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Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 marzo 2016 (rifiuti urbani, raccolta differenziata)

Misure per la realizzazione di un sistema adeguato e integrato di gestione della frazione organica dei rifiuti urbani, ricognizione dell'offerta esistente ed individuazione del fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica di rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni. (16A03003) (G.U. n. 91 del 19-4-2016)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
sulla proposta
DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE
E DELLA TUTELA
DEL TERRITORIO E DEL MARE

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei ministri;
Vista la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio n.
2008/98/CE del 19 novembre 2008, «relativa ai rifiuti e che abroga
alcune direttive», recepita con il decreto legislativo 3 dicembre
2010, n. 205;
Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e in
particolare la Parte IV, recante le norme in materia di gestione dei
rifiuti;
Visto l’art. 35 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133,
convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164,
e, in particolare, il comma 2, che prevede che, con decreto adottato
dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, venga
effettuata la ricognizione dell’offerta esistente e l’individuazione
del fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione
organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata;
Rilevato altresi’, che, ai sensi del medesimo art. 35, comma 2, del
decreto-legge n. 133 del 2014, l’individuazione del fabbisogno
residuo di impianti e’ articolato per regioni ed e’ determinato con
finalita’ di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del
territorio nazionale, nel rispetto degli obiettivi di raccolta
differenziata e di riciclaggio, nonche’ tenendo conto della
pianificazione regionale;
Vista la direttiva del Consiglio dell’Unione europea n. 1999/31/CE
del 26 aprile 1999, e, in particolare, l’art. 5, comma 2, relativo
alla fissazione di obiettivi di riduzione del conferimento in
discarica dei rifiuti biodegradabili;
Visto l’art. 11, comma 2, lettera a), della direttiva n.
2008/98/CE, che fissa uno specifico obiettivo, per quanto riguarda la
preparazione per il riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti provenienti
dai nuclei domestici e possibilmente di altra origine, pari ad almeno
il 50%, da raggiungere entro il 2020;
Considerato che, ai sensi dell’art. 3, paragrafi 1 e 3, della
decisione della Commissione n. 2011/753/UE del 18 novembre 2011, il
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha
optato, tra le metodologie indicate nell’allegato I della predetta
decisione, per la metodologia n. 2, che consente di conteggiare, ai
fini del raggiungimento dell’obiettivo di riciclaggio, anche la
frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera
differenziata e conferita agli impianti di trattamento;
Tenuto conto che, ai sensi della predetta decisione n. 2011/753/UE,
anche il compostaggio domestico dei rifiuti puo’ essere conteggiato
ai fini del raggiungimento dell’obiettivo di riciclaggio del 50%;
Visto l’art. 205, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n.
152 del 2006, che stabilisce il raggiungimento di una raccolta
differenziata dei rifiuti urbani pari ad almeno il 65% dei rifiuti
prodotti;
Rilevato che le regioni possono dotarsi di obiettivi piu’ ambiziosi
di raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
Rilevato che la direttiva n. 2008/98/CE individua «la gerarchia
nella gestione dei rifiuti quale ordine di priorita’ della normativa
e della politica in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti» e
stabilisce i principi di autosufficienza e prossimita’ nella gestione
dei rifiuti;
Considerato che, ai fini del raggiungimento dei predetti obiettivi
di riduzione del conferimento dei rifiuti biodegradabili in discarica
e di riciclaggio dei rifiuti urbani, e in conformita’ alla gerarchia
nella gestione dei rifiuti e ai principi di autosufficienza e
prossimita’, e’ necessario provvedere in via prioritaria alla
riduzione della produzione della frazione organica dei rifiuti urbani
e alla gestione della stessa sul luogo di produzione o nelle
immediate vicinanze, nonche’ a un’adeguata raccolta differenziata e
alla corretta gestione di tale frazione raccolta in maniera
differenziata;
Tenuto conto che la corretta gestione della frazione organica dei
rifiuti urbani potenzialmente intercettabile tramite la raccolta
differenziata prevede che la stessa sia, conformemente alla gerarchia
dei rifiuti, sottoposta al riciclaggio per la produzione di
«ammendanti compostati», ai sensi del decreto legislativo 29 aprile
2010, n. 75;
Considerato che una gestione della frazione organica dei rifiuti
urbani, cosi’ come sopra delineata, concorre alla diminuzione delle
emissioni di gas serra, all’incremento della fertilita’ dei suoli e
al contrasto dell’erosione e della desertificazione oltre che alla
tutela dei corpi idrici;
Ritenuto necessario, pertanto, che le regioni si dotino delle
capacita’ impiantistiche necessarie a trattare le quantita’ di
rifiuto organico prodotto dalle stesse al netto delle quantita’ di
rifiuto gestite tramite l’autocompostaggio o altre forme di
compostaggio sul luogo di produzione;
Rilevato che le regioni possono attuare politiche di prevenzione
che riducono la produzione di rifiuti organici e quindi il fabbisogno
di impianti di trattamento di tale frazione del rifiuto;
Tenuto conto che le regioni, in conformita’ con il principio di
prossimita’, possono attuare politiche incentivanti per il
compostaggio domestico e altre forme di compostaggio sul luogo di
produzione che riducono il fabbisogno di impianti di trattamento
della frazione organica;
Ritenuto di non dover considerare, ai fini dell’individuazione
dell’offerta esistente, la capacita’ degli impianti di compostaggio e
di «digestione anaerobica» non in esercizio;
Ritenuto necessario, ai fini della corretta individuazione
dell’offerta esistente, sottrarre alla capacita’ autorizzata degli
impianti le quantita’ di rifiuti trattate dagli stessi di provenienza
non urbana (fanghi e «altro»);
Vista la richiesta delle regioni, avanzata nella riunione in sede
tecnica della Conferenza Stato-Regioni del 20 marzo 2015, di non
considerare, per definire l’offerta esistente, gli impianti che
trattano solo la frazione verde, nonche’ di sottrarre alla capacita’
degli impianti esistenti una quota del 30% destinata al materiale
«strutturante», solitamente costituito da rifiuti verdi;
Considerato che l’art. 35, comma 2, del decreto-legge n. 133 del
2014 prevede l’individuazione del «fabbisogno residuo di impianti di
recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in
maniera differenziata», e che tale frazione organica dei rifiuti
urbani comprende, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera d), del
decreto legislativo n. 152 del 2006, sia il verde sia la frazione
umida dei rifiuti urbani;
Rilevato che gli impianti di trattamento della frazione organica
dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata non possono
nella maggior parte dei casi operare senza una quota consistente in
ingresso di materiale strutturante, e che, pertanto, i due flussi
vanno considerati unitamente;
Rilevato altresi’ che, con l’incremento della raccolta
differenziata fino al valore di legge del 65%, stabilito dall’art.
205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, anche la frazione
verde raccolta aumentera’ considerevolmente, con conseguente
necessita’ di prevedere nuovi impianti di recupero della frazione
organica dei rifiuti urbani;
Ritenuto necessario, pertanto, considerare nella ricognizione
dell’offerta esistente anche gli impianti che trattano solo verde e
di non sottrarre alla capacita’ degli impianti una quota del 30% pari
al materiale strutturante;
Ritenuto necessario, altresi’, eliminare dalla ricognizione
dell’offerta esistente gli impianti con capacita’ autorizzata minore
di 1000 tonnellate/anno, in quanto non sempre ufficialmente censiti e
non sempre realmente operativi;
Tenuto conto che, ai sensi della normativa vigente, i rifiuti
organici raccolti in maniera differenziata destinati a operazioni di
recupero non sono soggetti ai vincoli di trattamento all’interno
dell’ambito territoriale di provenienza;
Vista la richiesta delle regioni, avanzata nel corso della riunione
in sede tecnica della Conferenza Stato-Regioni del 20 marzo 2015,
relativa alla necessita’ di operare un’accurata verifica congiunta
dei dati da utilizzare per la puntuale ricognizione dell’offerta;
Viste la richiesta del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare circa la verifica dei predetti dati e le note
di risposta pervenute da parte delle regioni;
Vista altresi’ la richiesta delle regioni, avanzata nel corso della
riunione in sede tecnica della Conferenza Stato-Regioni del 9
settembre 2015, relativa all’aggiornamento dei dati e alla necessita’
di rivedere i valori di intercettazione della frazione organica alla
luce delle percentuali della stessa presenti nel rifiuto nonche’
delle tipologie di gestione regionali, e in particolare delle
percentuali di raccolta differenziata superiori al 65% o di
applicazione del compostaggio domestico o di altre forme di
compostaggio sul luogo di produzione;
Viste la richiesta del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare di fornire al riguardo le informazioni
necessarie e le note di risposta pervenute da parte delle regioni;
Visto il parere favorevole, condizionato, della Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, repertorio n. 2/CSR del 20 gennaio
2016;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23
aprile 2015, con il quale al Sottosegretario di Stato alla Presidenza
del Consiglio dei ministri, prof. Claudio De Vincenti, e’ stata
delegata la firma di decreti, atti e provvedimenti di competenza del
Presidente del Consiglio dei ministri;
Sulla proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare,

Decreta:

Art. 1
Finalita’ e oggetto

1. Per prevenire e ridurre il piu’ possibile gli effetti negativi
sull’ambiente e sulla salute umana derivanti dalla gestione della
frazione organica dei rifiuti urbani, e per raggiungere gli obiettivi
stabiliti dall’Unione europea in tema di riciclaggio e di riduzione
del conferimento in discarica dei rifiuti biodegradabili, il presente
decreto indica le necessita’ impiantistiche per la corretta gestione
della frazione organica raccolta in maniera differenziata.
2. Ai sensi dell’art. 35, comma 2, del decreto-legge 12 settembre
2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre
2014, n. 164, il presente decreto:
a) effettua la ricognizione dell’offerta esistente di impianti di
recupero della frazione organica dei rifiuti urbani, raccolta in
maniera differenziata, articolata per regioni;
b) individua il fabbisogno teorico di trattamento della frazione
organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata,
articolato per regioni;
c) individua il fabbisogno residuo di impianti di recupero della
frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera
differenziata, articolato per regioni.

Art. 2
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) «impianti di recupero»: impianti di trattamento aerobico di
compostaggio e di digestione anaerobica della frazione organica dei
rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata;
b) «frazione organica dei rifiuti urbani»: i rifiuti organici
cosi’ come definiti all’art. 183, comma 1, lettera d), del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonche’ i rifiuti di manufatti e
imballaggi compostabili certificati secondo la norma UNI EN
13432:2002.

Art. 3
Ricognizione dell’offerta esistente di trattamento della frazione
organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata.

1. L’individuazione dell’offerta esistente di impianti di recupero
della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera
differenziata, articolata per regioni, e’ riportata nell’allegato I,
che costituisce parte integrante del presente decreto.

Art. 4
Individuazione del fabbisogno teorico di trattamento

1. L’individuazione della stima del fabbisogno teorico di
trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani, raccolta in
maniera differenziata, e’ indicata nell’allegato II, che costituisce
parte integrante del presente decreto.

Art. 5
Individuazione del fabbisogno residuo
di impianti di trattamento

1. L’individuazione della stima del fabbisogno residuo di impianti
di trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani raccolti in
maniera differenziata, articolato per regioni, e’ riportata
nell’allegato III, che costituisce parte integrante del presente
decreto.
2. Le regioni, al momento della revisione dei piani di cui all’art.
199 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, individuano il
valore specifico del fabbisogno residuo di impianti all’interno
dell’intervallo riportato nell’allegato III e provvedono,
nell’implementazione dei predetti piani, al soddisfacimento dello
stesso scegliendo la tipologia, il numero e la localizzazione di
massima degli impianti piu’ appropriati.

Art. 6
Disposizioni finali e transitorie

1. La ricognizione dell’offerta esistente e l’individuazione del
fabbisogno teorico e residuo di impianti di recupero della frazione
organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata,
articolate per regioni, possono essere aggiornate, con cadenza
triennale, sulla base di apposita richiesta da parte delle regioni e
delle province autonome.
2. La richiesta di cui al comma 1, adeguatamente motivata, e’
indirizzata al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare e reca in allegato la seguente documentazione: a) dati
riferiti alle capacita’ degli impianti di recupero della frazione
organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata; b)
dati riferiti ai livelli di intercettazione della frazione organica
dei rifiuti urbani.
3. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, con cadenza triennale, esaminata la documentazione, propone le
necessarie modifiche del presente decreto, secondo il procedimento di
cui all’art. 35, comma 2, del decreto-legge del 12 settembre 2014, n.
133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n.
164.
4. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri, ne’ minori entrate per la finanza pubblica.
Il presente decreto sara’ trasmesso agli organi di controllo per
gli adempimenti di competenza e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana, ed entrera’ in vigore il giorno successivo
alla data della sua pubblicazione.

Roma, 7 marzo 2016

p. Il Presidente del Consiglio dei ministri
Il Sottosegretario di Stato
De Vincenti

Registrato alla Corte dei conti il 31 marzo 2016
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 813

(Omissis)

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