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ARAN – AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

ARAN - AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL LAVORO Contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale non dirigente della Cassa depositi e prestiti - Quadriennio normativo 1998-2001 e biennio economico 1998-1999. (GU n. 271 del 19-11-2002- Suppl. Ordinario n.213)

ARAN – AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL LAVORO

Contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale non
dirigente della Cassa depositi e prestiti – Quadriennio normativo
1998-2001 e biennio economico 1998-1999.

L’ARAN:
nella persona del Presidente Avv. Guido Fantoni (firmato)

e le seguenti Organizzazioni e Confederazioni sindacali:

Organizzazioni Sindacali Confederazioni Sindacali

CGIL/F.P. (firmato) CGIL (firmato)

FIBA/CISL (firmato) CISL (firmato)

UIL/P.A. (firmato) UIL (firmato)

FABI (firmato) FABI (firmato)

CIDA (firmato) CIDA (firmato)

Al termine della riunione le parti hanno sottoscritto l’allegato CCNL
per il personale non dirigente della Cassa Depositi e Prestiti,
quadriennio normativo 1998-2001 e biennio economico 1998-1999.

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 1
Campo di applicazione
1. Il presente contratto collettivo nazionale di lavoro, stipulato ai
sensi dell’art. 70, comma 4 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165 si applica a tutto il personale con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato o a tempo determinato, esclusi i dirigenti, dipendente
dalla Cassa Depositi e Prestiti (d’ora in avanti “Ente”).
2. Il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e’ richiamato nel
testo del presente contratto con la dizione “D. lgs. n. 165/2001”.
L’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche
Amministrazioni (ARAN) e’ richiamata con il termine “Agenzia”.
Art. 2
Durata, decorrenza, tempi e procedure di applicazione del contratto
1. Il presente contratto concerne il periodo 1 gennaio 1998 – 31
dicembre 2001 per la parte normativa ed e’ valido dall’1 gennaio 1998
fino al 31 dicembre 1999 per la parte economica.
2. Gli effetti giuridici decorrono dal giorno successivo alla data di
stipulazione, salvo diversa prescrizione del presente contratto.
L’avvenuta stipulazione viene portata a conoscenza dell’Ente con
idonea pubblicita’ da parte dell’Agenzia.
3. Gli istituti a contenuto economico e normativo con carattere
vincolato ed automatico sono applicati dall’Ente entro 30 giorni
dalla data di stipulazione di cui al comma 2.
4. Il presente contratto, alla scadenza, si rinnova tacitamente di
anno in anno qualora non ne sia data disdetta da una delle parti con
lettera raccomandata, almeno tre mesi prima di ogni singola scadenza.
In caso di disdetta, le disposizioni contrattuali rimangono
integralmente in vigore fino a quando non siano sostituite dal
successivo contratto collettivo. Limitatamente al presente CCNL, le
parti convengono che il termine per la disdetta sia stabilito in due
mesi dalla sottoscrizione del CCNL.
5. Per evitare periodi di vacanza contrattuale, le piattaforme sono
presentate con un anticipo di almeno tre mesi rispetto alla data di
scadenza del contratto. Durante tale periodo e per il mese successivo
alla scadenza del contratto, le parti negoziali non assumono
iniziative unilaterali ne’ danno luogo ad azioni conflittuali.
Limitatamente al presente CCNL, le parti convengono che il termine
per la presentazione delle piattaforme sia stabilito in due mesi
dalla sottoscrizione del CCNL.
6. Dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a tre mesi dalla data
di scadenza della parte economica del presente contratto o a tre mesi
dalla data di presentazione delle piattaforme, se successiva, ai
dipendenti della Cassa Depositi e Prestiti sara’ corrisposta la
relativa indennita’, secondo le scadenze previste dall’accordo sul
costo del lavoro del 23 luglio 1993. Per l’erogazione di detta
indennita’ si applica la procedura dell’art. 48, comma 2 del d.lgs.
165 del 2001.
7. In sede di rinnovo biennale, per la determinazione della parte
economica da corrispondere, ulteriore punto di riferimento del
negoziato sara’ costituito dalla comparazione tra l’inflazione
programmata e quella effettiva intervenuta nel precedente biennio,
secondo quanto previsto dall’accordo di cui al comma precedente.
TITOLO II
RELAZIONI SINDACALI
CAPO I
OBIETTIVI E MODELLI RELAZIONALI
Art. 3
Obiettivi e strumenti
1. Il sistema delle relazioni sindacali, nel rispetto delle
distinzioni delle responsabilita’ dell’Ente e dei sindacati, e’
riordinato in modo coerente con l’obiettivo di contemperare
l’interesse dei dipendenti al miglioramento delle condizioni di
lavoro e alla crescita professionale con l’esigenza dell’Ente di
incrementare e mantenere elevate l’efficacia e l’efficienza dei
servizi erogati alla collettivita’.
2. Il predetto obiettivo comporta la necessita’ di uno stabile
sistema di relazioni sindacali, che si articola nei seguenti modelli
relazionali:
a) contrattazione collettiva che ha il suo momento fondamentale nel
contratto collettivo nazionale e che trova ulteriore esplicazione
nella contrattazione integrativa sulle materie e secondo le modalita’
previste dal predetto contratto nazionale. Essa si svolge in
conformita’ alle convenienze e ai distinti ruoli delle parti, salvo
quanto previsto dall’art. 45 del D. Lgs. 165/2001;
b) partecipazione, che a sua volta si articola negli istituti
dell’informazione, concertazione e consultazione e che puo’ avere
come strumento applicativo la costituzione di apposite Commissioni;
c) interpretazione autentica dei contratti collettivi.
Art. 4
Contrattazione collettiva integrativa
1. Le parti di cui all’art. 11 sottoscrivono il contratto collettivo
integrativo con le risorse del Fondo unico di Ente di cui all’art. 77
al fine di incrementare la produttivita’ e la qualita’ del servizio e
di sostenere i processi di riorganizzazione e di innovazione
tecnologica e organizzativa.
2. Il contratto collettivo integrativo regola i sistemi di
incentivazione del personale sulla base di obiettivi e programmi di
incremento della produttivita’ e di miglioramento della qualita’ del
servizio, definisce i criteri generali delle metodologie di
valutazione basate su indici e standard di valutazione ed indica i
criteri di ripartizione tra le varie finalita’ di utilizzo delle
risorse del Fondo unico di Ente di cui al comma 1.
3. In sede di contrattazione collettiva integrativa sono, altresi’,
regolate le seguenti materie:
a) le linee di indirizzo generale per l’attivita’ di formazione
professionale, riqualificazione e aggiornamento del personale per
adeguarlo ai processi di innovazione;
b) accordi di mobilita’ volontaria di cui all’art. 26;
c) le linee di indirizzo ed i criteri per la garanzia ed il
miglioramento dell’ambiente di lavoro;
d) le pari opportunita’ per le finalita’ indicate nell’art. 10;
e) criteri generali per la gestione delle attivita’
socio-assistenziali per il personale;
f) riflessi delle innovazioni tecnologiche e organizzative dei
processi di disattivazione o riqualificazione dei servizi, sulla
qualita’ del lavoro e sulla professionalita’ dei dipendenti in base
alle esigenze dell’utenza;
g) articolazione delle tipologie di orario di lavoro di cui all’art.
48;
h) materie attinenti la prevenzione e la sicurezza sul posto di
lavoro, con il rappresentante per tali materie, al fine di assicurare
l’attuazione di quanto previsto dal D. Lgs. n. 626/1994 e successive
modificazioni;
i) criteri delle forme di incentivazione delle specifiche attivita’ e
prestazioni correlate alla utilizzazione delle risorse indicate
nell’art. 77, comma 1 lett. b);
j) proposte di modifica dell’ordinamento del personale destinatario
del presente contratto da sottoporre all’approvazione del Consiglio
di amministrazione.
4. La contrattazione in tema di mobilita’ e di riflessi delle
innovazioni tecnologiche e organizzative avviene al momento del
verificarsi delle circostanze che la rendono necessaria.
5. Nelle materie di cui alle lettere a), c), f), g) del comma
precedente, decorsi trenta giorni dall’inizio delle trattative senza
che sia stato raggiunto l’accordo, le parti riassumono la liberta’ di
iniziativa. D’intesa tra le parti, il predetto termine e’ prorogabile
di altri trenta giorni.
6. Le componenti salariali da attribuire a livello di contrattazione
integrativa sono comunque correlate ai risultati conseguiti nella
realizzazione dei citati programmi.Fermi restando i principi di
comportamento delle parti durante le trattative, indicati nell’art.
2, sulle materie non direttamente implicanti l’erogazione di risorse
destinate al trattamento economico accessorio, decorsi trenta giorni
dall’inizio delle trattative, le parti riassumono le rispettive
prerogative e liberta’ di iniziativa.
7. I contratti di cui al presente articolo non possono essere in
contrasto con vincoli risultanti dai contratti collettivi nazionali o
comportare oneri non previsti rispetto a quanto indicato nel comma 1.
Le clausole difformi sono nulle e non possono essere applicate.
Art. 5
Tempi e procedure per la stipulazione o il rinnovo
del contratto collettivo integrativo
1. I contratti collettivi integrativi hanno durata quadriennale e si
riferiscono a tutti gli istituti contrattuali rimessi a tale livello
da trattarsi in un’unica sessione negoziale, tranne per le materie
previste dal presente C.C.N.L. che, per loro natura, richiedano tempi
di negoziazione diversi essendo legate a fattori organizzativi
contingenti. L’individuazione e l’utilizzo delle risorse sono
determinati in sede di contrattazione integrativa con cadenza
annuale.
2. L’Ente provvede a costituire la delegazione di parte pubblica
abilitata alle trattative di cui al comma 1 entro trenta giorni da
quello successivo alla data di stipulazione del presente contratto ed
a convocare la delegazione sindacale di cui all’art.12, comma 1 lett.
b) per l’avvio del negoziato, entro trenta giorni dalla presentazione
delle piattaforme.
3. Il controllo sulla compatibilita’ dei costi della contrattazione
collettiva integrativa con i vincoli di bilancio e’ effettuato dal
collegio dei revisori dei conti dell’Ente, secondo le vigenti
disposizioni. A tal fine, l’ipotesi di contratto collettivo
integrativo definita dalla delegazione trattante e’ inviata a tale
organismo entro 5 giorni corredata dall’apposita relazione
illustrativa tecnico finanziaria. Trascorsi 15 giorni senza rilievi,
il contratto collettivo integrativo viene sottoscritto. Per la parte
pubblica la sottoscrizione e’ demandata al titolare del potere di
rappresentanza o ad un suo delegato. In caso di rilievi da parte dei
predetti organismi, la trattativa deve essere ripresa entro cinque
giorni.
4. I contratti collettivi integrativi devono contenere apposite
clausole circa tempi, modalita’ e procedure di verifica della loro
attuazione. Essi conservano la loro efficacia fino alla stipulazione
dei successivi contratti.
5. L’Ente e’ tenuto a trasmettere all’Agenzia, entro cinque giorni
dalla sottoscrizione, il testo contrattuale con la specificazione
delle modalita’ di copertura dei relativi oneri con riferimento agli
strumenti annuali e pluriennali di bilancio.
Art. 6
Informazione
1. L’Ente, allo scopo di rendere trasparente e costruttivo il
confronto tra le parti a tutti i livelli di relazioni sindacali,
fornisce, ai soggetti sindacali, di cui all’art 11 tutte le
informazioni sugli atti di valenza generale concernenti il rapporto
di lavoro, l’organizzazione degli uffici e la gestione complessiva
delle risorse umane.
2. Nelle materie di seguito indicate, l’Ente fornisce una
informazione preventiva, inviando tempestivamente la documentazione
necessaria:
a) definizione dei criteri per la determinazione e distribuzione dei
carichi di lavoro e delle dotazioni organiche;
b) verifica periodica della produttivita’ degli uffici;
c) criteri generali per l’organizzazione e la disciplina degli
uffici;
d) criteri generali riguardanti l’organizzazione del lavoro;
e) politiche degli organici;
f) applicazione dei parametri concernenti la qualita’ e la
produttivita’ dei servizi e rapporti con l’utenza;
g) iniziative rivolte al miglioramento del servizi sociali in favore
del personale;
h) affidamento all’esterno dei servizi;
i) introduzione di nuove tecnologie e processi di riorganizzazione
delle amministrazioni aventi effetti generali sull’organizzazione del
lavoro;
j) attivita’ e programmi di ricerca e sviluppo;
k) misure in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro;
l) previsione di bilancio relativa al personale;
m) implicazioni dei processi generali di riorganizzazione della
Cassa;
n) elevazione del contingente da destinare ai contratti di lavoro a
tempo parziale, di cui all’art. 40;
o) programmi di formazione del personale.
2. L’Ente, nelle materie aventi per oggetto gli atti di gestione
adottati, nonche’ su tutte quelle demandate alla contrattazione
integrativa, fornisce un’informazione successiva per la verifica dei
relativi risultati, con particolare riferimento alle seguenti
materie:
a) distribuzione complessiva dei carichi di lavoro;
b) attuazione dei programmi di formazione del personale;
c) distribuzione complessiva delle ore di lavoro straordinario e
l’utilizzo delle relative prestazioni;
d) distribuzione complessiva del fondo di cui all’art.77;
e) parametri e risultati concernenti la qualita’ e la produttivita’
dei servizi prestati;
f) misure in materia di igiene e sicurezza nel luogo di lavoro;
g) qualita’ del servizio in rapporto con l’utenza;
h) stato dell’occupazione e politiche degli organici.
3. Nel caso in cui il sistema informativo utilizzato dall’Ente
consenta la raccolta e l’utilizzo di dati sulla quantita’ e qualita’
delle prestazioni lavorative dei singoli operatori, l’Ente stesso
assicura una adeguata tutela della riservatezza della sfera personale
del lavoratore.
Art. 7
Concertazione
1. La concertazione e’ attivata dai soggetti sindacali di cui
all’art. 11, mediante richiesta scritta, entro tre giorni dal
ricevimento dell’informazione di cui all’articolo 6, sulle seguenti
materie:
a) definizione dei criteri sui carichi di lavoro;
b) verifica periodica della produttivita’ degli uffici;
c) le implicazioni dei processi generali di riorganizzazione,
ristrutturazione e trasformazione dell’Ente, anche conseguenti alla
applicazione di specifiche disposizioni di legge;
d) le modalita’ di attuazione per favorire le pari opportunita’.
2. La concertazione si svolge in appositi incontri che iniziano entro
quarantotto ore dalla data di ricezione della richiesta; durante la
concertazione le parti si adeguano, nei loro comportamenti, ai
principi di responsabilita’, correttezza e trasparenza.
3. Nella concertazione le parti verificano la possibilita’ di un
accordo mediante un confronto che deve, comunque, concludersi entro
il termine massimo di trenta giorni dalla sua attivazione; dell’esito
della concertazione e’ redatto verbale dal quale risultino le
posizioni delle parti nelle materie oggetto della stessa.
Art. 8
Consultazione
1. La consultazione e’ attivata prima dell’adozione degli atti
interni di organizzazione aventi riflessi sul rapporto di lavoro ed
e’ facoltativa, salvo che per le seguenti materie per le quali e’
obbligatoria:
a) organizzazione e disciplina degli uffici, nonche’ la consistenza e
variazione delle dotazioni organiche;
b) elevazione del contingente massimo dei posti da trasformare da
tempo pieno a tempo parziale di cui all’art. 40, comma 10 .
2. E’ inoltre prevista la consultazione del rappresentante per la
sicurezza nei casi di cui all’art. 19 del D. Lgs. 19 settembre 1994,
n. 626.
Art. 9
Forme di partecipazione
1. Nell’ambito dell’Ente e’ costituita una Conferenza di
rappresentanti delle parti abilitate alla contrattazione integrativa.
La Conferenza si riunisce due volte l’anno al fine di coinvolgere il
personale in ordine alle linee essenziali di indirizzo in materia di
politiche aventi riflessi sul personale, nonche’ di organizzazione e
gestione con particolare riguardo ai sistemi di verifica dei
risultati, anche al fine di favorire un adeguato governo dei processi
di innovazione organizzativa, nell’ambito dei quali va comunque
considerata la valorizzazione delle risorse umane.
2. Per l’approfondimento di specifiche problematiche, in particolare
concernenti l’organizzazione del lavoro, l’ambiente, l’igiene e
sicurezza del lavoro, i servizi sociali, il sistema della
partecipazione e’ completato dalla possibilita’ di costituire, a
richiesta, senza oneri aggiuntivi per l’Ente, una Commissione
bilaterale ovvero un Osservatorio con il compito di raccogliere dati
relativi alle predette materie – che l’Ente e’ tenuto a fornire – e
di formulare proposte in ordine ai medesimi temi.
3. La composizione degli organismi di cui al presente articolo, che
non hanno funzioni negoziali, e’ paritetica e deve comprendere una
adeguata rappresentanza femminile.
Art. 10
Comitato pari opportunita’
1. Il Comitato per le pari opportunita’, istituito presso l’Ente,
nell’ambito delle forme di partecipazione previste dall’art. 9,
svolge i seguenti compiti:
a) raccolta dei dati relativi alle materie di propria competenza, che
l’Ente e’ tenuto a fornire;
b) formulazione di proposte in ordine ai medesimi temi anche ai fini
della contrattazione integrativa, di cui all’art. 4;
c) promozione di iniziative volte ad attuare le direttive comunitarie
per l’affermazione sul lavoro della pari dignita’ delle persone. In
particolare il Comitato promuove iniziative volte a dare attuazione
alla normativa comunitaria anche al fine di rimuovere comportamenti
lesivi delle liberta’ personali. In questo ambito effettua ricerche e
definisce i connotati e l’estensione del fenomeno delle molestie
sessuali sul lavoro e propone iniziative di interventi per la sua
rimozione;
d) promuovere piani di azione positive finalizzate alla rimozione di
tutto cio’ che ostacola o impedisce l’affermarsi di una situazione di
pari opportunita’, per poter cosi’ giungere alla applicazione
concreta del principio di uguaglianza sancito dalla legge 125 del
1991;
e) svolgere le funzioni di conciliazione di cui all’art. 4, comma 4
della legge 125 del 1991; valuta fatti segnalati riguardanti azioni
di discriminazione diretta ed indiretta e di segregazione
professionale e formula proposte in merito.
2. Chiunque ritenga di individuare in fatti, atti e comportamenti
riferibili all’Ente gli estremi della discriminazione in suo danno,
ai sensi dell’art. 4, commi 1 e 2 della legge 125 del 1991, puo’,
anche per il tramite dell’Organizzazione Sindacale cui conferisce
mandato, investire del caso il Comitato per le pari opportunita’.
3. Il Comitato, presieduto da un rappresentante dell’Ente, e’
costituito da un componente designato da ciascuna delle
organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL e da un pari
numero di funzionari in rappresentanza dello stesso Ente. Il
presidente del Comitato, nominato tra i componenti dell’Ente, designa
un vicepresidente. Per ogni componente effettivo e’ previsto un
componente supplente.
4. Nell’ambito dei vari livelli di relazioni sindacali previsti per
ciascuna delle materie sottoindicate, acquisiti i pareri e le
proposte formulate dal Comitato pari opportunita’, sono previste
misure per favorire effettive pari opportunita’ nelle condizioni di
lavoro e di sviluppo professionale:
a) accesso e modalita’ di svolgimento dei corsi di formazione
professionale;
b) flessibilita’ degli orari di lavoro in rapporto a quello dei
servizi sociali nella fruizione del part-time;
c) processi di mobilita’;
d) tutela della salute in relazione alle peculiarita’ psicofisiche e
alla prevedibilita’ dei rischi specifici per la donna con particolare
attenzione alle situazioni di lavoro che rappresentino rischi per la
maternita’;
e) politiche di pari opportunita’ negli accessi dall’esterno.
5. L’Ente favorisce l’operativita’ del Comitato e garantisce tutti
gli strumenti idonei al suo funzionamento. In particolare, valorizza
e pubblicizza con ogni mezzo, nell’ambito lavorativo, i risultati del
lavoro svolto dagli stessi. Il Comitato e’ tenuto a svolgere una
relazione annuale sulle condizioni delle lavoratrici all’interno
dell’ Ente, fornendo in particolare informazioni sulla situazione
occupazionale in relazione alla presenza femminile nella varie aree e
nei vari profili nonche’ sulla partecipazione ai processi formativi.
6. Il Comitato per le pari opportunita’ rimane in carica per la
durata di un quadriennio e comunque fino alla costituzione del nuovo.
I componenti del Comitato possono essere rinnovati nell’incarico per
un solo mandato.
7. Sulla base delle proposte del Comitato, l’Ente adotta, ai sensi
dell’art. 2, comma 6 della legge n. 125 del 1991, piani di azioni
positive tendenti ad assicurare la rimozione degli ostacoli che di
fatto impediscono la piena realizzazione di pari opportunita’ di
lavoro tra uomini e donne.
CAPO II
SOGGETTI SINDACALI
Art. 11
Soggetti sindacali titolari della contrattazione integrativa
1. I soggetti titolari della contrattazione integrativa di cui
all’art. 4 sono:
a) i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria
firmatarie del presente CCNL;
b) le rappresentanze sindacali unitarie (R.S.U) elette ai sensi
dell’Accordo collettivo quadro per la costituzione delle
rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle
pubbliche amministrazioni e per la definizione del relativo
regolamento elettorale, stipulato il 7 agosto 1998.
Art. 12
Composizione delle delegazioni della contrattazione integrativa
1. La delegazione trattante per la contrattazione integrativa e’
costituita:
a) per la parte pubblica:
a1) dal titolare del potere di rappresentanza o da un suo delegato;
a2) da una rappresentanza dei dirigenti titolari degli uffici
direttamente interessati alla trattativa.
b) per la parte sindacale, dai soggetti sindacali di cui all’art. 11.
2. L’Ente puo’ avvalersi, nella contrattazione collettiva
integrativa, della attivita’ di rappresentanza e di assistenza
dell’Agenzia.
Art. 13
Titolarita’ dei permessi e delle prerogative sindacali
1. La titolarita’ dei permessi sindacali nei luogo di lavoro, cosi’
come previsto dall’art. 10, comma 1 dell’accordo collettivo quadro
sui distacchi, aspettative e permessi nonche’ sulle altre prerogative
sindacali, sottoscritto il 7 agosto 1998, compete con le modalita’ e
nelle quantita’ previste dall’accordo stesso ai seguenti soggetti:
a) componenti delle rappresentanze sindacali unitarie (R.S.U.) elette
ai sensi dell’accordo collettivo quadro per la costituzione delle
rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle
pubbliche amministrazioni e per la definizione del relativo
regolamento elettorale, stipulato il 7 agosto 1998;
b) dirigenti sindacali.
2. Per le altre prerogative si rinvia a quanto previsto dall’accordo
quadro di cui al comma 1.
CAPO III
DIRITTI SINDACALI
Art. 14
Rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro
1. Le forme di rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro sono:
a) le rappresentanze sindacali unitarie (R.S.U.) elette ai sensi
dell’Accordo collettivo quadro integrativo e correttivo del CCNQ del
7 agosto 1998 per la costituzione delle rappresentanze sindacali
unitarie per il personale dei comparti delle pubbliche
amministrazioni e per la definizione del relativo regolamento
elettorale, stipulato il 27 gennaio 1999 e ai sensi del protocollo
d’intesa sottoscritto in data 16/6/1999 dall’Aran e dalle
confederazioni sindacali per l’indizione delle elezioni delle stesse
RSU negli enti di cui all’art. 70 del D. Lgs. n. 165/2001;
b) le rappresentanze sindacali individuate ai sensi dell’art. 19,
comma b, della legge n. 300 del 1970 che non abbiano sottoscritto o
non aderiscano agli accordi e protocolli di cui alla lettera a), o
che non partecipino alle elezioni previste dagli accordi e protocolli
medesimi.
Art. 15
Delega
1. La disciplina della delega, riportata ai commi successivi, verra’
sottoposta a verifiche da effettuarsi, su richiesta di una delle due
parti, ad ogni rinnovo del CCNL e in quella sede.
2. I dipendenti possono rilasciare delega, comunque in forma scritta,
a favore di un’organizzazione sindacale per la riscossione di una
quota mensile nella misura stabilita dai competenti organi statutari.
Detta delega e’ trasmessa all’Ente a cura dell’organizzazione
sindacale ed ha effetto dal mese successivo a quello del rilascio.
3. Il dipendente puo’ in qualsiasi momento revocare la delega di cui
al comma 2 inoltrando una comunicazione scritta all’Ente e
all’organizzazione sindacale interessati. L’effetto della revoca
decorre dal primo del mese successivo alla presentazione della
stessa.
4. L’Ente e’ tenuto a versare mensilmente alle organizzazioni
sindacali interessate le trattenute operate sulla retribuzione dei
dipendenti.
5. Le modalita’ di versamento delle trattenute di cui al comma 4 sono
concordate tra l’Ente e le organizzazioni sindacali.
6. L’Ente e’ tenuto alla riservatezza sui nominativi del personale
delegante e sui versamenti effettuati nei confronti dei terzi.
7. Le regole previste nel presente articolo costituiscono la
disciplina provvisoria in materia di contributi sindacali, senza
soluzione di continuita’ con la preesistente normativa.
Art. 16
Diritto di assemblea
1. I dipendenti hanno diritto a partecipare, durante l’orario di
lavoro, ad assemblee sindacali, in idonei locali concordati con
l’Ente per n. 12 ore annue pro capite senza decurtazione della
retribuzione.
2. Le assemblee che riguardano la generalita’ dei dipendenti o gruppi
di essi possono essere indette con specifico ordine del giorno su
materie di interesse sindacale e del lavoro:
a) singolarmente o congiuntamente da una o piu’ organizzazioni
sindacali rappresentative ai sensi dell’art.1, comma 6 del CCNQ del 7
agosto 1998 sulle prerogative sindacali.
b) dalla R.S.U. nel suo complesso e non dai singoli componenti, con
le modalita’ dell’art. 8, comma 1 dell’accordo quadro sulla elezione
delle RSU del 7 agosto 1998;
c) da una o piu’ organizzazioni sindacali rappresentative di cui alla
lettera a), congiuntamente con la RSU.
3. Per quanto non previsto e modificato dal presente articolo resta
ferma la disciplina del diritto di assemblea prevista dall’art. 2 del
CCNQ 7 agosto 1998 sulle modalita’ di utilizzo dei distacchi,
aspettative e permessi nonche’ delle altre prerogative sindacali.
CAPO IV
LE PROCEDURE DI RAFFREDDAMENTO DEI CONFLITTI
Art. 17
Clausole di raffreddamento
1. Il sistema delle relazioni sindacali e’ improntato ai principi di
responsabilita’, correttezza, buona fede e trasparenza dei
comportamenti ed orientato alla prevenzione dei conflitti.
2. Nel rispetto dei suddetti principi, entro il primo mese del
negoziato relativo alla contrattazione integrativa le parti non
assumono iniziative unilaterali ne’ procedono ad azioni dirette e
compiono ogni ragionevole sforzo per raggiungere l’accordo nelle
materie demandate.
3. Analogamente, durante il periodo in cui si svolgono la
concertazione o la consultazione, le parti non assumono iniziative
unilaterali sulle materie oggetto delle stesse.
Art. 18
Interpretazione autentica dei contratti
1. Qualora insorgano controversie aventi carattere di generalita’
sull’interpretazione dei contratti collettivi, nazionali o
integrativi, le parti che li hanno sottoscritti si incontrano per
definire consensualmente il significato della clausola controversa.
L’eventuale accordo, stipulato con le procedure di cui all’articolo
47 del d.lgs. n. 165/2000 e successive integrazioni e modificazioni o
quelle previste dall’art. 5 del presente CCNL, sostituisce la
clausola in questione sin dall’inizio della vigenza del contratto.
2. La medesima procedura puo’ essere attivata anche a richiesta di
una delle parti.
TITOLO III
IL RAPPORTO DI LAVORO
Art. 19
Il contratto individuale di lavoro
1. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato o determinato e’
costituito e regolato da contratti individuali e dal presente
contratto, nel rispetto delle disposizioni di legge e della normativa
comunitaria.
2. Nel contratto di lavoro individuale, per il quale e’ richiesta la
forma scritta, sono comunque indicati:
a) tipologia del rapporto di lavoro;
b) data di inizio del rapporto di lavoro;
c) qualifica di inquadramento professionale e livello retributivo
iniziale;
d) mansioni corrispondenti alla qualifica di assunzione;
e) durata del periodo di prova;
f) sede di destinazione provvisoria o definitiva dell’attivita’
lavorativa;
g) termine finale in caso di rapporto a tempo determinato.
3. Il contratto individuale specifica che il rapporto di lavoro e’
regolato dalla disciplina del contratto collettivo vigente anche per
le cause che costituiscono le condizioni risolutive del contratto di
lavoro. E’, in ogni modo, condizione risolutiva del contratto, senza
obbligo di preavviso, l’annullamento della procedura di reclutamento
che ne costituisce il presupposto.
4. L’assunzione puo’ avvenire con rapporto di lavoro a tempo pieno o
a tempo parziale. In quest’ultimo caso, il contratto individuale di
cui al comma 1 indica anche l’articolazione dell’orario di lavoro
assegnata, nell’ambito delle tipologie di cui all’art. 41.
5. L’Ente, prima di procedere alla stipulazione del contratto di
lavoro individuale ai fini dell’assunzione, invita il destinatario a
presentare la documentazione prescritta dalle disposizioni regolanti
l’accesso al rapporto di lavoro, indicata nel bando di concorso,
assegnandogli un termine non inferiore a trenta giorni. Nello stesso
termine il destinatario, sotto la sua responsabilita’, deve
dichiarare, salvo quanto previsto dall’art. 40, comma 4 , di non
avere un altro rapporto di lavoro a tempo indeterminato o determinato
con altra amministrazione, pubblica o privata, e di non trovarsi in
nessuna delle situazioni di incompatibilita” richiamate dall’ art.
53 del d.lgs. n. 165/ 2001. In caso contrario, unitamente ai
documenti, deve essere espressamente presentata la dichiarazione di
opzione per la nuova amministrazione.
6. Scaduto inutilmente il termine di cui al comma 5, l’Ente comunica
di non dar luogo alla stipulazione del contratto.
7. Al personale assunto successivamente alla stipula del presente
contratto, l’Ente fornira’ una copia del contratto medesimo.
Art. 20
Periodo di prova
1. Il dipendente assunto in servizio a tempo indeterminato e’
soggetto ad un periodo di prova, la cui durata e’ stabilita come
segue:
a) 2 mesi per il primo livello professionale;
b) 6 mesi per i restanti livelli.
2. Ai fini del compimento del suddetto periodo di prova si tiene
conto del solo servizio effettivamente prestato.
3. Il periodo di prova e’ sospeso in caso di assenza per malattia. In
tal caso il dipendente ha diritto alla conservazione del posto per un
periodo massimo di sei mesi, decorso il quale il rapporto e’ risolto.
In tale periodo, al dipendente compete lo stesso trattamento
economico previsto per il personale non in prova. In caso di
infortunio sul lavoro o malattia per causa di servizio si applica
l’art 30.
4. Il periodo di prova resta altresi’ sospeso negli altri casi
espressamente previsti dalla legge o dai regolamenti vigenti, ai
sensi dell’art. 69 del d.lgs n. 165 del 2001.
5. Le assenze riconosciute come causa di sospensione ai sensi del
comma 4, sono soggette allo stesso trattamento economico previsto per
le corrispondenti assenze del personale non in prova.
6. Decorsa la meta’ del periodo di prova di cui al comma 1, nel
restante periodo ciascuna delle parti puo’ recedere dal rapporto in
qualsiasi momento senza obbligo di preavviso ne’ di indennita’
sostitutiva del preavviso, fatti salvi i casi di sospensione previsti
dai commi 3 e 4. Il recesso opera dal momento della comunicazione
alla controparte. Il recesso dell’Ente deve essere motivato.
7. Il periodo di prova non puo’ essere rinnovato o prorogato alla
scadenza.
8. Decorso il periodo di prova senza che il rapporto di lavoro sia
stato risolto da una delle parti, il dipendente si intende confermato
in servizio e gli viene riconosciuta l’anzianita’ dal giorno
dell’assunzione a tutti gli effetti.
9. In caso di recesso la retribuzione viene corrisposta fino
all’ultimo giorno di effettivo servizio, compresi i ratei della
tredicesima mensilita’ ove maturati; spetta altresi’ al dipendente la
retribuzione corrispondente alle giornate di ferie maturate e non
godute.
10. Il dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che
sia vincitore di concorso pubblico presso la Cassa Depositi e
Prestiti o presso altra amministrazione o Ente ha diritto, durante il
periodo di prova, alla conservazione del posto senza retribuzione, e,
in caso di mancato superamento della prova, o per recesso dello
stesso dipendente, rientra, a domanda, nel livello di provenienza.
11. Durante il periodo di prova, l’Ente adotta iniziative per la
formazione del personale neo assunto. Il dipendente puo’ essere
applicato a piu’ servizi dell’Ente presso cui svolge il periodo di
prova, ferma restando la sua utilizzazione in mansioni proprie della
qualifica di appartenenza.
12. Possono essere esonerati dal periodo di prova i dipendenti di
pubbliche amministrazioni che lo abbiano gia’ superato nella medesima
qualifica.
Art. 21
Ferie
1. Il dipendente ha diritto, in ogni anno di servizio, ad un periodo
di ferie retribuito. Durante tale periodo al dipendente spetta la
normale retribuzione, esclusi i compensi per prestazioni di lavoro
straordinario, le indennita’ connesse a particolari condizioni di
lavoro e quelle che non siano corrisposte per dodici mensilita’.
2. La durata delle ferie e’ di 32 giorni lavorativi comprensivi delle
due giornate previste dall’articolo 1, comma 1, lettera a), della
legge n. 937 del 1977.
3. I dipendenti neoassunti nella pubblica amministrazione hanno
diritto a 30 giorni lavorativi di ferie comprensivi delle due
giornate previste dal comma 2.
4. Dopo 3 anni di servizio, ai dipendenti di cui al comma 3 spettano
i giorni di ferie previsti nel comma 2.
5. In caso di distribuzione dell’orario settimanale di lavoro su
cinque giorni, il sabato e’ considerato non lavorativo ed i giorni di
ferie spettanti ai sensi dei commi 2, 3 e 4 sono ridotti,
rispettivamente, a 28 e 26, comprensivi delle due giornate previste
dall’articolo 1, comma 1, lettera a), della legge n. 937 del 1977.
6. A tutti i dipendenti sono altresi’ attribuite 4 giornate di riposo
da fruire nell’anno solare ai sensi ed alle condizioni previste dalla
menzionata legge n. 937 del 1977.
7. Nell’anno di assunzione o di cessazione dal servizio la durata
delle ferie e’ determinata in proporzione dei dodicesimi di servizio
prestato. La frazione di mese superiore a quindici giorni e’
considerata a tutti gli effetti come mese intero.
8. Il dipendente che ha usufruito dei permessi retribuiti di cui
all’art.27. conserva il diritto alle ferie.
9. Le ferie sono un diritto irrinunciabile e non sono monetizzabili.
Esse sono fruite nel corso di ciascun anno solare, in periodi
compatibili con le oggettive esigenze di servizio, tenuto conto delle
richieste del dipendente.
10. Compatibilmente con le oggettive esigenze del servizio, l’Ente
assicura comunque al dipendente il frazionamento delle ferie in piu’
periodi. La fruizione delle ferie deve avvenire nel rispetto dei
turni di ferie prestabiliti garantendo al dipendente che ne faccia
richiesta il godimento di almeno 2 settimane continuative di ferie
nel periodo 1 giugno – 30 settembre.
11. Qualora le ferie gia’ in godimento siano interrotte o sospese per
eccezionali esigenze di servizio, il dipendente ha diritto al
rimborso delle spese documentate per il viaggio di rientro in sede e
per quello di ritorno al luogo di svolgimento delle ferie, nonche’
all’indennita’ di missione per la durata del medesimo viaggio. Il
dipendente ha inoltre diritto al rimborso delle spese anticipate per
il periodo di ferie non goduto.
12. In caso di indifferibili esigenze di servizio che non abbiano
reso possibile il godimento delle ferie nel corso dell’anno, le ferie
devono essere fruite entro il primo semestre dell’anno successivo.
13. Compatibilmente con le esigenze di servizio, in caso di motivate
esigenze di carattere personale, il dipendente deve fruire delle
ferie residue al 31 dicembre entro il mese di aprile dell’ anno
successivo a quello di spettanza.
14. Le ferie sono sospese da malattie adeguatamente e debitamente
documentate che abbiano dato luogo a ricovero ospedaliero o si siano
protratte per piu’ di 3 giorni. L’Ente deve essere stato posto in
grado di accertarle con tempestiva informazione.
15. Il periodo di ferie non e’ riducibile per assenze per malattia o
infortunio, anche se tali assenze si siano protratte per l’intero
anno solare. In tal caso, il godimento delle ferie deve essere
previamente autorizzato dal dirigente in relazione alle esigenze di
servizio, anche in deroga ai termini di cui ai commi 12 e 13.
16. Fermo restando il disposto del comma 9, all’atto della cessazione
dal rapporto di lavoro, qualora le ferie spettanti a tale data non
siano state fruite per documentate esigenze di servizio, si procede
al pagamento sostitutivo delle stesse.
Art. 22
Festivita’
1. Sono considerati giorni festivi le domeniche e gli altri giorni
riconosciuti come tali dallo Stato a tutti gli effetti civili,
nonche’ la ricorrenza del Santo Patrono della localita’ in cui il
dipendente presta la sua opera.
2. Il riposo settimanale cade normalmente di domenica e non deve
essere inferiore alle ventiquattro ore. Per i dipendenti turnisti il
riposo puo’ essere fissato in altro giorno della settimana.
3. Ai lavoratori appartenenti alle chiese cristiane avventiste ed
alla religione ebraica e’ riconosciuto il diritto di fruire, a
richiesta, del riposo sabatico in luogo di quello settimanale
domenicale, nel quadro della flessibilita’ dell’organizzazione del
lavoro, ai sensi delle leggi n. 516 del 22 novembre 1988 e n. 101
dell’ 8 marzo 1989. Le ore lavorative non prestate il sabato sono
recuperate la domenica o in altri giorni lavorativi senza diritto ad
alcun compenso straordinario o maggiorazioni.
Art. 23
Lavoratori disabili
1. Al fine di valorizzare pienamente le capacita’ e le potenzialita’
dei lavoratori disabili, l’Ente, nell’ambito delle forme di
partecipazione di cui all’art. 9, individua e realizza le iniziative
per una corretta attuazione della disciplina della legge n. 68/1999
anche con riferimento a quanto previsto dall’art. 24 della legge
104/1992 per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
2. Nei confronti dei dipendenti che si trovino nelle condizioni
descritte nella legge n. 104/1992, trovano applicazione le
agevolazioni di cui agli artt. 21 e 33 della legge medesima e
successive modificazioni, secondo gli accertamenti previsti dalla
stessa.
Art. 24
Mutamento di mansioni per idoneita’ psico-fisica
1. Nei confronti del dipendente riconosciuto non idoneo in via
permanente allo svolgimento dei compiti del proprio livello
professionale, l’Ente non puo’ procedere alla risoluzione del
rapporto di lavoro per inidoneita’ fisica o psichica prima di aver
esperito ogni utile tentativo per recuperare lo stesso dipendente al
servizio impiegandolo in altra qualifica riferita allo stesso livello
economico assicurando un adeguato percorso di riqualificazione.
2. In caso di mancanza di posti, previo consenso dell’interessato, il
dipendente puo’ essere impiegato in una qualifica collocata in un
livello economico inferiore .
3. I posti che si rendono vacanti successivamente alla eventuale
applicazione della disciplina del comma 2, sono prioritariamente
destinati alla ricollocazione dei dipendenti che hanno fruito della
medesima disciplina.
4. Nel caso di destinazione ad una qualifica appartenente a livello
economico inferiore, il dipendente ha diritto al mantenimento del
trattamento retributivo, non riassorbibile, del livello economico di
provenienza, ove questo sia piu’ favorevole.
5. Nel caso in cui detto personale non possa essere ricollocato
nell’ambito del’Ente con le modalita’ previste dai commi precedenti,
si applica, in quanto compatibile, la disciplina di cui all’art. 26.
Art. 25
Mobilita’ tra amministrazioni diverse
1. L’Ente puo’ coprire posti vacanti in organico, destinati
all’accesso dall’esterno, mediante passaggio diretto, a domanda, di
dipendenti in servizio presso altre pubbliche amministrazioni che
rivestano la qualifica corrispondente nel sistema classificatorio, ai
sensi dell’art. 30 del D. Lgs n. 165/2001.
2. Il dipendente e’ trasferito, previo consenso dell’Ente di
appartenenza, entro 15 giorni dall’accoglimento della domanda.
3. Al dipendente trasferito e’ garantita la conservazione del
trattamento economico fondamentale acquisito nell’ente di
provenienza, nonche’ la relativa anzianita’ di servizio.
Art. 26
Passaggio diretto ad altre amministrazioni
del personale in eccedenza
1. In relazione a quanto previsto dall’art. 33, comma 6, del
d.lgs.n.165/2001, conclusa la procedura di cui ai commi 3, 4 e 5
dello stesso articolo, allo scopo di facilitare il passaggio diretto
del personale dichiarato in eccedenza ad altri Enti e di evitare il
collocamento in disponibilita’ del personale che non sia possibile
impiegare diversamente nel proprio ambito l’Ente comunica a tuttigli
enti o amministrazioni di cui all’art. 1, c 2 del D. Lgs
165/2001presenti a livello provinciale regionale e nazionale,
l’elenco del personale in eccedenza distinto per qualifica
professionale richiedendo la loro disponibilita’ al passaggio
diretto, in tutto o in parte, di tale personale.
2. Gli enti destinatari della richiesta di cui al comma 1, qualora
interessati, comunicano, entro il termine di 30 giorni , l’entita’
dei posti vacanti nella dotazione organica di ciascun profilo e
posizione economica nell’ambito delle aree, per i quali, tenuto conto
della programmazione dei fabbisogni, sussiste l’assenso al passaggio
diretto del personale in eccedenza.
3. I posti disponibili sono comunicati ai lavoratori in eccedenza che
possono indicare le relative preferenze e chiederne le conseguenti
assegnazioni; con la specificazione di eventuali priorita’; l’Ente
dispone i trasferimenti nei quindici giorni successivi alla
richiesta.
4. Qualora si renda necessaria una selezione tra piu’ aspiranti allo
stesso posto, l’amministrazione di provenienza forma una graduatoria
sulla base dei seguenti criteri:
a) dipendenti portatori di handicap;
b) situazione di famiglia, privilegiando il maggior numero di
familiari a carico e/o se il lavoratore sia unico titolare di
reddito;
c) maggiore anzianita’ lavorativa presso la pubblica amministrazione;
d) particolari condizioni di salute del lavoratore, dei familiari e
dei conviventi stabili; la stabile convivenza, nel caso qui
disciplinato e in tutti gli altri casi richiamati nel presente
contratto, e’ accertata sulla base della certificazione anagrafica
presentata dal dipendente;
e) presenza in famiglia di soggetti portatori di handicap.
La ponderazione dei criteri e la loro integrazione viene definita in
sede di contrattazione integrativa nazionale.
5. Per la mobilita’ del personale in eccedenza, la contrattazione
integrativa puo’ prevedere specifiche iniziative di formazione e
riqualificazione, al fine di favorire la ricollocazione e
l’integrazione dei lavoratori trasferiti nel nuovo contesto
organizzativo, anche in relazione al modello di classificazione
vigente.
TITOLO IV
CAUSE DI SOSPENSIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
Art. 27
Permessi
1. A domanda del dipendente sono concessi permessi retribuiti per i
seguenti casi da documentare debitamente:
a) partecipazione a concorsi od esami, limitatamente ai giorni di
svolgimento delle prove: giorni otto all’anno;
b) lutto per decesso del coniuge, di parenti entro il secondo grado o
di affini di primo grado: giorni tre per evento.
2. Ai fini della concessione dei permessi per lutti in famiglia di
cui al comma 1, lettera b), la condizione di convivente stabile e’
equiparata a quella di coniuge.
3. A domanda del dipendente possono inoltre essere concessi,
nell’anno, tre giorni di permesso retribuito per particolari motivi
personali o familiari, debitamente documentati, fruibili anche
frazionatamente.
4. Il dipendente ha altresi’ diritto ad un permesso di 15 giorni
consecutivi in occasione del matrimonio che puo’ essere richiesto
anche entro i trenta giorni successivi all’evento.
5. I permessi dei commi 1, 2 e 3 possono essere fruiti
cumulativamente nell’anno solare; gli stessi permessi non riducono le
ferie e sono valutati agli effetti dell’ anzianita’ di servizio.
6. Durante i predetti periodi al dipendente spetta l’intera
retribuzione esclusi i compensi per il lavoro straordinario, le
indennita’ connesse a particolari condizioni di lavoro e quelle che
non siano corrisposte per dodici mensilita’.
7. I permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 5
febbraio 1992, non sono computati ai fini del raggiungimento del
limite fissato dai precedenti commi e non riducono le ferie e possono
essere fruiti anche ad ore nel limite massimo di 18 ore mensili.
8. Il dipendente ha, altresi’, diritto, ove ne ricorrano le
condizioni, a permessi retribuiti per tutti gli eventi in relazione
ai quali specifiche disposizioni di legge prevedono la concessione di
permessi o congedi straordinari comunque denominati.
9. Nei permessi previsti da specifiche disposizioni di legge di cui
al precedente comma 8, sono compresi i permessi per donazione di
sangue di cui alla legge 584/1967 e successive modifiche ed
integrazioni nonche’ quelli per donazione di midollo osseo di cui
alla l. 6 marzo 2001, n. 52.
Art. 28
Permessi brevi
1. Previa valutazione delle esigenze di servizio da parte del
responsabile dell’unita’ organizzativa, puo’ essere concesso al
dipendente che ne faccia richiesta, il permesso di assentarsi per
brevi periodi durante l’orario di lavoro. I permessi concessi a tale
titolo non possono essere in nessun caso di durata superiore alla
meta’ dell’orario di lavoro giornaliero e non possono comunque
superare le 36 ore nel corso dell’anno.
2. La richiesta del permesso deve essere formulata in tempo utile per
consentire al responsabile dell’unita’ di cui al comma 1 di adottare
le misure organizzative necessarie.
3. Il dipendente e’ tenuto a recuperare le ore non lavorate entro il
mese successivo, secondo le disposizioni del responsabile
dell’unita’. Nel caso in cui il recupero non venga effettuato, la
retribuzione viene proporzionalmente decurtata.
4. Per il personale inserito in turnazione, i recuperi, salvo diverse
esigenze di servizio, devono essere concessi entro l’anno per gruppi
di ore costituenti un turno completo.
5. Possono essere recuperate le ore straordinarie effettuate mediante
permessi brevi di cui al comma 1. Restano ferme le normative
aziendali gia’ in vigore, purche’ compatibili con il presente
articolo.
Art. 29
Assenze per malattia
1. Il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione
del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione
del predetto periodo, si sommano tutte le assenze per malattia
intervenute nei tre anni precedenti l’episodio morboso in corso.
2. Superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne
faccia richiesta puo’ essere concesso di assentarsi per un ulteriore
periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi.
3. Prima di concedere l’ulteriore periodo di assenza di cui al comma
2, l’Ente procede all’accertamento delle sue condizioni di salute
secondo le modalita’ previste dalle vigenti disposizioni, al fine di
stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente
inidoneita’ fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.
4. Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai commi 1
e 2, oppure nel caso che, a seguito dell’accertamento disposto ai
sensi del comma 3 il dipendente sia dichiarato permanentemente
inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l’Ente puo’ procedere,
salvo particolari esigenze, a risolvere il rapporto corrispondendo al
dipendente l’indennita’ sostitutiva del preavviso.
5. I periodi di assenza per malattia, salvo quelli previsti dal comma
2 del presente articolo, non interrompono la maturazione
dell’anzianita’ di servizio a tutti gli effetti.
6. Sono fatte salve le vigenti disposizioni di legge a tutela degli
affetti da Tbc ed altre particolari malattie.
7. Il trattamento economico spettante al dipendente che si assenti
per malattia e’ il seguente:
a) intera retribuzione fissa mensile, comprese le indennita’
pensionabili, con esclusione di ogni compenso accessorio comunque
denominato, per i primi 9 mesi di assenza. Nell’ambito di tale
periodo per le malattie pari o superiori a quindici giorni o in caso
di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza
post ricovero, al dipendente competono anche gli istituti di
retribuzione fissa e ricorrente di cui all’allegato 1;
b) 90 % della retribuzione di cui alla lettera a) per i successivi 3
mesi di assenza;
c) 50 % della retribuzione di cui alla lettera a) per gli ulteriori 6
mesi del periodo di conservazione del posto previsto nel comma 1;
d) i periodi di assenza previsti dal comma 2 non sono retribuiti.
8. In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed
altre ad esse assimilabili secondo le indicazioni dell’Ufficio medico
legale dell’Azienda sanitaria competente per territorio, come ad
esempio l’emodialisi, la chemioterapia, il trattamento per
l’infezione da HIV-AIDS nelle fasi a basso indice di disabilita’
specifica (attualmente indice di Karnossky), ai fini del presente
articolo, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia
i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day – hospital ed i
giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati
dalla competente Azienda sanitaria Locale o Struttura Convenzionata.
In tali giornate il dipendente ha diritto all’intera retribuzione
prevista dal comma 7, lettera a).
9. La disciplina di cui al comma 8 si applica ai mutilati o invalidi
di guerra o per servizio, la cui menomazione sia ascrivibile alle
categorie dalla I alla V della Tabella A, di cui al d.lgs. n. 834/81,
per i giorni di eventuali cure termali, la cui necessita’,
relativamente alla gravita’ dello stato di invalidita’, sia
debitamente documentata.
10. Per agevolare il soddisfacimento di particolari esigenze
collegate a terapie o visite specialistiche di cui al comma 8, l’Ente
favorisce un’idonea articolazione dell’orario di lavoro nei confronti
dei soggetti interessati.
11. Nel caso di malattia insorta nell’arco della giornata lavorativa
durante l’orario di servizio, qualora il dipendente abbia lasciato la
sede di lavoro, la giornata non sara’ considerata assenza per
malattia se la relativa certificazione medica ha decorrenza dal
giorno successivo a quello della parziale prestazione lavorativa. In
tale ipotesi, il dipendente, ai fini del completamento dell’orario,
recuperera’ le ore non lavorate concordandone i tempi e le modalita’
con il dirigente, anche ai sensi dell’art. 28. Nel caso in cui il
certificato medico coincida con la giornata della parziale
prestazione lavorativa, la stessa sara’ considerata assenza per
malattia e il dipendente potra’ invece utilizzare le ore lavorate
come riposo compensativo di pari entita’.
12. L’assenza per malattia deve essere comunicata all’ufficio di
appartenenza tempestivamente e comunque all’inizio dell’orario di
lavoro del giorno in cui si verifica, anche nel caso di eventuale
prosecuzione dell’assenza, salvo giustificato impedimento.
13. Il dipendente e’ tenuto a recapitare o spedire a mezzo
raccomandata con avviso di ricevimento il certificato medico di
giustificazione dell’assenza entro i due giorni successivi all’inizio
della malattia o alla eventuale prosecuzione della stessa. Qualora
tale termine scada in giorno festivo esso e’ prorogato al primo
giorno lavorativo successivo.
14. L’Ente dispone il controllo della malattia ai sensi delle vigenti
disposizioni di legge fin dal primo giorno di assenza, attraverso la
competente Unita’ sanitaria locale.
15. Il dipendente, che durante l’assenza eventualmente dimori in
luogo diverso da quello di residenza, deve darne tempestiva
comunicazione, precisando l’indirizzo dove puo’ essere reperito.
16. Il dipendente assente per malattia, pur in presenza di espressa
autorizzazione del medico curante ad uscire, e’ tenuto a farsi
trovare nel domicilio comunicato all’Ente, in ciascun giorno, anche
se domenicale o festivo, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle
ore 19.
17. Qualora il dipendente debba allontanarsi, durante le fasce di
reperibilita’, dall’indirizzo comunicato, per visite mediche,
prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati
motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, e’ tenuto a
darne preventiva comunicazione all’Ente, eccezion fatta per i casi di
obiettivo e giustificato impedimento.
18. Nel caso in cui l’infermita’ derivante da infortunio non sul
lavoro sia causata da responsabilita’ di terzi, il dipendente e’
tenuto a darne comunicazione all’ Ente, il quale ha diritto di
recuperare dal terzo responsabile le retribuzioni da esso corrisposte
durante il periodo di assenza ai sensi del comma 7, lettere a), b) e
c), compresi gli oneri riflessi inerenti.
Art. 30
Infortuni sul lavoro e malattie dovute a causa di servizio
1. In caso di assenza dovuta ad infortunio sul lavoro, il dipendente
ha diritto alla conservazione del posto fino a completa guarigione
clinica . In tale periodo al dipendente spetta l’intera retribuzione
fissa mensile, nonche’ degli istituti di retribuzione fissa e
ricorrente di cui all’allegato 1.
2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, se l’assenza e’ dovuta a
malattia riconosciuta dipendente da causa di servizio, al lavoratore
spetta l’intera retribuzione di cui al precedente Io comma, per tutto
il periodo di conservazione del posto.
3. Nulla e’ innovato per quanto riguarda il procedimento previsto
dalle vigenti disposizioni per il riconoscimento della dipendenza da
causa di servizio delle infermita’, per la corresponsione dell’equo
indennizzo e per la risoluzione del rapporto di lavoro in caso di
inabilita’ permanente. Restano altresi’ ferme le disposizioni vigenti
che prevedono la copertura delle spese per cure, per ricoveri in
strutture sanitarie e per protesi, conseguenti alle infermita’
dipendenti da causa di servizio.
Art. 31
Aspettative
1. Al dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che ne
faccia formale e motivata richiesta, possono essere concessi,
compatibilmente con le esigenze organizzative o di servizio, periodi
di aspettativa per esigenze personali o di famiglia, senza
retribuzione e senza decorrenza dell’anzianita’, per una durata
complessiva di dodici mesi in un triennio.
2. Il dipendente rientrato in servizio non puo’ usufruire di un altro
periodo di aspettativa per motivi di famiglia anche per motivi
diversi ovvero delle aspettative di cui al comma 8 lettere a) e b) se
non siano intercorsi almeno quattro mesi di servizio attivo.
3. Al fine del calcolo del triennio, di cui al comma 1, si applicano
le medesime regole previste per le assenze per malattia.
4. L’aspettativa di cui al comma 1, fruibile anche frazionatamente,
non si cumula con le assenze per malattia previste dagli artt. 29 e
30.
5. Qualora l’aspettativa per motivi di famiglia venga richiesta per
l’educazione e l’assistenza dei figli fino al sesto anno di eta’,
tali periodi pur non essendo utili ai fini della retribuzione e
dell’anzianita’, sono utili ai fini degli accrediti figurativi per il
trattamento pensionistico, ai sensi dell’art. 1, comma 40, lettere a)
e b) della legge 335/1995 e successive modificazioni ed integrazioni
e nei limiti ivi previsti.
6. L’Ente, qualora durante il periodo di aspettativa vengano meno i
motivi che ne hanno giustificato la concessione, invita il dipendente
a riprendere servizio con un preavviso di dieci giorni. Il dipendente
per le stesse motivazioni e negli stessi termini puo’ riprendere
servizio di propria iniziativa.
7. Nei confronti del dipendente che, salvo casi di comprovato
impedimento, non si presenti per riprendere servizio alla scadenza
del periodo di aspettativa o del termine di cui al comma 6, il
rapporto di lavoro e’ risolto, senza diritto ad alcuna indennita’
sostitutiva di preavviso, con le procedure di cui all’art. 61.
8. L’aspettativa, senza retribuzione e senza decorrenza
dell’anzianita’, puo’ essere, altresi’, concessa al dipendente con
rapporto di lavoro a tempo indeterminato:
a) per un periodo massimo di sei mesi se assunto presso lo stesso
ente ovvero presso altro ente o altra amministrazione con rapporto di
lavoro a tempo indeterminato a seguito di vincita di pubblico
concorso per la durata del periodo di prova;
b) per tutta la durata del contratto di lavoro a termine se assunto
presso lo stesso ente ovvero in altre pubbliche amministrazioni o in
organismi della comunita’ europea con rapporto di lavoro ed incarico
a tempo determinato;
c) per la durata di due anni e per una sola volta nell’arco della
vita lavorativa per i gravi e documentati motivi di famiglia,
individuati – ai sensi dell’art. 4, commi 2 e 4 della legge 53/2000 –
dal Regolamento interministeriale del 21 luglio 2000, n. 278,
pubblicato sulla GU dell’11 ottobre 2000, . Tale aspettativa puo’
essere fruita anche frazionatamene e puo’ essere cumulata con
l’aspettativa di cui al comma 1 se utilizzata allo stesso titolo.
Art. 32
Altre aspettative previste da disposizioni di legge
1. Le aspettative per cariche pubbliche elettive, per la cooperazione
con i paesi in via di sviluppo restano disciplinate dalle vigenti
disposizioni di legge e loro successive modificazioni ed
integrazioni. Le aspettative e i distacchi per motivi sindacali sono
regolate dagli contratti collettivi quadro sottoscritti in data 7
agosto 1998 e 9 agosto 2000.
2. I dipendenti con rapporto a tempo indeterminato ammessi ai corsi
di dottorato di ricerca, ai sensi della legge 13 agosto 1984, n. 476
con fruizione della relativa borsa di studio o che usufruiscano delle
borse di studio di cui alla legge 30 novembre 1989, n. 398 sono
collocati, a domanda, in aspettativa per motivi di studio senza
assegni per tutto il periodo di durata del corso o della borsa.
3. Ai dipendenti ammessi ai corsi di dottorato di ricerca, senza
fruizione della borsa di studio o con rinuncia ad essa, si applica la
disciplina prevista dall’art. 2, c. 1 della legge 13 agosto 1984, n.
476 come integrato dalla legge 28 dicembre 2001, n. 448.
4. Il dipendente con rapporto a tempo indeterminato, il cui coniuge o
convivente stabile presti servizio all’estero, puo’ chiedere una
aspettativa, senza assegni, qualora l’Ente non ritenga di poterlo
destinare a prestare servizio nella stessa localita’ in cui si trova
il coniuge o il convivente stabile, o qualora non sussistano i
presupposti per un suo trasferimento nella localita’ in questione
anche in altro ente o altra amministrazione.
5. L’aspettativa concessa ai sensi del comma 4 puo’ avere una durata
corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che
l’ha originata. Essa puo’ essere revocata in qualunque momento per
imprevedibili ed eccezionali ragioni di servizio, con preavviso di
almeno quindici giorni, o in difetto di effettiva permanenza
all’estero del dipendente in aspettativa.
6. Il dipendente non puo’ usufruire continuativamente di periodi di
aspettativa per motivi di famiglia ovvero per la cooperazione con i
paesi in via di sviluppo e quelle previste dai commi 2 , 3 e 4 per
poter usufruire delle quali occorre un periodo di servizio attivo di
almeno sei mesi. La disposizione non si applica alle altre
aspettative previste dal presente articolo nonche’ alle assenze di
cui al d. lgs. 151/2001.
Art. 33 Congedi per eventi e cause particolari
1. I dipendenti hanno diritto ai permessi e ai congedi per eventi e
cause particolari previsti dall’art. 4, comma 1 della legge n.
53/2000.
2. Per i casi di decesso del coniuge, di un parente entro il secondo
grado o del convivente stabile, pure previsti nel citato art. 4 della
legge n. 53/2000 trova, invece applicazione la generale disciplina
dei permessi per lutto, contenuta nel comma 1, lettera b) dell’art.
27.
Art. 34
Congedi dei genitori
1. Al personale dipendente si applicano le vigenti disposizioni in
materia di tutela della maternita’ contenute nel d.lgs. 151/2001.
2. Oltre a quanto previsto dal d.lgs. 151/2001, ai fini del
trattamento economico le parti concordano quanto segue:
a) nel periodo di astensione obbligatoria, ai sensi degli artt. 16 e
17, commi 1 e 2 del d.lgs.151/2001, alla lavoratrice o al lavoratore,
anche nell’ipotesi di cui all’art. 28 del citato decreto legislativo,
spetta l’intera retribuzione fondamentale, gli istituti di
retribuzione aventi carattere fisso e ricorrente di cui all’allegato
1.
b) In caso di parto prematuro, alle lavoratrici spettano comunque i
mesi di astensione obbligatoria non goduti prima della data presunta
del parto. Qualora il figlio nato prematuro abbia necessita’ di un
periodo di degenza presso una struttura ospedaliera pubblica o
privata, la madre ha la facolta’ di rientrare in servizio,
richiedendo, previa la presentazione di un certificato medico
attestante la sua idoneita’ al servizio, la fruizione del restante
periodo di congedo obbligatorio post-parto ed del periodo anti-parto,
qualora non fruito, a decorrere dalla data di effettivo rientro a
casa del bambino.
c) Nell’ambito del periodo di astensione facoltativa dal lavoro
previsto dall’art. 32 comma 1, del d.lgs.151/2001 per le lavoratrici
madri o, in alternativa, per i lavoratori padri, i primi trenta
giorni di assenza, fruibili anche in modo frazionato, non riducono le
ferie, sono valutati ai fini dell’anzianita’ di servizio. Per tale
assenza spetta l’intera retribuzione fissa mensile, comprese le quote
di salario fisse e ricorrenti, con esclusione dei compensi per lavoro
straordinario e le indennita’ per prestazioni disagiate, pericolose o
dannose per la salute.
d) Successivamente al periodo di astensione di cui alla lettera a) e
sino al compimento del terzo anno di vita del bambino, nei casi
previsti dall’art. 47 del d.lgs.151/2001, alle lavoratrici madri ed,
in alternativa, ai lavoratori padri sono riconosciuti, per ciascun
anno di eta’ del bambino, trenta giorni di assenza retribuita secondo
le modalita’ indicate nella stessa lettera c).
e) I periodi di assenza di cui alle lettere c) e d), nel caso di
fruizione continuativa, comprendono anche gli eventuali giorni
festivi che ricadano all’interno degli stessi. Tale modalita’ di
computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata,
ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno
al lavoro del lavoratore o della lavoratrice.
f) Ai fini della fruizione, anche frazionata, dei periodi di
astensione dal lavoro, di cui all’art. 32 comma 1, del
d.lgs.151/2001, la lavoratrice madre o il lavoratore padre presentano
la relativa domanda, con la indicazione della durata, all’ufficio di
appartenenza di norma quindici giorni prima della data di decorrenza
del periodo di astensione. La domanda puo’ essere inviata anche a
mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento purche’ sia
assicurato comunque il rispetto del termine minimo di quindici
giorni. Tale disciplina trova applicazione anche nel caso di proroga
dell’originario periodo di astensione.
g) In presenza di particolari e comprovate situazioni personali che
rendano impossibile il rispetto della disciplina di cui alla lettera
f), la domanda puo’ essere presentata entro le quarantotto ore
precedenti l’inizio del periodo di astensione dal lavoro.
h) Secondo quanto previsto dall’art. 41 del d.lgs. 151/2001, in caso
di parto plurimo i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore
aggiuntive rispetto a quelle previste dall’art. 39, comma 1 del
medesimo decreto possono essere utilizzate anche dal padre.
3. Ferma restando l’applicazione dell’art. 7 del d.lgs.151/2001,
qualora durante il periodo della gravidanza e fino a sette mesi dopo
il parto si accerti che l’espletamento dell’attivita’ lavorativa
comporta una situazione di danno o di pericolo per la gestazione o la
salute della lavoratrice madre, l’Ente provvede, anche sulla base di
idonea certificazione medica, al temporaneo impiego della medesima e
con il suo consenso in altre attivita’ – nell’ambito di quelle
disponibili – che comportino minor aggravio psicofisico.
Art. 35
Tutela dei dipendenti in particolari condizioni psico-fisiche
1. Allo scopo di favorire la riabilitazione e il recupero dei
dipendenti a tempo indeterminato nei confronti dei quali sia stata
accertato, da una struttura sanitaria pubblica o da strutture
associative convenzionate previste dalle leggi regionali vigenti, lo
stato di tossicodipendenza o di alcolismo cronico e che si impegnino
a sottoporsi a un progetto terapeutico di recupero predisposto dalle
predette strutture, sono stabilite le seguenti misure di sostegno
secondo le modalita’ di sviluppo del progetto:
a) il diritto alla conservazione del posto per l’intera durata del
progetto di recupero, con corresponsione del trattamento economico
previsto dall’art.29, comma 7; i periodi eccedenti i 18 mesi non sono
retribuiti;
b) concessione di permessi giornalieri orari retribuiti nel limite
massimo di due ore, per la durata del progetto;
c) riduzione dell’orario di lavoro, con l’applicazione degli istituti
normativi e retributivi previsti per il rapporto di lavoro a tempo
parziale, limitatamente alla durata del progetto di recupero;
d) assegnazione del lavoratore a compiti diversi da quelle abituali,
quando tale misura sia individuata dalla struttura che gestisce il
progetto di recupero come supporto della terapia in atto.
2. I dipendenti, i cui parenti entro il secondo grado o, in mancanza,
entro il terzo grado, ovvero i conviventi stabili si trovino nelle
condizioni previste dal comma 1 ed abbiano iniziato a dare attuazione
al progetto di recupero, possono fruire dell’aspettativa di cui
all’art. 31, comma 8 lett. c) nei limiti massimi ivi previsti.
3. Qualora risulti – su segnalazione della struttura che segue il
progetto – che i dipendenti di cui al comma 1 non si sottopongono per
loro volonta’ alle previste terapie, l’Ente dispone, con le modalita’
individuate dalle disposizioni vigenti, l’accertamento dell’idoneita’
allo svolgimento della prestazione lavorativa.
4. Il dipendente deve riprendere servizio presso l’Ente nei 15 giorni
successivi alla data di completamento del progetto di recupero.
Art. 36
Tutela dei dipendenti portatori di handicap
1. Allo scopo di favorire la riabilitazione e il recupero dei
dipendenti a tempo indeterminato nei confronti dei quali sia stata
accertato, da una struttura sanitaria pubblica o da strutture
associative convenzionate previste dalle leggi regionali vigenti, la
condizione di portatore di handicap e che debbano sottoporsi ad un
progetto terapeutico di riabilitazione predisposto dalle predette
strutture, sono stabilite le seguenti misure di sostegno secondo le
modalita’ di sviluppo del progetto:
a) il diritto alla conservazione del posto per l’intera durata del
progetto di recupero, con corresponsione del trattamento economico
previsto dall’art. 29, comma 7 ; i periodi eccedenti i 18 mesi non
sono retribuiti;
b) concessione di permessi giornalieri orari retribuiti nel limite
massimo di due ore, per la durata del progetto;
c) riduzione dell’orario di lavoro, con l’applicazione degli istituti
normativi e retributivi previsti per il rapporto di lavoro a tempo
parziale, limitatamente alla durata del progetto di recupero;
d) assegnazione del lavoratore a compiti diversi da quelle abituali,
quando tale misura sia individuata dalla struttura che gestisce il
progetto di recupero come supporto della terapia in atto.
2. I dipendenti, i cui parenti entro il secondo grado o, in mancanza,
entro il terzo grado, ovvero i conviventi stabili si trovino nelle
condizioni previste dal comma 1 ed abbiano iniziato a dare attuazione
al progetto di recupero, possono fruire dell’aspettativa di cui
all’art. 31, comma 8, lett. c) nei limiti massimi ivi previsti.
3. Qualora risulti – su segnalazione della struttura che segue il
progetto – che i dipendenti di cui al comma 1 non si sottopongono per
loro volonta’ alle previste terapie, l’Ente dispone, con le modalita’
individuate dalle disposizioni vigenti, l’accertamento dell’idoneita’
allo svolgimento della prestazione lavorativa.
4. Il dipendente deve riprendere servizio presso l’Ente nei 15 giorni
successivi alla data di completamento del progetto di recupero.
5. Durante la realizzazione dei progetti di recupero i benefici
previsti dalla legge n. 104/1992 in tema di permessi non si cumulano
con quelli previsti dal presente articolo
Art. 37
Diritto allo studio
1. Ai dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono
concessi – anche in aggiunta alle attivita’ formative programmate
dall’Ente – speciali permessi retribuiti, nella misura massima di 150
ore individuali per ciascun anno e nel limite massimo del 3% del
personale in servizio a tempo indeterminato presso l’Ente all’inizio
di ogni anno, con arrotondamento all’unita’ superiore.
2. I permessi di cui al comma 1 sono concessi per la partecipazione a
corsi destinati al conseguimento di titoli di studio universitari,
post-universitari, di scuola di istruzione primaria, secondaria e di
qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente
riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio
legali o attestati professionali riconosciuti dall’ordinamento
pubblico e per sostenere i relativi esami. Nell’ambito della
contrattazione integrativa potranno essere previsti ulteriori
tipologie di corsi di durata almeno annuale per il conseguimento di
particolari attestati o corsi di perfezionamento anche organizzati
dall’Unione europea, anche finalizzati all’acquisizione di specifica
professionalita’ ovvero, infine, corsi di formazione in materia di
integrazione dei soggetti svantaggiati sul piano lavorativo, nel
rispetto delle priorita’ di cui al comma 4.
3. Il personale interessato ai corsi ha diritto all’assegnazione a
turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi stessi e la
preparazione agli esami e non puo’ essere obbligato a prestazioni di
lavoro straordinario ne’ al lavoro nei giorni festivi o di riposo
settimanale.
4. Qualora il numero delle richieste superi le disponibilita’
individuate ai sensi del comma 1, per la concessione dei permessi si
rispetta il seguente ordine di priorita’:
a) dipendenti che frequentino l’ultimo anno del corso di studi e, se
studenti universitari o post-universitari, abbiano superato gli esami
previsti dai programmi relativi agli anni precedenti ;
b) dipendenti che frequentino per la prima volta gli anni di corso
precedenti l’ultimo e successivamente quelli che, nell’ordine,
frequentino, sempre per la prima volta, gli anni ancora precedenti
escluso il primo, ferma restando, per gli studenti universitari e
post-universitari, la condizione di cui alla lettera a);
c) dipendenti ammessi a frequentare le attivita’ didattiche, che non
si trovino nelle condizioni di cui alle lettere a), e b).
5. Nell’ambito di ciascuna delle fattispecie di cui al comma 4, la
precedenza e’ accordata, nell’ordine, ai dipendenti che frequentino
corsi di studio della scuola media inferiore, della scuola media
superiore, universitari o post-universitari.
6. Qualora a seguito dell’applicazione dei criteri indicati nei commi
4 e 5 sussista ancora parita’ di condizioni, sono ammessi al
beneficio i dipendenti che non abbiano mai usufruito dei permessi
relativi al diritto allo studio per lo stesso corso e, in caso di
ulteriore parita’, secondo l’ordine decrescente di eta’. Ulteriori
condizioni che diano titolo a precedenza sono definite in sede di
contrattazione integrativa di amministrazione.
7. L’applicazione dei predetti criteri e la relativa graduatoria
formano oggetto di informazione successiva ai soggetti sindacali di
cui all’art. 11.
8. Per la concessione dei permessi di cui ai commi precedenti i
dipendenti interessati debbono presentare, prima dell’inizio dei
corsi, il certificato di iscrizione e, al termine degli stessi,
l’attestato di partecipazione agli stessi o altra idonea
documentazione preventivamente concordata con l’Ente, l’attestato
degli esami sostenuti, anche se con esito negativo. In mancanza delle
predette certificazioni, i permessi gia’ utilizzati vengono
considerati come aspettativa per motivi personali.
9. Nel caso in cui il conseguimento del titolo preveda l’esercizio di
un tirocinio, l’Ente potra’ valutare con il dipendente, nel rispetto
delle incompatibilita’ e delle esigenze di servizio, modalita’ di
articolazione della prestazione lavorativa che facilitino il
conseguimento del titolo stesso.
10. Per sostenere gli esami relativi ai corsi indicati nel comma 2 il
dipendente, in alternativa ai permessi previsti nel presente
articolo, puo’ utilizzare, per il solo giorno della prova, anche i
permessi per esami previsti dall’art. 27, comma 1 lettera a).
Art. 38
Congedi per la formazione
1. I congedi per la formazione dei dipendenti, disciplinati dall’art.
5 della legge n.53/2000 per quanto attiene alle finalita’ e durata,
sono concessi salvo comprovate esigenze di servizio.
2. Ai lavoratori, con anzianita’ di servizio di almeno cinque anni
presso l’Ente, possono essere concessi a richiesta congedi per la
formazione nella misura percentuale complessiva del 10% del personale
delle diverse aree in servizio con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato; il numero complessivo dei congedi viene verificato
annualmente sulla base della consistenza del personale al 31 dicembre
di ciascun anno.
3. Per la concessione dei congedi di cui al comma 1, i lavoratori
interessati ed in possesso della prescritta anzianita’, devono
presentare all’Ente una specifica domanda, contenente l’indicazione
dell’attivita’ formativa che intendono svolgere, della data di inizio
e della durata prevista della stessa. Tale domanda deve essere
presentata almeno 30 giorni prima dell’inizio delle attivita’
formative. La contrattazione integrativa individua i criteri da
adottare nel caso in cui le domande presentate siano eccedenti
rispetto alla percentuale di cui al comma 2.
4. Al fine di contemperare le esigenze organizzative degli uffici con
l’interesse formativo del lavoratore, qualora la concessione del
congedo possa determinare un grave pregiudizio alla funzionalita’ del
servizio, non risolvibile durante la fase di preavviso di cui al
comma 3, l’Ente puo’ differire la fruizione del congedo stesso fino
ad un massimo di sei mesi. Su richiesta del dipendente tale periodo
puo’ essere piu’ ampio per consentire la utile partecipazione al
corso.
5. Al lavoratore durante il periodo di congedo si applica l’art. 5,
comma 3, della legge n.53/2000. Nel caso di infermita’ previsto dallo
stesso articolo 5, comma 3, relativamente al periodo di comporto,
alla determinazione del trattamento economico, alle modalita’ di
comunicazione all’amministrazione ed ai controlli si applicano le
disposizioni contenute negli artt. 29 e 30.
6. Il lavoratore che abbia dovuto interrompere il congedo formativo
ai sensi dei commi 5 e 6 puo’ rinnovare la domanda per un successivo
ciclo formativo con diritto di priorita’.
Art. 39
Servizio militare e sostitutivo civile
1. La chiamata alle armi per adempiere gli obblighi di leva ,
l’arruolamento volontario allo scopo di anticipare il servizio
militare obbligatorio, il servizio civile sostitutivo sospendono il
rapporto di lavoro, anche in periodo di prova, ed il dipendente ha
titolo alla conservazione del posto fino ad un mese dopo la
cessazione del servizio, senza diritto alla retribuzione.
2. Entro trenta giorni dal congedo o dall’invio in licenza illimitata
in attesa di congedo, il dipendente deve presentarsi all’Ente per
riprendere il lavoro. Superato tale termine il rapporto di lavoro e’
risolto, senza diritto ad alcuna indennita’ di preavviso nei
confronti del dipendente, salvo i casi di comprovato impedimento.
3. Il periodo di servizio militare produce sul rapporto di lavoro
tutti gli effetti previsti dalle vigenti disposizioni di legge,
compresa la determinazione dell’anzianita’ lavorativa ai fini del
trattamento previdenziale.
4. I dipendenti richiamati alle armi hanno diritto alla conservazione
del posto per tutto il periodo di richiamo, che viene computato ai
fini dell’anzianita’ di servizio. Al predetto personale l’Ente
corrisponde l’eventuale differenza fra lo stipendio in godimento e
quello erogato dall’amministrazione militare.
TITOLO V
FLESSIBILITA’ DEL RAPPORTO DI LAVORO
Art. 40
Rapporto di lavoro a tempo parziale
1. Il rapporto di lavoro a tempo parziale puo’ essere costituito
relativamente a tutte le qualifiche professionali del sistema di
classificazione del personale mediante:
a) assunzione nell’ambito della programmazione del fabbisogno di
personale, ai sensi delle vigenti disposizioni
b) trasformazione di rapporti di lavoro da tempo pieno a tempo
parziale su richiesta dei dipendenti interessati.
2. Nel caso del comma 1 lett. b) la trasformazione del rapporto di
lavoro da tempo pieno a tempo parziale avviene automaticamente entro
sessanta giorni dalla ricezione della domanda. In essa deve essere
indicata l’eventuale attivita’ di lavoro subordinato o autonomo che
il dipendente intende svolgere ai fini dei commi da 4 a 7.
3. L’Ente, entro il predetto termine, puo’, con provvedimento
motivato, rinviare la trasformazione del rapporto di lavoro per un
periodo non superiore a sei mesi nei casi in cui essa comporti, in
relazione alle mansioni e alla posizione organizzativa del
dipendente, grave pregiudizio alla funzionalita’ del servizio.
4. I dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale, qualora la
prestazione lavorativa non sia superiore al 50% di quella a tempo
pieno, nel rispetto delle vigenti norme sulle incompatibilita’,
possono svolgere un’altra attivita’ lavorativa e professionale,
subordinata o autonoma, anche mediante l’iscrizione ad albi
professionali.
5. L’Ente, ferma restando la valutazione in concreto dei singoli
casi, e’ tenuto ad individuare le attivita’ che, in ragione della
interferenza con i compiti istituzionali non sono comunque consentite
ai dipendenti di cui al comma precedente con le procedure previste
dall’art. 1, comma 58 bis della legge 23 dicembre 1996, n. 662 e
successive modificazioni ed integrazioni.
6. Nel caso di verificata sussistenza di un conflitto di interessi
tra l’attivita’ esterna del dipendente – sia subordinata che autonoma
– con quella della specifica attivita’ di servizio ovvero qualora la
predetta attivita’ lavorativa debba intercorrere con
un’amministrazione pubblica, l’Ente nega la trasformazione del
rapporto a tempo parziale.
7. Il dipendente e’ tenuto a comunicare, entro quindici giorni,
all’Ente l’eventuale successivo inizio o la variazione dell’attivita’
lavorativa esterna.
8. Al fine di consentire la trasformazione del rapporto di lavoro da
tempo pieno a tempo parziale di cui al comma 1 lett. b) il limite
percentuale del 25% della dotazione organica complessiva di personale
a tempo pieno di ciascuna delle qualifiche del sistema di
classificazione del personale puo’ essere arrotondato per eccesso
onde arrivare comunque all’unita’. Il contingente predetto e’
utilizzato – sino alla sua capienza – a domanda dei dipendenti
interessati al part – time – indipendentemente dalla motivazione
della richiesta con le procedure indicate nei commi precedenti.
9. Per le nuove assunzioni con rapporto di lavoro part – time vanno
rispettate le indicazioni minime contenute nell’art.39, comma 8,
della legge 449/1997 e successive modificazioni ed integrazioni che
non incidono sul contingente di cui al precedente comma 8.
10. L’Ente, in presenza di particolari situazioni organizzative o
gravi documentate situazioni familiari, previamente individuate nel
contratto collettivo integrativo, puo’ elevare il contingente di cui
al comma 8 di un ulteriore 10 % massimo. In deroga alle procedure
previste da detto comma, le domande per la trasformazione del
rapporto di lavoro, in tali casi, sono presentate con cadenza
trimestrale ed accolte a valere dal 1 giorno del trimestre
successivo, ai sensi del comma 2.
11. Qualora il numero delle richieste relative ai casi del comma 10
ecceda i contingenti fissati in aggiunta, viene data la precedenza:
a) ai familiari che assistono persone portatrici di handicap non
inferiore al 70%, ovvero persone in particolari condizioni
psico-fisiche o affette da gravi patologie, anziani non
autosufficienti;
b) ai genitori con figli minori, in relazione al loro numero.
12. L’ avvenuta trasformazione del rapporto di lavoro a tempo
parziale, ai sensi del d. lgs. n. 152/1997 e’ comunicata per iscritto
al dipendente nei termini previsti dai commi 2 e 3 del presente
articolo con l’indicazione della durata e dell’articolazione della
prestazione lavorativa di cui all’art. 41 comma 3 secondo quanto
concordato con l’Ente.
Art. 41
Orario di lavoro del personale con rapporto
di lavoro a tempo parziale
1. Il dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale copre una
frazione di posto di organico corrispondente alla durata della
prestazione lavorativa che non puo’ essere inferiore al 30 % di
quella a tempo pieno. In ogni caso, la somma delle frazioni di posto
a tempo parziale non puo’ superare il numero complessivo dei posti di
organico a tempo pieno trasformati.
2. Il tempo parziale puo’ essere realizzato:
a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i
giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale);
b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della
settimana, del mese, o di determinati periodi dell’anno ( tempo
parziale verticale), in misura tale da rispettare la media della
durata del lavoro settimanale prevista per il tempo parziale
nell’arco temporale preso in considerazione (settimana, mese o anno).
c) con combinazione delle due modalita’ indicate nelle lettere a) e
b).
3. In presenza di particolari e motivate esigenze il dipendente puo’
concordare con l’Ente ulteriori modalita’ di articolazione della
prestazione lavorativa che contemperino le reciproche esigenze
nell’ambito delle fasce orarie individuate con le procedure previste
nella contrattazione integrativa di cui all’art. 4, in base alle
tipologie del regime orario giornaliero, settimanale, mensile o
annuale praticabile presso l’Ente tenuto conto della natura
dell’attivita’ istituzionale, degli orari di servizio e di lavoro
praticati e della situazione degli organici nei diversi profili
professionali.
4. I dipendenti che hanno trasformato il rapporto di lavoro da tempo
pieno a tempo parziale hanno diritto di tornare a tempo pieno alla
scadenza di un biennio dalla trasformazione, anche in soprannumero
oppure, prima della scadenza del biennio, a condizione che vi sia la
disponibilita’ del posto in organico ovvero della frazione di orario
corrispondente al completamento del tempo pieno ai sensi dell’art. 6,
comma 1 del D. Lgs n. 61/2000.
5. I dipendenti assunti con rapporto di lavoro a tempo parziale hanno
diritto di ottenere la trasformazione del rapporto a tempo pieno
decorso un triennio dalla data di assunzione purche’ vi sia
disponibilita’ del posto di organico o della frazione di orario
corrispondente al completamento del tempo pieno ai sensi dell’art. 6,
comma 1 del D. Lgs n. 61/2000.
Art. 42
Trattamento economico-normativo del personale
con rapporto di lavoro a tempo parziale
1. Nell’applicazione degli istituti normativi previsti dal presente
contratto, tenendo conto della ridotta durata della prestazione e
della peculiarita’ del suo svolgimento, si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali dettate per il
rapporto di lavoro a tempo pieno.
2. Il dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo
orizzontale, previo suo consenso, puo’ essere chiamato a svolgere
prestazioni di lavoro supplementare di cui all’art.1, co.2, lett. e)
del D.Lgs.n.61/2000, nella misura massima del 10% della durata di
lavoro a tempo parziale riferita a periodi non superiori ad un mese e
da utilizzare nell’arco di piu’ di una settimana. Il ricorso al
lavoro supplementare e’ ammesso per eccezionali, specifiche e
comprovate esigenze organizzative o in presenza di particolari
situazioni di difficolta’ organizzative derivanti da concomitanti
assenze di personale non prevedibili ed improvvise.
3. Le ore di lavoro supplementare sono retribuite con un compenso
pari alla retribuzione oraria corrispondente alla nozione di
retribuzione di cui all’art. 69, c. 2 lettera c) maggiorata di una
percentuale pari al 15%. I relativi oneri sono a carico delle risorse
destinate ai compensi per lavoro straordinario.
4. Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo
verticale puo’ effettuare prestazioni di lavoro straordinario nelle
sole giornate di effettiva attivita’ lavorativa entro il limite
massimo individuale annuo di 20 ore. Tali ore sono retribuite con un
compenso pari alla retribuzione oraria corrispondente alla nozione di
retribuzione di cui all’art.69, c. 2 lettera a) , maggiorata di una
percentuale del 15%.
5. Le ore di lavoro supplementare o straordinario fatte svolgere in
eccedenza rispetto ai commi 2, 3 e 4 sono retribuite con un compenso
pari alla retribuzione oraria corrispondente alle rispettive nozioni
di retribuzione di cui all’art. 69, c. 2 , maggiorata di una
percentuale del 50%.
6. Nel caso in cui il lavoro supplementare o straordinario sia svolto
in via non meramente occasionale per piu’ di sei mesi il dipendente
puo’ richiederne il consolidamento nell’orario di lavoro.
7. Il trattamento economico, anche accessorio, del personale con
rapporto di lavoro a tempo parziale e’ proporzionale alla prestazione
lavorativa, con riferimento a tutte le competenze fisse e periodiche,
ivi compresa l’indennita’ integrativa speciale e l’eventuale
retribuzione individuale di anzianita’, spettanti al personale con
rapporto di lavoro a tempo pieno appartenente alla stesso livello
economico e qualifica professionale professionale.
8. I trattamenti accessori collegati al raggiungimento di obiettivi o
alla realizzazione di progetti nonche’ altri istituti non collegati
alla durata della prestazione lavorativa, secondo i criteri adottati
in contrattazione integrativa, sono applicati ai dipendenti a tempo
parziale anche in misura non frazionata e non direttamente
proporzionale al regime orario adottato.
9. Al ricorrere delle condizioni di legge, al lavoratore a tempo
parziale sono corrisposte per intero le aggiunte di famiglia.
10. Il trattamento previdenziale e di fine rapporto e’ disciplinato
dall’art. 8 della legge 554/1988 e successive modificazioni ed
integrazioni e dalle vigenti disposizioni.
11. I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un
numero di giorni di ferie e di festivita’ soppresse pari a quello dei
lavoratori a tempo pieno. I lavoratori a tempo parziale verticale
hanno diritto ad un numero di giorni di ferie e di festivita’
soppresse proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell’anno ed
il relativo trattamento economico e’ commisurato alla durata della
prestazione giornaliera. Per tempo parziale verticale analogo
criterio di proporzionalita’ si applica anche per le altre assenze
dal servizio previste dalla legge e dal CCNL, ivi comprese le assenze
per malattia. In presenza di part-time verticale, e’ comunque
riconosciuto per intero il periodo di astensione obbligatoria dal
lavoro previsto dal D. Lgs n.151/2001, anche per la parte non cadente
in periodo lavorativo ed il relativo trattamento economico, spettante
per l’intero periodo di astensione obbligatoria, e’ commisurato alla
durata prevista per la prestazione giornaliera; il permesso per
matrimonio, l’astensione facoltativa, i permessi per maternita’ e i
permessi per lutto, spettano per intero solo per i periodi
coincidenti con quelli lavorativi, fermo restando che il relativo
trattamento economico e’ commisurato alla durata prevista per la
prestazione giornaliera. In presenza di part-time verticale non si
riducono i termini previsti per il periodo di prova e per il
preavviso che vanno calcolati con riferimento ai periodi
effettivamente lavorati.
12. Per tutto quanto non disciplinato dalle clausole del presente
contratto, in materia di rapporto di lavoro a tempo parziale si
applicano le disposizioni contenute nel D. Lgs. n. 61/2000.”
Art. 43
Rapporto di lavoro a tempo determinato
1. A tutto il personale assunto a tempo determinato si applica il
trattamento economico e normativo previsto dal presente contratto per
il personale assunto a tempo indeterminato, compatibilmente con la
durata del contratto a termine, con le seguenti precisazioni:
a) le ferie maturano in proporzione alla durata del servizio
prestato;
b) in caso di assenza per malattia o infortunio, si applicano gli
artt. 29 e 30; i periodi di trattamento intero o ridotto sono
stabiliti in misura proporzionale secondo i criteri di cui all’art.
29, comma 7, salvo che non si tratti di periodo di assenza inferiore
a due mesi; il trattamento economico non puo’ comunque essere erogato
oltre la cessazione del rapporto di lavoro; il periodo di
conservazione del posto e’ pari alla durata del contratto e non puo’
in ogni caso superare il termine massimo fissato dall’art. 29;
c) possono essere concessi permessi non retribuiti per motivate
esigenze fino a un massimo di 10 giorni complessivi in ragione
d’anno, proporzionalmente al servizio prestato e permessi retribuiti
solo in caso di matrimonio ai sensi dell’art. 27, comma 4 ovvero in
caso di lutto ai sensi dello stesso art. 27, comma 1, lett. b);
d) sono comunque fatte salve tutte le altre ipotesi di assenza dal
lavoro stabilite da specifiche disposizioni di legge per i lavoratori
dipendenti, compresa la legge n. 53/2000.
2. Il servizio prestato a tempo determinato e’ titolo valutabile ai
fini della formazione delle graduatorie relative alle procedure
concorsuali per l’assunzione a tempo determinato o indeterminato.
3. Il contingente del personale da assumere con contratto a tempo
determinato, ai sensi della vigente normativa in materia, non puo’
superare, a livello di ente, il 10% dei posti di organico.
Art. 44
Contratto di fornitura di lavoro temporaneo
1. L’Ente puo’ stipulare contratti di lavoro temporaneo, secondo la
disciplina della legge n. 196/1997, per soddisfare esigenze a
carattere non continuativo e/o a cadenza periodica, o collegate a
situazioni di urgenza non fronteggiabili con il personale in servizio
o attraverso le modalita’ del reclutamento ordinario previste dal d.
lgs. 165/2001.
2. I contratti di lavoro temporaneo sono stipulati nelle ipotesi di
seguito illustrate e nel rispetto dei criteri generali indicati nel
comma 1:
a) nei casi di temporanea utilizzazione in profili non previsti dagli
assetti organici;
b) nei casi di sostituzione dei lavoratori assenti;
c) per far fronte a punte di attivita’ e, per un periodo massimo di
60 giorni, per attivita’ connesse ad esigenze straordinarie derivanti
anche da innovazioni legislative o da afflussi straordinari di
utenza;
d) in presenza di eventi eccezionali e motivati non considerati in
sede di programmazione dei fabbisogni, per la temporanea copertura di
posti vacanti, per un periodo massimo di 60 giorni e a condizione che
siano state avviate le procedure per la loro copertura; il limite
temporale e’ elevato a 180 giorni per la temporanea copertura di
posti relativi a profili professionali non facilmente reperibili o
comunque necessari a garantire standard definiti di prestazione, in
particolare nell’ambito dei servizi assistenziali;
e) per soddisfare specifiche esigenze di supporto tecnico nel campo
della prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro, purche’
l’autonomia professionale e le relative competenze siano acquisite
dal personale in servizio entro e non oltre quattro mesi.
3. Il numero dei contratti di fornitura di lavoro temporaneo non puo’
superare il tetto massimo del 7% calcolato su base mensile dei
lavoratori in servizio presso l’Ente, arrotondato in caso di frazioni
all’unita’ superiore.
4. Nei casi di contratti di lavoro temporaneo per sostituzione di
lavoratori assenti di cui al comma 2, lett. b), la durata dei
contratti puo’ comprendere periodi di affiancamento per il passaggio
delle consegne, per un massimo di quindici giorni.
5. L’Ente e’ tenuto, nei riguardi dei lavoratori temporanei, ad
assicurare tutte le misure, le informazioni e gli interventi di
formazione relativi alla sicurezza e prevenzione previsti dal d. lgs.
626/1994, in particolare per quanto concerne i rischi specifici
connessi all’attivita’ lavorativa cui sono impegnati.
6. La contrattazione integrativa definisce le condizioni, i criteri e
le modalita’ per l’utilizzo dei servizi sociali eventualmente
previsti per il personale dell’ente.
7. L’Ente comunica tempestivamente all’impresa fornitrice, titolare
del potere disciplinare nei confronti dei lavoratori temporanei, le
circostanze di fatto disciplinarmente rilevanti da contestare al
lavoratore temporaneo ai sensi dell’art.7 della legge n. 300/1970.
8. I lavoratori temporanei hanno diritto di esercitare presso l’Ente
utilizzatore i diritti di liberta’ e di attivita’ sindacale previsti
dalla legge n. 300/1970 e possono partecipare alle assemblee del
personale dipendente.
9. L’Ente provvede alla tempestiva e preventiva informazione e
consultazione ai soggetti sindacali di cui all’art. 11, sul numero,
sui motivi, sul contenuto, anche economico, sulla durata prevista dei
contratti di lavoro temporaneo e sui relativi costi. Nei casi di
motivate ragioni d’urgenza l’Ente fornisce l’informazione in via
successiva, comunque non oltre i cinque giorni successivi alla
stipulazione dei contratti di fornitura, ai sensi dell’art. 7, comma
4, punto a) della legge 24 giugno 1997, n. 196.
10. Alla fine di ciascun anno, l’Ente fornisce ai soggetti sindacali
firmatari del presente CCNL tutte le informazioni necessarie alla
verifica del rispetto della percentuale fissata dal comma 3. Entro lo
stesso termine l’Ente fornisce alle organizzazioni sindacali di
categoria firmatarie del presente CCNL tutte le informazioni di cui
al precedente comma 10.
11. In conformita’ alle vigenti disposizioni di legge, e’ fatto
divieto all’Ente di attivare rapporti per l’assunzione di personale
di cui al presente articolo con soggetti diversi dalle agenzie
abilitate alla fornitura di lavoro temporaneo dal Ministero del
Lavoro e della Previdenza sociale.
12. Per quanto non previsto dal presente articolo si rinvia alle
disposizione della legge 196/97 e all’Accordo quadro la cui ipotesi
e’ stata siglata il 23 maggio 2000.
Art. 45
Contratto di formazione e lavoro
1. Nell’ambito della programmazione del fabbisogno di personale,
previa informazione ai soggetti sindacali di cui all’art.11, l’Ente
possono stipulare contratti di formazione e lavoro nel rispetto delle
disposizioni di cui all’art. 3 del decreto legge 30 ottobre 1984, n.
726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n.
863 e all’art. 16 del decreto legge 16 maggio 1994, n. 299,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451.
2. Non possono stipulare contratti di formazione e lavoro le
amministrazioni che si trovino nelle condizioni previste dall’art. 31
del D. Lgs. 165/2001 o che abbiano proceduto a dichiarazioni di
eccedenza o a collocamento in disponibilita’ di proprio personale nei
dodici mesi precedenti la richiesta, salvo che l’assunzione avvenga
per l’acquisizione di profili professionali diversi da quelli
dichiarati in eccedenza, fatti salvi i posti necessari per la
ricollocazione del personale ai sensi dell’art. 5 del presente CCNL.
3. Le selezioni dei candidati destinatari del contratto di formazione
e lavoro avvengono nel rispetto della normativa generale vigente in
tema di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni, ivi comprese le
disposizioni di legge riferite a riserve, precedenze e preferenze,
utilizzando procedure semplificate.
4. Il contratto di formazione e lavoro puo’ essere stipulato:
a) per l’acquisizione di professionalita’ elevate ed intermedie;
b) per agevolare l’inserimento professionale mediante un’esperienza
lavorativa che consenta un adeguamento delle capacita’ professionali
al contesto organizzativo e di servizio.
5. Le esigenze organizzative che giustificano l’utilizzo dei
contratti di formazione e lavoro non possono contestualmente essere
utilizzate per altre assunzioni a tempo determinato.
6. Ai fini del comma 4, lettera a), in relazione al vigente sistema
di classificazione del personale, sono considerate elevate le
professionalita’ inserite nel 4o livello, intermedie quelle inserite
nel 3o livello; il contratto di formazione e lavoro di cui al comma 4
lett. b) non puo’ essere stipulato per l’acquisizione di
professionalita’ ricomprese nel 1o livello.
7. Per i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro ai
sensi del comma 4, lett. a), nell’ambito del periodo stabilito di
durata del rapporto, e’ previsto un periodo obbligatorio di
formazione che esclude ogni prestazione lavorativa, non inferiore a
130 ore complessive; per i lavoratori assunti ai sensi del comma 4,
lett. b), il suddetto periodo non puo’ essere inferiore a 20 ore ed
e’ destinato alla formazione di base relativa alla disciplina del
rapporto di lavoro, l’organizzazione del lavoro, la prevenzione
ambientale ed anti-infortunistica.
8. Le eventuali ore aggiuntive destinate alla formazione rispetto a
quelle previste dall’art. 16, comma 5 del d.l. 16 maggio 1994, n.
299, convertito con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n.
451, non sono retribuite.
9. Il contratto di formazione e lavoro e’ stipulato in forma scritta,
secondo i principi di cui all’art. 19, e deve contenere l’indicazione
delle caratteristiche, della durata e della tipologia dello stesso.
In particolare la durata e’ fissata in misura non superiore a 24
mesi, nel caso previsto dal comma 4, lett. a) e in misura non
superiore a dodici mesi, nel caso previsto dal comma 4, lett. b).
Copia del contratto di formazione e lavoro deve essere consegnata al
lavoratore.
10. Ai lavoratori assunti con i contratti di formazione e lavoro
previsti dal comma 4 e’ attribuito il trattamento del livello
corrispondente alla qualifica di assunzione. Spettano, inoltre,
l’indennita’ aziendale, l’indennita’ integrativa speciale, e la
tredicesima mensilita’. La contrattazione integrativa puo’
disciplinare l’attribuzione di compensi per particolari condizioni di
lavoro, nell’ambito delle risorse previste nel finanziamento del
progetto di formazione e lavoro, nonche’ la fruizione dei servizi
sociali previsti per il personale dell’amministrazione, nell’ambito
del finanziamento del progetto di formazione e lavoro.
11. Al personale di cui al presente articolo si applica la disciplina
normativa per i lavoratori a tempo determinato di cui all’art.43 con
le seguenti eccezioni:
a) il periodo di prova e’ stabilito in un mese nei contratti di
prestazione effettiva per i contratti di cui al comma 4, lett. b); di
due mesi per i contratti stipulati ai sensi dello stesso comma lett.
a) ;
b) nelle ipotesi di malattia o di infortunio, il lavoratore non in
prova ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un
periodo pari alla meta’ del contratto di formazione di cui e’
titolare.
12. Sono comunque fatte salve tutte le altre ipotesi di assenza dal
lavoro stabilite da specifiche disposizioni di legge per i lavoratori
dipendenti, compresa la legge n.53/2000. Per i casi di permesso per
lutto si applica l’art. 27, comma 2.
13. Nella predisposizione dei progetti di formazione e lavoro devono
essere rispettati i principi di non discriminazione diretta ed
indiretta di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125.
14. Il contratto di formazione lavoro si risolve automaticamente alla
scadenza prefissata e non puo’ essere prorogato o rinnovato. Ai soli
fini del completamento della formazione prevista, in presenza dei
seguenti eventi oggettivamente impeditivi della formazione il
contratto puo’ essere prorogato per un periodo corrispondente a
quello di durata della sospensione stessa:
a) malattia;
b) gravidanza e puerperio;
c) astensione facoltativa post partum;
d) servizio militare di leva e richiamo alle armi;
e) infortunio sul lavoro.
15. Prima della scadenza del termine stabilito nel comma 8 il
contratto di formazione e lavoro puo’ essere risolto esclusivamente
per giusta causa.
16. Al termine del rapporto l’Ente e’ tenuto ad attestare l’attivita’
svolta ed i risultati formativi conseguiti dal lavoratore. Copia
dell’attestato e’ rilasciata al lavoratore.
17. Il rapporto di formazione e lavoro puo’ essere trasformato in
contratto di lavoro a tempo indeterminato ai sensi dell’art. 3, comma
11, del decreto legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863. L’Ente
disciplina, previa concertazione ai sensi dell’art. 7, il
procedimento ed i criteri per l’accertamento selettivo dei requisiti
attitudinali e professionali richiesti in relazione alle posizioni di
lavoro da ricoprire, assicurando la partecipazione alle selezioni
anche ai lavoratori di cui al comma 12.
18. Nel caso in cui il rapporto di formazione e lavoro si trasformi
in rapporto a tempo indeterminato, il periodo di formazione e lavoro
viene computato a tutti gli effetti nell’anzianita’ di servizio.
19. Non e’ consentita la stipula di contratti di formazione lavoro
qualora l’Ente non confermi almeno il 60% dei lavoratori il cui
contratto sia scaduto nei 24 mesi precedenti, fatti salvi i casi di
comprovata impossibilita’ correlati ad eventi eccezionali e non
prevedibili.
20. I lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro
esercitano i diritti di liberta’ e di attivita’ sindacale previsti
dalla legge n. 300 del 1970.
Art. 46
Disciplina sperimentale del telelavoro
1. Il telelavoro determina una modificazione del luogo di adempimento
della prestazione lavorativa, realizzabile con l’ausilio di specifici
strumenti telematici, nelle forme seguenti:
a) telelavoro domiciliare, che comporta la prestazione dell’attivita’
lavorativa dal domicilio del dipendente,
b) altre forme del lavoro a distanza come il lavoro decentrato da
centri satellite, i servizi di rete e altre forme flessibili anche
miste, ivi comprese quelle in alternanza, che comportano la
effettuazione della prestazione in luogo idoneo e diverso dalla sede
dell’ufficio al quale il dipendente e’ assegnato.
2. L’Ente, consulta preventivamente i soggetti sindacali di cui
all’art. 11, sui contenuti dei progetti per la sperimentazione del
telelavoro previsti dall’art. 3 del DPR 8.3.1999 n. 70. A livello di
Ente le modalita’ di realizzazione dei progetti e l’ambito delle
professionalita’ impiegate mediante il telelavoro sono oggetto di
concertazione con le procedure stabilite dall’art. 3 del CCNL quadro
sottoscritto il 23 marzo 2000.
3. La postazione di lavoro deve essere messa a disposizione,
installata e collaudata a cura e a spese dell’Ente, sul quale gravano
i costi di manutenzione e di gestione dei sistemi di supporto per i
lavoratori. Nel caso di telelavoro a domicilio, puo’ essere
installata una linea telefonica dedicata presso l’abitazione del
lavoratore con oneri di impianto e di esercizio a carico dell’Ente,
espressamente preventivati nel progetto di telelavoro. Lo stesso
progetto prevede l’entita’ dei rimborsi, anche in forma forfettaria,
delle spese sostenute dal lavoratore per consumi energetici e
telefonici.
4. I partecipanti ai progetti sperimentali di telelavoro sono
individuati secondo le previsioni di cui all’art. 4 del CCNL quadro
del 23 marzo 2000.
5. L’Ente definisce, in relazione alle caratteristiche dei progetti
da realizzare, di intesa con i dipendenti interessati, la frequenza
dei rientri nella sede di lavoro originaria, che non puo’ essere
inferiore ad un giorno per settimana, nell’ambito dei criteri
definiti ai sensi del comma 2.
6. L’orario di lavoro, a tempo pieno o nelle diverse forme del tempo
parziale, viene distribuito nell’arco della giornata a discrezione
del dipendente in relazione all’attivita’ da svolgere, fermo restando
che in ogni giornata di lavoro il dipendente deve essere a
disposizione per comunicazioni di servizio in due periodi di un’ora
ciascuno concordati con l’Ente nell’ambito dell’orario di servizio;
per il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale orizzontale,
il periodo e’ unico con durata di un’ora. Per effetto della autonoma
distribuzione del tempo di lavoro, non sono configurabili prestazioni
supplementari, straordinarie notturne o festive ne’ permessi brevi ed
altri istituti che comportano riduzioni di orario.
7. Ai fini della richiesta di temporaneo rientro del lavoratore
presso la sede di lavoro, di cui all’art. 6 comma 1, ultimo periodo
dell’accordo quadro del 23.3.2000, per “fermo prolungato per cause
strutturali”, si intende una interruzione del circuito telematico che
non sia prevedibilmente ripristinabile entro la stessa giornata
lavorativa.
8. L’Ente definisce in sede di contrattazione integrativa, le
iniziative di formazione che assumono carattere di specificita’ e di
attualita’ nell’ambito di quelle espressamente indicate dall’art. 5,
commi 5 e 6 dell’accordo quadro del 23.3.2000; utilizza, a tal fine,
le risorse destinate al progetto di telelavoro.
9. Nel caso di rientro definitivo nella sede ordinaria di lavoro e
qualora siano intervenuti mutamenti organizzativi, l’Ente attiva
opportune iniziative di aggiornamento professionale dei lavoratori
interessati per facilitarne il reinserimento.
10. Il lavoratore ha il dovere di riservatezza su tutte le
informazioni delle quali venga in possesso per il lavoro assegnatogli
e di quelle derivanti dall’utilizzo delle apparecchiature, dei
programmi e dei dati in essi contenuti. In nessun caso il lavoratore
puo’ eseguire lavori per conto proprio o per terzi utilizzando le
attrezzature assegnategli senza previa autorizzazione dell’Ente.
11. L’Ente, nell’ambito delle risorse destinate al finanziamento
della sperimentazione del telelavoro, stipula polizze assicurative
per la copertura dei seguenti rischi:
a) danni alle attrezzature telematiche in dotazione del lavoratore,
con esclusione di quelli derivanti da dolo o colpa grave;
b) danni a cose o persone, compresi i familiari del lavoratore,
derivanti dall’uso delle stesse attrezzature;
c) copertura assicurativa INAIL.
12. La verifica delle condizioni di lavoro e dell’idoneita’
dell’ambiente di lavoro avviene all’inizio dell’attivita’ e
periodicamente ogni sei mesi, concordando preventivamente con
l’interessato i tempi e le modalita’ di accesso presso il domicilio.
Copia del documento di valutazione del rischio, ai sensi dell’art. 4,
comma 2, d. lgs. 626/1994, e’ inviata ad ogni dipendente per la parte
che lo riguarda, nonche’ al rappresentante della sicurezza.
13. La contrattazione integrativa definisce il trattamento accessorio
compatibile con la specialita’ della prestazione nell’ambito delle
finalita’ indicate nell’art.78. Le relative risorse sono ricomprese
nel finanziamento complessivo del progetto.
14. E’ istituito, presso l’Agenzia, un osservatorio nazionale a
composizione paritetica con la partecipazione di rappresentanti del
Comitato di settore e delle organizzazioni sindacali firmatarie del
presente CCNL che, con riunioni almeno annuali, verifica l’utilizzo
dell’istituto nel comparto e gli eventuali problemi.
15. Per tutto quanto non previsto dal presente articolo si rinvia al
CCNL quadro sottoscritto in data 23 marzo 2000 e al D.P.R. 70/1999.
TITOLO VI
ORARIO DI LAVORO E SUE ARTICOLAZIONI
Art. 47
Orario di lavoro
1. L’orario ordinario di lavoro e’ di 36 ore settimanali. Esso e’
articolato su cinque giorni, ovvero su sei giorni fatte salve le
esigenze dei servizi connesse con l’attivita’ degli organi
consiliari, che richiedono orari continuativi o prestazioni per tutti
i giorni della settimana.
2. L’orario di lavoro e’ funzionale all’orario di servizio e di
apertura al pubblico; le rispettive articolazioni sono determinate
previa contrattazione integrativa con i soggetti di cui all’art. 11
del presente contratto.
3. L’orario di lavoro massimo giornaliero e’ di nove ore. Qualora la
prestazione di lavoro giornaliera ecceda le sei ore continuative, il
personale ha diritto a beneficiare di un intervallo di almeno 30
minuti per la pausa al fine del recupero delle energie psicofisiche e
della eventuale consumazione del pasto.
4. E’ possibile adottare l’orario flessibile di lavoro giornaliero,
con l’individuazione di fasce temporali di flessibilita’ in entrata
ed in uscita. I dipendenti che si trovino in particolari situazioni
personali, sociali e familiari (legge n.1204/1971, legge n. 53/2000,
legge n.903/1977, legge n. 104/1992, tossicodipendenze, inserimento
di figli in asili nido, figli in eta’ scolare, impegno in attivita’
di volontariato di cui alla legge n. 266/1991) e che ne facciano
richiesta, vanno favoriti nell’utilizzo dell’orario flessibile,
compatibilmente con le esigenze di servizio.
5. Qualora non venga reso l’intero orario di lavoro d’obbligo, il
dipendente e’ tenuto al relativo recupero entro il mese successivo,
salvo cause di forza maggiore. In caso di mancato recupero, si opera
la proporzionale decurtazione della retribuzione.
6. In relazione a prevedibili esigenze di servizio di determinati
uffici e servizi puo’ essere effettuata, previa contrattazione
integrativa ai sensi dell’art. 4, la programmazione plurisettimanale
dell’orario di lavoro ordinario. Tale programmazione va definita, di
norma, una volta all’anno. Le forme di recupero nei periodi di minor
carico di lavoro possono essere attuate mediante riduzione
giornaliera dell’orario di lavoro ordinario oppure attraverso la
riduzione del numero delle giornate lavorative.
Art. 48
Riduzione dell’orario di lavoro
1. Per il personale adibito a regimi di orario articolato in piu’
turni o secondo una programmazione plurisettimanale, finalizzati al
miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle attivita’
istituzionali ed, in particolare, all’ampliamento dei servizi
all’utenza, i contratti collettivi integrativi potranno prevedere,
con decorrenza stabilita nella medesima sede ed in via sperimentale,
una riduzione dell’orario fino a raggiungere le 35 ore medie
settimanali.
2. I maggiori oneri derivanti dall’applicazione della suddetta
riduzione devono essere fronteggiati con proporzionali riduzioni del
lavoro straordinario oppure con stabili modifiche degli assetti
organizzativi.
Art. 49
Lavoro straordinario
1. Le prestazioni di lavoro straordinario sono rivolte a fronteggiare
situazioni di lavoro eccezionali e, pertanto, non possono essere
utilizzate come fattore ordinario di programmazione del tempo di
lavoro e di copertura dell’orario di lavoro. Ai relativi oneri si fa
fronte in ogni caso con le risorse previste al successivo comma 7.
2. La prestazione di lavoro straordinario e’ espressamente
autorizzata dal dirigente sulla base delle esigenze organizzative e
di servizio individuate dall’Ente, rimanendo esclusa ogni forma
generalizzata di autorizzazione. Il lavoratore, salvo giustificati
motivi di impedimento per esigenze personali e familiari, e’ tenuto
ad effettuare il lavoro straordinario.
3. Il limite massimo individuale per le prestazioni di lavoro
straordinario e’ determinato in 220 ore annue.
4. La misura oraria dei compensi per lavoro straordinario e’
determinata dividendo per 156 la retribuzione base mensile di cui
all’art 69, comma 2, lettera a) comprensiva del rateo di tredicesima
mensilita’ ad essa riferita. Tale misura e’ maggiorata ai sensi del
comma 4 del presente articolo. Per il personale che fruisce della
riduzione di orario di cui all’art. 48 il valore del divisore e’
fissato in 151.
5. Le maggiorazioni di cui al comma precedente sono pari:
a) al 15% per il lavoro straordinario diurno;
b) al 30% per il lavoro straordinario prestato nei giorni festivi o
in orario notturno (dalle ore 22 alle ore 6 del giorno successivo);
c) al 50% per il lavoro straordinario prestato in orario
notturno-festivo.
6. La quantificazione delle ore di straordinario effettuate dal
dipendente puo’ essere operata in relazione al periodo, anche
plurisettimanale, preso come base di riferimento per il calcolo delle
prestazioni di lavoro secondo la disciplina adottata dall’Ente in
sede di contrattazione integrativa.
7. Su richiesta del dipendente, le prestazioni di lavoro
straordinario di cui al comma 2, debitamente autorizzate, possono
dare luogo a riposo compensativo, da fruire compatibilmente con le
esigenze organizzative e di servizio entro il termine massimo di 4
mesi. La disciplina di cui al presente comma si applica ai lavoratori
che non abbiano aderito alla banca delle ore di cui all’art. 50.
8. Allo straordinario sono destinate risorse in misura non superiore
alle risorse gia’ destinate per la medesima finalita’ nell’anno 1999.
Art. 50
Banca delle ore
1. Al fine di mettere i lavoratori in grado di fruire delle
prestazioni di lavoro straordinario o supplementare, in modo
retribuito o come permessi compensativi, e’ istituita la banca delle
ore, con un conto individuale per ciascun lavoratore.
2. Nel conto ore confluiscono, su richiesta del lavoratore, le ore di
prestazione di lavoro straordinario o supplementare, debitamente
autorizzate nei limiti delle risorse stanziate sui relativi capitoli
del bilancio dell’Ente, da utilizzarsi entro l’anno successivo a
quello di maturazione. Nel caso di richiesta di pagamento, questa
deve avvenire entro il mese di dicembre.
3. Le ore accantonate possono essere richieste da ciascun lavoratore
o in retribuzione o come permessi compensativi, escluse le
maggiorazioni di cui all’art. 49, comma 4, che in rapporto alle ore
accantonate vengono pagate il mese successivo alla prestazione
lavorativa.
4. L’Ente, a domanda del dipendente, rende possibile l’utilizzo delle
ore come riposi compensativi tenendo conto delle esigenze tecniche,
organizzative e di servizio, con riferimento ai tempi, alla durata ed
al numero dei lavoratori contemporaneamente ammessi alla fruizione.
5. A livello di Ente sono realizzati incontri fra le parti
finalizzati al monitoraggio dell’andamento della banca delle ore ed
all’assunzione di iniziative tese a favorirne l’utilizzazione. Nel
rispetto dello spirito della norma, possono essere eventualmente
individuate finalita’ e modalita’ aggiuntive, anche collettive, per
l’utilizzo dei riposi accantonati. Le ore accantonate sono
evidenziate mensilmente nella busta paga.
6. La disciplina del presente articolo decorre dalla data di entrata
in vigore del presente CCNL.
Art. 51
Turnazioni
1. L’Ente in relazione alle proprie esigenze organizzative, di
servizio o funzionali, puo’ istituire turni giornalieri di lavoro. Il
turno consiste in un’effettiva rotazione del personale in
prestabilite articolazioni giornaliere. La disciplina per la
organizzazione dei turni e’ definita in sede di contrattazione
integrativa.
2. Le prestazioni lavorative svolte in turnazione, ai fini della
corresponsione della indennita’ di cui al comma 6, devono essere
distribuite nell’arco del mese in modo tale da far risultare una
distribuzione equilibrata e avvicendata dei turni effettuati in
orario antimeridiano, pomeridiano e, se previsto, notturno, in
relazione alla articolazione adottata nell’Ente.
3. I turni diurni, antimeridiani e pomeridiani, possono essere
attuati in strutture operative che prevedano una erogazione
giornaliera di servizi per almeno 10 ore.
4. I turni notturni non possono essere di norma superiori a 8 nel
mese, facendo comunque salve le eventuali esigenze eccezionali. La
durata dei turni puo’ anche comprendere periodi di limitata
sovrapposizione, definiti in sede di contrattazione integrativa,
quando emerga l’esigenza di evitare discontinuita’ nelle prestazioni
o di assicurare il passaggio delle consegne.
5. I turni notturni sono compresi tra le ore 22 e le ore 6. I turni
pomeridiani sono compresi tra le ore 14,00 e le ore 22,00. Le
prestazioni di lavoro rese in eventuali turni intermedi tra quelli
antimeridiani, pomeridiani e notturni sono compensate secondo le
misure previste per le fasce orarie in cui sono comprese.
6. Al personale turnista e’ corrisposta una indennita’ che compensa
interamente il disagio derivante dalla particolare articolazione
dell’ orario di lavoro i cui valori sono stabiliti come segue:
a) fascia pomeridiana: maggiorazione oraria della retribuzione di cui
all’art. 69, c. 2, lett. a), con l’aggiunta del rateo della
tredicesima mensilita’ nella misura del 20%;
b) fascia notturna e giorni festivi: maggiorazione oraria della
retribuzione di cui all’art. 69, c. 2, lett. a), con l’aggiunta del
rateo della tredicesima mensilita’ nella misura del 80%
c) fascia festiva-notturna : maggiorazione oraria della retribuzione
di cui all’art. 69, c. 2, lett. a), con l’aggiunta del rateo della
tredicesima mensilita’ nella misura del 90%.
7. La maggiorazione di cui al comma 6 puo’ essere corrisposta solo
per le ore di effettiva prestazione di servizio in turno.
8. Agli oneri derivanti dal presente articolo si fa fronte, in ogni
caso, con le risorse previste dall’art. 77.
Art. 52
Reperibilita’
1. Il servizio di pronta reperibilita’ puo’ essere istituito
dall’Ente, durante le ore o le giornate eccedenti l’orario ordinario
di lavoro, per assicurare essenziali e indifferibili prestazioni di
servizio. La relativa disciplina e’ definita in sede di
contrattazione integrativa e tiene conto anche delle esigenze di
rotazione tra piu’ soggetti volontari.
2. La durata massima di un periodo di reperibilita’ e’ di 12 ore.
3. In caso di chiamata in servizio durante il periodo di
reperibilita’, la prestazione di lavoro non puo’ essere superiore a 6
ore.
4. Ciascun dipendente, nell’arco di un mese, non puo’ essere
collocato in reperibilita’ per piu’ di sei volte e, entro tale
limite, per non piu’ di due domeniche.
5. Il periodo di reperibilita’ di 12 ore e’ remunerato con un
compenso compreso tra € 7,75 e € 12,91 la cui misura viene stabilita
in sede di contrattazione integrativa. Detto compenso e’ frazionabile
in misura non inferiore a 4 ore ed e’ corrisposto in proporzione alla
durata del turno di reperibilita’ maggiorato, in tal caso, del 10%.
6. Quando la reperibilita’ cade in giorno festivo, il dipendente ha
diritto ad un giorno di riposo compensativo, anche se non chiamato a
rendere alcuna prestazione lavorativa. La fruizione di detto riposo
compensativo non comporta, comunque, alcuna riduzione dell’orario di
lavoro settimanale.
7. In caso di chiamata in servizio, l’attivita’ prestata viene
retribuita come lavoro straordinario o compensata, a richiesta, con
recupero orario; sono fatte salve, in ogni caso, le maggiorazioni per
prestazioni notturne, festive o notturne-festive.
8. Agli oneri relativi all’applicazione del presente articolo si fa
fronte in ogni caso con le risorse previste dall’art.77.
Art. 53
Trattamento per attivita’ prestata
in giorno festivo e riposo compensativo
1. Al dipendente che per particolari esigenze di servizio, e
nell’ambito della disciplina sull’orario di lavoro di cui all’art.
47, non usufruisce del riposo settimanale, nel limite massimo di due
domeniche al mese, deve essere corrisposto un compenso aggiuntivo
pari all’80% della retribuzione di cui all’art 69, c. 2, lettera a)
con diritto al riposo compensativo da fruire di regola entro 15
giorni e comunque non oltre il bimestre successivo.
2. L’attivita’ prestata in giorno festivo infrasettimanale, ove per
esigenza di servizio non sia possibile consentire la fruizione del
riposo compensativo, da’ titolo ad un compenso sostitutivo
commisurato al lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per
il lavoro straordinario festivo.
3. L’attivita’ prestata in giorno feriale non lavorativo, a seguito
di articolazione di lavoro su cinque giorni, a richiesta del
dipendente da’ titolo a equivalente riposo compensativo o alla
corresponsione del compenso per lavoro straordinario non festivo,
sempre che sia stato interamente prestato l’orario contrattuale
settimanale.
4. La maggiorazione di cui al comma 1 e’ cumulabile con altro
trattamento accessorio collegato alla prestazione.
5. In assenza di rotazione per turno, nel caso di lavoro ordinario
notturno e festivo e’ dovuta una maggiorazione della retribuzione
oraria di cui all’art. 69, c. 2 lett. a) nella misura del 20%; nel
caso di lavoro ordinario festivo-notturno la maggiorazione dovuta e’
del 30%.
6. Agli oneri relativi all’applicazione del presente articolo si fa
fronte in ogni caso con le risorse previste dall’art. 77.
TITOLO VII
DISPOSIZIONI DI PARTICOLARE INTERESSE
Art. 54
Ricostituzione del rapporto di lavoro
1. Il dipendente il cui rapporto di lavoro si sia interrotto per
effetto di dimissioni o per risoluzione per motivi di salute puo’
richiedere, entro 5 anni dalla data delle dimissioni stesse, la
ricostituzione del rapporto di lavoro. L’Ente si pronuncia
motivatamente, entro 60 giorni dalla richiesta; in caso di
accoglimento il dipendente e’ ricollocato nell’area, nella posizione
economica e nel profilo rivestiti all’atto delle dimissioni
corrispondenti secondo il sistema di classificazione applicato
all’Ente medesimo al momento del rientro.
2. La stessa facolta’ di cui al comma 1 e’ data al dipendente, senza
limiti temporali, nei casi previsti dalle disposizioni di legge
relative all’accesso al lavoro presso le pubbliche amministrazioni in
correlazione con la perdita o il riacquisto della cittadinanza
italiana o di uno dei paesi dell’Unione Europea.
3. Nei casi previsti dai precedenti commi, la ricostituzione del
rapporto di lavoro avviene nel rispetto delle procedure di cui
all’art. 39 della legge 449/97 e successive modificazioni e
integrazioni ed e’ subordinata alla disponibilita’ del corrispondente
posto nella dotazione organica dell’Ente ed al mantenimento del
possesso dei requisiti generali per l’assunzione da parte del
richiedente nonche’ del positivo accertamento dell’idoneita’ fisica
qualora la cessazione del rapporto fosse dovuta a motivi di salute.
4. Qualora per effetto di dimissioni, il dipendente goda di
trattamento pensionistico si applicano le vigenti disposizioni in
materia di cumulo.
Art. 55
Copertura assicurativa
1. L’Ente e’ tenuto a stipulare apposita polizza assicurativa in
favore dei dipendenti autorizzati a servirsi, in occasione di
trasferte o per adempimenti di servizio fuori dall’ufficio, del
proprio mezzo di trasporto, limitatamente al tempo strettamente
necessario per l’esecuzione delle prestazioni di servizio.
2. La polizza di cui al comma 1 e’ rivolta alla copertura dei rischi,
non compresi nella assicurazione obbligatoria, di danneggiamento al
mezzo di trasporto di proprieta’ del dipendente, nonche’ di lesioni o
decesso del dipendente medesimo e delle persone di cui sia stato
autorizzato il trasporto.
3. Le polizze di assicurazione relative ai mezzi di trasporto ed
operativi di proprieta’ dell’Ente saranno in ogni caso integrate con
la copertura, nei limiti e con le modalita’ di cui ai commi 1 e 2,
dei rischi di lesioni o decesso del dipendente addetto alla guida e
delle persone di cui sia stato autorizzato il trasporto.
4. I massimali delle polizze di cui al presente articolo non possono
eccedere quelli previsti, per i corrispondenti danni, dalla legge per
l’assicurazione obbligatoria.
5. Gli importi liquidati dalle societa’ assicuratrici in base alle
polizze stipulate da terzi responsabili e di quelle previste dal
presente articolo sono detratte dalle somme eventualmente spettanti a
titolo di equo indennizzo, per lo stesso evento.
Art. 56
Patrocinio legale
1. L’Ente, nella tutela dei propri diritti e interessi, ove si
verifichi l’apertura di un procedimento di responsabilita’, dinanzi
al giudice ordinario o amministrativo, nei confronti del dipendente
per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio
e all’adempimento dei compiti d’ufficio, assume a proprio carico, a
condizione che non sussista conflitto d’interesse, ogni onere di
difesa fin dall’apertura del procedimento e per tutti i gradi di
giudizio, facendo assistere il dipendente da un legale.
2. L’Ente deve esigere dal dipendente, eventualmente condannato con
sentenza passata in giudicato per i fatti a lui imputati per averli
commessi per dolo o colpa grave, tutti gli oneri sostenuti per la sua
difesa.
3. Ove si verifichi l’apertura di un procedimento di responsabilita’,
dinanzi al giudice ordinario o amministrativo, nei confronti del
dipendente per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento
dei compiti d’ufficio, nel caso in cui il dipendente non abbia
accettato il legale di nomina dell’amministrazione e ne abbia
nominato uno di propria fiducia, l’Ente e’ tenuto al rimborso delle
spese di giudizio e di onorario sostenute e documentate nei limiti
delle vigenti disposizioni, entro 60 giorni dal momento in cui la
responsabilita’ del dipendente risulti esclusa da provvedimento
giudiziario non riformabile.
Art. 57
Clausole speciali
1. Per ciascun dipendente l’ufficio del personale dell’Ente conserva
in apposito fascicolo personale tutti gli atti e documenti prodotti
dallo stesso Ente o dal dipendente ed attinenti all’attivita’ da lui
svolta e ai fatti piu’ significativi che lo riguardano.
2. Relativamente agli atti e documenti conservati nel fascicolo
personale e’ assicurata la riservatezza dei dati personali secondo le
disposizioni vigenti in materia.
3. Nei casi previsti da disposizioni emanate dagli organi competenti,
il personale e’ tenuto all’uso dell’uniforme di servizio, con oneri a
carico dell’Ente.
4. Nei casi in cui l’alloggio di servizio, per speciali esigenze
connesse al particolare tipo di mansioni svolte, costituisca elemento
necessario all’espletamento del servizio stesso, l’Ente ne disciplina
l’uso, con oneri a proprio carico.
Art. 58
Diritti derivanti da invenzione industriale
1. In materia di invenzione industriale fatta dal dipendente nello
svolgimento del rapporto di lavoro si applicano le disposizioni
dell’art. 2590 Cod. Civ. e quelle speciali che regolano i diritti di
invenzione nell’ambito dell’impresa.
2. In relazione all’importanza dell’invenzione rispetto all’attivita’
istituzionale dell’Ente, la contrattazione integrativa puo’
individuare i criteri ai fini della corresponsione di speciali
compensi per la produttivita’ nell’ambito delle risorse destinate
alla retribuzione accessoria.
Art. 59
Formazione, aggiornamento e qualificazione
1. Nell’ambito dei processi di riforma e modernizzazione dell’Ente la
formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo
sviluppo professionale dei dipendenti e per il necessario sostegno
agli obiettivi di cambiamento.
2. L’attivita’ formativa si realizza attraverso programmi di
addestramento, aggiornamento e qualificazione, secondo percorsi
formativi definiti in conformita’ delle linee di indirizzo concordate
nell’ambito della contrattazione integrativa anche al fine della
riqualificazione del personale nell’ambito dei processi di mobilita’.
La formazione del personale di nuova assunzione si realizza mediante
corsi teorico-pratici di intensita’ e durata rapportate alle
attivita’ da svolgere, in base a programmi definiti dall’Ente ai
sensi del comma precedente.
3. L’Ente, nell’ambito dei propri obiettivi di sviluppo e sulla base
delle risorse disponibili, promuove e favorisce la formazione
continua, l’aggiornamento e l’addestramento del personale in servizio
o di nuova assunzione, attraverso corsi di contenuto generale ovvero
mirati su specifiche materie che tengano conto anche dell’evoluzione
prevista delle competenze e dell’esigenza di non correlarle
unicamente al profilo ed al livello di appartenenza.
4. Ai fini di cui al comma 3 le parti convengono circa l’esigenza che
nei bilanci dell’Ente vengano previsti appositi stanziamenti
commisurati al monte retributivo pari, indicativamente e
compatibilmente con le esigenze di flessibilita’ dei bilanci dello
stesso ente, ad almeno 1% del monte retributivo. I fondi finalizzati
alla formazione e aggiornamento, ove non utilizzati nel corso
dell’esercizio finanziario di riferimento, restano vincolati alla
stessa finalizzazione nei successivi esercizi finanziari.
5. La formazione del personale di nuova assunzione si svolge mediante
l’attivazione di corsi teorico-pratici, di intensita’ e durata
rapportate alle mansioni da svolgere, in base a specifici programmi
definiti dallo stesso Ente.
6. Le iniziative di formazione possono essere organizzate dall’Ente,
utilizzando, ove necessario, oltre alle competenze e professionalita’
presenti nell’Ente stesso o presso altri enti, forme di
collaborazione con Universita’ italiane e/o straniere, con la Scuola
Superiore della Pubblica Amministrazione, con Istituti e Centri di
formazione pubblici o privati, con altri soggetti pubblici o privati
specializzati nel settore.
7. Il personale che partecipa alle attivita’ di formazione
organizzate dall’ Ente e’ considerato in servizio a tutti gli
effetti. I relativi oneri sono a carico dell’Ente. I corsi sono
tenuti, di norma, durante l’orario di lavoro. Qualora i corsi si
svolgano fuori dalla sede di servizio al personale spetta il
trattamento di missione ed il rimborso delle spese di viaggio, ove ne
sussistano i presupposti.
8. L’Ente individua i dipendenti che partecipano alle attivita’ di
formazione sulla base di criteri generali definiti nella
contrattazione integrativa e verificati ai sensi delle norme
sull’informazione successiva di cui alle medesime Sezioni, in
relazione alle esigenze tecniche, organizzative e produttive dei vari
uffici, nonche’ di riqualificazione professionale del personale in
mobilita’, tenendo conto anche delle attitudini personali e culturali
degli interessati e garantendo a tutti pari opportunita’ di
partecipazione, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 57, lettera
c) del d.lgs. n. 165 del 2001.
9. Per figure professionali elevate e/o particolari ed in caso di
materie attinenti la specifica mansione svolta, e’ prevista la
possibilita’ , per i dipendenti, di frequentare corsi specifici ,
anche non previsti dai programmi dell’Ente, su richiesta motivata
dello stesso dipendente, con permessi non retribuiti.
10. Ai programmi di formazione dell’ente, possono partecipare anche i
dipendenti in distacco sindacale, permanendo comunque la posizione di
distaccato.
TITOLO VIII
NORME DISCIPLINARI
Art. 60
Doveri del dipendente
1. Il dipendente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di
servire la Repubblica con impegno e responsabilita’ e di rispettare i
principi di buon andamento e imparzialita’ dell’attivita’
amministrativa, anteponendo il rispetto della legge e l’interesse
pubblico agli interessi privati propri ed altrui.
2. Il dipendente si comporta in modo tale da favorire l’instaurazione
di rapporti di fiducia e collaborazione tra l’Ente e i cittadini.
3. In tale specifico contesto, tenuto conto dell’esigenza di
garantire la migliore qualita’ del servizio, il dipendente deve in
particolare:
a) collaborare con diligenza, osservando le norme del presente
contratto e le disposizioni impartite dall’Ente per l’esecuzione e la
disciplina del lavoro anche in relazione alle norme in materia di
sicurezza e di ambiente di lavoro;
b) rispettare il segreto d’ufficio nei casi e nei modi previsti dalle
norme dei singoli ordinamenti ai sensi dell’art. 24 legge n. 241 del
1990;
c) non utilizzare a fini privati le informazioni di cui disponga per
ragioni d’ufficio;
d) nei rapporti con il cittadino, prestare adeguata attenzione alle
richieste di ciascuno, fornendo tutte le risposte dovute, nel
rispetto delle disposizioni in materia di trasparenza e di esercizio
del diritto di accesso all’attivita’ amministrativa dettate dalla
legge n. 241 del 1990 e dai relativi regolamenti attuativi della
stessa vigenti nell’amministrazione, dando altresi’ attuazione alle
disposizioni della legge n. 15 del 1968 in tema di
autocertificazione;
e) rispettare l’orario di lavoro, adempiere alle formalita’ previste
per la rilevazione delle presenze e non assentarsi dal luogo di
lavoro senza l’autorizzazione del responsabile del servizio;
f) durante l’orario di lavoro, mantenere nei rapporti interpersonali
e con gli utenti condotta uniformata a principi di correttezza ed
astenersi da comportamenti lesivi della dignita’ della persona;
g) non attendere ad occupazioni estranee al servizio e ad attivita’,
che ritardino il recupero psico fisico , in periodo di malattia od
infortunio;
h) eseguire le disposizioni inerenti all’espletamento delle proprie
funzioni o mansioni che gli siano impartiti dai superiori. Se ritiene
che la disposizione sia palesemente illegittima, il dipendente deve
farne rimostranza a chi l’ha impartito, dichiarandone le ragioni; se
la disposizione e’ rinnovata per iscritto ha il dovere di darvi
esecuzione. Il dipendente non deve, comunque, eseguire la
disposizione quando l’atto sia vietato dalla legge penale o
costituisca illecito amministrativo;
i) avere cura dei locali, mobili, oggetti, macchinari, attrezzi,
strumenti ed automezzi a lui affidati;
j) non valersi di quanto e’ di proprieta’ dell’Ente per ragioni che
non siano di servizio;
k) non chiedere ne’ accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o
altre utilita’ in connessione con la prestazione lavorativa;
l) osservare scrupolosamente le disposizioni che regolano l’accesso
ai locali dell’Ente da parte del personale e non introdurre, salvo
che non siano debitamente autorizzate, persone estranee
all’amministrazione stessa in locali non aperti al pubblico;
m) comunicare all’Ente la propria residenza e, ove non coincidente,
la dimora temporanea, nonche’ ogni successivo mutamento delle stesse;
n) in caso di malattia, dare tempestivo avviso all’ufficio di
appartenenza, salvo comprovato impedimento;
o) astenersi dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attivita’
che possano coinvolgere direttamente o indirettamente interessi
finanziari o non finanziari propri.
Art. 61
Sanzioni e procedure disciplinari
1. Le violazioni, da parte dei lavoratori, dei doveri disciplinati
nell’articolo 60 del presente contratto danno luogo, secondo la
gravita’ dell’infrazione, all’applicazione delle seguenti sanzioni
disciplinari previo procedimento disciplinare:
a) rimprovero verbale;
b) rimprovero scritto (censura);
c) multa di importo variabile fino ad un massimo di quattro ore di
retribuzione;
d) sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino a dieci giorni;
e) licenziamento con preavviso;
f) licenziamento senza preavviso.
2. L’Ente, fatta eccezione per il rimprovero verbale, non puo’
adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del
dipendente, se non previa contestazione scritta dell’addebito, da
effettuarsi tempestivamente e , comunque, non oltre 20 giorni da
quando l’ufficio istruttore secondo l’ordinamento dell’Ente, e’
venuto a conoscenza del fatto e senza aver sentito il dipendente a
sua difesa con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un
rappresentante dell’associazione sindacale cui egli aderisce o
conferisce mandato.
3. La convocazione scritta per la difesa non puo’ avvenire prima che
siano trascorsi cinque giorni lavorativi dalla contestazione del
fatto che vi ha dato causa. Trascorsi inutilmente 15 giorni dalla
convocazione per la difesa del dipendente, la sanzione viene
applicata nei successivi 15 giorni.
4. Nel caso in cui la sanzione da comminare non sia di sua
competenza, ai sensi dell’articolo 55, comma 4, del d.lgs. n. 165 del
2001, il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora, ai
sensi di quanto previsto al comma 2, segnala entro dieci giorni
all’ufficio competente, a norma del citato art. 55, comma 4, i fatti
da contestare al dipendente per l’istruzione del procedimento,
dandone contestuale comunicazione all’interessato. In caso di mancata
comunicazione nel termine predetto si dara’ corso all’accertamento
della responsabilita’ del soggetto tenuto alla comunicazione.
5. Al dipendente o, su sua espressa delega al suo difensore, e’
consentito l’accesso a tutti gli atti istruttori riguardanti il
procedimento a suo carico.
6. Il procedimento disciplinare deve concludersi entro 120 giorni
dalla data della contestazione dell’addebito. Qualora non sia stato
portato a termine entro tale data, il procedimento si estingue.
7. L’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, sulla base
degli accertamenti effettuati e delle giustificazioni addotte dal
dipendente, irroga la sanzione applicabile tra quelle indicate, nel
rispetto dei principi e dei criteri citati. Quando il medesimo
ufficio ritenga che non vi sia luogo a procedere disciplinarmente
dispone la chiusura del procedimento, dandone comunicazione
all’interessato.
8. Non puo’ tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni
disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.
9. I provvedimenti di cui al comma 1 non sollevano il lavoratore
dalle eventuali responsabilita’ di altro genere nelle quali egli sia
incorso.
10. Restano salve le disposizioni di cui all’art. 55, commi 7 ed 8,
del d.lgs. n. 165 del 2001.
Art. 62
Codice disciplinare
1. Nel rispetto del principio di gradualita’ e proporzionalita’ delle
sanzioni in relazione alla gravita’ della mancanza ed in conformita’
di quanto previsto dall’art. 55 del d.lgs. n. 165 del 2001 , sono
fissati i seguenti criteri generali:
a) il tipo e l’entita’ di ciascuna delle sanzioni sono determinati
anche in relazione:
a1) alla intenzionalita’ del comportamento, alla rilevanza della
violazione di norme o disposizioni;
a2) al grado di disservizio o di pericolo provocato dalla negligenza,
imprudenza o imperizia dimostrate, tenuto conto anche della
prevedibilita’ dell’evento;
a3) all’ eventuale sussistenza di circostanze aggravanti o
attenuanti;
a4) alle responsabilita’ derivanti dalla posizione di lavoro occupata
dal dipendente;
a5) al concorso nella mancanza di piu’ lavoratori in accordo tra di
loro;
a6) al comportamento complessivo del lavoratore, con particolare
riguardo ai precedenti disciplinari, nell’ambito del biennio previsto
dalla legge;
a7) al comportamento verso gli utenti;
b) al lavoratore che abbia commesso mancanze della stessa natura gia’
sanzionate nel biennio di riferimento, e’ irrogata, a seconda della
gravita’ del caso e delle circostanze, una sanzione di maggiore
entita’ prevista nell’ambito del medesimo comma.
c) al dipendente responsabile di piu’ mancanze compiute con unica
azione od omissione o con piu’ azioni od omissioni tra loro collegate
ed accertate con un unico procedimento, e’ applicabile la sanzione
prevista per la mancanza piu’ grave se le suddette infrazioni sono
punite con sanzioni di diversa gravita’.
2. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o
scritto al massimo della multa di importo pari a quattro ore di
retribuzione si applica al dipendente per:
a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in tema di
assenze per malattia, nonche’ dell’orario di lavoro;
b) condotta non conforme a principi di correttezza verso altri
dipendenti o nei confronti del pubblico;
c) negligenza nella cura dei locali e dei beni mobili o strumenti a
lui affidati o sui quali, in relazione alle sue responsabilita’,
debba espletare azione di vigilanza;
d) inosservanza delle norme in materia di prevenzione degli infortuni
e di sicurezza sul lavoro nel caso in cui non ne sia derivato un
pregiudizio al servizio o agli interessi dell’Ente o di terzi;
e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a tutela del
patrimonio dell’Amministrazione, nel rispetto di quanto previsto
dall’articolo 6 della legge n. 300 del 1970;
f) insufficiente rendimento nell’assolvimento dei compiti assegnati
tenuto conto dei carichi di lavoro.
L’importo delle ritenute per multa sara’ introitato dal bilancio
dell’Ente e destinato ad attivita’ sociali.
3. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con
privazione della retribuzione fino a un massimo di 10 giorni si
applica per:
a) recidiva nelle mancanze che abbiano comportato l’applicazione del
massimo della multa oppure quando le mancanze previste nel comma 2
presentino caratteri di particolare gravita’;
b) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario
abbandono dello stesso; in tali ipotesi, l’entita’ della sanzione e’
determinata in relazione alla durata dell’assenza o dell’abbandono
del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravita’ della
violazione dei doveri del dipendente, agli eventuali danni causati
all’Ente, agli utenti o ai terzi;
c) ingiustificato ritardo, non superiore a 10 giorni, a trasferirsi
nella sede assegnata dai superiori;
d) svolgimento di attivita’ lavorative durante lo stato di malattia o
di infortunio;
e) rifiuto di testimonianza oppure per testimonianza falsa o
reticente in procedimenti disciplinari;
f) minacce, ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso il pubblico
o altri dipendenti; alterchi con vie di fatto negli ambienti di
lavoro, anche con utenti;
g) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’Ente, nel rispetto
della liberta’ di pensiero ai sensi dell’art. 1 della legge n. 300
del 1970;
h) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, che
siano lesivi della dignita’ della persona;
i) qualsiasi comportamento da cui sia derivato grave e documentato
danno all’Amministrazione o a terzi.
4. La sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso si
applica per:
a) recidiva plurima, almeno tre volte nell’anno, in una delle
mancanze previste nel comma 3, anche se di diversa natura, o
recidiva, nel biennio, in una mancanza che abbia comportato
l’applicazione della sanzione massima di dieci giorni di sospensione
dal servizio e dalla retribuzione;
b) occultamento di fatti e circostanze relativi ad illecito uso,
manomissione, distrazione o sottrazione di somme o beni di spettanza
o di pertinenza dell’Amministrazione o ad essa affidati, quando in
relazione alla posizione rivestita abbia un obbligo di vigilanza o
controllo;
c) rifiuto espresso del trasferimento disposto per esigenze di
servizio;
d) assenza arbitraria ed ingiustificata dal servizio per un periodo
superiore a dieci giorni consecutivi lavorativi;
e) persistente insufficiente rendimento, ovvero atti o comportamenti
che dimostrino grave inefficienza del dipendente nell’adempimento
degli obblighi di servizio rispetto ai carichi di lavoro;
f) condanna passata in giudicato per un delitto che, commesso fuori
del servizio e non attinente in via diretta al rapporto di lavoro,
non ne consenta la prosecuzione per la sua specifica gravita’.
5. La sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso si
applica per:
a) commissione in servizio di gravi fatti illeciti di rilevanza
penale per i quali sia fatto obbligo di denuncia;
b) recidiva, negli ambienti di lavoro, di vie di fatto contro altri
dipendenti o terzi, anche per motivi non attinenti al servizio;
c) accertamento che l’impiego fu conseguito mediante la produzione di
documenti falsi e, comunque, con mezzi fraudolenti ovvero che la
sottoscrizione del contratto individuale di lavoro sia avvenuta a
seguito di presentazione di documenti falsi;
d) commissione, in genere, di fatti o atti dolosi, non ricompresi
nella lettera a), anche nei confronti di terzi, di gravita’ tale da
non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di
lavoro.
e) condanna passata in giudicato:
e1) per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a), b), c),
d), f) della legge n. 55 del 1990 n. 55, modificata ed integrata
dall’art. 1, comma 1 della legge n. 16/1992;
e2) quando alla condanna consegua, comunque, l’interdizione perpetua
dai pubblici uffici.
6. Nel caso previsto dalla lettera a) del comma 5, l’Ente inizia il
procedimento disciplinare ed inoltra la denuncia penale. Il
procedimento disciplinare rimane tuttavia sospeso fino alla sentenza
definitiva. Analoga sospensione e’ disposta anche nel caso in cui
l’obbligo della denuncia penale emerga nel corso del procedimento
disciplinare gia’ avviato.
7. Al di fuori dei casi previsti nel comma 6, quando l’Ente venga a
conoscenza dell’esistenza di un procedimento penale a carico del
dipendente per i medesimi fatti oggetto di procedimento disciplinare,
questo e’ sospeso fino alla sentenza definitiva.
8. Il procedimento disciplinare sospeso ai sensi dei commi 6 e 7 e’
riattivato entro 180 giorni da quando l’Ente ha avuto notizia della
sentenza definitiva.
9. Le mancanze non espressamente previste nella presente elencazione
sono comunque sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1,
facendosi riferimento, quanto all’individuazione dei fatti
sanzionabili, ai doveri dei lavoratori di cui all’articolo 60 e,
quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai principi desumibili
dai commi precedenti.
10. Al codice disciplinare di cui al presente articolo, deve essere
data la massima pubblicita’ mediante affissione in ogni posto di
lavoro in luogo accessibile a tutti i dipendenti. Tale forma di
pubblicita’ e’ tassativa e non puo’ essere sostituita con altre.
11. Il dipendente licenziato ai sensi dei commi 4 e 5 lett. a) ed e)
del presente articolo e successivamente assolto, ha diritto, dalla
data della sentenza di assoluzione, alla riammissione in servizio,
anche in soprannumero, nella medesima qualifica con decorrenza
dell’anzianita’ all’atto del licenziamento. Il dipendente riammesso
e’ reinquadrato nel livello economico in cui e’ confluita la
qualifica posseduta al momento del licenziamento. Le medesime
disposizioni si applicano in caso di proscioglimento di ogni addebito
in sede di revisione del procedimento penale. In caso di premorienza,
il coniuge o il convivente superstite e i figli hanno diritto a tutti
gli assegni che sarebbero stati attribuiti al dipendente nel periodo
di sospensione o di licenziamento, escluse le indennita’ comunque
legate alla presenza in servizio ovvero alla prestazione di lavoro
straordinario.
Art. 63
Sospensione cautelare in corso di procedimento disciplinare
1. L’Ente, laddove riscontri la necessita’ di espletare accertamenti
su fatti addebitati al dipendente a titolo di infrazione disciplinare
punibili con la sanzione della sospensione dal servizio e dalla
retribuzione, puo’ disporre, nel corso del procedimento disciplinare,
l’allontanamento dal lavoro per un periodo di tempo non superiore a
trenta giorni, con conservazione della retribuzione
2. Quando il procedimento disciplinare si conclude con la sanzione
disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della
retribuzione, il periodo dell’allontanamento cautelativo deve essere
computato nella sanzione, ferma restando la privazione della
retribuzione limitata agli effettivi giorni di sospensione irrogati.
3. Il periodo trascorso in allontanamento cautelativo, escluso quello
computato come sospensione dal servizio, e’ valutabile agli effetti
dell’anzianita’ di servizio.
Art. 64
Sospensione cautelare in caso di procedimento penale
1. Il dipendente che sia colpito da misura restrittiva della liberta’
personale e’ sospeso d’ufficio dal servizio con privazione della
retribuzione per la durata dello stato di detenzione o comunque dello
stato restrittivo della liberta’.
2. Il dipendente puo’ essere sospeso dal servizio con privazione
della retribuzione anche nel caso in cui venga sottoposto a
procedimento penale che non comporti la restrizione della liberta’
personale quando sia stato rinviato a giudizio per fatti direttamente
attinenti al rapporto di lavoro o comunque tali da comportare, se
accertati, l’applicazione della sanzione disciplinare del
licenziamento.
3. L’Ente, cessato lo stato di restrizione della liberta’ personale
di cui al comma 1, puo’ prolungare il periodo di sospensione del
dipendente fino alla sentenza definitiva, alle medesime condizioni di
cui al comma 2.
4. Resta fermo l’obbligo di sospensione nei casi previsti dall’art.
15, comma 1, della legge n. 55 del 1990, come sostituito dall’art. 1,
comma 1, della legge n. 16 del 1992.
5. Nei casi previsti dai commi precedenti si applica quanto previsto
in tema di rapporti tra procedimento disciplinare e procedimento
penale.
6. Al dipendente sospeso ai sensi del presente articolo sono
corrisposti un’indennita’ pari al 50% della retribuzione fissa
mensile e gli assegni del nucleo familiare, con esclusione di ogni
compenso accessorio, comunque denominato, anche se pensionabile.
7. In caso di sentenza definitiva di assoluzione, il dipendente e’
reintegrato in servizio a tutti gli effetti, ivi compresa la
valutazione nell’anzianita’ di servizio del periodo di sospensione.
Quanto corrisposto nel periodo di sospensione cautelare a titolo di
indennita’ verra’ conguagliato con quanto dovuto al lavoratore a
titolo di retribuzione per il periodo di sospensione del rapporto.
8. Quando vi sia stata sospensione cautelare del servizio a causa di
procedimento penale, la stessa conserva efficacia , se non revocata,
per un periodo di tempo comunque non superiore a cinque anni. Decorso
tale termine la sospensione cautelare e’ revocata di diritto e il
dipendente riammesso in servizio. Il procedimento disciplinare
rimane, comunque, sospeso sino all’esito del procedimento penale. Nel
caso in cui l’esito risulti favorevole al dipendente, trova
applicazione quanto indicato al precedente comma.
TITOLO IX
ESTINZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
Art. 65
Cause di cessazione del rapporto di lavoro
1. La cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato,
superato il periodo di prova, oltre che nei casi di risoluzione gia’
disciplinati dagli artt. 29, 30, 62 del presente contratto, nonche’
dalle leggi sul rapporto di lavoro subordinato nell’impresa ai sensi
dell’art. 2 comma 2 del d .lgs. n. 165/2001, ha luogo:
a) al compimento dei limiti di eta’ previsti dalle norme di legge e
di regolamento applicabili nell’amministrazione;
b) per recesso del dipendente;
c) per recesso dell’Ente;
d) per decesso del dipendente;
e) perdita della cittadinanza nel rispetto della normativa
comunitaria in materia.
Art. 66
Obblighi delle parti
1. Nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro per recesso del
dipendente, quest’ultimo deve darne comunicazione per iscritto
all’Ente rispettando i termini di preavviso di cui all’art. 67.
2. Nei casi di risoluzione del rapporto ad iniziativa dell’Ente,
quest’ultimo e’ tenuta a specificarne contestualmente i motivi e
rispettando i termini di preavviso, salvo nei casi disciplinati
dall’art. 61 e dal successivo comma 3
3. Nell’ipotesi di cui alla lett. a) dell’art. 65, la risoluzione del
rapporto di lavoro avviene automaticamente al verificarsi della
condizione prevista, senza obbligo per l’Ente di dare il preavviso o
di erogare le corrispondenti indennita’ sostitutive ed opera dal
primo giorno del mese successivo a quello del compimento dell’eta’
prevista salvo che le disposizioni vigenti consentano la permanenza
nel servizio a domanda dell’interessato. In tale ultima ipotesi, la
relativa domanda deve essere presentata almeno un mese prima del
compimento del limite di eta’.
4. Nell’ipotesi di cui all’art. 65, comma 1, lett. d), l’Ente
corrisponde agli eventi diritto l’indennita’ sostitutiva del
preavviso secondo quanto stabilito dall’art. 2122 c.c.
5. Nell’ipotesi di cui all’art. 65, comma 1, lett. e), la risoluzione
del rapporto di lavoro avviene senza preavviso.
Art. 67
Recesso con preavviso
1. Salvo il caso di risoluzione automatica del rapporto di lavoro e
quello del licenziamento senza preavviso, in tutti gli altri casi in
cui il presente contratto prevede la risoluzione del rapporto con
preavviso o con corresponsione dell’indennita’ sostitutiva dello
stesso, i relativi termini sono fissati come segue:

anni di servizio mesi di preavviso
fino a 5 2
oltre 5 fino a 10 3
oltre 10 4
2. In caso di recesso del dipendente i termini di preavviso sono
ridotti alla meta’.
3. I termini di preavviso decorrono dal primo giorno o dal giorno 16
di ciascun mese.
4. La parte che recede dal rapporto di lavoro senza l’osservanza dei
predetti termini di preavviso e’ tenuta a corrispondere all’altra
parte un’indennita’ di pari importo della retribuzione di cui
all’art. 69, comma 2, lett. a), per il mancato preavviso. L’Ente ha
il diritto di trattenere su quanto da essa dovuto al dipendente un
importo corrispondente alla retribuzione per il periodo di preavviso
da questi eventualmente non dato.
5. E’ facolta’ della parte che riceve la disdetta risolvere il
rapporto di lavoro sia all’inizio sia durante il preavviso con il
consenso dell’altra parte. In tal caso, non si applica il comma 4.
6. L’assegnazione delle ferie non puo’ avvenire durante il periodo di
preavviso. Pertanto, in caso di periodo lavorato si da’ luogo al
pagamento sostitutivo delle stesse.
7. Il periodo di preavviso e’ computato nell’anzianita’ a tutti gli
effetti.
TITOLO X
TRATTAMENTO ECONOMICO
Art. 68
Struttura della retribuzione
1. La struttura della retribuzione del personale della Cassa Depositi
e Prestiti si compone delle seguenti voci:
a) stipendio tabellare;
b) retribuzione individuale di anzianita’, ove percepita, comprensiva
delle relative maggiorazioni;
c) indennita’ integrativa speciale;
d) indennita’ aziendale;
e) compensi per lavoro straordinario, ove spettanti;
f) compensi di cui all’art. 78, ove spettanti, ivi compresi i
compensi spettanti in base a specifiche disposizioni di legge.
2. Al personale e’ corrisposto, ove spettante, l’assegno per il
nucleo familiare ai sensi della legge n. 153/88 e successive
modificazioni.
Art. 69
Retribuzione e sue definizioni
1. La retribuzione e’ corrisposta mensilmente, salvo quelle voci del
trattamento economico accessorio per le quali la contrattazione
integrativa prevede diverse modalita’ temporali di erogazione.
2. Sono definite le seguenti nozioni di retribuzione:
a) retribuzione base mensile: e’ costituita dal valore economico
mensile di ciascuno dei livelli previsti per ciascuna delle
qualifiche, ivi compresa la indennita’ integrativa speciale;
b) retribuzione individuale mensile: e’ costituita dalla retribuzione
base mensile, dalla retribuzione individuale di anzianita’, nonche’
dagli altri eventuali assegni personali o indennita’ in godimento a
carattere fisso e continuativo comunque denominati, corrisposti per
tredici mensilita’;
c) retribuzione globale di fatto, annuale: e’ costituita dall’importo
della retribuzione individuale mensile per 12 mensilita’, cui si
aggiunge il rateo della tredicesima mensilita’ per le voci che sono
corrisposte anche a tale titolo nonche’ l’importo annuo della
retribuzione variabile e delle indennita’ contrattuali, comunque
denominate, percepite nell’anno di riferimento non ricomprese nella
lettera b); sono escluse le somme corrisposte a titolo di rimborso
spese per il trattamento di trasferta fuori sede o come equo
indennizzo.
3. La retribuzione giornaliera si ottiene dividendo le corrispondenti
retribuzioni mensili di cui al comma 2 per 30.
4. La retribuzione oraria si ottiene dividendo le corrispondenti
retribuzioni mensili di cui al comma 2 per 156. Per il personale che
fruisce della riduzione di orario di cui all’art. 48 il valore del
divisore e’ fissato in 151.
5. Le clausole contrattuali indicano di volta in volta a quale base
retributiva, tra quelle di cui al comma 2, debba farsi riferimento
per calcolare la retribuzione giornaliera od oraria.
Art. 70
Tredicesima mensilita’
1. Al personale viene corrisposta, nel mese di dicembre, una
tredicesima mensilita’, costituita dalle voci della retribuzione di
cui all’art. 68, comma 1 lettere a), b), c),spettanti nel mese di
dicembre.
2. La tredicesima mensilita’ e’ corrisposta per intero al personale
in servizio continuativo dal 1 gennaio dello stesso anno Nei casi di
assunzione, cessazione dal servizio o sospensione parziale o totale
della retribuzione, che siano intervenuti nel corso del mese, la
tredicesima e’ dovuta in ragione di un dodicesimo per ogni mese di
servizio prestato o frazione di mese superiore a 15 giorni.
3. La tredicesima non spetta per i periodi trascorsi in aspettativa
per motivi personali o di famiglia o in altra condizione che comporti
la sospensione o la privazione del trattamento economico; non e’
dovuta inoltre al personale cessato dal servizio per motivi
disciplinari.
4. Per i periodi di assenza per malattia o altra condizione che
comporti la riduzione del trattamento economico, il rateo della
tredicesima mensilita’ relativo a tali periodi e’ ridotto nella
stessa proporzione della riduzione del trattamento economico.
Art. 71
Trattamento economico stipendiale
1. Gli stipendi derivanti dall’art. 2 del CCNL per personale non
dirigente Comparto Aziende ed Amministrazioni Autonome dello Stato,
biennio economico 1996 – 1997 stipulato in data 4 settembre 1996 sono
incrementati degli importi mensili lordi, per tredici mensilita’,
indicati nella allegata Tabella A, alle scadenze ivi previste.
2. Gli importi annui degli stipendi tabellari risultanti
dall’applicazione del comma 1, sono rideterminati nelle misure e alle
scadenze stabilite dalla allegata Tabella B.
Art. 72
Effetti dei nuovi stipendi
1. Le misure degli stipendi risultanti dall’applicazione del presente
contratto hanno effetto sulla tredicesima mensilita’, sul trattamento
ordinario di quiescenza, normale e privilegiato, sull’indennita’ di
buonuscita, sull’indennita’ di cui all’art. 64, comma 6 , sull’equo
indennizzo, sulle ritenute assistenziali e previdenziali e relativi
contributi, comprese la ritenuta in conto entrata Tesoro od altre
analoghe ed i contributi di riscatto. Il compenso per il lavoro
straordinario nella formula prevista dalle vigenti disposizioni viene
calcolato con riferimento al tabellare dei livelli di appartenenza.
2. I benefici economici risultanti dall’applicazione del presente
articolo sono corrisposti integralmente alle scadenze e negli importi
previsti al personale comunque cessato dal servizio, con diritto a
pensione, nel periodo di vigenza del biennio economico 1998-99. Agli
effetti dell’indennita’ di buonuscita, di licenziamento, nonche’
quella prevista dall’art. 2122 c.c. si considerano solo gli
scaglionamenti maturati alla data di cessazione del rapporto di
lavoro.
Art. 73
Ridefinizione organici e qualifiche
1. L’Ente, ai sensi dell’art. 66, comma 13 della L. n. 388 del 2000
che modifica l’art. 5 del d. lgs n. 284 del 1999, provvede con oneri
a proprio carico, sia ad eventuali incrementi della dotazione
organica che alla previsione, nell’ambito dei livelli esistenti, di
nuove qualifiche “senior” ritenute necessarie sulla base delle
proprie esigenze organizzative.
2. Il trattamento tabellare di una nuova qualifica senior si
determina aggiungendo alla retribuzione prevista per il livello cui
la qualifica senior si riferisce un incremento pari al 50% del
differenziale tra le retribuzioni tabellari spettanti ai due livelli
all’interno dei quali viene collocata la qualifica medesima. Ove la
qualifica senior venga riferita al livello apicale, il differenziale
di riferimento e’ quello relativo ai due livelli immediatamente
inferiori e la percentuale da applicare e’ pari al 60%.
Art. 74
Indennita’ aziendale
1. Gli importi dell’indennita’ aziendale di cui all’art. 63 del CCNL
per il personale non dirigente del Comparto Aziende ed
Amministrazioni Autonome dello Stato, quadriennio normativo 1994-1997
e biennio economico 1994 – 1995 sottoscritto il 5 aprile 1996 sono
incrementati, per dodici mensilita’, nelle misure mensili lorde
previste dall’allegata Tabella C, alla scadenza ivi prevista.
Art. 75
Indennita’ maneggio valori
1. Al personale adibito in via continuativa a servizi che comportino
maneggio di valori di cassa compete una indennita’ giornaliera
proporzionata al valore medio mensile dei valori maneggiati. Gli
importi giornalieri di tale indennita’, stabiliti in sede di
contrattazione integrativa, possono variare da un minimo di € 0,5 ad
un massimo di € 1,5. Ai relativi oneri si fa fronte, in ogni caso,
con le risorse di cui all’art. 77.
2. Tale indennita’ compete per le sole giornate nelle quali il
dipendente e’ effettivamente adibito ai servizi di cui al comma 1.
Art. 76
Indennita’ di rischio
1. L’Ente individua, in sede di contrattazione integrativa le
prestazioni di lavoro che comportano continua e diretta esposizione a
rischi pregiudizievoli per la salute e per l’integrita’ personale.
2. Ai dipendenti che svolgano le prestazioni di cui al comma 1,
compete, per il periodo di effettiva esposizione al rischio, un’
indennita’ mensile di 15,50 euro. Ai relativi oneri si fa fronte, in
ogni caso, con le risorse di cui all’art. 77.
Art. 77
Fondo unico di Ente
1. Dal 1/1/1998, e’ costituito presso l’Ente un Fondo unico formato
dalle seguenti risorse economiche:
a) le risorse dei fondi di cui agli artt. 64, 65 e 66 del CCNL
sottoscritto in data 5 aprile 1996, nella misura consolidata del
bilancio consuntivo al 31.12.1997;
b) le risorse che specifiche disposizioni di legge finalizzano alla
incentivazione di prestazioni o di risultati del personale, da
utilizzarsi secondo la disciplina dell’art. 78, ivi compresi gli
incentivi previsti dall’art. 18 della legge n. 109/1994 e successive
modificazioni e integrazioni;
c) le risorse provenienti da specifiche disposizioni normative che
destinano risparmi all’incentivazione del personale quali, ad
esempio, le economie conseguenti alla trasformazione del rapporto di
lavoro da tempo pieno a tempo parziale, ai sensi dell’art. 1, commi
57 e seguenti della L. 662/96 e successive modificazioni ed
integrazioni;
d) le somme derivanti dall’attuazione dell’art. 43 della L. 449/97;
e) i risparmi di gestione riferiti alle spese complessive del
personale, fatte salve le quote che disposizioni di legge riservano a
risparmio del fabbisogno complessivo;
f) gli importi relativi all’indennita’ aziendale del personale
cessato dal servizio non riutilizzabili temporaneamente in
conseguenza di nuove assunzioni, ovvero stabilmente per riduzione
della dotazione organica;
g) le risorse derivanti dai risparmi per il pagamento della
retribuzione individuale di anzianita’, relative al personale
comunque cessato dal servizio a decorrere dal 1/1/99. Per l’anno in
cui avviene la cessazione dal servizio e’ accantonato, per ciascun
dipendente cessato, un importo pari alle mensilita’ residue della RIA
in godimento, computandosi a tal fine oltre ai ratei di tredicesima
mensilita’, le frazioni di mese superiore a quindici giorni.
L’importo accantonato confluisce, in via permanente, nel Fondo con
decorrenza dall’anno successivo alla cessazione dal servizio in
misura intera e vi rimane assegnato in ragione di anno;
h) L. 51.000 pro-capite mensili per tredici mesi disponibili dal 31
dicembre 1999 e a valere dal mese successivo;
i) a decorrere dal 1999, fino ad un massimo dello 0,2% del monte
salari dell’anno 1997, alla cui copertura si provvedera’ attraverso
il ricorso alle maggiori entrate, a condizione che siano stati
rispettati gli adempimenti previsti dal d. lgs. n. 165/2001 ed in
particolare l’istituzione e l’attivazione del servizio di controllo
interno.
2. In caso di attivazione di nuovi servizi o di processi di
riorganizzazione finalizzati ad un accrescimento di quelli esistenti,
ai quali sia correlato un aumento delle prestazioni del personale in
servizio cui non possa farsi fronte attraverso la razionalizzazione
delle strutture e/o delle risorse finanziarie disponibili o che
comportino un incremento stabile delle dotazioni organiche, l’Ente,
nell’ambito della programmazione dei fabbisogni, valuta anche
l’entita’ delle risorse necessarie per sostenere i maggiori oneri del
trattamento economico accessorio del personale da impiegare nelle
nuove attivita’ e ne individua la relativa copertura nell’ambito
delle capacita’ di bilancio.
Art. 78
Utilizzo del fondo di Ente
1. Il Fondo Unico di Ente e’ finalizzato a promuovere reali e
significativi miglioramenti dell’efficacia e dell’efficienza dei
servizi istituzionali mediante la realizzazione, in sede di
contrattazione integrativa, di piani e progetti strumentali e di
risultato.
2. Per tali finalita’, le risorse che compongono il Fondo sono
prioritariamente utilizzate per:
a) erogare compensi diretti ad incentivare la produttivita’
collettiva per il miglioramento di servizi;
b) corrispondere compensi correlati al merito ed impegno individuale,
in modo selettivo;
c) erogare le indennita’ di turno di cui all’art. 51, di maneggio
valori di cui all’art. 75, di rischio di cui all’art. 76, di
reperibilita’ di cui all’art. 52, nonche’ i compensi di cui all’art.
53 previsti per i dipendenti che non usufruiscono del riposo
settimanale o che svolgano lavoro ordinario notturno e festivo;
d) corrispondere compensi per particolari responsabilita’ di
direzione;
e) incentivare le specifiche attivita’ e prestazioni correlate alla
utilizzazione delle risorse indicate all’art. 77, comma 1, lett. b),
ivi compresi gli incentivi previsti dall’art. 18 della legge n.
109/1994 e successive modificazioni e integrazioni.
3. Le economie relative alla parte accessoria della retribuzione
saranno ripartite con gli stessi parametri e criteri di cui al premio
mensile, alla fine di ogni anno, a favore del personale che ha
prestato servizio nel medesimo anno.
4. L’erogazione degli incentivi da attribuire a livello di
contrattazione integrativa per la realizzazione degli obiettivi e
programmi di incremento della produttivita’ e’ attuata dopo la
necessaria verifica del raggiungimento dei risultati secondo le
vigenti disposizioni.
Art. 79
Trattamento di trasferta
1. Al personale inviato in trasferta oltre alla normale retribuzione,
compete:
a) una indennita’ di trasferta pari a:
a1) € 20,66 per ogni periodo di 24 ore di trasferta;
a2) un importo determinato proporzionalmente per ogni ora di
trasferta, in caso di trasferte di durata inferiore alle 24 ore o per
le ore eccedenti le 24 ore, in caso di trasferte di durata superiore
alle 24 ore;
b) il rimborso delle spese effettivamente sostenute per i viaggi in
ferrovia, aereo, nave ed altri mezzi di trasporto extraurbani, nel
limite del costo del biglietto; per i viaggi in aereo la classe di
rimborso e’ individuata in relazione alla durata del viaggio;
c) un’indennita’ supplementare pari al 5% del costo del biglietto
aereo e del 10% del costo per treno e nave;
d) il rimborso delle spese per i mezzi di trasporto urbano o dei taxi
nei casi preventivamente individuati ed autorizzati dall’Ente;
e) il compenso per lavoro straordinario, in presenza delle relative
autorizzazioni nel caso che l’attivita’ lavorativa nella sede della
trasferta si protragga per un tempo superiore al normale orario di
lavoro previsto per la giornata; si considera, a tal fine, solo il
tempo effettivamente lavorato;
f) nel caso degli autisti si considera attivita’ lavorativa anche il
tempo occorrente per il viaggio e quello impiegato per la
sorveglianza e custodia del mezzo. Tale clausola e’ applicabile anche
ai dipendenti incaricati dell’attivita’ di sorveglianza e custodia
dei beni dell’Ente in caso di loro trasferimento anche temporaneo ad
altra sede.
2. Il dipendente puo’ essere eccezionalmente autorizzato ad
utilizzare il proprio mezzo di trasporto, sempreche’ la trasferta
riguardi localita’ distante piu’ di 10 Km dalla ordinaria sede di
servizio e diversa dalla dimora abituale, qualora l’uso di tale mezzo
risulti piu’ conveniente dei normali servizi di linea. In tal caso si
applica l’art. 55, comma 1 e seguenti e al dipendente spetta
l’indennita’ di cui al comma 1, lettera a), eventualmente ridotta ai
sensi del comma 8, il rimborso delle spese autostradali, di
parcheggio e dell’eventuale custodia del mezzo ed una indennita’
chilometrica pari ad un quinto del costo di un litro di benzina verde
per ogni chilometro.
3. Per le trasferte di durata non inferiore a 8 ore compete solo il
rimborso per un pasto nel limite attuale di € 22,26 . Per le
trasferte di durata superiore a 12 ore, al dipendente spetta il
rimborso della spesa sostenuta per il pernottamento in un albergo
fino a quattro stelle e della spesa, nel limite attuale di
complessive € 44,26 , per i due pasti giornalieri. Le spese vanno
debitamente documentate.
4. Nei casi di missione continuativa nella medesima localita’ di
durata non inferiore a trenta giorni e’ consentito il rimborso della
spesa per il pernottamento in residenza turistico alberghiera di
categoria corrispondente a quella ammessa per l’albergo, purche’
risulti economicamente piu’ conveniente rispetto al costo medio della
categoria consentita nella medesima localita’.
5. Al personale inviato in trasferta al seguito e per collaborare con
componenti di delegazione ufficiale dell’Ente spettano i rimborsi e
le agevolazioni previste per i componenti della predetta delegazione.
6. L’Ente individua, previo confronto con le organizzazioni
Sindacali, particolari situazioni che, in considerazione della
impossibilita’ di fruire, durante le trasferte, del pasto o del
pernottamento per mancanza di strutture e servizi di ristorazione,
consentono la corresponsione in luogo dei rimborsi di cui al comma 3
la somma forfettaria 25,82 euro lordi. Con la stessa procedura gli
enti stabiliscono le condizioni per il rimborso delle spese relative
al trasporto del materiale e degli strumenti occorrenti al personale
per l’espletamento dell’incarico affidato.
7. Nel caso in cui il dipendente fruisca del rimborso di cui al comma
3, spetta l’indennita’ di cui al comma 1, lettera a) primo alinea,
ridotta del 70%. Non e’ ammessa in nessun caso l’opzione per
l’indennita’ di trasferta in misura intera.
8. Il dipendente inviato in trasferta ai sensi del presente articolo
ha diritto ad una anticipazione non inferiore al 75% del trattamento
complessivo presumibilmente spettante per la trasferta.
9. Ai soli fini del comma 1, lettera a) nel computo delle ore di
trasferta si considera anche il tempo occorrente per il viaggio.
L’Ente stabilisce le condizioni per il rimborso delle spese relative
al trasporto del materiale e degli strumenti occorrenti al personale
per l’espletamento dell’incarico affidato.
10. Il trattamento di trasferta non viene corrisposto in caso di
trasferte di durata inferiore alle 4 ore o svolte come normale
servizio d’istituto del personale di vigilanza o di custodia,
nell’ambito territoriale di competenza dell’Ente.
11. Il trattamento di trasferta cessa di essere corrisposto dopo i
primi 240 giorni di trasferta continuativa nella medesima localita’.
12. L’Ente stabilisce, previa informazione alle organizzazioni
sindacali, con gli atti previsti dai rispettivi ordinamenti ed in
funzione delle proprie esigenze organizzative, la disciplina della
trasferta per gli aspetti di dettaglio o non regolati dal presente
articolo, individuando, in particolare, la documentazione necessaria
per i rimborsi e le relative modalita’ procedurali.
13. Per quanto non previsto dai precedenti articoli, il trattamento
di trasferta, ivi compreso quello relativo alle missioni all’estero,
rimane disciplinato dalle leggi n. 836 del 18/12/73, n. 417 del
26/7/78 e D.P.R. 513/1978 e successive modificazioni ed integrazioni.
14. Agli oneri derivanti dal presente articolo si fa fronte nei
limiti delle risorse gia’ previste nel bilancio dell’Ente per tale
specifica finalita’.
Art. 80
Servizi sociali ed assistenziali
1. In sede di contrattazione integrativa, sono fissati i criteri e
gli stanziamenti a carico del bilancio dell’ente, volti alla
realizzazione di servizi sociali ed assistenziali, ivi compreso il
servizio di mensa, da gestire anche attraverso le modalita’ di cui
all’art. 11 della legge n. 300/1970.
Art. 81
Trattenute per scioperi brevi
1. Per gli scioperi di durata inferiore alla giornata lavorativa, le
relative trattenute sulle retribuzioni sono limitate alla effettiva
durata della astensione dal lavoro e, comunque, in misura non
inferiore a un’ora. In tal caso, la trattenuta per ogni ora e’ pari
alla misura oraria della retribuzione di cui all’art.n. 69, comma 2,
lett. a).
Art. 82
Previdenza complementare
1. Le parti concordano sulla opportunita’ di procedere alla
costituzione di un Fondo nazionale pensione complementare per i

lavoratori della Cassa Depositi e Prestiti ai sensi del D. Lgs. n.
124/1993, della legge n. 335/1995, della legge n. 449/1997 e
successive modifiche e integrazioni.
2. Al fine di garantire un numero di iscritti piu’ ampio che consenta
di minimizzare l’incidenza delle spese di gestione, le parti
competenti potranno definire l’istituzione di un fondo pensione unico
con altri lavoratori dei comparti pubblici.
3. Destinatari del fondo nazionale pensione complementare sono i
lavoratori che avranno liberamente aderito al fondo stesso, secondo
quanto prescritto dalla legge, dallo statuto e dai regolamenti.
Art. 83
Conferma dei benefici economici previsti da discipline speciali
1. In favore del personale riconosciuto, con provvedimento formale,
invalido o mutilato per causa di servizio e’ riconosciuto un
incremento percentuale, nella misura rispettivamente del 2,50% e
dell’1,25% del trattamento tabellare in godimento alla data di
presentazione della relativa domanda a seconda che l’invalidita’ sia
stata ascritta alle prime sei categorie di menomazione ovvero alle
ultime due. Il predetto incremento, non riassorbibile, viene
corrisposto a titolo di salario individuale di anzianita’.
2. Nei confronti del personale della Cassa Depositi e Prestiti
continua a trovare applicazione la disciplina degli articoli 1 e 2
della legge n. 336/1970 e successive modificazioni e integrazioni; in
particolare, il previsto incremento di anzianita’ viene equiparato ad
una maggiorazione della retribuzione individuale di anzianita’ pari
al 2,50% della nozione di retribuzione di cui all’art. 69, comma 2,
lett. a), per ogni biennio considerato o in percentuale
proporzionalmente ridotta, per periodi inferiori al biennio.
Art. 84
Disapplicazioni
1. Dalla data di stipulazione del presente CCNL, ai sensi dell’art.
69, comma 1, del D. Lgs. n. 165/2001, cessano di produrre effetti nei
confronti del personale non dirigente della Cassa Depositi e Prestiti
le norme generali e speciali del pubblico impiego ancora vigenti,
limitatamente agli istituti del rapporto di lavoro.

ALLEGATO 1
INDIVIDUAZIONE DEGLI ISTITUTI NORMATIVI UTILI AI FINI
DELLA CORRESPONSIONE DELLA RETRIBUZIONE ACCESSORIA
1. Gli istituti normativi presi in esame sono: Tempo parziale (artt.
40, 41, 42), Ferie (art. 21), Permessi retribuiti (art. 27), Congedi
dei genitori (art. 34), Assenze per malattia (art. 29), Sospensione
cautelare per procedimento disciplinare (art. 63), Sospensione
cautelare per procedimento penale (art. 64), Permessi e distacchi
sindacali, Assenze per malattie e infortuni dipendenti da causa di
servizio (art. 30).
2. Le voci retributive considerate sono quelle individuate dall’art.
68
3. In caso di malattia di durata inferiore a 15 giorni, la riduzione
delle indennita’ sulle giornate di assenza viene calcolata sulla base
di 1/30, come disposto dalla normativa vigente.
4. La indennita’ aziendale viene corrisposta, di norma, nelle
medesime fattispecie in cui viene erogato lo stipendio tabellare;
viene ridotta, percio’, pro quota in caso di tempo parziale
orizzontale, ed al 50% in caso di sospensione cautelare per
procedimento disciplinare. Viene erogata per intero in tutte le altre
fattispecie di cui al punto 1. Il compenso per lavoro straordinario
non compete in alcuna delle fattispecie di cui al comma 1. Le assenze
a qualsiasi titolo non pregiudicano la corresponsione del trattamento
accessorio di cui all’art. 78, comma 2 lett. a) nel caso in cui la
medesima non sia rilevante e/o determinante agli effetti della
valutazione complessiva della produttivita’ o della qualita’ della
prestazione individuale. Restano in vigore le particolari modalita’
di erogazione dei Fondi di incentivazione aziendale eventualmente
definite in contrattazione integrativa, riferite ai compensi per la
produttivita’ collettiva, di cui all’art. 78. In sede di
contrattazione integrativa verranno altresi’ definite le modalita’ di
erogazione delle indennita’ di rischio di cui all’art. 76.
5. Le indennita’ sono calcolate al lordo delle ritenute a carico del
lavoratore ed al netto delle ritenute a carico dell’Ente.

–> Vedere TABELLE da Pag. 99 a 101 del S.O. allegate in formato zip
DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 1
Con riferimento all’art. 66, le parti ritengono che la Cassa Depositi
e Prestiti puo’ valutare positivamente e con disponibilita’, ove non
ostino particolari esigenze di servizio, la possibilita’ di
rinunciare al preavviso qualora il dipendente abbia presentato le
proprie dimissioni per assumere servizio presso altro ente o
amministrazione a seguito di concorso pubblico e la data di nuova
assunzione non sia conciliabile con il vincolo temporale del
preavviso.
DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 2
Con riferimento alla costituzione del Fondo unico di Ente, le parti
concordano nel ritenere che in sede di contrattazione integrativa
possono essere verificate le possibilita’ di incremento delle
relative disponibilita’ attraverso la destinazione allo stesso fondo,
nell’ambito delle ipotesi di finanziamento dei trattamenti accessori
del personale previsti da vigenti disposizioni di legge, di risorse
derivanti da economie, risparmi o maggiori entrate.

ARAN – AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

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