni dalla presentazione di cui all’articolo 23,
comma 1, in un’unica soluzione, integrazioni alla documentazione
presentata, con l’indicazione di un termine per la risposta che non
puo’ superare i sessanta giorni, prorogabili, su istanza del
proponente, per un massimo di ulteriori sessanta giorni. Il
proponente puo’, di propria iniziativa, fornire integrazioni alla
documentazione presentata. L’autorita’ competente, ove ritenga
rilevante per il pubblico la conoscenza dei contenuti delle
integrazioni, dispone che il proponente depositi copia delle stesse
presso l’apposito ufficio dell’autorita’ competente e dia avviso
dell’avvenuto deposito secondo le modalita’ di cui all’articolo 24,
commi 2 e 3. In tal caso chiunque entro sessanta giorni puo’
presentare osservazioni aggiuntive. Il provvedimento di valutazione
dell’impatto ambientale e’ espresso entro il termine di novanta
giorni dalla trasmissione della documentazione integrativa. Nel caso
in cui il proponente non ottemperi alle richieste di integrazioni o
ritiri la domanda, non si procede all’ulteriore corso della
valutazione. L’interruzione della procedura ha effetto di pronuncia
interlocutoria negativa.
4. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale
sostituisce o coordina tutte le autorizzazioni, intese, concessioni,
licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati in materia
ambientale, necessari per la realizzazione e l’esercizio dell’opera o
intervento inclusa, nel caso di impianti che ricadono nel campo di
applicazione del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
l’autorizzazione integrata ambientale di cui al medesimo decreto.
5. Il provvedimento contiene le condizioni per la realizzazione,
esercizio e dismissione dei progetti, nonche’ quelle relative ad
eventuali malfunzionamenti. In nessun caso puo’ farsi luogo
all’inizio dei lavori senza che sia intervenuto il provvedimento di
valutazione dell’impatto ambientale.
6. I progetti sottoposti alla fase di valutazione devono essere
realizzati entro cinque anni dalla pubblicazione del provvedimento di
valutazione dell’impatto ambientale. Tenuto conto delle
caratteristiche del progetto il provvedimento puo’ stabilire un
periodo piu’ lungo. Trascorso detto periodo, salvo proroga concessa,
su istanza del proponente, dall’autorita’ che ha emanato il
provvedimento, la procedura di valutazione dell’impatto ambientale
deve essere reiterata.

Art. 27.
Informazione sulla decisione
1. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale e’
pubblicato per estratto, con indicazione dell’opera, dell’esito del
provvedimento e dei luoghi ove lo stesso potra’ essere consultato
nella sua interezza, a cura del proponente nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana per i progetti di competenza statale ovvero
nel Bollettino Ufficiale della regione, per i progetti di rispettiva
competenza. Dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
ovvero dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della
regione decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede
giurisdizionale da parte di soggetti interessati.
2. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale deve
essere pubblicato per intero e su sito web dell’autorita’ competente
indicando la sede ove si possa prendere visione di tutta la
documentazione oggetto dell’istruttoria e delle valutazioni
successive.

Art. 28.
Monitoraggio
1. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale contiene
ogni opportuna indicazione per la progettazione e lo svolgimento
delle attivita’ di controllo e monitoraggio degli impatti. Il
monitoraggio assicura, anche avvalendosi del sistema delle Agenzie
ambientali, il controllo sugli impatti ambientali significativi
sull’ambiente provocati dalle opere approvate, nonche’ la
corrispondenza alle prescrizioni espresse sulla compatibilita’
ambientale dell’opera, anche, al fine di individuare tempestivamente
gli impatti negativi imprevisti e di consentire all’autorita’
competente di essere in grado di adottare le opportune misure
correttive.
2. Delle modalita’ di svolgimento del monitoraggio, dei risultati e
delle eventuali misure correttive adottate ai sensi del comma 1 e’
data adeguata informazione attraverso i siti web dell’autorita’
competente e dell’autorita’ procedente e delle Agenzie interessate.

Art. 29.
Controlli e sanzioni
1. La valutazione di impatto ambientale costituisce, per i progetti
di opere ed interventi a cui si applicano le disposizioni del
presente decreto, presupposto o parte integrante del procedimento di
autorizzazione o approvazione. I provvedimenti di autorizzazione o
approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto
ambientale, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.
2. Fermi restando i compiti di vigilanza e controllo stabiliti
dalle norme vigenti, l’autorita’ competente esercita il controllo
sull’applicazione delle disposizioni di cui al Titolo III della parte
seconda del presente decreto nonche’ sull’osservanza delle
prescrizioni impartite in sede di verifica di assoggettabilita’ e di
valutazione. Per l’effettuazione dei controlli l’autorita’ competente
puo’ avvalersi, nel quadro delle rispettive competenze, del sistema
agenziale.
3. Qualora si accertino violazioni delle prescrizioni impartite o
modifiche progettuali tali da incidere sugli esiti e sulle risultanze
finali delle fasi di verifica di assoggettabilita’ e di valutazione,
l’autorita’ competente, previa eventuale sospensione dei lavori,
impone al proponente l’adeguamento dell’opera o intervento,
stabilendone i termini e le modalita’. Qualora il proponente non
adempia a quanto imposto, l’autorita’ competente provvede d’ufficio a
spese dell’inadempiente. Il recupero di tali spese e’ effettuato con
le modalita’ e gli effetti previsti dal regio decreto 14 aprile 1910,
n. 639, sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato.
4. Nel caso di opere ed interventi realizzati senza la previa
sottoposizione alle fasi di verifica di assoggettabilita’ o di
valutazione in violazione delle disposizioni di cui al presente
Titolo III, nonche’ nel caso di difformita’ sostanziali da quanto
disposto dai provvedimenti finali, l’autorita’ competente, valutata
l’entita’ del pregiudizio ambientale arrecato e quello conseguente
alla applicazione della sanzione, dispone la sospensione dei lavori e
puo’ disporre la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi
e della situazione ambientale a cura e spese del responsabile,
definendone i termini e le modalita’. In caso di inottemperanza,
l’autorita’ competente provvede d’ufficio a spese dell’inadempiente.
Il recupero di tali spese e’ effettuato con le modalita’ e gli
effetti previsti dal testo unico delle disposizioni di legge relative
alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato approvato con
regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, sulla riscossione delle entrate
patrimoniali dello Stato.
5. In caso di annullamento in sede giurisdizionale o di autotutela
di autorizzazioni o concessioni rilasciate previa valutazione di
impatto ambientale o di annullamento del giudizio di compatibilita’
ambientale, i poteri di cui al comma 4 sono esercitati previa nuova
valutazione di impatto ambientale.
6. Resta, in ogni caso, salva l’applicazione di sanzioni previste
dalle norme vigenti.

Titolo IV
VALUTAZIONI AMBIENTALI INTERREGIONALI E TRANSFRONTALIERE

Art. 30.
Impatti ambientali interregionali
1. Nel caso di piani e programmi soggetti a VAS e di progetti di
interventi e di opere sottoposti a procedura di VIA di competenza
regionale che risultino localizzati anche sul territorio di regioni
confinanti, il processo di valutazione ambientale e’ effettuato
d’intesa tra le autorita’ competenti.
2. Nel caso di piani e programmi soggetti a VAS e di progetti di
interventi e di opere sottoposti a VIA di competenza regionale che
possano avere impatti ambientali rilevanti su regioni confinanti,
l’autorita’ competente e’ tenuta a darne informazione e ad acquisire
i pareri delle autorita’ competenti di tali regioni, nonche’ degli
enti locali territoriali interessati dagli impatti.

Art. 31.
Attribuzione competenze
1. In caso di piani, programmi o progetti la cui valutazione
ambientale e’ rimessa alla regione, qualora siano interessati
territori di piu’ regioni e si manifesti un conflitto tra le
autorita’ competenti di tali regioni circa gli impatti ambientali di
un piano, programma o progetto localizzato sul territorio di una
delle regioni, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su conforme
parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, puo’ disporre
che si applichino le procedure previste dal presente decreto per i
piani, programmi e progetti di competenza statale.

Art. 32.
Consultazioni transfrontaliere
1. In caso di piani, programmi o progetti che possono avere impatti
rilevanti sull’ambiente di un altro Stato, o qualora un altro Stato
cosi’ richieda, il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, d’intesa con il Ministero per i beni e le
attivita’ culturali e con il Ministero degli affari esteri e per suo
tramite, ai sensi della Convenzione sulla valutazione dell’impatto
ambientale in un contesto transfrontaliero, fatta a Espoo il
25 febbraio 1991, ratificata ai sensi della legge 3 novembre 1994, n.
640, nell’ambito delle fasi di cui agli articoli 13 e 21, provvede
alla notifica dei progetti e di una sintesi della documentazione
concernente il piano, programma e progetto. Nell’ambito della
notifica e’ fissato il termine, non superiore ai sessanta giorni, per
esprimere il proprio interesse alla partecipazione alla procedura.
2. Qualora sia espresso l’interesse a partecipare alla procedura,
si applicano al paese interessato le procedure per l’informazione e
la partecipazione del pubblico definite dal presente decreto. I
pareri e le osservazioni delle autorita’ pubbliche devono pervenire
entro sessanta giorni dalla pubblicazione dell’avviso al pubblico di
cui agli articoli 14 e 24. Salvo altrimenti richiesto, verra’
trasmessa, per la partecipazione del pubblico e l’espressione dei
pareri delle autorita’ pubbliche, contestualmente alla ricezione
della comunicazione, la sintesi non tecnica di cui agli articoli 13 e
23. La decisione di cui all’articolo 26 e le condizioni che
eventualmente l’accompagnano sono trasmessi agli Stati membri
consultati.
3. Fatto salvo quanto previsto dagli accordi internazionali, le
regioni o le province autonome informano immediatamente il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare quando
progetti di loro competenza possono avere impatti ambientali
transfrontalieri e collaborano per lo svolgimento delle fasi
procedurali di applicazione della convenzione.
4. La predisposizione e la distribuzione della documentazione
necessaria sono a cura del proponente o dell’autorita’ procedente,
senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
5. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, il Ministero per i beni e le attivita’ culturali e il Ministero
degli affari esteri, d’intesa con le regioni interessate, stipulano
con i Paesi aderenti alla Convenzione accordi per disciplinare le
varie fasi al fine di semplificare e rendere piu’ efficace
l’attuazione della convenzione.

Titolo V
NORME TRANSITORIE E FINALI

Art. 33.
Oneri istruttori
1. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico e con il Ministro dell’economia e delle finanze, da
adottarsi entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del
presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana,
sono definite, sulla base di quanto previsto dall’articolo 9 del
decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90, le
tariffe da applicare ai proponenti per la copertura dei costi
sopportati dall’autorita’ competente per l’organizzazione e lo
svolgimento delle attivita’ istruttorie, di monitoraggio e controllo
previste dal presente decreto.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano possono definire proprie modalita’ di
quantificazione e corresponsione degli oneri da porre in capo ai
proponenti.
3. Nelle more dei provvedimenti di cui ai commi 1 e 2, si
continuano ad applicare le norme vigenti in materia.
4. Al fine di garantire l’operativita’ della Commissione di cui
all’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio
2007, n. 90, nelle more dell’adozione del decreto di cui
all’articolo 18, comma 2, del decreto legislativo 18 febbraio 2005,
n. 59, e fino all’entrata in vigore del decreto di determinazione
delle tariffe di cui al comma 1 del presente articolo, per le spese
di funzionamento nonche’ per il pagamento dei compensi spettanti ai
componenti della predetta Commissione e’ posto a carico del
richiedente il versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una
somma forfetaria pari ad euro venticinquemila per ogni richiesta di
autorizzazione integrata ambientale per impianti di competenza
statale; la predetta somma e’ riassegnata entro sessanta giorni, con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, e da apposito
capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare. Le somme di cui al presente
comma si intendono versate a titolo di acconto, fermo restando
l’obbligo del richiedente di corrispondere conguaglio in relazione
all’eventuale differenza risultante a quanto stabilito dal decreto di
determinazione delle tariffe, fissate per la copertura integrale del
costo effettivo del servizio reso.

Art. 34.
Norme tecniche, organizzative e integrative
1. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, con uno o piu’ regolamenti da emanarsi, previo parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, il Governo, su proposta del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con il Ministro per i beni e le attivita’ culturali, provvede alla
modifica ed all’integrazione delle norme tecniche in materia di
valutazione ambientale nel rispetto delle finalita’, dei principi e
delle disposizioni di cui al presente decreto. Resta ferma
l’applicazione dell’articolo 13 della legge 4 febbraio 2005, n. 11,
relativamente al recepimento di direttive comunitarie modificative
delle modalita’ esecutive e di caratteristiche di ordine tecnico di
direttive gia’ recepite nell’ordinamento nazionale. Resta ferma
altresi’, nelle more dell’emanazione delle norme tecniche di cui al
presente comma, l’applicazione di quanto previsto dal decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988.
2. Al fine della predisposizione dei provvedimenti di cui al
comma 1, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare acquisisce il parere delle associazioni ambientali munite di
requisiti sostanziali omologhi a quelli previsti dall’articolo 13
della legge 8 luglio 1986, n. 349.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto il Governo, con apposita delibera del Comitato
interministeriale per la programmazione economica, su proposta del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le
regioni e le province autonome, ed acquisito il parere delle
associazioni ambientali munite di requisiti sostanziali omologhi a
quelli previsti dall’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349,
provvede all’aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo
sostenibile di cui alla delibera del Comitato interministeriale per
la programmazione economica del 2 agosto 2002.
4. Entro dodici mesi dalla delibera di aggiornamento della
strategia nazionale di cui al comma 3, le regioni si dotano,
attraverso adeguati processi informativi e partecipativi, senza oneri
aggiuntivi a carico dei bilanci regionali, di una complessiva
strategia di sviluppo sostenibile che sia coerente e definisca il
contributo alla realizzazione degli obiettivi della strategia
nazionale. Le strategie regionali indicano insieme al contributo
della regione agli obiettivi nazionali, la strumentazione, le
priorita’, le azioni che si intendono intraprendere. In tale ambito
le regioni assicurano unitarieta’ all’attivita’ di pianificazione. Le
regioni promuovono l’attivita’ delle amministrazioni locali che,
anche attraverso i processi di Agenda 21 locale, si dotano di
strumenti strategici coerenti e capaci di portare un contributo alla
realizzazione degli obiettivi della strategia regionale.
5. Le strategie di sviluppo sostenibile definiscono il quadro di
riferimento per le valutazioni ambientali di cui al presente decreto.
Dette strategie, definite coerentemente ai diversi livelli
territoriali, attraverso la partecipazione dei cittadini e delle loro
associazioni, in rappresentanza delle diverse istanze, assicurano la
dissociazione fra la crescita economica ed il suo impatto
sull’ambiente, il rispetto delle condizioni di stabilita’ ecologica,
la salvaguardia della biodiversita’ ed il soddisfacimento dei
requisiti sociali connessi allo sviluppo delle potenzialita’
individuali quali presupposti necessari per la crescita della
competitivita’ e dell’occupazione.
6. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, le regioni e le province autonome cooperano per assicurare
assetti organizzativi, anche mediante la costituzione di apposite
unita’ operative, senza aggravio per la finanza pubblica, e risorse
atti a garantire le condizioni per lo svolgimento di funzioni
finalizzate a:
a) determinare, nell’ottica della strategia di sviluppo
sostenibile, i requisiti per una piena integrazione della dimensione
ambientale nella definizione e valutazione di politiche, piani,
programmi e progetti;
b) garantire le funzioni di orientamento, valutazione,
sorveglianza e controllo nei processi decisionali della pubblica
amministrazione;
c) assicurare lo scambio e la condivisione di esperienze e
contenuti tecnico-scientifici in materia di valutazione ambientale;
d) favorire la promozione e diffusione della cultura della
sostenibilita’ dell’integrazione ambientale;
e) agevolare la partecipazione delle autorita’ interessate e del
pubblico ai processi decisionali ed assicurare un’ampia diffusione
delle informazioni ambientali.
7. Le norme tecniche assicurano la semplificazione delle procedure
di valutazione. In particolare, assicurano che la valutazione
ambientale strategica e la valutazione d’impatto ambientale si
riferiscano al livello strategico pertinente analizzando la coerenza
ed il contributo di piani, programmi e progetti alla realizzazione
degli obiettivi e delle azioni di livello superiore. Il processo di
valutazione nella sua interezza deve anche assicurare che piani,
programmi e progetti riducano il flusso di materia ed energia che
attraversa il sistema economico e la connessa produzione di rifiuti.
8. Il sistema di monitoraggio, su base regionale, anche con le
Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali, e nazionale,
Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (APAT) e Sistema
statistico nazionale (SISTAN), garantisce la raccolta dei dati
concernenti gli indicatori strutturali comunitari o altri
appositamente scelti.
9. Le modifiche agli allegati alla parte seconda del presente
decreto sono apportate con regolamenti da emanarsi, previo parere
della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
le province autonome, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare.

Art. 35.
Disposizioni transitorie e finali
1. Le regioni adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni del
presente decreto, entro dodici mesi dall’entrata in vigore. In
mancanza di norme vigenti regionali trovano diretta applicazione le
norme di cui al presente decreto.
2. Trascorso il termine di cui al comma 1, trovano diretta
applicazione le disposizioni del presente decreto, ovvero le
disposizioni regionali vigenti in quanto compatibili.
2-bis. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di
Trento e Bolzano provvedono alle finalita’ del presente decreto ai
sensi dei relativi statuti.
2-ter. Le procedure di VAS e di VIA avviate precedentemente
all’entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi
delle norme vigenti al momento dell’avvio del procedimento.

Art. 36.
Abrogazioni e modifiche
1. Gli articoli da 4 a 52 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono abrogati.
2. Gli allegati da I a V della Parte II del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, sono sostituiti dagli allegati al presente
decreto.
3. Fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, a decorrere
dalla data di entrata in vigore della parte seconda del presente
decreto sono inoltre abrogati:
a) l’articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349;
b) l’articolo 18, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67;
c) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto
1988, n. 377;
d) l’articolo 7 della legge 2 maggio 1990, n. 102;
e) il comma 2, dell’articolo 4, ed il comma 2, dell’articolo 5,
della legge 4 agosto 1990, n. 240;
f) il comma 2, dell’articolo 1, della legge 29 novembre 1990, n.
366;
g) l’articolo 3 della legge 29 novembre 1990, n. 380;
h) l’articolo 2 della legge 9 gennaio 1991, n. 9;
i) il decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 1991, n.
460;
l) l’articolo 3 della legge 30 dicembre 1991, n. 412;
m) articolo 6 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 100;
n) articolo 1 della legge 28 febbraio 1992, n. 220;
o) il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1992;
p) il comma 6, dell’articolo 17, della legge 5 gennaio 1994, n.
36;
q) il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n.
526;
r) il comma 1, dell’articolo 2-bis, della legge 31 maggio 1995,
n. 206 (decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96);
s) il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996;
t) il decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1998;
u) il decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1998;
v) la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri
4 agosto 1999;
z) il decreto del Presidente della Repubblica 2 settembre 1999,
n. 348;
aa) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
3 settembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre
1999, n. 302;
bb) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
1° settembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 238
dell’11 ottobre 2000;
cc) l’articolo 6 della legge 23 marzo 2001, n. 93;
dd) l’articolo 77, commi 1 e 2, della legge 27 dicembre 2002, n.
289;
ee) gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 14 novembre 2003, n.
315, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 gennaio 2004, n.
5;
ff) l’articolo 5, comma 9, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59;
gg) l’articolo 30 della legge 18 aprile 2005, n. 62.
4. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente
decreto:
a) nell’articolo 5, comma 1, lettera h) del decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59, alla fine sono inserite le seguenti parole:
«nonche’ le attivita’ di autocontrollo e di controllo programmato che
richiede l’intervento dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e
per i servizi tecnici e delle Agenzie regionali e provinciali per la
protezione dell’ambiente»;
b) nell’articolo 5, comma 10, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, le parole «convoca» sono sostituite dalle seguenti:
«puo’ convocare»;
c) nell’articolo 5, comma 11, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, le parole «Nell’ambito della conferenza di servizi di
cui al comma 10 sono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui
agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.»
Sono sostituite dalle seguenti: «L’autorita’ competente, ai fini del
rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, acquisisce, entro
sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell’annuncio di cui al
comma 7, trascorsi i quali l’autorita’ competente rilascia
l’autorizzazione anche in assenza di tali espressioni, ovvero
nell’ambito della conferenza di servizi di cui al comma 10, le
prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265, nonche’ il parere dell’Agenzia per
la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici per gli impianti
di competenza statale o delle Agenzie regionali e provinciali per la
protezione dell’ambiente negli altri casi per quanto riguarda il
monitoraggio ed il controllo degli impianti e delle emissioni
nell’ambiente.»;
d) nell’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, le parole «L’autorita’ ambientale rinnova ogni cinque
anni le condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale, o le
condizioni dell’autorizzazione avente valore di autorizzazione
integrata ambientale che non prevede un rinnovo periodico,
confermandole o aggiornandole, a partire dalla data di cui
all’articolo 5, comma 18, per gli impianti esistenti, e, a partire
dalla data di rilascio dell’autorizzazione negli altri casi, salvo
per gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza
superiore a 300 MW termici ai quali si applica il disposto
dell’articolo 17, comma 4, per i quali il primo rinnovo
dell’autorizzazione ambientale e’ effettuato dopo sette anni dalla
data di rilascio dell’autorizzazione.», sono sostituite dalle
seguenti: «L’autorita’ ambientale rinnova ogni cinque anni
l’autorizzazione integrata ambientale, o l’autorizzazione avente
valore di autorizzazione integrata ambientale che non prevede un
rinnovo periodico, confermando o aggiornando le relative condizioni,
a partire dalla data di rilascio dell’autorizzazione.»;
e) nell’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, sono abrogate le seguenti parole: «Il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio adotta le determinazioni
relative all’autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio
degli impianti di competenza statale, in conformita’ ai principi del
presente decreto, entro il termine perentorio di sessanta giorni
decorrenti dal rilascio della valutazione di impatto ambientale. Per
gli impianti gia’ muniti di valutazione di impatto ambientale, il
predetto termine di sessanta giorni decorre dalla data di entrata in
vigore del presente decreto. Nei casi di inutile scadenza del termine
previsto dal presente comma, o di determinazione negativa del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, la decisione
definitiva in ordine all’autorizzazione integrata ambientale e’
rimessa al Consiglio dei Ministri.»;
f) nell’articolo 17, comma 5, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, sono soppresse le seguenti parole «fino al termine
fissato nel calendario» nonche’ le parole “entro tale termine”».
5. Sono fatte salve le disposizioni contenute nel presente
articolo, nel caso in cui dalla loro abrogazione o modifica derivino
effetti diretti o indiretti a carico della finanza pubblica.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al sono
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operante il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.

Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione regola la delega al
Governo dell’esercizio della funzione legislativa e
stabilisce che essa non puo’ avvenire se non con
determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto
per tempo limitato e per oggetti definiti.
– L’art. 87, comma quinto, della Costituzione,
conferisce al Presidente della Repubblica il potere di
promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di
legge e i regolamenti.
– Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante
norme in materia ambientale e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 14 aprile 2006, n. 88, supplemento ordinario.
– Il comma 6, dell’art. 1, della legge 15 dicembre
2004, n. 308, recante: «Delega al Governo per il riordino,
il coordinamento e l’integrazione della legislazione in
materia ambientale e misure di diretta applicazione»,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 2004, n.
302, supplemento ordinario, e’ il seguente:
«6. Entro due anni dalla data di entrata in vigore di
ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel
rispetto dei principi e criteri direttivi stabiliti dalla
presente legge, il Governo puo’ emanare, ai sensi dei
commi 4 e 5, disposizioni integrative o correttive dei
decreti legislativi emanati ai sensi del comma 1, sulla
base di una relazione motivata presentata alle Camere dal
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, che
individua le disposizioni dei decreti legislativi su cui si
intende intervenire e le ragioni dell’intervento normativo
proposto.».
Note all’art. 1:
– Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e’
citato nelle note alle premesse.
– L’art. 18 della legge 11 marzo 1988, n. 67, recante
disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato (legge finanziaria 1988),
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale 14 marzo 1988, n. 61, come modificato dal
presente decreto e’ il seguente:
«Art. 18. – 1. In attuazione della legge 8 luglio 1986,
n. 349, ed in attesa della nuova disciplina relativa al
programma triennale di salvaguardia ambientale, e’
autorizzata, per l’anno 1988, la spesa di lire 870 miliardi
per un programma annuale, concernente l’esercizio in corso,
di interventi urgenti per la salvaguardia ambientale,
contenente:
a) interventi nelle aree ad elevato rischio di crisi
ambientale, di cui all’art. 7 della legge 8 luglio 1986, n.
349, per lire 160 miliardi, secondo quanto previsto per
l’annualita’ 1988 dalla tabella D della presente legge;
b) finanziamento dei progetti e degli interventi per
il risanamento del bacino idrografico padano, nonche’ dei
progetti relativi ai bacini idrografici interregionali e
dei maggiori bacini idrografici regionali; la relativa
autorizzazione di spesa viene fissata in lire 300 miliardi
per il bacino padano ed in lire 25 miliardi per i progetti
relativi agli altri bacini;
c) in attesa dell’approvazione della legge-quadro sui
parchi nazionali e le riserve naturali, istituzione, con le
procedure di cui all’art. 5, della legge 8 luglio 1986, n.
349, dei parchi nazionali del Pollino, delle Dolomiti
Bellunesi, dei Monti Sibillini, e, d’intesa con la regione
Sardegna, del parco marino del Golfo di Orosei, nonche’,
d’intesa con le regioni interessate, di altri parchi
nazionali o interregionali; si applicano, per i parchi
nazionali cosi’ istituiti, in quanto compatibili, le nuove
norme vigenti per il Parco nazionale d’Abruzzo, in
particolare per la redazione ed approvazione dei piani
regolatori, per la redazione ed approvazione dello statuto
e per l’amministrazione e gestione del parco; la relativa
autorizzazione di spesa viene fissata in lire 50 miliardi;
d) concessione di un contributo straordinario di 5
miliardi ciascuno all’ente Parco nazionale del Gran
Paradiso e all’ente Parco nazionale d’Abruzzo;
e) progettazione ed avvio della realizzazione di un
sistema informativo e di monitoraggio ambientale
finalizzato alla redazione della relazione sullo stato
dell’ambiente ed al perseguimento degli obiettivi di cui
agli articoli 1, commi 3 e 6, 2, 7 e 14 della legge
8 luglio 1986, n. 349, anche attraverso il coordinamento a
fini ambientali dei sistemi informativi delle altre
amministrazioni ed enti statali, delle regioni, degli enti
locali e delle unita’ sanitarie locali; nonche’
completamento del piano generale di risanamento delle acque
di cui all’art. 1, lettera a), della legge 10 maggio 1976,
n. 319; la relativa autorizzazione di spesa viene fissata
in lire 75 miliardi;
f) finanziamento, previa valutazione da parte della
commissione di cui all’art. 14 della legge 28 febbraio
1986, n. 41, integrata da due rappresentanti del Ministro
del lavoro e della previdenza sociale, di progetti di
occupazione aggiuntiva di giovani disoccupati, iscritti
alle liste di collocamento, che riguardano: 1) la
salvaguardia e valorizzazione ambientale dei parchi e delle
riserve naturali nazionali e regionali; 2) il completamento
del catasto degli scarichi pubblici e privati in corpi
idrici; 3) il rilevamento delle discariche di rifiuti
esistenti, con particolare riferimento a rifiuti tossici e
nocivi. Questi tre progetti nazionali sono definiti dal
Ministro dell’ambiente, viste le proposte provenienti dalle
regioni, enti locali ed enti gestori dei parchi e sentite
le competenti Commissioni parlamentari. La realizzazione di
questi progetti e’ affidata alle regioni ed agli enti
locali coinvolti e interessati secondo le priorita’ e
articolazioni ivi contenute. L’assunzione a termine di
giovani disoccupati iscritti alle liste di collocamento
deve avvenire secondo il punteggio di tali liste, su
domanda presentata dai giovani interessati contenente ogni
utile informazione e sulla base di una graduatoria definita
secondo i criteri e i titoli previsti in ciascun progetto.
Tale graduatoria verra’ affissa agli albi comunali dei
comuni interessati. Almeno il 50 per cento delle
disponibilita’ e’ riservato a iniziative localizzate nei
territori meridionali di cui all’art. 1 del testo unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica
6 marzo 1978, n. 218 . La relativa autorizzazione di spesa
viene fissata in lire 230 miliardi. Entro il 31 dicembre
1988, il Ministro dell’ambiente presenta alle competenti
Commissioni parlamentari una relazione dettagliata sui
progetti finanziati, sull’impegno finanziario di ogni
progetto, sugli obiettivi, i criteri impiegati, il numero e
il tipo di giovani impiegati;
g) avvio dei rilevamenti e delle altre attivita’
strumentali alla formazione e all’aggiornamento della carta
geologica nazionale e della relativa restituzione
cartografica; la relativa autorizzazione di spesa e’
fissata in lire 20 miliardi.
2. E’ autorizzato un aumento di organico per le
specifiche esigenze del Servizio geologico, pari a 150
unita’ nell’ambito della riorganizzazione prevista
dall’art. 2, comma 1, della legge 3 marzo 1987, n. 59; la
relativa autorizzazione di spesa e’ fissata in lire 11
miliardi per ciascuno degli anni 1988, 1989 e 1990.
3. Il Ministro dell’ambiente, sentite le Commissioni
parlamentari competenti, propone al CIPE, per
l’approvazione, il programma annuale per l’esercizio 1988
di cui al comma 1 e ne assicura l’attuazione. Il CIPE
definisce, in sede di approvazione del programma, i criteri
di priorita’ territoriale e settoriale per la definizione e
la selezione dei progetti.
4. Gli interventi di cui alle lettere a), b), e) e g)
del comma 1 sono finanziati sulla base di progetti
elaborati dal Ministero dell’ambiente ovvero presentati da
amministrazioni statali, da regioni, da enti locali o loro
consorzi, da consorzi di bonifica e da enti pubblici non
economici. L’istruttoria tecnica per la valutazione dei
progetti e’ svolta, sulla base degli obiettivi e delle
priorita’ fissati dal programma di salvaguardia, dalla
commissione tecnico-scientifica di cui all’art. 14, legge
28 febbraio 1986, n. 41.
5. (Abrogato).».
– L’art. 4 della legge 4 agosto 1990, n. 240, recante
«Interventi dello Stato per la realizzazione di interporti
finalizzati al trasporto merci e in favore
dell’intermodalita», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
18 agosto 1990, n. 192, come modificato dal presente
decreto e’ il seguente:
«Art. 4. – 1. L’ammissione ai contributi di cui
all’art. 6 e’ disposta, previa stipula di convenzione, con
decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione, di
concerto con i Ministri dei lavori pubblici e
dell’ambiente. I soggetti interessati all’ammissione ai
contributi dovranno, all’atto della domanda:
a) corrispondere ai requisiti di cui alla del.
7 aprile 1993, del Comitato interministeriale per la
programmazione economica nel trasporto, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 111 del 14 maggio 1993;
b) avere un capitale sociale sottoscritto, nel caso
si tratti di societa’ per azioni, non inferiore a due
miliardi;
c) presentare un piano finanziario per la
realizzazione dell’opera che, oltre al contributo previsto
dalla presente legge, preveda il maggior apporto possibile
di altre risorse rese disponibili da soggetti pubblici o
privati interessati alla realizzazione dell’infrastruttura;
d) prevedere, ai fini dell’ammissione a contributo
una spesa per investimenti complessiva per la quale il
contributo previsto dalla presente legge non superi il
sessanta per cento dell’importo;
e) dichiarare il proprio impegno a presentare alle
autorita’ competenti, nel caso in cui sia prevista la sosta
di automezzi che trasportano sostanze pericolose, un
rapporto di sicurezza dell’area interportuale ai fini degli
adempimenti previsti dal decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e dal decreto del
Ministro dell’ambiente 20 maggio 1991, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 126 del 31 maggio 1991, nonche’ dai
successivi provvedimenti in materia.
2. (Abrogato).».
– L’art. 5 della legge 4 agosto 1990, n. 240, come
modificato dal presente decreto e’ il seguente:
«Art. 5. – 1. Nella convenzione di cui all’art. 4
devono essere previsti:
a) il programma di costruzione dell’infrastruttura;
b) la procedura per l’accertamento della validita’
tecnica della progettazione esecutiva, ivi comprese le
infrastrutture complementari di adduzione alla
infrastruttura primaria, e della esecuzione dei lavori in
corso d’opera, nonche’ i collaudi provvisori e definitivi;
c) i contributi spettanti ai soggetti interessati
secondo quanto disposto dall’art. 6;
d) l’assunzione, da parte dei soggetti interessati,
di tutti gli oneri di costruzione;
e) l’assunzione, da parte dei soggetti interessati,
dell’esercizio;
f) i criteri di determinazione delle tariffe di
prestazione dei servizi resi dagli interporti, secondo i
principi di economicita’ della gestione.
2. (Abrogato).».
– L’art. 1, della legge 29 novembre 1990, n. 366,
recante «Completamento ed adeguamento delle strutture del
laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso», pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 6 dicembre 1990, n. 285, come
modificato dal presente decreto, e’ il seguente:
«Art. 1. – 1. L’Azienda nazionale autonoma delle strade
(ANAS) e’ autorizzata a progettare il definitivo
completamento del laboratorio di fisica nucleare del Gran
Sasso relativamente alle seguenti opere:
a) due nuove sale laboratorio in sotterraneo;
b) una galleria carrabile di accesso e servizio per
il collegamento autonomo del laboratorio in sotterraneo con
l’esterno sul versante aquilano, ivi compresa la corsia di
attesa, le nicchie ospitanti il monitoraggio ambientale e
gli eventuali cunicoli di emergenza;
c) l’ampliamento ed adeguamento del centro
direzionale-laboratorio esterno, nell’area adiacente il
fabbricato esistente, nonche’ il suo allaccio alla galleria
di collegamento con il laboratorio sotterraneo.
2. (Abrogato).
3. L’ANAS e’ autorizzata a realizzare le opere di cui
al comma 1 in caso di esito positivo della valutazione di
impatto ambientale, o parte di esse in caso di esito
parzialmente positivo della suddetta valutazione,
conformemente alle indicazioni del Ministero dell’ambiente,
assumendo, se necessario, le opportune misure di
mitigazione e le eventuali alternative indicate.
4. Ricorrendo i motivi previsti dalle lettere b), c)
e d) del primo comma, dell’art. 5, della legge 8 agosto
1977, n. 584, l’ANAS puo’ curare l’esecuzione degli interi
lavori di cui alla presente legge secondo le modalita’ gia’
previste dai commi secondo, quarto e quinto dell’art. 1,
della legge 9 febbraio 1982, n. 32.
5. Completate le opere di cui al comma 1, l’ANAS le
consegna all’Istituto nazionale di fisica nucleare, il
quale provvede con propri fondi all’attrezzatura, alla
sperimentazione, alla gestione ed alla manutenzione delle
stesse.».
– L’art. 77 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
recante «Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria
2003)», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 31 dicembre
2002, n. 305, supplemento ordinario, come modificato dal
presente decreto e’ il seguente:
«Art. 77. – 1-5 (Abrogati).
6. Al fine della bonifica e del risanamento ambientale
dell’area individuata alla lettera p-quater) del comma 4,
dell’art. 1, della legge 9 dicembre 1998, n. 426, e’
autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l’anno 2003,
di 1 milione di euro per l’anno 2004 e di 1 milione di euro
per l’anno 2005.
7. Aggiunge i seguenti commi 2-bis, 2-ter, 2-quater e
2-quinquies dell’art. 15, della legge 5 gennaio 1994, n.
36:
2-bis. Il pagamento del corrispettivo dei servizi di
depurazione e fognatura deve essere effettuato dal diverso
gestore entro sessanta giorni dal ricevimento delle fatture
per effetto del riparto.
2-ter. Previa richiesta del gestore del servizio di
acquedotto e contestuale versamento degli interessi,
calcolati con l’applicazione del tasso legale aumentato di
due punti, il termine di pagamento, di cui al comma 2-bis,
e’ differito di un anno dal ricevimento delle fatture.
2-quater. Per omesso o ritardato pagamento oltre
l’anno dall’emissione delle fatture e’ dovuta una penalita’
pari al 10 per cento dell’importo dovuto, oltre agli
interessi.
2-quinquies. Per le fatture o per i corrispettivi
dovuti per il servizio di depurazione e fognatura maturati
prima del 1° gennaio 2003 il termine di pagamento e’
fissato al 31 dicembre 2003.».
– L’art. 5, del citato decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, come modificato dal presente decreto, e’ il
seguente:
«Art. 5 (Procedura ai fini del rilascio
dell’Autorizzazione integrata ambientale). – 1. Ai fini
dell’esercizio di nuovi impianti, della modifica
sostanziale e dell’adeguamento del funzionamento degli
impianti esistenti alle disposizioni del presente decreto,
si provvede al rilascio dell’autorizzazione integrata
ambientale di cui all’art. 7. Fatto salvo quanto disposto
dal comma 5 e ferme restando le informazioni richieste
dalla normativa concernente aria, acqua, suolo e rumore, la
domanda deve comunque descrivere:
a) l’impianto, il tipo e la portata delle sue
attivita’;
b) le materie prime e ausiliarie, le sostanze e
l’energia usate o prodotte dall’impianto;
c) le fonti di emissione dell’impianto;
d) lo stato del sito di ubicazione dell’impianto;
e) il tipo e l’entita’ delle emissioni dell’impianto
in ogni settore ambientale, nonche’ un’identificazione
degli effetti significativi delle emissioni sull’ambiente;
f) la tecnologia utilizzata e le altre tecniche in
uso per prevenire le emissioni dall’impianto oppure per
ridurle;
g) le misure di prevenzione e di recupero dei rifiuti
prodotti dall’impianto;
h) le misure previste per controllare le emissioni
nell’ambiente, nonche’ le attivita’ di autocontrollo e di
controllo programmato che richiede l’intervento
dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i
servizi tecnici e delle Agenzie regionali e provinciali per
la protezione dell’ambiente;
i) le eventuali principali alternative prese in esame
dal gestore, in forma sommaria;
j) le altre misure previste per ottemperare ai
principi di cui all’art. 3.
2. La domanda di autorizzazione integrata ambientale
deve contenere anche una sintesi non tecnica dei dati di
cui alle lettere da a) ad l) del comma 1 e l’indicazione
delle informazioni che ad avviso del gestore non devono
essere diffuse per ragioni di riservatezza industriale,
commerciale o personale, di tutela della proprieta’
intellettuale e, tenendo conto delle indicazioni contenute
nell’art. 12, della legge 24 ottobre 1977, n. 801, di
pubblica sicurezza o di difesa nazionale. In tale caso il
richiedente fornisce all’autorita’ competente anche una
versione della domanda priva delle informazioni riservate,
ai fini dell’accessibilita’ al pubblico.
3. Per le attivita’ industriali di cui all’allegato I
l’autorita’ competente stabilisce il calendario delle
scadenze per la presentazione delle domande per
l’autorizzazione integrata ambientale per gli impianti
esistenti e per gli impianti nuovi gia’ dotati di altre
autorizzazioni ambientali alla data di entrata in vigore
del presente decreto. Tali calendari sono pubblicati
sull’organo ufficiale regionale o, nel caso di impianti che
ricadono nell’ambito della competenza dello Stato, nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Per gli
impianti di competenza statale di cui all’allegato V del
presente decreto il calendario di cui al presente comma e’
stabilito sentiti i Ministeri delle attivita’ produttive e
della salute.
4. Per gli impianti di competenza statale la
presentazione della domanda e’ effettuata all’autorita’
competente con le procedure telematiche, il formato e le
modalita’ stabiliti con il decreto di cui all’art. 13,
comma 3.
5. Qualora le informazioni e le descrizioni fornite
secondo un rapporto di sicurezza, elaborato conformemente
alle norme previste sui rischi di incidente rilevante
connessi a determinate attivita’ industriali, o secondo la
norma UNI EN ISO 14001, ovvero i dati prodotti per i siti
registrati ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001,
nonche’ altre informazioni fornite secondo qualunque altra
normativa, rispettino uno o piu’ dei requisiti di cui al
comma 1 del presente articolo, possono essere utilizzate ai
fini della presentazione della domanda. Tali informazioni
possono essere incluse nella domanda o essere ad essa
allegate.
6. L’autorita’ competente individua gli uffici presso i
quali sono depositati i documenti e gli atti inerenti il
procedimento, al fine della consultazione del pubblico.
7. L’autorita’ competente, entro trenta giorni dal
ricevimento della domanda ovvero, in caso di riesame ai
sensi dell’art. 9, comma 4, contestualmente all’avvio del
relativo procedimento, comunica al gestore la data di avvio
del procedimento ai sensi della legge 7 agosto 1990, n.
241, e la sede degli uffici di cui al comma 6. Entro il
termine di quindici giorni dalla data di ricevimento della
comunicazione il gestore provvede a sua cura e sue spese
alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione
provinciale o regionale, ovvero a diffusione nazionale nel
caso di progetti che ricadono nell’ambito della competenza
dello Stato, di un annuncio contenente l’indicazione della
localizzazione dell’impianto e del nominativo del gestore,
nonche’ il luogo individuato ai sensi del comma 6 ove e’
possibile prendere visione degli atti e trasmettere le
osservazioni. Tali forme di pubblicita’ tengono luogo delle
comunicazioni di cui agli articoli 7 e 8 della legge
7 agosto 1990, n. 241.
8. Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione
dell’annuncio di cui al comma 7, i soggetti interessati
possono presentare in forma scritta, all’autorita’
competente, osservazioni sulla domanda.
9. (Abrogato).
10. L’autorita’ competente, ai fini del rilascio
dell’autorizzazione integrata ambientale, puo’ convocare
apposita conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14,
14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge
7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, alla
quale invita le amministrazioni competenti in materia
ambientale e comunque, nel caso di impianti di competenza
statale, i Ministeri dell’interno, della salute e delle
attivita’ produttive.
11. L’autorita’ competente, ai fini del rilascio
dell’autorizzazione integrata ambientale, acquisisce, entro
sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell’annuncio
di cui al comma 7, trascorsi i quali l’autorita’ competente
rilascia l’autorizzazione anche in assenza di tali
espressioni, ovvero nell’ambito della conferenza di servizi
di cui al comma 10, le prescrizioni del sindaco di cui agli
articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n.
1265, nonche’ il parere dell’Agenzia per la protezione
dell’ambiente e per i servizi tecnici per gli impianti di
competenza statale o delle Agenzie regionali e provinciali
per la protezione dell’ambiente negli altri casi per quanto
riguarda il monitoraggio ed il controllo degli impianti e
delle emissioni nell’ambiente. In presenza di circostanze
intervenute successivamente al rilascio dell’autorizzazione
di cui al presente decreto, il sindaco, qualora lo ritenga
necessario nell’interesse della salute pubblica, chiede
all’autorita’ competente di verificare la necessita’ di
riesaminare l’autorizzazione rilasciata, ai sensi dell’art.
9, comma 4.
12. Acquisite le determinazioni delle amministrazioni
coinvolte nel procedimento e considerate le osservazioni di
cui al comma 8, l’autorita’ competente rilascia, entro
centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda,
un’autorizzazione contenente le condizioni che garantiscono
la conformita’ dell’impianto ai requisiti previsti nel
presente decreto, oppure nega l’autorizzazione in caso di
non conformita’ ai requisiti di cui al presente decreto.
L’autorizzazione per impianti di competenza statale di cui
all’allegato V del presente decreto e’ rilasciata con
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio; in caso di impianti sottoposti a procedura di
valutazione di impatto ambientale, il termine di cui sopra
e’ sospeso fino alla conclusione di tale procedura.
L’autorizzazione integrata ambientale non puo’ essere
comunque rilasciata prima della conclusione del
procedimento di valutazione di impatto ambientale.
13. L’autorita’ competente puo’ chiedere integrazioni
alla documentazione, anche al fine di valutare la
applicabilita’ di specifiche misure alternative o
aggiuntive, indicando il termine massimo non inferiore a
trenta giorni per la presentazione della documentazione
integrativa; in tal caso, il termine di cui al comma 12,
nonche’ il termine previsto per la conclusione dei lavori
della conferenza dei servizi di cui al comma 10, si
intendono sospesi fino alla presentazione della
documentazione integrativa.
14. L’autorizzazione integrata ambientale, rilasciata
ai sensi del presente decreto, sostituisce ad ogni effetto
ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in
materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e
dalle relative norme di attuazione, fatte salve le
disposizioni di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999,
n. 334, e le autorizzazioni ambientali previste dalla
normativa di recepimento della direttiva 2003/87/CE.
L’autorizzazione integrata ambientale sostituisce, in ogni
caso, le autorizzazioni di cui all’elenco riportato
nell’allegato II. L’elenco riportato nell’allegato II, ove
necessario, e’ modificato con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con i Ministri delle attivita’ produttive e della salute,
d’intesa con la Conferenza unificata istituita ai sensi del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
15. Copia dell’autorizzazione integrata ambientale e di
qualsiasi suo successivo aggiornamento, e’ messa a
disposizione del pubblico, presso l’ufficio di cui al
comma 6. Presso il medesimo ufficio sono inoltre rese
disponibili informazioni relative alla partecipazione del
pubblico al procedimento.
16. L’autorita’ competente puo’ sottrarre all’accesso
le informazioni, in particolare quelle relative agli
impianti militari di produzione di esplosivi di cui al
punto 4.6 dell’allegato I, qualora cio’ si renda necessario
per l’esigenza di salvaguardare, ai sensi dell’art. 24,
comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e relative
norme di attuazione, la sicurezza pubblica o la difesa
nazionale. L’autorita’ competente puo’ inoltre sottrarre
all’accesso informazioni non riguardanti le emissioni
dell’impianto nell’ambiente, per ragioni di tutela della
proprieta’ intellettuale o di riservatezza industriale,
commerciale o personale.
17. Ove l’autorita’ competente non provveda a
concludere il procedimento relativo al rilascio
dell’autorizzazione integrata ambientale entro i termini
previsti dal comma 12, si applica il potere sostitutivo di
cui all’art. 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112.
18. Ogni autorizzazione integrata ambientale deve
includere le modalita’ previste per la protezione
dell’ambiente nel suo complesso di cui al presente decreto,
secondo quanto indicato all’art. 7, nonche’ l’indicazione
delle autorizzazioni sostituite. L’autorizzazione integrata
ambientale concessa agli impianti esistenti prevede la
data, comunque non successiva al 31 marzo 2008, entro la
quale tali prescrizioni debbono essere attuate. Nel caso in
cui norme attuative di disposizioni comunitarie di settore
dispongano date successive per l’attuazione delle
prescrizioni, l’autorizzazione deve essere comunque
rilasciata entro il 31 marzo 2008. L’autorizzazione
integrata ambientale concessa a impianti nuovi, gia’ dotati
di altre autorizzazioni ambientali all’esercizio alla data
di entrata in vigore del presente decreto, puo’ consentire
le deroghe temporanee di cui al comma 5, dell’art. 9.
19. Tutti i procedimenti di cui al presente
articolo per impianti esistenti devono essere comunque
conclusi in tempo utile per assicurare il rispetto del
termine di cui al comma 18. Le Autorita’ competenti
definiscono o adeguano conseguentemente i propri calendari
delle scadenze per la presentazione delle domande di
autorizzazione integrata ambientale. Anche se diversamente
previsto in tali calendari, le domande di autorizzazione
integrata ambientale relative agli impianti esistenti
devono essere presentate in ogni caso entro il 31 gennaio
2008 all’autorita’ competente ovvero, qualora quest’ultima
non sia stata ancora individuata, alla regione o alla
provincia autonoma territorialmente competente.
20. In considerazione del particolare e rilevante
impatto ambientale, della complessita’ e del preminente
interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle
disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi,
d’intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni
territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi,
al fine di garantire, in conformita’ con gli interessi
fondamentali della collettivita’, l’armonizzazione tra lo
sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del
territorio e le strategie aziendali. In tali casi
l’autorita’ competente, fatto comunque salvo quanto
previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento
tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio
dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi
disciplinati dal presente comma il termine di
centocinquanta giorni di cui al comma 12 e’ sostituito dal
termine di trecento giorni.».
– Il comma 1, dell’art. 9 del citato decreto
legislativo 18 febbraio 2000, n. 59, come modificato dal
presente decreto, e’ il seguente:
«Art. 9 (Rinnovo e riesame). – 1. L’autorita’
ambientale rinnova ogni cinque anni l’autorizzazione
integrata ambientale, o l’autorizzazione avente valore di
autorizzazione integrata ambientale che non prevede un
rinnovo periodico, confermando o aggiornando le relative
condizioni, a partire dalla data di rilascio
dell’autorizzazione. A tale fine, sei mesi prima della
scadenza, il gestore invia all’autorita’ competente una
domanda di rinnovo, corredata da una relazione contenente
un aggiornamento delle informazioni di cui all’art. 5,
comma 1. Alla domanda si applica quanto previsto dall’art.
5, comma 5. L’autorita’ competente si esprime nei
successivi centocinquanta giorni con la procedura prevista
dall’art. 5, comma 10. Fino alla pronuncia dell’autorita’
competente, il gestore continua l’attivita’ sulla base
della precedente autorizzazione.».
– L’art. 17 del citato decreto legislativo 18 febbraio
2000, n. 59, come modificato dal presente decreto, e’ il
seguente:
«Art. 17 (Disposizioni transitorie). – 1. Le
disposizioni relative alle autorizzazioni previste dalla
vigente normativa in materia di inquinamento atmosferico,
idrico e del suolo, si applicano fino a quando il gestore
si sia adeguato alle condizioni fissate nell’autorizzazione
integrata ambientale rilasciata ai sensi dell’art. 5. I
gestori degli impianti di cui all’art. 2, comma 1,
lettera s), del decreto ministeriale 16 gennaio 2004, n. 44
del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio,
che intendono conformarsi alle disposizioni di cui
all’allegato II dello stesso decreto ministeriale e
ricadenti nel campo di applicazione del presente decreto,
presentano la relazione e il progetto di adeguamento di cui
all’art. 6, comma 3, del decreto ministeriale 16 gennaio
2004, n. 44 del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio, contestualmente alla domanda di autorizzazione
integrata ambientale nel rispetto dei termini previsti
dall’art. 5, comma 3. Nel caso in cui la relazione e il
progetto di cui sopra siano stati gia’ presentati alla data
di entrata in vigore del presente decreto la loro
valutazione e’ effettuata nell’ambito del procedimento
integrato.
2. I procedimenti di rilascio di autorizzazioni che
ricomprendono autorizzazione integrata ambientale, in corso
alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono
portati a termine dalla medesima autorita’ presso la quale
sono stati avviati.
3. Le linee guida per l’individuazione e
l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili emanate
ai sensi dell’art. 3, comma 2, del decreto legislativo
4 agosto 1999, n. 372, tengono luogo, per gli impianti
esistenti, delle corrispondenti linee guida di cui all’art.
4, comma 1, nelle more della loro approvazione. E’ facolta’
del gestore di integrare la domanda gia’ presentata a
seguito della pubblicazione del pertinente decreto di cui
all’art. 4, comma 1. In tale caso il termine di cui
all’art. 5, comma 12, decorre dalla data di presentazione
dell’integrazione.
4. Fermo restando il disposto dell’art. 9, comma 1,
sono fatte salve le autorizzazioni integrate ambientali
gia’ rilasciate, nonche’ le autorizzazioni uniche e quelle
che ricomprendono per legge tutte le autorizzazioni
ambientali richieste dalla normativa vigente alla data di
rilascio dell’autorizzazione, rilasciate dal 10 novembre
1999 alla data di entrata in vigore del presente decreto.
La stessa autorita’ che ha rilasciato l’autorizzazione
verifica la necessita’ di procedere al riesame del
provvedimento ai sensi dell’art. 9, comma 4.
5. Quanto previsto dall’art. 16, comma 1, non si
applica al gestore di una attivita’ industriale per la
quale e’ prevista l’emanazione di un calendario ai sensi
dell’art. 5, comma 3, per la presentazione della domanda di
autorizzazione integrata ambientale, e nelle more della
conclusione del procedimento relativo alla domanda
presentata.».

Art. 2.
Modifiche alle Parti terza e quarta del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152
1. All’articolo 74, comma 1, la lettera h) e’ sostituita dalla
seguente: « h) “acque reflue industriali”: qualsiasi tipo di acque
reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attivita’
commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue
domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento;».
2. All’articolo 74, comma 1, la lettera i) e’ sostituita dalla
seguente: « i) “acque reflue urbane”: acque reflue domestiche o il
miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali
ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche
separate, e provenienti da agglomerato;».
3. All’articolo 74, comma 1, lettera n), le parole: «in una
fognatura dinamica» sono soppresse.
4. All’articolo 74, comma 1, la lettera dd) e’ sostituita dalla
seguente: «dd) “rete fognaria”: un sistema di condotte per la
raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane.».
5. All’articolo 74, comma 1, lettera ff), le parole: «qualsiasi
immissione di acque reflue in» sono sostituite dalle seguenti:
«qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema
stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuita’
il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore».
6. All’articolo 74, comma 1, lettera oo), e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «i valori limite di emissione possono essere
fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di
sostanze. I valori limite di emissione delle sostanze si applicano di
norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall’impianto, senza
tener conto dell’eventuale diluizione; l’effetto di una stazione di
depurazione di acque reflue puo’ essere preso in considerazione nella
determinazione dei valori limite di emissione dell’impianto, a
condizione di garantire un livello equivalente di protezione
dell’ambiente nel suo insieme e di non portare carichi inquinanti
maggiori nell’ambiente.».
7. All’articolo 74, comma 2, la lettera qq) e’ abrogata.
8. All’articolo 101, comma 5, l’ultimo periodo e’ sostituito con il
seguente: «L’autorita’ competente, in sede di autorizzazione
prescrive che lo scarico delle acque di raffreddamento, di lavaggio,
ovvero impiegate per la produzione di energia, sia separato dagli
scarichi terminali contenenti le sostanze di cui al comma 4.»; al
medesimo articolo 101, comma 7, lettera b) dopo le parole:
«allevamento di bestiame» sono soppresse le parole da «che, per
quanto» fino alla fine della lettera;
8-bis. il comma 3 dell’articolo 107 e’ sostituito dal seguente: «3.
Non e’ ammesso, senza idoneo trattamento e senza specifica
autorizzazione dell’autorita’ competente, lo smaltimento dei rifiuti,
anche se triturati, in fognatura».
9. All’articolo 108, comma 2, le parole: «puo’ fissare» sono
sostituite dalla seguente: «fissa».
10. All’articolo 108, comma 5, le parole: «Qualora l’impianto di
trattamento di acque reflue industriali che tratta le sostanze
pericolose, di cui alla tabella 5 del medesimo allegato 5, riceva
acque reflue contenenti sostanze pericolose non sensibili al tipo di
trattamento adottato,» sono sostituite dalle seguenti: «Qualora, come
nel caso dell’articolo 124, comma 2, secondo periodo, l’impianto di
trattamento di acque reflue industriali che tratta le sostanze
pericolose, di cui alla tabella 5 del medesimo allegato 5, riceva,
tramite condotta, acque reflue provenienti da altri stabilimenti
industriali o acque reflue urbane, contenenti sostanze diverse non
utili ad un modifica o ad una riduzione delle sostanze pericolose,».
11. All’articolo 124, il comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2.
L’autorizzazione e’ rilasciata al titolare dell’attivita’ da cui
origina lo scarico. Ove uno o piu’ stabilimenti conferiscano, tramite
condotta, ad un terzo soggetto, titolare dello scarico finale, le
acque reflue provenienti dalle loro attivita’, oppure qualora tra
piu’ stabilimenti sia costituito un consorzio per l’effettuazione in
comune dello scarico delle acque reflue provenienti dalle attivita’
dei consorziati, l’autorizzazione e’ rilasciata in capo al titolare
dello scarico finale o al consorzio medesimo, ferme restando le
responsabilita’ dei singoli titolari delle attivita’ suddette e del
gestore del relativo impianto di depurazione in caso di violazione
delle disposizioni della parte terza del presente decreto.».
12. All’articolo 124, il comma 7 e’ sostituito dal seguente: «7.
Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di autorizzazione e’
presentata alla provincia ovvero all’Autorita’ d’ambito se lo scarico
e’ in pubblica fognatura. L’autorita’ competente provvede entro
novanta giorni dalla ricezione della domanda.».
12-bis. All’articolo 127, comma 1, dopo le parole «ove
applicabile», sono aggiunte le seguenti: «e alla fine del complessivo
processo di trattamento effettuato nell’impianto di depurazione».
13. All’articolo 147, comma 2, lettera b), ed all’articolo 150,
comma 1, le parole: «unicita’ della gestione» sono sostituite dalle
seguenti: «unitarieta’ della gestione».
14. All’articolo 148, il comma 5 e’ sostituito dal seguente: «5.
Ferma restando la partecipazione obbligatoria all’Autorita’ d’ambito
di tutti gli enti locali ai sensi del comma 1, l’adesione alla
gestione unica del servizio idrico integrato e’ facoltativa per i
comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio
delle comunita’ montane, a condizione che gestiscano l’intero
servizio idrico integrato, e previo consenso della Autorita’ d’ambito
competente.».
15. L’articolo 161 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 161.
Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche
1. Il Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche di
cui al decreto legislativo 7 novembre 2006, n. 284, articolo 1,
comma 5, e’ istituito presso il Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, al fine di garantire l’osservanza
dei principi di cui all’articolo 141, comma 2 del presente decreto
legislativo, con particolare riferimento alla regolare determinazione
ed al regolare adeguamento delle tariffe, nonche’ alla tutela
dell’interesse degli utenti.
2. Il Comitato e’ composto, nel rispetto del principio
dell’equilibrio di genere, da sette membri, nominati con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Di
tali componenti, tre sono designati dalla Conferenza dei presidenti
delle regioni e delle province autonome e quattro – di cui uno con
funzioni di presidente individuato con il medesimo decreto – sono
scelti tra persone particolarmente esperte in materia di tutela ed
uso delle acque, sulla base di specifiche esperienze e conoscenze del
settore.
3. I membri del Comitato durano in carica tre anni e non possono
essere confermati. I componenti non possono essere dipendenti di
soggetti di diritto privato operanti nel settore, ne’ possono avere
interessi diretti e indiretti nei medesimi; qualora siano dipendenti
pubblici, essi sono collocati fuori ruolo o, se professori
universitari, sono collocati in aspettativa per l’intera durata del
mandato. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
e’ determinato il trattamento economico spettante ai membri del
Comitato.
4. Il Comitato, nell’ambito delle attivita’ previste
all’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
14 maggio 2007, n. 90, in particolare:
a) predispone con delibera il metodo tariffario per la
determinazione della tariffa di cui all’articolo 154 e le modalita’
di revisione periodica, e lo trasmette al Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, che lo adotta con proprio
decreto sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
b) verifica la corretta redazione del piano d’ambito, esprimendo
osservazioni, rilievi e prescrizioni sugli elementi tecnici ed
economici e sulla necessita’ di modificare le clausole contrattuali e
gli atti che regolano il rapporto tra le Autorita’ d’ambito e i
gestori in particolare quando cio’ sia richiesto dalle ragionevoli
esigenze degli utenti;
c) predispone con delibera una o piu’ convenzioni tipo di cui
all’articolo 151, e la trasmette al Ministro per l’ambiente e per la
tutela del territorio e del mare, che la adotta con proprio decreto
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
d) emana direttive per la trasparenza della contabilita’ delle
gestioni e valuta i costi delle singole prestazioni;
e) definisce i livelli minimi di qualita’ dei servizi da
prestare, sentite le regioni, i gestori e le associazioni dei
consumatori;
f) controlla le modalita’ di erogazione dei servizi richiedendo
informazioni e documentazioni ai gestori operanti nel settore idrico,
anche al fine di individuare situazioni di criticita’ e di
irregolarita’ funzionali dei servizi idrici;
g) tutela e garantisce i diritti degli utenti emanando linee
guida che indichino le misure idonee al fine di assicurare la parita’
di trattamento degli utenti, garantire la continuita’ della
prestazione dei servizi e verificare periodicamente la qualita’ e
l’efficacia delle prestazioni;
h) predispone periodicamente rapporti relativi allo stato di
organizzazione dei servizi al fine di consentire il confronto delle
prestazioni dei gestori;
i) esprime pareri in ordine a problemi specifici attinenti la
qualita’ dei servizi e la tutela dei consumatori, su richiesta del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
delle regioni, degli enti locali, delle Autorita’ d’ambito, delle
associazioni dei consumatori e di singoli utenti del servizio idrico
integrato; per lo svolgimento delle funzioni di cui al presente
comma il Comitato promuove studi e ricerche di settore;
l) predispone annualmente una relazione al parlamento sullo stato
dei servizi idrici e sull’attivita’ svolta.
5. Per l’espletamento dei propri compiti e per lo svolgimento di
funzioni ispettive, il Comitato si avvale della segreteria tecnica di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 17 giugno 2003, n.
261, articolo 3, comma 1, lettera o). Esso puo’ richiedere di
avvalersi, altresi’, dell’attivita’ ispettiva e di verifica
dell’Osservatorio di cui al comma 6 e di altre amministrazioni.
6. Per l’espletamento dei propri compiti il Comitato si avvale,
altresi’, dell’Osservatorio dei servizi idrici, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 17 giugno 2003, n. 261, articolo 3,
comma 1, lettera o). L’Osservatorio svolge funzioni di raccolta,
elaborazione e restituzione di dati statistici e conoscitivi, in
particolare, in materia di:
a) censimento dei soggetti gestori dei servizi idrici e relativi
dati dimensionali, tecnici e finanziari di esercizio;
b) convenzioni e condizioni generali di contratto per l’esercizio
dei servizi idrici;
c) modelli adottati di organizzazione, di gestione, di controllo
e di programmazione dei servizi e degli impianti;
d) livelli di qualita’ dei servizi erogati;
e) tariffe applicate;
f) piani di investimento per l’ammodernamento degli impianti e lo
sviluppo dei servizi.
6-bis Le attivita’ della Segreteria tecnica e dell’Osservatorio dei
servizi idrici sono svolte nell’ambito delle risorse umane,
strumentali e finanziarie gia’ operanti presso il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
7. I soggetti gestori dei servizi idrici trasmettono entro il
31 dicembre di ogni anno all’Osservatorio, alle regioni e alle
province autonome di Trento e di Bolzano i dati e le informazioni di
cui al comma 6. L’Osservatorio ha, altresi’, facolta’ di acquisire
direttamente le notizie relative ai servizi idrici ai fini della
proposizione innanzi agli organi giurisdizionali competenti, da parte
del Comitato, dell’azione avverso gli atti posti in essere in
violazione del presente decreto legislativo, nonche’ dell’azione di
responsabilita’ nei confronti degli amministratori e di risarcimento
dei danni a tutela dei diritti dell’utente.
8. L’Osservatorio assicura l’accesso generalizzato, anche per via
informatica, ai dati raccolti e alle elaborazioni effettuate per la
tutela degli interessi degli utenti.».
16. All’articolo 177, dopo il comma 2 e’ aggiunto, in fine, il
seguente: «2-bis. Ai fini dell’attuazione dei principi e degli
obiettivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte quarta del
presente decreto, il Ministro puo’ avvalersi del supporto tecnico
dell’APAT – Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i sevizi
tecnici, senza nuovi o maggiori oneri ne’ compensi o indennizzi per i
componenti dell’APAT – Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per
i sevizi tecnici.».
16-bis. All’articolo 178, comma 1, alla fine, sono aggiunte le
parole: «nonche’ al fine di preservare le risorse naturali».
17. All’articolo 179, il comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2.
Nel rispetto delle misure prioritarie di cui al comma 1, le misure
dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni
altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria
sono adottate con priorita’ rispetto all’uso dei rifiuti come fonte
di energia».
18. L’articolo 181 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 181.
Recupero dei rifiuti
1. Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorita’
competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento finale degli
stessi, attraverso:
a) il riutilizzo, il riciclo o le altre forme di recupero;
b) l’adozione di misure economiche e la determinazione di
condizioni di appalto che prevedano l’impiego dei materiali
recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali
medesimi;
c) l’utilizzazione dei rifiuti come combustibile o come altro
mezzo per produrre energia.
2. Al fine di favorire ed incrementare le attivita’ di riutilizzo,
riciclo e recupero le autorita’ competenti ed i produttori promuovono
analisi dei cicli di vita dei prodotti, ecobilanci, informazioni e
tutte le altre iniziative utili.
3. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica fino
al completamento delle operazioni di recupero.».
18-bis. Dopo l’articolo 181, e’ introdotto il seguente:
«Art. 181-bis
Materie, sostanze e prodotti secondari
1. Non rientrano nella definizione di cui all’articolo 183,
comma 1, lettera a), le materie, le sostanze e i prodotti secondari
definiti dal decreto ministeriale di cui al comma 2, nel rispetto dei
seguenti criteri, requisiti e condizioni:
a) siano prodotti da un’operazione di riutilizzo, di riciclo o di
recupero di rifiuti;
b) siano individuate la provenienza, la tipologia e le
caratteristiche dei rifiuti dai quali si possono produrre;
c) siano individuate le operazioni di riutilizzo, di riciclo o di
recupero che le producono, con particolare riferimento alle modalita’
ed alle condizioni di esercizio delle stesse;
d) siano precisati i criteri di qualita’ ambientale, i requisiti
merceologici e le altre condizioni necessarie per l’immissione in
commercio, quali norme e standard tecnici richiesti per l’utilizzo,
tenendo conto del possibile rischio di danni all’ambiente e alla
salute derivanti dall’utilizzo o dal trasporto del materiale, della
sostanza o del prodotto secondario;
e) abbiano un effettivo valore economico di scambio sul mercato.
2. I metodi di recupero dei rifiuti utilizzati per ottenere
materie, sostanze e prodotti secondari devono garantire l’ottenimento
di materiali con caratteristiche fissate con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di
concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dello
sviluppo economico, da emanarsi entro il 31 dicembre 2008.
3. Sino all’emanazione del decreto di cui al comma 2 continuano ad
applicarsi le disposizioni di cui ai decreti ministeriali 5 febbraio
1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269.
4. Nelle more dell’adozione del decreto di cui all’articolo 181-bis
del decreto legislativo n. 152 del 2006, comma 2, continua ad
applicarsi la circolare del Ministero dell’ambiente 28 giugno 1999,
prot. n 3402/V/MIN.
5. In caso di mancata adozione del decreto di cui al comma 2 nel
termine previsto, il Consiglio dei Ministri provvede in sostituzione
nei successivi novanta giorni, ferma restando l’applicazione del
regime transitorio di cui al comma 4 del presente articolo.».
19. All’articolo 182, i commi 6 e 8 sono abrogati, e per l’effetto,
il comma 3 dell’articolo 107 e’ cosi’ sostituito: «3. Non e’ ammesso
lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura.».
20. L’articolo 183 e’ sostituito dal seguente:

Art. 183.
Definizioni
1. Ai fini della parte quarta del presente decreto e fatte salve le
ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si
intende per:
a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle
categorie riportate nell’allegato A alla parte quarta del presente
decreto e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia
l’obbligo di disfarsi;
b) produttore: la persona la cui attivita’ ha prodotto rifiuti
cioe’ il produttore iniziale e la persona che ha effettuato
operazioni di pretrattamento, di miscuglio o altre operazioni che
hanno mutato la natura o la composizione di detti rifiuti;
c) detentore: il produttore dei rifiuti o il soggetto che li
detiene;
d) gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo
smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni,
nonche’ il controllo delle discariche dopo la chiusura;
e) raccolta: l’operazione di prelievo, di cernita o di
raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto;
f) raccolta differenziata: la raccolta idonea a raggruppare i
rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee compresa la
frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclo ed al
recupero di materia. La frazione organica umida e’ raccolta
separatamente o con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con
sacchetti biodegradabili certificati;
g) smaltimento: le operazioni previste nell’allegato B alla parte
quarta del presente decreto;
h) recupero: le operazioni previste nell’allegato C alla parte
quarta del presente decreto;
i) luogo di produzione dei rifiuti: uno o piu’ edifici o
stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all’interno
di un’area delimitata in cui si svolgono le attivita’ di produzione
dalle quali sono originati i rifiuti;
l) stoccaggio: le attivita’ di smaltimento consistenti nelle
operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15
dell’allegato B alla parte quarta del presente decreto, nonche’ le
attivita’ di recupero consistenti nelle operazioni dimessa in riserva
di materiali di cui al punto R13 dell’allegato C alla medesima parte
quarta;
m) deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato,
prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle
seguenti condizioni:
1) i rifiuti depositati non devono contenere
policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani,
policlorodibenzofenoli in quantita’ superiore a 2,5 parti per milione
(ppm), ne’ policlorobifenile e policlorotrifenili in quantita’
superiore a 25 parti per milione (ppm);
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni
di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita’
alternative, a scelta del produttore, con cadenza almeno trimestrale,
indipendentemente dalle quantita’ in deposito; quando il quantitativo
di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 10 metri cubi nel
caso di rifiuti pericolosi o i 20 metri cubi nel caso di rifiuti non
pericolosi. In ogni caso, allorche’ il quantitativo di rifiuti
pericolosi non superi i 10 metri cubi l’anno e il quantitativo di
rifiuti non pericolosi non superi i 20 metri cubi l’anno, il deposito
temporaneo non puo’ avere durata superiore ad un anno;
3) il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie
omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative nonne tecniche,
nonche’, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che
disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano
l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di
concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le
modalita’ di gestione del deposito temporaneo;.
n) frazione umida: rifiuto organico putrescibile ad alto tenore
di umidita’, proveniente da raccolta differenziata o selezione o
trattamento dei rifiuti urbani;
o) frazione secca: rifiuto a bassa putrescibilita’ e a basso
tenore di umidita’ proveniente da raccolta differenziata o selezione
o trattamento dei rifiuti urbani, avente un rilevante contenuto
energetico;
p) sottoprodotto: sono sottoprodotti le sostanze ed i materiali
dei quali il produttore non intende disfarsi ai sensi
dell’articolo 183, comma 1, lettera a), che soddisfino tutti i
seguenti criteri, requisiti e condizioni: 1) siano originati da un
processo non direttamente destinato alla loro produzione; 2) il loro
impiego sia certo, sin dalla fase della produzione, integrale e
avvenga direttamente nel corso del processo di produzione o di
utilizzazione preventivamente individuato e definito; 3) soddisfino
requisiti merceologici e di qualita’ ambientale idonei a garantire
che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e ad impatti
ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli
autorizzati per l’impianto dove sono destinati ad essere utilizzati;
4) non debbano essere sottoposti a trattamenti preventivi o a
trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e
di qualita’ ambientale di cui al punto 3), ma posseggano tali
requisiti sin dalla fase della produzione; 5) abbiano un valore
economico di mercato;
q) materia prima secondaria: sostanza o materia avente le
caratteristiche stabilite ai sensi dell’articolo 181-bis;
r) combustibile da rifiuti (CDR): il combustibile classificabile,
sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche ed
integrazioni, come RDF di qualita’ normale, che e’ ottenuto dai
rifiuti urbani e speciali non pericolosi mediante trattamenti
finalizzati a garantire un potere calorifico adeguato al suo
utilizzo, nonche’ a ridurre e controllare: 1) il rischio ambientale e
sanitario; 2) la presenza di materiale metallico, vetri, inerti,
materiale putrescibile e il contenuto di umidita’; 3) la presenza di
sostanze pericolose, in particolare ai fini della combustione;
s) combustibile da rifiuti di qualita’ elevata (CDR-Q): il
combustibile classificabile, sulla base delle norme tecniche UNI
9903-1 e successive modifiche ed integrazioni, come RDF di qualita’
elevata;
t) compost da rifiuti: prodotto ottenuto dal compostaggio della
frazione organica dei rifiuti urbani nel rispetto di apposite norme
tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la
tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi
di qualita’;
u) compost di qualita’: prodotto, ottenuto dal compostaggio di
rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti e
le caratteristiche stabilite dall’allegato 2 del decreto legislativo
n. 217 del 2006 e successive modifiche e integrazioni;
v) emissioni: le emissioni in atmosfera di cui all’articolo 268,
lettera b);
z) scarichi idrici: le immissioni di acque reflue di cui
all’articolo 74, comma 1, lettera ff);
aa) inquinamento atmosferico: ogni modifica atmosferica di cui
all’articolo 268, lettera a);
bb) gestione integrata dei rifiuti: il complesso delle attivita’
volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti, come definita alla
lettera d), ivi compresa l’attivita’ di spazzamento delle strade;
cc) centro di raccolta: area presidiata ed allestita, senza
ulteriori oneri a carico della finanza pubblica, per l’attivita’ di
raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti per
frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli
impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei centri di
raccolta e’ data con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata
Stato – Regioni, citta’ e autonomie locali, di cui al decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
dd) spazzamento delle strade: modalita’ di raccolta dei rifiuti
su strada.».
21. All’articolo 184, dopo il comma 5, e’ aggiunto, in fine, il
seguente: « 5-bis. I sistemi d’arma, i mezzi, i materiali e le
infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare ed alla
sicurezza nazionale individuati con decreto del Ministro della
difesa, nonche’ la gestione dei materiali e dei rifiuti e la bonifica
dei siti ove vengono immagazzinati i citati materiali, sono
disciplinati dalla parte quarta del presente decreto con procedure
speciali da definirsi con decreto del Ministro della difesa, di
concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare ed il Ministro della salute, da adottarsi entro il
31 dicembre 2008. I magazzini, i depositi e i siti di stoccaggio nei
quali vengono custoditi i medesimi materiali e rifiuti sono soggetti
alle autorizzazioni ed ai nulla osta previsti dal medesimo decreto
interministeriale.».
21-bis. All’articolo 184, comma 3, sono apportate le seguenti
modificazioni: – alla lettera b) e’ soppressa la parola
«pericolosi»;- alla lettera c) sono soppresse le parole «fatto salvo
quanto previsto dall’articolo 185, comma 1, lettera i)»;- e’
soppressa la lettera n).
22. L’articolo 185 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 185.
Limiti al campo di applicazione
1. Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del
presente decreto:
a) le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi
nell’atmosfera;
b) in quanto regolati da altre disposizioni normative che
assicurano tutela ambientale e sanitaria:
1) le acque di scarico, eccettuati i rifiuti allo stato
liquido;
2) i rifiuti radioattivi;
3) i materiali esplosivi in disuso;
4) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal
trattamento, dall’ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento
delle cave;
5) le carogne ed i seguenti rifiuti agricoli: materie fecali ed
altre sostanze naturali e non pericolose utilizzate nell’attivita’
agricola;
c) i materiali vegetali, le terre e il pietrame, non contaminati
in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti,
provenienti dalle attivita’ di manutenzione di alvei di scolo ed
irrigui.
2. Possono essere sottoprodotti, nel rispetto delle condizioni
della lettera p), comma 1 dell’articolo 183:
materiali fecali e vegetali provenienti da attivita’ agricole
utilizzati nelle attivita’ agricole o in impianti aziendali o
interaziendali per produrre energia o calore, o biogas,
materiali litoidi o terre da coltivazione, anche sotto forma di
fanghi, provenienti dalla pulizia o dal lavaggio di prodotti agricoli
e riutilizzati nelle normali pratiche agricole e di conduzione dei
fondi,
eccedenze derivanti dalle preparazioni di cibi solidi, cotti o
crudi, destinate, con specifici accordi, alle strutture di ricovero
di animali di affezione di cui alla legge 14 agosto 1991, n. 281.».
23. L’articolo 186 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 186.
Terre e rocce da scavo
1. Le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ottenute quali
sottoprodotti, possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti,
rimodellazioni e rilevati purche’: a) siano impiegate direttamente
nell’ambito di opere o interventi preventivamente individuati e
definiti; b) sin dalla fase della produzione vi sia certezza
dell’integrale utilizzo; c) l’utilizzo integrale della parte
destinata a riutilizzo sia tecnicamente possibile senza necessita’ di
preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare
i requisiti merceologici e di qualita’ ambientale idonei a garantire
che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e, piu’ in generale,
ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da
quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati per il sito dove sono
destinate ad essere utilizzate; d) sia garantito un elevato livello
di tutela ambientale; e) sia accertato che non provengono da siti
contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del
titolo V della parte quarta del presente decreto; f) le loro
caratteristiche chimiche e chimico-fisiche siano tali che il loro
impiego nel sito prescelto non determini rischi per la salute e per
la qualita’ delle matrici ambientali interessate ed avvenga nel
rispetto delle norme di tutela delle acque superficiali e
sotterranee, della flora, della fauna, degli habitat e delle aree
naturali protette. In particolare deve essere dimostrato che il
materiale da utilizzare non e’ contaminato con riferimento alla
destinazione d’uso del medesimo, nonche’ la compatibilita’ di detto
materiale con il sito di destinazione; g) la certezza del loro
integrale utilizzo sia dimostrata. L’impiego di terre da scavo nei
processi industriali come sottoprodotti, in sostituzione dei
materiali di cava, e’ consentito nel rispetto delle condizioni
fissate all’articolo 183, comma 1, lettera p).
2. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell’ambito
della realizzazione di opere o attivita’ sottoposte a valutazione di
impatto ambientale o ad autorizzazione ambientale integrata, la
sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonche’ i tempi
dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono
superare di norma un anno, devono risultare da un apposito progetto
che e’ approvato dall’autorita’ titolare del relativo procedimento.
Nel caso in cui progetti prevedano il riutilizzo delle terre e rocce
da scavo nel medesimo progetto, i tempi dell’eventuale deposito
possono essere quelli della realizzazione del progetto purche’ in
ogni caso non superino i tre anni.
3. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell’ambito
della realizzazione di opere o attivita’ diverse da quelle di cui al
comma 2 e soggette a permesso di costruire o a denuncia di inizio
attivita’, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonche’ i
tempi dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono
superare un anno, devono essere dimostrati e verificati nell’ambito
della procedura per il permesso di costruire, se dovuto, o secondo le
modalita’ della dichiarazione di inizio di attivita’ (DIA).
4. Fatti salvi i casi di cui all’ultimo periodo del comma 2, ove la
produzione di terre e rocce da scavo avvenga nel corso di lavori
pubblici non soggetti ne’ a VIA ne’ a permesso di costruire o
denuncia di inizio di attivita’, la sussistenza dei requisiti di cui
al comma 1, nonche’ i tempi dell’eventuale deposito in attesa di
utilizzo, che non possono superare un anno, devono risultare da
idoneo allegato al progetto dell’opera, sottoscritto dal progettista.
5. Le terre e rocce da scavo, qualora non utilizzate nel rispetto
delle condizioni di cui al presente articolo, sono sottoposte alle
disposizioni in materia di rifiuti di cui alla parte quarta del
presente decreto.
6. La caratterizzazione dei siti contaminati e di quelli sottoposti
ad interventi di bonifica viene effettuata secondo le modalita’
previste dal Titolo V, Parte quarta del presente decreto.
L’accertamento che le terre e rocce da scavo di cui al presente
decreto non provengano da tali siti e’ svolto a cura e spese del
produttore e accertato dalle autorita’ competenti nell’ambito delle
procedure previste dai commi 2, 3 e 4.
7. Fatti salvi i casi di cui all’ultimo periodo del comma 2, per i
progetti di utilizzo gia’ autorizzati e in corso di realizzazione
prima dell’entrata in vigore della presente disposizione, gli
interessati possono procedere al loro completamento, comunicando,
entro novanta giorni, alle autorita’ competenti, il rispetto dei
requisiti prescritti, nonche’ le necessarie informazioni sul sito di
destinazione, sulle condizioni e sulle modalita’ di utilizzo, nonche’
sugli eventuali tempi del deposito in attesa di utilizzo che non
possono essere superiori ad un anno. L’autorita’ competente puo’
disporre indicazioni o prescrizioni entro i successivi sessanta
giorni senza che cio’ comporti necessita’ di ripetere procedure di
VIA, o di AIA o di permesso di costruire o di DIA.».
24. All’articolo 189 sono apportate le seguenti modificazioni: il
comma 3, e’ sostituito dai seguenti:
«3. Chiunque effettua a titolo professionale attivita’ di
raccolta e trasporto di rifiuti, i commercianti e gli intermediari di
rifiuti senza detenzione, le imprese e gli enti che effettuano
operazioni di recupero e di smaltimento di rifiuti, i Consorzi
istituiti per il recupero ed il riciclaggio di particolari tipologie
di rifiuti, nonche’ le imprese e gli enti produttori iniziali di
rifiuti pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di
rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 184, comma 3,
lettere c), d) e g), comunicano annualmente alle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura territorialmente competenti, con
le modalita’ previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le
quantita’ e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto delle
predette attivita’. Sono esonerati da tale obbligo gli imprenditori
agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile con un volume di
affari annuo non superiore a euro ottomila, le imprese che raccolgono
e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui
all’articolo 212, comma 8, nonche’, per i soli rifiuti non
pericolosi, le imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno
piu’ di dieci dipendenti.
3-bis. Senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, a
partire dall’istituzione di un sistema informatico di controllo della
tracciabilita’ dei rifiuti, ai fini della trasmissione e raccolta di
informazioni su produzione, detenzione, trasporto e smaltimento di
rifiuti e la realizzazione in formato elettronico del formulario di
identificazione dei rifiuti, dei registri di carico e scarico e del
M.U.D., da stabilirsi con apposito decreto del Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare, le categorie di soggetti di
cui al comma precedente sono assoggettati all’obbligo di
installazione e utilizzo delle apparecchiature elettroniche.».
24-bis. All’articolo 190, al comma 6, sono aggiunte in fine le
seguenti parole: «I registri sono numerati e vidimati dalle Camere di
commercio territorialmente competenti» e dopo il comma 6 e’ aggiunto
il seguente comma 6-bis «Per le attivita’ di gestione dei rifiuti
costituiti da rottami ferrosi e non ferrosi, gli obblighi connessi
alla tenuta dei registri di carico e scarico si intendono
correttamente adempiuti anche qualora vengano utilizzati i registri
IVA di acquisto e di vendita, secondo le procedure e le modalita’
fissate dall’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni.
25. All’articolo 193, comma 6, dopo le parole «di vidimazione» sono
aggiunte le parole «ai sensi della lettera b)»; il comma 8 e’
sostituito come segue: «8. La scheda di accompagnamento di cui
all’articolo 13 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99,
relativo all’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura,
e’ sostituita dal formulario di identificazione di cui al comma 1. Le
specifiche informazioni di cui all’allegato IIIA del decreto
legislativo n. 99 del 1992 non previste nel modello del formulario di
cui al comma 1 devono essere indicate nello spazio relativo alle
annotazioni del medesimo formulario.».
26. All’articolo 195 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) Al comma 2, la lettera e), e’ sostituita dalla seguente: «e)
La determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per
l’assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei
rifiuti speciali e dei rifiuti urbani. Ai rifiuti assimilati, entro
un anno, si applica esclusivamente una tariffazione per le quantita’
conferite al servizio di gestione dei rifiuti urbani. La tariffazione
per le quantita’ conferite che deve includere, nel rispetto del
principio della copertura integrale dei costi del servizio prestato,
una parte fissa ed una variabile e una quota dei costi dello
spazzamento stradale, e’ determinata dall’amministrazione comunale
tenendo conto anche della natura dei rifiuti, del tipo, delle
dimensioni economiche e operative delle attivita’ che li producono. A
tale tariffazione si applica una riduzione, fissata
dall’amministrazione comunale, in proporzione alle quantita’ dei
rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al
recupero tramite soggetto diverso dal gestore dei rifiuti urbani. Non
sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle
aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti
finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli
spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque
aperti al pubblico; allo stesso modo, non sono assimilabili ai
rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita
con superficie due volte superiore ai limiti di cui all’articolo 4,
comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 114 del 1998. Per gli
imballaggi secondari e terziari per i quali risulti documentato il
non conferimento al servizio di gestione dei rifiuti urbani e l’avvio
a recupero e riciclo diretto tramite soggetti autorizzati, non si
applica la predetta tariffazione. Con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con
il Ministro dello sviluppo economico, sono definiti, entro nvanta
giorni, i criteri per l’assimilabilita’ ai rifiuti urbani.»;
b) al comma 2 e’ aggiunta, in fine, la seguente lettera: «s-bis)
l’individuazione e la disciplina, nel rispetto delle norme
comunitarie ed anche in deroga alle disposizioni della parte quarta
del presente decreto, di semplificazioni con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare da adottarsi
entro tre mesi dalla entrata in vigore della presente disciplina in
materia di adempimenti amministrativi per la raccolta e il trasporto
di specifiche tipologie di rifiuti destinati al recupero e conferiti
direttamente dagli utenti finali dei beni che originano i rifiuti ai
produttori, ai distributori, a coloro che svolgono attivita’ di
istallazione e manutenzione presso le utenze domestiche dei beni
stessi o ad impianti autorizzati alle operazioni di recupero di cui
alle voci R2, R3, R4, R5, R6 e R9 dell’Allegato C alla parte quarta
del presente decreto.
27. All’articolo 197, comma 1, dopo le parole: «alle province
competono» sono inserite le seguenti: «in linea generale le funzioni
amministrative concernenti la programmazione ed organizzazione del
recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, da
esercitarsi con le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente, ed in particolare:».
28. All’articolo 202, al comma 1, dopo le parole «disposizioni
comunitarie,» aggiungere le seguenti: «secondo la disciplina vigente
in tema di affidamento dei servizi pubblici locali».
28-bis All’articolo 203, comma 2, dopo la lettera o), e’ aggiunta
la seguente lettera «p) l’obbligo di applicazione al personale, non
dipendente da amministrazioni pubbliche, da parte del gestore del
servizio integrato dei rifiuti, del contratto collettivo nazionale di
lavoro del settore dell’igiene ambientale, stipulato dalle
Organizzazioni Sindacali comparativamente piu’ rappresentative, anche
in conformita’ a quanto previsto dalla normativa in materia
attualmente vigente».
28-ter All’articolo 205, il comma 2 e’ soppresso.
29. L’articolo 206 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 206.
Accordi, contratti di programma, incentivi
1. Nel rispetto dei principi e degli obiettivi stabiliti dalle
disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto al fine di
perseguire la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure,
con particolare riferimento alle piccole imprese, il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e le altre
autorita’ competenti possono stipulare appositi accordi e contratti
di programma con enti pubblici, con imprese di settore, soggetti
pubblici o privati ed associazioni di categoria. Gli accordi ed i
contratti di programma hanno ad oggetto: a) l’attuazione di specifici
piani di settore di riduzione, recupero e ottimizzazione dei flussi
di rifiuti; b) la sperimentazione, la promozione, l’attuazione e lo
sviluppo di processi produttivi e distributivi e di tecnologie pulite
idonei a prevenire o ridurre la produzione dei rifiuti e la loro
pericolosita’ e ad ottimizzare il recupero dei rifiuti; c) lo
sviluppo di innovazioni nei sistemi produttivi per favorire metodi di
produzione di beni con impiego di materiali meno inquinanti e
comunque riciclabili; d) le modifiche del ciclo produttivo e la
riprogettazione di componenti, macchine e strumenti di controllo; e)
la sperimentazione, la promozione e la produzione di beni progettati,
confezionati e messi in commercio in modo da ridurre la quantita’ e
la pericolosita’ dei rifiuti e i rischi di inquinamento; f) la
sperimentazione, la promozione e l’attuazione di attivita’ di
riutilizzo, riciclaggio e recupero di rifiuti; g) l’adozione di
tecniche per il reimpiego ed il riciclaggio dei rifiuti nell’impianto
di produzione; h) lo sviluppo di tecniche appropriate e di sistemi di
controllo per l’eliminazione dei rifiuti e delle sostanze pericolose
contenute nei rifiuti; i) l’impiego da parte dei soggetti economici e
dei soggetti pubblici dei materiali recuperati dalla raccolta
differenziata dei rifiuti urbani; l) l’impiego di sistemi di
controllo del recupero e della riduzione di rifiuti.
2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare puo’ altresi’ stipulare appositi accordi e contratti di
programma con soggetti pubblici e privati o con le associazioni di
categoria per: a) promuovere e favorire l’utilizzo dei sistemi di
certificazione ambientale di cui al regolamento (Cee) n. 761/2001 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 19 marzo 2001; b) attuare
programmi di ritiro dei beni di consumo al termine del loro ciclo di
utilita’ ai fini del riutilizzo, del riciclaggio e del recupero.
3. Gli accordi e i contratti di programma di cui al presente
articolo non possono stabilire deroghe alla normativa comunitaria e
alla normativa nazionale primaria vigente e possono integrare e
modificare norme tecniche e secondarie solo in conformita’ con quanto
previsto dalla normativa nazionale primaria.
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico e dell’economia e delle finanze, sono individuate le
risorse finanziarie da destinarsi, sulla base di apposite
disposizioni legislative di finanziamento, agli accordi ed ai
contratti di programma di cui ai commi 1 e 2 e sono fissate le
modalita’ di stipula dei medesimi.
5. Ai sensi della comunicazione 2002/412 del 17 luglio 2002 della
Commissione delle Comunita’ europee e’ inoltre possibile concludere
accordi ambientali che la Commissione puo’ utilizzare nell’ambito
della autoregolamentazione, intesa come incoraggiamento o
riconoscimento dei medesimi accordi, oppure della coregolamentazione,
intesa come proposizione al legislatore di utilizzare gli accordi,
quando opportuno.».
29-bis. Dopo l’articolo 206 e’ inserito il seguente:
«206-bis
Osservatorio nazionale sui rifiuti
1. Al fine di garantire l’attuazione delle norme di cui alla parte
quarta del presente decreto con particolare riferimento alla
prevenzione della produzione della quantita’ e della pericolosita’
dei rifiuti ed all’efficacia, all’efficienza ed all’economicita’
della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio, nonche’ alla tutela della salute pubblica e
dell’ambiente, e’ istituito, presso il Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, l’Osservatorio nazionale sui
rifiuti, in appresso denominato Osservatorio. L’Osservatorio svolge,
in particolare, le seguenti funzioni: a) vigila sulla gestione dei
rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio; b) provvede
all’elaborazione ed all’aggiornamento permanente di criteri e
specifici obiettivi d’azione, nonche’ alla definizione ed
all’aggiornamento permanente di un quadro di riferimento sulla
prevenzione e sulla gestione dei rifiuti, anche attraverso
l’elaborazione di linee guida sulle modalita’ di gestione dei rifiuti
per migliorarne efficacia, efficienza e qualita’, per promuovere la
diffusione delle buone pratiche e delle migliori tecniche disponibili
per la prevenzione, le raccolte differenziate, il riciclo e lo
smaltimento dei rifiuti; c) predispone il Programma generale di
prevenzione di cui all’articolo 225 qualora il Consorzio nazionale
imballaggi non provveda nei termini previsti; d) verifica
l’attuazione del Programma generale di cui all’articolo 225 ed il
raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio; e)
verifica i costi di gestione dei rifiuti, delle diverse componenti
dei costi medesimi e delle modalita’ di gestione ed effettua analisi
comparative tra i diversi ambiti di gestione, evidenziando eventuali
anomalie; f) verifica livelli di qualita’ dei servizi erogati; g)
predispone, un rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, degli
imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e ne cura la trasmissione al
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
2. L’Osservatorio nazionale sui rifiuti e’ composto da nove membri,
scelti tra persone, esperte in materia di rifiuti, di elevata
qualificazione giuridico/amministrativa e tecnico/scientifica nel
settore pubblico e privato, nominati, nel rispetto del principio
dell’equilibrio di genere, con decreto del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro
dello sviluppo economico, di cui: a) tre designati dal Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di cui uno
con funzione di Presidente; b) due designati dal Ministro dello
sviluppo economico, di cui uno con funzioni di vice-presidente; c)
uno designato dal Ministro della salute; d) uno designato dal
Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali; e) uno
designato dal Ministro dell’economia e delle finanze; f) uno
designato dalla Conferenza Stato-regioni.
3. La durata in carica dei componenti dell’Osservatorio e’
disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio
2007, n. 90. Il trattamento economico dei componenti
dell’Osservatorio e’ determinato con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
4. Per l’espletamento dei propri compiti e funzioni, l’Osservatorio
si avvale di una segreteria tecnica, costituita con decreto del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
utilizzando allo scopo le risorse umane strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
5. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare da emanarsi entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono definite le modalita’
organizzative e di funzionamento dell’Osservatorio, nonche’ gli enti
e le agenzie di cui esso puo’ avvalersi.
6. All’onere derivante dalla costituzione e dal funzionamento
dell’Osservatorio nazionale sui rifiuti e della Segreteria tecnica,
pari a due milioni di euro, aggiornato annualmente al tasso di
inflazione, provvedono, tramite contributi di pari importo
complessivo, il Consorzio Nazionale Imballaggi di cui
all’articolo 224, i soggetti di cui all’articolo 221, comma 3,
lettere a) e c) e i Consorzi di cui agli articoli 233, 234, 235, 236
nonche’ quelli istituiti ai sensi degli articoli 227 e 228. Il
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con
decreto da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del
presente provvedimento e successivamente entro il 31 gennaio di ogni
anno, determina l’entita’ del predetto onere da porre in capo ai
Consorzi e soggetti predetti. Dette somme sono versate dal Consorzio
Nazionale Imballaggi e dagli altri soggetti e Consorzi all’entrata
del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreto del
Ministro dell’economia e della finanze, ad apposito capitolo dello
stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare» e conseguentemente all’articolo 170, il
comma 13 e’ soppresso.
29-ter. All’articolo 208 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 12 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole «Le
prescrizioni dell’autorizzazione possono essere modificate, prima del
termine di scadenza e dopo almeno cinque anni dal rilascio, nel caso
di condizioni di criticita’ ambientale, tenendo conto dell’evoluzione
delle migliori tecnologie disponibili»;
b) il comma 13 e’ sostituito con il seguente: «Ferma restando
l’applicazione delle norme sanzionatorie di cui al titolo VI della
parte quarta del presente decreto, in caso di inosservanza delle
prescrizioni dell’autorizzazione l’autorita’ competente procede,
secondo la gravita’ dell’infrazione:
a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale devono
essere eliminate le inosservanze;
b) alla diffida e contestuale sospensione dell’autorizzazione
per un tempo determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo
per la salute pubblica e per l’ambiente;
c) alla revoca dell’autorizzazione in caso di mancato
adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di
reiterate violazioni che determinino situazione di pericolo per la
salute pubblica e per l’ambiente.»;
c) al comma 17 sono soppresse le parole da «la medesima
esclusione» fino alla fine del comma.
29-quater. All’articolo 210 sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) il comma 4 e’ sostituito con il seguente: «Ferma restando
l’applicazione delle norme sanzionatorie di cui al titolo VI della
parte quarta del presente decreto, in caso di inosservanza delle
prescrizioni dell’autorizzazione l’autorita’ competente procede,
secondo la gravita’ dell’infrazione:
a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale devono
essere eliminate le inosservanze;
b) alla diffida e contestuale sospensione dell’autorizzazione
per un tempo determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo
per la salute pubblica e per l’ambiente;
c) alla revoca dell’autorizzazione in caso di mancato
adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di
reiterate violazioni che determinino situazione di pericolo per la
salute pubblica e per l’ambiente.»;
b) al comma 5 sono soppresse le parole da «la medesima
esclusione» fino alla fine del comma.
30. All’articolo 212, comma 3, le lettere e) ed f) sono soppresse;
al comma 5, le parole «prodotti da terzi» sono soppresse e dopo le
parole «Sono esonerati dall’obbligo di cui al presente comma le
organizzazioni di cui agli articoli 221, comma 3, lettere a) e c),
223, 224, 228, 233, 234, 235 e 236,» sono aggiunte le seguenti:
«limitatamente all’attivita’ di intermediazione e commercio senza
detenzione di rifiuti di imballaggio,»; il comma 8 e’ sostituito come
segue: «8. Le disposizioni di cui ai commi 5, 6 e 7 non si applicano
ai produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano
operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, ne’ ai
produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni
di raccolta e trasporto di trenta chilogrammi o trenta litri al
giorno dei propri rifiuti pericolosi, a condizione che tali
operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria
dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti.
Dette imprese non sono tenute alla prestazione delle garanzie
finanziarie e sono iscritte in un’apposita sezione dell’Albo in base
alla presentazione di una comunicazione alla sezione regionale o
provinciale dell’Albo territorialmente competente che rilascia il
relativo provvedimento entro i successivi trenta giorni. Con la
comunicazione l’interessato attesta sotto la sua responsabilita’, ai
sensi dell’articolo 21 della legge n. 241 del 1990: a) la sede
dell’impresa, l’attivita’ o le attivita’ dai quali sono prodotti i
rifiuti; b) le caratteristiche, la natura dei rifiuti prodotti; c)
gli estremi identificativi e l’idoneita’ tecnica dei mezzi utilizzati
per il trasporto dei rifiuti, tenuto anche conto delle modalita’ di
effettuazione del trasporto medesimo; d) il versamento del diritto
annuale di registrazione, che in fase di prima applicazione e’
determinato nella somma di 50 euro all’anno, ed e’ rideterminabile ai
sensi dell’articolo 21 del decreto del Ministro dell’ambiente
28 aprile 1998, n. 406.L’impresa e’ tenuta a comunicare ogni
variazione intervenuta successivamente all’iscrizione. Le iscrizioni
delle imprese di cui al presente comma effettuate entro sessanta
giorni dall’entrata in vigore delle presenti disposizioni restano
valide ed efficaci.»; i commi 12, 22, 24 e 25 sono abrogati.
30-bis. All’articolo 220:
a) al comma 2, le parole da « ai sensi del regolamento» fino a
«della commissione» sono soppresse;
b) il comma 3 e’ soppresso.
30-ter. All’articolo 221:
a) al comma 3, lettera a) le parole: «anche in forma associata»
sono soppresse;
b) al comma 4 l’ultimo periodo e’ soppresso;
c) al comma 5, il primo periodo e’ sostituito dal seguente: « I
produttori che non intendono aderire al Consorzio Nazionale
Imballaggi e a un Consorzio di cui all’articolo 223, devono
presentare all’Osservatorio nazionale sui rifiuti il progetto del
sistema di cui al comma 3, lettere a) o c) richiedendone il
riconoscimento sulla base di idonea documentazione. Il progetto va
presentato entro novanta giorni dall’assunzione della qualifica di
produttore ai sensi dell’articolo 218, comma 1, lettera r) o prima
del recesso da uno dei suddetti Consorzi. Il recesso e’, in ogni
caso, efficace solo dal momento in cui, intervenuto il
riconoscimento, l’Osservatorio accerti il funzionamento del sistema e
ne dia comunicazione al Consorzio, permanendo fino a tale momento
l’obbligo di corrispondere il contributo ambientale di cui
all’articolo 224, comma 3, lettera h)» e nel secondo periodo, le
parole: «A tal fine i produttori» sono sostituite dalle seguenti:
«Per ottenere il riconoscimento i produttori» indi sostituire le
parole «e» con «sara» e «L’Autorita» con «L’Osservatorio»;
d) al comma 10, al primo periodo, eliminare le parole: «i costi
per» e alle lettere a), c), d), e) all’inizio aggiungere le parole «i
costi per» e alla lettera b) sostituire le parole: «gli oneri
aggiuntivi» con le parole: «il corrispettivo per i maggiori oneri».
30-terbis. Al comma 2, dell’articolo 222, sostituire le parole
«all’autorita’ di cui all’articolo 207» con le seguenti «osservatorio
nazionale sui rifiuti».
30-quater. All’articolo 223:
a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «I produttori che non
provvedono ai sensi dell’articolo 221, comma 3, lettere a) e c),
costituiscono un Consorzio per ciascun materiale di imballaggio di
cui all’allegato E della parte quarta del presente decreto, operante
su tutto il territorio nazionale. Ai Consorzi possono partecipare i
recuperatori, ed i riciclatori che non corrispondono alla categoria
dei produttori, previo accordo con gli altri consorziati ed
unitamente agli stessi;
b) al comma 2, sostituire le parole da «180 giorni» fino a
«presente decreto» con le seguenti : «31 dicembre 2008»;
c) sostituire il penultimo periodo del comma 2 con il seguente:
«Entro il 31 dicembre 2008 i Consorzi gia’ riconosciuti dalla
previgente normativa adeguano il proprio statuto in conformita’ al
nuovo schema tipo e ai principi contenuti nel presente decreto ed in
particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed
economicita’, nonche’ di libera Concorrenza nelle attivita’ di
settore, ai sensi dell’articolo 221, comma 2. Nei consigli di
amministrazione dei consorzi il numero dei consiglieri di
amministrazione in rappresentanza dei riciclatori e dei recuperatori
deve essere uguale a quello dei consiglieri di amministrazione in
rappresentanza dei produttori di materie prime di imballaggio. Lo
statuto adottato da ciascun Consorzio e’ trasmesso entro quindici
giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, che lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico e con il Ministro dell’economia e delle finanze, salvo
motivate osservazioni cui i Consorzi sono tenuti ad adeguarsi nei
successivi sessanta giorni. Qualora i Consorzi non ottemperino nei
termini prescritti, le modifiche allo statuto sono apportate con
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico»;
d) al comma 3, le parole «comma 1» aggiungere le seguenti : «e
2»;
e) sostituire il comma 4 con il seguente: «Ciascun Consorzio
mette a punto e trasmette al CONAI e all’Osservatorio nazionale sui
rifiuti un proprio programma pluriennale di prevenzione della
produzione di rifiuti d’imballaggio entro il 30 settembre di ogni
anno»;
f) ai commi 5 e 6 sostituire le parole «all’Autorita’ di cui
all’articolo 207» con le seguenti: «all’Osservatorio nazionale sui
rifiuti».
30-quinquies. All’articolo 224:
a) al comma 2, sostituire le parole: «ventiquattro mesi dalla
data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto»
con le parole: «il 30 giugno 2008»;
b) al comma 3, lettera c), sostituire le parole: «sulla base dei»
con le parole: «valutati i»;
c) al comma 3, lettera e), sostituire l’ultimo periodo con il
seguente: «Ai consorzi che non raggiungono i singoli obiettivi di
recupero e’ in ogni caso ridotta la quota del contributo ambientale
ad essi riconosciuto dal Conai»;
d) al comma 3, all’inizio della lettera f), inserire le parole:
«indirizza e»;
e) al comma 3, alla lettera h), sostituire le parole: «i maggiori
oneri per la» con le parole: «il corrispettivo per i maggiori oneri
della»;
f) al comma 3, aggiungere in fine la seguente lettera : «n)
acquisisce da enti pubblici o privati, nazionali o esteri, i dati
relativi ai flussi degli imballaggi in entrata e in uscita dal
territorio nazionale e i dati degli operatori economici coinvolti. Il
conferimento di tali dati al CONAI e la raccolta, l’elaborazione e
l’utilizzo degli stessi da parte di questo si considerano, ai fini di
quanto previsto dall’articolo 178, comma 1, di rilevante interesse
pubblico ai sensi dell’articolo 53 del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196.»;
g) al comma 8 sostituire la prima parte, fino al terzo periodo
compreso, con la seguente: «Il contributo ambientale del Conai e’
utilizzato in via prioritaria per il ritiro degli imballaggi primari
o comunque conferiti al servizio pubblico e, in via accessoria, per
l’organizzazione dei sistemi di raccolta, recupero e riciclaggio dei
rifiuti di imballaggio secondari e terziari. A tali fini, tale
contributo e’ attribuito dal Conai, sulla base di apposite
convenzioni, ai soggetti di cui all’articolo 223, in proporzione alla
quantita’ totale, al peso ed alla tipologia del materiale di
imballaggio immessi sul mercato nazionale, al netto delle quantita’
di imballaggi usati riutilizzati nell’anno precedente per ciascuna
tipologia di materiale»; indi alla fine del comma aggiungere le
seguenti parole : «nonche’ con altri contributi e proventi di
consorziati e di terzi, compresi quelli dei soggetti di cui
all’articolo 221, lettere a) e c), per le attivita’ svolte in loro
favore in adempimento alle prescrizioni di legge»;
h) sopprimere il comma 11;
i) sostituire il comma 12 con il seguente: «In caso di mancata
stipula dell’accordo di cui al comma 5, entro novanta giorni
dall’entrata in vigore del presente decreto, il Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare invita le
parti a trovare un’intesa entro sessanta giorni, decorsi i quali
senza esito positivo, provvede direttamente, d’intesa con Ministro
dello sviluppo economico, a definire il corrispettivo di cui alla
lettera a) del comma 5. L’accordo di cui al comma 5 e’ sottoscritto,
per le specifiche condizioni tecniche ed economiche relative al
ritiro dei rifiuti di ciascun materiale d’imballaggio, anche dal
competente Consorzio di cui all’articolo 223. Nel caso in cui uno di
questi Consorzi non lo sottoscriva e/o non raggiunga le intese
necessarie con gli enti locali per il ritiro dei rifiuti
d’imballaggio, il Conai subentra nella conclusione delle convenzioni
locali al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi di
recupero e di riciclaggio previsti dall’articolo 220».
30-quinquiesbis. Ai commi 3 e 5 dell’articolo 225 sostituire le
parole «all’Autorita’ di cui all’articolo 207» con le seguenti:
«all’Osservatorio nazionale sui rifiuti».
30-quinquiester. Dopo il comma 1 dell’articolo 230 e’ inserito il
seguente:
«1-bis. – I rifiuti derivanti dalla attivita’ di raccolta e pulizia
delle infrastrutture autostradali, con esclusione di quelli prodotti
dagli impianti per l’erogazione di forniture e servizi di interesse
pubblico o da altre attivita’ economiche, sono raccolti direttamente
dal gestore della infrastruttura a rete che provvede alla consegna a
gestori del servizio dei rifiuti solidi urbani.».
30-sexies. All’articolo 233:
a) modificare il titolo «Consorzi nazionali» in «Consorzio
nazionale» ed al comma 1 sostituire le parole: «uno o piu’ Consorzi»
con le parole: «un Consorzio» e nelle parti successive la parola:
«Consorzi» con la parola: «Consorzio»;
b) sostituire il comma 2 con il seguente:
«2. il Consorzio di cui al comma 1, gia’ riconosciuto dalla
previgente normativa, ha personalita’ giuridica di diritto privato
senza scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformita’ allo
schema tipo approvato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico, entro centoventi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale, e ai principi contenuti nel presente decreto ed in
particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed
economicita’, nonche’ di libera concorrenza nelle attivita’ di
settore. Nel consiglio di amministrazione del Consorzio il numero dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e
dei riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori di
materie prime. Lo statuto adottato dal consorzio e’ trasmesso entro
quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, che lo approva di concerto con il Ministro
dello sviluppo economico, salvo motivate osservazioni cui il
Consorzio e’ tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni.
Qualora il Consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con il Ministro dello sviluppo economico; il decreto ministeriale di
approvazione dello statuto del Consorzio e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale.»;
c) al comma 9, sopprimere le parole: «anche in forma associata»;
d) al comma 10, sostituire le parole «da eventuali contributi di
riciclaggio» con le seguenti: «dal contributo ambientale»;
e) al comma 15, sopprimere l’ultimo periodo.
30-septies. All’articolo 234:
a) modificare il titolo «Consorzi nazionali» in «Consorzio
nazionale» e di conseguenza al comma 1 sostituire le parole: «sono
istituiti uno o piu’ Consorzi» con le parole: «e’ istituito il
Consorzio» e nelle parti successive sostituire la parola: «Consorzi»,
con la parola: «Consorzio»;
b) al comma 1 sopprimere le parole da «nonche» fino a «gas e
acque»;
c) il comma 2 e’ cosi’ sostituito: «Con decreto del Ministro
dell’ambiente delle tutela del territorio e del mare, di concerto con
il Ministero dello sviluppo economico, sono definiti, entro novanta
giorni, i beni in polietilene, che per caratteristiche ed usi,
possono essere considerati beni di lunga durata per i quali deve
essere versato un contributo per il riciclo in misura ridotta in
ragione del lungo periodo di impiego o per i quali non deve essere
versato tale contributo in ragione di una situazione di fatto di non
riciclabilita’ a fine vita. In attesa di tale decreto tali beni di
lunga durata restano esclusi dal versamento di tale contributo».
d) sostituire il comma 3 con il seguente:
«3. Il consorzio di cui al comma 1, gia’ riconosciuto dalla
previgente normativa, ha personalita’ giuridica di diritto privato
senza scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformita’ allo
schema tipo approvato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico, entro centoventi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale, e ai principi contenuti nel presente decreto ed in
particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed
economicita’, nonche’ di libera concorrenza nelle attivita’ di
settore. Nei consigli di amministrazione del consorzio il numero dei
consiglieri di’ amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e
dei riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori con
materie prime. Lo statuto adottato dal consorzio e’ trasmesso entro
quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, che lo approva di concerto con il Ministro
dello sviluppo economico, salvo motivate osservazioni cui il
consorzio e’ tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni.
Qualora il consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con il Ministro dello sviluppo economico; Il decreto ministeriale di
approvazione dello statuto del consorzio e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale.».
e) al comma 6 sopprimere l’ultimo periodo da: «Resta altresi»
fino a: «maturati nel periodo»;
f) al comma 7, sostituire la lettera b) con la seguente: «b)
mettere in atto un sistema di raccolta e restituzione dei beni in
polietilene al termine del loro utilizzo, con avvio al riciclo o al
recupero, previo accordi con aziende che svolgono tali attivita’, con
quantita’ definite e documentate;».
g) al comma 7, lettera a), sopprimere le parole: «anche in forma
associata»; indi sostituire le parole «all’autorita’ di cui
all’articolo 207» con le seguenti: «all’osservatorio nazionale sui
rifiuti»;
30-octies. All’articolo 235:
a) modificare il titolo «Consorzi nazionali per la raccolta ed il
trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi»
in «Consorzio nazionale per la raccolta ed il trattamento delle
batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi» e le
corrispondenti citazioni di «Consorzi» in «Consorzio»;
b) al comma 1 sopprimere le parole « che non» e sostituire le
parole « costituiscono uno o piu’ consorzi, i quali devono adottare»
con «che adotta»;
c) sostituire il comma 2 con il seguente:
«2. Il consorzio di cui al comma 1, gia’ riconosciuto dalla
previgente normativa, ha personalita’ giuridica di diritto privato
senza scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformita’ allo
schema tipo approvato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico, entro centoventi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale e ai principi contenuti nel presente decreto ed in
particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed
economicita’, nonche’ di libera concorrenza nelle attivita’ di
settore. Nei consigli di amministrazione del consorzio il numero dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e
dei riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori.Lo
statuto adottato dal consorzio e’ trasmesso entro quindici giorni al
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che
lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo economico,
salvo motivate osservazioni cui il consorzio e’ tenuto ad adeguarsi
nei successivi sessanta giorni. Qualora il consorzio non ottemperi
nei termini prescritti, le modifiche allo statuto sono apportate con
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico; Il
decreto ministeriale di approvazione dello statuto del consorzio e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.»;
d) il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
«3. All’articolo 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988
n. 397 convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, il
comma 6-bis, e’ sostituito dal presente: «Tutti i soggetti che
effettuano attivita’ di gestione del rifiuto di batterie al piombo
esauste e di rifiuti piombosi, devono trasmettere contestualmente al
Consorzio copia della comunicazione di cui all’articolo 189, per la
sola parte inerente i rifiuti di batterie esauste e di rifiuti
piombosi. Alla violazione dell’obbligo si applicano le medesime
sanzioni previste per la mancata comunicazione di cui al citato
articolo 189 comma 3.»;
e) i commi 4, 5, 6, 7 sono soppressi.
f) al comma 8 sostituire il numero «5» con il seguente”15» indi
sopprimere l’ultimo periodo da: «Resta altresi» fino a: «maturati nel
periodo»;
g) il comma 10 e’ sostituito dal seguente:
“10. All’articolo 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988,
n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988,
n. 475, il comma 7 e’ sostituito dal seguente: «Al fine di assicurare
al consorzio i mezzi finanziari per lo svolgimento dei propri compiti
e’ istituito un contributo ambientale sulla vendita delle batterie in
relazione al contenuto a peso di piombo da applicarsi da parte di
tutti i produttori e gli importatori che immettono le batterie al
piombo nel mercato italiano, con diritto di rivalsa sugli acquirenti
in tutte le successive fasi della commercializzazione. I produttori e
gli importatori versano direttamente al consorzio i proventi del
contributo ambientale.»;
h) ai commi 11 e 16 sostituire la parola: «sovrapprezzo» con le
parole: «contributo ambientale»;
i) sopprimere il comma 17 .
30-nonies. All’articolo 236:
a) sostituire nel titolo le parole: «Consorzi nazionali» con le
parole: «Consorzio nazionale» ed al comma 1 sopprimere le parole: «o
ad uno dei Consorzi costituiti ai sensi del comma 2»;
conseguentemente nel testo sostituire la parola «Consorzi» con la
parola «Consorzio»;
b) sostituire il comma 2-con il seguente :
«2. Il consorzio di cui al comma 1, gia’ riconosciuto dalla
previgente normativa, ha personalita’ giuridica di diritto privato
senza scopo di lucro e adegua il proprio statuto in conformita’ allo
schema tipo approvato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico, entro centoventi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale e ai principi contenuti nel presente decreto ed in
particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed
economicita’, nonche’ di libera concorrenza nelle attivita’ di
settore. Nei consigli di amministrazione del consorzio il numero dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e
dei riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei produttori. Lo
statuto adottato dal consorzio e’ trasmesso entro quindici giorni al
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che
lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo economico,
salvo motivate osservazioni cui il consorzio e’ tenuto ad adeguarsi
nei successivi sessanta giorni. Qualora il consorzio non ottemperi
nei termini prescritti, le modifiche allo statuto sono apportate con
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico; Il
decreto ministeriale di approvazione dello statuto del consorzio e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.».
c) sopprimere il primo periodo del comma 3, indi collocare il
secondo periodo alla fine del comma;
d) sopprimere l’ultimo periodo del comma 14;
e) al comma 4 dopo la parola «partecipano» aggiungere «in forma
paritetica» e sostituire le parole dall’alinea a) fino alla fine con
le seguenti :”a) le imprese che producono, importano o mettono in
commercio oli base vergini; b) le imprese che producono oli base
mediante un processo di rigenerazione; c) le imprese che effettuano
il recupero e la raccolta degli oli usati; d) le imprese che
effettuano la sostituzione e la vendita degli oli lubrificanti;
f) il comma 5 e’ sostituito dal seguente: 5. Le quote di
partecipazione al consorzio sono ripartite fra le categorie di
imprese di cui al comma 4 e nell’ambito di ciascuna di esse sono
attribuite in proporzione delle quantita’ di lubrificanti prodotti,
commercializzati rigenerati o recuperati;
g) al comma 6 e’ soppresso l’ultimo periodo.
31. All’articolo 212, comma 5, e’ aggiunto alla fine il seguente
periodo: «Per le aziende speciali, i consorzi e le societa’ di
gestione dei servizi pubblici di cui al decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, l’iscrizione all’Albo e’ effettuata mediante apposita
comunicazione del comune o del consorzio di comuni alla sezione
regionale territorialmente competente ed e’ valida per i servizi di
gestione dei rifiuti urbani nei medesimi comuni; il comma 14, e’
sostituito dal seguente: «14. Nelle more dell’emanazione dei decreti
di cui al presente articolo, continuano ad applicarsi le disposizioni
disciplinanti l’Albo nazionale delle imprese che effettuano la
gestione dei rifiuti vigenti alla data di entrata in vigore della
parte quarta del presente decreto, disposizioni la cui abrogazione e’
differita al momento della pubblicazione dei suddetti decreti.»; al
comma 18 le parole «e le imprese che trasportano i rifiuti indicati
nella lista verde di cui al Regolamento (CEE) 259/93 del 1° febbraio
1993» sono soppresse.
32. All’articolo 214, comma 1, alla fine, prima del punto, sono
aggiunte le seguenti parole. «ai sensi e nel rispetto di quanto
disposto dall’articolo 178, comma 2»; il comma 3 e’ soppresso; al
comma 9 le parole: «alla sezione competente dell’Albo di cui
all’articolo 212.» sono sostituite dalle seguenti: «alla provincia.».
33. All’articolo 215, comma 1, le parole: «alla competente Sezione
regionale dell’Albo di cui all’articolo 212, che ne da’ notizia alla
provincia territorialmente competente» sono sostituite dalle
seguenti: «alla provincia territorialmente competente.».
34. All’articolo 215, comma 3, le parole: «La sezione regionale
dell’Albo» sono sostituite dalle seguenti: «La provincia.».
35. All’articolo 215, comma 4, le parole da: «La sezione regionale
dell’Albo» fino a «disporre» sono sostituite dalle seguenti: « La
provincia, qualora accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e
delle condizioni di cui al comma 1, dispone».
36. All’articolo 216, comma 1, le parole: «alla competente Sezione
regionale dell’Albo di cui all’articolo 212 che ne da’ notizia alla
provincia territorialmente competente» sono sostituite dalle
seguenti: «alla provincia territorialmente competente.»; al comma 8,
dopo le parole «disposizioni legislative vigenti a favore
dell’utilizzazione dei rifiuti» sono aggiunte le parole: «in via
prioritaria in operazioni di riciclaggio e di recupero per ottenere
materie, sostanze, oggetti, nonche»; i commi 9 e 10 sono soppressi.
37. All’articolo 216, comma 3, le parole: «La sezione regionale
dell’Albo» sono sostituite dalle seguenti: « La provincia».
38. All’articolo 216, comma 4, le parole da: «La sezione regionale
dell’Albo» fino a «disporre» sono sostituite dalle seguenti: « La
provincia, qualora accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e
delle condizioni di cui al comma 1, dispone».
39. All’articolo 216, il comma 15, e’ sostituito dal seguente: «15.
Le comunicazioni effettuate alla data di entrata in vigore del
presente decreto alle sezioni regionali dell’Albo sono trasmesse, a
cura delle Sezioni medesime, alla provincia territorialmente
competente.».
40. Il comma 1 dell’articolo 229 e’ sostituito dal seguente: «1. Ai
sensi e per gli effetti della parte quarta del presente decreto, il
combustibile da rifiuti (Cdr), di seguito Cdr, e il combustibile da
rifiuti di qualita’ elevata (CDR-Q) di seguito CDR-Q, come definito
dall’articolo 183, comma 1, lettera s), sono classificati come
rifiuto speciale.».
41. All’articolo 229 sono soppressi l’ultimo periodo del comma 4,
nonche’ i commi 2, 5 e 6.
42. All’articolo 258, comma 5, ultimo capoverso, le parole «comma
43» sono sostituite con le parole «comma 4».
42-bis. All’Allegato C della parte quarta del decreto legislativo
n. 152 del 2006 la voce R14 e’ soppressa
43. All’Allegato I al Titolo V della parte quarta del decreto
legislativo n. 152 del 2006 «Criteri generali per l’analisi di
rischio sanitario ambientale sito-specifica», nella voce relativa
alle «Componenti dell’analisi di rischio da parametrizzare», trattino
relativo al punto di conformita’ per le acque sotterranee, le parole
da «rappresenta il punto fra la sorgente» a «dalla sorgente di
contaminazione» sono sostituite dalle seguenti:”Il punto di
conformita’ per le acque sotterranee rappresenta il punto a valle
idrogeologico della sorgente al quale deve essere garantito il
ripristino dello stato originale (ecologico, chimico e/o
quantitativo) del corpo idrico sotterraneo, onde consentire tutti i
suoi usi potenziali, secondo quanto previsto nella parte terza (in
particolare articolo 76) e nella parte sesta del presente decreto (in
particolare articolo 300).Pertanto in attuazione del principio
generale di precauzione, il punto di conformita’ deve essere di norma
fissato non oltre i confini del sito contaminato oggetto di bonifica
e la relativa CSR per ciascun contaminante deve essere fissata
equivalente alle CSC di cui all’Allegato 5 della parte quarta del
presente decreto. Valori superiori possono essere ammissibili solo in
caso di fondo naturale piu’ elevato o di modifiche allo stato
originario dovute all’inquinamento diffuso, ove accertati o validati
dalla Autorita’ pubblica competente, o in caso di specifici minori
obiettivi di qualita’ per il corpo idrico sotterraneo o per altri
corpi idrici recettori, ove stabiliti e indicati dall’Autorita’
pubblica competente, comunque compatibilmente con l’assenza di
rischio igienico-sanitario per eventuali altri recettori a valle. A
monte idrogeologico del punto di conformita’ cosi’ determinato e
comunque limitatamente alle aree interne del sito in considerazione,
la concentrazione dei contaminanti puo’ risultare maggiore della CSR
cosi’ determinata, purche’ compatibile con il rispetto della CSC al
punto di conformita’ nonche’ compatibile con l’analisi del rischio
igienico sanitario per ogni altro possibile recettore nell’area
stessa»; al trattino relativo ai criteri di accettabilita’ del
rischio cancerogeno e dell’indice di rischio, le parole da «lxl0-5» a
«(1)» sono sostituite con le parole «lxl0-6 come valore di rischio
incrementale accettabile per la singola sostanza cancerogena e 1×10’5
come valore di rischio incrementale accettabile cumulato per tutte le
sostanze cancerogene, mentre per le sostanze non cancerogene si
applica il criterio del non superamento della dose tollerabile o
accettabile (ADI o TDI) definita per la sostanza (Hazard Index
complessivo 1).».
43-bis. Al comma 4 dell’articolo 242, le parole «I criteri per
l’applicazione della procedura di analisi di rischio sono riportati
nell’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto» sono
sostituite con le seguenti: «I criteri per l’applicazione della
procedura di analisi di rischio sono stabiliti con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con i Ministri dello sviluppo economico e della salute entro
il 30 giugno 2008. Nelle more dell’emanazione del predetto decreto, i
criteri per l’applicazione della procedura di analisi di rischio sono
riportati nell’Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto».
43-ter. Dopo l’articolo 252 e’ inserito il seguente:
«Art. 252-bis
Siti di preminente interesse pubblico per la riconversione
industriale
1. Con uno o piu’ decreti del Ministro per lo sviluppo economico,
di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare e previa intesa con la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di
Trento e Bolzano, sono individuati i siti di interesse pubblico ai
fini dell’attuazione di programmi ed interventi di riconversione
industriale e di sviluppo economico produttivo, contaminati da eventi
antecedenti al 30 aprile 2006, anche non compresi nel Programma
Nazionale di bonifica di cui al decreto ministeriale 18 settembre
2001, n. 468 e successive modifiche ed integrazioni, nonche’ il
termine, compreso fra novanta e trecentosessanta giorni, per la
conclusione delle conferenze di servizi di cui al comma 5. In tali
siti sono attuati progetti di riparazione dei terreni e delle acque
contaminate assieme ad interventi mirati allo sviluppo economico
produttivo. Nei siti con aree demaniali e acque di falda contaminate
tali progetti sono elaborati ed approvati, entro dodici mesi
dall’adozione del decreto di cui al presente comma, con appositi
accordi di programma stipulati tra i soggetti interessati, i Ministri
per lo sviluppo economico, dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare e della salute e il Presidente della Regione
territorialmente competente, sentiti il Presidente della Provincia e
il Sindaco del Comune territorialmente competenti. Gli interventi di
riparazione sono approvati in deroga alle procedure di bonifica di
cui alla parte IV del titolo V del presente decreto.
2. Gli oneri connessi alla messa in sicurezza e alla bonifica
nonche’ quelli conseguenti all’accertamento di ulteriori danni
ambientali sono a carico del soggetto responsabile della
contaminazione, qualora sia individuato, esistente e solvibile. Il
proprietario del sito contaminato e’ obbligato in via sussidiaria
previa escussione del soggetto responsabile dell’inquinamento.
3. Gli accordi di programma assicurano il coordinamento delle
azioni per determinarne i tempi, le modalita’, il finanziamento ed
ogni altro connesso e funzio-nale adempimento per l’attuazione dei
programmi di cui al comma 1 e disciplinano in particolare:
a) gli obiettivi di reindustrializzazione e di sviluppo economico
produttivo e il piano economico finanziario degli investimenti da
parte di ciascuno dei proprietari delle aree comprese nel sito
contaminato al fine di conseguire detti obiettivi;
b) il coordinamento delle risultanze delle caratterizzazioni
eseguite e di quelle che si intendono svolgere;
c) gli obiettivi degli interventi di bonifica e riparazione, i
relativi obblighi dei responsabili della contaminazione e del
proprietario del sito, l’eventuale costituzione di consorzi pubblici
o a partecipazione mista per l’attuazione di tali obblighi nonche’ le
iniziative e le azioni che le pubbliche amministrazioni si impegnano
ad assumere ed a finanziare;
d) la quantificazione degli effetti temporanei in termini di
perdita di risorse e servizi causati dall’inquinamento delle acque;
e) le azioni idonee a compensare le perdite temporanee di risorse
e servizi, sulla base dell’Allegato II della direttiva 2004/35/CE; a
tal fine sono preferite le misure di miglioramento della
sostenibilita’ ambientale degli impianti esistenti, sotto il profilo
del miglioramento tecnologico produttivo e dell’implementazione
dell’efficacia dei sistemi di depurazione e abbattimento delle
emissioni.
f) la prestazione di idonee garanzie finanziarie da parte dei
privati per assicurare l’adempimento degli impegni assunti;
g) l’eventuale finanziamento di attivita’ di ricerca e di
sperimentazione di tecniche e metodologie finalizzate al trattamento
delle matrici ambientali contaminate e all’abbattimento delle
concentrazioni di contaminazione, nonche’ ai sistemi di misurazione e
analisi delle sostanze contaminanti e di monitoraggio della qualita’
ecologica del sito;
h) le modalita’ di monitoraggio per il controllo dell’adempimento
degli impegni assunti e della realizzazione dei progetti.
4. La stipula dell’accordo di programma costituisce riconoscimento
dell’interesse pubblico generale alla realizzazione degli impianti,
delle opere e di ogni altro intervento connesso e funzionale agli
obiettivi di risanamento e di sviluppo economico e produttivo.
5. I provvedimenti relativi agli interventi di cui al comma 3 sono
approvati ai sensi del comma 6 previo svolgimento di due conferenze
di servizi, aventi ad oggetto rispettivamente l’intervento di
bonifica e l’intervento di reindustrializzazione. La conferenza di
servizi relativa all’intervento di bonifica e’ indetta dal Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che
costituisce l’amministrazione procedente. La conferenza di servizi
relativa all’intervento di reindustrializzazione e’ indetta dal
Ministero dello sviluppo economico, che costituisce l’amministrazione
procedente. Le due conferenze di servizi sono indette ai sensi
dell’articolo 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 e ad
esse partecipano i soggetti pubblici coinvolti nell’accordo di
programma di cui al comma 1 e i soggetti privati proponenti le opere
e gli interventi nei siti di cui al medesimo comma 1. L’assenso
espresso dai rappresentanti degli enti locali, sulla base delle
determinazioni a provvedere degli organi competenti, sostituisce ogni
atto di pertinenza degli enti medesimi. Alle conferenze dei servizi
sono ammessi gli enti, le associazioni e le organizzazioni sindacali
interessati alla realizzazione del programma.
6. Fatta salva l’applicazione delle norme in materia di valutazione
di impatto ambientale e di autorizzazione ambientale integrata,
all’esito delle due conferenze di servizi, con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro
dello sviluppo economico, d’intesa con la regione interessata, si
autorizzano la bonifica e la eventuale messa in sicurezza nonche’ la
costruzione e l’esercizio degli impianti e delle opere annesse.
7. In considerazione delle finalita’ di tutela e ripristino
ambientale perseguite dal presente articolo, l’attuazione da parte
dei privati degli impegni assunti con l’accordo di programma
costituisce anche attuazione degli obblighi di cui alla direttiva
2004/35/CE e delle relative disposizioni di attuazione di cui alla
parte VI del presente decreto.
8. Gli obiettivi di bonifica dei suoli e delle acque sono stabiliti
dalla Tabella I dell’Allegato 5 al titolo V del presente decreto.
Qualora il progetto preliminare dimostri che tali limiti non possono
essere raggiunti nonostante l’applicazione, secondo i principi della
normativa comunitaria, delle migliori tecnologie disponibili a costi
sopportabili, la Conferenza di Servizi indetta dal Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare puo’
autorizzare interventi di bonifica e ripristino ambientale con misure
di sicurezza che garantiscano, comunque, la tutela ambientale e
sanitaria anche se i valori di concentrazione residui previsti nel
sito risultano superiori a quelli stabiliti dalla Tabella I
dell’Allegato 5 al titolo V del presente decreto. Tali valori di
concentrazione residui sono determinati in base ad una metodologia di
analisi di rischio riconosciuta a livello internazionale.
9. In caso di mancata partecipazione all’accordo di programma di
cui al comma 1 di uno o piu’ responsabili della contaminazione, gli
interventi sono progettati ed effettuati d’ufficio dalle
amministrazioni che hanno diritto di rivalsa nei confronti dei
soggetti che hanno determinato l’inquinamento, ciascuno per la parte
di competenza. La presente disposizione si applica anche qualora il
responsabile della contaminazione non adempia a tutte le obbligazioni
assunte in base all’accordo di programma.
10. Restano ferme la titolarita’ del procedimento di bonifica e le
altre competenze attribuite alle Regioni per i siti contaminati che
non rientrano fra quelli di interesse nazionale di cui
all’articolo 252.».
44. All’articolo 264, comma 1, la lettera n) e’ soppressa. E’ fatta
salva, dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
l’applicazione del tributo di cui all’articolo 19 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.
45. All’articolo 265, al comma 1, dopo le parole «Le vigenti norme
regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto»
sono aggiunte le seguenti parole: «il recupero».
45-bis. All’articolo 266, al comma 7, sono aggiunte in fine le
seguenti parole: «nel rispetto delle disposizioni comunitarie in
materia».
46. All’articolo 1, della legge 15 dicembre 2004, n. 308, i
commi 25, 26, 27, 28 e 29 sono abrogati. All’articolo 265 aggiungere
il seguente comma: «6-bis. I soggetti che alla data di entrata in
vigore del presente decreto svolgono attivita’ di recupero di rottami
ferrosi e non ferrosi che erano da considerarsi escluse dal campo di
applicazione della parte quarta del medesimo decreto n. 152 del 2006
possono proseguire le attivita’ di gestione in essere alle condizioni
di cui alle disposizioni previgenti fino al rilascio o al diniego
delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento di dette attivita’
nel nuovo regime. Le relative istanze di autorizzazione o iscrizione
sono presentate entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.».
47. All’allegato 1, suballegato 1, del decreto del Ministro
dell’ambiente 5 febbraio 1998, sull’individuazione dei rifiuti non
pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero, come
modificato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio 5 aprile 2006, n. 186, sono apportate le seguenti
modifiche:
a) alla voce 1 «Rifiuti di carta, cartone, e prodotti di carta»,
punto 1.1.3., lettera b), secondo capoverso, le parole «formaldeide e
fenolo assenti» sono sostituite con le parole «formaldeide non
superiore allo 0,1% in peso; fenolo non superiore allo 0,1% in peso»;
b) alla voce 1 «Rifiuti di carta, cartone, e prodotti di carta»,
punto 1.2.3., lettera b), secondo capoverso, le parole «formaldeide e
fenolo assenti» sono sostituite con le parole «formaldeide non
superiore allo 0,1% in peso; fenolo non superiore allo 0,1% in peso».

Note all’art. 2:
– Si riporta il testo dell’art. 74 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 come modificato dal
presente decreto:
«Art. 74 (Definizioni). – 1. Ai fini della presente
sezione si intende per:
a) abitante equivalente: il carico organico
biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno
a 5 giorni (BOD 5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno;
b) acque ciprinicole: le acque in cui vivono o
possono vivere pesci appartenenti ai ciprinidi (Cyprinidae)
o a specie come i lucci, i pesci persici e le anguille;
c) acque costiere: le acque superficiali situate
all’interno rispetto a una retta immaginaria distante, in
ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal
punto piu’ vicino della linea di base che serve da
riferimento per definire il limite delle acque territoriali
e che si estendono eventualmente fino al limite esterno
delle acque di transizione;
d) acque salmonicole: le acque in cui vivono o
possono vivere pesci appartenenti a specie come le trote, i
temoli e i coregoni;
e) estuario: l’area di transizione tra le acque dolci
e le acque costiere alla foce di un fiume, i cui limiti
esterni verso il mare sono definiti con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio; in
via transitoria tali limiti sono fissati a cinquecento
metri dalla linea di costa;
f) acque dolci: le acque che si presentano in natura
con una concentrazione di sali tale da essere considerate
appropriate per l’estrazione e il trattamento al fine di
produrre acqua potabile;
g) acque reflue domestiche: acque reflue provenienti
da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e
derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da
attivita’ domestiche;
h) acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque
reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono
attivita’ commerciali o di produzione di beni, diverse
dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di
dilavamento;
i) acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il
miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue
industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in
reti fognarie,anche separate, e provenienti da agglomerato;
l) acque sotterranee: tutte le acque che si trovano
al di sotto della superficie del suolo, nella zona di
saturazione e in diretto contatto con il suolo e il
sottosuolo;
m) acque termali: le acque minerali naturali di cui
all’art. 2, comma 1, lettera a), della legge 24 ottobre
2000, n. 323, utilizzate per le finalita’ consentite dalla
stessa legge;
n) agglomerato: l’area in cui la popolazione, ovvero
le attivita’ produttive, sono concentrate in misura tale da
rendere ammissibile, sia tecnicamente che economicamente in
rapporto anche ai benefici ambientali conseguibili, la
raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane
verso un sistema di trattamento o verso un punto di
recapito finale;
o) applicazione al terreno: l’apporto di materiale al
terreno mediante spandimento e/o mescolamento con gli
strati superficiali, iniezione, interramento;
p) utilizzazione agronomica: la gestione di effluenti
di allevamento, acque di vegetazione residuate dalla
lavorazione delle olive, acque reflue provenienti da
aziende agricole e piccole aziende agro-alimentari, dalla
loro produzione fino all’applicazione al terreno ovvero al
loro utilizzo irriguo o fertirriguo, finalizzati
all’utilizzo delle sostanze nutritive e ammendanti nei
medesimi contenute;
q) autorita’ d’ambito: la forma di cooperazione tra
comuni e province per l’organizzazione del servizio idrico
integrato;
r) gestore del servizio idrico integrato: il soggetto
che gestisce il servizio idrico integrato in un ambito
territoriale ottimale ovvero il gestore esistente del
servizio pubblico soltanto fino alla piena operativita’ del
servizio idrico integrato;
s) bestiame: tutti gli animali allevati per uso o
profitto;
t) composto azotato: qualsiasi sostanza contenente
azoto, escluso quello allo stato molecolare gassoso;
u) concimi chimici: qualsiasi fertilizzante prodotto
mediante procedimento industriale;
v) effluente di allevamento: le deiezioni del
bestiame o una miscela di lettiera e di deiezione di
bestiame, anche sotto forma di prodotto trasformato, ivi
compresi i reflui provenienti da attivita’ di piscicoltura;
z) eutrofizzazione: arricchimento delle acque di
nutrienti, in particolare modo di composti dell’azoto e/o
del fosforo, che provoca una abnorme proliferazione di
alghe e/o di forme superiori di vita vegetale, producendo
la perturbazione dell’equilibrio degli organismi presenti
nell’acqua e della qualita’ delle acque interessate;
aa) fertilizzante: fermo restando quanto disposto
dalla legge 19 ottobre 1984, n. 748, le sostanze contenenti
uno o piu’ composti azotati, compresi gli effluenti di
allevamento, i residui degli allevamenti ittici e i fanghi,
sparse sul terreno per stimolare la crescita della
vegetazione;
bb) fanghi: i fanghi residui, trattati o non
trattati, provenienti dagli impianti di trattamento delle
acque reflue urbane;
cc) inquinamento: l’introduzione diretta o indiretta,
a seguito di attivita’ umana, di sostanze o di calore
nell’aria, nell’acqua o nel terreno che possono nuocere
alla salute umana o alla qualita’ degli ecosistemi
acquatici o degli ecosistemi terrestri che dipendono
direttamente da ecosistemi acquatici, perturbando,
deturpando o deteriorando i valori ricreativi o altri
legittimi usi dell’ambiente;
dd) rete fognaria: un sistema di condotte per la
raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane;
ee) fognatura separata: la rete fognaria costituita
da due canalizzazioni, la prima delle quali adibita alla
raccolta ed al convogliamento delle sole acque meteoriche
di dilavamento, e dotata o meno di dispositivi per la
raccolta e la separazione delle acque di prima pioggia, e
la seconda adibita alla raccolta ed al convogliamento delle
acque reflue urbane unitamente alle eventuali acque di
prima pioggia;
ff) scarico: qualsiasi immissione effettuata
esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento
che collega senza soluzione di continuita’ il ciclo di
produzione del refluo con il corpo ricettore acque
superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria,
indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche
sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono
esclusi i rilasci di acque previsti all’art. 114;
gg) acque di scarico: tutte le acque reflue
provenienti da uno scarico;
hh) scarichi esistenti: gli scarichi di acque reflue
urbane che alla data del 13 giugno 1999 erano in esercizio
e conformi al regime autorizzativo previgente e gli
scarichi di impianti di trattamento di acque reflue urbane
per i quali alla stessa data erano gia’ state completate
tutte le procedure relative alle gare di appalto e
all’affidamento dei lavori, nonche’ gli scarichi di acque
reflue domestiche che alla data del 13 giugno 1999 erano in
esercizio e conformi al previgente regime autorizzativo e
gli scarichi di acque reflue industriali che alla data del
13 giugno 1999 erano in esercizio e gia’ autorizzati;
ii) trattamento appropriato: il trattamento delle
acque reflue urbane mediante un processo ovvero un sistema
di smaltimento che, dopo lo scarico, garantisca la
conformita’ dei corpi idrici recettori ai relativi
obiettivi di qualita’ ovvero sia conforme alle disposizioni
della parte terza del presente decreto;
ll) trattamento primario: il trattamento delle acque
reflue che comporti la sedimentazione dei solidi sospesi
mediante processi fisici e/o chimico-fisici e/o altri, a
seguito dei quali prima dello scarico il BOD 5 delle acque
in trattamento sia ridotto almeno del 20 per cento ed i
solidi sospesi totali almeno del 50 per cento;
mm) trattamento secondario: il trattamento delle
acque reflue mediante un processo che in genere comporta il
trattamento biologico con sedimentazione secondaria, o
mediante altro processo in cui vengano comunque rispettati
i requisiti di cui alla tabella 1 dell’Allegato 5 alla
parte terza del presente decreto;
nn) stabilimento industriale, stabilimento: tutta
l’area sottoposta al controllo di un unico gestore, nella
quale si svolgono attivita’ commerciali o industriali che
comportano la produzione, la trasformazione e/o
l’utilizzazione delle sostanze di cui all’Allegato 8 alla
parte terza del presente decreto, ovvero qualsiasi altro
processo produttivo che comporti la presenza di tali
sostanze nello scarico;
oo) valore limite di emissione: limite di
accettabilita’ di una sostanza inquinante contenuta in uno
scarico, misurata in concentrazione, oppure in massa per
unita’ di prodotto o di materia prima lavorata, o in massa
per unita’ di tempo. I valori limite di emissione possono
essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o
categorie di sostanze. I valori limite di emissione delle
sostanze si applicano di norma nel punto di fuoriuscita
delle emissioni dall’impianto, senza tener conto
dell’eventuale diluizione; l’effetto di una stazione di
depurazione di acque reflue puo’ essere preso in
considerazione nella determinazione dei valori limite di
emissione dell’impianto, a condizione di garantire un
livello equivalente di protezione dell’ambiente nel suo
insieme e di non portare carichi inquinanti maggiori
nell’ambiente;
pp) zone vulnerabili: zone di territorio che
scaricano direttamente o indirettamente composti azotati di
origine agricola o zootecnica in acque gia’ inquinate o che
potrebbero esserlo in conseguenza di tali tipi di scarichi.
2. Ai fini della presente sezione si intende inoltre
per:
a) acque superficiali: le acque interne ad eccezione
di quelle sotterranee, le acque di transizione e le acque
costiere, tranne per quanto riguarda lo stato chimico, in
relazione al quale sono incluse anche le acque
territoriali;
b) acque interne: tutte le acque superficiali
correnti o stagnanti, e tutte le acque sotterranee
all’interno della linea di base che serve da riferimento
per definire il limite delle acque territoriali;
c) fiume: un corpo idrico interno che scorre
prevalentemente in superficie ma che puo’ essere
parzialmente sotterraneo;
d) lago: un corpo idrico superficiale interno fermo;
e) acque di transizione: i corpi idrici superficiali
in prossimita’ della foce di un fiume, che sono
parzialmente di natura salina a causa della loro vicinanza
alle acque costiere, ma sostanzialmente influenzate dai
flussi di acqua dolce;
f) corpo idrico artificiale: un corpo idrico
superficiale creato da un’attivita’ umana;
g) corpo idrico fortemente modificato: un corpo
idrico superficiale la cui natura, a seguito di alterazioni
fisiche dovute a un’attivita’ umana, e’ sostanzialmente
modificata, come risulta dalla designazione fattane
dall’autorita’ competente in base alle disposizioni degli
articoli 118 e 120;
h) corpo idrico superficiale: un elemento distinto e
significativo di acque superficiali, quale un lago, un
bacino artificiale, un torrente, fiume o canale, parte di
un torrente, fiume o canale, acque di transizione o un
tratto di acque costiere;
i) falda acquifera: uno o piu’ strati sotterranei di
roccia o altri strati geologici di porosita’ e
permeabilita’ sufficiente da consentire un flusso
significativo di acque sotterranee o l’estrazione di
quantita’ significative di acque sotterranee;
l) corpo idrico sotterraneo: un volume distinto di
acque sotterranee contenute da una o piu’ falde acquifere;
m) bacino idrografico: il territorio nel quale
scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie
di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al
mare in un’unica foce, a estuario o delta;
n) sotto-bacino idrografico: il territorio nel quale
scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie
di torrenti, fiumi e laghi per sfociare in un punto
specifico di un corso d’acqua, di solito un lago o la
confluenza di un fiume;
o) distretto idrografico: l’area di terra e di mare,
costituita da uno o piu’ bacini idrografici limitrofi e
dalle rispettive acque sotterranee e costiere che
costituisce la principale unita’ per la gestione dei bacini
idrografici;
p) stato delle acque superficiali: l’espressione
complessiva dello stato di un corpo idrico superficiale,
determinato dal valore piu’ basso del suo stato ecologico e
chimico;
q) buono stato delle acque superficiali: lo stato
raggiunto da un corpo idrico superficiale qualora il suo
stato, tanto sotto il profilo ecologico quanto sotto quello
chimico, possa essere definito almeno «buono»;
r) stato delle acque sotterranee: l’espressione
complessiva dello stato di un corpo idrico sotterraneo,
determinato dal valore piu’ basso del suo stato
quantitativo e chimico;
s) buono stato delle acque sotterranee: lo stato
raggiunto da un corpo idrico sotterraneo qualora il suo
stato, tanto sotto il profilo quantitativo quanto sotto
quello chimico, possa essere definito almeno «buono»;
t) stato ecologico: l’espressione della qualita’
della struttura e del funzionamento degli ecosistemi
acquatici associati alle acque superficiali, classificato a
norma dell’Allegato 1 alla parte terza del presente
decreto;
u) buono stato ecologico: lo stato di un corpo idrico
superficiale classificato in base all’Allegato 1 alla parte
terza del presente decreto;
v) buon potenziale ecologico: lo stato di un corpo
idrico artificiale o fortemente modificato, cosi’
classificato in base alle disposizioni pertinenti
dell’Allegato 1 alla parte terza del presente decreto;
z) buono stato chimico delle acque superficiali: lo
stato chimico richiesto per conseguire gli obiettivi
ambientali per le acque superficiali o fissati dal
presento, ossia lo stallo raggiunto da un corpo idrico
superficiale nel quale la concentrazione degli inquinanti
noti supera gli standard di qualita’ ambientali fissati
dall’Allegato 1 alla parte terza del presente decreto,
Tabella 1/A ed ai sensi della parte terza del presente
decreto;
aa) buono stato chimico delle acque sotterranee: lo
stato chimico di un corpo idrico sotterraneo che risponde a
tutte le condizioni di cui alla tabella B.3.2
dell’Allegato 1 alla parte terza del presente decreto;
bb) stato quantitativo: l’espressione del grado in
cui un corpo idrico sotterraneo e’ modificato da estrazioni
dirette e indirette;
cc) risorse idriche sotterranee disponibili: il
risultato della velocita’ annua media di ravvenamento
globale a lungo termine del corpo idrico sotterraneo meno
la velocita’ annua media a lungo termine del flusso
necessario per raggiungere gli obiettivi di qualita’
ecologica per le acque superficiali connesse, di cui
all’art. 76, al fine di evitare un impoverimento
significativo dello stato ecologico di tali acque, nonche’
danni rilevanti agli ecosistemi terrestri connessi;
dd) buono stato quantitativo: stato definito nella
tabella B.1.2 dell’Allegato 1 alla parte terza del presente
decreto;
ee) sostanze pericolose: le sostanze o gruppi di
sostanze tossiche, persistenti e bio-accumulabili e altre
sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a
preoccupazioni analoghe;
ff) sostanze prioritarie e sostanze pericolose
prioritarie: le sostanze individuate con disposizioni
comunitarie ai sensi dell’art. 16 della direttiva
2000/60/CE;
gg) inquinante: qualsiasi sostanza che possa
inquinare, in particolare quelle elencate nell’Allegato 8
alla parte terza del presente decreto;
hh) immissione diretta nelle acque sotterranee:
l’immissione di inquinanti nelle acque sotterranee senza
infiltrazione attraverso il suolo o il sottosuolo;
ii) obiettivi ambientali: gli obiettivi fissati dal
titolo II della parte terza del presente decreto;
ll) standard di qualita’ ambientale: la
concentrazione di un particolare inquinante o gruppo di
inquinanti nelle acque, nei sedimenti e nel biota che non
deve essere superata per tutelare la salute umana e
l’ambiente;
mm) approccio combinato: l’insieme dei controlli, da
istituire o realizzare, salvo diversa indicazione delle
normative di seguito citate, entro il 22 dicembre 2012,
riguardanti tutti gli scarichi nelle acque superficiali,
comprendenti i controlli sulle emissioni basati sulle
migliori tecniche disponibili, quelli sui pertinenti valori
limite di emissione e, in caso di impatti diffusi, quelli
comprendenti, eventualmente, le migliori prassi ambientali;
tali controlli sono quelli stabiliti:
1) nel decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
sulla prevenzione e la riduzione integrate
dell’inquinamento;
2) nella parte terza del presente decreto in materia
di acque reflue urbane, nitrati provenienti da fonti
agricole, sostanze che presentano rischi significativi per
l’ambiente acquatico o attraverso l’ambiente acquatico,
inclusi i rischi per le acque destinate alla produzione di
acqua potabile e di scarichi di Hg, Cd, HCH, DDT, PCP,
aldrin, dieldrin, endrin, HCB, HCBD, cloroformio,
tetracloruro di carbonio, EDC, tricloroetilene, TCB e
percloroetilene;
nn) acque destinate al consumo umano: le acque
disciplinate dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n.
31;
oo) servizi idrici: tutti i servizi che forniscono
alle famiglie, agli enti pubblici o a qualsiasi attivita’
economica:
1) estrazione, arginamento, stoccaggio, trattamento
e distribuzione di acque superficiali o sotterranee;
2) strutture per la raccolta e il trattamento delle
acque reflue, che successivamente scaricano nelle acque
superficiali;
pp) utilizzo delle acque: i servizi idrici unitamente
agli altri usi risultanti dall’attivita’ conoscitiva di cui
all’art. 118 che incidono in modo significativo sullo stato
delle acque. Tale nozione si applica ai fini dell’analisi
economica di cui all’Allegato 10 alla parte terza del
presente decreto;
qq) (abrogata);
rr) controlli delle emissioni: i controlli che
comportano una limitazione specifica delle emissioni, ad
esempio un valore limite delle emissioni, oppure che
definiscono altrimenti limiti o condizioni in merito agli
effetti, alla natura o ad altre caratteristiche di
un’emissione o condizioni operative che influiscono sulle
emissioni;
ss) costi ambientali: i costi legati ai danni che
l’utilizzo stesso delle risorse idriche causa all’ambiente,
agli ecosistemi e a coloro che usano l’ambiente;
tt) costi della risorsa: i costi delle mancate
opportunita’ imposte ad altri utenti in conseguenza dello
sfruttamento intensivo delle risorse al di la’ del loro
livello di ripristino e ricambio naturale;
uu) impianto: l’unita’ tecnica permanente in cui sono
svolte una o piu’ attivita’ di cui all’Allegato I del
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e qualsiasi
altra attivita’ accessoria, che siano tecnicamente connesse
con le attivita’ svolte in uno stabilimento e possono
influire sulle emissioni e sull’inquinamento; nel caso di
attivita’ non rientranti nel campo di applicazione del
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, l’impianto si
identifica nello stabilimento. Nel caso di attivita’ di cui
all’Allegato I del predetto decreto, l’impianto si
identifica con il complesso assoggettato alla disciplina
della prevenzione e controllo integrati
dell’inquinamento.».
– Si riporta il testo dell’art. 101 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 come modificato dal
presente decreto:
«Art. 101 (Criteri generali della disciplina degli
scarichi). – 1. Tutti gli scarichi sono disciplinati in
funzione del rispetto degli obiettivi di qualita’ dei corpi
idrici e devono comunque rispettare i valori limite
previsti nell’Allegato 5 alla parte terza del presente
decreto. L’autorizzazione puo’ in ogni caso stabilire
specifiche deroghe ai suddetti limiti e idonee prescrizioni
per i periodi di avviamento e di arresto e per
l’eventualita’ di guasti nonche’ per gli ulteriori periodi
transitori necessari per il ritorno alle condizioni di
regime.
2. Ai fini di cui al comma 1, le regioni,
nell’esercizio della loro autonomia, tenendo conto dei
carichi massimi ammissibili e delle migliori tecniche
disponibili, definiscono i valori-limite di emissione,
diversi da quelli di cui all’Allegato 5 alla parte terza
del presente decreto, sia in concentrazione massima
ammissibile sia in quantita’ massima per unita’ di tempo in
ordine ad ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie
di sostanze affini. Le regioni non possono stabilire valori
limite meno restrittivi di quelli fissati nell’Allegato 5
alla parte terza del presente decreto:
a) nella Tabella 1, relativamente allo scarico di
acque reflue urbane in corpi idrici superficiali;
b) nella Tabella 2, relativamente allo scarico di
acque reflue urbane in corpi idrici superficiali ricadenti
in aree sensibili;
c) nella Tabella 3/A, per i cicli produttivi ivi
indicati;
d) nelle Tabelle 3 e 4, per quelle sostanze indicate
nella Tabella 5 del medesimo Allegato.
3. Tutti gli scarichi, ad eccezione di quelli domestici
e di quelli ad essi assimilati ai sensi del comma 7,
lettera e), devono essere resi accessibili per il
campionamento da parte dell’autorita’ competente per il
controllo nel punto assunto a riferimento per il
campionamento, che, salvo quanto previsto dall’art. 108,
comma 4, va effettuato immediatamente a monte della
immissione nel recapito in tutti gli impluvi naturali, le
acque superficiali e sotterranee, interne e marine, le
fognature, sul suolo e nel sottosuolo.
4. L’autorita’ competente per il controllo e’
autorizzata ad effettuare tutte le ispezioni che ritenga
necessarie per l’accertamento delle condizioni che danno
luogo alla formazione degli scarichi. Essa puo’ richiedere
che scarichi parziali contenenti le sostanze di cui ai
numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 15, 16, 17 e 18
della tabella 5 dell’Allegato 5 alla parte terza del
presente decreto subiscano un trattamento particolare prima
della loro confluenza nello scarico generale.
5. I valori limite di emissione non possono in alcun
caso essere conseguiti mediante diluizione con acque
prelevate esclusivamente allo scopo. Non e’ comunque
consentito diluire con acque di raffreddamento, di lavaggio
o prelevate esclusivamente allo scopo gli scarichi parziali
di cui al comma 4, prima del trattamento degli stessi per
adeguarli ai limiti previsti dalla parte terza dal presente
decreto. L’autorita’ competente, in sede di autorizzazione
prescrive che lo scarico delle acque di raffreddamento, di
lavaggio, ovvero impiegate per la produzione di energia,
sia separato dagli scarichi terminali contenenti le
sostanze di cui al comma 4.
6. Qualora le acque prelevate da un corpo idrico
superficiale presentino parametri con valori superiori ai
valori-limite di emissione, la disciplina dello scarico e’
fissata in base alla natura delle alterazioni e agli
obiettivi di qualita’ del corpo idrico ricettore. In ogni
caso le acque devono essere restituite con caratteristiche
qualitative non peggiori di quelle prelevate e senza
maggiorazioni di portata allo stesso corpo idrico dal quale
sono state prelevate.
7. Salvo quanto previsto dall’art. 112, ai fini della
disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni, sono
assimilate alle acque reflue domestiche le acque reflue:
a) provenienti da imprese dedite esclusivamente alla
coltivazione del terreno e/o alla silvicoltura;
b) provenienti da imprese dedite ad allevamento di
bestiame;
c) provenienti da imprese dedite alle attivita’ di
cui alle lettere a) e b) che esercitano anche attivita’ di
trasformazione o di valorizzazione della produzione
agricola, inserita con carattere di normalita’ e
complementarieta’ funzionale nel ciclo produttivo aziendale
e con materia prima lavorata proveniente in misura
prevalente dall’attivita’ di coltivazione dei terreni di
cui si abbia a qualunque titolo la disponibilita’;
d) provenienti da impianti di acqua coltura e di
piscicoltura che diano luogo a scarico e che si
caratterizzino per una densita’ di allevamento pari o
inferiore a 1 Kg per metro quadrato di specchio d’acqua o
in cui venga utilizzata una portata d’acqua pari o
inferiore a 50 litri al minuto secondo;
e) aventi caratteristiche qualitative equivalenti a
quelle domestiche e indicate dalla normativa regionale;
f) provenienti da attivita’ termali, fatte salve le
discipline regionali di settore.
8. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
parte terza del presente decreto, e successivamente ogni
due anni, le regioni trasmettono al Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio, al Servizio geologico
d’Italia – Dipartimento difesa del suolo dell’Agenzia per
la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT)
e all’Autorita’ di vigilanza sulle risorse idriche e sui
rifiuti le informazioni relative alla funzionalita’ dei
depuratori, nonche’ allo smaltimento dei relativi fanghi,
secondo le modalita’ di cui all’art. 75, comma 5.
9. Al fine di assicurare la piu’ ampia divulgazione
delle informazioni sullo stato dell’ambiente le regioni
pubblicano ogni due anni, sui propri Bollettini Ufficiali e
siti internet istituzionali, una relazione sulle attivita’
di smaltimento delle acque reflue urbane nelle aree di loro
competenza, secondo le modalita’ indicate nel decreto di
cui all’art. 75, comma 5.
10. Le Autorita’ competenti possono promuovere e
stipulare accordi e contratti di programma con soggetti
economici interessati, al fine di favorire il risparmio
idrico, il riutilizzo delle acque di scarico e il recupero
come materia prima dei fanghi di depurazione, con la
possibilita’ di ricorrere a strumenti economici, di
stabilire agevolazioni in materia di adempimenti
amministrativi e di fissare, per le sostanze ritenute
utili, limiti agli scarichi in deroga alla disciplina
generale, nel rispetto comunque delle norme comunitarie e
delle misure necessarie al conseguimento degli obiettivi di
qualita’.».
– Si riporta il testo dell’art. 107 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 come modificato dal
presente decreto:
«Art. 107 (Scarichi in reti fognarie). – 1. Ferma
restando l’inderogabilita’ dei valori-limite di emissione
di cui alla tabella 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza
del presente decreto e, limitatamente ai parametri di cui
alla nota 2 della Tabella 5 del medesimo Allegato 5, alla
Tabella 3, gli scarichi di acque reflue industriali che
recapitano in reti fognarie sono sottoposti alle norme
tecniche, alle prescrizioni regolamentari e ai
valori-limite adottati dall’Autorita’ d’ambito competente
in base alle caratteristiche dell’impianto, e in modo che
sia assicurata la tutela del corpo idrico ricettore nonche’
il rispetto della disciplina degli scarichi di acque reflue
urbane definita ai sensi dell’art. 101, commi 1 e 2.
2. Gli scarichi di acque reflue domestiche che
recapitano in reti fognarie sono sempre ammessi purche’
osservino i regolamenti emanati dal soggetto gestore del
servizio idrico integrato ed approvati dall’Autorita’
d’ambito competente.
3. Non e’ ammesso, senza idoneo trattamento e senza
specifica autorizzazione dell’autorita’ competente, lo
smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura.
4. Le regioni, sentite le province, possono stabilire
norme integrative per il controllo degli scarichi degli
insediamenti civili e produttivi allacciati alle pubbliche
fognature, per la funzionalita’ degli impianti di
pretrattamento e per il rispetto dei limiti e delle
prescrizioni previsti dalle relative autorizzazioni.».
– Si riporta il testo dell’art. 108 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 come modificato dal
presente decreto:
«Art. 108 (Scarichi di sostanze pericolose). – 1. Le
disposizioni relative agli scarichi di sostanze pericolose
si applicano agli stabilimenti nei quali si svolgono
attivita’ che comportano la produzione, la trasformazione o
l’utilizzazione delle sostanze di cui alle Tabelle 3/A e 5
dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, e
nei cui scarichi sia accertata la presenza di tali sostanze
in quantita’ o concentrazioni superiori ai limiti di
rilevabilita’ consentiti dalle metodiche di rilevamento in
essere alla data di entrata in vigore della parte terza del
presente decreto, o, successivamente, superiori ai limiti
di rilevabilita’ consentiti dagli aggiornamenti a tali
metodiche messi a punto ai sensi del punto 4
dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.
2. Tenendo conto della tossicita’, della persistenza e
della bioaccumulazione della sostanza considerata
nell’ambiente in cui e’ effettuato lo scarico, l’autorita’
competente in sede di rilascio dell’autorizzazione fissa,
nei casi in cui risulti accertato che i valori limite
definiti ai sensi dell’art. 101, commi 1 e 2, impediscano o
pregiudichino il conseguimento degli obiettivi di qualita’
previsti nel Piano di tutela di cui all’art. 121, anche per
la compresenza di altri scarichi di sostanze pericolose,
valori-limite di emissione piu’ restrittivi di quelli
fissati ai sensi dell’art. 101, commi 1 e 2.
3. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni di cui al
comma 1 dell’art. 107 e del comma 2 del presente articolo,
entro il 30 ottobre 2007 devono essere attuate le
prescrizioni concernenti gli scarichi delle imprese
assoggettate alle disposizioni del decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59. Dette prescrizioni, concernenti
valori limite di emissione, parametri e misure tecniche, si
basano sulle migliori tecniche disponibili, senza obbligo
di utilizzare una tecnica o una tecnologia specifica,
tenendo conto delle caratteristiche tecniche dell’impianto
in questione, della sua ubicazione geografica e delle
condizioni locali dell’ambiente.
4. Per le sostanze di cui alla Tabella 3/A
dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto,
derivanti dai cicli produttivi indicati nella medesima
tabella, le autorizzazioni stabiliscono altresi’ la
quantita’ massima della sostanza espressa in unita’ di peso
per unita’ di elemento caratteristico dell’attivita’
inquinante e cioe’ per materia prima o per unita’ di
prodotto, in conformita’ con quanto indicato nella stessa
Tabella. Gli scarichi contenenti le sostanze pericolose di
cui al comma 1 sono assoggettati alle prescrizioni di cui
al punto 1.2.3. dell’Allegato 5 alla parte terza del
presente decreto.
5. Per le acque reflue industriali contenenti le
sostanze della Tabella 5 dell’Allegato 5 alla parte terza
del presente decreto, il punto di misurazione dello scarico
e’ fissato secondo quanto previsto dall’autorizzazione
integrata ambientale di cui al decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59, e, nel caso di attivita’ non
rientranti nel campo di applicazione del suddetto decreto,
subito dopo l’uscita dallo stabilimento o dall’impianto di
trattamento che serve lo stabilimento medesimo. L’autorita’
competente puo’ richiedere che gli scarichi parziali
contenenti le sostanze della tabella 5 del medesimo
Allegato 5 siano tenuti separati dallo scarico generale e
disciplinati come rifiuti. Qualora, come nel caso dell’art.
124, comma 2, secondo periodo, l’impianto di trattamento di
acque reflue industriali che tratta le sostanze pericolose,
di cui alla tabella 5 del medesimo allegato 5, riceva,
tramite condotta, acque reflue provenienti da altri
stabilimenti industriali o acque reflue urbane, contenenti
sostanze diverse non utili ad un modifica o ad una
riduzione delle sostanze pericolose, in sede di
autorizzazione l’autorita’ competente ridurra’
opportunamente i valori limite di emissione indicati nella
tabella 3 del medesimo Allegato 5 per ciascuna delle
predette sostanze pericolose indicate in Tabella 5, tenendo
conto della diluizione operata dalla miscelazione delle
diverse acque reflue.
6. L’autorita’ competente al rilascio
dell’autorizzazione per le sostanze di cui alla Tabella 3/A
dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto,
derivanti dai cicli produttivi indicati nella
tabella medesima, redige un elenco delle autorizzazioni
rilasciate, degli scarichi esistenti e dei controlli
effettuati, ai fini del successivo inoltro alla Commissione
europea.».
– Si riporta il testo dell’art. 124 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 come modificato dal
presente decreto:
«Art. 124 (Criteri generali). – 1. Tutti gli scarichi
devono essere preventivamente autorizzati.
2. L’autorizzazione e’ rilasciata al titolare
dell’attivita’ da cui origina lo scarico. Ove uno o piu’
stabilimenti conferiscano, tramite condotta, ad un terzo
soggetto, titolare dello scarico finale, le acque reflue
provenienti dalle loro attivita’, oppure qualora tra piu’
stabilimenti sia costituito un consorzio per
l’effettuazione in comune dello scarico delle acque reflue
provenienti dalle attivita’ dei consorziati,
l’autorizzazione e’ rilasciata in capo al titolare dello
scarico finale o al consorzio medesimo, ferme restando le
responsabilita’ dei singoli titolari delle attivita’
suddette e del gestore del relativo impianto di depurazione
in caso di violazione delle disposizioni della parte terza
del presente decreto.
3. Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque
reflue domestiche e di reti fognarie, servite o meno da
impianti di depurazione delle acque reflue urbane, e’
definito dalle regioni nell’ambito della disciplina di cui
all’art. 101, commi 1 e 2.
4. In deroga al comma 1, gli scarichi di acque reflue
domestiche in reti fognarie sono sempre ammessi
nell’osservanza dei regolamenti fissati dal gestore del
servizio idrico integrato ed approvati dall’Autorita’
d’ambito.
5. Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque
reflue termali e’ definito dalle regioni; tali scarichi
sono ammessi in reti fognarie nell’osservanza dei
regolamenti emanati dal gestore del servizio idrico
integrato ed in conformita’ all’autorizzazione rilasciata
dall’Autorita’ di ambito.
6. Le regioni disciplinano le fasi di autorizzazione
provvisoria agli scarichi degli impianti di depurazione
delle acque reflue per il tempo necessario al loro avvio.
7. Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di
autorizzazione e’ presentata alla provincia ovvero
all’Autorita’ d’ambito se lo scarico e’ in pubblica
fognatura. L’autorita’ competente provvede entro novanta
giorni dalla ricezione della domanda.
8. Salvo quanto previsto dal decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59, l’autorizzazione e’ valida per
quattro anni dal momento del rilascio. Un anno prima della
scadenza ne deve essere chiesto il rinnovo. Lo scarico puo’
essere provvisoriamente mantenuto in funzione nel rispetto
delle prescrizioni contenute nella precedente
autorizzazione, fino all’adozione di un nuovo
provvedimento, se la domanda di rinnovo e’ stata
tempestivamente presentata. Per gli scarichi contenenti
sostanze pericolose di cui all’art. 108, il rinnovo deve
essere concesso in modo espresso entro e non oltre sei mesi
dalla data di scadenza; trascorso inutilmente tale termine,
lo scarico dovra’ cessare immediatamente. La disciplina
regionale di cui al comma 3 puo’ prevedere per specifiche
tipologie di scarichi di acque reflue domestiche, ove
soggetti ad autorizzazione, forme di rinnovo tacito della
medesima.
9. Per gli scarichi in un corso d’acqua nel quale sia
accertata una portata naturale nulla per oltre centoventi
giorni annui, oppure in un corpo idrico non significativo,
l’autorizzazione tiene conto del periodo di portata nulla e
della capacita’ di diluizione del corpo idrico negli altri
periodi, e stabilisce prescrizioni e limiti al fine di
garantire le capacita’ autodepurative del corpo ricettore e
la difesa delle acque sotterranee.
10. In relazione alle caratteristiche tecniche dello
scarico, alla sua localizzazione e alle condizioni locali
dell’ambiente interessato, l’autorizzazione contiene le
ulteriori prescrizioni tecniche volte a garantire che lo
scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente
connesse, avvenga in conformita’ alle disposizioni della
parte terza del presente decreto e senza che consegua alcun
pregiudizio per il corpo ricettore, per la salute pubblica
e l’ambiente.
11. Le spese occorrenti per l’effettuazione di rilievi,
accertamenti, controlli e sopralluoghi necessari per
l’istruttoria delle domande di autorizzazione allo scarico
previste dalla parte terza del presente decreto sono a
carico del richiedente. L’autorita’ competente determina,
preliminarmente all’istruttoria e in via provvisoria, la
somma che il richiedente e’ tenuto a versare, a titolo di
deposito, quale condizione di procedibilita’ della domanda.
La medesima Autorita’, completata l’istruttoria, provvede
alla liquidazione definitiva delle spese sostenute sulla
base di un tariffario dalla stessa approntato.
12. Per insediamenti, edifici o stabilimenti la cui
attivita’ sia trasferita in altro luogo, ovvero per quelli
soggetti a diversa destinazione d’uso, ad ampliamento o a
ristrutturazione da cui derivi uno scarico avente
caratteristiche qualitativamente e/o quantitativamente
diverse da quelle dello scarico preesistente, deve essere
richiesta una nuova autorizzazione allo scarico, ove
quest’ultimo ne risulti soggetto. Nelle ipotesi in cui lo
scarico non abbia caratteristiche qualitative o
quantitative diverse, deve essere data comunicazione
all’autorita’ competente, la quale, verificata la
compatibilita’ dello scarico con il corpo recettore, adotta
i provvedimenti che si rendano eventualmente necessari.».
– Si riporta il testo dell’art. 127, del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 come modificato dal
presente decreto:
«Art. 127 (Fanghi derivanti dal trattamento delle acque
reflue). – 1. Ferma restando la disciplina di cui al
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i fanghi
derivanti dal trattamento delle acque reflue sono
sottoposti alla disciplina dei rifiuti, ove applicabile e
alla fine del complessivo processo di trattamento
effettuato nell’impianto di depurazione. I fanghi devono
essere riutilizzati ogni qualvolta il loro reimpiego
risulti appropriato.
2. E’ vietato lo smaltimento dei fanghi nelle acque
superficiali dolci e salmastre.
– Si riportano i testi del comma 2, dell’art. 147 e del
comma 1, dell’art. 150, del citato decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, come modificati dal presente
decreto:
«Art. 147 (Organizzazione territoriale del servizio
idrico integrato). – 1. (Omissis).
2. Le regioni possono modificare le delimitazioni degli
ambiti territoriali ottimali per migliorare la gestione del
servizio idrico integrato, assicurandone comunque lo
svolgimento secondo criteri di efficienza, efficacia ed
economicita’, nel rispetto, in particolare, dei seguenti
principi:
a) unita’ del bacino idrografico o del sub-bacino o
dei bacini idrografici contigui, tenuto conto dei piani di
bacino, nonche’ della localizzazione delle risorse e dei
loro vincoli di destinazione, anche derivanti da
consuetudine, in favore dei centri abitati interessati;
b) unitarieta’ della gestione e, comunque,
superamento della frammentazione verticale delle gestioni;
c) adeguatezza delle dimensioni gestionali, definita
sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici.».
«Art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure
di affidamento). – 1. L’Autorita’ d’ambito, nel rispetto
del piano d’ambito e del principio di unitarieta’ della
gestione per ciascun ambito, delibera la forma di gestione
fra quelle di cui all’art. 113, comma 5, del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267.».
– Si riporta il testo dell’art. 148, del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 148 (Autorita’ d’ambito territoriale ottimale). –
1. L’Autorita’ d’ambito e’ una struttura dotata di
personalita’ giuridica costituita in ciascun ambito
territoriale ottimale delimitato dalla competente regione,
alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente ed
alla quale e’ trasferito l’esercizio delle competenze ad
essi spettanti in materia di gestione delle risorse
idriche, ivi compresa la programmazione delle
infrastrutture idriche di cui all’art. 143, comma 1.
2. Le regioni e le province autonome possono
disciplinare le forme ed i modi della cooperazione tra gli
enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale,
prevedendo che gli stessi costituiscano le Autorita’
d’ambito di cui al comma 1, cui e’ demandata
l’organizzazione, l’affidamento e il controllo della
gestione del servizio idrico integrato.
3. I bilanci preventivi e consuntivi dell’Autorita’
d’ambito e loro variazioni sono pubblicati mediante
affissione ad apposito albo, istituito presso la sede
dell’ente, e sono trasmessi all’Autorita’ di vigilanza
sulle risorse idriche e sui rifiuti e al Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio entro quindici
giorni dall’adozione delle relative delibere.
4. I costi di funzionamento della struttura operativa
dell’Autorita’ d’ambito, determinati annualmente, fanno
carico agli enti locali ricadenti nell’ambito territoriale
ottimale, in base alle quote di partecipazione di ciascuno
di essi all’Autorita’ d’ambito.
5. Ferma restando la partecipazione obbligatoria
all’Autorita’ d’ambito di tutti gli enti locali ai sensi
del comma 1, l’adesione alla gestione unica del servizio
idrico integrato e’ facoltativa per i comuni con
popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio
delle comunita’ montane, a condizione che gestiscano
l’intero servizio idrico integrato, e previo consenso della
Autorita’ d’ambito competente.».
– Si riporta il testo dell’art. 177, del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 177 (Campo di applicazione). – 1. La parte quarta
del presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti e
la bonifica dei siti inquinati anche in attuazione delle
direttive comunitarie sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi,
sugli oli usati, sulle batterie esauste, sui rifiuti di
imballaggio, sui policlorobifenili (PCB), sulle discariche,
sugli inceneritori, sui rifiuti elettrici ed elettronici,
sui rifiuti portuali, sui veicoli fuori uso, sui rifiuti
sanitari e sui rifiuti contenenti amianto. Sono fatte salve
disposizioni specifiche, particolari o complementari,
conformi ai principi di cui alla parte quarta del presente
decreto, adottate in attuazione di direttive comunitarie
che disciplinano la gestione di determinate categorie di
rifiuti.
2. Le regioni e le province autonome adeguano i
rispettivi ordinamenti alle disposizioni di tutela
dell’ambiente e dell’ecosistema contenute nella parte
quarta del presente decreto entro un anno dalla data di
entrata in vigore dello stesso.
2-bis. Ai fini dell’attuazione dei principi e degli
obiettivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte
quarta del presente decreto, il Ministro puo’ avvalersi del
supporto tecnico dell’APAT Agenzia per la Protezione
dell’Ambiente e per i sevizi tecnici, senza nuovi o
maggiori oneri ne’ compensi o indennizzi per i componenti
dell’APAT Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i
servizi tecnici.».
– Si riporta il testo del comma 1, dell’art. 178, del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«Art. 178 (Finalita). – 1. La gestione dei rifiuti
costituisce attivita’ di pubblico interesse ed e’
disciplinata dalla parte quarta del presente decreto al
fine di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e
controlli efficaci, tenendo conto della specificita’ dei
rifiuti pericolosi, nonche’ al fine di preservare le
risorse naturali.».
– Si riporta il testo dell’art. 179 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 179 (Criteri di priorita’ nella gestione dei
rifiuti). – 1. Le pubbliche amministrazioni perseguono,
nell’esercizio delle rispettive competenze, iniziative
dirette a favorire prioritariamente la prevenzione e la
riduzione della produzione e della nocivita’ dei rifiuti,
in particolare mediante:
a) lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano
un uso piu’ razionale e un maggiore risparmio di risorse
naturali;
b) la messa a punto tecnica e l’immissione sul
mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o
da contribuire il meno possibile, per la loro
fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad
incrementare la quantita’ o la nocivita’ dei rifiuti e i
rischi di inquinamento;
c) lo sviluppo di tecniche appropriate per
l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti
al fine di favorirne il recupero.
2. Nel rispetto delle misure prioritarie di cui al
comma 1, le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante
riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta ad ottenere
da essi materia prima secondaria sono adottate con
priorita’ rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di
energia.».
– Si riporta il testo dell’art. 184 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 184 (Classificazione). – 1. Ai fini
dell’attuazione della parte quarta del presente decreto i
rifiuti sono classificati, secondo l’origine, in rifiuti
urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di
pericolosita’, in rifiuti pericolosi e rifiuti non
pericolosi.
2. Sono rifiuti urbani:
a) i rifiuti domestici, anche ingombranti,
provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile
abitazione;
b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e
luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla
lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualita’ e
quantita’, ai sensi dell’art. 198, comma 2, lettera g);
c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle
strade;
d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza,
giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed
aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle
spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi,
quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed
estumulazioni, nonche’ gli altri rifiuti provenienti da
attivita’ cimiteriale diversi da quelli di cui alle
lettere b), e) ed e).
3. Sono rifiuti speciali:
a) i rifiuti da attivita’ agricole e
agro-industriali;
b) i rifiuti derivanti dalle attivita’ di
demolizione, costruzione, nonche’ i rifiuti che derivano
dalle attivita’ di scavo, fermo restando quanto disposto
dall’art. 186;
c) i rifiuti da lavorazioni industriali;
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attivita’ commerciali;
f) i rifiuti da attivita’ di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attivita’ di recupero e
smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla
potabilizzazione e da altri trattamenti delle acquee dalla
depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attivita’ sanitarie;
i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed
obsoleti;
l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e
loro parti;
m) il combustibile derivato da rifiuti;
n) (soppressa).
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio di concerto con il Ministro delle
attivita’ produttive si provvede ad istituire l’elenco dei
rifiuti, conformemente all’art. 1, comma 1, lettera a),
della direttiva 75/442/CE ed all’art. 1, paragrafo 4, della
direttiva 91/689/CE, di cui alla Decisione della
Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000. Sino
all’emanazione del predetto decreto continuano ad
applicarsi le disposizioni di cui alla direttiva del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio del
9 aprile 2002, pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 108 del 10 maggio 2002 e riportata
nell’Allegato D alla parte quarta del presente decreto.
5. Sono pericolosi i rifiuti non domestici indicati
espressamente come tali, con apposito asterisco,
nell’elenco di cui all’Allegato D alla parte quarta del
presente decreto, sulla base degli Allegati G, H e I alla
medesima parte quarta.
5-bis. I sistemi d’arma, i mezzi, i materiali e le
infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare
ed alla sicurezza nazionale individuati con decreto del
Ministro della difesa, nonche’ la gestione dei materiali e
dei rifiuti e la bonifica dei siti ove vengono
immagazzinati i citati materiali, sono disciplinati dalla
parte quarta del presente decreto con procedure speciali da
definirsi con decreto del Ministro della difesa, di
concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare ed il Ministro della salute, da
adottarsi entro il 31 dicembre 2008. I magazzini, i
depositi e i siti di stoccaggio nei quali vengono custoditi
i medesimi materiali e rifiuti sono soggetti alle
autorizzazioni ed ai nulla osta previsti dal medesimo
decreto interministeriale.».
– Si riporta il testo dell’art. 189 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 189 (Catasto dei rifiuti). – 1. Il Catasto dei
rifiuti, istituito dall’art. 3 del decreto-legge
9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e’ articolato in una
Sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l’Agenzia per
la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT)
e in Sezioni regionali o delle province autonome di Trento
e di Bolzano presso le corrispondenti Agenzie regionali e
delle province autonome per la protezione dell’ambiente e,
ove tali Agenzie non siano ancora costituite, presso la
regione. Le norme di organizzazione del Catasto sono
emanate ed aggiornate con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con il Ministro delle attivita’ produttive, entro sessanta
giorni dall’entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto. Sino all’emanazione del predetto decreto
continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto
del Ministro dell’ambiente 4 agosto 1998, n. 372.
Dall’attuazione del presente art. non devono derivare nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica.
2. Il Catasto assicura un quadro conoscitivo completo e
costantemente aggiornato, anche ai fini della
pianificazione delle attivita’ di gestione dei rifiuti, dei
dati raccolti ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70,
utilizzando la nomenclatura prevista nel Catalogo europeo
dei rifiuti, di cui alla decisione 20 dicembre 1993,
94/3/CE.
3. Chiunque effettua a titolo professionale attivita’
di raccolta e trasporto di rifiuti, i commercianti e gli
intermediari di rifiuti senza detenzione, le imprese e gli
enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento
di rifiuti, i Consorzi istituiti per il recupero ed il
riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti, nonche’ le
imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti
pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di
rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3,
lettere c), d) e g), comunicano annualmente alle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura
territorialmente competenti, con le modalita’ previste
dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le quantita’ e le
caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto delle
predette attivita’. Sono esonerati da tale obbligo gli
imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice
civile con un volume di affari annuo non superiore a euro
ottomila, le imprese che raccolgono e trasportano i propri
rifiuti non pericolosi, di cui all’art. 212, comma 8,
nonche’, per i soli rifiuti non pericolosi, le imprese e
gli enti produttori iniziali che non hanno piu’ di dieci
dipendenti.
3-bis. Senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, a partire dall’istituzione di un sistema
informatico di controllo della tracciabilita’ dei rifiuti,
ai fini della trasmissione e raccolta di informazioni su
produzione, detenzione, trasporto e smaltimento di rifiuti
e la realizzazione in formato elettronico del formulario di
identificazione dei rifiuti, dei registri di carico e
scarico e del M.U.D., da stabilirsi con apposito decreto
del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, le categorie di soggetti di cui al
comma precedente sono assoggettati all’obbligo di
installazione e utilizzo delle apparecchiature
elettroniche.
4. Nel caso in cui i produttori di rifiuti pericolosi
conferiscano i medesimi al servizio pubblico di raccolta
competente per territorio e previa apposita convenzione, la
comunicazione e’ effettuata dal gestore del servizio
limitatamente alla quantita’ conferita.
5. I soggetti istituzionali responsabili del servizio
di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati
comunicano annualmente, secondo le modalita’ previste dalla
legge 25 gennaio 1994, n. 70, le seguenti informazioni
relative all’anno precedente:
a) la quantita’ dei rifiuti urbani raccolti nel
proprio territorio;
b) la quantita’ dei rifiuti speciali raccolti nel
proprio territorio a seguito di apposita convenzione con
soggetti pubblici o privati;
c) i soggetti che hanno provveduto alla gestione dei
rifiuti, specificando le operazioni svolte, le tipologie e
la quantita’ dei rifiuti gestiti da ciascuno;
d) i costi di gestione e di ammortamento tecnico e
finanziario degli investimenti per le attivita’ di gestione
dei rifiuti, nonche’ i proventi della tariffa di cui
all’art. 238 ed i proventi provenienti dai consorzi
finalizzati al recupero dei rifiuti;
e) i dati relativi alla raccolta differenziata;
f) le quantita’ raccolte, suddivise per materiali, in
attuazione degli accordi con i consorzi finalizzati al
recupero dei rifiuti.
6. Le Sezioni regionali e provinciali e delle province
autonome del Catasto, sulla base dei dati trasmessi dalle
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,
provvedono all’elaborazione dei dati ed alla successiva
trasmissione alla Sezione nazionale entro trenta giorni dal
ricevimento, ai sensi dell’art. 2, comma 2, della legge
25 gennaio 1994, n. 70, delle informazioni di cui ai
commi 3 e 4. L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e
per i servizi tecnici (APAT) elabora i dati, evidenziando
le tipologie e le quantita’ dei rifiuti prodotti, raccolti,
trasportati, recuperati e smaltiti, nonche’ gli impianti di
smaltimento e di recupero in esercizio e ne assicura la
pubblicita’.
7. Per le comunicazioni relative ai rifiuti di
imballaggio si applica quanto previsto dall’art. 220,
comma 2.».
– Si riporta il testo dell’art. 190 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 190 (Registri di carico e scarico). – 1. I
soggetti di cui all’art. 189, comma 3, hanno l’obbligo di
tenere un registro di carico e scarico su cui devono
annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative
e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della
comunicazione annuale al Catasto. I soggetti che producono
rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3,
lettere c), d) e g), hanno l’obbligo di tenere un registro
di carico e scarico su cui devono annotare le informazioni
sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei
rifiuti. Le annotazioni devono essere effettuate:
a) per i produttori, almeno entro dieci giorni
lavorativi dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del
medesimo:
b) per i soggetti che effettuano la raccolta e il
trasporto, almeno entro dieci giorni lavorativi dalla
effettuazione del trasporto;
c) per i commercianti, gli intermediari e i consorzi,
almeno entro dieci giorni lavorativi dalla effettuazione
della transazione relativa;
d) per i soggetti che effettuano le operazioni di
recupero e di smaltimento, entro due giorni lavorativi
dalla presa in carico dei rifiuti.
2. Il registro tenuto dagli stabilimenti e dalle
imprese che svolgono attivita’ di smaltimento e di recupero
di rifiuti deve, inoltre, contenere:
a) l’origine, la quantita’, le caratteristiche e la
destinazione specifica dei rifiuti;
b) la data del carico e dello scarico dei rifiuti ed
il mezzo di trasporto utilizzato;
c) il metodo di trattamento impiegato.
3. I registri sono tenuti presso ogni impianto di
produzione, di stoccaggio, di recupero e di smaltimento di
rifiuti, nonche’ presso la sede delle imprese che
effettuano attivita’ di raccolta e trasporto, nonche’
presso la sede dei commercianti e degli intermediari. I
registri integrati con i formulari di cui all’art. 193
relativi al trasporto dei rifiuti sono conservati per
cinque anni dalla data dell’ultima registrazione, ad
eccezione dei registri relativi alle operazioni di
smaltimento dei rifiuti in discarica, che devono essere
conservati a tempo indeterminato ed al termine
dell’attivita’ devono essere consegnati all’autorita’ che
ha rilasciato l’autorizzazione.
4. I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non
eccede le dieci tonnellate di rifiuti non pericolosi e le
due tonnellate di rifiuti pericolosi possono adempiere
all’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico
dei rifiuti anche tramite le organizzazioni di categoria
interessate o loro societa’ di servizi che provvedono ad
annotare i dati previsti con cadenza mensile, mantenendo
presso la sede dell’impresa copia dei dati trasmessi.
5. Le informazioni contenute nel registro sono rese
disponibili in qualunque momento all’autorita’ di controllo
che ne faccia richiesta.
6. I registri sono numerati, vidimati e gestiti con le
procedure e le modalita’ fissate dalla normativa sui
registri IVA. Gli obblighi connessi alla tenuta dei
registri di carico e scarico si intendono correttamente
adempiuti anche qualora sia utilizzata carta formato A4,
regolarmente numerata. I registri sono numerati e vidimati
dalle Camere di commercio territorialmente competenti.
6-bis. Per le attivita’ di gestione dei rifiuti
costituiti da rottami ferrosi e non ferrosi, gli obblighi
connessi alla tenuta dei registri di carico e scarico si
intendono correttamente adempiuti anche qualora vengano
utilizzati i registri IVA di acquisto e di vendita, secondo
le procedure e le modalita’ fissate dall’art. 39 del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
633 e successive modificazioni ed integrazioni.
7. La disciplina di carattere nazionale relativa al
presente art. e’ definita con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio entro sessanta
giorni dall’entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto. Sino all’emanazione del predetto decreto
continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto
del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 148, come
modificato dal comma 9, e di cui alla circolare del
Ministro dell’ambiente del 4 agosto 1998.
8. Sono esonerati dall’obbligo di cui al comma 1 le
organizzazioni di cui agli articoli 221, comma 3,
lettere a) e e), 223, 224, 228, 233, 234, 235 e 236, a
condizione che dispongano di evidenze documentali o
contabili con analoghe funzioni e fermi restando gli
adempimenti documentali e contabili previsti a carico dei
predetti soggetti dalle vigenti normative.
9. Nell’Allegato 6.C1, sezione III, lettera c), del
decreto del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 148,
dopo le parole: “in litri” la congiunzione: “e” e’
sostituita dalla disgiunzione: “o”.».
– Si riporta il testo dell’art. 193 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 193 (Trasporto dei rifiuti). – 1. Durante il
trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti sono
accompagnati da un formulario di identificazione dal quale
devono risultare almeno i seguenti dati:
a) nome ed indirizzo del produttore e del detentore;
b) origine, tipologia e quantita’ del rifiuto;
c) impianto di destinazione;
d) data e percorso dell’istradamento;
e) nome ed indirizzo del destinatario.
2. Il formulario di identificazione di cui al comma 1
deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato
e firmato dal produttore o dal detentore dei rifiuti e
controfirmato dal trasportatore. Una copia del formulario
deve rimanere presso il produttore o il detentore e le
altre tre, controfirmate e datate in arrivo dal
destinatario, sono acquisite una dal destinatario e due dal
trasportatore, che provvede a trasmetterne una al
detentore. Le copie del formulario devono essere conservate
per cinque anni.
3. Durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti
pericolosi devono essere imballati ed etichettati in
conformita’ alle norme vigenti in materia.
4. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano
al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che
gestisce il servizio pubblico ne’ ai trasporti di rifiuti
non pericolosi effettuati dal produttore dei rifiuti
stessi, in modo occasionale e saltuario, che non eccedano
la quantita’ di trenta chilogrammi o di trenta litri.
5. La disciplina di carattere nazionale relativa al
presente art. e’ definita con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio da emanarsi
entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della parte
quarta del presente decreto. Sino all’emanazione del
predetto decreto continuano ad applicarsi le disposizioni
di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 1° aprile
1998, n. 145.
6. La definizione del modello e dei contenuti del
formulario di identificazione e le modalita’ di
numerazione, di vidimazione ai sensi della lettera b) e di
gestione dei formulari di identificazione, nonche’ la
disciplina delle specifiche responsabilita’ del produttore
o detentore, del trasportatore e del destinatario sono
fissati con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio tenendo conto delle specifiche
modalita’ delle singole tipologie di trasporto, con
particolare riferimento ai trasporti intermodali, ai
trasporti per ferrovia e alla microraccolta. Sino
all’emanazione del predetto decreto continuano ad
applicarsi le seguenti disposizioni:
a) relativamente alla definizione del modello e dei
contenuti del formulario di identificazione, si applica il
decreto del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 145;
b) relativamente alla numerazione e vidimazione, i
formulari di identificazione devono essere numerati e
vidimati dagli uffici dell’Agenzia delle entrate o dalle
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura o
dagli uffici regionali e provinciali competenti in materia
di rifiuti e devono essere annotati sul registro IVA
acquisti. La vidimazione dei predetti formulari di
identificazione e’ gratuita e non e’ soggetta ad alcun
diritto o imposizione tributaria.
7. Il formulario di cui al presente art. e’ validamente
sostituito, per i rifiuti oggetto di spedizioni
transfrontaliere, dai documenti previsti dalla normativa
comunitaria di cui all’art. 194, anche con riguardo alla
tratta percorsa su territorio nazionale.
8. La scheda di accompagnamento di cui all’art. 13 del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, relativo
all’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura,
e’ sostituita dal formulario di identificazione di cui al
comma 1. Le specifiche informazioni di cui all’allegato
IIIA del decreto legislativo n. 99 del 1992 non previste
nel modello del formulario di cui al comma 1 devono essere
indicate nello spazio relativo alle annotazioni del
medesimo formulario.
9. La movimentazione dei rifiuti esclusivamente
all’interno di aree private non e’ considerata trasporto ai
fini della parte quarta del presente decreto.
10. Il documento commerciale, di cui all’art. 7 del
regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento europeo e del
Consiglio, per gli operatori soggetti all’obbligo della
tenuta dei registri di carico e scarico di cui all’art.
190, sostituisce a tutti gli effetti il formulario di
identificazione di cui al comma 1.
11. La microraccolta dei rifiuti, intesa come la
raccolta di rifiuti da parte di un unico raccoglitore o
trasportatore presso piu’ produttori o detentori svolta con
lo stesso automezzo, dev’essere effettuata nel piu’ breve
tempo tecnicamente possibile. Nei formulari di
identificazione dei rifiuti devono essere indicate, nello
spazio relativo al percorso, tutte le tappe intermedie
previste. Nel caso in cui il percorso dovesse subire delle
variazioni, nello spazio relativo alle annotazioni
dev’essere indicato a cura del trasportatore il percorso
realmente effettuato.
12. La sosta durante il trasporto dei rifiuti caricati
per la spedizione all’interno dei porti e degli scali
ferroviari, delle stazioni di partenza, di smistamento e di
arrivo, gli stazionamenti dei veicoli in configurazione di
trasporto, nonche’ le soste tecniche per le operazioni di
trasbordo non rientrano nelle attivita’ di stoccaggio di
cui all’art. 183, comma 1, lettera l), purche’ le stesse
siano dettate da esigenze di trasporto e non superino le
quarantotto ore, escludendo dal computo i giorni interdetti
alla circolazione.
13. Il formulario di identificazione dei rifiuti di cui
al comma 1 sostituisce a tutti gli effetti il modello F di
cui al decreto ministeriale 16 maggio 1996, n. 392.».
– Si riporta il testo comma 2, dell’art. 195, del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«2. Sono inoltre di competenza dello Stato:
a) l’indicazione dei criteri e delle modalita’ di
adozione, secondo principi di unitarieta’, compiutezza e
coordinamento, delle norme tecniche per la gestione dei
rifiuti, dei rifiuti pericolosi e di specifiche tipologie
di rifiuti, con riferimento anche ai relativi sistemi di
accreditamento e di certificazione ai sensi dell’art. 178,
comma 5;
b) l’adozione delle norme e delle condizioni per
l’applicazione delle procedure semplificate di cui agli
articoli 214, 215 e 216, ivi comprese le linee guida
contenenti la specificazione della relazione da allegare
alla comunicazione prevista da tali articoli;
c) la determinazione dei limiti di accettabilita’ e
delle caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche di
talune sostanze contenute nei rifiuti in relazione a
specifiche utilizzazioni degli stessi;
d) la determinazione e la disciplina delle attivita’
di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e dei
prodotti contenenti amianto, mediante decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con il Ministro della salute e con il Ministro delle
attivita’ produttive;
e) La determinazione dei criteri qualitativi e
quali-quantitativi per l’assimilazione, ai fini della
raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali e dei
rifiuti urbani. Ai rifiuti assimilati, entro un anno, si
applica esclusivamente una tariffazione per le quantita’
conferite al servizio di gestione dei rifiuti urbani. La
tariffazione per le quantita’ conferite che deve includere,
nel rispetto del principio della copertura integrale dei
costi del servizio prestato, una parte fissa ed una
variabile e una quota dei costi dello spazzamento stradale,
e’ determinata dall’amministrazione comunale tenendo conto
anche della natura dei rifiuti,del tipo,delle dimensioni
economiche e operative delle attivita’ che li producono. A
tale tariffazione si applica una riduzione, fissata
dall’amministrazione comunale, in proporzione alle
quantita’ dei rifiuti assimilati che il produttore dimostri
di aver avviato al recupero tramite soggetto diverso dal
gestore dei rifiuti urbani. Non sono assimilabili ai
rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree
produttive, compresi i magazzini di materie prime e di
prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici,
nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio
dei lavoratori o comunque aperti al pubblico; allo stesso
modo, non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che
si formano nelle strutture di vendita con superficie due
volte superiore ai limiti di cui all’art. 4, comma 1,
lettera d), del decreto legislativo n. 114 del 1998. Per
gli imballaggi secondari e terziari per i quali risulti
documentato il non conferimento al servizio di gestione dei
rifiuti urbani e l’avvio a recupero e riciclo diretto
tramite soggetti autorizzati, non si applica la predetta
tariffazione. Con decreto del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, d’intesa con il
Ministro dello sviluppo economico, sono definiti, entro 90
giorni, i criteri per l’assimilabilita’ ai rifiuti urbani;
f) l’adozione di un modello uniforme del certificato
di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare
dell’impianto che dovra’ indicare per ogni carico e/o
conferimento la quota smaltita in relazione alla capacita’
autorizzata annuale dello stesso impianto;
g) la definizione dei metodi, delle procedure e degli
standard per il campionamento e l’analisi dei rifiuti;
h) la determinazione dei requisiti e delle capacita’
tecniche e finanziarie per l’esercizio delle attivita’ di
gestione dei rifiuti, ivi compresi i criteri generali per
la determinazione delle garanzie finanziarie a favore delle
regioni, con particolare riferimento a quelle dei soggetti
sottoposti all’iscrizione all’Albo di cui all’art. 212,
secondo la modalita’ di cui al comma 9 dello stesso
articolo;
i) la riorganizzazione e la tenuta del Catasto
nazionale dei rifiuti;
l) la definizione del modello e dei contenuti del
formulario di cui all’art. 193 e la regolamentazione del
trasporto dei rifiuti, ivi inclusa l’individuazione delle
tipologie di rifiuti che per comprovate ragioni tecniche,
ambientali ed economiche devono essere trasportati con
modalita’ ferroviaria;
m) l’individuazione delle tipologie di rifiuti che
per comprovate ragioni tecniche, ambientali ed economiche
possono essere smaltiti direttamente in discarica;
n) l’adozione di un modello uniforme del registro di
cui all’art. 190 e la definizione delle modalita’ di tenuta
dello stesso, nonche’ l’individuazione degli eventuali
documenti sostitutivi del registro stesso;
o) l’individuazione dei rifiuti elettrici ed
elettronici, di cui all’art. 227, comma 1, lettera a);
p) l’aggiornamento degli Allegati alla parte quarta
del presente decreto;
q) l’adozione delle norme tecniche, delle modalita’ e
delle condizioni di utilizzo del prodotto ottenuto mediante
compostaggio, con particolare riferimento all’utilizzo
agronomico come fertilizzante, ai sensi della legge
19 ottobre 1984, n. 748, e del prodotto di qualita’
ottenuto mediante compostaggio da rifiuti organici
selezionati alla fonte con raccolta differenziata;
r) l’autorizzazione allo smaltimento di rifiuti nelle
acque marine, in conformita’ alle disposizioni stabilite
dalle norme comunitarie e dalle convenzioni internazionali
vigenti in materia, rilasciata dal Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio su proposta dell’autorita’
marittima nella cui zona di competenza si trova il porto
piu’ vicino al luogo dove deve essere effettuato lo
smaltimento ovvero si trova il porto da cui parte la nave
con il carico di rifiuti da smaltire;
s) l’individuazione della misura delle sostanze
assorbenti e neutralizzanti, previamente testate da
Universita’ o Istituti specializzati, di cui devono dotarsi
gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica,
manutenzione, deposito e sostituzione di accumulatori al
fine di prevenire l’inquinamento del suolo, del sottosuolo
e di evitare danni alla salute e all’ambiente derivanti
dalla fuoriuscita di acido, tenuto conto della dimensione
degli impianti, del numero degli accumulatori e del rischio
di sversamento connesso alla tipologia dell’attivita’
esercitata.
s-bis) l’individuazione e la disciplina, nel rispetto
delle norme comunitarie ed anche in deroga alle
disposizioni della parte quarta del presente decreto, di
semplificazioni con decreto del Ministro dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare da adottarsi entro
tre mesi dalla entrata in vigore della presente disciplina
in materia di adempimenti amministrativi per la raccolta e
il trasporto di specifiche tipologie di rifiuti destinati
al recupero e conferiti direttamente dagli utenti finali
dei beni che originano i rifiuti ai produttori, ai
distributori, a coloro che svolgono attivita’ di
istallazione e manutenzione presso le utenze domestiche dei
beni stessi o ad impianti autorizzati alle operazioni di
recupero di cui alle voci R2, R3, R4, R5, R6 e R9
dell’Allegato C alla parte quarta del presente decreto.».
– Si riporta il testo del comma 1, dell’art. 197, del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«Art. 197 (Competenze delle province). – 1. In
attuazione dell’art. 19 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, alle province competono in linea generale le
funzioni amministrative concernenti la programmazione ed
organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti
a livello provinciale, da esercitarsi con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
vigente, ed in particolare:
a) il controllo e la verifica degli interventi di
bonifica ed il monitoraggio ad essi conseguenti;
b) il controllo periodico su tutte le attivita’ di
gestione, di intermediazione e di commercio dei rifiuti,
ivi compreso l’accertamento delle violazioni delle
disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto;
c) la verifica ed il controllo dei requisiti previsti
per l’applicazione delle procedure semplificate, con le
modalita’ di cui agli articoli 214, 215, e 216;
d) l’individuazione, sulla base delle previsioni del
piano territoriale di coordinamento di cui all’art. 20,
comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
ove gia’ adottato, e delle previsioni di cui all’art. 199,
comma 3, lettere d) e h), nonche’ sentiti l’Autorita’
d’ambito ed i comuni, delle zone idonee alla localizzazione
degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonche’ delle
zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero
e di smaltimento dei rifiuti.».
– Si riporta il testo del comma 1, dell’art. 202, del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«Art. 202 (Affidamento del servizio). – 1. L’Autorita’
d’ambito aggiudica il servizio di gestione integrata dei
rifiuti urbani mediante gara disciplinata dai principi e
dalle disposizioni comunitarie, secondo la disciplina
vigente in tema di affidamento dei servizi pubblici locali,
in conformita’ ai criteri di cui all’art. 113, comma 7, del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonche’ con
riferimento all’ammontare del corrispettivo per la gestione
svolta, tenuto conto delle garanzie di carattere tecnico e
delle precedenti esperienze specifiche dei concorrenti,
secondo modalita’ e termini definiti con decreto dal
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio nel
rispetto delle competenze regionali in materia.».
– Si riporta il testo dell’art. 203, del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 203 (Schema tipo di contratto di servizio). – 1.
I rapporti tra le Autorita’ d’ambito e i soggetti
affidatari del servizio integrato sono regolati da
contratti di servizio, da allegare ai capitolati di gara,
conformi ad uno schema tipo adottato dalle regioni in
conformita’ ai criteri ed agli indirizzi di cui all’art.
195, comma 1, lettere m), n) ed o).
2. Lo schema tipo prevede:
a) il regime giuridico prescelto per la gestione del
servizio;
b) l’obbligo del raggiungimento dell’equilibrio
economico-finanziario della gestione;
c) la durata dell’affidamento, comunque non inferiore
a quindici anni;
d) i criteri per definire il piano
economico-finanziario per la gestione integrata del
servizio;
e) le modalita’ di controllo del corretto esercizio
del servizio;
f) i principi e le regole generali relativi alle
attivita’ ed alle tipologie di controllo, in relazione ai
livelli del servizio ed al corrispettivo, le modalita’, i
termini e le procedure per lo svolgimento del controllo e
le caratteristiche delle strutture organizzative all’uopo
preposte;
g) gli obblighi di comunicazione e trasmissione di
dati, informazioni e documenti del gestore e le relative
sanzioni;
h) le penali, le sanzioni in caso di inadempimento e
le condizioni di risoluzione secondo i principi del codice
civile, diversificate a seconda della tipologia di
controllo;
i) il livello di efficienza e di affidabilita’ del
servizio da assicurare all’utenza, anche con riferimento
alla manutenzione degli impianti;
l) la facolta’ di riscatto secondo i principi di cui
al titolo I, capo II, del regolamento approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 4 ottobre 1986, n. 902;
m) l’obbligo di riconsegna delle opere, degli
impianti e delle altre dotazioni patrimoniali strumentali
all’erogazione del servizio in condizioni di efficienza ed
in buono stato di conservazione;
n) idonee garanzie finanziarie e assicurative;
o) i criteri e le modalita’ di applicazione delle
tariffe determinate dagli enti locali e del loro
aggiornamento, anche con riferimento alle diverse categorie
di utenze;
p) l’obbligo di applicazione al personale, non
dipendente da amministrazioni pubbliche, da parte del
gestore del servizio integrato dei rifiuti, del contratto
collettivo nazionale di lavoro del settore dell’igiene
ambientale, stipulato dalle Organizzazioni Sindacali
comparativamente piu’ rappresentative, anche in conformita’
a quanto previsto dalla normativa in materia attualmente
vigente.
3. Ai fini della definizione dei contenuti dello schema
tipo di cui al comma 2, le Autorita’ d’ambito operano la
ricognizione delle opere ed impianti esistenti,
trasmettendo alla regione i relativi dati. Le Autorita’
d’ambito inoltre, ai medesimi fini, definiscono le
procedure e le modalita’, anche su base pluriennale, per il
conseguimento degli obiettivi previsti dalla parte quarta
del presente decreto ed elaborano, sulla base dei criteri e
degli indirizzi fissati dalle regioni, un piano d’ambito
comprensivo di un programma degli interventi necessari,
accompagnato da un piano finanziario e dal connesso modello
gestionale ed organizzativo. Il piano finanziario indica,
in particolare, le risorse disponibili, quelle da reperire,
nonche’ i proventi derivanti dall’applicazione della
tariffa sui rifiuti per il periodo considerato.».
– Si riporta il testo dell’art. 205, del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
«Art. 205 (Misure per incrementare la raccolta
differenziata). – 1. In ogni ambito territoriale ottimale
deve essere assicurata una raccolta differenziata dei
rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di
rifiuti prodotti:
a) almeno il trentacinque per cento entro il
31 dicembre 2006;
b) almeno il quarantacinque per cento entro il
31 dicembre 2008;
c) almeno il sessantacinque per cento entro il
31 dicembre 2012.
2. (Soppresso).
3. Nel caso in cui a livello di ambito territoriale
ottimale non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti
dal presente articolo, e’ applicata un’addizionale del
venti per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in
discarica a carico dell’Autorita’ d’ambito, istituito
dall’art. 3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n.
549, che ne ripartisce l’onere tra quei comuni del proprio
territorio che non abbiano raggiunto le percentuali
previste dal comma 1 sulla base delle quote di raccolta
differenziata raggiunte nei singoli comuni.
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio di concerto con il Ministro delle
attivita’ produttive d’intesa con la Conferenza unificata
di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281, vengono stabilite la metodologia e i criteri di
calcolo delle percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonche’ la
nuova determinazione del coefficiente di correzione di cui
all’art. 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
in relazione al conseguimento degli obiettivi di cui ai
commi 1 e 2.
5. Sino all’emanazione del decreto di cui al comma 4
continua ad applicarsi la disciplina attuativa di cui
all’art. 3, commi da 24 a 40, della legge 28 dicembre 1995,
n. 549.
6. Le regioni tramite apposita legge, e previa intesa
con il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio, possono indicare maggiori obiettivi di riciclo
e recupero.».
– Si riporta il testo dell’art. 208 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 208 (Autorizzazione unica per i nuovi impianti di
smaltimento e di recupero dei rifiuti). – 1. I soggetti che
intendono realizzare e gestire nuovi impianti di
smaltimento o di recupero di rifiuti, anche pericolosi,
devono presentare apposita domanda alla regione competente
per territorio, allegando il progetto definitivo
dell’impianto e la documentazione tecnica prevista per la
realizzazione del progetto stesso dalle disposizioni
vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di
salute di sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica. Ove
l’impianto debba essere sottoposto alla procedura di
valutazione di impatto ambientale ai sensi della normativa
vigente, alla domanda e’ altresi’ allegata la comunicazione
del progetto all’autorita’ competente ai predetti fini; i
termini di cui ai commi 3 e 8 restano sospesi fino
all’acquisizione della pronuncia sulla compatibilita’
ambientale ai sensi della parte seconda del presente
decreto.
2. Resta ferma l’applicazione della normativa nazionale
di attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla
prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, per
gli impianti rientranti nel campo di applicazione della
medesima, con particolare riferimento al decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
3. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di
cui al comma 1, la regione individua il responsabile del
procedimento e convoca apposita conferenza di servizi cui
partecipano i responsabili degli uffici regionali
competenti e i rappresentanti delle Autorita’ d’ambito e
degli enti locali interessati. Alla conferenza e’ invitato
a partecipare, con preavviso di almeno venti giorni, anche
il richiedente l’autorizzazione o un suo rappresentante al
fine di acquisire documenti, informazioni e chiarimenti. La
documentazione di cui al comma 1 e’ inviata ai componenti
della conferenza di servizi almeno venti giorni prima della
data fissata per la riunione; in caso di decisione a
maggioranza, la delibera di adozione deve fornire una
adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni
dissenzienti espresse nel corso della conferenza.
4. Entro novanta giorni dalla sua convocazione, la
Conferenza di servizi:
a) procede alla valutazione dei progetti;
b) acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi
alla compatibilita’ del progetto con le esigenze ambientali
e territoriali;
c) acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente,
la valutazione di compatibilita’ ambientale;
d) trasmette le proprie conclusioni con i relativi
atti alla regione.
5. Per l’istruttoria tecnica della domanda le regioni
possono avvalersi delle Agenzie regionali per la protezione
dell’ambiente.
6. Entro trenta giorni dal ricevimento delle
conclusioni della conferenza di servizi e sulla base delle
risultanze della stessa, la regione, in caso di valutazione
positiva, approva il progetto e autorizza la realizzazione
e la gestione dell’impianto. L’approvazione sostituisce ad
ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di
organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove
occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la
dichiarazione di pubblica utilita’, urgenza ed
indifferibilita’ dei lavori.
7. Nel caso in cui il progetto riguardi aree vincolate
ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, si
applicano le disposizioni dell’art. 146 di tale decreto in
materia di autorizzazione.
8. L’istruttoria si conclude entro centocinquanta
giorni dalla presentazione della domanda di cui al comma 1
con il rilascio dell’autorizzazione unica o con il diniego
motivato della stessa.
9. I termini di cui al comma 8 sono interrotti, per una
sola volta, da eventuali richieste istruttorie fatte dal
responsabile del procedimento al soggetto interessato e
ricominciano a decorrere dal ricevimento degli elementi
forniti dall’interessato.
10. Ove l’autorita’ competente non provveda a
concludere il procedimento di rilascio dell’autorizzazione
unica entro i termini previsti al comma 8, si applica il
potere sostitutivo di cui all’art. 5 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
11. L’autorizzazione individua le condizioni e le
prescrizioni necessarie per garantire l’attuazione dei
principi di cui all’art. 178 e contiene almeno i seguenti
elementi:
a) i tipi ed i quantitativi di rifiuti da smaltire o
da recuperare;
b) i requisiti tecnici con particolare riferimento
alla compatibilita’ del sito, alle attrezzature utilizzate,
ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti ed alla
conformita’ dell’impianto al progetto approvato;
c) le precauzioni da prendere in materia di sicurezza
ed igiene ambientale;
d) la localizzazione dell’impianto da autorizzare;
e) il metodo di trattamento e di recupero;
f) le prescrizioni per le operazioni di messa in
sicurezza, chiusura dell’impianto e ripristino del sito;
g) le garanzie finanziarie richieste, che devono
essere prestate solo al momento dell’avvio effettivo
dell’esercizio dell’impianto; a tal fine, le garanzie
finanziarie per la gestione della discarica, anche per la
fase successiva alla sua chiusura, dovranno essere prestate
conformemente a quanto disposto dall’art. 14 del decreto
legislativo 13 gennaio 2003, n. 36;
h) la data di scadenza dell’autorizzazione, in
conformita’ con quanto previsto al comma 12;
i) i limiti di emissione in atmosfera per i processi
di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da
recupero energetico.
12. L’autorizzazione di cui al comma 1 e’ concessa per
un periodo di dieci anni ed e’ rinnovabile. A tale fine,
almeno centottanta giorni prima della scadenza
dell’autorizzazione, deve essere presentata apposita
domanda alla regione che decide prima della scadenza
dell’autorizzazione stessa. In ogni caso l’attivita’ puo’
essere proseguita fino alla decisione espressa, previa
estensione delle garanzie finanziarie prestate. Le
prescrizioni dell’autorizzazione possono essere modificate,
prima del termine di scadenza e dopo almeno cinque anni dal
rilascio, nel caso di condizioni di criticita’ ambientale,
tenendo conto dell’evoluzione delle migliori tecnologie
disponibili.
13. Ferma restando l’applicazione delle norme
sanzionatorie di cui al titolo VI della parte quarta del
presente decreto, in caso di inosservanza delle
prescrizioni dell’autorizzazione l’autorita’ competente
procede, secondo la gravita’ dell’infrazione:
a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale
devono essere eliminate le inosservanze;
b) alla diffida e contestuale sospensione
dell’autorizzazione per un tempo determinato, ove si
manifestino situazioni di pericolo per la salute pubblica e
per l’ambiente;
c) alla revoca dell’autorizzazione in caso di mancato
adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in
caso di reiterate violazioni che determinino situazione di
pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente;
14. Il controllo e l’autorizzazione delle operazioni
di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio di
rifiuti in aree portuali sono disciplinati dalle specifiche
disposizioni di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84 e di
cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 di
attuazione della direttiva 2000/59/CE sui rifiuti prodotti
sulle navi e dalle altre disposizioni previste in materia
dalla normativa vigente. Nel caso di trasporto
transfrontaliero di rifiuti, l’autorizzazione delle
operazioni di imbarco e di sbarco non puo’ essere
rilasciata se il richiedente non dimostra di avere
ottemperato agli adempimenti di cui all’art. 194 del
presente decreto.
15. Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero,
esclusi gli impianti mobili che effettuano la
disidratazione dei fanghi generati da impianti di
depurazione e reimmettono l’acqua in testa al processo
depurativo presso il quale operano, ad esclusione della
sola riduzione volumetrica e separazione delle frazioni
estranee, sono autorizzati, in via definitiva, dalla
regione ove l’interessato ha la sede legale o la societa’
straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di
rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne
di attivita’ sul territorio nazionale, l’interessato,
almeno sessanta giorni prima dell’installazione
dell’impianto, deve comunicare alla regione nel cui
territorio si trova il sito prescelto le specifiche
dettagliate relative alla campagna di attivita’, allegando
l’autorizzazione di cui al comma 1 e l’iscrizione all’Albo
nazionale gestori ambientali, nonche’ l’ulteriore
documentazione richiesta. La regione puo’ adottare
prescrizioni integrative oppure puo’ vietare l’attivita’
con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della
stessa nello specifico sito non sia compatibile con la
tutela dell’ambiente o della salute pubblica.
16. Le disposizioni di cui al presente art. si
applicano anche ai procedimenti in corso alla data di
entrata in vigore della parte quarta del presente decreto,
eccetto quelli per i quali sia completata la procedura di
valutazione di impatto ambientale.
17. Fatti salvi l’obbligo di tenuta dei registri di
carico e scarico da parte dei soggetti di cui all’art. 190
ed il divieto di miscelazione di cui all’art. 187, le
disposizioni del presente art. non si applicano al deposito
temporaneo effettuato nel rispetto delle condizioni
stabilite dall’art. 183, comma 1, lettera m).
18. L’autorizzazione di cui al presente art. deve
essere comunicata, a cura dell’amministrazione che la
rilascia, all’Albo di cui all’art. 212, comma 1, che cura
l’inserimento in un elenco nazionale, accessibile al
pubblico, degli elementi identificativi di cui all’art.
212, comma 23, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.
19. In caso di eventi incidenti sull’autorizzazione,
questi sono comunicati, previo avviso all’interessato,
oltre che allo stesso, anche all’Albo.
20. Le procedure di cui al presente art. si applicano
anche per la realizzazione di varianti sostanziali in corso
d’opera o di esercizio che comportino modifiche a seguito
delle quali gli impianti non sono piu’ conformi
all’autorizzazione rilasciata.».
– Si riporta il testo dell’art. 210, del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 210 (Autorizzazioni in ipotesi particolari). – 1.
Coloro che alla data di entrata in vigore della parte
quarta del presente decreto non abbiano ancora ottenuto
l’autorizzazione alla gestione dell’impianto, ovvero
intendano, comunque, richiedere una modifica
dell’autorizzazione alla gestione di cui sono in possesso,
ovvero ne richiedano il rinnovo presentano domanda alla
regione competente per territorio, che si pronuncia entro
novanta giorni dall’istanza. La procedura di cui al
presente comma si applica anche a chi intende avviare una
attivita’ di recupero o di smaltimento di rifiuti in un
impianto gia’ esistente, precedentemente utilizzato o
adibito ad altre attivita’. Ove la nuova attivita’ di
recupero o di smaltimento sia sottoposta a valutazione di
impatto ambientale, si applicano le disposizioni previste
dalla parte seconda del presente decreto per le modifiche
sostanziali.
2. Resta ferma l’applicazione della normativa nazionale
di attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla
prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento per gli
impianti rientranti nel campo di applicazione della
medesima, con particolare riferimento al decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
3. L’autorizzazione individua le condizioni e le
prescrizioni necessarie per garantire l’attuazione dei
principi di cui all’art. 178 e contiene almeno i seguenti
elementi:
a) i tipi ed i quantitativi di rifiuti da smaltire o
da recuperare;
b) i requisiti tecnici, con particolare riferimento
alla compatibilita’ del sito, alle attrezzature utilizzate,
ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti ed alla
conformita’ dell’impianto alla nuova forma di gestione
richiesta;
c) le precauzioni da prendere in materia di sicurezza
ed igiene ambientale;
d) la localizzazione dell’impianto da autorizzare;
e) il metodo di trattamento e di recupero;
f) i limiti di emissione in atmosfera per i processi
di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da
recupero energetico;
g) le prescrizioni per le operazioni di messa in
sicurezza, chiusura dell’impianto e ripristino del sito;
h) le garanzie finanziarie, ove previste dalla
normativa vigente, o altre equivalenti; tali garanzie sono
in ogni caso ridotte del cinquanta per cento per le imprese
registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001
(Emas), e del quaranta per cento nel caso di imprese in
possesso della certificazione ambientale ai sensi della
norma Uni En Iso 14001;
l) la data di scadenza dell’autorizzazione, in
conformita’ a quanto previsto dall’art. 208, comma 12.
4. Ferma restando l’applicazione delle norme
sanzionatorie di cui al titolo VI della parte quarta del
presente decreto, in caso di inosservanza delle
prescrizioni dell’autorizzazione l’autorita’ competente
procede, secondo la gravita’ dell’infrazione:
a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale
devono essere eliminate le inosservanze;
b) alla diffida e contestuale sospensione
dell’autorizzazione per un tempo determinato, ove si
manifestino situazioni di pericolo per la salute pubblica e
per l’ambiente;
c) alla revoca dell’autorizzazione in caso di mancato
adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in
caso di reiterate violazioni che determinino situazione di
pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente.
5. Le disposizioni del presente art. non si applicano
al deposito temporaneo effettuato nel rispetto delle
condizioni di cui all’art. 183, comma 1, lettera m), che e’
soggetto unicamente agli adempimenti relativi al registro
di carico e scarico di cui all’art. 190 ed al divieto di
miscelazione di cui all’art. 187.
6. Per i rifiuti in aree portuali e per le operazioni
di imbarco e sbarco in caso di trasporto transfrontaliero
di rifiuti si applica quanto previsto dall’art. 208,
comma 14.
7. Per gli impianti mobili, di cui all’art. 208,
comma 15, si applicano le disposizioni ivi previste.
8. Ove l’autorita’ competente non provveda a concludere
il procedimento relativo al rilascio dell’autorizzazione
entro i termini previsti dal comma 1, si applica il potere
sostitutivo di cui all’art. 5 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 112.
9. Le autorizzazioni di cui al presente art. devono
essere comunicate, a cura dell’amministrazione che li
rilascia, all’Albo di cui all’art. 212, comma 1, che cura
l’inserimento in un elenco nazionale, accessibile al
pubblico, degli elementi identificativi di cui all’art.
212, comma 23, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.».
– Si riporta il testo dell’art. 212 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 212 (Albo nazionale gestori ambientali). – 1. E’
costituito, presso il Ministero dell’ambiente e tutela del
territorio, l’Albo nazionale gestori ambientali, di seguito
denominato Albo, articolato in un Comitato nazionale, con
sede presso il medesimo Ministero, ed in Sezioni regionali
e provinciali, istituite presso le Camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura dei capoluoghi di
regione e delle province autonome di Trento e di Bolzano. I
componenti del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali
e provinciali durano in carica cinque anni.
2. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio sono istituite sezioni speciali del
Comitato nazionale per ogni singola attivita’ soggetta ad
iscrizione all’Albo, senza nuovi o maggiori oneri a carico
della finanza pubblica, e ne vengono fissati composizione e
competenze. Il Comitato nazionale dell’Albo ha potere
deliberante ed e’ composto da diciannove membri di
comprovata e documentata esperienza tecnico-economica o
giuridica nelle materie ambientali nominati con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
designati rispettivamente:
a) due dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio, di cui uno con funzioni di Presidente;
b) uno dal Ministro delle attivita’ produttive, con
funzioni di vice-Presidente;
c) uno dal Ministro della salute;
d) uno dal Ministro dell’economia e delle finanze
e) uno dal Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti;
f) uno dal Ministro dell’interno;
g) tre dalle regioni;
h) uno dall’Unione italiana delle Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura;
i) sei dalle organizzazioni maggiormente
rappresentative delle categorie economiche interessate, di
cui due dalle organizzazioni rappresentative della
categoria degli autotrasportatori e due dalle associazioni
che rappresentano i gestori dei rifiuti;
l) due dalle organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative.
3. Le Sezioni regionali e provinciali dell’Albo sono
istituite con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e sono composte;
a) dal Presidente della Camera di commercio,
industria, artigianato e agricoltura o da un membro del
Consiglio camerale all’uopo designato dallo stesso, con
funzioni di Presidente;
b) da un funzionario o dirigente di comprovata
esperienza nella materia ambientale designato dalla regione
o dalla provincia autonoma, con funzioni di
vice-Presidente;
c) da un funzionario o dirigente di comprovata
esperienza nella materia ambientale, designato dall’Unione
regionale delle province o dalla provincia autonoma;
d) da un esperto di comprovata esperienza nella
materia ambientale, designato dal Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio;
e) (soppressa);
f) (soppressa).
4. Le funzioni del Comitato nazionale e delle Sezioni
regionali dell’Albo sono svolte, sino alla scadenza del
loro mandato, rispettivamente dal Comitato nazionale e
dalle Sezioni regionali dell’Albo nazionale delle imprese
che effettuano la gestione dei rifiuti gia’ previsti
all’art. 30 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
integrati, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, dai nuovi componenti individuati ai sensi,
rispettivamente, del comma 2, lettera 1), e del comma 3,
lettere e) ed f), nel rispetto di quanto previsto dal
comma 16.
5. L’iscrizione all’Albo e’ requisito per lo
svolgimento delle attivita’ di raccolta e trasporto di
rifiuti non pericolosi, di raccolta e trasporto di rifiuti
pericolosi, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni
contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei
rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi, nonche’ di
gestione di impianti di smaltimento e di recupero di
titolarita’ di terzi e di gestione di impianti mobili di
smaltimento e di recupero di rifiuti, nei limiti di cui
all’art. 208, comma 15. Sono esonerati dall’obbligo di cui
al presente comma le organizzazioni di cui agli
articoli 221, comma 3, lettere a) e c), 223, 224, 228, 233,
234, 235 e 236, limitatamente all’attivita’ di
intermediazione e commercio senza detenzione di rifiuti di
imballaggio, a condizione che dispongano di evidenze
documentali o contabili che svolgano funzioni analoghe,
fermi restando gli adempimenti documentali e contabili
previsti a carico dei predetti soggetti dalle vigenti
normative. Per le aziende speciali, i consorzi e le
societa’ di gestione dei servizi pubblici di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, l’iscrizione all’Albo
e’ effettuata mediante apposita comunicazione del comune o
del consorzio di comuni alla sezione regionale
territorialmente competente ed e’ valida per i servizi di
gestione dei rifiuti urbani nei medesimi comuni.
6. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni
e costituisce titolo per l’esercizio delle attivita’ di
raccolta, di trasporto, di commercio e di intermediazione
dei rifiuti; per le altre attivita’ l’iscrizione abilita
alla gestione degli impianti il cui esercizio sia stato
autorizzato o allo svolgimento delle attivita’ soggette ad
iscrizione.
7. Le imprese che effettuano attivita’ di raccolta e
trasporto dei rifiuti, le imprese che effettuano attivita’
di intermediazione e di commercio dei rifiuti, senza
detenzione dei medesimi, e le imprese che effettuano
l’attivita’ di gestione di impianti mobili di smaltimento e
recupero dei rifiuti devono prestare idonee garanzie
finanziarie a favore dello Stato. Tali garanzie sono
ridotte del cinquanta per cento per le imprese registrate
ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001 (Emas), e del
quarantapercento nel caso di imprese in possesso della
certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En Iso
14001.
8. Le disposizioni di cui ai commi 5, 6 e 7 non si
applicano ai produttori iniziali di rifiuti non pericolosi
che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei
propri rifiuti, ne’ ai produttori iniziali di rifiuti
pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e
trasporto di trenta chilogrammi o trenta litri al giorno
dei propri rifiuti pericolosi, a condizione che tali
operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria
dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono
prodotti. Dette imprese non sono tenute alla prestazione
delle garanzie finanziarie e sono iscritte in un’apposita
sezione dell’Albo in base alla presentazione di una
comunicazione alla sezione regionale o provinciale
dell’Albo territorialmente competente che rilascia il
relativo provvedimento entro i successivi trenta giorni.
Con la comunicazione l’interessato attesta sotto la sua
responsabilita’, ai sensi dell’art. 21 della legge n. 241
del 1990:
a) la sede dell’impresa, l’attivita’ o le attivita’
dai quali sono prodotti i rifiuti;
b) le caratteristiche, la natura dei rifiuti
prodotti;
c) gli estremi identificativi e l’idoneita’ tecnica
dei mezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti, tenuto
anche conto delle modalita’ di effettuazione del trasporto
medesimo;
d) il versamento del diritto annuale di
registrazione, che in fase di prima applicazione e’
determinato nella somma di 50 euro all’anno, ed e’
rideterminabile ai sensi dell’art. 21 del decreto del
Ministro dell’ambiente 28 aprile 1998, n. 406. L’impresa e’
tenuta a comunicare ogni variazione intervenuta
successivamente all’iscrizione. Le iscrizioni delle imprese
di cui al presente comma effettuate entro 60 giorni
dall’entrata in vigore delle presenti disposizioni restano
valide ed efficaci.
9. Le imprese che effettuano attivita’ di gestione di
impianti fissi di smaltimento e di recupero di titolarita’
di terzi, le imprese che effettuano le attivita’ di
bonifica dei siti e di bonifica dei beni contenenti amianto
devono prestare idonee garanzie finanziarie a favore della
regione territorialmente competente, nel rispetto dei
criteri generali di cui all’art. 195, comma 2, lettera h).
Tali garanzie sono ridotte del cinquanta per cento per le
imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n.
761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 marzo 2001 (Emas), e del quaranta per cento nel caso di
imprese in possesso della certificazione ambientale ai
sensi della norma Uni En Iso 14001. Le garanzie di cui al
presente comma devono essere in ogni caso prestate in base
alla seguente distinzione:
a) le imprese che effettuano l’attivita’ di gestione
di impianti fissi di smaltimento e di recupero di
titolarita’ di terzi devono prestare le garanzie
finanziarie a favore della regione per ogni impianto che
viene gestito;
b) le imprese che effettuano l’attivita’ di bonifica
dei siti e dei beni contenenti amianto devono prestare le
garanzie finanziarie a favore della regione per ogni
intervento di bonifica.
10. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle
attivita’ produttive, delle infrastrutture e dei trasporti
e dell’economia e delle finanze, sentito il parere del
Comitato nazionale, da emanare entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore della parte quarta del presente
decreto, sono definite le attribuzioni e le modalita’
organizzative dell’Albo, i requisiti, i termini e le
modalita’ di iscrizione, i diritti annuali d’iscrizione,
nonche’ le modalita’ e gli importi delle garanzie
finanziarie che devono essere prestate a favore dello
Stato. Fino all’emanazione del predetto decreto, continuano
ad applicarsi, per quanto compatibili, le disposizioni del
decreto del Ministro dell’ambiente 28 aprile 1998, n. 406.
Il decreto di cui al presente comma si informa ai seguenti
principi:
a) individuazione di requisiti per l’iscrizione,
validi per tutte le sezioni, al fine di uniformare le
procedure;
b) coordinamento con la vigente normativa
sull’autotrasporto, in coerenza con la finalita’ di cui
alla lettera a);
c) trattamento uniforme dei componenti delle Sezioni
regionali, per garantire l’efficienza operativa;
d) effettiva copertura delle spese attraverso i
diritti di segreteria e i diritti annuali di iscrizione.
11. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio, sentita la Conferenza Stato regioni,
sono fissati i criteri generali per la definizione delle
garanzie finanziarie da prestare a favore delle regioni.
12. (Abrogato).
13. L’iscrizione all’Albo ed i provvedimenti di
sospensione, di revoca, di decadenza e di annullamento
dell’iscrizione, nonche’ l’accettazione, la revoca e lo
svincolo delle garanzie finanziarie che devono essere
prestate a favore dello Stato sono deliberati dalla Sezione
regionale dell’Albo della regione ove ha sede legale
l’impresa interessata, in base alla normativa vigente ed
alle direttive emesse dal Comitato nazionale .
14. Nelle more dell’emanazione dei decreti di cui al
presente articolo, continuano ad applicarsi le disposizioni
disciplinanti l’Albo nazionale delle imprese che effettuano
la gestione dei rifiuti vigenti alla data di entrata in
vigore della parte quarta del presente decreto,
disposizioni la cui abrogazione e’ differita al momento
della pubblicazione dei suddetti decreti.
15. Avverso i provvedimenti delle Sezioni regionali
dell’Albo gli interessati possono proporre, nel termine di
decadenza di trenta giorni dalla notifica dei provvedimenti
stessi, ricorso al Comitato nazionale dell’Albo.
16. Agli oneri per il funzionamento del Comitato
nazionale e delle Sezioni regionali e provinciali si
provvede con le entrate derivanti dai diritti di segreteria
e dai diritti annuali d’iscrizione, secondo le previsioni,
anche relative alle modalita’ di versamento e di utilizzo,
che saranno determinate con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze. L’integrazione
del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali e
provinciali con i rappresentanti di cui ai commi 2, lettera
1), e 3, lettere e) ed f), e’ subordinata all’entrata in
vigore del predetto decreto. Sino all’emanazione del citato
decreto, si applicano le disposizioni di cui al decreto del
Ministro dell’ambiente 20 dicembre 1993 e le disposizioni
di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 13 dicembre
1995.
17. La disciplina regolamentare dei casi in cui, ai
sensi degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n.
241, l’esercizio di un’attivita’ privata puo’ essere
intrapreso sulla base della denuncia di inizio
dell’attivita’ non si applica alle domande di iscrizione e
agli atti di competenza dell’Albo.
18. Le imprese che effettuano attivita’ di raccolta e
trasporto dei rifiuti sottoposti a procedure semplificate
ai sensi dell’art. 216, ed effettivamente avviati al
riciclaggio ed al recupero non sono sottoposte alle
garanzie finanziarie di cui al comma 8 e sono iscritte
all’Albo mediante l’invio di comunicazione di inizio di
attivita’ alla Sezione regionale o provinciale
territorialmente competente. Detta comunicazione deve
essere rinnovata ogni cinque anni e deve essere corredata
da idonea documentazione predisposta ai sensi dell’art. 13
del decreto ministeriale 28 aprile 1998, n. 406, nonche’
delle deliberazioni del Comitato nazionale dalla quale
risultino i seguenti elementi:
a) la quantita’, la natura, l’origine e la
destinazione dei rifiuti;
b) la rispondenza delle caratteristiche tecniche e
della tipologia del mezzo utilizzato ai requisiti stabiliti
dall’Albo in relazione ai tipi di rifiuti da trasportare;
c) il rispetto delle condizioni ed il possesso dei
requisiti soggettivi, di idoneita’ tecnica e di capacita’
finanziaria.
19. Entro dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione di inizio di attivita’ le Sezioni regionali e
provinciali prendono atto dell’avventa iscrizione e
inseriscono le imprese di cui al comma 18 in appositi
elenchi dandone comunicazione al Comitato nazionale, alla
provincia territorialmente competente ed all’interessato.
20. Le imprese iscritte all’Albo con procedura
ordinaria ai sensi del comma 5 sono esentate dall’obbligo
della comunicazione di cui al comma 18 se lo svolgimento
dell’attivita’ di raccolta e trasporto dei rifiuti
sottoposti a procedure semplificate ai sensi dell’art. 216
ed effettivamente avviati al riciclaggio e al recupero non
comporta variazioni della categoria, della classe e della
tipologia di rifiuti per le quali tali imprese sono
iscritte.
21. Alla comunicazione di cui al comma 18 si applicano
le disposizioni di cui all’art. 21 della legge 7 agosto
1990, n. 241. Alle imprese che svolgono le attivita’ di cui
al comma 18 a seguito di comunicazione corredata da
documentazione incompleta o inidonea, si applica il
disposto di cui all’art. 256, comma 1.
22. (Abrogato).
23. Sono istituiti presso il Comitato nazionale i
registri delle imprese autorizzate alla gestione di
rifiuti, aggiornati ogni trenta giorni, nei quali sono
inseriti, a domanda, gli elementi identificativi
dell’impresa consultabili dagli operatori secondo le
procedure fissate con decreto del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio, nel rispetto dei principi di
cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. I
registri sono pubblici e, entro dodici mesi dall’entrata in
vigore della parte quarta del presente decreto, sono resi
disponibili al pubblico, senza oneri, anche per via
telematica, secondo i criteri fissati dal predetto decreto.
Le Amministrazioni autorizzanti comunicano al Comitato
nazionale, subito dopo il rilascio dell’autorizzazione, la
ragione sociale dell’impresa autorizzata, l’attivita’ per
la quale viene rilasciata l’autorizzazione, i rifiuti
oggetto dell’attivita’ di gestione, la scadenza
dell’autorizzazione e successivamente segnalano ogni
variazione delle predette informazioni che intervenga nel
corso della validita’ dell’autorizzazione stessa. Nel caso
di ritardo dell’Amministrazione superiore a trenta giorni
dal rilascio dell’autorizzazione, l’impresa interessata
puo’ inoltrare copia autentica del provvedimento, anche per
via telematica, al Comitato nazionale, che ne dispone
l’inserimento nei registri.
24. (Abrogato).
25. (Abrogato).
26. Per la tenuta dei registri di cui ai commi 22, 23,
24 e 25 gli interessati sono tenuti alla corresponsione di
un diritto annuale di iscrizione, per ogni tipologia di
registro, pari a 50 euro, rideterminabile ai sensi
dell’art. 21 del decreto del Ministro dell’ambiente
28 aprile 1998, n. 406. I diritti di cui al commi 8, 24 e
25 sono versati, secondo le modalita’ di cui al comma 16,
alla competente Sezione regionale dell’Albo, che procede a
contabilizzarli separatamente e ad utilizzarli
integralmente per l’attuazione dei medesimi commi.
27. La tenuta dei registri di cui ai commi 22 e 23
decorre dall’entrata in vigore del decreto di cui al
comma 16.
28. Dall’attuazione del presente articolo non devono
derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.».
– Si riporta il testo dell’art. 220 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 220 (Obiettivi di recupero e di riciclaggio). –
1. Per conformarsi ai principi di cui all’art. 219, i
produttori e gli utilizzatori devono conseguire gli
obiettivi finali di riciclaggio e di recupero dei rifiuti
di imballaggio in conformita’ alla disciplina comunitaria
indicati nell’Allegato E alla parte quarta del presente
decreto.
2. Per garantire il controllo del raggiungimento degli
obiettivi di riciclaggio e di recupero, il Consorzio
nazionale degli imballaggi di cui all’art. 224 comunica
annualmente alla Sezione nazionale del Catasto dei rifiuti,
utilizzando il modello unico di dichiarazione di cui
all’art. 1 della legge 25 gennaio 1994, n. 70, i dati,
riferiti all’anno solare precedente, relativi al
quantitativo degli imballaggi per ciascun materiale e per
tipo di imballaggio immesso sul mercato, nonche’, per
ciascun materiale, la quantita’ degli imballaggi
riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e
recuperati provenienti dal mercato nazionale. Le predette
comunicazioni possono essere presentate dai soggetti di cui
all’art. 221, comma 3, lettere a) e c), per coloro i quali
hanno aderito ai sistemi gestionali ivi previsti ed inviate
contestualmente al Consorzio nazionale imballaggi. I
rifiuti di imballaggio esportati dalla Comunita’ sono presi
in considerazione, ai fini dell’adempimento degli obblighi
e del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1, solo
se sussiste idonea documentazione comprovante che
l’operazione di recupero e/o di riciclaggio e’ stata
effettuata con modalita’ equivalenti a quelle previste al
riguardo dalla legislazione comunitaria. L’Autorita’ di cui
all’art. 207, entro centoventi giorni dalla sua
istituzione, redige un elenco dei Paesi extracomunitari in
cui le operazioni di recupero e/o di riciclaggio sono
considerate equivalenti a quelle previste al riguardo dalla
legislazione comunitaria, tenendo conto anche di eventuali
decisioni e orientamenti dell’Unione europea in materia.
3. (Soppresso).
4. Le pubbliche amministrazioni e i gestori
incoraggiano, ove opportuno, l’uso di materiali ottenuti da
rifiuti di imballaggio riciclati per la fabbricazione di
imballaggi e altri prodotti mediante:
a) il miglioramento delle condizioni di mercato per
tali materiali;
b) la revisione delle norme esistenti che impediscono
l’uso di tali materiali.
5. Fermo restando quanto stabilito dall’art. 224,
comma 3, lettera e), qualora gli obiettivi complessivi di
riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio come
fissati al comma 1 non siano raggiunti alla scadenza
prevista, con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri,
su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del Ministro delle attivita’ produttive, alle
diverse tipologie di materiali di imballaggi sono applicate
misure di carattere economico, proporzionate al mancato
raggiungimento di singoli obiettivi, il cui introito e’
versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere
riassegnato con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze ad apposito capitolo del Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio. Dette somme saranno utilizzate
per promuovere la prevenzione, la raccolta differenziata,
il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio,
6. Gli obiettivi di cui al comma 1 sono riferiti ai
rifiuti di imballaggio generati sul territorio nazionale,
nonche’ a tutti i sistemi di riciclaggio e di recupero al
netto degli scarti e sono adottati ed aggiornati in
conformita’ alla normativa comunitaria con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio di
concerto con il Ministro delle attivita’ produttive.
7. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e il Ministro delle attivita’ produttive
notificano alla Commissione dell’Unione europea, ai sensi e
secondo le modalita’ di cui agli articoli 12, 16 e 17 della
direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 20 dicembre 1994, la relazione sull’attuazione delle
disposizioni del presente titolo accompagnata dai dati
acquisiti ai sensi del comma 2 e i progetti delle misure
che si intendono adottare nell’ambito del titolo medesimo.
8. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e il Ministro delle attivita’ produttive
forniscono periodicamente all’Unione europea e agli altri
Paesi membri i dati sugli imballaggi e sui rifiuti di
imballaggio secondo le tabelle e gli schemi adottati dalla
Commissione dell’Unione europea con la decisione
2005/270/CE del 22 marzo 2005.».
– Si riporta il testo dell’art. 221 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 221 (Obblighi dei produttori e degli
utilizzatori). – 1. I produttori e gli utilizzatori sono
responsabili della corretta ed efficace gestione ambientale
degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal
consumo dei propri prodotti.
2. Nell’ambito degli obiettivi di cui agli articoli 205
e 220 e del Programma di cui all’art. 225, i produttori e
gli utilizzatori, su richiesta del gestore del servizio e
secondo quanto previsto dall’accordo di programma di cui
all’art. 224, comma 5, adempiono all’obbligo del ritiro dei
rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al
servizio pubblico della stessa natura e raccolti in modo
differenziato. A tal fine, per garantire il necessario
raccordo con l’attivita’ di raccolta differenziata
organizzata dalle pubbliche amministrazioni e per le altre
finalita’ indicate nell’art. 224, i produttori e gli
utilizzatori partecipano al Consorzio nazionale imballaggi,
salvo il caso in cui venga adottato uno dei sistemi di cui
al comma 3, lettere a) e c) del presente articolo.
3. Per adempiere agli obblighi di riciclaggio e di
recupero nonche’ agli obblighi della ripresa degli
imballaggi usati e della raccolta dei rifiuti di
imballaggio secondari e terziari su superfici private, e
con riferimento all’obbligo del ritiro, su indicazione del
Consorzio nazionale imballaggi di cui all’art. 224, dei
rifiuti di imballaggio conferiti dal servizio pubblico, i
produttori possono alternativamente:
a) organizzare autonomamente la gestione dei propri
rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale;
b) aderire ad uno dei consorzi di cui all’art. 223;
c) attestare sotto la propria responsabilita’ che e’
stato messo in atto un sistema di restituzione dei propri
imballaggi, mediante idonea documentazione che dimostri
l’autosufficienza del sistema, nel rispetto dei criteri e
delle modalita’ di cui ai commi 5 e 6.
4. Ai fini di cui al comma 3 gli utilizzatori sono
tenuti a consegnare gli imballaggi usati secondari e
terziari e i rifiuti di imballaggio secondari e terziari in
un luogo di raccolta organizzato dai produttori e con gli
stessi concordato. Gli utilizzatori possono tuttavia
conferire al servizio pubblico i suddetti imballaggi e
rifiuti di imballaggio nei limiti derivanti dai criteri
determinati ai sensi dell’art. 195, comma 2, lettera e).
5. I produttori che non intendono aderire al Consorzio
nazionale imballaggi e a un consorzio di cui all’art. 223,
devono presentare all’Osservatorio nazionale sui rifiuti il
progetto del sistema di cui al comma 3, lettere a) o c)
richiedendone il riconoscimento sulla base di idonea
documentazione. Il progetto va presentato entro novanta
giorni dall’assunzione della qualifica di produttore ai
sensi dell’art. 218, comma 1, lettera r) o prima del
recesso da uno dei suddetti consorzi. Il recesso e’, in
ogni caso, efficace solo dal momento in cui, intervenuto il
riconoscimento, l’Osservatorio accerti il funzionamento del
sistema e ne dia comunicazione al Consorzio, permanendo
fino a tale momento l’obbligo di corrispondere il
contributo ambientale di cui all’art. 224, comma 3,
lettera h). Per ottenere il riconoscimento i produttori
devono dimostrare di aver organizzato il sistema secondo
criteri di efficienza, efficacia ed economicita’, che il
sistema sara’ effettivamente ed autonomamente funzionante e
che sara’ in grado di conseguire, nell’ambito delle
attivita’ svolte, gli obiettivi di recupero e di
riciclaggio di cui all’art. 220. I produttori devono
inoltre garantire che gli utilizzatori e gli utenti finali
degli imballaggi siano informati sulle modalita’ del
sistema adottato. L’Osservatorio, dopo aver acquisito i
necessari elementi di valutazione da parte del Consorzio
nazionale imballaggi, si esprime entro novanta giorni dalla
richiesta. In caso di mancata risposta nel termine sopra
indicato, l’interessato chiede al Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio l’adozione dei relativi
provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei successivi
sessanta giorni. L’Osservatorio e’ tenuto a presentare una
relazione annuale di sintesi relativa a tutte le
istruttorie esperite. Sono fatti salvi i riconoscimenti
gia’ operati ai sensi della previgente normativa.
6. I produttori di cui al comma 5 elaborano e
trasmettono al Consorzio nazionale imballaggi di cui
all’art. 224 un proprio Programma specifico di prevenzione
che costituisce la base per l’elaborazione del programma
generale di cui all’art. 225.
7. Entro il 30 settembre di ogni anno i produttori di
cui al comma 5 presentano all’Autorita’ prevista dall’art.
207 e al Consorzio nazionale imballaggi un piano specifico
di prevenzione e gestione relativo all’anno solare
successivo, che sara’ inserito nel programma generale di
prevenzione e gestione di cui all’art. 225.
8. Entro il 31 maggio di ogni anno, i produttori di cui
al comma 5 sono inoltre tenuti a presentare all’Autorita’
prevista dall’art. 207 ed al Consorzio nazionale imballaggi
una relazione sulla gestione relativa all’anno solare
precedente, comprensiva dell’indicazione nominativa degli
utilizzatori che, fino al consumo, partecipano al sistema
di cui al comma 3, lettere a) o c), del programma specifico
e dei risultati conseguiti nel recupero e nel riciclo dei
rifiuti di imballaggio; nella stessa relazione possono
essere evidenziati i problemi inerenti il raggiungimento
degli scopi istituzionali e le eventuali proposte di
adeguamento della normativa.
9. Il mancato riconoscimento del sistema ai sensi del
comma 5, o la revoca disposta dall’Autorita’, previo avviso
all’interessato, qualora i risultati ottenuti siano
insufficienti per conseguire gli obiettivi di cui all’art.
220 ovvero siano stati violati gli obblighi previsti dai
commi 6 e 7, comportano per i produttori l’obbligo di
partecipare ad uno dei consorzi di cui all’art. 223 e,
assieme ai propri utilizzatori di ogni livello fino al
consumo, al consorzio previsto dall’art. 224. I
provvedimenti dell’Autorita’ sono comunicati ai produttori
interessati e al Consorzio nazionale imballaggi. L’adesione
obbligatoria ai consorzi disposta in applicazione del
presente comma ha effetto retroattivo ai soli fini della
corresponsione del contributo ambientale previsto dall’art.
224, comma 3, lettera h), e dei relativi interessi di mora.
Ai produttori e agli utilizzatori che, entro novanta giorni
dal ricevimento della comunicazione dell’Autorita’, non
provvedano ad aderire ai consorzi e a versare le somme a
essi dovute si applicano inoltre le sanzioni previste
dall’art. 261.

… continua dal documento precedente ..

10. Sono a carico dei produttori e degli utilizzatori:
a) i costi per il ritiro degli imballaggi usati e la
raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari;
b) il corrispettivo per i maggiori oneri relativi
alla raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio
conferiti al servizio pubblico per i quali l’Autorita’
d’ambito richiede al Consorzio nazionale imballaggi o per
esso ai soggetti di cui al comma 3 di procedere al ritiro;
c) i costi per il riutilizzo degli imballaggi usati;
d) i costi per il riciclaggio e il recupero dei
rifiuti di imballaggio;
e) i costi per lo smaltimento dei rifiuti di
imballaggio secondari e terziari.
11. La restituzione di imballaggi usati o di rifiuti di
imballaggio, ivi compreso il conferimento di rifiuti in
raccolta differenziata, non deve comportare oneri economici
per il consumatore.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 222 del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«2. Nel caso in cui l’Osservatorio nazionale sui
rifiuti accerti che le pubbliche amministrazioni non
abbiano attivato sistemi adeguati di raccolta differenziata
dei rifiuti di imballaggio, anche per il raggiungimento
degli obiettivi di cui all’art. 205, ed in particolare di
quelli di recupero e riciclaggio di cui all’art. 220, puo’
richiedere al Consorzio nazionale imballaggi di sostituirsi
ai gestori dei servizi di raccolta differenziata, anche
avvalendosi di soggetti pubblici o privati individuati dal
Consorzio nazionale imballaggi medesimo mediante procedure
trasparenti e selettive, in via temporanea e d’urgenza,
comunque per un periodo non superiore a ventiquattro mesi,
sempre che cio’ avvenga all’interno di ambiti ottimali
opportunamente identificati, per l’organizzazione e/o
integrazione del servizio ritenuto insufficiente. Qualora
il Consorzio nazionale imballaggi, per raggiungere gli
obiettivi di recupero e riciclaggio previsti dall’art. 220,
decida di aderire alla richiesta, verra’ al medesimo
corrisposto il valore della tariffa applicata per la
raccolta dei rifiuti urbani corrispondente, al netto dei
ricavi conseguiti dalla vendita dei materiali e del
corrispettivo dovuto sul ritiro dei rifiuti di imballaggio
e delle frazioni merceologiche omogenee. Ove il Consorzio
nazionale imballaggi non dichiari di accettare entro
quindici giorni dalla richiesta, l’Osservatorio nazionale
sui rifiuti, nei successivi quindici giorni, individua,
mediante procedure trasparenti e selettive, un soggetto di
comprovata e documentata affidabilita’ e capacita’ a cui
affidare la raccolta differenziata e conferire i rifiuti di
imballaggio in via temporanea e d’urgenza, fino
all’espletamento delle procedure ordinarie di
aggiudicazione del servizio e comunque per un periodo non
superiore a dodici mesi, prorogabili di ulteriori dodici
mesi in caso di impossibilita’ oggettiva e documentata di
aggiudicazione.».
– Si riporta il testo dell’art. 223 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 223 (Consorzi). – 1. I produttori che non
provvedono ai sensi dell’art. 221, comma 3, lettera a )
e c), costituiscono un consorzio per ciascun materiale di
imballaggio di cui all’allegato E del parte quarta del
presente decreto, operante su tutto il territorio
nazionale. Ai consorzi possono partecipare i recuperatori,
ed i riciclatori che non corrispondono alla categoria dei
produttori, previo accordo con gli altri consorziati ed
unitamente agli stessi.
2. I consorzi di cui al comma 1 hanno personalita’
giuridica di diritto privato senza fine di lucro e sono
retti da uno statuto adottato in conformita’ ad uno schema
tipo, redatto dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio di concerto con il Ministro delle attivita’
produttive, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro il
31 dicembre 2008, conformemente ai principi del presente
decreto e, in particolare, a quelli di efficienza,
efficacia, economicita’ e trasparenza, nonche’ di libera
concorrenza nelle attivita’ di settore. Lo statuto adottato
da ciascun consorzio e’ trasmesso entro quindici giorni al
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che lo
approva nei successivi novanta giorni, con suo
provvedimento adottato di concerto con il Ministro delle
attivita’ produttive. Ove il Ministro ritenga di non
approvare lo statuto trasmesso, per motivi di legittimita’
o di merito, lo ritrasmette al consorzio richiedente con le
relative osservazioni. Entro il 31° dicembre 2008 i
consorzi gia’ riconosciuti dalla previgente normativa
adeguano il proprio statuto in conformita’ al nuovo schema
tipo e ai principi contenuti nel presente decreto ed in
particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza
ed economicita’, nonche’ di libera concorrenza nelle
attivita’ di settore, ai sensi dell’art. 221, comma 2. Nei
consigli di amministrazione dei consorzi il numero dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei
riciclatori e dei recuperatori deve essere uguale a quello
dei consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei
produttori di materie prime di imballaggio. Lo statuto
adottato da ciascun consorzio e’ trasmesso entro quindici
giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, che lo approva di concerto con il
Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro
dell’economia e delle finanze, salvo motivate osservazioni
cui i consorzi sono tenuti ad adeguarsi nei successivi
sessanta giorni. Qualora i consorzi non ottemperino nei
termini prescritti, le modifiche allo statuto sono
apportate con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con il
Ministro dello sviluppo economico. Il decreto ministeriale
di approvazione dello statuto dei consorzi e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale.
3. I consorzi di cui al comma 1 e 2 sono tenuti a
garantire l’equilibrio della propria gestione finanziaria.
A tal fine i mezzi finanziari per il funzionamento dei
predetti consorzi derivano dai contributi dei consorziati e
dai versamenti effettuati dal Consorzio nazionale
imballaggi ai sensi dell’art. 224, comma 3, lettera h),
secondo le modalita’ indicate dall’art. 224, comma 8, dai
proventi della cessione, nel rispetto dei principi della
concorrenza e della corretta gestione ambientale, degli
imballaggi e dei rifiuti di imballaggio ripresi, raccolti o
ritirati, nonche’ da altri eventuali proventi e contributi
di consorziati o di terzi.
4. Ciascun consorzio mette a punto e trasmette al
CONAI e all’Osservatorio nazionale sui rifiuti un proprio
programma pluriennale di prevenzione della produzione di
rifiuti d’imballaggio entro il 30 settembre di ogni anno.
5. Entro il 30 settembre di ogni anno i consorzi di cui
al presente articolo presentano all’Osservatorio nazionale
sui rifiuti e al Consorzio nazionale imballaggi un piano
specifico di prevenzione e gestione relativo all’anno
solare successivo, che sara’ inserito nel programma
generale di prevenzione e gestione.
6. Entro il 31 maggio di ogni anno, i consorzi di cui
al presente art. sono inoltre tenuti a presentare
all’Osservatorio nazionale sui rifiuti ed al Consorzio
nazionale imballaggi una relazione sulla gestione relativa
all’anno precedente, con l’indicazione nominativa dei
consorziati, il programma specifico ed i risultati
conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di
imballaggio.».
– Si riporta il testo dell’art. 224 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 224 (Consorzio nazionale imballaggi). – 1. Per il
raggiungimento degli obiettivi globali di recupero e di
riciclaggio e per garantire il necessario coordinamento
dell’attivita’ di raccolta differenziata, i produttori e
gli utilizzatori, nel rispetto di quanto previsto dall’art.
221, comma 2, partecipano in forma paritaria al Consorzio
nazionale imballaggi, in seguito denominato CONAI, che ha
personalita’ giuridica di diritto privato senza fine di
lucro ed e’ retto da uno statuto approvato con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio di
concerto con il Ministro delle attivita’ produttive.
2. Entro il 30 giugno 2008, il CONAI adegua il proprio
statuto ai principi contenuti nel presente decreto ed in
particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza
ed economicita’, nonche’ di libera concorrenza nelle
attivita’ di settore, ai sensi dell’art. 221, comma 2. Lo
statuto adottato e’ trasmesso entro quindici giorni al
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che lo
approva di concerto con il Ministro delle attivita’
produttive, salvo motivate osservazioni cui il CONAI e’
tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora
il CONAI non ottemperi nei termini prescritti, le modifiche
allo statuto sono apportate con decreto del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con il Ministro delle attivita’ produttive.
3. Il CONAI svolge le seguenti funzioni:
a) definisce, in accordo con le regioni e con le
pubbliche amministrazioni interessate, gli ambiti
territoriali in cui rendere operante un sistema integrato
che comprenda la raccolta, la selezione e il trasporto dei
materiali selezionati a centri di raccolta o di
smistamento;
b) definisce, con le pubbliche amministrazioni
appartenenti ai singoli sistemi integrati di cui alla
lettera a), le condizioni generali di ritiro da parte dei
produttori dei rifiuti selezionati provenienti dalla
raccolta differenziata;
c) elabora ed aggiorna, valutati i programmi
specifici di prevenzione di cui agli articoli 221, comma 6,
e 223, comma 4, il Programma generale per la prevenzione e
la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio
di cui all’art. 225;
d) promuove accordi di programma con gli operatori
economici per favorire il riciclaggio e il recupero dei
rifiuti di imballaggio e ne garantisce l’attuazione;
e) assicura la necessaria cooperazione tra i consorzi
di cui all’art. 223, i soggetti di cui all’art. 221,
comma 3, lettere a) e c) e gli altri operatori economici,
anche eventualmente destinando una quota del contributo
ambientale CONAI, di cui alla lettera h), ai consorzi che
realizzano percentuali di recupero o di riciclo superiori a
quelle minime indicate nel Programma generale, al fine del
conseguimento degli obiettivi globali di cui all’Allegato E
alla parte quarta del presente decreto. Ai consorzi che non
raggiungono i singoli obiettivi di recupero e’ in ogni caso
ridotta la quota del contributo ambientale ad essi
riconosciuto dal Conai;
f) indirizza e garantisce il necessario raccordo tra
le amministrazioni pubbliche, i consorzi e gli altri
operatori economici;
g) organizza, in accordo con le pubbliche
amministrazioni, le campagne di informazione ritenute utili
ai fini dell’attuazione del Programma generale;
h) ripartisce tra i produttori e gli utilizzatori il
corrispettivo per i maggiori oneri della raccolta
differenziata di cui all’art. 221, comma 10, lettera b),
nonche’ gli oneri per il riciclaggio e per il recupero dei
rifiuti di imballaggio conferiti al servizio di raccolta
differenziata, in proporzione alla quantita’ totale, al
peso ed alla tipologia del materiale di imballaggio immessi
sul mercato nazionale, al netto delle quantita’ di
imballaggi usati riutilizzati nell’anno precedente per
ciascuna tipologia di materiale. A tal fine determina e
pone a carico dei consorziati, con le modalita’ individuate
dallo statuto, anche in base alle utilizzazioni e ai
criteri di cui al comma 8, il contributo denominato
contributo ambientale CONAI;
i) promuove il coordinamento con la gestione di altri
rifiuti previsto dall’art. 222, comma 1, lettera b), anche
definendone gli ambiti di applicazione;
l) promuove la conclusione, su base volontaria, di
accordi tra i consorzi di cui all’art. 223 e i soggetti di
cui all’art. 221, comma 3, lettere a) e c), con soggetti
pubblici e privati. Tali accordi sono relativi alla
gestione ambientale della medesima tipologia di materiale
oggetto dell’intervento dei consorzi con riguardo agli
imballaggi, esclusa in ogni caso l’utilizzazione del
contributo ambientale CONAI;
m) fornisce i dati e le informazioni richieste
dall’Autorita’ di cui all’art. 207 e assicura l’osservanza
degli indirizzi da questa tracciati;
n) acquisisce da enti pubblici o privati, nazionali o
esteri, i dati relativi ai flussi degli imballaggi in
entrata e in uscita dal territorio nazionale e i dati degli
operatori economici coinvolti. Il conferimento di tali dati
al CONAI e la raccolta, l’elaborazione e l’utilizzo degli
stessi da parte di questo si considerano, ai fini di quanto
previsto dall’art. 178, comma 1, di rilevante interesse
pubblico ai sensi dell’art. 53 del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196.
4. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di
recupero e riciclaggio, gli eventuali avanzi di gestione
accantonati dal CONAI e dai consorzi di cui all’art. 223
nelle riserve costituenti il loro patrimonio netto non
concorrono alla formazione del reddito, a condizione che
sia rispettato il divieto di distribuzione, sotto qualsiasi
forma, ai consorziati ed agli aderenti di tali avanzi e
riserve, anche in caso di scioglimento dei predetti sistemi
gestionali, dei consorzi e del CONAI.
5. Il CONAI puo’ stipulare un accordo di programma
quadro su base nazionale con l’Associazione nazionale
Comuni italiani (ANCI), con l’Unione delle province
italiane (UPI) o con le Autorita’ d’ambito al fine di
garantire l’attuazione del principio di corresponsabilita’
gestionale tra produttori, utilizzatori e pubbliche
amministrazioni. In particolare, tale accordo stabilisce:
a) l’entita’ dei maggiori oneri per la raccolta
differenziata dei rifiuti di imballaggio, di cui all’art.
221, comma 10, lettera b), da versare alle competenti
pubbliche amministrazioni, determinati secondo criteri di
efficienza, efficacia, economicita’ e trasparenza di
gestione del servizio medesimo, nonche’ sulla base della
tariffa di cui all’art. 238, dalla data di entrata in
vigore della stessa;
b) gli obblighi e le sanzioni posti a carico delle
parti contraenti;
c) le modalita’ di raccolta dei rifiuti da
imballaggio in relazione alle esigenze delle attivita’ di
riciclaggio e di recupero.
6. L’accordo di programma di cui al comma 5 e’
trasmesso all’Autorita’ di cui all’art. 207, che puo’
richiedere eventuali modifiche ed integrazioni entro i
successivi sessanta giorni.
7. Ai fini della ripartizione dei costi di cui al
comma 3, lettera h), sono esclusi dal calcolo gli
imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato previa
cauzione.
8. Il contributo ambientale del Conai e’ utilizzato in
via prioritaria per il ritiro degli imballaggi primari o
comunque conferiti al servizio pubblico e, in via
accessoria, per l’organizzazione dei sistemi di raccolta,
recupero e riciclaggio dei rifiuti di imballaggio secondari
e terziari. A tali fini, tale contributo e’ attribuito dal
Conai, sulla base di apposite convenzioni, ai soggetti di
cui all’art. 223, in proporzione alla quantita’ totale, al
peso ed alla tipologia del materiale di imballaggio immessi
sul mercato nazionale, al netto delle quantita’ di
imballaggi usati riutilizzati nell’anno precedente per
ciascuna tipologia di materiale. Il CONAI provvede ai mezzi
finanziari necessari per lo svolgimento delle proprie
funzioni con i proventi dell’attivita’, con i contributi
dei consorziati e con una quota del contributo ambientale
CONAI, determinata nella misura necessaria a far fronte
alle spese derivanti dall’espletamento, nel rispetto dei
criteri di contenimento dei costi e di efficienza della
gestione, delle funzioni conferitegli dal presente titolo
nonche’ con altri contributi e proventi di consorziati e di
terzi, compresi quelli dei soggetti di cui all’art. 221,
lettere a) e c), per le attivita’ svolte in loro favore in
adempimento alle prescrizioni di legge.
9. L’applicazione del contributo ambientale CONAI
esclude l’assoggettamento del medesimo bene e delle materie
prime che lo costituiscono ad altri contributi con
finalita’ ambientali previsti dalla parte quarta del
presente decreto o comunque istituiti in applicazione del
presente decreto.
10. Al Consiglio di amministrazione del CONAI partecipa
con diritto di voto un rappresentante dei consumatori
indicato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e dal Ministro delle attivita’ produttive.
11. (Soppresso).
12. In caso di mancata stipula dell’accordo di cui al
comma 5, entro novanta giorni dall’entrata in vigore del
presente decreto, il Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare invita le parti a trovare
un’intesa entro sessanta giorni, decorsi i quali senza
esito positivo, provvede direttamente, d’intesa con
Ministro dello sviluppo economico, a definire il
corrispettivo di cui alla lettera a) del comma 5. L’accordo
di cui al comma 5 e’ sottoscritto, per le specifiche
condizioni tecniche ed economiche relative al ritiro dei
rifiuti di ciascun materiale d’imballaggio, anche dal
competente consorzio di cui all’art. 223. Nel caso in cui
uno di questi consorzi non lo sottoscriva e/o non raggiunga
le intese necessarie con gli enti locali per il ritiro dei
rifiuti d’imballaggio, il Conai subentra nella conclusione
delle convenzioni locali al fine di assicurare il
raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio
previsti dall’art. 220.
13. Nel caso siano superati, a livello nazionale, gli
obiettivi finali di riciclaggio e di recupero dei rifiuti
di imballaggio indicati nel programma generale di
prevenzione e gestione degli imballaggi di cui all’art.
225, il CONAI adotta, nell’ambito delle proprie
disponibilita’ finanziarie, forme particolari di incentivo
per il ritiro dei rifiuti di imballaggi nelle aree
geografiche che non abbiano ancora raggiunto gli obiettivi
di raccolta differenziata di cui all’art. 205, comma 1,
entro i limiti massimi di riciclaggio previsti
dall’Allegato E alla parte quarta del presente decreto.».
– Si riporta il testo dell’art. 225 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 225 (Programma generale di prevenzione e di
gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio). –
1. Sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui
agli articoli 221, comma 6, e 223, comma 4, il CONAI
elabora annualmente un Programma generale di prevenzione e
di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio
che individua, con riferimento alle singole tipologie di
materiale di imballaggio, le misure per conseguire i
seguenti obiettivi:
a) prevenzione della formazione dei rifiuti di
imballaggio;
b) accrescimento della proporzione della quantita’ di
rifiuti di imballaggio riciclabili rispetto alla quantita’
di imballaggi non riciclabili;
c) accrescimento della proporzione della quantita’ di
rifiuti di imballaggio riutilizzabili rispetto alla
quantita’ di imballaggi non riutilizzabili;
d) miglioramento delle caratteristiche
dell’imballaggio allo scopo di permettere ad esso di
sopportare piu’ tragitti o rotazioni nelle condizioni di
utilizzo normalmente prevedibili;
e) realizzazione degli obiettivi di recupero e
riciclaggio.
2. Il Programma generale di prevenzione determina,
inoltre:
a) la percentuale in peso di ciascuna tipologia di
rifiuti di imballaggio da recuperare ogni cinque anni e,
nell’ambito di questo obiettivo globale, sulla base della
stessa scadenza, la percentuale in peso da riciclare delle
singole tipologie di materiali di imballaggio, con un
minimo percentuale in peso per ciascun materiale;
b) gli obiettivi intermedi di recupero e riciclaggio
rispetto agli obiettivi di cui alla lettera a).
3. Entro il 30 novembre di ogni anno il CONAI trasmette
all’Osservatorio nazionale sui rifiuti un piano specifico
di prevenzione e gestione relativo all’anno solare
successivo, che sara’ inserito nel programma generale di
prevenzione e gestione.
4. La relazione generale consuntiva relativa all’anno
solare precedente e’ trasmessa per il parere all’Autorita’
di cui all’art. 207, entro il 30 giugno di ogni anno. Con
decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del Ministro delle attivita’ produttive,
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano e l’ANCI si provvede alla approvazione ed alle
eventuali modificazioni e integrazioni del Programma
generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e
dei rifiuti di imballaggio.
5. Nel caso in cui il Programma generale non sia
predisposto, lo stesso e’ elaborato in via sostitutiva
dall’Osservatorio nazionale sui rifiuti. In tal caso gli
obiettivi di recupero e riciclaggio sono quelli massimi
previsti dall’allegato E alla parte quarta del presente
decreto.
6. I piani regionali di cui all’art. 199 sono integrati
con specifiche previsioni per la gestione degli imballaggi
e dei rifiuti di imballaggio sulla base del programma di
cui al presente articolo.».
– Si riporta il testo dell’art. 230 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 230 (Rifiuti derivanti da attivita’ di
manutenzione delle infrastrutture). – 1. Il luogo di
produzione dei rifiuti derivanti da attivita’ di
manutenzione alle infrastrutture, effettuata direttamente
dal gestore dell’infrastruttura a rete e degli impianti per
l’erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico o
tramite terzi, puo’ coincidere con la sede del cantiere che
gestisce l’attivita’ manutentiva o con la sede locale del
gestore della infrastruttura nelle cui competenze rientra
il tratto di infrastruttura interessata dai lavori di
manutenzione ovvero con il luogo di concentramento dove il
materiale tolto d’opera viene trasportato per la successiva
valutazione tecnica, finalizzata all’individuazione del
materiale effettivamente, direttamente ed oggettivamente
riutilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun
trattamento.
1-bis. I rifiuti derivanti dalla attivita’ di raccolta
e pulizia delle infrastrutture autostradali, con esclusione
di quelli prodotti dagli impianti per l’erogazione di
forniture e servizi di interesse pubblico o da altre
attivita’ economiche, sono raccolti direttamente dal
gestore della infrastruttura a rete che provvede alla
consegna a gestori del servizio dei rifiuti solidi urbani.
2. La valutazione tecnica del gestore della
infrastruttura di cui al comma 1 e’ eseguita non oltre
sessanta giorni dalla data di ultimazione dei lavori. La
documentazione relativa alla valutazione tecnica e’
conservata, unitamente ai registri di carico e scarico, per
cinque anni.
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche
ai rifiuti derivanti da attivita’ manutentiva, effettuata
direttamente da gestori erogatori di pubblico servizio o
tramite terzi, dei mezzi e degli impianti fruitori delle
infrastrutture di cui al comma 1.
4. Fermo restando quanto previsto nell’art. 190,
comma 3, i registri di carico e scarico relativi ai rifiuti
prodotti dai soggetti e dalle attivita’ di cui al presente
art. possono essere tenuti nel luogo di produzione dei
rifiuti cosi’ come definito nel comma 1.
5. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle
attivita’ produttive, della salute e delle infrastrutture,
sono definite le modalita’ di gestione dei rifiuti
provenienti dalle attivita’ di pulizia manutentiva delle
fognature, sulla base del criterio secondo il quale tali
rifiuti si considerano prodotti presso la sede o il
domicilio del soggetto che svolge l’attivita’ di pulizia
manutentiva.».
– Si riporta il testo dell’art. 233 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 233 (Consorzio nazionale di raccolta e
trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali
esausti). – 1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la
gestione degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti,
tutti gli operatori della filiera costituiscono un
Consorzio. I sistemi di gestione adottati devono
conformarsi ai principi di cui all’art. 237.
2. Il Consorzio di cui al comma 1, gia’ riconosciuto
dalla previgente normativa, ha personalita’ giuridica di
diritto privato senza scopo di lucro e adegua il proprio
statuto in conformita’ allo schema tipo approvato dal
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico,
entro centoventi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale, e ai principi contenuti nel presente decreto ed
in particolare a quelli di trasparenza, efficacia,
efficienza ed economicita’, nonche’ di libera concorrenza
nelle attivita’ di settore. Nel consiglio di
amministrazione del consorzio il numero dei consiglieri di
amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei
riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei
produttori di materie prime. Lo statuto adottato dal
consorzio e’ trasmesso entro quindici giorni al Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che
lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico, salvo motivate osservazioni cui il consorzio e’
tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora
il consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico;
Il decreto ministeriale di approvazione dello statuto del
consorzio e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.».
3. I consorzi svolgono per tutto il territorio
nazionale i seguenti compiti:
a) assicurano la raccolta presso i soggetti di cui al
comma 12, il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento e il
recupero degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti;
b) assicurano, nel rispetto delle disposizioni
vigenti in materia di inquinamento, lo smaltimento di oli e
grassi vegetali e animali esausti raccolti dei quali non
sia possibile o conveniente la rigenerazione;
c) promuovono lo svolgimento di indagini di mercato e
di studi di settore al fine di migliorare, economicamente e
tecnicamente, il ciclo di raccolta, trasporto, stoccaggio,
trattamento e recupero degli oli e grassi vegetali e
animali esausti.
4. Le deliberazioni degli organi dei consorzi, adottate
in relazione alle finalita’ della parte quarta del presente
decreto ed a norma dello statuto, sono vincolanti per tutte
le imprese partecipanti.
5. Partecipano ai consorzi:
a) le imprese che producono, importano o detengono
oli e grassi vegetali ed animali esausti;
b) le imprese che riciclano e recuperano oli e grassi
vegetali e animali esausti;
c) le imprese che effettuano la raccolta, il
trasporto e lo stoccaggio di oli e grassi vegetali e
animali esausti;
d) eventualmente, le imprese che abbiano versato
contributi di riciclaggio ai sensi del comma 10,
lettera d).
6. Le quote di partecipazione ai consorzi sono
determinate in base al rapporto tra la capacita’ produttiva
di ciascun consorziato e la capacita’ produttiva
complessivamente sviluppata da tutti i consorziati
appartenenti alla medesima categoria,
7. La determinazione e l’assegnazione delle quote
compete al consiglio di amministrazione dei consorzi che vi
provvede annualmente secondo quanto stabilito dallo
statuto.
8. Nel caso di incapacita’ o di impossibilita’ di
adempiere, per mezzo delle stesse imprese consorziate, agli
obblighi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e
riutilizzo degli oli e dei grassi vegetali e animali
esausti stabiliti dalla parte quarta del presente decreto,
il consorzio puo’, nei limiti e nei modi determinati dallo
statuto, stipulare con le imprese pubbliche e private
contratti per l’assolvimento degli obblighi medesimi.
9. Gli operatori che non provvedono ai sensi del
comma 1 possono, entro centoventi giorni dalla
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dello Statuto tipo
ai sensi del comma 2, organizzare autonomamente, la
gestione degli oli e grassi vegetali e animali esausti su
tutto il territorio nazionale. In tale ipotesi gli
operatori stessi devono richiedere all’Autorita’ di cui
all’art. 207, previa trasmissione di idonea documentazione,
il riconoscimento del sistema adottato. A tal fine i
predetti operatori devono dimostrare di aver organizzato il
sistema secondo criteri di efficienza, efficacia ed
economicita’, che il sistema e’ effettivamente ed autonoma
mente funzionante e che e’ in grado di conseguire,
nell’ambito delle attivita’ svolte, gli obiettivi fissati
dal presente articolo. Gli operatori devono inoltre
garantire che gli utilizzatori e gli utenti finali siano
informati sulle modalita’ del sistema adottato.
L’Autorita’, dopo aver acquisito i necessari elementi di
valutazione, si esprime entro novanta giorni dalla
richiesta. In caso di mancata risposta nel termine sopra
indicato, l’interessato chiede al Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio l’adozione dei relativi
provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei successivi
sessanta giorni. L’Autorita’ e’ tenuta a presentare una
relazione annuale di sintesi relativa a tutte le
istruttorie esperite.
10. I consorzi sono tenuti a garantire l’equilibrio
della propria gestione finanziaria. Le risorse finanziarie
dei consorzi sono costituite:
a) dai proventi delle attivita’ svolte dai consorzi;
b) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile;
c) dalle quote consortili;
d) dal contributo ambientale a carico dei produttori
e degli importatori di oli e grassi vegetali e animali per
uso alimentare destinati al mercato interno e ricadenti
nelle finalita’ consortili di cui al comma 1, determinati
annualmente con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle
attivita’ produttive, al fine di garantire l’equilibrio di
gestione dei consorzi.
11. I consorzi di cui al comma 1 ed i soggetti di cui
al comma 9 trasmettono annualmente al Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio ed al Ministro
delle attivita’ produttive i bilanci preventivo e
consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione;
inoltre, entro il 31 maggio di ogni anno, tali soggetti
presentano agli stessi Ministri una relazione tecnica
sull’attivita’ complessiva sviluppata dagli stessi e dai
loro singoli aderenti nell’anno solare precedente.
12. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione dello
Statuto di cui al comma 2, chiunque, in ragione della
propria attivita’ professionale, detiene oli e grassi
vegetali e animali esausti e’ obbligato a conferirli ai
consorzi direttamente o mediante consegna a soggetti
incaricati dai consorzi, fermo restando quanto previsto al
comma 9. L’obbligo di conferimento non esclude la facolta’
per il detentore di cedere oli e grassi vegetali e animali
esausti ad imprese di altro Stato membro della Comunita’
europea.
13. Chiunque, in ragione della propria attivita’
professionale ed in attesa del conferimento ai consorzi,
detenga oli e grassi animali e vegetali esausti e’
obbligato a stoccare gli stessi in apposito contenitore
conforme alle disposizioni vigenti in materia di
smaltimento.
14. Restano ferme le disposizioni comunitarie e
nazionali vigenti in materia di prodotti, sottoprodotti e
rifiuti di origine animale.
15. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di
cui al comma 5 che vengano costituiti o inizino comunque
una delle attivita’ proprie delle categorie medesime
successivamente all’entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto aderiscono ad uno dei consorzi di cui
al comma 1 o adottano il sistema di cui al comma 9, entro
sessanta giorni dalla data di costituzione o di inizio
della propria attivita’.».
– Si riporta il testo dell’art. 234 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 234 (Consorzio nazionale per il riciclaggio di
rifiuti di beni in polietilene). – 1. Al fine di
razionalizzare, organizzare e gestire la raccolta e il
trattamento dei rifiuti di beni in polietilene destinati
allo smaltimento, e’ istituito il consorzio per il
riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, esclusi gli
imballaggi di cui all’art. 218, comma 1,
lettere a), b), c), d), e) e dd), i beni, ed i relativi
rifiuti, di cui agli articoli 227, comma 1, lettere a), b)
e c), e 231. I sistemi di gestione adottati devono
conformarsi ai principi di cui all’art. 237.
2. Con decreto del Ministro dell’Ambiente delle tutela
del territorio e del mare, di concerto con il Ministero
dello sviluppo economico, sono definiti, entro 90 giorni, i
beni in polietilene, che per caratteristiche ed usi,
possono essere considerati beni di lunga durata per i quali
deve essere versato un contributo per il riciclo in misura
ridotta in ragione del lungo periodo di impiego o per i
quali non deve essere versato tale contributo in ragione di
una situazione di fatto di non riciclabilita’ a fine vita.
In attesa di tale decreto tali beni di lunga durata restano
esclusi dal versamento di tale contributo.
3. Il consorzio di cui al comma 1, gia’ riconosciuto
dalla previgente normativa, ha personalita’ giuridica di
diritto privato senza scopo di lucro e adegua il proprio
statuto in conformita’ allo schema tipo approvato dal
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico,entro centoventi giorni dalla pubblicazione in
Gazzetta Ufficiale, e ai principi contenuti nel presente
decreto ed in particolare a quelli di trasparenza,
efficacia, efficienza ed economicita’, nonche’ di libera
concorrenza nelle attivita’ di settore. Nei consigli di
amministrazione del consorzio il numero dei consiglieri di
amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei
riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei
produttori con materie prime. Lo statuto adottato dal
consorzio e’ trasmesso entro quindici giorni al Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che
lo approva di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico, salvo motivate osservazioni cui il consorzio e’
tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora
il consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico;
Il decreto ministeriale di approvazione dello statuto del
consorzio e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
4. Ai consorzi partecipano:
a) i produttori e gli importatori di beni in
polietilene;
b) gli utilizzatori e i distributori di beni in
polietilene;
c) i riciclatori e i recuperatoli di rifiuti di beni
in polietilene.
5. Ai consorzi possono partecipare in qualita’ di soci
aggiunti i produttori ed importatori di materie prime in
polietilene per la produzione di beni in polietilene e le
imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo
stoccaggio dei beni in polietilene. Le modalita’ di
partecipazione vengono definite nell’ambito dello statuto
di cui al comma 3.
6. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di
cui al comma 4 che vengano costituiti o inizino comunque
una delle attivita’ proprie delle categorie medesime
successivamente all’entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto aderiscono ad uno dei consorzi di cui
al comma 1 o adottano il sistema di cui al comma 7, entro
sessanta giorni dalla data di costituzione o di inizio
della propria attivita’.
7. Gli operatori che non provvedono ai sensi del
comma 1 possono entro centoventi giorni dalla pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale dello Statuto tipo ai sensi del
comma 2:
a) organizzare autonomamente la gestione dei rifiuti
di beni in polietilene su tutto il territorio nazionale;
b) mettere in atto un sistema di raccolta e
restituzione dei beni in polietilene al termine del loro
utilizzo, con avvio al riciclo o al recupero, previo
accordi con aziende che svolgono tali attivita’, con
quantita’ definite e documentate;
Nelle predette ipotesi gli operatori stessi devono
richiedere all’Osservatorio nazionale sui rifiuti, previa
trasmissione di idonea documentazione, il riconoscimento
del sistema adottato. A tal fine i predetti operatori
devono dimostrare di aver organizzato il sistema secondo
criteri di efficienza, efficacia ed economicita’, che il
sistema e’ effettivamente ed autonomamente funzionante e
che e’ in grado di conseguire, nell’ambito delle attivita’
svolte, gli obiettivi fissati dal presente articolo. Gli
operatori devono inoltre garantire che gli utilizzatori e
gli utenti finali siano informati sulle modalita’ del
sistema adottato. L’Osservatorio, dopo aver acquisito i
necessari elementi di valutazione, si esprime entro novanta
giorni dalla richiesta. In caso di mancata risposta nel
termine sopra indicato, l’interessato chiede al Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio l’adozione dei
relativi provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei
successivi sessanta giorni. L’Osservatorio presenta una
relazione annuale di sintesi relativa a tutte le
istruttorie esperite.
8. Il consorzio di cui al comma 1 si propone come
obiettivo primario di favorire il ritiro dei beni a base di
polietilene al termine del ciclo di utilita’ per avviarli
ad attivita’ di riciclaggio e di recupero. A tal fine il
consorzio svolge per tutto il territorio nazionale i
seguenti compiti:
a) promuove la gestione del flusso dei beni a base di
polietilene;
b) assicura la raccolta, il riciclaggio e le altre
forme di recupero dei rifiuti di beni in polietilene;
c) promuove la valorizzazione delle frazioni di
polietilene non riutilizzabili;
d) promuove l’informazione degli utenti, intesa a
ridurre il consumo dei materiali ed a favorire forme
corrette di raccolta e di smaltimento;
e) assicura l’eliminazione dei rifiuti di beni in
polietilene nel caso in cui non sia possibile o
economicamente conveniente il riciclaggio, nel rispetto
delle disposizioni contro l’inquinamento.
9. Nella distribuzione dei prodotti dei consorziati, il
consorzio puo’ ricorrere a forme di deposito cauzionale.
10. Il consorzio e’ tenuto a garantire l’equilibrio
della propria gestione finanziaria. I mezzi finanziari per
il funzionamento del consorzio sono costituiti:
a) dai proventi delle attivita’ svolte dal consorzio;
b) dai contributi dei soggetti partecipanti;
c) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile;
d) dall’eventuale contributo percentuale di
riciclaggio di cui al comma 13.
11. Le deliberazioni degli organi del consorzio,
adottate in relazione alle finalita’ della parte quarta del
presente decreto ed a norma dello statuto, sono vincolanti
per tutti i soggetti partecipanti.
12. Il consorzio di cui al comma 1 ed i soggetti di cui
al comma 7 trasmettono annualmente al Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio ed al Ministro
delle attivita’ produttive il bilancio preventivo e
consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione.
Il consorzio di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al
comma 7, entro il 31 maggio di ogni anno, presentano una
relazione tecnica sull’attivita’ complessiva sviluppata
dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell’anno solare
precedente.
13. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio di concerto con il Ministro delle attivita’
produttive determina ogni due anni con proprio decreto gli
obiettivi minimi di riciclaggio e, in caso di mancato
raggiungimento dei predetti obiettivi, puo’ stabilire un
contributo percentuale di riciclaggio da applicarsi
sull’importo netto delle fatture emesse dalle imprese
produttrici ed importatrici di beni di polietilene per il
mercato interno. Il Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio di concerto con il Ministro delle attivita’
produttive determina gli obiettivi di riciclaggio a valere
per il primo biennio entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della parte quarta del presente decreto.
14. Decorsi novanta giorni dalla pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione dello
statuto di cui al comma 3, chiunque, in ragione della
propria attivita’, detiene rifiuti di beni in polietilene
e’ obbligato a conferirli al consorzio riconosciuto o
direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dal
consorzio stesso, fatto comunque salvo quanto previsto dal
comma 7. L’obbligo di conferimento non esclude la facolta’
per il detentore di cedere i rifiuti di bene in polietilene
ad imprese di altro Stato membro della Comunita’ europea.».
– Si riporta il testo dell’art. 235 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 235 (Consorzio nazionale per la raccolta ed il
trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti
piombosi). – 1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la
gestione delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti
piombosi, tutte le imprese di cui all’art. 9-quinquies del
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, come
modificato dal comma 15 del presente articolo, aderiscono
al consorzio di cui al medesimo art. 9-quinquies che adotta
sistemi di gestione conformi ai principi di cui all’art.
237.
2. il Consorzio di cui al comma 1, gia’ riconosciuto
dalla previgente normativa, ha personalita’ giuridica di
diritto privato senza scopo di lucro e adegua il proprio
statuto in conformita’ allo schema tipo approvato dal
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico,entro 120 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale e ai principi contenuti nel presente decreto ed
in particolare a quelli di trasparenza, efficacia,
efficienza ed economicita’, nonche’ di libera concorrenza
nelle attivita’ di settore. Nei consigli di amministrazione
del consorzio il numero dei consiglieri di amministrazione
in rappresentanza dei raccoglitori e dei riciclatori dei
rifiuti deve essere uguale a quello dei consiglieri di
amministrazione in rappresentanza dei produttori. Lo
statuto adottato dal consorzio e’ trasmesso entro quindici
giorni al Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, che lo approva di concerto con il
Ministro dello sviluppo economico, salvo motivate
osservazioni cui il consorzio e’ tenuto ad adeguarsi nei
successivi sessanta giorni. Qualora il consorzio non
ottemperi nei termini prescritti, le modifiche allo statuto
sono apportate con decreto del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di concerto con il
Ministro dello sviluppo economico; Il decreto ministeriale
di approvazione dello statuto del consorzio epubblicato
nella Gazzetta Ufficiale.
3. All’art. 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre
1988 n. 397 convertito, con modificazioni, dalla legge
9 novembre 1988, il comma 6-bis, e’ sostituito dal
presente: Tutti i soggetti che effettuano attivita’ di
gestione del rifiuto di batterie al piombo esauste e di
rifiuti piombosi, devono trasmettere contestualmente al
Consorzio copia della comunicazione di cui all’art. 189,
per la sola parte inerente i rifiuti di batterie esauste e
di rifiuti piombosi. Alla violazione dell’obbligo si
applicano le medesime sanzioni previste per la mancata
comunicazione di cui al citato art. 189 comma 3.
4. (Soppresso).
5. (Soppresso).
6. (Soppresso).
7. (Soppresso).
8. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di
cui al comma 15 che vengano costituiti o inizino comunque
una delle attivita’ proprie delle categorie medesime
successivamente all’entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto aderiscono al Consorzio di cui al
comma 1 entro sessanta giorni dalla data di costituzione o
di inizio della propria attivita’.
9. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale di
approvazione dello statuto di cui al comma 2, chiunque
detiene batterie al piombo esauste o rifiuti piombosi e’
obbligato al loro conferimento al Consorzio, direttamente o
mediante consegna a soggetti incaricati del consorzio o
autorizzati, in base alla normativa vigente, a esercitare
le attivita’ di gestione di tali rifiuti, fermo restando
quanto previsto al comma 3. L’obbligo di conferimento non
esclude la facolta’ per il detentore di cedere le batterie
esauste ed i rifiuti piombosi ad imprese di altro Stato
membro della Comunita’ europea.
10. All’art. 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre
1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge
9 novembre 1988, n. 475, il comma 7 e’ sostituito dal
seguente: «Al fine di assicurare al consorzio i mezzi
finanziari per lo svolgimento dei propri compiti e’
istituito un contributo ambientale sulla vendita delle
batterie in relazione al contenuto a peso di piombo da
applicarsi da parte di tutti i produttori e gli
importatori che immettono le batterie al piombo nel mercato
italiano, con diritto di rivalsa sugli acquirenti in tutte
le successive fasi della commercializzazione. I produttori
e gli importatori versano direttamente al consorzio i
proventi del contributo ambientale.».
11. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle
attivita’ produttive, sono determinati: il contributo
ambientale di cui al comma 10, la percentuale dei costi da
coprirsi con l’applicazione di tale contributo ambientale.
12. Chiunque, in ragione della propria attivita’ ed in
attesa del conferimento ai sensi del comma 9, detenga
batterie esauste e’ obbligato a stoccare le batterie stesse
in apposito contenitore conforme alle disposizioni vigenti
in materia di smaltimento dei rifiuti.
13. Il consorzio di cui al comma 1 trasmette
annualmente al Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio ed al Ministro delle attivita’ produttive i
bilanci preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla
loro approvazione; inoltre, entro il 31 maggio di ogni
anno, tali soggetti presentano agli stessi Ministri una
relazione tecnica sull’attivita’ complessiva sviluppata
dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell’anno solare
precedente.
14. Al comma 2 dell’art. 9-quinquies del decreto-legge
9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e’ aggiunta la
seguente lettera: “d-bis) promuovere la sensibilizzazione
dell’opinione pubblica e dei consumatori sulle tematiche
della raccolta e dell’eliminazione delle batterie al piombo
esauste e dei rifiuti piombosi”.
15. Il comma 3 dell’art. 9-quinquies, del decreto-legge
9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e’ sostituito dal
seguente:
“Al Consorzio, che e’ dotato di personalita’ giuridica
di diritto privato senza scopo di lucro, partecipano:
a) le imprese che effettuano il riciclo delle
batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi mediante
la produzione di piombo secondario raffinato od in lega;
b) le imprese che svolgono attivita’ di fabbricazione
oppure di importazione di batterie al piombo;
c) le imprese che effettuano la raccolta delle
batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi;
d) le imprese che effettuano la sostituzione e la
vendita delle batterie al piombo.”.
16. Dopo il comma 3, dell’art. 9-quinquies, del
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e’
inserito il seguente:
“3-bis. Nell’ambito di ciascuna categoria, le quote di
partecipazione da attribuire ai singoli soci sono
determinate come segue:
a) per le imprese di riciclo di cui alla lettera a)
del comma 3 sono determinate in base al rapporto fra la
capacita’ produttiva di piombo secondario del singolo
soggetto consorziato e quella complessiva di tutti i
consorziati appartenenti alla stessa categoria;
b) per le imprese che svolgono attivita’ di
fabbricazione, oppure d’importazione delle batterie al
piombo di cui alla lettera b) del comma 3, sono determinate
sulla base del contributo ambientale versato al netto dei
rimborsi;
c) le quote di partecipazione delle imprese e loro
associazioni di cui alle lettere c) e d) del comma 3 del
presente art. sono attribuite alle associazioni nazionali
dei raccoglitori di batterie al piombo esauste, in
proporzione ai quantitativi conferiti al Consorzio dai
rispettivi associati, e alle associazioni dell’artigianato
che installano le batterie di avviamento al piombo.”.
17. (Soppresso).
18. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali
di recupero e riciclaggio, gli eventuali avanzi di gestione
accantonati dal Consorzio nelle riserve costituenti il
patrimonio netto non concorrono alla formazione del
reddito, a condizione che sia rispettato il divieto di
distribuzione, sotto qualsiasi forma, ai consorziati di
tali avanzi e riserve, anche in caso di scioglimento del
consorzio medesimo.».
– Si riporta il testo dell’art. 236 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 236 (Consorzio nazionale per la gestione,
raccolta e trattamento degli oli minerali usati). – 1. Al
fine di razionalizzare e organizzare la gestione degli oli
minerali usati, da avviare obbligatoriamente alla
rigenerazione tesa alla produzione di oli base, le imprese
di cui al comma 4, sono tenute a partecipare
all’assolvimento dei compiti previsti al comma 12 tramite
adesione al consorzio di cui all’art. 11 del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 95. I consorzi adottano
sistemi di gestione conformi ai principi di cui all’art.
237.
2. Il consorzio di cui al comma 1, gia’ riconosciuto
dalla previgente normativa, ha personalita’ giuridica di
diritto privato senza scopo di lucro e adegua il proprio
statuto in conformita’ allo schema tipo approvato dal
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico,entro centoventi giorni dalla pubblicazione in
Gazzetta Ufficiale e ai principi contenuti nel presente
decreto ed in particolare a quelli di trasparenza,
efficacia, efficienza ed economicita’, nonche’ di libera
concorrenza nelle attivita’ di settore. Nei consigli di
amministrazione del consorzio il numero dei consiglieri di
amministrazione in rappresentanza dei raccoglitori e dei
riciclatori dei rifiuti deve essere uguale a quello dei
consiglieri di amministrazione in rappresentanza dei
produttori. Lo statuto adottato dal consorzio e’ trasmesso
entro quindici giorni al Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, che lo approva di
concerto con il Ministro dello sviluppo economico, salvo
motivate osservazioni cui il consorzio e’ tenuto ad
adeguarsi nei successivi sessanta giorni. Qualora il
consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico;
Il decreto ministeriale di approvazione dello statuto del
consorzio e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
3. Le imprese che eliminano gli oli minerali usati
tramite co-combustione e all’uopo debitamente autorizzate e
gli altri consorzi di cui al presente art. sono tenute a
fornire al Consorzio di cui all’art. 11 del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, i dati tecnici di cui
al comma 12, lettera h), affinche’ tale consorzio comunichi
annualmente tutti i dati raccolti su base nazionale ai
Ministeri che esercitano il controllo, corredati da una
relazione illustrativa. Alla violazione dell’obbligo si
applicano le sanzioni di cui all’art. 258 per la mancata
comunicazione di cui all’art. 189, comma 3.
4. Ai Consorzi partecipano in forma paritetica tutte le
imprese che:
a) le imprese che producono, importano o mettono in
commercio oli base vergini;
b) le imprese che producono oli base mediante un
processo di rigenerazione;
c) le imprese che effettuano il recupero e la
raccolta degli oli usati;
d) le imprese che effettuano la sostituzione e la
vendita degli oli lubrificanti.
5. Le quote di partecipazione al consorzio sono
ripartite fra le categorie di imprese di cui al comma 4 e
nell’ambito di ciascuna di esse sono attribuite in
proporzione delle quantita’ di lubrificanti prodotti,
commercializzati, rigenerati o recuperati.
6. Le deliberazioni degli organi dei Consorzi, adottate
in relazione alle finalita’ della parte quarta del presente
decreto ed a norma dello statuto, sono vincolanti per tutti
i consorziati.
7. I consorzi determinano annualmente, con riferimento
ai costi sopportati nell’anno al netto dei ricavi per
l’assolvimento degli obblighi di cui al presente articolo,
il contributo per chilogrammo dell’olio lubrificante che
sara’ messo a consumo nell’anno successivo. Ai fini della
parte quarta del presente decreto si considerano immessi al
consumo gli oli lubrificanti di base e finiti all’atto del
pagamento dell’imposta di consumo.
8. Le imprese partecipanti sono tenute a versare al
consorzio i contributi dovuti da ciascuna di esse secondo
le modalita’ ed i termini fissati ai sensi del comma 9.
9. Le modalita’ e i termini di accertamento,
riscossione e versamento dei contributi di cui al comma 8,
sono stabiliti con decreto del Ministro della economia e
delle finanze, di concerto con i Ministri dell’ambiente e
della tutela del territorio e delle attivita’ produttive,
da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale entro un mese
dall’approvazione dello statuto del consorzio.
10. I consorzi di cui al comma 1 trasmettono
annualmente al Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio ed al Ministro delle attivita’ produttive i
bilanci preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla
loro approvazione. I Consorzi di cui al comma 1, entro il
31 maggio di ogni anno, presentano al Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio ed al Ministro
delle attivita’ produttive una relazione tecnica
sull’attivita’ complessiva sviluppata dagli stessi e dai
loro singoli aderenti nell’anno solare precedente.
11. Lo statuto di cui al comma 2, prevede, in
particolare, gli organi dei consorzi e le relative
modalita’ di nomina.
12. I consorzi svolgono per tutto il territorio
nazionale i seguenti compiti:
a) promuovere la sensibilizzazione dell’opinione
pubblica sulle tematiche della raccolta;
b) assicurare ed incentivare la raccolta degli oli
usati ritirandoli dai detentori e dalle imprese
autorizzate;
c) espletare direttamente la attivita’ di raccolta
degli oli usati dai detentori che ne facciano richiesta
nelle aree in cui la raccolta risulti difficoltosa o
economicamente svantaggiosa;
d) selezionare gli oli usati raccolti ai fini della
loro corretta eliminazione tramite rigenerazione,
combustione o smaltimento;
e) cedere gli oli usati raccolti:
1) in via prioritaria, alla rigenerazione tesa alla
produzione di oli base;
2) in caso ostino effettivi vincoli di carattere
tecnico economico e organizzativo, alla combustione o
coincenerimento;
3) in difetto dei requisiti per l’avvio agli usi di
cui ai numeri precedenti, allo smaltimento tramite
incenerimento o deposito permanente;
f) perseguire ed incentivare lo studio, la
sperimentazione e la realizzazione di nuovi processi di
trattamento e di impiego alternativi;
g) operare nel rispetto dei principi di concorrenza,
di libera circolazione dei beni, di economicita’ della
gestione, nonche’ della tutela della salute e dell’ambiente
da ogni inquinamento dell’aria, delle acque del suolo;
h) annotare ed elaborare tutti i dati tecnici
relativi alla raccolta ed eliminazione degli oli usati e
comunicarli annualmente al Consorzio di cui all’art. 11 del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, affinche’ tale
Consorzio li trasmetta ai Ministeri che esercitano il
controllo, corredati da una relazione illustrativa;
i) garantire ai rigeneratori, nei limiti degli oli
usati rigenerabili raccolti e della produzione
dell’impianto, i quantitativi di oli usati richiesti a
prezzo equo e, comunque, non superiore al costo diretto
della raccolta;
l) assicurare lo smaltimento degli oli usati nel caso
non sia possibile o economicamente conveniente il recupero,
nel rispetto delle disposizioni contro l’inquinamento.
13. I consorzi possono svolgere le proprie funzioni sia
direttamente che tramite mandati conferiti ad imprese per
determinati e limitati settori di attivita’ o determinate
aree territoriali. L’attivita’ dei mandatari e’ svolta
sotto la direzione e la responsabilita’ dei consorzi
stessi.
14. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di
cui al comma 4 che vengano costituiti o inizino comunque
una delle attivita’ proprie delle categorie medesime
successivamente all’entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto aderiscono ad uno dei Consorzi di cui
al comma 1, entro sessanta giorni dalla data di
costituzione o di inizio della propria attivita’.
15. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione dello
statuto di cui al comma 2, chiunque detiene oli minerali
esausti e’ obbligato al loro conferimento ai Consorzi di
cui al comma 1, direttamente o mediante consegna a soggetti
incaricati del consorzio o autorizzati, in base alla
normativa vigente, a esercitare le attivita’ di gestione di
tali rifiuti. L’obbligo di conferimento non esclude la
facolta’ per il detentore di cedere gli oli minerali
esausti ad imprese di altro Stato membro della Comunita’
europea.
16. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali
di recupero e riciclaggio, gli eventuali avanzi di gestione
accantonati dai consorzi di cui al comma 1 nelle riserve
costituenti il patrimonio netto non concorrono alla
formazione del reddito, a condizione che sia rispettato il
divieto di distribuzione, sotto qualsiasi forma, ai
consorziati di tali avanzi e riserve, anche in caso di
scioglimento dei consorzi medesimi.».
– Si riporta il testo dell’art. 214 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 214 (Determinazione delle attivita’ e delle
caratteristiche dei rifiuti per l’ammissione alle procedure
semplificate). – 1. Le procedure semplificate di cui al
presente Capo devono garantire in ogni caso un elevato
livello di protezione ambientale e controlli efficaci ai
sensi e nel rispetto di quanto disposto dall’art. 178,
comma 2.
2. Con decreti del Ministro dell’ambiente e della
tutela dei territorio di concerto con i Ministri delle
attivita’ produttive, della salute e, per i rifiuti
agricoli e le attivita’ che danno vita ai fertilizzanti,
con il Ministro delle politiche agricole e forestali, sono
adottate per ciascun tipo di attivita’ le norme, che
fissano i tipi e le quantita’ di rifiuti, e le condizioni
in base alle quali le attivita’ di smaltimento di rifiuti
non pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di
produzione degli stessi e le attivita’ di recupero di cui
all’Allegato C alla parte quarta del presente decreto sono
sottoposte alle procedure semplificate di cui agli
articoli 215 e 216. Con la medesima procedura si provvede
all’aggiornamento delle predette norme tecniche e
condizioni.
3. (Soppresso).
4. Le norme e le condizioni di cui al comma 2 e le
procedure semplificate devono garantire che i tipi o le
quantita’ di rifiuti ed i procedimenti e metodi di
smaltimento o di recupero siano tali da non costituire un
pericolo per la salute dell’uomo e da non recare
pregiudizio all’ambiente. In particolare, ferma restando la
disciplina del decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133,
per accedere alle procedure semplificate, le attivita’ di
trattamento termico e di recupero energetico devono,
inoltre, rispettare le seguenti condizioni:
a) siano utilizzati combustibili da rifiuti urbani
oppure rifiuti speciali individuati per frazioni omogenee;
b) i limiti di emissione non siano inferiori a quelli
stabiliti per gli impianti di incenerimento e
coincenerimento dei rifiuti dalla normativa vigente, con
particolare riferimento al decreto legislativo 11 maggio
2005, n. 133;
c) sia garantita la produzione di una quota minima di
trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia
utile calcolata su base annuale;
d) siano rispettate le condizioni, le norme tecniche
e le prescrizioni specifiche di cui agli articoli 215,
comma 2, e 216, commi 1, 2 e 3,
5. Sino all’emanazione dei decreti di cui al comma 2
relativamente alle attivita’ di recupero continuano ad
applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del Ministro
dell’ambiente 5 febbraio 1998 e 12 giugno 2002, n. 161.
6. La emanazione delle norme e delle condizioni di cui
al comma 2 deve riguardare, in primo luogo, i rifiuti
indicati nella lista verde di cui all’Allegato II del
regolamento (CEE) 1° febbraio 1993, n. 259.
7. Per la tenuta dei registri di cui agli articoli 215,
comma 3, e 216, comma 3, e per l’effettuazione dei
controlli periodici, l’interessato e’ tenuto a versare alla
Sezione regionale dell’Albo il diritto di iscrizione
annuale di cui all’art. 212, comma 26.
8. La costruzione di impianti che recuperano rifiuti
nel rispetto delle condizioni, delle prescrizioni e delle
norme tecniche di cui ai commi 2 e 3 e’ disciplinata dalla
normativa nazionale e comunitaria in materia di qualita’
dell’aria e di inquinamento atmosferico da impianti
industriali. L’autorizzazione all’esercizio nei predetti
impianti di operazioni di recupero di rifiuti non
individuati ai sensi del presente art. resta comunque
sottoposta alle disposizioni di cui agli articoli 208, 209,
210 e 211.
9. Alle denunce, alle comunicazioni e alle domande
disciplinate dal presente Capo si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni relative alle attivita’
private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20
della legge 7 agosto 1990, n. 241. Si applicano, altresi’,
le disposizioni di cui all’art. 21 della legge 7 agosto
1990, n. 241. A condizione che siano rispettate le
condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni specifiche
adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell’art. 216,
l’esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti
possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla
comunicazione di inizio di attivita’ alla provincia.».
– Si riporta il testo dell’art. 215 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 215 (Autosmaltimento). – 1. A condizione che
siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni
specifiche di cui all’art. 214, commi 1, 2 e 3, le
attivita’ di smaltimento di rifiuti non pericolosi
effettuate nel luogo di produzione dei rifiuti stessi
possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla
comunicazione di inizio di attivita’ alla provincia
territorialmente competente, entro dieci giorni dal
ricevimento della comunicazione stessa.
2. Le norme tecniche di cui al comma 1 prevedono in
particolare:
a) il tipo, la quantita’ e le caratteristiche dei
rifiuti da smaltire;
b) il ciclo di provenienza dei rifiuti;
c) le condizioni per la realizzazione e l’esercizio
degli impianti;
d) le caratteristiche dell’impianto di smaltimento;
e) la qualita’ delle emissioni e degli scarichi
idrici nell’ambiente.
3. La provincia iscrive in un apposito registro le
imprese che effettuano la comunicazione di inizio di
attivita’ ed entro il termine di cui al comma 1 verifica
d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti
richiesti. A tal fine, alla comunicazione di inizio di
attivita’, a firma del legale rappresentante dell’impresa,
e’ allegata una relazione dalla quale deve risultare:
a) il rispetto delle condizioni e delle norme
tecniche specifiche di cui al comma 1;
b) il rispetto delle norme tecniche di sicurezza e
delle procedure autorizzative previste dalla normativa
vigente.
4. La provincia, qualora accerti il mancato rispetto
delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1,
dispone con provvedimento motivato il divieto di inizio
ovvero di prosecuzione dell’attivita’, salvo che
l’interessato non provveda a conformare alla normativa
vigente detta attivita’ ed i suoi effetti entro il termine
e secondo le prescrizioni stabiliti dall’amministrazione.
5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere
rinnovata ogni cinque anni e, comunque, in caso di modifica
sostanziale delle operazioni di autosmaltimento.
6. Restano sottoposte alle disposizioni di cui agli
articoli 208, 209, 210 e 211 le attivita’ di
autosmaltimento di rifiuti pericolosi e la discarica di
rifiuti.».
– Si riporta il testo dell’art. 216 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 216 (Operazioni di recupero). – 1. A condizione
che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni
specifiche di cui all’art. 214, commi 1, 2 e 3, l’esercizio
delle operazioni di recupero dei rifiuti puo’ essere
intrapreso decorsi novanta giorni dalla comunicazione di
inizio di attivita’ alla provincia territorialmente
competente, entro dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione stessa. Nelle ipotesi di rifiuti elettrici ed
elettronici di cui all’art. 227, comma 1, lettera a), di
veicoli fuori uso di cui all’art. 227, comma 1, lettera c),
e di impianti di coincenerimento, l’avvio delle attivita’
e’ subordinato all’effettuazione di una visita preventiva,
da parte della provincia competente per territorio, da
effettuarsi entro sessanta giorni dalla presentazione della
predetta comunicazione.
2. Le condizioni e le norme tecniche di cui al comma 1,
in relazione a ciascun tipo di attivita’, prevedono in
particolare:
a) per i rifiuti non pericolosi:
1) le quantita’ massime impiegabili;
2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei
rifiuti utilizzabili nonche’ le condizioni specifiche alle
quali le attivita’ medesime sono sottoposte alla disciplina
prevista dal presente articolo;
3) le prescrizioni necessarie per assicurare che,
in relazione ai tipi o alle quantita’ dei rifiuti ed ai
metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza
pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti
o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente;
b) per i rifiuti pericolosi:
1) le quantita’ massime impiegabili;
2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei
rifiuti;
3) le condizioni specifiche riferite ai valori
limite di sostanze pericolose contenute nei rifiuti, ai
valori limite di emissione per ogni tipo di rifiuto ed al
tipo di attivita’ e di impianto utilizzato, anche in
relazione alle altre emissioni presenti in sito;
4) gli altri requisiti necessari per effettuare
forme diverse di recupero;
5) le prescrizioni necessarie per assicurare che,
in relazione al tipo ed alle quantita’ di sostanze
pericolose contenute nei rifiuti ed ai metodi di recupero,
i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la
salute dell’uomo e senza usare procedimenti e metodi che
potrebbero recare pregiudizio all’ambiente.
3. La provincia iscrive in un apposito registro le
imprese che effettuano la comunicazione di inizio di
attivita’ e, entro il termine di cui al comma 1, verifica
d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti
richiesti. A tal fine, alla comunicazione di inizio di
attivita’, a firma del legale rappresentante dell’impresa,
e’ allegata una relazione dalla quale risulti:
a) il rispetto delle norme tecniche e delle
condizioni specifiche di cui al comma 1;
b) il possesso dei requisiti soggettivi richiesti per
la gestione dei rifiuti;
c) le attivita’ di recupero che si intendono
svolgere;
d) lo stabilimento, la capacita’ di recupero e il
ciclo di trattamento o di combustione nel quale i rifiuti
stessi sono destinati ad essere recuperati, nonche’
l’utilizzo di eventuali impianti mobili;
e) le caratteristiche merceologiche dei prodotti
derivanti dai cicli di recupero.
4. La provincia, qualora accerti il mancato rispetto
delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1,
dispone, con provvedimento motivato, il divieto di inizio
ovvero di prosecuzione dell’attivita’, salvo che
l’interessato non provveda a conformare alla normativa
vigente detta attivita’ ed i suoi effetti entro il termine
e secondo le prescrizioni stabiliti dall’amministrazione.
5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere
rinnovata ogni cinque anni e comunque in caso di modifica
sostanziale delle operazioni di recupero.
6. La procedura semplificata di cui al presente art.
sostituisce, limitatamente alle variazioni qualitative e
quantitative delle emissioni determinate dai rifiuti
individuati dalle norme tecniche di cui al comma 1 che gia’
fissano i limiti di emissione in relazione alle attivita’
di recupero degli stessi, l’autorizzazione di cui all’art.
269 in caso di modifica sostanziale dell’impianto,
7. Le disposizioni semplificate del presente art. non
si applicano alle attivita’ di recupero dei rifiuti urbani,
ad eccezione:
a) delle attivita’ per il riciclaggio e per il
recupero di materia prima secondaria e di produzione di
compost di qualita’ dai rifiuti provenienti da raccolta
differenziata;
b) delle attivita’ di trattamento dei rifiuti urbani
per ottenere combustibile da rifiuto effettuate nel
rispetto delle norme tecniche di cui al comma 1.
8. Fermo restando il rispetto dei limiti di emissione
in atmosfera di cui all’art. 214, comma 4, lettera b), e
dei limiti delle altre emissioni inquinanti stabilite da
disposizioni vigenti e fatta salva l’osservanza degli altri
vincoli a tutela dei profili sanitari e ambientali, entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte
quarta del presente decreto, il Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio, di concerto con il Ministro
delle attivita’ produttive, determina modalita’, condizioni
e misure relative alla concessione di incentivi finanziari
previsti da disposizioni legislative vigenti a favore
dell’utilizzazione dei rifiuti in via prioritaria in
operazioni di riciclaggio e di recupero per ottenere
materie, sostanze, oggetti, nonche’ come combustibile per
produrre energia elettrica, tenuto anche conto del
prevalente interesse pubblico al recupero energetico nelle
centrali elettriche di rifiuti urbani sottoposti a
preventive operazioni di trattamento finalizzate alla
produzione di combustibile da rifiuti e nel rispetto di
quanto previsto dalla direttiva 2001/77/CE del 27 settembre
2001 e dal relativo decreto legislativo di attuazione
29 dicembre 2003, n. 387.
9. (Soppresso).
10. (Soppresso).
11 Alle attivita’ di cui al presente art. si applicano
integralmente le norme ordinarie per il recupero e lo
smaltimento qualora i rifiuti non vengano destinati in modo
effettivo ed oggettivo al recupero.
12. Le condizioni e le norme tecniche relative ai
rifiuti pericolosi di cui al comma 1 sono comunicate alla
Commissione dell’Unione europea tre mesi prima della loro
entrata in vigore.
13. Le operazioni di messa in riserva dei rifiuti
pericolosi individuati ai sensi del presente art. sono
sottoposte alle procedure semplificate di comunicazione di
inizio di attivita’ solo se effettuate presso l’impianto
dove avvengono le operazioni di riciclaggio e di recupero
previste ai punti da R1 a R9 dell’Allegato C alla parte
quarta del presente decreto.
14. Fatto salvo quanto previsto dal comma 13, le norme
tecniche di cui ai commi 1, 2 e 3 stabiliscono le
caratteristiche impiantistiche dei centri di messa in
riserva di rifiuti non pericolosi non localizzati presso
gli impianti dove sono effettuate le operazioni di
riciclaggio e di recupero individuate ai punti da R1 a R9
dell’Allegato C alla parte quarta del presente decreto,
nonche’ le modalita’ di stoccaggio e i termini massimi
entro i quali i rifiuti devono essere avviati alle predette
operazioni.
15. Le comunicazioni effettuate alla data di entrata in
vigore del presente decreto alle sezioni regionali
dell’Albo sono trasmesse, a cura delle Sezioni medesime,
alla provincia territorialmente competente.».
– Si riporta il testo dell’art. 229 del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 229 (Combustibile da rifiuti e combustibile da
rifiuti di qualita’ elevata – cdr e cdr-q). – 1. Ai sensi e
per gli effetti della parte quarta del presente decreto, il
combustibile da rifiuti (Cdr), di seguito Cdr, e il
combustibile da rifiuti di qualita’ elevata (CDR -Q) di
seguito CDR-Q, come definito dall’art. 183, comma 1,
lettera s), sono classificati come rifiuto speciale.
2. (Soppresso).
3. La produzione del CDR e del CDR-Q deve avvenire nel
rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti e
rimane comunque subordinata al rilascio delle
autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio
dell’impianto previste dalla parte quarta del presente
decreto. Nella produzione del CDR e del CDR-Q e’ ammesso
per una percentuale massima del cinquanta per cento in peso
l’impiego di rifiuti speciali non pericolosi. Per la
produzione e l’impiego del CDR e’ ammesso il ricorso alle
procedure semplificate di cui agli articoli 214 e 216.
4. Ai fini della costruzione e dell’esercizio degli
impianti di incenerimento o coincenerimento che utilizzano
il CDR si applicano le specifiche disposizioni, comunitarie
e nazionali, in materia di autorizzazione integrata
ambientale e di incenerimento dei rifiuti. Per la
costruzione e per l’esercizio degli impianti di produzione
di energia elettrica e per i cementifici che utilizzano
CDR-Q si applica la specifica normativa di settore.
5. (Soppresso).
6. (Soppresso).».
– Si riporta il testo del comma 5, dell’art. 258 del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«5. Se le indicazioni di cui ai commi 1 e 2 sono
formalmente incomplete o inesatte ma i dati riportati nella
comunicazione al catasto, nei registri di carico e scarico,
nei formulari di identificazione dei rifiuti trasportati e
nelle altre scritture contabili tenute per legge consentono
di ricostruire le informazioni dovute, si applica la
sanzione amministrativa pecuniaria da duecentosessanta euro
a millecinquecentocinquanta euro. La stessa pena si applica
se le indicazioni di cui al comma 4 sono formalmente
incomplete o inesatte ma contengono tutti gli elementi per
ricostruire le informazioni dovute per legge, nonche’ nei
casi di mancato invio alle autorita’ competenti e di
mancata conservazione dei registri di cui all’art. 190,
comma 1, o del formulario di cui all’art. 193.».
– Si riporta l’Allegato C al Titolo V della parte
quarta del citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, come modificato dal presente decreto:
«Allegato C
Operazioni di recupero
N.B. Il presente allegato intende elencare le
operazioni di recupero come avvengono nella pratica. I
rifiuti devono essere recuperati senza pericolo per la
salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che
possano recare pregiudizio all’ambiente:
R1 Utilizzazione principale come combustibile o come
altro mezzo per produrre energia;
R2 Rigenerazione/recupero di solventi;
R3 Riciclo/recupero delle sostanze organiche non
utilizzate come solventi (comprese le operazioni di
compostaggio e altre trasformazioni biologiche;
R4 Riciclo/recupero dei metalli e dei composti
metallici;
R5 Riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche;
R6 Rigenerazione degli acidi o delle basi;
R7 Recupero dei prodotti che servono a captare gli
inquinanti;
R8 Recupero dei prodotti provenienti dai
catalizzatori;
R9 Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli;
R10 Spandimento sul suolo a beneficio
dell’agricoltura o dell’ecologia;
R11 Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle
operazioni indicate da R1 a R10;
R12 Scambio di rifiuti per sottoporli a una delle
operazioni indicate da R1 a R11;
R13 Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una
delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 (escluso il
deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui
sono prodotti;
R14 (soppressa).».
– Si riporta l’Allegato 1 al Titolo V della parte
quarta del citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, come modificato dal presente decreto:
«Allegato 1
CRITERI GENERALI PER L’ANALISI DI RISCHIO SANITARIO
AMBIENTALE SITO-SPECIFICA
Premessa.
Il presente allegato definisce gli elementi necessari
per la redazione dell’analisi di rischio sanitario
ambientale sito-specifica (nel seguito analisi di rischio),
da utilizzarsi per la definizione degli obiettivi di
bonifica. L’analisi di rischio si puo’ applicare prima,
durante e dopo le operazioni di bonifica o messa in
sicurezza.
L’articolato normativo fa riferimento a due
criteri-soglia di intervento: il primo (CSC) da
considerarsi valore di attenzione, superato il quale
occorre svolgere una caratterizzazione ed il secondo (CSR)
che identifica i livelli di contaminazione residua
accettabili, calcolati mediante analisi di rischio, sui
quali impostare gli interventi di messa in sicurezza e/o di
bonifica.
Il presente allegato definisce i criteri minimi da
applicare nella procedura di analisi di rischio inversa che
verra’ utilizzata per il calcolo delle CSR, cioe’ per
definire in modo rigoroso e cautelativo per l’ambiente gli
obiettivi di bonifica aderenti alla realta’ del sito, che
rispettino i criteri di accettabilita’ del rischio
cancerogeno e dell’indice di rischio assunti nei punti di
conformita’ prescelti.
Concetti e principi base.
Nell’applicazione dell’analisi di rischio dei siti
contaminati ed ai fini di una interpretazione corretta dei
risultati finali occorre tenere conto dei seguenti
concetti:
la grandezza rischio, in tutte le sue diverse
accezioni, ha costantemente al suo interno componenti
probabilistiche. Nella sua applicazione per definire gli
obiettivi di risanamento e’ importante sottolineare che la
probabilita’ non e’ legata all’evento di contaminazione
(gia’ avvenuto), quanto alla natura probabilistica degli
effetti nocivi che la contaminazione, o meglio
l’esposizione ad un certo contaminante, puo’ avere sui
ricettori finali.
Ai fini di una piena accettazione dei risultati dovra’
essere posta una particolare cura nella scelta dei
parametri da utilizzare nei calcoli, scelta che dovra’
rispondere sia a criteri di conservativita’, il principio
della cautela e’ intrinseco alla procedura di analisi di
rischio, che a quelli di sito-specificita’ ricavabili dalle
indagini di caratterizzazione svolte.
L’individuazione e l’analisi dei potenziali percorsi di
esposizione e dei bersagli e la definizione degli obiettivi
di bonifica, in coerenza con gli orientamenti strategici
piu’ recenti, devono tenere presente la destinazione d’uso
del sito prevista dagli strumenti di programmazione
territoriale.
Componenti dell’analisi di rischio da parametrizzare.
Sulla base della struttura del processo decisionale di
«analisi di rischio», indipendentemente dal tipo di
metodologia impiegata, dovranno essere parametrizzate le
seguenti componenti: contaminanti indice, sorgenti, vie e
modalita’ di esposizione, ricettori finali.
Di seguito si presentano gli indirizzi necessari per la
loro definizione ai fini dei calcoli.
Contaminanti indice.
Particolare attenzione dovra’ essere posta nella scelta
delle sostanze di interesse (contaminanti indice) da
sottoporre ai calcoli di analisi di rischio.
La scelta dei contaminanti indice, desunti dai
risultati della caratterizzazione, deve tener conto dei
seguenti fattori:
* Superamento della o delle CSC, ovvero dei valori di
fondo naturali.
* Livelli di tossicita’.
* Grado di mobilita’ e persistenza nelle varie
matrici ambientali
* Correlabilita’ ad attivita’ svolta nel sito
* Frequenza dei valori superiori al CSC.
Sorgenti
Le indagini di caratterizzazione dovranno portare alla
valutazione della geometria della sorgente: tale
valutazione dovra’ necessariamente tenere conto delle
dimensioni globali del sito, in modo da procedere,
eventualmente, ad una suddivisione in aree omogenee sia per
le caratteristiche idrogeologiche che per la presenza di
sostanze contaminanti, da sottoporre individualmente ai
calcoli di analisi di rischio.
In generale l’esecuzione dell’analisi di rischio
richiede l’individuazione di valori di concentrazione dei
contaminanti rappresentativi in corrispondenza di ogni
sorgente di contaminazione (suolo superficiale, suolo
profondo, falda) secondo modalita’ e criteri che si
diversificano in funzione del grado di approssimazione
richiesto.
Tale valore verra’ confrontato con quello ricavato dai
calcoli di analisi di rischio, per poter definire gli
interventi necessari. Salvo che per le contaminazioni
puntuali (hot-spots), che verranno trattate in modo
puntuale, tali concentrazioni dovranno essere di norma
stabilite su basi statistiche (media aritmetica, media
geometrica, UCL 95% del valore medio).
Le vie e le modalita’ di esposizione
Le vie di esposizione sono quelle mediante le quali il
potenziale bersaglio entra in contatto con le sostanze
inquinanti.
Si ha una esposizione diretta se la via di esposizione
coincide con la sorgente di contaminazione; si ha una
esposizione indiretta nel caso in cui il contatto del
recettore con la sostanza inquinante avviene a seguito
della migrazione dello stesso e quindi avviene ad una certa
distanza dalla sorgente.
Le vie di esposizione per le quali occorre definire i
parametri da introdurre nei calcoli sono le seguenti:
– Suolo superficiale (compreso fra piano campagna e 1
metro di profondita).
– Suolo profondo (compreso fra la base del precedente
e la massima profondita’ indagata).
– Aria outdoor (porzione di ambiente aperto,
aeriforme, dove si possono avere evaporazioni di sostanze
inquinanti provenienti dai livelli piu’ superficiali).
– Aria indoor (porzione di ambiente aeriforme
confinata in ambienti chiusi.
– Acqua sotterranea (falda superficiale e/o
profonda).
Le modalita’ di esposizione attraverso le quali puo’
avvenire il contatto tra l’inquinante ed il bersaglio
variano in funzione delle vie di esposizione sopra
riportate e sono distinguibili in:
– ingestione di acqua potabile.
– ingestione di suolo.
– contatto dermico.
– inalazione di vapori e particolato.
I recettori o bersagli della contaminazione
Sono i recettori umani, identificabili in residenti e/o
lavoratori presenti nel sito (on-site) o persone che vivono
al di fuori del sito (off-site).
Di fondamentale importanza e’ la scelta del punto di
conformita’ (soprattutto quello per le acque sotterranee) e
del livello di rischio accettabile sia per le sostanze
cancerogene che non-cancerogene;
– punto di conformita’ per le acque sotterranee.
Il punto di conformita’ per le acque sotterranee
rappresenta il punto a valle idrogeologico della sorgente
al quale deve essere garantito il ripristino dello stato
originale (ecologico, chimico e/o quantitativo) del corpo
idrico sotterraneo, onde consentire tutti i suoi usi
potenziali, secondo quanto previsto nella parte terza (in
particolare art. 76) e nella parte sesta del presente
decreto (in particolare art. 300).Pertanto in attuazione
del principio generale di precauzione, il punto di
conformita’ deve essere di norma fissato non oltre i
confini del sito contaminato oggetto di bonifica e la
relativa CSR per ciascun contaminante deve essere fissata
equivalente alle CSC di cui all’Allegato 5 della parte
quarta del presente decreto. Valori superiori possono
essere ammissibili solo in caso di fondo naturale piu’
elevato o di modifiche allo stato originario dovute
all’inquinamento diffuso, ove accertati o validati dalla
Autorita’ pubblica competente, o in caso di specifici
minori obiettivi di qualita’ per il corpo idrico
sotterraneo o per altri corpi idrici recettori, ove
stabiliti e indicati dall’Autorita’ pubblica competente,
comunque compatibilmente con l’assenza di rischio
igienico-sanitario per eventuali altri recettori a valle. A
monte idrogeologico del punto di conformita’ cosi’
determinato e comunque limitatamente alle aree interne del
sito in considerazione, la concentrazione dei contaminanti
puo’ risultare maggiore della CSR cosi’ determinata,
purche’ compatibile con il rispetto della CSC al punto di
conformita’ nonche’ compatibile con l’analisi del rischio
igienico sanitario per ogni altro possibile recettore
nell’area stessa;
– criteri di accettabilita’ del rischio cancerogeno e
dell’indice di rischio.
Si propone 1x 10^«-6» come valore di rischio
incrementale accettabile per la singola sostanza
cancerogena e 1x 10^«-5» come valore di rischio
incrementale accettabile cumulato per tutte le sostanze
cancerogene, mentre per le sostanze non cancerogene si
applica il criterio del non superamento della dose
tollerabile o accettabile (ADI o TDI) definita per la
sostanza (Hazard Index complessivo “1).
Procedure di calcolo e stima del rischio.
Le procedure di calcolo finalizzate alla
caratterizzazione quantitativa del rischio, data
l’importanza della definizione dei livelli di bonifica
(CSR), dovranno essere condotte mediante l’utilizzo di
metodologie quale ad esempio ASTM PS 104, di comprovata
validita’ sia dal punto di vista delle basi scientifiche
che supportano gli algoritmi di calcolo, che della
riproducibilita’ dei risultati.
Procedura di validazione.
Al fine di consentire la validazione dei risultati
ottenuti da parte degli enti di controllo e’ necessario
avere la piena rintracciabilita’ dei dati di input con
relative fonti e dei criteri utilizzati per i calcoli.
Gli elementi piu’ importanti sono di seguito riportati:
* Criteri di scelta dei contaminanti indice.
* Modello concettuale del sito alla luce dei
risultati delle indagini di caratterizzazione con percorsi
di esposizione e punti di conformita’.
* Procedure di calcolo utilizzate.
* Fonti utilizzate per la determinazione dei
parametri di input degli algoritmi di calcolo.».
– Si riporta il testo del comma 4, dell’art. 242, del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«4. Sulla base delle risultanze della
caratterizzazione, al sito e’ applicata la procedura di
analisi del rischio sito specifica per la determinazione
delle concentrazioni soglia di rischio (CSR). I criteri per
l’applicazione della procedura di analisi di rischio sono
stabiliti con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con i
Ministri dello sviluppo economico e della salute entro il
30 giugno 2008. Nelle more dell’emanazione del predetto
decreto, i criteri per l’applicazione della procedura di
analisi di rischio sono riportati nell’Allegato 1 alla
parte quarta del presente decreto. Entro sei mesi
dall’approvazione del piano di caratterizzazione, il
soggetto responsabile presenta alla regione i risultati
dell’analisi di rischio. La conferenza di servizi convocata
dalla regione, a seguito dell’istruttoria svolta in
contraddittorio con il soggetto responsabile, cui e’ dato
un preavviso di almeno venti giorni, approva il documento
di analisi di rischio entro i sessanta giorni dalla
ricezione dello stesso. Tale documento e’ inviato ai
componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni
prima della data fissata per la conferenza e, in caso di
decisione a maggioranza, la delibera di adozione fornisce
una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle
opinioni dissenzienti espresse nel corso della
conferenza.».
– Si riporta il testo del comma 1, dell’art. 264, del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«Art. 264 (Abrogazione di norme). – 1. A decorrere
dalla data di entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto restano o sono abrogati, escluse le
disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore
vigenza:
a) la legge 20 marzo 1941, n. 366;
b) il decreto del Presidente della Repubblica
10 settembre 1982, n. 915;
c) il decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988,
n. 475, ad eccezione dell’art. 9 e dell’art. 9-quinquies
come riformulato dal presente decreto. Al fine di
assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuita’
nel passaggio dalla preesistente normativa a quella
prevista dalla parte quarta del presente decreto, i
provvedimenti attuativi dell’art. 9-quinquies, del
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n, 475,
continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in
vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti
dalla parte quarta del presente decreto;
d) il decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987,
n. 441, ad eccezione degli articoli 1, 1-bis, 1-ter,
1-quater e 1-quinquies;
e) il decreto-legge 14 dicembre 1988, n. 527,
convertito, con modificazioni, dalla legge 10 febbraio
1988, n. 45;
f) l’art. 29-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n.
331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre
1993, n. 427;
g) i commi 3, 4 e 5, secondo periodo, dell’art. 103
del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
h) l’art. 5, comma 1, del decreto del Presidente
della Repubblica 8 agosto 1994, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 251 del 26 ottobre 1994;
i) il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. Al
fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di
continuita’ nel passaggio dalla preesistente normativa a
quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i
provvedimenti attuativi del citato decreto legislativo
5 febbraio 1997, n. 22, continuano ad applicarsi sino alla
data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti
attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto;
l) l’art. 14 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138,
convertito, con modificazioni, dall’art. 14 della legge
8 agosto 2002, n. 178;
m) l’art. 9, comma 2-bis, della legge 21 novembre
2000, n. 342, ultimo periodo, dalle parole: “i soggetti di
cui all’art. 38, comma 3, lettera a) sino alla parola:
“CONAI”;
n) (soppressa);
o) gli articoli 4, 5, 8, 12, 14 e 15 del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 95. Restano valide ai fini
della gestione degli oli usati, fino al conseguimento o
diniego di quelle richieste ai sensi del presente decreto e
per un periodo comunque non superiore ad un triennio dalla
data della sua entrata in vigore, tutte le autorizzazioni
concesse, alla data di entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto, ai sensi della normativa vigente, ivi
compresi il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, il
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, e il decreto
16 maggio 1996, n. 392, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 173 del 25 luglio 1996. Al fine di assicurare che non vi
sia soluzione di continuita’ nel passaggio dalla
preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta
del presente decreto, i provvedimenti attuativi dell’art.
11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95,
continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in
vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti
dalla parte quarta del presente decreto;
p) l’art. 19 della legge 23 marzo 2001, n. 93.».
– Si riporta il testo dell’art. 265, del citato decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 265 (Disposizioni transitorie). – 1. Le vigenti
norme regolamentari e tecniche che disciplinano la
raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei
rifiuti restano in vigore sino all’adozione delle
corrispondenti specifiche norme adottate in attuazione
della parte quarta del presente decreto. Al fine di
assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuita’
nel passaggio dalla preesistente normativa a quella
prevista dalla parte quarta del presente decreto, le
pubbliche amministrazioni, nell’esercizio delle rispettive
competenze, adeguano la previgente normativa di attuazione
alla disciplina contenuta nella parte quarta del presente
decreto, nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 264,
comma 1, lettera i). Ogni riferimento ai rifiuti tossici e
nocivi continua ad intendersi riferito ai rifiuti
pericolosi.
2. In attesa delle specifiche norme regolamentari e
tecniche in materia di trasporto dei rifiuti, di cui
all’art. 195, comma 2, lettera l), e fermo restando quanto
previsto dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 in
materia di rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico,
i rifiuti sono assimilati alle merci per quanto concerne il
regime normativo in materia di trasporti via mare e la
disciplina delle operazioni di carico, scarico, trasbordo,
deposito e maneggio in aree portuali. In particolare i
rifiuti pericolosi sono assimilati alle merci pericolose.
3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio, di concerto con il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca e con il Ministro delle
attivita’ produttive, individua con apposito decreto le
forme di promozione e di incentivazione per la ricerca e
per lo sviluppo di nuove tecnologie di bonifica presso le
universita’, nonche’ presso le imprese e i loro consorzi.
4. Fatti salvi gli interventi realizzati alla data di
entrata in vigore della parte quarta del presente decreto,
entro centottanta giorni da tale data, puo’ essere
presentata all’autorita’ competente adeguata relazione
tecnica al fine di rimodulare gli obiettivi di bonifica
gia’ autorizzati sulla base dei criteri definiti dalla
parte quarta del presente decreto. L’autorita’ competente
esamina la documentazione e dispone le varianti al progetto
necessarie.
5. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio di concerto con il Ministro delle
attivita’ produttive sono disciplinati modalita’,
presupposti ed effetti economici per l’ipotesi in cui i
soggetti aderenti ai vigenti consorzi pongano in essere o
aderiscano a nuovi consorzi o a forme ad essi alternative,
in conformita’ agli schemi tipo di statuto approvati dai
medesimi Ministri, senza che da cio’ derivino nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
6. Le aziende siderurgiche e metallurgiche operanti
alla data di entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto e sottoposte alla disciplina di cui al
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sono
autorizzate in via transitoria, previa presentazione della
relativa domanda, e fino al rilascio o al definitivo
diniego dell’autorizzazione medesima, ad utilizzare,
impiegandoli nel proprio ciclo produttivo, i rottami
ferrosi individuati dal codice GA 430 dell’Allegato II
(lista verde dei rifiuti) del regolamento (CE) 1° febbraio
1993, n. 259 e i rottami non ferrosi individuati da codici
equivalenti del medesimo Allegato.
6-bis. I soggetti che alla data di entrata in vigore
del presente decreto svolgono attivita’ di recupero di
rottami ferrosi e non ferrosi che erano da considerarsi
escluse dal campo di applicazione della parte quarta del
medesimo decreto n. 152 del 2006 possono proseguire le
attivita’ di gestione in essere alle condizioni di cui alle
disposizioni previgenti fino al rilascio o al diniego delle
autorizzazioni necessarie allo svolgimento di dette
attivita’ nel nuovo regime. Le relative istanze di
autorizzazione o iscrizione sono presentate entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.».
– Si riporta il testo del comma 7, dell’art. 266, del
citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come
modificato dal presente decreto:
«7. Con successivo decreto, adottato dal Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio di concerto con
i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle
attivita’ produttive e della salute, e’ dettata la
disciplina per la semplificazione amministrativa delle
procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le
rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole
dimensioni la cui produzione non superi i seimila metri
cubi di materiale, nel rispetto delle disposizioni
comunitarie in materia.».
– L’Allegato 1, Suballegato 1, del decreto del Ministro
dell’ambiente 5 febbraio 1998, recante «Individuazione dei
rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure
semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33
del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22», e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1998, n. 88,
supplemento ordinario.

Art. 3.
Clausola di invarianza finanziaria
1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate svolgono le attivita’ previste
dal presente decreto con le risorse umane, finanziarie e strumentali
disponibili a legislazione vigente.
3. All’attuazione delle disposizioni previste dagli articoli 161 e
206-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, gli organismi
interessati fanno fronte con le modalita’ di cui al comma 2.
4. Resta ferma l’attuazione delle disposizioni di cui
all’articolo 29 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito,
con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.

Note all’art. 3:
– L’art. 161 del citato decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, e’ il seguente:
«Art. 161 (Osservatorio sulle risorse idriche e sui
rifiuti). – 1. L’Autorita’, per lo svolgimento dei propri
compiti, si avvale di un Osservatorio sui settori di
propria competenza. L’Osservatorio svolge funzioni di
raccolta, elaborazione e restituzione di dati statistici e
conoscitivi formando una banca dati connessa con i sistemi
informativi del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio, delle regioni e delle province autonome di
Trento e di Bolzano, delle Autorita’ di bacino e dei
soggetti pubblici che detengono informazioni nel settore.
In particolare, l’Osservatorio raccoglie ed elabora dati
inerenti:
a) al censimento dei partecipanti alle gare per
l’affidamento dei servizi, nonche’ dei soggetti gestori
relativamente ai dati dimensionali, tecnici e finanziari di
esercizio;
b) alle condizioni generali di contratto e
convenzioni per l’esercizio dei servizi;
c) ai modelli adottati di organizzazione, di
gestione, di controllo e di programmazione dei servizi e
degli impianti;
d) ai livelli di qualita’ dei servizi erogati;
e) alle tariffe applicate;
f) ai piani di investimento per l’ammodernamento
degli impianti e lo sviluppo dei servizi.
2. I gestori dei servizi idrici e di raccolta e
smaltimento dei rifiuti trasmettono ogni dodici mesi
all’Osservatorio i dati e le informazioni di cui al comma 1
e comunque tutti i dati che l’Osservatorio richieda loro in
qualsiasi momento.
3. Sulla base dei dati acquisiti, l’Osservatorio
effettua, su richiesta dell’Autorita’, elaborazioni al
fine, tra l’altro, di:
a) definire indici di produttivita’ per la
valutazione della economicita’ delle gestioni a fronte dei
servizi resi;
b) individuare livelli tecnologici e modelli
organizzativi ottimali dei servizi;
c) definire parametri di valutazione per il controllo
delle politiche tariffarie praticate, anche a supporto
degli organi decisionali in materia di fissazione di
tariffe e dei loro adeguamenti, verificando il rispetto dei
criteri fissati in materia dai competenti organi statali;
d) individuare situazioni di criticita’ e di
irregolarita’ funzionale dei servizi o di inosservanza
delle prescrizioni normative vigenti in materia;
e) promuovere la sperimentazione e l’adozione di
tecnologie innovative;
f) verificare la fattibilita’ e la congruita’ dei
programmi di investimento in relazione alle risorse
finanziarie e alla politica tariffaria;
g) realizzare quadri conoscitivi di sintesi.
4. L’Osservatorio assicura l’accesso generalizzato,
anche per via informatica, ai dati raccolti e alle
elaborazioni effettuate secondo deliberazione
dell’Autorita’ e nel rispetto delle disposizioni generali.
5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la
funzione pubblica, sono determinate, nel rispetto del
principio dell’invarianza degli oneri a carico della
finanza pubblica, la dotazione organica dell’Osservatorio,
cui e’ preposto un dirigente, e le spese di funzionamento.
Per l’espletamento dei propri compiti, l’Osservatorio, su
indicazione dell’Autorita’, puo’ avvalersi della consulenza
di esperti nel settore e stipulare convenzioni con enti
pubblici di ricerca e con societa’ specializzate.».
– L’art. 29 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
recante «Disposizioni urgenti per il rilancio economico e
sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della
spesa pubblica, nonche’ interventi in materia di entrate e
di contrasto all’evasione fiscale», pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 4 luglio 2006, n. 153, e convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e’ il
seguente:
«Art. 29 (Contenimento spesa per commissioni comitati
ed altri organismi). – 1. Fermo restando il divieto
previsto dall’art. 18, comma 1, della legge 28 dicembre
2001, n. 448, la spesa complessiva sostenuta dalle
amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, per organi collegiali e altri organismi,
anche monocratici, comunque denominati, operanti nelle
predette amministrazioni, e’ ridotta del trenta per cento
rispetto a quella sostenuta nell’anno 2005. Ai suddetti
fini le amministrazioni adottano con immediatezza, e
comunque entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, le necessarie misure di adeguamento
ai nuovi limiti di spesa. Tale riduzione si aggiunge a
quella prevista dall’art. 1, comma 58, della legge
23 dicembre 2005, n. 266.
2. Per realizzare le finalita’ di contenimento delle
spese di cui al comma 1, per le amministrazioni statali si
procede, entro centoventi giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, al riordino degli organismi,
anche mediante soppressione o accorpamento delle strutture,
con regolamenti da emanare ai sensi dell’art. 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, per gli organismi
previsti dalla legge o da regolamento e, per i restanti,
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, su
proposta del Ministro competente. I provvedimenti tengono
conto dei seguenti criteri:
a) eliminazione delle duplicazioni organizzative e
funzionali;
b) razionalizzazione delle competenze delle strutture
che svolgono funzioni omogenee;
c) limitazione del numero delle strutture di supporto
a quelle strettamente indispensabili al funzionamento degli
organismi;
d) diminuzione del numero dei componenti degli
organismi;
e) riduzione dei compensi spettanti ai componenti
degli organismi;
e-bis) indicazione di un termine di durata, non
superiore a tre anni, con la previsione che alla scadenza
l’organismo e’ da intendersi automaticamente soppresso;
e-ter) previsione di una relazione di fine mandato
sugli obiettivi realizzati dagli organismi, da presentare
all’amministrazione competente e alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri;
2-bis. La Presidenza del Consiglio dei Ministri valuta,
prima della scadenza del termine di durata degli organismi
individuati dai provvedimenti previsti dai commi 2 e 3, di
concerto con l’amministrazione di settore competente, la
perdurante utilita’ dell’organismo proponendo le
conseguenti iniziative per l’eventuale proroga della durata
dello stesso.
3. Le amministrazioni non statali sono tenute a
provvedere, entro lo stesso termine e sulla base degli
stessi criteri di cui al comma 2, con atti di natura
regolamentare previsti dai rispettivi ordinamenti, da
sottoporre alla verifica degli organi interni di controllo
e all’approvazione dell’amministrazione vigilante, ove
prevista. Nelle more dell’adozione dei predetti regolamenti
le stesse amministrazioni assicurano il rispetto del limite
di spesa di cui al comma 1 entro il termine ivi previsto.
4. Ferma restando la realizzazione degli obiettivi di
risparmio di spesa di cui al comma 1, gli organismi non
individuati dai provvedimenti previsti dai commi 2 e 3
entro il 15 maggio 2007 sono soppressi. A tale fine, i
regolamenti ed i decreti di cui al comma 2, nonche’ gli
atti di natura regolamentare di cui al comma 3, devono
essere trasmessi per l’acquisizione dei prescritti pareri,
ovvero per la verifica da parte degli organi interni di
controllo e per l’approvazione da parte
dell’amministrazione vigilante, ove prevista, entro il
28 febbraio 2007.
5. Scaduti i termini di cui ai commi 1, 2 e 3 senza che
si sia provveduto agli adempimenti ivi previsti e’ fatto
divieto alle amministrazioni di corrispondere compensi ai
componenti degli organismi di cui al comma 1.
6. Le disposizioni del presente art. non trovano
diretta applicazione alle regioni, alle province autonome,
agli enti locali e agli enti del Servizio sanitario
nazionale, per i quali costituiscono disposizioni di
principio ai fini del coordinamento della finanza pubblica.
7. Le disposizioni del presente art. non si applicano
ai commissari straordinari del Governo di cui all’art. 11
della legge 23 agosto 1988, n. 400, e agli organi di
direzione, amministrazione e controllo.».

Art. 4.
Disposizioni transitorie e finali
1. Ai progetti per i quali, alla data di entrata in vigore del
presente decreto, la VIA e’ in corso, con l’avvenuta presentazione
del progetto e dello studio di impatto ambientale, si applicano le
norme vigenti al momento dell’avvio del relativo procedimento.
2. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono
abrogati gli articoli da 4 a 52 del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152.
3. Gli allegati da I a V della Parte II del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, sono sostituiti dagli allegati al presente
decreto.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 16 gennaio 2008
NAPOLITANO
Prodi, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Pecoraro Scanio, Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del
mare
Bonino, Ministro per le politiche
europee
Nicolais, Ministro per le riforme e le
innovazioni nella pubblica
amministrazione
Lanzillotta, Ministro per gli affari
regionali e le autonomie locali
Amato, Ministro dell’interno
Mastella, Ministro della giustizia
Parisi, Ministro della difesa
Padoa Schioppa, Ministro dell’economia
e delle finanze
Bersani, Ministro dello sviluppo
economico
Turco, Ministro della salute
Di Pietro, Ministro delle
infrastrutture
Bianchi, Ministro dei trasporti
De Castro, Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali
Visto, il Guardasigilli (ad interim): Prodi

Allegato

—-> Vedere immagini da pag. 37 a pag. 48 in formato zip/pdf

DECRETO LEGISLATIVO 16 gennaio 2008, n.4

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