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Conversione in legge del D.L. 30/03/1971

Conversione in legge del D.L. 30/03/1971 n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili. (stralcio)
Legge

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA promulga la
seguente legge:Art. 1
Conversione E’ convertito in legge il decreto-legge 30 gennaio
1971, n. 5, concernente provvidenze a favore dei mutilati ed invalidi
civili. Art. 2
Nuove norme e soggetti aventi diritto Le disposizioni del
decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5, hanno efficacia fino al 30 aprile
1971. A partire dal 1° maggio 1971, in favore dei mutilati ed invalidi
civili si applicano le norme di cui agli articoli seguenti.
Agli effetti della presente legge, si considerano mutilati ed invalidi
civili i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche
a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per
oligofrenie di carattere organico o dismetabolico, insufficienze
mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano
subìto una riduzione permanente della capacità lavorativa non
inferiore a un terzo o, se minori di anni 18, che abbiano difficoltà
persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età.
Sono esclusi gli invalidi per cause di guerra, di lavoro, di servizio,
nonché i ciechi e i sordomuti per i quali provvedono altre leggi.
Art. 3
Assistenza sanitaria Fino all’entrata in vigore della riforma
sanitaria il Ministero della sanità provvede direttamente o tramite i
suoi organi periferici all’assistenza sanitaria protesica e specifica
a favore dei mutilati ed invalidi di cui all’articolo 2, avviandoli se
del caso presso centri di ricupero della provincia o della regione in
cui risiedono e, soltanto nei casi di comprovata impossibilità, di
altra regione viciniore.
Il Ministero della sanità provvede altresì direttamente all’erogazione
dell’assistenza generica, farmaceutica, specialistica e ospedaliera a
favore degli invalidi e mutilati civili, ricoverati in istituti
convenzionati con il Ministero stesso per tutto il periodo in cui dura
il ricovero, ove per tale assistenza non provvedano enti mutualistici
e assicurativi.
L’assistenza di cui al comma precedente è erogata anche a favore dei
minori degli anni 18 ricoverati a degenza diurna nei centri
convenzionati col Ministero della sanità.
L’assistenza sanitaria specifica può attuarsi nella forma di
trattamento domiciliare o ambulatoriale, a degenza diurna o a degenza
residenziale.
Il Ministero della sanità, ai fini dell’assistenza contemplata nei
precedenti commi, può stipulare convenzioni con cliniche
universitarie, con ospedali, con enti, associazioni ed istituzioni
pubbliche e private che gestiscono idonei centri medico-sociali e che
siano sottoposti alla sua vigilanza e offrano adeguate prestazioni
educative, medico-psicologiche e di servizio sociale.
Art. 4
Centri di riabilitazione, ricerca e prevenzione
Il Ministero della sanità, nei limiti di spesa previsti dalla presente
legge per l’assistenza sanitaria e in misura non superiore ai due
miliardi di lire, ha facoltà di concedere contributi a enti pubblici e
a persone giuridiche private non aventi finalità di lucro per la
costruzione, la trasformazione, l’ampliamento, l’impianto e il
miglioramento delle attrezzature dei centri di riabilitazione, nonché
di altre istituzioni terapeutiche quali focolari, pensionati, comunità
di tipo residenziale e simili.
Tutti i centri ad internato o a seminternato che ospitino invalidi
civili di età inferiore ai 18 anni debbono istituire corsi di
istruzione per l’espletamento e il completamento della scuola
dell’obbligo.
Le istituzioni private per l’assistenza agli invalidi civili sono
sottoposte al controllo e alla sorveglianza del Ministero della
sanità. La loro denominazione deve contenere sempre l’indicazione
«privato» o «privata». Non possono essere usate denominazioni atte ad
ingenerare confusione con gli istituti ed enti medico-psicopedagogici
pubblici. Chiunque intenda aprire, ampliare o trasformare un centro di
riabilitazione privato, deve inoltrare domanda al medico provinciale e
adempiere alle prescrizioni tecnico-assistenziali del Ministero della
sanità e del Consiglio provinciale di sanità. Il medico provinciale,
in caso di inadempienza alle prescrizioni inserite nell’atto di
autorizzazione, può diffidare l’istituzione privata ad eliminarle,
ordinare la chiusura del centro fino ad un periodo di tre mesi e può,
in caso di ripetute infrazioni o disfunzioni, revocare
l’autorizzazione di apertura, sentito il Consiglio provinciale di
sanità.
Il Ministero della sanità ha facoltà altresì di concedere nei limiti
degli stanziamenti previsti per l’assistenza sanitaria e nella misura
non superiore a un miliardo:
a) contributi alle scuole di cui al successivo articolo 5 e borse di
studio per la formazione di personale specializzato;
b) contributi a enti pubblici e persone giuridiche private non aventi
finalità di lucro per stimolare lo studio sulla prevenzione ed i
servizi sanitari, psicologici e sociologici, concernenti le principali
malattie, a carattere congenito o acquisito e progressivo, che causano
motolesioni, neurolesioni o disadattamenti sociali. Art.
5
Personale ed educatori specializzati
Presso le università e presso enti pubblici e privati possono essere
istituite scuole per la formazione di assistenti-educatori, di
assistenti sociali specializzati e di personale-paramedico.
Il riconoscimento delle scuole presso enti avviene con decreto del
Ministro per la pubblica istruzione di concerto con il Ministro per la
sanità.
I programmi, l’ordinamento dei tirocini e i requisiti dei docenti sono
stabiliti con decreto del Ministro per la pubblica istruzione di
concerto con il Ministro per la sanità. Art. 6
Accertamento delle condizioni di minorazione
L’accertamento delle condizioni di minorazione degli aspiranti ai fini
dei benefici previsti dalla presente legge è effettuato in ciascuna
provincia dalla commissione sanitaria di cui all’articolo 7, nominata
dal prefetto su proposta del medico provinciale e che ha sede presso
l’ufficio del medico provinciale. Ove necessario, il prefetto su
richiesta del medico provinciale può nominare con la stessa procedura
più commissioni le quali possono avere sede anche in altri comuni
della provincia presso l’ufficio dell’ufficiale sanitario.
Art. 7
Commissione sanitaria provinciale: composizione
La commissione sanitaria provinciale è composta:
dal medico provinciale che la presiede;
da un ispettore medico del lavoro o da un altro medico designato dal
capo dell’ispettorato provinciale del lavoro;
da un medico specializzato in discipline neuropsichiatriche ovvero da
un medico in servizio presso ospedali o cliniche psichiatriche o altre
istituzioni psichiatriche pubbliche, designato dall’ordine dei medici
della provincia;
da un medico designato dall’Associazione nazionale dei mutilati ed
invalidi civili di cui alla legge 23 aprile 1965, n. 458.
In caso di parità di voti prevale il voto del presidente.
Il medico provinciale può designare in sua sostituzione a far parte
della commissione, con funzioni di presidente, un funzionario medico
dell’ufficio del medico provinciale o un ufficiale sanitario o un
altro medico dell’ufficio comunale di igiene. Il medico provinciale è
tenuto ad effettuare tale designazione nel caso in cui egli faccia
parte della commissione sanitaria regionale.
Le funzioni di segretario della commissione sono esercitate, su
designazione del medico provinciale, da un funzionario del ruolo della
carriera direttivo-amministrativa o della carriera di concetto dei
segretari dei Ministeri della sanità o dell’interno o del lavoro e
previdenza sociale o dal segretario del comune presso il cui ufficio
sanitario ha sede la commissione. Art. 8
Compiti della commissione sanitaria provinciale
La commissione sanitaria provinciale ha il compito di:
a) accertare la minorazione degli invalidi e mutilati di cui
all’articolo 2 della presente legge e la causa invalidante nonché di
valutare il grado di minorazione;
b) valutare se la minorazione può essere ridotta mediante idoneo
trattamento di riabilitazione e dichiarare se la minorazione stessa
impedisca la frequenza dei corsi normali di addestramento;
c) valutare la necessità o l’opportunità di accertamenti
psico-diagnostici ed esami attitudinali.
I nominativi dei mutilati ed invalidi civili che hanno diritto alla
pensione di inabilità o all’assegno di assistenza sono comunicati,
entro tre giorni alle prefetture a cura del segretario della
commissione.
Entro dieci giorni, dalla data della riunione, il segretario della
commissione deve comunicare agli interessati l’esito dell’accertamento
diagnostico.
Gli elenchi dei nominativi, di cui al comma precedente, sono trasmessi
contemporaneamente anche all’Associazione nazionale dei mutilati ed
invalidi civili di cui alla legge 23 aprile 1965, n. 458, a cura del
segretario della commissione.
L’accertamento della minorazione e della causa invalidante e la
valutazione della natura e del grado di invalidità degli invalidi
civili, affetti da minoranza fisica, sono effettuati dalla commissione
provinciale anche ai fini della iscrizione degli interessati
nell’elenco di cui all’articolo 19 della legge 2 aprile 1968, n. 482
La dichiarazione di inabilità permanente o di perabilità deve essere
messa dopo approfonditi accertamenti diagnostici da effettuarsi presso
centri o cliniche specializzate e dopo adeguato periodo di
osservazione o degenza. Art. 9
Commissioni regionali sanitarie
Contro il giudizio della commissione sanitaria provinciale,
l’interessato può presentare ricorso in carta libera, entro trenta
giorni dalla ricevuta comunicazione alla commissione sanitaria
regionale costituita presso l’ufficio del medico provinciale del
capoluogo della regione e composta dal medico provinciale, che la
presiede, da un docente universitario di medicina o da un medico che
svolga funzioni di primario preferibilmente residenti …

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