AUTORITA' PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI - DELIBERAZIONE 3 febbraio 2011 | Chimici.info

AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI – DELIBERAZIONE 3 febbraio 2011

AUTORITA' PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI - DELIBERAZIONE 3 febbraio 2011 - Regolamento concernente i criteri per la limitazione temporale di utilizzo dei diritti secondari acquisiti dai fornitori di servizi di media audiovisivi, ai sensi dell'articolo 44, comma 5, del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. (Deliberazione n. 30/11/CSP). (11A02208) - (GU n. 41 del 19-2-2011 - Suppl. Ordinario n.45)

AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

DELIBERAZIONE 3 febbraio 2011

Regolamento concernente i criteri per la limitazione temporale di
utilizzo dei diritti secondari acquisiti dai fornitori di servizi di
media audiovisivi, ai sensi dell’articolo 44, comma 5, del testo
unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. (Deliberazione
n. 30/11/CSP). (11A02208)

L’AUTORITA’ PER LE GARANZIE
NELLE COMUNICAZIONI

Nella sua riunione della Commissione per i servizi e i prodotti del
3 febbraio 2011;
Vista la legge 31 luglio 1997, n. 249, recante «Istituzione
dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui
sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo», pubblicata nel
supplemento ordinario n. 154/L alla Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana del 31 luglio 1997, n. 177;
Vista la direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 10 marzo 2010 relativa al coordinamento di determinate
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati
membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi
(direttiva sui servizi di media audiovisivi) che abroga e sostituisce
la direttiva 2007/65/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio
dell’11 dicembre 2007 che modifica la direttiva 89/552/CEE del
Consiglio, relativa al coordinamento di determinate disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri
concernenti l’esercizio delle attivita’ televisive, come modificata
dalla direttiva 97/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del
30 giugno 1997;
Visto il decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, pubblicato nel
supplemento ordinario n. 150 alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana del 7 settembre 2005, n. 208, come modificato dal decreto
legislativo 15 marzo 2010, n. 44 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana del 29 marzo 2010, n. 73, recante il «Testo
unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici», ed in
particolare l’art. 44, comma 5;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000,
n. 445, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di documentazione amministrativa» pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 20 febbraio
2001, n. 42;
Visto il regolamento concernente i criteri di attribuzione di quote
di diritti residuali derivanti dalla limitazione temporale dei
diritti di utilizzazione televisiva acquisiti dagli operatori
radiotelevisivi approvato con delibera del 22 aprile 2009, n.
60/09/CSP, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana n. 152 del 3 luglio 2009;
Vista la propria delibera n. 278/99 del 20 ottobre 1999, recante
«Procedura per lo svolgimento di consultazioni pubbliche nell’ambito
di ricerche e indagini conoscitive» pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana del 22 maggio 2009, n. 117;
Rilevato che l’art. 44 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n.
177, cosi’ come modificato dall’art. 16, comma 1, del decreto
legislativo 15 marzo 2010, n. 44, dispone, al comma 5, che
«L’Autorita’ stabilisce con proprio regolamento i criteri per la
limitazione temporale di utilizzo dei diritti secondari acquisiti dai
fornitori di servizi di media audiovisivi, indipendentemente dalla
codifica delle trasmissioni, in misura proporzionale e comunque
connessa alla partecipazione finanziaria delle fasi di sviluppo e
realizzazione dell’opera da parte dei produttori indipendenti. Gli
operatori adottano le procedure di autoregolamentazione per la
disciplina dei rapporti tra emittenti televisive, anche analogiche,
su qualsiasi piattaforma di trasmissione, e produttori televisivi, da
comunicare alla Autorita’, che ne verifica la rispondenza a quanto
stabilito dal presente comma»;
Considerato che la novella legislativa e’ di portata tale da
rendere opportuna l’integrale sostituzione del regolamento adottato
con delibera n. 60/09/CSP e la conseguente predisposizione di un
nuovo regolamento concernente i criteri per la limitazione temporale
di utilizzo dei diritti secondari acquisiti dai fornitori di servizi
di media audiovisivi:
Vista la delibera n. 156/10/CSP con la quale e’ stata indetta la
consultazione pubblica sullo schema di regolamento concernente i
criteri per la limitazione temporale di utilizzo dei diritti
secondari acquisiti dai fornitori di servizi di media audiovisivi, ai
sensi dell’art. 44, comma 5, del testo unico;
Avuto riguardo ai contributi pervenuti in sede di consultazione e
alle osservazioni formulate nel corso delle audizioni svolte con i
soggetti interessati che ne hanno fatto richiesta, che hanno dato
luogo, in sintesi, alle osservazioni seguenti:
Osservazioni generali.
Alcuni soggetti in generale ritengono sproporzionato l’intervento
del regolamento, ed eccepiscono in merito alla potesta’ regolamentare
dell’Autorita’, la quale, a loro avviso, si sarebbe dovuta limitare a
dettare i criteri di riferimento senza incidere sulle dinamiche
contrattuali delle parti. Un soggetto ritiene lo schema incompatibile
con la normativa vigente nonche’ con gli schemi negoziali in essere.
Un altro soggetto ritiene che la regolamentazione comprima in modo
eccessivo la liberta’ delle parti. Un soggetto condivide
sostanzialmente il regolamento, pur proponendo alcuni emendamenti.
Osservazioni dell’Autorita’.
In via preliminare si ribadisce come la potesta’ regolamentare in
capo all’Autorita’ sia espressamente richiamata dall’art. 44, comma
5, del testo unico, laddove prevede che in questa materia, altrimenti
riservata alla libera negoziazione tra le parti, l’Autorita’ debba
stabilire dei criteri. Tuttavia l’intervento della stessa sarebbe del
tutto inutile se si risolvesse nella sola previsione di indicazioni
di massima che le parti fossero poi libere di applicare o
disattendere. Ne consegue che i criteri che l’Autorita’ e’ chiamata a
dettare non sono meri suggerimenti o vaghe indicazioni prive di
conseguenze sul piano giuridico, ma regole vincolanti che limitano,
legittimamente, l’ambito dell’autonomia privata sul fondamento della
norma di legge che tanto espressamente consente, ed anzi, impone. In
merito alla asserita incompatibilita’ con gli schemi negoziali si
precisa che gli aspetti non precisamente richiamati nel regolamento
sono demandati alla libera contrattazione tra le parti, cosi’ come i
limiti temporali indicati costituiscono solo un tetto massimo.

Art. 1

Definizioni

Un soggetto propone, in via preliminare, di reinserire le
definizioni afferenti alle attivita’ di «produzione audiovisiva» e di
«autoproduzione» e di «Personal Video Recording», nonche’ di
riformulare opportunamente quelle relative al «Web – Casting» e al
«Near Video on Demand».
Un soggetto propone di eliminare la definizione di «format» in
quanto non trova alcun riferimento normativo. Evidenzia come
l’enunciato proposto appaia mutuato dal tavolo tecnico aperto presso
la SIAE allo scopo di individuare una nozione di format condivisa
dagli operatori, ma come in tale sede non sia stata trovata alcuna
soluzione.
Con riguardo poi ad alcune particolari fattispecie descritte nel
regolamento, quali la «fase di sviluppo» e la «fase di realizzazione»
alcuni soggetti suggeriscono di escludere dalla prima definizione e
includere nella seconda le attivita’ volte alla realizzazione dei
costumi e delle scenografie e l’individuazione delle location e dei
teatri di posa. Due soggetti ritengono che si debba ricomprendere
nella fase di sviluppo l’intero iter relativo alla procedura di
attivazione del progetto (es. costo per l’acquisizione dei diritti da
parte degli autori e il costo relativo alla commissione di soggetti e
sceneggiature etc.) e propongono di eliminare l’espressione «la messa
in onda» ed inserire la dicitura «il collaudo e la consegna
materiale».
Relativamente alla definizione di diritti primari molti soggetti
suggeriscono una riformulazione tesa a precisare come la stessa
includa tutti i diritti relativi alla produzione audiovisiva
acquisiti dal fornitore di servizi media indipendentemente dalle
piattaforme/modalita’ trasmissive utilizzate, da esercitarsi entro il
periodo di limitazione temporale convenuto tra le parti. Sul punto,
due soggetti sottolineano l’esigenza di collegare la definizione di
diritto primario all’esercizio dei diritti e al loro sfruttamento
economico, piuttosto che alla piattaforma di utilizzo, in modo da
consentire all’emittente di poter rientrare degli investimenti fatti,
evidenziando come tale aspetto sia particolarmente rilevante nel
nuovo scenario tecnologico e di mercato che vede i fornitori di
servizi di media audiovisivi presenti su diverse piattaforme di
trasmissione. Un soggetto osserva come per diritto primario sia da
considerare il diritto singolo relativo alla prima trasmissione
televisiva su una qualsiasi piattaforma.
Altri soggetti suggeriscono di legare la definizione di utilizzo
allo sfruttamento dell’opera in quanto coerente con la realta’ di
mercato.
Osservazioni dell’Autorita’.
L’inserimento delle definizioni di attivita’ di produzione e di
autoproduzione, cosi’ come quelle di «Personal Video Recording», «Web
– Casting» e «Near Video on Demand» non appare rilevante ai fini del
campo di applicazione del presente regolamento, che non prevede
alcuna qualificazione di natura regolamentare per tali attivita’.
La proposta di eliminazione della definizione di «format» appare
meritevole di accoglimento alla luce di quanto esposto dalla parte,
in quanto l’inserimento della definizione derivava proprio nella
proposta avanzata in sede di tavolo tecnico presso la SIAE. Pertanto
in mancanza di un accordo condiviso si ritiene di demandare alle
parti la definizione di volta in volta, mantenendo tuttavia il
riferimento al format nel regolamento, tra le definizioni di
determinate opere audiovisive anche derivanti da format, in modo che
possa rientrare nel campo di applicazione.
Con riferimento alla definizione delle fasi di sviluppo e di
realizzazione, si registrano opinioni differenti tra gli operatori
sulle attivita’ da includere o da escludere. Numerosi soggetti hanno
altresi’ evidenziato come non esista una definizione univoca ma come
la stessa sia suscettibile di variare in ragione dei diversi generi
di prodotto audiovisivo. Pertanto, in accoglimento di una istanza
generale rappresentata da piu’ operatori, si ravvisa l’opportunita’
di indicare le sole caratteristiche principali delle due fasi,
demandando, caso per caso, la definizione dei dettagli delle stesse
alle singole parti. Tale avviso trova un’ulteriore conferma anche in
considerazione della varieta’ di generi di opere e della conseguente
differenza nelle attivita’ relative alle fasi di sviluppo e
realizzazione, circostanza questa che comporta l’impossibilita’ di
adattare uno schema unico di definizione per tali attivita’ valevole
per tutti i generi di opera audiovisiva.
In accoglimento di quanto diffusamente rappresentato dagli
operatori, appare opportuno modificare la definizione di diritti
primari demandando l’identificazione delle specifiche modalita’ di
utilizzo alle singole parti, fermo restando che i limiti temporali di
utilizzo dei diritti secondari decorrono a partire dalla prima
trasmissione televisiva su qualsiasi mezzo e modalita’, come indicato
all’art. 4, comma 1, del regolamento. A seguito di tale modifica e
con riferimento alla nozione di diritti secondari, la definizione
proposta consente di definire come secondari alcuni diritti
considerati primari, decorso un primo periodo di utilizzo e
sfruttamento, senza esclusioni ex ante e con modalita’ maggiormente
attinenti alle possibilita’ di sfruttamento delle opere audiovisive,
tenendo in questo modo conto del quadro tecnologico e competitivo di
riferimento, da cui emerge come la modalita’ di sfruttamento di
un’opera audiovisiva non sia piu’ direttamente connessa a rigidi
passaggi temporali tra piattaforme, ovvero le c.d. finestre, ma
bensi’ comporti un ciclo di sfruttamento economico flessibile in
modalita’ multi-piattaforma. In ogni caso non sono conformi alla
normativa vigente gli accordi diretti a qualificare come diritti
primari la totalita’ dei diritti di sfruttamento dell’opera
audiovisiva oggetto di contrattazione, in quanto una qualificazione
degli stessi per tutte le piattaforme e per un periodo temporale
indeterminato, comporterebbe un restringimento dei diritti secondari
tale da depauperane il valore, in evidente contraddizione con il
dettato della norma.
Alla luce della nuova formulazione fornita in materia di diritti
primari, e con specifico riferimento al territorio Italiano come
ambito di sfruttamento degli stessi, si ritiene congruente con
l’impianto logico sotteso al presente regolamento, l’espressa
inclusione tra i diritti secondari di quelli c.d. «esteri». Cio’ in
accordo con la natura meramente residuale, intesa nel senso di
onnicomprensivita’ delle fattispecie non incluse nella categoria dei
diritti primari e non sostanziale, con la quale l’Autorita’ ha
ritenuto di dover definire i diritti c.d. «secondari». In aggiunta a
cio’, giova rilevare come tale formulazione sia in linea con le
attuali dinamiche di mercato, per le quali la commercializzazione dei
diritti sull’estero rappresenta un comparto a se’ stante, all’interno
del quale i produttori indipendenti possono trovare importanti
opportunita’ commerciali.
Con riferimento alla definizione di utilizzo, si conferma quanto
gia’ indicato nello schema di regolamento, in quanto l’enunciato e’
propedeutico ad individuare con certezza il dies a quo di decorrenza
dei limiti temporali di cui all’art. 4, ovvero a partire dalla data
di prima trasmissione.

Art. 2

Campo di applicazione

Alcuni soggetti osservano come l’enunciato oltrepassi la potesta’
regolamentare discendente dalla norma primaria. Un soggetto propone
l’eliminazione di siffatto articolo in ragione della modifica delle
definizioni relative ai diritti primari e secondari. Un altro
soggetto ritiene opportuno, al fine di non creare dubbi
interpretativi in sede di applicazione della disciplina di specie,
emendare il testo dell’articolo specificando come oggetto dello
stesso sia la definizione dei criteri per la determinazione del
termine entro il quale il fornitore di servizi di media audiovisivi
esercita autonomamente i c.d. diritti secondari. Un soggetto ritiene
che l’Autorita’ debba dettare criteri vincolanti anche per la
predisposizione dei codici di autoregolamentazione.
Osservazioni dell’Autorita’.
Il campo di applicazione e’ identificato dall’art. 44, comma 5, del
testo unico dei servizi di media audiovisivi, per il quale valgono le
osservazioni riportate in merito alla potesta’ regolamentare
dell’Autorita’. Al fine di definire con precisione la portata
dell’intervento regolamentare, cosi’ come rappresentato da piu’
parti, si ritiene pero’ opportuno l’inserimento di un comma 2 con il
quale si specifica che quanto non espressamente previsto si intende
demandato alle singole parti. Di conseguenza si ravvisa
l’opportunita’ di eliminare l’art. 4, comma 4, del testo sottoposto a
consultazione e relativo alla libera trattazione per le opere in
pre-acquisto e in licenza, in quanto ampiamente incluso nel nuovo
comma 2, dell’art. 2.

Art. 3

Produzione audiovisiva

Un soggetto propone di delimitare l’ambito di validita’ e/o di
applicabilita’ delle definizioni contenute nell’articolo in oggetto e
di commisurare le quote di partecipazione finanziaria alle fasi di
sviluppo e di realizzazione della «produzione audiovisiva
prevalentemente finanziata» al costo complessivo delle stesse.
Due soggetti, relativamente alla partecipazione finanziaria alle
fasi di sviluppo e realizzazione dell’opera in caso di coproduzione
(comma 2), propongono l’adozione di una quota unica pari al 10% del
costo complessivo dell’intera produzione, in quanto, a loro avviso,
tale soluzione risulta esser maggiormente in linea con gli standard
internazionali, nonche’ con le dinamiche economiche presenti nel
mercato di riferimento evidenziando come i budget di produzione
contengono una di producer’s fee ed oneri generali pari almeno al
12%.
Con riguardo, invece, alla produzione audiovisiva prevalentemente
finanziata da un fornitore di servizi di media audiovisivi, un
soggetto ritiene necessaria l’adozione di un’unica quota di
partecipazione finanziaria a carico del produttore indipendente, pari
al 5% complessivo sia della fase di sviluppo che della realizzazione.
Un soggetto ritiene troppo bassa la soglia in quanto non
corrispondente alla realta’ del mercato e alle quote spettanti al
produttore. Due soggetti chiedono lo stralcio dal testo della
previsione di detta fattispecie in quanto la relativa disciplina
delineata dal regolamento, nell’imporre delimitazioni temporali
all’utilizzo di tali opere, attribuirebbe al ruolo del produttore
indipendente un rilievo sproporzionato in rapporto al limitato
coinvolgimento finanziario ed editoriale dello stesso.
Relativamente alla produzione audiovisiva in pre-acquisto e
licenza, due soggetti ritengono che vada chiarita esplicitamente
l’esclusione di tali fattispecie dall’ambito di applicabilita’ del
regolamento in oggetto.
Relativamente alle attivita’ minime un soggetto chiede di
specificare che alle stesse possono partecipare anche i fornitori di
servizi di media audiovisivi e che possono essere realizzate dal
produttore anche a seguito della conclusione del contratto. Un
soggetto chiede l’eliminazione della previsione in quanto ritenuta
pleonastica essendo quelle le uniche e sole attivita’ poste in essere
dal produttore indipendente.
Osservazioni dell’Autorita’.
Come gia’ evidenziato per l’art. 1, l’eliminazione della
definizione di «format» non contrasta con il riferimento allo stesso
di cui all’art. 3, comma 1, lettera c), in quanto la specificazione
appare necessaria per l’inclusione di tali generi nell’ambito di
applicazione del regolamento, pur demandando la nozione di «format»
alla prassi contrattuale. Coerentemente con quanto stabilito per la
definizione delle fasi di sviluppo e realizzazione, e in accoglimento
di quanto rappresentato da piu’ parti, si ritiene opportuno unificare
in un’unica quota il contributo finanziario alle due fasi, ovvero
quella di sviluppo e quella di realizzazione, nel caso di
coproduzione e produzione prevalentemente finanziata da un fornitore
di servizi di media audiovisivi. Difatti il comma 5 dell’art. 44
prevede una connessione dei criteri per la limitazione temporale di
utilizzo dei diritti secondari con la partecipazione del produttore
ad entrambi le fasi. Con riferimento alla coproduzione si accoglie la
richiesta di una fissazione della quota al 10% del finanziamento
complessivo. Con riferimento alla produzione prevalentemente
finanziata da un fornitore di servizi di media audiovisivi seconda
una quota complessiva pari al 5%. Tali percentuali risultano
maggiormente in linea con le prassi contrattuali e con le stime di
costo attualmente riscontrabili nel mercato di riferimento. Da
un’attenta analisi dei principali parametri che compongono la voce di
cui sopra, e’ emerso come la quantificazione in oggetto costituisca,
ad avviso dell’Autorita’, una giusta ponderazione degli stessi, la
quale tiene inoltre conto, in una logica di rispetto del dettato
legislativo, da un lato delle esigenze di profittabilita’ economica
dei broadcaster, e dall’altro di quelle di sostenibilita’ economico
finanziaria dei produttori indipendenti, nonche’ risulta esser
maggiormente attinente alle dinamiche di mercato, come peraltro
emerso nel corso della consultazione pubblica.
Con riferimento alle modalita’ di pre-acquisto e licenza, non si
ritiene opportuna l’inclusione espressa di tale fattispecie
contrattuale tra le previsioni del presente regolamento, per un
duplice ordine di ragioni. La prima attiene direttamente alla natura
e al meccanismo di funzionamento sotteso al suddetto rapporto
negoziale, in quanto lo stesso, non prevedendo ab origine la cessione
di diritti su opere audiovisive, non puo’ contemplare operazioni di
retrocessione afferenti agli stessi. La seconda motivazione, di
carattere organizzativo gestionale, e’ invece riconducibile alle
dinamiche inerenti le modalita’ che sovraintendono alla
regolamentazione dei rapporti contrattuali tra le parti, le quali,
per come sono strutturate, rendono maggiormente auspicabile
l’adozione di un modello liberamente determinato dai diretti
interessati. Sul punto, occorre infatti rilevare come la previsione
espressa della mancata applicabilita’ del presente regolamento alla
fattispecie di cui all’oggetto sortirebbe l’effetto di creare una
situazione di incertezza nei rapporti tra emittente e produttore e
risulterebbe foriera di potenziali conflitti tra gli stessi. Si
ritiene comunque utile mantenere la sola definizione di tali
tipologie al fine di distinguerle dalle modalita’ di produzione
soggette alla disciplina del regolamento.
Si ritiene opportuno mantenere il riferimento alle attivita’ minime
nei casi di produzione prevalentemente finanziata dal fornitore di
servizi di media audiovisivi al fine di definire un complesso di
attivita’ integrative all’apporto finanziario per tale tipologia di
produzione. Appare meritevole di accoglimento la richiesta di
demandare le modalita’ di realizzazione delle stesse a quanto
stabiliscono le parti, anche in differenti fasi del rapporto
contrattuale, in quanto costituisce un comportamento abituale delle
relazioni in essere.

Art. 4

Limiti temporali

Due soggetti, in coerenza con la definizione proposta di diritti
primari, chiedono di far coincidere il dies a quo per la decorrenza
della limitazione temporale di cui all’oggetto dal primo utilizzo dei
diritti primari, in luogo della prima «messa in onda». Due soggetti
ritengono di demandare tale aspetto all’autonomia contrattuale delle
parti. Un altro soggetto chiede che il limite temporale decorra dalla
consegna dell’opera e non dalla sua trasmissione.
Relativamente, invece, alla coproduzione, due soggetti propongono
di rivedere i periodi di esclusiva per le emittenti, in quanto
giudicati dalle stesse eccessivamente ristretti. Un soggetto in
particolare chiede di demandare ogni limite alla libera
contrattazione delle parti.
Alcuni soggetti chiedono di eliminare il meccanismo di c.d.
«decalage», in quanto: i) si innesta in uno specifico negoziale
attraverso una normativa di dettaglio che avrebbe l’effetto
paradossale di limitare a soli 18 mesi i diritti per le emittenti
italiane; ii) vanifica totalmente quanto disposto in materia di
cartoni animati, posto che nel comparto dell’animazione i
coproduttori partecipano quasi sempre con quote inferiori al 50% del
budget complessivo. In ogni caso, poi, osservano che, al termine del
periodo di esclusiva titolarita’ di cui all’oggetto, i diritti di
utilizzazione in Italia debbano tornare pro quota ai coproduttori,
fatta salva la facolta’ di demandare la regolazione di siffatto
aspetto ad una negoziazione ad hoc.
Con riferimento, invece ai diritti relativi alla trasmissione della
produzione audiovisiva all’estero, un soggetto ritiene che non
possono esserci limitazioni temporali e che la titolarita’ vada
definita caso per caso.
Con riferimento, invece, alla produzione prevalentemente finanziata
da un fornitore di servizi audiovisivi, un soggetto auspica che venga
rivista, in aumento, la durata delle finestre temporali (comma 5), al
fine di differenziare maggiormente l’appalto e le produzioni quasi
totalmente finanziate dall’emittente, dalla coproduzione.
Un soggetto chiede una riduzione del limite temporale a tre anni
nei casi di coproduzione e a quattro anni nei casi di opera
prevalentemente finanziata da un fornitore di servizi di media
audiovisivi per le fiction e gli spettacoli di intrattenimento.
Con riferimento alla cogestione dei diritti alcuni soggetti
chiedono l’eliminazione di tale previsione o che, in subordine, le
relative modalita’ di gestione siano demandate alla libera
contrattazione tra le parti, pur ravvisando il rischio di un
incremento del contenzioso. Gli stessi soggetti propongono di
eliminare ogni riferimento in materia di mancato utilizzo. Un
soggetto chiede di fissare la gestione esclusiva dei diritti in capo
al produttore e in caso di mancato utilizzo ritiene che al produttore
debba essere attribuita la gestione esclusiva dei diritti secondari.
Alcuni soggetti, infine, con riguardo ai limiti di applicabilita’
del disciplina di specie, propongono che ai contratti stipulati
anteriormente all’entrata in vigore del Regolamento, continuino ad
applicarsi le disposizioni stabilite negli accordi.
Un soggetto invita a prevedere dei limiti anche per i casi di
pre-acquisto e licenza.
Osservazioni dell’Autorita’.
Con riferimento alla richiesta di far decorrere i limiti temporali
dallo sfruttamento dei diritti si eccepisce la necessita’ di fissare
un termine certo, che puo’ essere garantito solo dalla data di prima
trasmissione dell’opera audiovisiva. A tal proposito occorre rilevare
come la data di consegna dell’opera non sia un indicatore valido in
quanto implicherebbe un meccanismo distorsivo della liberta’
imprenditoriale dei soggetti, i quali sarebbero obbligati alla messa
in onda del prodotto in periodi anche non ottimali, secondo logiche
rigide e scollegate dal principale obiettivo di massimizzazione degli
ascolti. Con riferimento ai periodi di esclusiva e ai relativi
limiti, si rileva come quelli indicati nel regolamento siano termini
massimi e come le parti possano convenire per limiti inferiori, cosi’
come previsto in modo esplicito al comma 7. Non appare meritevole di
accoglimento la richiesta di innalzamento dei limiti temporali per
alcune tipologie di opere in quanto penalizzerebbe eccessivamente la
possibilita’ di esercizio dei diritti secondari.
Con riferimento al meccanismo di c.d. «decalage» di cui all’art. 4,
comma 3, si condivide quanto rappresentato da piu’ parti nel corso
della consultazione, ovvero l’opportunita’ di sostituire la
disposizione di specie con un criterio di ripartizione delle quote
dei diritti proporzionale all’apporto finanziario, in modo piu’
lineare con il dettato normativo: cio’ anche in considerazione del
rischio imprenditoriale assunto dagli stessi nonche’ della abituale
definizione di tali aspetti all’interno dei contratti di
co-produzione, come sottolineato da alcuni operatori. L’inclusione di
tale indicazione appare comunque utile, da un lato, ad evitare
l’istaurarsi di meccanismi di ripartizione delle quote penalizzanti
per i produttori e non attinenti con la necessita’ che questi ultimi
dispongano della possibilita’ di accesso allo sfruttamento dei
diritti secondari, e dall’altro a favorire il pieno esercizio della
propria indipendenza economica ed editoriale rispetto ai fornitori di
servizi di media audiovisivi.
A seguito di quanto rappresentato nelle osservazioni di cui
all’art. 2 e all’art. 3 in merito alle produzioni in licenza e
pre-acquisto, si ritiene necessario eliminare la disposizione
indicata al comma 4 dell’art. 4 del testo sottoposto a consultazione.
Con riferimento alla possibilita’ di detrarre la quota di apporto
finanziario dal compenso percepito dal produttore indipendente, al
fine di ovviare a possibili contenziosi, l’attuale declinazione della
disposizione appare sufficientemente chiara a prevedere che la stessa
sia una facolta’ delle parti e non una mera imposizione.
Nel caso di mancato utilizzo del prodotto, la previsione
regolamentare si rende necessaria al fine di tutelare la diffusione
delle opere audiovisive. Il termine di due anni appare congruo per
non limitare l’attivita’ dei fornitori di servizi di media
audiovisivi. In merito alle modalita’ di esercizio dei diritti appare
meritevole di accoglimento la proposta di definire contrattualmente
le stesse al fine di prevenire possibili contenziosi.
In merito ai contratti stipulati anteriormente si accoglie la
proposta di far valere la disciplina allora vigente in quanto utile
ad evitare incertezze sul quadro giuridico applicabile, sulla bease
del principio tempus regit actum.

Art. 5

Procedure di autoregolamentazione

Alcuni soggetti auspicano che vengano precisate le modalita’ di
implementazione relative alle procedure di autoregolamentazione
nonche’ di stabilire, relativamente alle stesse, tempistiche certe,
anche con la previsione di un termine perentorio per la loro
presentazione all’Autorita’. Un soggetto chiede l’eliminazione della
disposizione in quanto ritenuta rappresentativa di un eccesso di
delega. Un soggetto propone l’introduzione di un termine perentorio
per l’adozione dei codici nonche’ il ripristino della disciplina gia’
prevista dalla delibera n. 60/09/CSP per la loro approvazione.
Osservazioni dell’Autorita’.
In merito all’introduzione di tempistiche certe inerenti
l’approvazione delle suddette procedure, si accoglie quanto
richiesto, disponendo un termine per l’adozione e l’invio delle
procedure di autoregolamentazione. Le modalita’ di approvazione da
parte dell’Autorita’ sono implicitamente demandate ai principi
generali in materia di procedimento amministrativo, di cui alla legge
n. 241/1990 cosi’ come modificata dalla legge n. 69/2009.
Inoltre, si reputa opportuno recepire l’istanza presentata da un
soggetto relativamente all’introduzione di principi generali a cui i
fornitori di servizi media audiovisivi dovranno attenersi in sede di
elaborazione delle procedure di autoregolamentazione volte a
disciplinare i rapporti con i produttori indipendenti. In via
generale, siffatti principi dovranno garantire che i rapporti di
specie si svolgano secondo criteri di equita’ e non discriminazione e
che la negoziazione dei singoli diritti avvenga in maniera autonoma,
al fine di consentire la valorizzazione di ciascuno di essi. Tale
inserimento appare propedeutico all’instaurazione di una corretta
prassi contrattuale tra operatori televisivi e produttori volta a
promuovere la crescita del settore della produzione televisiva
indipendente.

Art. 6

Vigilanza e sanzioni

Un soggetto eccepisce l’eccesiva onerosita’ delle sanzioni previste
al Regolamento di specie. Altri soggetti eccepiscono la potesta’
sanzionatoria. Un soggetto avanza dei rilievi in merito
all’applicabilita’ del comma 30, art. 1, della legge n. 249/1997 e
ritiene ultroneo il riferimento al comma 31 dello stesso articolo di
cui sopra. Al contrario, sembra congruo il richiamo all’impianto
sanzionatorio delineato dalle disposizioni di cui agli articoli 5l,
comma 1, lettera g), comma 2, lettera d) e comma 9 del testo unico.
Un soggetto ritiene che il presidio sanzionatorio sia applicabile
anche nel caso di violazione delle procedure di autoregolamentazione.
Osservazioni dell’Autorita’.
Relativamente al presidio sanzionatorio di cui all’art. 1, commi 30
e 31 della legge n. 249/1997 si evidenzia come questo valga solo per
le norme procedurali del Regolamento, e non per quelle di merito il
cui presidio e’ definito dall’art. 51, comma 3, lettera b) del testo
unico.
Ritenuto, pertanto, che, a seguito dei rilievi e delle osservazioni
formulate nell’ambito della consultazione da parte dei soggetti
interessati, debbano essere introdotte, nei limiti esposti, le
conseguenti modifiche ed integrazioni allo schema di provvedimento
posto in consultazione;
Vista la proposta formulata dalla Direzione contenuti audiovisivi e
multimediali;
Udita la relazione dei commissari Gianluigi Magri e Sebastiano
Sortino, relatori ai sensi dell’art. 29 del Regolamento concernente
l’organizzazione e il funzionamento dell’Autorita’;

Delibera:

Articolo unico

1. L’Autorita’ adotta il Regolamento concernente i criteri per la
limitazione temporale di utilizzo dei diritti secondari acquisiti dai
fornitori di servizi di media audiovisivi, ai sensi dell’art. 44,
comma 5, del testo unico dei servizi di media audiovisivi, riportato
nell’allegato A, che costituisce parte integrante della presente
delibera.
2. La presente delibera entra in vigore il quindicesimo giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La presente delibera e’ pubblicata nel Bollettino ufficiale e nel
sito web dell’Autorita’.

Napoli, 3 febbraio 2011

Il presidente
Calabro’

I commissari relatori
Magri-Sortino

Allegato

Parte di provvedimento in formato grafico

AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI – DELIBERAZIONE 3 febbraio 2011

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