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DECRETO 9 maggio 2001

DECRETO 9 maggio 2001 - Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

Il Ministro dei lavori Pubblicidi intesa coni Ministri
dell’Interno, dell’Ambiente e dell’Industria, del Commercio e
dell’ArtigianatoVisto l’articolo 32 della Costituzione della
Repubblica Italiana;Vista la legge 17 agosto 1942, n. 1150;Visto il
decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616;Vista
la legge 15 marzo 1997, n. 59;Visto il decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112;Visto il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334,
relativo all’”Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al
controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate
sostanze pericolose”;Visto, in particolare, l’articolo 14 del predetto
decreto legislativo, con il quale si prevede che il Ministro dei
lavori pubblici, d’intesa con i Ministri dell’interno, dell’ambiente,
dell’industria, commercio artigianato e con la Conferenza Stato –
Regioni, stabilisce per le zone interessate da stabilimenti a rischio
di incidente rilevante requisiti minimi di sicurezza in materia di
pianificazione territoriale;Visto il decreto ministeriale 9 agosto
2000, relativo a “Linee guida per l’attuazione del sistema di gestione
della sicurezza”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, S.G. n. 195 del
22 agosto 2000;Acquisita l’intesa dei Ministri dell’interno,
dell’ambiente, dell’industria, commercio e artigianato;Acquisita
l’intesa della Conferenza Stato – Regioni espressa nella seduta del 19
aprile 2001; Decreta:Art. 1(Ambito di applicazione e definizioni)1.
Il presente decreto, in attuazione dell’articolo 14 del decreto
legislativo 17 agosto 1999, n. 334, stabilisce requisiti minimi di
sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per
le zone interessate da stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli
articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, con
riferimento alla destinazione ed all’utilizzazione dei suoli, al fine
di prevenire gli incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze
pericolose e a limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente e
in relazione alla necessità di mantenere opportune distanze di
sicurezza tra gli stabilimenti e in relazione alla necessità di
mantenere opportune distanze di sicurezza tra gli stabilimenti e le
zone residenziali per:a) insediamenti di stabilimenti nuovi;b)
modifiche degli stabilimenti di cui all’articolo 10, comma 1, del
decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334;c) nuovi insediamenti o
infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti, quali ad esempio,
vie di comunicazione, luoghi frequentati dal pubblico, zone
residenziali, qualora l’ubicazione o l’insediamento o l’infrastruttura
possano aggravare il rischio o le conseguenze di un incidente
rilevante:2. Ai fini dell’applicazione del presente decreto sono
adottate le definizioni di cui all’articolo 3 del decreto legislativo
17 agosto 1999, n. 334. Valgono altresì le definizioni di cui
all’allegato al presente decreto.3. Le norme di cui al presente
decreto sono finalizzate, inoltre, a fornire orientamenti comuni ai
soggetti competenti in materia di pianificazione urbanistica e
territoriale e di salvaguardia dell’ambiente, per semplificare e
riordinare i procedimenti, oltre che a raccordare le leggi e i
regolamenti in materia ambientale con le norme di governo del
territorio.4. Le presenti norme si applicano anche ai casi di
variazione degli strumenti urbanistici vigenti conseguenti
all’approvazione di progetti di opere di interesse statale di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383 e
all’approvazione di opere, interventi o programmi di intervento di cui
all’articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.5. Le
Regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano
provvedono al raggiungimento delle finalità del presente decreto
nell’ambito delle proprie competenze e secondo quanto disposto dai
rispettivi ordinamenti.Art. 2(Disciplina regionale)1. Le Regioni
assicurano il coordinamento delle norme in materia di pianificazione
urbanistica, territoriale e di tutela ambientale con quelle derivanti
dal decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 e dal presente decreto,
prevedendo anche opportune forme di concertazione tra gli enti
territoriali competenti, nonché con gli altri soggetti interessati.2.
La disciplina regionale in materia di pianificazione urbanistica
assicura il coordinamento delle procedure di individuazione delle aree
da destinare agli stabilimenti con quanto previsto dall’articolo 2 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n.447.3. Le
Regioni assicurano il coordinamento tra i criteri e le modalità
stabiliti per l’acquisizione e la valutazione delle informazioni di
cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n.
334 e quelli relativi alla pianificazione territoriale e
urbanistica.4. In assenza della disciplina regionale si applicano i
principi, i criteri e i requisiti di cui al presente decreto.Art.
3(Pianificazione territoriale)1. Le province e le città metropolitane,
ove costituite, individuano, nell’ambito dei propri strumenti di
pianificazione territoriale con il concorso dei comuni interessati, le
aree sulle quali ricadono gli effetti prodotti dagli stabilimenti
soggetti alla disciplina di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999,
n. 334, acquisendo, ove disponibili, le informazioni di cui al
successivo articolo 4, comma 3.2. Il piano territoriale di
coordinamento, ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, nell’ambito della determinazione degli assetti
generali del territorio disciplina, tra l’altro, la relazione degli
stabilimenti con gli elementi territoriali e ambientali vulnerabili
come definiti nell’allegato al presente decreto, con le reti e i nodi
infrastrutturali, di trasporto, tecnologici ed energetici, esistenti e
previsti, tenendo conto delle aree di criticità relativamente alle
diverse ipotesi di rischio naturale individuate nel piano di
protezione civile.Art. 4(Pianificazione urbanistica)1. Gli strumenti
urbanistici, nei casi previsti dal presente decreto, individuano e
disciplinano, anche in relazione ai contenuti del Piano territoriale
di coordinamento di cui al comma 2 dell’articolo 3, le aree da
sottoporre a specifica regolamentazione, tenuto conto anche di tutte
le problematiche territoriali e infrastrutturali relative all’area
vasta. A tal fine, gli strumenti urbanistici comprendono un Elaborato
Tecnico “Rischio di incidenti rilevanti (RIR)” relativo al controllo
dell’urbanizzazione, di seguito denominato “elaborato Tecnico”.2.
L’Elaborato Tecnico, che individua e disciplina le aree da sottoporre
a specifica regolamentazione, è predisposto secondo quanto stabilito
nell’allegato al presente decreto.3. Le informazioni contenute
nell’Elaborato Tecnico sono trasmesse agli altri enti locali
territoriali eventualmente interessati dagli scenari incidentali
perché possano a loro volta attivare le procedure di adeguamento degli
strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale di loro
competenza.4. In sede di formazione degli strumenti urbanistici nonché
di rilascio delle concessioni e autorizzazioni edilizie si deve in
ogni caso tenere conto, secondo principi di cautela, degli elementi
territoriali e ambientali vulnerabili esistenti e di quelli
previsti.5. Nei casi previsti dal presente decreto, gli enti
territoriali competenti possono promuovere, anche su richiesta del
gestore, un programma integrato di intervento, o altro strumento
equivalente, per definire un insieme coordinato di interventi
concordati tra il gestore ed i soggetti pubblici e privati coinvolti,
finalizzato al conseguimento di migliori livelli di sicurezza.Art.
5(Controllo dell’urbanizzazione)1. Le autorità competenti in materia
di pianificazione territoriale e urbanistica utilizzano, nell’ambito
delle rispettive attribuzioni e finalità, secondo le specificazioni e
le modalità contenute nell’allegato al presente decreto:a) per gli
stabilimenti soggetti all’articolo 8 del decreto legislativo 17 agosto
1999, n. 334, le valutazioni effettuate dall’autorità competente di
cui all’art. 21 del medesimo decreto legislativo;b) per gli
stabilimenti soggetti agli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 17
agosto 1999, n. 334, le informazioni fornite dal gestore.2. Le
autorità competenti in materia di pianificazione territoriale e
urbanistica, acquisite le informazioni e le valutazioni di cui al
comma 1, attivano le procedure di cui agli articoli 3 e 4 del presente
decreto.3. Ferme restando le attribuzioni di legge, gli strumenti di
pianificazione territoriale e urbanistica recepiscono gli elementi
pertinenti del piano di emergenza esterna di cui all’articolo 20 del
decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334. A tal fine, le autorità
competenti in materia di pianificazione territoriale e urbanistica
acquisiscono tali elementi dall’autorità che ha predisposto il piano
di emergenza esterno.4. Nei casi previsti dal presente decreto,
qualora non sia stata adottata la variante urbanistica, le concessioni
e le autorizzazioni edilizie sono soggette al parere tecnico
dell’autorità competente di cui all’articolo 21 del decreto
legislativo 17 agosto 1999, n. 334. Tale parere è formulato sulla base
delle informazioni fornite dai gestori degli stabilimenti soggetti
agli articoli 6, 7 e 8 del predetto decreto legislativo, secondo le
specificazioni e le modalità contenute nell’allegato al presente
decreto.5. Per gli stabilimenti soggetti agli articoli 6 e 7 del
decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, può essere richiesto un
parere consultivo all’autorità competente di cui all’articolo 21 del
decreto medesimo, ai fini della predisposizione della variante
urbanistica.6. Fermo restando quanto previsto all’articolo 15, comma 4
del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, il Ministero dei
lavori pubblici e il Ministero dell’ambiente…

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