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Circolare interpretativa in materia di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento, di cui al decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372, con particolare riferimento all'allegato I.
Circolare

Alle Autorità Competenti al rilascio di autorizzazione
integrata ambientale
Alla luce dei chiarimenti forniti dalla D.G. ambiente della
Commissione europea, attraverso pareri relativi alle più frequenti
domande (FAQ) inerenti l’applicazione della direttiva 96/61/CE, e
degli approfondimenti svolti congiuntamente alle amministrazioni
Regionali presso tavoli tecnici coordinati dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri, si ritiene di dover fornire alcuni elementi di
interpretazione dell’allegato I al decreto legislativo n. 372 del 4
agosto 1999, anche in riscontro a quesiti pervenuti in merito
dalle autorità competenti al rilascio di autorizzazione integrata
ambientale. Definizione del concetto di capacità produttiva.
In generale le soglie che determinano il campo di applicazione del
decreto legislativo n. 372 del 4 agosto 1999 sono espresse in
termini di capacità produttiva.
Solo nei casi in cui l’impatto sull’ambiente di una categoria di
attività non possa essere, ancorché grossolanamente, stimato in base
alla capacità produttiva, a causa della variabilità dei processi
impiegati nella categoria di attività stessa, o nei casi in cui la
discontinuità stagionale sia intrinseca alla produzione, non sono
fornite soglie (ad es. impianti chimici) o sono individuate soglie
relative a livelli produttivi medi, piuttosto che a reali capacità
produttive (ad es. alimenti vegetali e latte).
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999, peraltro, non specificano la definizione di capacità
produttiva.
A riguardo, per capacità produttiva si deve intendere la capacità
relazionabile al massimo inquinamento potenziale dell’impianto.
In tutti i casi in cui l’attività è caratterizzata da discontinuità
nella produzione o nei processi, da sequenzialità dei processi, da più
linee produttive di diversa capacità non utilizzate continuativamente
in contemporaneità e da pluralità di prodotti, si considerino valide
le assunzioni seguenti:
per il periodo di utilizzo: si assuma in generale che gli impianti
possano essere eserciti continuativamente per 24 ore al giorno.
Pertanto, la capacità produttiva sarà calcolata moltiplicando la
potenzialità di progetto oraria per 24 ore. Tale definizione generale
non si applica nei casi in cui gli impianti non possano per limiti
tecnologici essere condotti in tal modo, o nei casi in cui sia
definito un limite legale alla capacità potenziale dell’impianto e:
l’operatore dimostri che l’impianto non supera mai i limiti fissati,
provvedendo a monitorare e trasmettere i dati relativi all’autorità
competente (almeno una volta l’anno);
l’autorità competente effettui verifiche periodiche del non
superamento dei limiti;
per il carattere di discontinuità dei processi: si considera il ciclo
cui corrisponde la maggiore produzione su base giornaliera tenuto
conto congiuntamente della produzione per ciclo e del tempo per ciclo;
per la pluralità di linee: si considera la contemporaneità di utilizzo
di tutte le linee e le apparecchiature installate, posto che non
sussistano vincoli tecnologici che impediscano la conduzione
dell’impianto in tal modo;
per la capacità specifica: si considera il funzionamento
dell’apparecchiatura ovvero della linea ai dati di targa;
per la pluralità di prodotti: si considera la lavorazione del prodotto
che determina il maggior contributo al raggiungimento della soglia,
ferme restando le assunzioni di cui alle voci precedenti;
per la sequenzialità: per le produzioni che prevedano solo fasi in
serie si considera il dato di potenzialità in uscita dell’ultimo
stadio del processo. Definizione del concetto di «attività connessa».
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999 non specificano la definizione di attività accessoria
tecnicamente connessa.
A riguardo, con particolare riferimento all’art. 2, comma 3, del
decreto n. 372/1999 per attività accessoria, tecnicamente connessa
ad una attività principale rientrante in una delle categorie di cui
all’allegato I del decreto legislativo n. 372/1999, si intende una
attività:
a) svolta dallo stesso gestore;
b) svolta nello stesso sito dell’attività principale o in un sito
contiguo e direttamente connesso al sito dell’attività principale per
mezzo di infrastrutture tecnologiche funzionali alla conduzione
dell’attività principale;
c) le cui modalità di svolgimento hanno qualche implicazione tecnica
con le modalità di svolgimento dell’attività principale. Definizione
di sito.
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999 non specificano la definizione di sito di ubicazione
dell’impianto.
A riguardo, si faccia riferimento alla normativa ambientale vigente,
in particolare alla definizione indicata all’art. 2, punto t) del
regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio n. 761/2001
del 19 marzo 2001 sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un
sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS), che definisce sito:
«tutto il terreno, in una zona geografica precisa, sotto il controllo
gestionale di un’organizzazione che comprende attività, prodotti e
servizi. Esso include qualsiasi infrastruttura, impianto e materiali».
Definizione di impianti di combustione.
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999 non specificano la definizione di impianti di combustione.
A riguardo, con particolare riferimento al punto 1.1 dell’allegato I
al decreto n. 372/1999, per la definizione di impianti di
combustione si faccia riferimento alla definizione indicata all’art.
2, comma 1, del decreto ministeriale 8 maggio 1989: «qualsiasi
dispositivo tecnico in cui sono ossidati combustibili al fine di
utilizzare il calore così prodotto». Definizione di impianti di
arrostimento.
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999 non specificano la definizione di impianti di arrostimento.
A riguardo, con particolare riferimento al punto 2.1 dell’allegato I
al decreto 372/99, si intenda per arrostimento il processo di
torrefazione del minerale metallico in presenza di aria, che implichi
una modifica chimica del minerale metallico stesso. Definizione della
«capacità di colata continua» per impianti di produzione di ghisa e
acciaio.
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999, con particolare riferimento al punto 2.2 dell’allegato I,
non specificano se la soglia alla capacità di colata continua di 2,5
tonnellate all’ora, sia da intendersi istantanea o mediata.
A riguardo, si faccia riferimento ai valori di targa dell’impianto di
produzione di ghisa ovvero acciaio e, pertanto, si considerino mediate
eventuali discontinuità di produzione non intrinseche al processo
produttivo. Calcolo del volume delle vasche di trattamento mediante
processi elettrolitici o chimici.
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999, con particolare riferimento al punto 2.6 dell’allegato I,
non forniscono indicazioni specifiche in merito all’individuazione di
quali vasche siano da intendere di trattamento «di superficie di
metalli e materie plastiche mediante processi elettrolitici o
chimici».
A riguardo, si faccia riferimento al volume totale delle vasche usate
per le fasi di processo che riguardano alterazioni della superficie
come risultato di un processo elettrolitico o chimico. Sono pertanto
da escludersi vasche per lavaggio, ultrasuoni, granigliatura, water
blasting. Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti chimici di
base.
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999, con particolare riferimento al punto 4 dell’allegato I, non
specificano la definizione di prodotto di base.
A riguardo, si intenda per prodotto chimico di base un prodotto che
possa essere impiegato in ulteriori processi destinati alla
fabbricazione di altri prodotti, intermedi o finali.
Non è, pertanto, compresa la fabbricazione di manufatti mediante
reazione chimica, ove i processi di reazione chimica e di
realizzazione del manufatto non siano separabili, come nel caso di
prodotti in poliuretano espanso termoindurente.
Si precisa, inoltre, che gli elenchi di classi di prodotti chimici
riportati ai punti 4.1 e 4.2 dell’allegato I al decreto n.
372/1999 devono considerarsi esaustivi. Definizione della «densità
di colata per forno».
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999, con particolare riferimento al punto 3.5 dell’allegato I,
contengono le parole «densità di colata per forno» – che risultano di
ambigua interpretazione. Va chiarito che per «densità di colata per
forno» per impianti per la fabbricazione di prodotti ceramici, si
intende «densità di carica del forno». Attività di decontaminazione di
apparecchi contenenti PCB.
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999, con particolare riferimento al punto 5.1 dell’allegato I,
non specificano chiaramente se e come l’attività di decontaminazione
di apparecchi contenenti PCB ricada nel campo di applicazione
dell’IPPC.
A riguardo, l’attività di decontaminazione di apparecchi contenenti
PCB si considera compresa tra le attività menzionate al punto 5.1
dell’allegato I, se la quantità di apparecchi trattati eccede la
soglia prevista di 10 tonnellate al giorno. Definizione della capacità
di incenerimento per impianti di incenerimento o coincenerimento di
rifiuti.
La direttiva 96/61/CE e il decreto legislativo n. 372 del 4 agosto
1999, con particolare riferimento ai punti 5.1 e 5.3 dell’allegato
I, non specificano la definizione di capacità di incenerimento.
A riguardo, si faccia riferimento alla capacità nominale di progetto
come definita all’art. 2, comma 1, lettera g) del decreto ministeriale
n. 124/2000 e all’art. 2, comma 1, lettera b del decreto ministeriale
n. 503/1997: «la somma delle capacità di incenerimento dei forni che
compongono …

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