Circolare in merito ai criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di gas di petrolio liquefatto assoggettati al decreto del Ministero dell'ambiente 15 maggio 1996 | Chimici.info

Circolare in merito ai criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di gas di petrolio liquefatto assoggettati al decreto del Ministero dell’ambiente 15 maggio 1996

Circolare in merito ai criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di gas di petrolio liquefatto assoggettati al decreto del Ministero dell'ambiente 15 maggio 1996 ed alle procedure e norme tecniche di sicurezza per i depositi assoggettati al decreto del Ministro dell'ambiente 15 maggio 1996
Circolare Ministeriale

Ministero dell’ambiente di concerto con il Ministero
dell’interno e con il Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianatoCon riferimento all’applicazione del decreto del
Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996, pubblicato nel supplemento
ordinario n. 113 alla Gazzetta Ufficiale n. 159 del 9 luglio 1996, in
merito ai criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza
relativi ai depositi di gas di petrolio liquefatto assoggettati al
citato decreto ministeriale, secondo quanto previsto dall’art. 2 dello
stesso decreto, e all’applicazione del decreto del Ministro
dell’ambiente 15 maggio 1996 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
155 del 4 luglio 1996, si specifica quanto segue.1. Campo di
applicazione.Le procedure e le norme tecniche di sicurezza di cui
all’allegato del decreto del Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996
(Gazzetta Ufficiale n. 155 del 4 luglio 1996), sono obbligatorie per
tutti i depositi che ricadono nell’articolo 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175 e sostituiscono le
disposizioni emanate in precedenza sugli specifici argomenti
trattati.Esse si applicano pertanto a tutti i depositi di gas di
petrolio liquefatto, indipendentemente dalla quantità detenuta,
e quindi anche al di sotto del limite inferiore per la dichiarazione,
di cui all’articolo 6 del citato decreto, purché si configurino
come «attività industriale».Non sono pertanto
ricompresi in questa disciplina gli impianti di distribuzione per
tutti gli usi, inclusi quelli stradali.2. Acquisizione di ulteriori
informazioni.L’applicazione del metodo indicizzato, di cui
all’appendice II del decreto del Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996
(supplemento ordinario n. 113 alla Gazzetta Ufficiale n. 159 del 9
luglio 1996), da parte del comitato tecnico regionale o interregionale
(nel seguito indicato come «valutatore») costituisce
elemento imprescindibile in fase istruttoria, anche in sede di nulla
osta di fattibilità.Il valutatore dovrà farsi carico di
reperire le eventuali ulteriori informazioni necessarie
all’applicazione di tale metodo, ove non già contenute nel
rapporto di sicurezza, facendone esplicita e puntuale richiesta al
fabbricante o procedendo direttamente al loro rilevamento mediante
sopralluogo sull’impianto.Il valutatore dovrà, altresì,
farsi carico di reperire tutte le eventuali informazioni necessarie
per la categorizzazione del territorio, di cui all’appendice IV, punto
2, del decreto del Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996, che non sia
obbligo del fabbricante fornire ai sensi del decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989.3. Valutazione della
compatibilità territoriale.L’appendice IV del decreto del
Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996, (supplemento ordinario n. 113
alla Gazzetta Ufficiale n. 159 del 9 luglio 1996) comprende
«elementi utili» ai fini della valutazione della
compatibilità territoriale i quali, di natura essenzialmente
tecnica ed oggettiva, non esauriscono il novero degli elementi che
dovrebbero essere presi in considerazione per la formazione di un
giudizio completo in merito. Altri elementi, tra cui quelli
esemplificativamente citati nello stesso decreto, non di natura
tecnica ovvero non riconducibili, alla diretta responsabilità
del fabbricante, non sono trattabili in modo predeterminato e
indifferenziato, e quindi valutabili attraverso uno schema di giudizio
preformato, per quanto complesso e articolato.Pertanto, le successive
tabelle di compatibilità devono essere intese come elemento
orientativo, ma non necessariamente esaustivo, utile nella formazione
di un giudizio e non dovranno essere applicate in modo rigido.
Rimarrà a carico del valutatore verificare la sussistenza o
meno di condizioni al contorno, legate non solo all’attività
industriale, che, a giudizio del valutatore, potranno portare a
puntuali e giustificate variazioni rispetto al quadro generale
delineato nel decreto stesso.Ove la formulazione di un giudizio di
compatibilità presenti significativi elementi di dubbio ovvero
debba far fronte a situazioni di elevata criticità,
l’ispettorato regionale o interregionale competente può
richiedere un’espressione di parere da parte della Conferenza di
servizi, di cui all’art. 14 del decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, così come modificato da
successivo decreto-legge. In particolare, il ricorso a tale parere
è fortemente raccomandato nei casi in cui l’adozione di tutti i
provvedimenti impiantistici e gestionali praticabili non sia
sufficiente a giungere ad un giudizio di compatibilità, a meno
che la delocalizzazione del deposito non sia concordata con il
fabbricante.4. Pianificazione di emergenza.Con riferimento
all’appendice IV, punto 2, del decreto del Ministro dell’ambiente 15
maggio 1996, (supplemento ordinario n. 113 alla Gazzetta Ufficiale n.
159 del 9 luglio 1996) stante la rilevante importanza che la
pianificazione di emergenza esterna acquista in relazione alla
compatibilità con gli elementi territoriali legati al trasporto
e alla viabilità, nello specifico ferrovie, strade e
autostrade, il valutatore dovrà provvedere, preventivamente ad
accertare la fattibilità di quanto in merito indicato nel
decreto in oggetto, e successivamente, della effettiva messa in opera
di quanto previsto.Particolare attenzione dovrà essere posta
all’interfaccia tra il piano di emergenza interno e quello esterno, al
fine di garantire in qualunque momento che l’allarme da parte del
fabbricante e l’attivazione dei provvedimenti di blocco del traffico
da parte degli enti esterni competenti possano avvenire in tempo utile
per la salvaguardia degli utenti delle linee di comunicazione
interessate.5. Provvedimenti di natura gestionale.Con riferimento
all’appendice V, punto 5.2, alinea 1), del decreto del Ministro
dell’ambiente 15 maggio 1996, (supplemento ordinario n. 113 alla
Gazzetta Ufficiale n. 159 del 9 luglio 1996) e all’allegato, alinea
1), del decreto del Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996 (Gazzetta
Ufficiale n. 155 del 4 luglio 1996) si intende che il manuale
operativo di sicurezza deve accompagnare il registro giornaliero, ai
fini di assicurare una sua effettiva e pronta accessibilità al
personale addetto alle operazioni di travaso. Per quanto concerne
l’obbligo di sottoscrizione da parte dell’operatore, si intende che
questo, a titolo esemplificativo, potrà essere assolto
predisponendo un modulario, che rimarrà allegato al manuale
stesso, consistente in dichiarazioni prestampate e relative alle
seguenti circostanze:l’operatore conosce il contenuto del manuale
operativo di sicurezza;l’operatore ha chiaramente compreso tutte le
indicazioni contenute nel manuale operativo di sicurezza ed è
conscio dei rischi comportati da una mancata applicazione delle
istruzioni contenute;l’operatore si impegna ad eseguire l’operazione
di travaso nel pieno rispetto di quanto contenuto nel manuale
operativo di sicurezza.L’operatore dovrà apporre la propria
firma, per conferma responsabile della sussistenza di tali
circostanze.6. Approntamenti antincendio.Con riferimento all’appendice
V, punto 5.2, alinea 8), del decreto del Ministro dell’ambiente 15
maggio 1996, (supplemento ordinario n. 113 alla Gazzetta Ufficiale n.
159 del 9 luglio 1996) e all’allegato, alinea 8), del decreto del
Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996 (supplemento ordinario n. 155
del 4 luglio 1996), la portata specifica di 5 l/min/m2 deve intendersi
erogabile, in termini di predisposizione impiantistica, su tutti i
punti dell’area di sosta; non si intende che essa debba essere
«contemporaneamente» erogata sull’intera superficie di
tale area, indipendentemente dalla sua estensione. In effetti,
è necessario che venga garantita la erogabilità
contemporanea, sia in termini di portata, sia in termini di autonomia,
a protezione dell’intera superficie corrispondente al singolo massimo
incidente di riferimento. In tal senso si potrà prevedere, ove
necessario ed opportuno, la parzializzazione dell’impianto fisso di
irrorazione ovvero la possibilità di attivazione dei soli
monitor, fissi e/o mobili, necessari al fabbisogno effettivo.Per
quanto concerne l’appendice II, punto 4.6.2, del decreto del Ministro
dell’ambiente 15 maggio 1996 (supplemento ordinario n. 113 alla
Gazzetta Ufficiale n. 159 del 9 luglio 1996), si precisa che le
condizioni di portata, pressione ed autonomia idrica sono da valutarsi
per il massimo evento incidentale, come risultante dall’applicazione
dell’appendice III.Si ricorda, a tale proposito e in linea generale,
che i requisiti tecnici indicati in tale decreto sono da considerare
alla stregua di raccomandazioni, che assumono cogenza di requisiti
minimi solo in assenza di specifiche analisi del fabbricante,
comprovanti l’adeguatezza di eventuali valori diversi adottati. Devono
comunque essere rispettati i termini fissati dalle norme
impiantistiche vigenti.

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