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Decreto 23 settembre 1999

Decreto 23 settembre 1999 "Modificazioni agli allegati A e B al regolamento per l'esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635"
Circolare Ministeriale

Nella Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 229 del 29
settembre 1999 è stato pubblicato il decreto 23 settembre 1999, avente
per oggetto “Modificazioni agli allegati A e B al regolamento per
l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza,
approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635” (d’ora in
avanti, il decreto), che revoca e sostituisce l’omologo decreto 21
lulgio 1999 , pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – serie generale –
n. 181 del 4 agosto 1999.
Il decreto persegue l’intento di assicurare una più razionale
collocazione degli esplosivi nelle categorie di legge ai sensi
dell’art. 53 T.U.L.P.S. e, attraverso la modifica del capitolo VI
dell’allegato B al regolamento T.U.L.P.S., di snellire le procedure
autorizzatorie e di controllo degli esercizi di minuta vendita degli
esplosivi, fornendo inequivoche disposizioni circa le tipologie ed i
quantitativi detenibili per la vendita al dettaglio.
Al riguardo si ritiene utile fornire le seguenti note esplicative,
richiamando l’attenzione sull’allegata “Tabella dei prodotti
esplodenti ammessi negli esercizi di minuta vendita”. PARTE PRIMA Con
l’art. 1 è stato modificato l’elenco
dei prodotti di gruppo C della prima categoria, mantenendovi
unicamente i materiali consimili, ovvero i prodotti esplodenti di
esclusivo impiego militare. Materiali di specie diversa, come le micce
e le cartucce per armi portatili, sono stati inseriti in altre
categorie e gruppi, secondo criteri di omogeneità.
Di conseguenza l’art. 2 riconduce sia le micce a combustione rapida
che quelle detonanti nel gruppo A della seconda categoria, in ragione
dell’affinità negli effetti esplodenti. Sono state inoltre eliminate
le precisazioni sul contenuto qualitativo e quantitativo delle micce,
rendendo così la dizione onnicomprensiva.
L’art. 3 riunisce nel gruppo A della quinta categoria tutte le
munizioni per armi portatili comuni e da guerra, abolendo la
preesistente differenziazione di categoria basata non sul tipo ma
sulla quantità. Di tale modifica normativa i signori prefetti vorranno
tener conto, adeguando le licenze di propria competenza.
Attraverso l’eliminazione del punto 1 dal gruppo A della quinta
categoria (“bossoli di cartone per cartucce da caccia ad involucro
rigido”) si supera la contraddizione prima esistente con le
indicazioni fornite dall’art. 97 del regolamento al T.U.L.P.S.,
laddove è stabilita la legittimità della detenzione e del trasporto di
bossoli innescati in numero illimitato.
In merito alla formulazione del punto 4 dell’art. 3, va chiarito che
le cartucce da salve rilevano unicamente qualora destinate all’impiego
in armi comuni o da guerra. Sono state altresì soppresse le
indicazioni obsolete e comunque ridondanti sulla morfologia della
falsa pallottola o sull’esecuzione della chiusura del bossolo, in
quanto la dizione “da salve” appare sufficiente ad individuare il
prodotto in esame. Per contro, si è chiarito che le cartucce destinate
agli apparecchi di impiego industriale funzionanti per mezzo di
sostanze esplosive (di cui all’art. 1 della legge 6 dicembre 1993, n.
509 “Norme per il controllo delle munizioni commerciali per uso
civile”) non hanno rilevanza in quanto destinate a strumenti sforniti
della qualificazione di “arma” in senso proprio. A titolo di esempio,
si citano le munizioni che azionano gli strumenti sparachiodi, da
mattazione e da cementeria. PARTE SECONDA La parte
seconda riscrive il capitolo VI dell’allegato B al regolamento del
T.U.L.P.S.; in essa si rinvengono le più consistenti modifiche al
precedente regime, di seguito analizzate. Art. 1
Generalità Il punto 1 elenca in positivo i prodotti vendibili negli
esercizi. E’ stata quindi soppressa la lista dei manufatti la cui
vendita è vietata o per motivi di sicurezza o in quanto oggetto di
altro tipo di licenza per la commercializzazione.
Vengono poi elencati i manufatti in libera detenzione e vendita, che
non rivestono interesse poiché inerti (proiettili, pallini, bossoli) o
in ragione dello scarso rilievo del contenuto esplosivo (inneschi e
bossoli innescati). Tra questi si annoverano anche i manufatti non
classificati tra i prodotti esplodenti a mente del decreto
ministeriale 4 aprile 1973, dei quali, tuttavia, le SS.LL. valuteranno
l’opportunità di limitare, ex art. 9 T.U.L.P.S., la detenzione a 200
kg netti qualora il quantitativo detenuto di prodotti esplodenti di
cui al successivo art. 3 sia composto per oltre la metà da polveri di
prima categoria e/o da manufatti di quarta e quinta categoria.
Tale limitazione potrà non essere prescritta nei confronti di quegli
esercizi di minuta vendita ai quali sia concessa licenza per
quantitativi inferiori alla capacità ricettiva massima dell’esercizio
stesso valutata in base ai limiti di cui all’art. 2, punto 2
(cubatura) e fatto sempre salvo il disposto di cui all’art. 3 lettera
d), quinto comma.
La valutazione della massa netta dei manufatti non classificati fra i
prodotti esplodenti, qualora non indicata sulla confezione, si otterrà
moltiplicando per il coefficiente 0,3 la massa lorda (imballaggio
escluso).
Il punto 2 ribadisce obblighi preesistenti sul contenuto dei
recipienti di polveri di prima categoria. Si aggiunge che essendo tale
limite dettato per le polveri in vendita nei locali degli esercizi,
non è applicabile ai depositi costituiti a mente del capitolo IV
dell’allegato B, nei quali le polveri potranno pertanto conservarsi
anche in recipienti di capacità maggiore, non superando, naturalmente,
il carico complessivo autorizzato.
Si attira l’attenzione sul punto 3, che introduce i concetti di massa
netta e di prodotti attivi. Si precisa che le prescrizioni
sull’obbligatorietà dell’indicazione della massa netta dei prodotti
attivi sul singolo manufatto e/o sulla confezione sono rivolte ai
manufatti di quarta e quinta categoria e non alle cartucce ordinarie o
da salve per armi comuni; per queste ultime, infatti, la massa netta
di prodotto attivo è ricavabile dall’indicazione del numero di
cartucce riportata sulle confezioni, da porsi in relazione alle
equivalenze di cui alla lettera b) dell’art. 3.
Al punto 4 è prescritto che negli esercizi di minuta vendita si
possono tenere e vendere non più di 200 kg netti di prodotti
esplodenti, oltre i quali si rende necessario il deposito, da
realizzarsi in accordo alle prescrizioni del capitolo IV dell’allegato
B. L’unica eccezione si rinviene all’art. 2.2, comma ottavo, laddove è
prevista la possibilità di concedere licenza per tenere e vendere
prodotti esplodenti in quantitativi elevabili fino al triplo del
limite suindicato, purché si tratti di esercizi Art. 2
Prescrizioni sui locali Il criterio generale è quello di fornire
alle commissioni tecniche provinciali puntuali indicazioni sulle norme
applicabili nella valutazione della rispondenza dei locali alle
caratteristiche che deve possedere ciascuno degli elementi che
compongono i locali stessi (muri perimetrali, serramenti, impianti,
mezzi antincendio, ecc.).
I divieti riportati al punto 1, concernenti principalmente
l’ubicazione degli esercizi e la presenza di materie infiammabili,
sono derogabili previo parere favorevole e motivato della commissione
tecnica provinciale.
Al quinto comma del punto 1 vengono introdotti i manufatti di quarta e
quinta categoria inertizzati, cioè resi simulacri o con l’eliminazione
dei prodotti attivi o approntati direttamente come tali; le relative
operazioni possono essere effettuate esclusivamente a cura dei
soggetti legittimati alla fabbricazione dei manufatti attivi. I
manufatti inertizzati, al pari di quelli di cui al decreto
ministeriale 4 aprile 1973, possono essere esposti nei locali in cui è
ammesso il pubblico.
Circa il punto 2, si evidenzia come non siano cambiati i rapporti tra
superficie, cubatura e carico ammesso, ma i relativi calcoli debbano
essere svolti tenendo conto della massa netta dei prodotti attivi,
come previsto dall’art. 1.3.
E’ stata altresì mantenuta l’incompatibilità tra manufatti di quarta e
quinta categoria rispetto alle polveri di prima categoria e alle
cartucce di quinta categoria gruppo A, disponendone la custodia in
locali diversi.
Il punto 3 disciplina la conformazione esterna (commi 1 e 2, relativi
rispettivamente ai muri perimetrali ed ai solai di copertura e
calpestio) ed interna (commi 3 e 4, relativi rispettivamente alle
caratteristiche dei serramenti e del locale (o dei locali) in cui sono
conservati i manufatti di quarta e quinta categoria) degli esercizi di
minuta vendita.
Con riferimento alle prescrizioni inerenti la conformazione esterna
degli esercizi di minuta vendita, si osserva come, ai fini
dell’adeguamento all’evoluzione sia della tecnica costruttiva che
della movimentazione merci, viene consentito l’utilizzo di strutture
anche non murarie (punto 3 comma primo), purché di resistenza al fuoco
equivalente a quella della tradizionale muratura a due teste, e
l’introduzione dei cosiddetti “pallets” (punto 2 comma quinto), ovvero
di uno dei più diffusi metodi di movimentazione e di stoccaggio dei
materiali, pur con le temperanze conseguenti alla peculiarità dei
prodotti in argomento (ad es. il numero massimo di pallets ammesso).
Nel secondo comma del punto 3 vengono dettati due criteri per la
valutazione dei solai di copertura e di calpestio: in base al primo si
richiede che il solaio debba avere uno spessore non inferiore a cm 7
se in c.a. e contemporaneamente possedere il requisito della
resistenza al fuoco REI 120; in base al secondo viene ammesso l’uso di
materiale diverso dal precedente purché siano conseguite le
caratteristiche di resistenza al fuoco REI 120.
Giova sottolineare l’opportunità che le commissioni tecniche
provinciali, in analogia a quanto previsto nelle norme transitorie e
finali circa la vendita dei manufatti già riconosciuti e classificati,
consentano l’adeguamento dei lo…

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