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Collegamenti elettrici a terra

Collegamenti elettrici a terra - Quesito
Nota Ministeriale

Con la lettera sopracitata codesto Ufficio, nel far presente
che in sede di riunione del locale Comitato provinciale prevenzione
infortuni i rappresentanti dell’ENPI hanno chiesto se l’ispettore
del lavoro concordi sulla necessità di prescrivere in ogni
caso il collegamento elettrico a terra di tutte le strutture
metalliche e delle parti di macchine e di apparecchi di utilizzazione
che a causa di guasti possono venire in contatto con conduttori in
tensione, ha ritenuto di dover sottoporre la questione all’esame di
questo Ufficio prima di adottare una decisione nel senso richiesto.Si
risponde al quesito proposto osservando che i casi in cui può
e deve essere prescritto il collegamento elettrico a terra sono
determinati, oltrechè dall’art. 39 del D.P.R. 27 aprile 1955,
n. 547 per quanto riguarda le strutture metalliche degli edifici e
delle opere provvisionali, i recipienti e gli apparecchi metallici, di
notevoli dimensioni, situati all’aperto, dai seguenti altri articoli
dello stesso D.P.R.: 271, 275, 276, 279, 284, 313, 314 e 335.I casi
così determinati sono quelli riportati alla nota n. 4 nel verso
della Scheda Mod. B approvata con D.M. 12 settembre 1959, nota alla
quale anche il Ministero, rispondendo a quesiti in merito alla
esecuzione delle verifiche e controlli di cui al medesimo D.M., si
è espressamente riferito (vedansi lettere a) ed e) del punto 4
– D.M. 12 settembre 1959 – verifiche impianti messa a terra – della
circolare n. 21 del 15 luglio 1963.Se quindi il Ministero ha ritenuto,
in linea di massima, che siano esclusi dall’esecuzione delle verifiche
gli impianti di messa a terra attuati e denunciati dalle aziende fuori
dai casi previsti dalle specifiche norme sopraelencate, a maggior
ragione si ritiene che l’Ispettorato del lavoro non possa prescrivere
l’esecuzione di collegamenti elettrici a terra mediante
interpretazioni estensive delle norme stesse.In particolare non sembra
comunque che quelle contenute nell’art. 271 consentano l’estensione
propugnata, in quanto l’ultimo capoverso dell’articolo medesimo
prescrive bensì che siano collegate a terra "le parti
metalliche poste a protezione contro il contatto accidentale delle
persone con conduttori ed elementi… anche a bassa tensione", ma
soltanto nei casi previsti nel 2° comma, e cioè nei casi di
impianti situati nei luoghi normalmente bagnati o anche molto umidi o
in immediata prossimità di grandi masse metalliche.Nel contesto
della lettera a cui si risponde codesto Ispettorato esprime
perplessità circa il significato della dizione "in
immediata prossimità di grandi masse metalliche" usata
nell’art. 271 predetto. In proposito si osserva che, mentre la
definizione di "grandi masse metalliche" è stata data
dal Ministero al punto c) della circolare n. 15 del 27 maggio 1963
della già citata Direzione generale, l’interpretazione del
concetto sopra riportato sorge dal suo confronto con quello espresso
nel successivo art. 313, ove si tratta di "lavori a contatto o
entro grandi masse metalliche".Per quanto riguarda infine
l’affermazione di quaiche studioso, riportata da codesto Ispettorato,
secondo cui sarebbe di difficile valutazione la definizione di
"luoghi normalmente bagnati o anche molto umidi", non
risulta allo scrivente che in pratica siano sorte contestazioni di
rilievo circa le valutazioni fatte in sede ispettiva, che si
appoggiano, come è noto, anche alle definizioni date dalla
norme C.E.I. alle lettere a) e b) del punto 1.2.15 del fascicolo n.
117, per gli "ambienti umidi" e gli "ambienti
bagnati".Nota 4 del Mod. B pe rle "Verifiche Impianti messa
a terra"L’impianto è destinato alla messa a terra di: a =
Masse metalliche di impianti AT (art. 271, 275, 276 e 279); b =
Impianti di BT in luoghi bagnati o molto umidi (art. 271); c =
Impianti di BT in prossimità di grandi masse metalliche (art.
271); d = Neutro di impianti a BT (art. 284); e = Scaricatori e
valvole di tensione (art. 284); f = Involucri metallici di utensili ed
apparecchi (art. 314); g = Secondario di trasformatori riduttori di
tensione (art. 313 – comma 3); h = Parti metalliche contro le scariche
elettrostatiche (art. 335, lett. a); i = Tutto l’impianto (neutro
escluso) – terra generale unica.Stralcio della circolare ministeriale
n. 21 del 15 luglio 1963e) Vengono denunciati, a volte, gli
impianti di terra relativi a macchine o apparecchiature non
comprese fra quelle per le quali simile obbligo è contemplato
da varie disposizioni del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547.Al riguardo si
conferma che debbono essere denunciati dalle ditte e quindi sottoposti
a verifica soltanto gli impianti di terra di cui alla elencazione del
n. 4 del verso dello schema mod. B che corrisponde alle prescrizioni
specifiche della legge.Tuttavia, poiché le messe a terra di che
trattasi rappresentano misure supplementari di sicurezza per i
lavoratori, esse potranno essere sottoposte a verifica da parte di
aziende o tecnici specializzati o dell’EN PI, a cura delle ditte
interessate. Ciò non toglie però che l’Organo ispettivo,
ove ne sia in condizione e specie in occasione di altre verifiche
presso le stesse ditte, possa sottoporre a verifica anche gli impianti
di messa a terra non obbligatori, ma denunciati.Stralcio della
circolare n. 15 del 27 maggio 1963c) Avuto riguardo al 2° comma
dell’art. 271, secondo cui il "collegamento a terra deve essere
fatto anche per gli impianti a bassa tensione situati in
immediata prossimità di grandi masse metalliche", si
precisa che per grande massa metallica deve intendersi un complesso
metallico, semplice o composto, che da sè stesso costituisce un
buon collegamento.Tale non può essere, invece, considerata una
grande massa metallica che risulti elettricamente isolata. Ne
discende che non sussiste l’obbligo del collegamento elettrico a terra
di un impianto a bassa tensione situato in prossimità di una
grande massa metallica elettricamente isolata, in quanto questa,
appunto perché isolata, non costituisce un buon collegamento e
perciò non rientra nel concetto di "grande massa
metallica" al quale si riferisce la legge.Art. 313 del D.P.R. 27
aprile 1955, n. 547 – Limitazione della tensione per
l’alimentazioneArt. 313. Per i lavori all’aperto, ferma restando
l’osservanza di tutte le altre disposizioni del presente decreto
relativo agli utensili elettrici portatili, è vietato l’uso di
utensili a tensione superiore a 220 Volta verso terra.Nei lavori in
luoghi bagnati o molto umidi, e nei lavori a contatto od entro grandi
masse metalliche, è vietato l’uso di utensili elettrici
portatili a tensione superiore a 50 Volta verso terra.Se
l’alimentazione degli utensili nelle condizioni previste dal presente
articolo è fornita da una rete a bassa tensione attraverso un
trasformatore, questo deve avere avvolgimenti, primario e secondario,
separati ed isolati tra loro, e deve funzionare col punto mediano
dell’avvolgimento secondario collegato a terra.Norme CEI 11-1 ediz.
1957 e norme generall per gII ImpIanti elettrici (idem sul prospetto
sostitutivo del 1963 suppl. S. 207 1-2-17) fascicolo 117 – pag.
351.2.15 – Ambienti normali e specialiSi considerano
"normali" gli ambienti ove non esistono condizioni che
impongano particolari precauzioni di installazione o limitazioni nella
scelta e nell’impiego di macchinario e apparecchiature.Si considerano
"speciali" gli ambienti ove, invece, tali condizioni
sussistono. Essi si suddividono in:a) ambienti umidi: ambienti le cui
parti murarie presentano costantemente o periodicamente
manifestazioni saline, muffe o macchie di umido;b) ambienti bagnati:
ambienti nei quali si procede normalmente a spargimenti di acqua o nei
quali sono presenti con continuità vapore acqueo o esalazioni
umide in misura tale da dar luogo a formazioni di gocce sulle pareti,
sul soffitto o sul pavimento.

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