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Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della ...

Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all'occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza ed assistenza obbligatoria.
Legge

  G.U. del 21/09/2004 n.222 La Camera dei
deputati ed il Senato della Repubblica
hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga la seguente legge:
Art. 1
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi
contenenti norme intese a:
a) liberalizzare l’età pensionabile;
b) eliminare progressivamente il divieto di cumulo tra pensioni e
redditi da lavoro;
c) sostenere e favorire lo sviluppo di forme pensionistiche
complementari;
d) rivedere il principio della totalizzazione dei periodi assicurativi
estendendone l’operatività anche alle ipotesi in cui si raggiungano i
requisiti minimi per il diritto alla pensione in uno dei fondi presso
cui sono accreditati i contributi.
2. Il Governo, nell’esercizio della delega di cui al comma 1, fatte
salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province
autonome di Trento e di Bolzano, previste dai relativi statuti, dalle
norme di attuazione e dal titolo V della parte II della
Costituzione, si atterrà ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) individuare le forme di tutela atte a garantire la correttezza dei
dati contributivi e previdenziali concernenti il personale dipendente
dalle pubbliche amministrazioni;
b) liberalizzare l’età pensionabile, prevedendo il preventivo accordo
del datore di lavoro per il proseguimento dell’attività lavorativa
qualora il lavoratore abbia conseguito i requisiti per la pensione di
vecchiaia, con l’applicazione degli incentivi di cui ai commi da 12 a
17 e fatte salve le disposizioni di legge vigenti in materia di
pensionamento di vecchiaia per le lavoratrici, e facendo comunque
salva la facoltà per il lavoratore, il cui trattamento pensionistico
sia liquidato esclusivamente secondo il sistema contributivo, di
proseguire in modo automatico la propria attività lavorativa fino
all’età di sessantacinque anni;
c) ampliare progressivamente la possibilità di totale cumulabilità tra
pensione di anzianità e redditi da lavoro dipendente e autonomo, in
funzione dell’anzianità contributiva e dell’età;
d) adottare misure volte a consentire la progressiva anticipazione
della facoltà di richiedere la liquidazione del supplemento di
pensione fino a due anni dalla data di decorrenza della pensione o del
precedente supplemento;
e) adottare misure finalizzate ad incrementare l’entità dei flussi di
finanziamento alle forme pensionistiche complementari, collettive e
individuali, con contestuale incentivazione di nuova occupazione con
carattere di stabilità, prevedendo a tale fine:
1) il conferimento, salva diversa esplicita volontà espressa dal
lavoratore, del trattamento di fine rapporto maturando alle forme
pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124, garantendo che il lavoratore stesso abbia una adeguata
informazione sulla tipologia, le condizioni per il recesso anticipato,
i rendimenti stimati dei fondi di previdenza complementare per i quali
è ammessa l’adesione, nonché sulla facoltà di scegliere le forme
pensionistiche a cui conferire il trattamento di fine rapporto, previa
omogeneizzazione delle stesse in materia di trasparenza e tutela, e
anche in deroga alle disposizioni legislative che già prevedono
l’accantonamento del trattamento di fine rapporto e altri
accantonamenti previdenziali presso gli enti di cui al decreto
legislativo 30 giugno 1994, n. 509, per titoli diversi dalla
previdenza complementare di cui al citato decreto legislativo n. 124
del 1993;
2) l’individuazione di modalità tacite di conferimento del trattamento
di fine rapporto ai fondi istituiti o promossi dalle regioni, tramite
loro strutture pubbliche o a partecipazione pubblica all’uopo
istituite, oppure in base ai contratti e accordi collettivi di cui
alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 3 e al comma 2 dell’articolo
9 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive
modificazioni, nonché ai fondi istituiti in base alle lettere c) e
c-bis) dell’articolo 3, comma 1, del medesimo decreto legislativo, nel
caso in cui il lavoratore non esprima la volontà di non aderire ad
alcuna forma pensionistica complementare e non abbia esercitato la
facoltà di scelta in favore di una delle forme medesime entro il
termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore del relativo
decreto legislativo, emanato ai sensi del comma 1 e del presente
comma, ovvero entro sei mesi dall’assunzione;
3) la possibilità che, qualora il lavoratore abbia diritto ad un
contributo del datore di lavoro da destinare alla previdenza
complementare, detto contributo affluisca alla forma pensionistica
prescelta dal lavoratore stesso o alla quale egli intenda trasferirsi
ovvero alla quale il contributo debba essere conferito ai sensi del
numero 2);
4) l’eliminazione degli ostacoli che si frappongono alla libera
adesione e circolazione dei lavoratori all’interno del sistema della
previdenza complementare, definendo regole comuni, in ordine in
particolare alla comparabilità dei costi, alla trasparenza e
portabilità, al fine di tutelare l’adesione consapevole dei soggetti
destinatari; la rimozione dei vincoli posti dall’articolo 9, comma 2,
del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive
modificazioni, al fine della equiparazione tra forme pensionistiche;
l’attuazione di quanto necessario al fine di favorire le adesioni in
forma collettiva ai fondi pensione aperti, nonché il riconoscimento al
lavoratore dipendente che si trasferisca volontariamente da una forma
pensionistica all’altra del diritto al trasferimento del contributo
del datore di lavoro in precedenza goduto, oltre alle quote del
trattamento di fine rapporto;
5) che la contribuzione volontaria alle forme pensionistiche possa
proseguire anche oltre i cinque anni dal raggiungimento del limite
dell’età pensionabile;
6) il ricorso a persone particolarmente qualificate e indipendenti per
il conferimento dell’incarico di responsabile dei fondi pensione
nonché l’incentivazione dell’attività di eventuali organismi di
sorveglianza previsti nell’ambito delle adesioni collettive ai fondi
pensione aperti, anche ai sensi dell’articolo 5, comma 3, del decreto
legislativo 21 aprile 1993, n. 124;
7) la costituzione, presso enti di previdenza obbligatoria, di forme
pensionistiche alle quali destinare in via residuale le quote del
trattamento di fine rapporto non altrimenti devolute;
8) l’attribuzione ai fondi pensione della contitolarità con i propri
iscritti del diritto alla contribuzione, compreso il trattamento di
fine rapporto cui è tenuto il datore di lavoro, e la legittimazione
dei fondi stessi, rafforzando le modalità di riscossione anche
coattiva, a rappresentare i propri iscritti nelle controversie aventi
ad oggetto i contributi omessi nonché l’eventuale danno derivante dal
mancato conseguimento dei relativi rendimenti;
9) la subordinazione del conferimento del trattamento di fine
rapporto, di cui ai numeri 1) e 2), all’assenza di oneri per le
imprese, attraverso l’individuazione delle necessarie compensazioni in
termini di facilità di accesso al credito, in particolare per le
piccole e medie imprese, di equivalente riduzione del costo del lavoro
e di eliminazione del contributo relativo al finanziamento del fondo
di garanzia del trattamento di fine rapporto;
10) che i fondi pensione possano dotarsi di linee d’investimento tali
da garantire rendimenti comparabili al tasso di rivalutazione del
trattamento di fine rapporto;
11) l’assoggettamento delle prestazioni di previdenza complementare a
vincoli in tema di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità
analoghi a quelli previsti per la previdenza di base;
f) prevedere che i trattamenti pensionistici corrisposti da enti
gestori di forme di previdenza obbligatoria debbano essere erogati con
calcolo definitivo dell’importo al massimo entro un anno dall’inizio
dell’erogazione;
g) prevedere l’elevazione fino ad un punto percentuale del limite
massimo di esclusione dall’imponibile contributivo delle erogazioni
previste dai contratti collettivi aziendali o di secondo livello;
h) perfezionare l’unitarietà e l’omogeneità del sistema di vigilanza
sull’intero settore della previdenza complementare, con riferimento a
tutte le forme pensionistiche collettive e individuali previste
dall’ordinamento, e semplificare le procedure amministrative tramite:
1) l’esercizio da parte del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali dell’attività di alta vigilanza mediante l’adozione, di
concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, di direttive
generali in materia;
2) l’attribuzione alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione,
ferme restando le competenze attualmente ad essa attribuite, del
compito di impartire disposizioni volte a garantire la trasparenza
delle condizioni contrattuali fra tutte le forme pensionistiche
collettive e individuali, ivi comprese quelle di cui all’articolo
9-ter del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e di
disciplinare e di vigilare sulle modalità di offerta al pubblico di
tutti i predetti strumenti previdenziali, compatibilmente con le
disposizioni per la sollecitazione del pubblico risparmio, al fine di
tutelare l’adesione consapevole dei soggetti destinatari;
3) la semplificazione delle procedure di autorizzazione all’esercizio,
di riconoscimento della personalità giuridica dei fondi pensione e di
approvazione degli statuti e dei regolamenti dei fondi e delle
convenzioni per la gestione delle risorse, prevedendo anche la
possibilità di utilizzare strumenti quale il silenzio assenso e di
escludere l’applicazione di procedure di approvazione preventiva per
modifiche conseguenti a sopravvenute disposizioni di legge o
regolamentari;
i) ridefinire la disciplina fiscale della previdenza complementare
introdotta dal decreto legislativo 18…

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