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Interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differen...

Interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilità dei valori limite differenziali.
Circolare

1. Applicabilità del criterio differenziale nel regime
transitorio: art. 8, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
14 novembre 1997.
La finalità primaria di garantire una continuità nella protezione
territoriale dall’inquinamento acustico è il criterio guida
interpretativo principale alla luce del quale analizzare la questione
dell’applicabilità dei valori limite differenziali.
L’esigenza di un chiarimento in merito all’applicabilità o meno del
cosiddetto criterio differenziale, in assenza di zonizzazione
acustica, nasce dalla diversa impostazione formale che i decreti del
Presidente del Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991 e 14 novembre
1997 hanno avuto.
L’unica diversità, tra le citate impostazioni, risiede nel fatto che,
mentre il legislatore del 1991 ha scelto di indicare in quali aree
«poteva» essere applicato il criterio differenziale, quello del 1997
ha preferito individuare quali sono le aree in cui «non si puo»
applicare il detto criterio. Nel decreto del 1997 è stato scelto il
criterio dell”‘«esclusione”»: preferendo individuare quali sono le
aree in cui non si può applicare il criterio differenziale, emergono
di conseguenza le aree in cui esso è applicabile.
L’art. 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14
novembre 1997 definisce infatti i valori limite differenziali di
immissione richiamando correttamente la legge 26 ottobre 1995, n.
447, per la loro definizione concettuale, stabilendo una
sostanziale coincidenza con quelli previsti dal decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991. Difatti l’art. 9 del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997
abroga i commi 1 e 3 dell’art. 1 del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991, per esigenze di adeguamento
della normativa al mutamento del concetto giuridico di limite in
quanto, con l’entrata in vigore della legge quadro sull’inquinamento
acustico, il suo significato viene modificato: non si parla di «limiti
massimi» assoluti e differenziali, così come previsto dal decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991, ma si
introducono i valori limite di emissione e di immissione, i valori di
attenzione e qualità. Quanto detto sta a significare che l’espressione
«limiti massimi» prevista dalla normativa precedente non trova più
fondamento nell’attuale assetto normativo ed è stata perciò abrogata.
L’abrogazione disposta dal citato art. 9 del decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997 appare funzionale a
fugare qualsiasi dubbio interpretativo al riguardo.
Pertanto il predetto art. 4 del decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 14 novembre 1997 nulla dispone riguardo
all’applicabilità dei valori limite differenziali in attesa di
zonizzazione acustica, in quanto si riferisce espressamente ad una
classificazione acustica del territorio di fatto già adottata. Alla
luce di quanto sopra, il mancato richiamo espresso per il periodo
transitorio ai valori limite differenziali da parte del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997, non si
traduce in una loro sostanziale inapplicabilità, non essendovi alcun
ostacolo giuridico in tal senso.
L’art. 8 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14
novembre 1997 stabilisce che «in attesa che i comuni provvedano
agli adempimenti previsti dall’art. 6, comma 1, lettera a) della legge
quadro n. 447/1995, si applicano i limiti di cui all’art. 6, comma
1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1° marzo
1991». Il richiamo ai soli limiti assoluti (previsti dal citato
art. 6, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
1° marzo 1991) non esclude l’applicabilità dei limiti
differenziali di cui al comma 2 che non è stato esplicitamente
abrogato, in quanto questi rispondono ad una ratio normativa specifica
cautelativa, anche in conformità a quanto disposto nell’art. 15, comma
1 della legge n. 447/1995. Il decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 14 novembre 1997 infatti, prendendo in considerazione
la possibilità che, alla data della sua entrata in vigore, non tutti i
comuni si fossero dotati di un piano di classificazione acustica così
come previsto dalla legge quadro, al fine di evitare un vuoto
legislativo e quindi un’assenza di protezione ambientale del
territorio, introduce all’art. 8 una norma transitoria destinata a
disciplinare la situazione di quei comuni che non hanno ancora
predisposto tale citato piano. I limiti massimi di immissione da
prendere in considerazione relativi alla protezione dall’inquinamento
acustico, in attesa di zonizzazione, sono quelli stabiliti dal decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991 che
prevede una suddivisione del territorio coincidente con quella
urbanistica preesistente, la quale individua inequivocabilmente nella
fattispecie le zone esclusivamente industriali alle quali non si
applicano i valori limite differenziali, così come prescritto dal
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997
e ancora prima dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
1° marzo 1991 e dal decreto ministeriale 11 dicembre 1996.
Il mancato richiamo nell’art. 8 ai limiti differenziali non vale
quindi ad escludere la loro applicabilità poiché il richiamo al solo
primo comma dell’art. 6 è operato in funzione della determinazione di
quali limiti assoluti siano da considerare in relazione alla
protezione del territorio. 2. Condizioni di esclusione dal campo di
applicazione del criterio differenziale: art. 4, comma 2 del decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997.
Si fa presente che il criterio differenziale va applicato se non è
verificata anche una sola delle condizioni di cui alle lettere a) e b)
del predetto decreto:
se il rumore ambientale misurato a finestre aperte è inferiore a 50
dB(A) nel periodo diurno e 40 dB(A) nel periodo notturno;
se il rumore ambientale misurato a finestre chiuse è inferiore a 35
dB(A) nel periodo diurno e 25 dB(A) nel periodo notturno. 3. Circoli
privati, centri sociali, centri sportivi e ricreativi: art. 4, comma
3, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre
1997.
La verifica del rispetto dei valori limite differenziali è effettuata
anche nei casi di rumorosità prodotta da circoli privati, centri
sociali, centri sportivi (tra questi anche il tiro a volo) e
ricreativi, qualora non siano verificate le condizioni indicate
nell’art. 4, comma 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 14 novembre 1997. Quanto disposto dal comma 3 è
comprensivo delle attività di cui sopra che prevedono quote
d’iscrizione associative e/o regolari canoni periodici per cui possono
essere considerate come espletanti funzioni commerciali e/o
professionali, indipendentemente dalle finalità di lucro, in quanto
presuppongono una struttura organizzativa tale da garantire
un’attività ricorrente che produce conseguentemente emissioni
acustiche. Inoltre occorre sottolineare come nel calcolo dei livelli
di rumorosità vada incluso anche il rumore antropico prodotto
nell’ambito delle attività succitate. 4. Servizi ed impianti fissi
dell’edificio.
Così come previsto dall’art. 4, comma 3, del decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997, relativamente «ai
servizi ed impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune,
limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso», non si
applicano i valori limite differenziali di immissione. A tutela della
rumorosità di impianti e servizi di un edificio all’interno dello
stesso deve essere applicato il decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 5 dicembre 1997 recante la «determinazione dei
requisiti acustici passivi degli edifici». 5. Attività temporanee e
manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico.
Premesso che spetta alle regioni, ai sensi dell’art. 4 della legge n.
447/1995, disciplinare le modalità di rilascio delle
autorizzazioni comunali per lo «svolgimento di attività temporanee e
di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico qualora
comportino l’impiego di macchinari o di impianti rumorosi», si ritiene
tuttavia opportuno, ai fini di un più omogeneo trattamento della
questione, che per quanto riguarda tali attività, la richiesta di
deroga all’autorità competente sia effettuata sulla base di apposita
valutazione di impatto acustico dei seguenti valori limite assoluti di
immissione: diurni, notturni (qualora, ai fini della tutela della
popolazione nella condizione che risulta essere la più fastidiosa, non
sia possibile sospendere l’attività temporanea notturna), nonché dei
valori limite differenziali, fatta salva comunque la verifica del
rispetto dei limiti previsti dalla deroga stessa. 6. Impianti a ciclo
produttivo continuo.
Come definito dal decreto ministeriale 11 dicembre 1996, l’impianto a
ciclo produttivo continuo è:
a) quello di cui non è possibile interrompere l’attività senza
provocare danni all’impianto stesso, pericolo di incidenti o
alterazioni del prodotto o per necessità di continuità finalizzata a
garantire l’erogazione di un servizio pubblico essenziale;
b) quello il cui esercizio è regolato da contratti collettivi
nazionali di lavoro o da norme di legge, sulle 24 ore per cicli
settimanali, fatte salve le esigenze di manutenzione.
Si ritiene che tali due definizioni sussistano anche in senso
alternativo, in quanto ognuna delle suddette definizioni vale a
qualificare l’impianto di riferimento come a ciclo produttivo
continuo:
per quanto concerne la lettera a) in considerazione di determinate
situazioni tecniche, per la lettera b) sulla base di tempi di lavoro
accertabili connessi alla continuità dell’esercizio.
Si precisa infine che nel caso di impianto esistente oggetto di
modifica (ampliamento, adeguamento ambientale, etc.), non
e…

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