Chimici.info - Chimici.info | Chimici.info

Razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza so...

Razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro, a norma dell'articolo 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30.
Decreto Legislativo

  G.U. del 12/05/2004 n.110 Capo I
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della
Costituzione;
Vista la legge 14 febbraio 2003, n. 30 ed in particolare
l’articolo 8;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 29 gennaio 2004;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 2 aprile 2004;
Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e per gli affari
regionali; Emana
il seguente decreto legislativo: Organizzazione

Art. 1.
Vigilanza in materia di rapporti di lavoro e dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali

1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali assume e
coordina, nel rispetto delle competenze affidate alle regioni ed alle
province autonome, le iniziative di contrasto del lavoro sommerso e
irregolare, di vigilanza in materia di rapporti di lavoro e dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale,
con particolare riferimento allo svolgimento delle attività di
vigilanza mirate alla prevenzione e alla promozione dell’osservanza
delle norme di legislazione sociale e del lavoro, ivi compresa
l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro e della disciplina
previdenziale. Resta ferma la competenza del Ministero dell’interno in
materia di coordinamento e di direzione dei servizi di ordine e
sicurezza pubblica, di cui all’articolo 1 della legge 1° aprile 1981,
n. 121, e di cui all’articolo 10 della legge 31 marzo 2000, n. 78,
nonché dei prefetti in sede. Resta altresì ferma la competenza delle
aziende sanitarie locali in materia di tutela e sicurezza nei luoghi
di lavoro.
2. Sono fatte salve le competenze riconosciute alle regioni a statuto
speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano dallo
statuto e dalle relative norme di attuazione.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi dell’art. 10,
comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle
leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e
sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con
D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge alle quali è operato il rinvio.
Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui
trascritti. Nota al titolo:
– Il testo dell’art. 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30 (Delega
al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro), è il
seguente:
«Art. 8 (Delega al Governo per la razionalizzazione delle funzioni
ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro). – 1. Allo
scopo di definire un sistema organico e coerente di tutela del lavoro
con interventi omogenei, il Governo è delegato ad adottare, nel
rispetto delle competenze affidate alle regioni, su proposta del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed entro il termine di
un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o
più decreti legislativi per il riassetto della disciplina vigente
sulle ispezioni in materia di previdenza sociale e di lavoro, nonché
per la definizione di un quadro regolatorio finalizzato alla
prevenzione delle controversie individuali di lavoro in sede
conciliativa, ispirato a criteri di equità ed efficienza.
2. La delega di cui al comma 1 è esercitata nel rispetto dei seguenti
principi e criteri direttivi:
a) improntare il sistema delle ispezioni alla prevenzione e promozione
dell’osservanza della disciplina degli obblighi previdenziali, del
rapporto di lavoro, del trattamento economico e normativo minimo e dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale,
anche valorizzando l’attività di consulenza degli ispettori nei
confronti dei destinatari della citata disciplina;
b) definizione di un raccordo efficace fra la funzione di ispezione
del lavoro e quella di conciliazione delle controversie individuali;
c) ridefinizione dell’istituto della prescrizione e diffida propri
della direzione provinciale del lavoro;
d) semplificazione dei procedimenti sanzionatori amministrativi e
possibilità di ricorrere alla direzione regionale del lavoro;
e) semplificazione della procedura per la soddisfazione dei crediti di
lavoro correlata alla promozione di soluzioni conciliative in sede
pubblica;
f) riorganizzazione dell’attività ispettiva del Ministero del lavoro e
delle politiche sociali in materia di previdenza sociale e di lavoro
con l’istituzione di una direzione generale con compiti di direzione e
coordinamento delle strutture periferiche del Ministero ai fini
dell’esercizio unitario della predetta funzione ispettiva, tenendo
altresì conto della specifica funzione di polizia giudiziaria
dell’ispettore del lavoro;
g) razionalizzazione degli interventi ispettivi di tutti gli organi di
vigilanza, compresi quelli degli istituti previdenziali, con
attribuzione della direzione e del coordinamento operativo alle
direzioni regionali e provinciali del lavoro sulla base delle
direttive adottate dalla direzione generate di cui alla lettera f).
3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 sono trasmessi
alle Camere per l’espressione del parere da parte delle competenti
Commissioni parlamentari permanenti entro la scadenza del termine
previsto per l’esercizio della delega. Le competenti Commissioni
parlamentari esprimono il parere entro trenta giorni dalla data di
trasmissione. Qualora il termine per l’espressione del parere decorra
inutilmente, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.
4. Qualora il termine previsto per il parere delle Commissioni
parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del
termine per l’esercizio della delega o successivamente, quest’ultimo è
prorogato di sessanta giorni.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti
legislativi di cui al comma 1, il Governo può emanare eventuali
disposizioni modificative e correttive con le medesime modalità di cui
ai commi 3 e 4, attenendosi ai principi e ai criteri direttivi
indicati al comma 2.
6. L’attuazione della delega di cui al presente articolo non deve
comportare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.». Note
alle premesse:
– Il testo dell’art. 76 della Costituzione è il seguente:
«Art. 76. – L’esercizio della funzione legislativa non può essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri
direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.».
– L’art. 87, quinto comma, della Costituzione conferisce al
Presidente della Repubblica il potere di promulgare le leggi ed
emanare i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
– Per il testo dell’art. 8 della citata legge n. 30 del 2003, si
veda nota al titolo. Note all’art. 1:
– Il testo dell’art. 1 della legge 1° aprile 1981, n. 121 (Nuovo
ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza), è il
seguente:
«Art. 1 (Attribuzioni del Ministro dell’interno). – Il Ministro
dell’interno è responsabile della tutela dell’ordine e della sicurezza
pubblica ed è autorità nazionale di pubblica sicurezza. Ha l’alta
direzione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica e coordina in
materia i compiti e le attività delle forze di polizia.
Il Ministro dell’interno adotta i provvedimenti per la tutela
dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Restano ferme le competenze del Consiglio dei Ministri previste dalle
leggi vigenti.».
– Il testo dell’art. 10 della legge 31 marzo 2000, n. 78 (Delega al
Governo in materia di riordino dell’Arma dei carabinieri, del Corpo
forestale dello Stato, del Corpo della Guardia di finanza e della
Polizia di Stato. Norme in materia di coordinamento delle Forze di
polizia), è il seguente:
«Art. 10 (Funzioni di coordinamento e direzione del Ministro
dell’interno). – 1. Il Ministro dell’interno, quale autorità nazionale
di pubblica sicurezza, esercita le funzioni di coordinamento e di
direzione di cui all’art. 1 della legge 1° aprile 1981, n. 121,
mediante il dipartimento della pubblica sicurezza, secondo quanto
previsto dall’art. 6, primo comma, della medesima legge.».
Art. 2.
Direzione generale con compiti di direzione e coordinamento delle
attività ispettive

1. Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è
istituita, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, con
regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 4-bis, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, una
direzione generale con compiti di direzione e coordinamento delle
attività ispettive svolte dai soggetti che effettuano vigilanza in
materia di rapporti di lavoro, di livelli essenziali delle prestazioni
concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su
tutto il territorio nazionale e di legislazione sociale, compresi gli
enti previdenziali, di seguito denominata: «Direzione generale».
2. La direzione generale fornisce, sulla base di direttive emanate dal
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, direttive operative e
svolge l’attività di coordinamento della vigilanza in materia di
rapporti di lavoro e legislazione sociale e dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali in materia di
lavoro, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale,
al fine di assicurare l’esercizio unitario della attività ispettiva di
competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e degli
enti previdenziali, nonché l’uniformità di comportamento degli organi
di vigilanza nei cui confronti la citata direzione esercita, al sensi
del comma 1, un’attività di direzione e coordinamento.
3. La direzione generale convoca, almeno quattro volte all’anno, i
presidenti delle Commissioni regionali di coordinamento della attività
di vigilanza, di cui all’articolo 4, al fine di fornire al Ministro
del lavoro e delle politiche sociali ogni elemento di conoscenza utile
all’elaborazione delle direttive in materia di attività di vigilanza.

Nota all’art. 2:
– Il testo dell’art. 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n.
400 (Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri), è il seguente:
«4-bis. L’organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri
sono determinate, con regolamenti emanati ai sensi del comma 2, su
proposta del Ministro competente d’intesa con il Presidente del
Consiglio dei Ministri e con il Ministro del tesoro, nel rispetto dei
principi posti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni, con i contenuti e con l’osservanza dei
criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione con i Ministri ed i
Sottosegretari di Stato, stabilendo che tali uffici hanno esclusive
competenze di supporto dell’organo di direzione politica e di raccordo
tra questo e l’amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale,
centrali e periferici, mediante diversificazione tra strutture con
funzioni finali e con funzioni strumentali e loro organizzazione per
funzioni omogenee e secondo criteri di flessibilità eliminando le
duplicazioni funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica dell’organizzazione e
dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della consistenza delle piante
organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non regolamentare per
la definizione dei compiti delle unità dirigenziali nell’ambito degli
uffici dirigenziali generali.».
Art. 3.
Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza
1. Qualora si renda opportuno coordinare a livello nazionale
l’attività di tutti gli organi impegnati sul territorio nelle azioni
di contrasto del lavoro sommerso e irregolare, per i profili diversi
da quelli di ordine e sicurezza pubblica di cui al secondo periodo
dell’articolo 1, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
convoca la Commissione centrale di coordinamento dell’attività di
vigilanza di cui al comma 2, al fine di individuare gli indirizzi e
gli obiettivi strategici, nonché le priorità degli interventi
ispettivi.
2. La Commissione centrale di coordinamento dell’attività di
vigilanza, nominata con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, è composta dal Ministro del lavoro e delle
politiche sociali o da un sottosegretario delegato, in qualità di
presidente; dal direttore generale della direzione generale, dal
Direttore generale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale
(INPS); dal Direttore generale dell’Istituto nazionale per
l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL); dal
Comandante generale della Guardia di finanza; dal Direttore generale
dell’Agenzia delle entrate; dal Coordinatore nazionale delle aziende
sanitarie locali; dal Presidente del Comitato nazionale per la
emersione del lavoro non regolare di cui all’articolo 78, comma 1,
della legge 23 dicembre 1998, n. 448; da quattro rappresentanti
dei datori di lavoro e quattro rappresentanti dei lavoratori designati
dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a
livello nazionale. I componenti della Commissione possono farsi
rappresentare da membri supplenti appositamente delegati.
3. Alle sedute della Commissione centrale di coordinamento
dell’attività di vigilanza possono essere invitati a partecipare i
Direttori degli altri enti previdenziali, i Direttori generali delle
direzioni generali degli altri Ministeri interessati in materia, gli
ulteriori componenti istituzionali della Commissione nazionale per la
emersione del lavoro non regolare ed il comandante del nucleo dei
Carabinieri presso l’ispettorato del lavoro. Alle sedute della
Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza
possono, su questioni di carattere generale attinenti alla
problematica del lavoro illegale, essere altresì invitati il
comandante generale dell’Arma dei carabinieri ed il Capo della Polizia
– Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.
4. Alla Commissione centrale di coordinamento dell’attività di
vigilanza può essere attribuito il compito di definire le modalità di
attuazione e di funzionamento della banca dati di cui all’articolo 10,
comma 1, e di definire le linee di indirizzo per la realizzazione del
modello unificato di verbale di rilevazione degli illeciti in materia
di lavoro, di previdenza e assistenza obbligatoria ad uso degli organi
di vigilanza, nei cui confronti la direzione generale, al sensi
dell’articolo 2, esercita un’attività di direzione e coordinamento.
5. Ai componenti della Commissione di coordinamento dell’attività di
vigilanza ed ai soggetti eventualmente invitati a partecipare ai sensi
del comma 3 non spetta alcun compenso, rimborso spese o indennità di
missione. Al funzionamento della Commissione si provvede con le
risorse assegnate a normativa vigente sui pertinenti capitoli di
bilancio.

Nota all’art. 3:
– Il testo dell’art. 78, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n.
448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo
sviluppo), è riportato nelle note all’art. 4. Art.
4.
Coordinamento regionale dell’attività di vigilanza

1. Le direzioni regionali del lavoro, sentiti i Direttori
regionali dell’INPS e dell’INAIL e degli altri enti previdenziali,
coordinano l’attività di vigilanza in materia di lavoro e di
legislazione sociale, individuando specifiche linee operative secondo
le direttive della direzione generale. A tale fine, le direzioni
regionali del lavoro consultano, almeno ogni tre mesi, i direttori
regionali dell’INPS, dell’INAIL e degli altri enti previdenziali.
2. Qualora si renda opportuno coordinare l’attività di tutti gli
organi impegnati nell’azione di contrasto del lavoro irregolare per i
profili diversi da quelli di ordine e sicurezza pubblica di cui al
secondo periodo dell’articolo 1, secondo le indicazioni fornite dalla
direzione generale, il Direttore della direzione regionale del lavoro
convoca la commissione regionale di coordinamento dell’attività di
vigilanza.
3. La Commissione di cui al comma 2, nominata con decreto del
Direttore della direzione regionale del lavoro è composta dal
Direttore della Direzione regionale del lavoro, che la presiede; dal
Direttore regionale dell’INPS; dal Direttore regionale dell’INAIL; dal
comandante regionale della Guardia di finanza; dal Direttore regionale
dell’Agenzia delle entrate; dal Coordinatore regionale delle aziende
sanitarie locali; da quattro rappresentanti dei datori di lavoro e
quattro rappresentanti dei lavoratori designati dalle organizzazioni
sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. I
componenti della Commissione possono farsi rappresentare da membri
supplenti appositamente delegati.
4. Alle sedute della Commissione di cui al comma 2 possono essere
invitati a partecipare i Direttori regionali degli altri enti
previdenziali e i componenti istituzionali delle Commissioni regionali
per l’emersione del lavoro non regolare di cui agli articoli 78 e 79
della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni.
Alle sedute della Commissione di cui al comma 2 possono, su questioni
di carattere generale attinenti alla problematica del lavoro illegale,
essere altresì invitati uno o più dirigenti della Polizia di Stato
designati dal Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero
dell’interno ed il comandante regionale dell’Arma del carabinieri.
5. La Commissione regionale di coordinamento dell’attività di
vigilanza convoca, almeno sei volte all’anno, i presidenti dei
comitati per il lavoro e l’emersione del sommerso, di seguito
denominati «CLES», di cui al decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 266,
al fine di fornire alla direzione generale ogni elemento di conoscenza
utile all’elaborazione delle direttive in materia di attività di
vigilanza di competenza del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali. Ai componenti della Commissione di cui al comma 3 ed ai
soggetti eventualmente invitati a partecipare ai sensi del comma 4 o
convocati ai sensi del presente comma, non spetta alcun compenso,
rimborso spese o indennità di missione. Al funzionamento della
Commissione si provvede con le risorse assegnate a normativa vigente
sui pertinenti capitoli di bilancio.

Note all’art. 4:
– Il testo dell’art. 78 della citata legge n. 448 del 1998, è il
seguente:
«Art. 78 (Misure organizzative a favore dei processi di emersione). –
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è istituito
presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un Comitato per
l’emersione del lavoro non regolare con funzioni di analisi e di
coordinamento delle iniziative. A tale fine il Comitato, che riceve
direttive dal Presidente del Consiglio dei Ministri cui risponde e
riferisce:
a) attua tutte le iniziative ritenute utili a conseguire una
progressiva emersione del lavoro irregolare, anche attraverso campagne
di sensibilizzazione e di informazione tramite i mezzi di
comunicazione e nelle scuole;
b) valuta periodicamente i risultati delle attività degli organismi
locali di cui al comma 4;
c) esamina le proposte contrattuali di emersione istruite dalle
commissioni locali per la successiva trasmissione al CIPE per le
deliberazioni del caso.
2. Le amministrazioni pubbliche appartenenti al Sistema statistico
nazionale (SISTAN), ivi comprese le camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura, sono tenute a fornire al Comitato, nel
rispetto degli obblighi di riservatezza, le informazioni statistiche
richieste in loro possesso.
3. Il Comitato è composto da dieci membri nominati con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, designati, rispettivamente, dal
Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, due dal Ministro del lavoro
e della previdenza sociale, dal Ministro delle finanze, dal Ministro
per le politiche agricole, dal presidente dell’INPS, dal presidente
dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro (INAIL), dal presidente dell’Unione italiana delle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura (Unioncamere) e dalla
Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281. Il componente designato dal Presidente del
Consiglio dei Ministri svolge le funzioni di presidente. Per
assicurarne il funzionamento, presso il Comitato può essere comandato
o distaccato, nel numero massimo di 20 unità, personale tecnico ed
amministrativo della pubblica amministrazione e degli enti pubblici
economici. Il personale di cui al presente comma mantiene il
trattamento economico fondamentale e accessorio delle amministrazioni
ed enti di appartenenza. Per il funzionamento del Comitato è
autorizzata la spesa di lire 1000 milioni a decorrere dall’anno 2001.
4. A livello regionale e provinciale sono istituite, presso le camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura, commissioni con
compiti di analisi del lavoro irregolare a livello territoriale, di
promozione di collaborazioni ed intese istituzionali, di assistenza
alle imprese, finalizzata in particolare all’accesso al credito
agevolato, alla formazione ovvero alla predisposizione di aree
attrezzate, che stipulano contratti di riallineamento retributivo
anche attraverso la presenza di un apposito tutore. A tale fine le
commissioni possono affidare l’incarico di durata non superiore a
quindici mesi, rinnovabile una sola volta per una durata non superiore
a quella iniziale e comunque non oltre il 31 dicembre 2003, a soggetto
dotato di idonea professionalità previo parere favorevole espresso dal
Comitato di cui al comma 3 che provvede, altresì, a verificare e
valutare periodicamente l’attività svolta dal tutore, segnalandone
l’esito alla rispettiva commissione per l’adozione delle conseguenti
determinazioni; per la relativa attività è autorizzata la spesa di
lire 5 miliardi per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003; qualora la
commissione non sia costituita od operante, all’affidamento
dell’incarico e all’adozione di ogni altra relativa determinazione
provvede direttamente il Comitato di cui al comma 3. Le commissioni
sono composte da quindici membri: sette, dei quali uno con funzioni di
presidente, designati dalle amministrazioni pubbliche aventi
competenza in materia, e otto designati, in maniera paritetica, dalle
organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori
comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Le
commissioni, nominate dal competente organo regionale, possono
avvalersi di esperti e coordinarsi, per quanto concerne il lavoro
irregolare, con le direzioni provinciali del lavoro, tenendo conto
delle disposizioni di cui all’art. 5, legge 22 luglio 1961, n. 628, e
dell’art. 3 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito,
con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Qualora entro
un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge non siano
state istituite le predette commissioni, provvede il Ministro del
lavoro e della previdenza sociale, ove i competenti organi regionali
non abbiano provveduto entro trenta giorni dall’invito rivolto dal
Ministro.
5. Le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura
mettono a disposizione una sede in modo da consentire alla commissione
di espletare le sue funzioni. Presso la commissione, per assicurarne
il funzionamento, può essere comandato personale della pubblica
amministrazione, ivi compresi i ricercatori universitari, restando i
relativi oneri a carico delle amministrazioni di provenienza.
5-bis. All’onere per il funzionamento del Comitato di cui al comma 3 e
a quello relativo agli incarichi di tutore di cui al comma 4 si
provvede mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui
all’art. 66, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144. Le somme
occorrenti sono attribuite in conformità agli indirizzi e criteri
determinati dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale.».
– Il testo dell’art. 79 della citata legge n. 448 del 1998, è il
seguente:
«Art. 79 (Misure organizzative intese alla repressione del lavoro non
regolare e sommerso). – 1. Al fine di intensificare l’azione di
controllo contro il fenomeno del lavoro non regolare, il Ministero del
lavoro e della previdenza sociale, il Ministero delle finanze, l’INPS,
l’INAIL e le aziende unità sanitarie locali coordinano le loro
attività in materia ispettiva e di controllo degli adempimenti fiscali
e contributivi, anche attraverso la predisposizione di appositi
programmi mirati, di specifiche iniziative formative comuni del
personale addetto ai predetti compiti, nonché l’istituzione di unità
operative integrate. Tali attività, assunte su iniziative del
Ministero del lavoro e della previdenza sociale in sede nazionale e
dalla regione, in raccordo con le direzioni regionali e provinciali
del medesimo Ministero, in sede locale, si espletano, in particolare,
nelle aree territoriali ovvero nei settori di attività in cui il
fenomeno risulta maggiormente diffuso, anche sulla base delle attività
di analisi e di coordinamento espletate dal Comitato di cui all’art.
78, comma 1, nonché delle attività espletate dalle commissioni
regionali e provinciali di cui al comma 4 del medesimo articolo. Le
attività predette si raccordano, ai fini della sicurezza e dell’igiene
nei luoghi di lavoro, con i comitati di coordinamento istituiti dalle
regioni ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
5 dicembre 1997 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5
febbraio 1998.
2. Al medesimo fine di cui al comma 1 una quota pari al 10 per cento
dell’importo proveniente dalla riscossione delle sanzioni penali e
amministrative comminate dalle Direzioni provinciali del lavoro –
servizio ispezione del lavoro per le violazioni delle leggi sul lavoro
è destinata per il 50 per cento a corsi di formazione e di
aggiornamento del personale da assegnare al predetto servizio e per
l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, delle
attrezzature, degli strumenti e degli apparecchi indispensabili per lo
svolgimento dell’attività ispettiva e delle relative procedure ad essa
connesse. Il restante 50 per cento della quota predetta è destinato
all’incremento del Fondo unico di amministrazione, di cui al contratto
collettivo integrativo di lavoro relativo al personale del Ministero
del lavoro e della previdenza sociale, per l’incentivazione
dell’attività ispettiva di controllo sulle condizioni di lavoro nelle
aziende.».
– Il testo del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210 (Disposizioni
urgenti in materia di emersione del lavoro sommerso e di rapporti di
lavoro a tempo parziale), convertito, con modificazioni, dalla legge
22 novembre 2002, n. 266, è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 25
settembre 2002, n. 225. Art. 5.
Coordinamento provinciale dell’attività di vigilanza

1. La direzione provinciale del lavoro, sentiti i Direttori
provinciali dell’INPS e dell’INAIL, coordina l’esercizio delle
funzioni ispettive e fornisce le direttive volte a razionalizzare
l’attività di vigilanza, al fine di evitare duplicazione di interventi
ed uniformarne le modalità di esecuzione. A tale fine, le direzioni
provinciali del lavoro consultano, almeno ogni tre mesi, i direttori
provinciali dell’INPS, dell’INAIL e degli altri enti previdenziali.
2. Qualora si renda opportuno coordinare, a livello provinciale,
l’attività di tutti gli organi impegnati nell’azione di contrasto del
lavoro irregolare, i CLES, cui partecipano il Comandante provinciale
della Guardia di finanza, un rappresentante degli Uffici locali
dell’Agenzia delle entrate presenti sul territorio provinciale ed il
presidente della Commissione provinciale per la emersione del lavoro
non regolare di cui all’articolo 78, comma 4, della legge 23 dicembre
1998, n. 448, forniscono, in conformità con gli indirizzi espressi
dalla Commissione centrale di cui all’articolo 3, indicazioni utili ai
fini dell’orientamento dell’attività di vigilanza. Alle sedute del
CLES possono, su questioni di carattere generale attinenti alla
problematica del lavoro illegale, essere altresì invitati il
Comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri ed il Questore.
3. Il CLES redige, con periodicità trimestrale una relazione sullo
stato del mercato del lavoro e sui risultati della attività ispettiva
nella provincia di competenza, anche avvalendosi degli esiti delle
attività di analisi e ricerca delle citate Commissioni provinciali per
l’emersione del lavoro. Al termine di ogni anno il CLES redige una
relazione annuale di sintesi.
4. Ai componenti dei CLES, ed ai soggetti che eventualmente li
integrano ai sensi del comma 2, non spetta alcun compenso, rimborso
spese o indennità di missione. Al funzionamento dei CLES si provvede
con le risorse assegnate a normativa vigente sui pertinenti capitoli
di bilancio.

Nota all’art. 5:
– Per il testo dell’art. 78, comma 4, della citata legge n. 448 del
1998, si veda nota all’art. 4.
Art. 6. Personale ispettivo
1. Le funzioni di vigilanza in materia di lavoro e di legislazione
sociale sono svolte dal personale ispettivo in forza presso le
direzioni regionali e provinciali del lavoro.
2. Il personale ispettivo di cui al comma 1, nei limiti del servizio
cui è destinato e secondo le attribuzioni conferite dalla normativa
vigente, opera anche in qualità di ufficiale di Polizia giudiziaria.
3. Le funzioni ispettive in materia di previdenza ed assistenza
sociale sono svolte anche dal personale di vigilanza dell’INPS,
dell’INAIL, dell’ENPALS e degli altri enti per i quali sussiste la
contribuzione obbligatoria, nell’ambito dell’attività di verifica del
rispetto degli obblighi previdenziali e contributivi. A tale
personale, nell’esercizio delle funzioni di cui al presente comma, non
compete la qualifica di ufficiale o di agente di Polizia giudiziaria.
Capo II
Art. 7.
Vigilanza

1. Il personale ispettivo ha compiti di:
a) vigilare sull’esecuzione di tutte le leggi in materia di livelli
essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali
che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, di
tutela dei rapporti di lavoro e di legislazione sociale ovunque sia
prestata attività di lavoro a prescindere dallo schema contrattuale,
tipico o atipico, di volta in volta utilizzato;
b) vigilare sulla corretta applicazione dei contratti e accordi
collettivi di lavoro;
c) fornire tutti i chiarimenti che vengano richiesti intorno alle
leggi sulla cui applicazione esso deve vigilare, anche ai sensi
dell’articolo 8;
d) vigilare sul funzionamento delle attività previdenziali e
assistenziali a favore dei prestatori d’opera compiute dalle
associazioni professionali, da altri enti pubblici e da privati,
escluse le istituzioni esercitate direttamente dallo Stato, dalle
province e dai comuni per il personale da essi dipendente;
e) effettuare inchieste, indagini e rilevazioni, su richiesta del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
f) compiere le funzioni che a esso vengono demandate da disposizioni
legislative o regolamentari o delegate dal Ministro del lavoro e delle
politiche sociali.Art. 8.
Prevenzione e promozione

1. Le direzioni regionali e provinciali del lavoro organizzano,
mediante il proprio personale ispettivo, eventualmente anche in
concorso con i CLES e con le Commissioni regionali e provinciali per
la emersione del lavoro non regolare, attività di prevenzione e
promozione, su questioni di ordine generale, presso i datori di
lavoro, finalizzata al rispetto della normativa in materia lavoristica
e previdenziale, con particolare riferimento alle questioni di maggior
rilevanza sociale, nonché alle novità legislative e interpretative.
Durante lo svolgimento di tali attività il personale ispettivo non
esercita le funzioni di cui all’articolo 6, commi 1 e 2.
2. Qualora nel corso della attività ispettiva di tipo istituzionale
emergano profili di inosservanza o di non corretta applicazione della
normativa di cui sopra, con particolare riferimento agli istituti di
maggiore ricorrenza, da cui non consegua l’adozione di sanzioni penali
o amministrative, il personale ispettivo fornisce indicazioni
operative sulle modalità per la corretta attuazione della predetta
normativa.
3. La direzione generale e le direzioni regionali e provinciali del
lavoro, anche d’intesa con gli enti previdenziali, propongono a enti,
datori di lavoro e associazioni, attività di informazione ed
aggiornamento, da svolgersi, a cura e spese di tali ultimi soggetti,
mediante stipula di apposita convenzione. Lo schema di convenzione è
definito con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali
da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto.
4. La direzione provinciale del lavoro, sentiti gli organismi
preposti, sulla base di direttive del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, fornisce i criteri volti a uniformare l’azione dei
vari soggetti abilitati alla certificazione dei rapporti di lavoro ai
sensi degli articoli 75 e seguenti, del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276.
5. Le attività di cui ai commi 1, 2 e 3 possono essere svolte, secondo
le rispettive competenze, anche dagli enti previdenziali, nel rispetto
delle indicazioni e direttive della direzione generale.

Nota all’art. 8:
– Il testo degli articoli 75 e seguenti del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di
occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003,
n. 30), costituisce il Titolo VIII (Procedure di certificazione)
del decreto legislativo stesso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
159/L del 9 ottobre 2003. Art. 9.
Diritto di interpello

1. Le associazioni di categoria e gli ordini professionali, di
propria iniziativa o su segnalazione dei propri iscritti, e gli enti
pubblici possono inoltrare alle Direzioni provinciali del lavoro che
provvedono a trasmetterli alla direzione generale, quesiti di ordine
generale sull’applicazione delle normative di competenza del Ministero
del lavoro e delle politiche sociali. L’inoltro dei quesiti e le
comunicazioni di cui al presente articolo avvengono esclusivamente per
via telematica. Nelle materie previdenziali i quesiti possono essere
inoltrati, esclusivamente per via telematica, alle sedi degli enti
stessi che li trasmettono alla citata direzione generale.
Art. 10.
Razionalizzazione e coordinamento della attività ispettiva

1. Al fine di razionalizzare gli interventi ispettivi di tutti
gli organi di vigilanza sul territorio, è istituita, senza oneri
aggiuntivi per il bilancio dello Stato, nell’ambito delle strutture
del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed avvalendosi
delle risorse del Ministero stesso, una banca dati telematica che
raccoglie le informazioni concernenti i datori di lavoro ispezionati,
nonché informazioni e approfondimenti sulle dinamiche del mercato del
lavoro e su tutte le materie oggetto di aggiornamento e di formazione
permanente del personale ispettivo. Alla banca dati, che costituisce
una sezione riservata della borsa continua nazionale del lavoro di cui
all’articolo 15 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276,
hanno accesso esclusivamente le amministrazioni che effettuano
vigilanza ai sensi del presente decreto. Con successivo decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottarsi entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
sentito il Ministro per l’innovazione e le tecnologie, previo parere
del Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione,
vengono definite le modalità di attuazione e di funzionamento della
predetta banca dati, anche al fine di consentire il coordinamento con
gli strumenti di monitoraggio di cui all’articolo 17 del citato
decreto legislativo n. 276 del 2003.
2. Per evitare duplicazione di interventi da parte degli organi
preposti all’attività di vigilanza in materia di lavoro, previdenza ed
assistenza sociale, le amministrazioni interessate provvedono a
comunicare a ciascuna delle altre amministrazioni, mediante strumenti
telematici, i datori di lavoro sottoposti ad ispezioni, immediatamente
dopo le ispezioni stesse.
3. Allo scopo di procedere ad una migliore e più efficiente
organizzazione dell’attività ispettiva in ambito regionale, le
Direzioni regionali del lavoro, d’intesa con le Direzioni regionali
dell’INPS e dell’INAIL e con il Comando del nucleo dei Carabinieri
presso l’ispettorato del lavoro, possono costituire nel territorio di
propria competenza gruppi di intervento straordinario, secondo le
direttive della direzione generale, per contrastare specifici fenomeni
di violazione di norme poste a tutela del lavoro e della previdenza e
assistenza obbligatoria.
4. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da
adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sentiti i Direttori generali di INPS e INAIL, è adottato un modello
unificato di verbale di rilevazione degli illeciti ad uso degli organi
di vigilanza in materia di lavoro e di previdenza e assistenza
obbligatoria nei cui confronti la direzione generale, ai sensi
dell’articolo 2, esercita un’attività di direzione e coordinamento.
5. I verbali di accertamento redatti dal personale ispettivo sono
fonti di prova ai sensi della normativa vigente relativamente agli
elementi di fatto acquisiti e documentati e possono essere utilizzati
per l’adozione di eventuali provvedimenti sanzionatori, amministrativi
e civili, da parte di altre amministrazioni interessate.

Note all’art. 10:
– Il testo dell’art. 15 del citato decreto legislativo n. 276 del
2003, è il seguente:
«Art. 15 (Principi e criteri generali). – 1. A garanzia dell’effettivo
godimento del diritto al lavoro di cui all’art. 4 della
Costituzione, e nel pieno rispetto dell’art. 120 della
Costituzione stessa, viene costituita la borsa continua nazionale
del lavoro, quale sistema aperto e trasparente di incontro tra domanda
e offerta di lavoro basato su una rete di nodi regionali. Tale sistema
è alimentato da tutte le informazioni utili a tale scopo immesse
liberamente nel sistema stesso sia dagli operatori pubblici e privati,
autorizzati o accreditati, sia direttamente dai lavoratori e dalle
imprese.
2. La borsa continua nazionale del lavoro è liberamente accessibile da
parte dei lavoratori e delle imprese e deve essere consultabile da un
qualunque punto della rete. I lavoratori e le imprese hanno facoltà di
inserire nuove candidature o richieste di personale direttamente e
senza rivolgersi ad alcun intermediario da qualunque punto di rete
attraverso gli accessi appositamente dedicati da tutti i soggetti
pubblici e privati, autorizzati o accreditati.
3. Gli operatori pubblici e privati, accreditati o autorizzati, hanno
l’obbligo di conferire alla borsa continua nazionale del lavoro i dati
acquisiti, in base alle indicazioni rese dai lavoratori ai sensi
dell’art. 8 e a quelle rese dalle imprese riguardo l’ambito temporale
e territoriale prescelto.
4. Gli ambiti in cui si articolano i servizi della borsa continua
nazionale del lavoro sono:
a) un livello nazionale finalizzato:
1) alla definizione degli standard tecnici nazionali e dei flussi
informativi di scambio;
2) alla interoperabilità dei sistemi regionali;
3) alla definizione dell’insieme delle informazioni che permettano la
massima efficacia e trasparenza del processo di incontro tra domanda e
offerta di lavoro;
b) un livello regionale che, nel quadro delle competenze proprie delle
regioni di programmazione e gestione delle politiche regionali del
lavoro:
1) realizza l’integrazione dei sistemi pubblici e privati presenti sul
territorio;
2) definisce e realizza il modello di servizi al lavoro;
3) coopera alla definizione degli standard nazionali di
intercomunicazione.
5. Il coordinamento tra il livello nazionale e il livello regionale
deve in ogni caso garantire, nel rispetto degli articoli 4 e 120 della
Costituzione, la piena operatività della borsa continua nazionale
del lavoro in ambito nazionale e comunitario. A tal fine il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali rende disponibile l’offerta degli
strumenti tecnici alle regioni e alle province autonome che ne
facciano richiesta nell’ambito dell’esercizio delle loro competenze.».
– Il testo dell’art. 17 del citato decreto legislativo n. 276 del
2003, è il seguente:
«Art. 17 (Monitoraggio statistico e valutazione delle politiche del
lavoro). – 1. Le basi informative costituite nell’ambito della borsa
continua nazionale del lavoro, nonché le registrazioni delle
comunicazioni dovute dai datori di lavoro ai servizi competenti e la
registrazione delle attività poste in essere da questi nei confronti
degli utenti per come riportate nella scheda anagrafico-professionale
dei lavoratori costituiscono una base statistica omogenea e condivisa
per le azioni di monitoraggio dei servizi svolte ai sensi del presente
decreto legislativo e poste in essere dal Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, le regioni e le province per i rispettivi ambiti
territoriali di riferimento. Le relative indagini statistiche sono
effettuate in forma anonima.
2. A tal fine, la definizione e la manutenzione applicativa delle basi
informative in questione, nonché di quelle in essere presso gli Enti
previdenziali in tema di contribuzioni percepite e prestazioni
erogate, tiene conto delle esigenze conoscitive generali, incluse
quelle di ordine statistico complessivo rappresentate nell’ambito del
SISTAN e da parte dell’ISTAT, nonché di quesiti specifici di
valutazione di singole politiche ed interventi formulati ai sensi e
con le modalità dei commi successivi del presente articolo.
3. I decreti ministeriali di cui agli articoli 1-bis e 4-bis, comma 7
del decreto legislativo n. 181 del 2000, come modificati dagli
articoli 2 e 6 del decreto legislativo n. 297 del 2002, così come la
definizione di tutti i flussi informativi che rientrano nell’ambito
della borsa continua nazionale del lavoro, ivi inclusi quelli di
pertinenza degli Enti previdenziali, sono adottati dal Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, tenuto conto delle esigenze definite
nei commi 1 e 2, previo parere dell’ISTAT e dell’ISFOL. Il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali impartisce inoltre, entro tre
mesi dalla attuazione del presente decreto, le necessarie direttive
agli Enti previdenziali, avvalendosi a tale scopo delle indicazioni di
una Commissione di esperti in politiche del lavoro, statistiche del
lavoro e monitoraggio e valutazione delle politiche occupazionali, da
costituire presso lo stesso Ministero ed in cui siano presenti
rappresentanti delle regioni e delle province, degli Enti
previdenziali, dell’ISTAT, dell’ISFOL e del Ministero dell’economia e
delle finanze oltre che del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali.
4. La medesima Commissione di cui al comma 3, integrata con
rappresentanti delle parti sociali, è inoltre incaricata di definire,
entro sei mesi dalla attuazione del presente decreto, una serie di
indicatori di monitoraggio finanziario, fisico e procedurale dei
diversi interventi di cui alla presente legge. Detti indicatori,
previo esame ed approvazione della Conferenza unificata, costituiranno
linee guida per le attività di monitoraggio e valutazione condotte dal
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dalle regioni e dalle
province per i rispettivi ambiti territoriali di riferimento e in
particolare per il contenuto del rapporto annuale di cui al comma 6.
5. In attesa dell’entrata a regime della borsa continua nazionale del
lavoro il Ministero del lavoro e delle politiche sociali predispone,
d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, uno o più modelli di rilevazione
da somministrare alle agenzie autorizzate o accreditate, nonché agli
enti di cui all’art. 6. La mancata risposta al questionario di cui al
comma precedente e valutata ai fini del ritiro dell’autorizzazione o
accreditamento.
6. Sulla base di tali strumenti di informazione, e tenuto conto delle
linee guida definite con le modalità di cui al comma 4 nonché della
formulazione di specifici quesiti di valutazione di singole politiche
ed interventi formulati annualmente dalla Conferenza unificata o
derivanti dall’implementazione di obblighi e programmi comunitari, il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, avvalendosi di proprie
strutture tecniche e col supporto dell’ISFOL, predispone un rapporto
annuale, al Parlamento e alla Conferenza unificata, che presenti una
rendicontazione dettagliata e complessiva delle politiche esistenti, e
al loro interno dell’evoluzione dei servizi di cui al presente decreto
legislativo, sulla base di schemi statistico-contabili oggettivi e
internazionalmente comparabili e in grado di fornire elementi
conoscitivi di supporto alla valutazione delle singole politiche che
lo stesso Ministero, le regioni, le province o altri attori
responsabili della conduzione, del disegno o del coordinamento delle
singole politiche intendano esperire.
7. Le attività di monitoraggio devono consentire di valutare
l’efficacia delle politiche attive per il lavoro, nonché delle misure
contenute nel presente decreto, anche nella prospettiva delle pari
opportunità e, in particolare, della integrazione nel mercato del
lavoro dei lavoratori svantaggiati.
8. Con specifico riferimento ai contratti di apprendistato, è
istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da
adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, una Commissione di sorveglianza con compiti di
valutazione in itinere della riforma. Detta Commissione è composta da
rappresentanti ed esperti designati dal Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, nel cui ambito si individua il Presidente, dal
Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca dalle
regioni e province autonome, dalle parti sociali, dall’I.N.P.S. e
dall’ISFOL. La Commissione, che si riunisce almeno tre volte all’anno,
definisce in via preventiva indicatori di risultato e di impatto e
formula linee guida per la valutazione, predisponendo quesiti
valutativi del cui soddisfacimento il rapporto annuale di cui al comma
6 dovrà farsi carico e può commissionare valutazioni puntuali su
singoli aspetti della riforma. Sulla base degli studi valutativi
commissionati nonché delle informazioni contenute nel rapporto annuale
di cui al comma precedente, la Commissione potrà annualmente formulare
pareri e valutazioni. In ogni caso, trascorsi tre anni dalla
approvazione del presente decreto, la Commissione predisporrà una
propria relazione che, sempre sulla base degli studi e delle evidenze
prima richiamate, evidenzi le realizzazioni e i problemi esistenti,
evidenziando altresì le possibili modifiche alle politiche in oggetto.
Le risorse per gli studi in questione derivano dal bilancio del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Ufficio centrale
orientamento e formazione professionale dei lavoratori.».

Art. 11.
Conciliazione monocratica
1. Nelle ipotesi di richieste di intervento ispettivo alla
direzione provinciale del lavoro dalle quali emergano elementi per una
soluzione conciliativa della controversia, la Direzione provinciale
del lavoro territorialmente competente può, mediante un proprio
funzionario, anche con qualifica ispettiva, avviare il tentativo di
conciliazione sulle questioni segnalate.
2. Le parti convocate possono farsi assistere anche da associazioni o
organizzazioni sindacali ovvero da professionisti cui abbiano
conferito specifico mandato.
3. In caso di accordo, al verbale sottoscritto dalle parti non trovano
applicazione le disposizioni di cui all’articolo 2113, commi primo,
secondo e terzo del codice civile.
4. I versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi, da
determinarsi secondo le norme in vigore, riferiti alle somme
concordate in sede conciliativa, in relazione al periodo lavorativo
riconosciuto dalle parti, nonché il pagamento delle somme dovute al
lavoratore, estinguono il procedimento ispettivo. Al fine di
verificare l’avvenuto versamento dei contributi previdenziali e
assicurativi, le direzioni provinciali del lavoro trasmettono agli
enti previdenziali interessati la relativa documentazione.
5. Nella ipotesi di mancato accordo ovvero di assenza di una o di
entrambe le parti convocate, attestata da apposito verbale, la
direzione provinciale del lavoro dà seguito agli accertamenti
ispettivi.
6. Analoga procedura conciliativa può aver luogo nel corso della
attività di vigilanza qualora l’ispettore ritenga che ricorrano i
presupposti per una soluzione conciliativa di cui al comma 1. In tale
caso, acquisito il consenso delle parti interessate, l’ispettore
informa con apposita relazione la Direzione provinciale del lavoro ai
fini dell’attivazione della procedura di cui ai commi 2, 3, 4 e 5. La
convocazione delle parti interrompe i termini di cui all’articolo 14
della legge 24 novembre 1981, n. 689, fino alla conclusione del
procedimento conciliativo.

Note all’art. 11:
– Il testo dell’art. 2113, commi primo, secondo e terzo del codice
civile, è il seguente:
«Art. 2113 (Rinunzie e transazioni). – Le rinunzie e le transazioni,
che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da
disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi
collettivi concernenti i rapporti di cui all’art. 409 del codice di
procedura civile, non sono valide.
L’impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei
mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia
o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione
medesima.
Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere
impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del
lavoratore idoneo a renderne nota la volontà.».
– Il testo dell’art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689
(Modifiche al sistema penale), è il seguente:
«Art. 14 (Contestazione e notificazione). – La violazione, quando è
possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore
quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della
somma dovuta per la violazione stessa.
Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune
delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della
violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel
territorio della Repubblica entro il termine di novanta giorni e a
quelli residenti all’estero entro il termine di trecentosessanta
giorni dall’accertamento.
Quando gli atti relativi alla violazione sono trasmessi all’autorità
competente con provvedimento dell’autorità giudiziaria, i termini di
cui al comma precedente decorrono dalla data della ricezione.
Per la forma della contestazione immediata o della notificazione si
applicano le disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso
la notificazione può essere effettuata, con le modalità previste dal
codice di procedura civile, anche da un funzionario
dell’amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la
notificazione non può essere eseguita in mani proprie del
destinatario, si osservano le modalità previste dall’art. 137, terzo
comma, del medesimo codice.
Per i residenti all’estero, qualora la residenza, la dimora o il
domicilio non siano noti, la notifica non è obbligatoria e resta salva
la facoltà del pagamento in misura ridotta sino alla scadenza del
termine previsto nel secondo comma dell’art. 22 per il giudizio di
opposizione.
L’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue
per la persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel
termine prescritto.». Art. 12.
Diffida accertativa per crediti patrimoniali

1. Qualora nell’ambito dell’attività di vigilanza emergano
inosservanze alla disciplina contrattuale da cui scaturiscono crediti
patrimoniali in favore dei prestatori di lavoro, il personale
ispettivo delle Direzioni del lavoro diffida il datore di lavoro a
corrispondere gli importi risultanti dagli accertamenti.
2. Entro trenta giorni dalla notifica della diffida accertativa, il
datore di lavoro può promuovere tentativo di conciliazione presso la
Direzione provinciale del lavoro. In caso di accordo, risultante da
verbale sottoscritto dalle parti, il provvedimento di diffida perde
efficacia e, per il verbale medesimo, non trovano applicazione le
disposizioni di cui all’articolo 2113, commi primo, secondo e terzo
del codice civile.
3. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 2 o in caso di
mancato raggiungimento dell’accordo, attestato da apposito verbale, il
provvedimento di diffida di cui al comma 1 acquista, con provvedimento
del direttore della Direzione provinciale del lavoro, valore di
accertamento tecnico, con efficacia di titolo esecutivo.
4. Nei confronti del provvedimento di diffida di cui al comma 3 è
ammesso ricorso davanti al Comitato regionale per i rapporti di lavoro
di cui all’articolo 17, integrato con un rappresentante dei datori di
lavoro ed un rappresentante dei lavoratori designati dalle
organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a
livello nazionale. In mancanza della designazione entro trenta giorni
dalla richiesta di nomina, il Comitato decide il ricorso nella sua
composizione ordinaria. I ricorsi vanno inoltrati alla direzione
regionale del lavoro e sono decisi, con provvedimento motivato, dal
Comitato nel termine di novanta giorni dal ricevimento, sulla base
della documentazione prodotta dal ricorrente e di quella in possesso
dell’Amministrazione. Decorso inutilmente il termine previsto per la
decisione il ricorso si intende respinto. Il ricorso sospende
l’esecutività della diffida.

Nota all’art. 12:
– Per il testo del citato art. 2113, commi primo, secondo e terzo del
codice civile si veda nota all’art. 11.
Capo III Art. 13. Diffida
1. In caso di constatata inosservanza delle norme in materia di lavoro
e legislazione sociale e qualora il personale ispettivo rilevi
inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, questi
provvede a diffidare il datore di lavoro alla regolarizzazione delle
inosservanze comunque sanabili, fissando il relativo termine.
2. In caso di ottemperanza alla diffida, il datore di lavoro è ammesso
al pagamento dell’importo delle sanzioni nella misura pari al minimo
previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto della
sanzione stabilita in misura fissa. Il pagamento dell’importo delle
sanzioni amministrative estingue il procedimento sanzionatorio.
3. L’adozione della diffida interrompe i termini di cui all’articolo
14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, fino alla scadenza del
termine per la regolarizzazione di cui al comma 1.
4. Il potere di diffida nei casi previsti al comma 1, e con le
modalità di cui ai commi 2 e 3, è esteso, limitatamente alla materia
della previdenza e dell’assistenza sociale, anche agli ispettori degli
enti previdenziali, per le inadempienze da loro rilevate.

Nota all’art. 13:
– Per il testo dell’art. 14 della citata legge n. 689 del 1981 si
veda nota all’art. 11.
Art. 14.
Disposizioni del personale ispettivo
1. Le disposizioni impartite dal personale ispettivo in materia di
lavoro e di legislazione sociale, nell’ambito dell’applicazione delle
norme per cui sia attribuito dalle singole disposizioni di legge un
apprezzamento discrezionale, sono esecutive.
2. Contro le disposizioni di cui al comma 1 è am-messo ricorso, entro
quindici giorni, al Direttore della direzione provinciale del lavoro,
il quale decide entro i successivi quindici giorni. Decorso
inutilmente il termine previsto per la decisione il ricorso si intende
respinto. Il ricorso non sospende l’esecutività della disposizione.
Art. 15.
Prescrizione obbligatoria
1. Con riferimento alle leggi in materia di lavoro e
legislazione sociale la cui applicazione è affidata alla vigilanza
della direzione provinciale del lavoro, qualora il personale ispettivo
rilevi violazioni di carattere penale, punite con la pena alternativa
dell’arresto o dell’ammenda ovvero con la sola ammenda, impartisce al
contravventore una apposita prescrizione obbligatoria ai sensi degli
articoli 20 e 21 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758,
e per gli effetti degli articoli 23 e 24 e 25, comma 1, dello stesso
decreto.
2. L’articolo 22 del citato decreto legislativo n. 758 del 1994,
trova applicazione anche nelle ipotesi di cui al comma 1.
3. La procedura di cui al presente articolo si applica anche nelle
ipotesi in cui la fattispecie è a condotta esaurita, ovvero nelle
ipotesi in cui il trasgressore abbia autonomamente provveduto
all’adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente
all’emanazione della prescrizione.

Note all’art. 15:
– Il testo degli articoli 20, 21, 22, 23, 24 e 25, comma 1, del
decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758 (Modificazioni alla
disciplina sanzionatoria in materia di lavoro), è il seguente:
«Art. 20 (Prescrizione). – 1. Allo scopo di eliminare la
contravvenzione accertata, l’organo di vigilanza, nell’esercizio delle
funzioni di polizia giudiziaria di cui all’art. 55 del codice di
procedura penale, impartisce al contravventore un’apposita
prescrizione, fissando per la regolarizzazione un termine non
eccedente il periodo di tempo tecnicamente necessario. Tale termine è
prorogabile a richiesta del contravventore, per la particolare
complessità o per l’oggettiva difficoltà dell’adempimento. In nessun
caso esso può superare i sei mesi. Tuttavia, quando specifiche
circostanze non imputabili al contravventore determinano un ritardo
nella regolarizzazione, il termine di sei mesi può essere prorogato
per una sola volta, a richiesta del contravventore, per un tempo non
superiore ad ulteriori sei mesi, con provvedimento motivato che è
comunicato immediatamente al pubblico ministero.
2. Copia della prescrizione è notificata o comunicata anche al
rappresentante legale dell’ente nell’ambito o al servizio del quale
opera il contravventore.
3. Con la prescrizione l’organo di vigilanza può imporre specifiche
misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la salute
dei lavoratori durante il lavoro.
4. Resta fermo l’obbligo dell’organo di vigilanza di riferire al
pubblico ministero la notizia di reato inerente alla contravvenzione
ai sensi dell’art. 347 del codice di procedura penale.».
«Art. 21 (Verifica dell’adempimento). – 1. Entro e non oltre sessanta
giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l’organo
di vigilanza verifica se la violazione è stata eliminata secondo le
modalità e nel termine indicati dalla prescrizione.
2. Quando risulta l’adempimento alla prescrizione, l’organo di
vigilanza ammette il contravventore a pagare in sede amministrativa,
nel termine di trenta giorni, una somma pari al quarto del massimo
dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa. Entro
centoventi giorni dalla scadenza del termine fissato nella
prescrizione, l’organo di vigilanza comunica al pubblico ministero
l’adempimento alla prescrizione, nonché l’eventuale pagamento della
predetta somma.
3. Quando risulta l’inadempimento alla prescrizione, l’organo di
vigilanza ne dà comunicazione al pubblico ministero e al
contravventore entro novanta giorni dalla scadenza del termine fissato
nella prescrizione.».
«Art. 22 (Notizie di reato non pervenute dall’organo di vigilanza). –
1. Se il pubblico ministero prende notizia di una contravvenzione di
propria iniziativa ovvero la riceve da privati o da pubblici ufficiali
o incaricati di un pubblico servizio diversi dall’organo di vigilanza,
ne dà immediata comunicazione all’organo di vigilanza per le
determinazioni inerenti alla prescrizione che si renda necessaria allo
scopo di eliminare la contravvenzione.
2. Nel caso previsto dal comma 1, l’organo di vigilanza informa il
pubblico ministero delle proprie determinazioni entro sessanta giorni
dalla data in cui ha ricevuto comunicazione della notizia di reato dal
pubblico ministero.».
«Art. 23 (Sospensione del procedimento penale). – 1. Il procedimento
per la contravvenzione è sospeso dal momento dell’iscrizione della
notizia di reato nel registro di cui all’art. 335 del codice di
procedura penale fino al momento in cui il pubblico ministero riceve
una delle comunicazioni di cui all’art. 21, commi 2 e 3.
2. Nel caso previsto dall’art. 22, comma 1, il procedimento riprende
il suo corso quando l’organo di vigilanza informa il pubblico
ministero che non ritiene di dover impartire una prescrizione, e
comunque alla scadenza del termine di cui all’art. 22, comma 2, se
l’organo di vigilanza omette di informare il pubblico ministero delle
proprie determinazioni inerenti alla prescrizione. Qualora nel
predetto termine l’organo di vigilanza informi il pubblico ministero
d’aver impartito una prescrizione, il procedimento rimane sospeso fino
al termine indicato dal comma 1.
3. La sospensione del procedimento non preclude la richiesta di
archiviazione. Non impedisce, inoltre, l’assunzione delle prove con
incidente probatorio, nè gli atti urgenti di indagine preliminare, nè
il sequestro preventivo ai sensi degli articoli 321 e seguenti del
codice di procedura penale.».
«Art. 24 (Estinzione del reato). – 1. La contravvenzione si estingue
se il contravventore adempie alla prescrizione impartita dall’organo
di vigilanza nel termine ivi fissato e provvede al pagamento previsto
dall’art. 21, comma 2.
2. Il pubblico ministero richiede l’archiviazione se la
contravvenzione è estinta ai sensi del comma 1.
3. L’adempimento in un tempo superiore a quello indicato nella
prescrizione, ma che comunque risulta congruo a norma dell’art. 20,
comma 1, ovvero l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose
della contravvenzione con modalità diverse da quelle indicate
dall’organo di vigilanza, sono valutati ai fini dell’applicazione
dell’art. 162-bis del codice penale. In tal caso, la somma da versare
è ridotta al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la
contravvenzione commessa.».
«Art. 25 (Norme di coordinamento e transitorie). – 1. Per le
contravvenzioni non si applicano le norme vigenti in tema di diffida e
di disposizione.».
Capo IV Art. 16. Ricorso alla direzione regionale del lavoro
1. Nei confronti della ordinanza-ingiunzione emessa, ai sensi
dell’articolo 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, dalla
Direzione provinciale del lavoro, fermo restando il ricorso in
opposizione di cui all’articolo 22 della medesima legge, è ammesso
ricorso in via alternativa davanti al direttore della direzione
regionale del lavoro, entro trenta giorni dalla notifica della stessa,
salvo che si contesti la sussistenza o la qualificazione del rapporto
di lavoro, per il quale si procede ai sensi dell’articolo 17.
2. Il ricorso va inoltrato alla direzione regionale del lavoro ed è
deciso, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento, sulla base
della documentazione prodotta dal ricorrente e di quella in possesso
dell’Amministrazione. Decorso inutilmente il termine previsto per la
decisione il ricorso si intende respinto. Il ricorso non sospende
l’esecutività dell’ordinanza-ingiunzione, salvo che la direzione
regionale del lavoro, su richiesta del ricorrente, disponga la
sospensione.
3. Il termine di cui all’articolo 22 della citata legge n. 689 del
1981, decorre dalla notifica del provvedimento che conferma o
ridetermina l’importo dell’ordinanza-ingiunzione impugnata ovvero
dalla scadenza del termine fissato per la decisione.

Nota all’art. 16:
– Il testo degli articoli 18 e 22 della citata legge n. 689 del
1981, è il seguente:
«Art. 18 (Ordinanza-ingiunzione). – Entro il termine di trenta giorni
dalla data della contestazione o notificazione della violazione, gli
interessati possono far pervenire all’autorità competente a ricevere
il rapporto a norma dell’art. 17 scritti difensivi e documenti e
possono chiedere di essere sentiti dalla medesima autorità.
L’autorità competente, sentiti gli interessati, ove questi ne abbiano
fatto richiesta, ed esaminati i documenti inviati e gli argomenti
esposti negli scritti difensivi, se ritiene fondato l’accertamento,
determina, con ordinanza motivata, la somma dovuta per la violazione e
ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese, all’autore della
violazione ed alle persone che vi sono obbligate solidalmente;
altrimenti emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti
comunicandola integralmente all’organo che ha redatto il rapporto.
Con l’ordinanza-ingiunzione deve essere disposta la restituzione,
previo pagamento delle spese di custodia, delle cose sequestrate, che
non siano confiscate con lo stesso provvedimento. La restituzione
delle cose sequestrate è altresì disposta con l’ordinanza di
archiviazione, quando non ne sia obbligatoria la confisca.
Il pagamento è effettuato all’ufficio del registro o al diverso
ufficio indicato nella ordinanza-ingiunzione, entro il termine di
trenta giorni dalla notificazione di detto provvedimento, eseguita
nelle forme previste dall’art. 14; del pagamento è data comunicazione,
entro il trentesimo giorno, a cura dell’ufficio che lo ha ricevuto,
all’autorità che ha emesso l’ordinanza.
Il termine per il pagamento è di sessanta giorni se l’interessato
risiede all’estero.
La notificazione dell’ordinanza-ingiunzione può essere eseguita
dall’ufficio che adotta l’atto, secondo le modalità di cui alla legge
20 novembre 1982, n. 890.
L’ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo. Tuttavia
l’ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso
del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l’opposizione
è proposta, con il passaggio in giudicato della sentenza con la quale
si rigetta l’opposizione, o quando l’ordinanza con la quale viene
dichiarata inammissibile l’opposizione o convalidato il provvedimento
opposto diviene inoppugnabile o è dichiarato inammissibile il ricorso
proposto avverso la stessa.».
«Art. 22 (Opposizione all’ordinanza-ingiunzione). – Contro
l’ordinanza-ingiunzione di pagamento e contro l’ordinanza che dispone
la sola confisca, gli interessati possono proporre opposizione davanti
al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione individuato
a norma dell’art. 22-bis, entro il termine di trenta giorni dalla
notificazione del provvedimento.
Il termine è di sessanta giorni se l’interessato risiede all’estero.
L’opposizione si propone mediante ricorso, al quale è allegata
l’ordinanza notificata.
Il ricorso deve contenere altresì, quando l’opponente non abbia
indicato un suo procuratore, la dichiarazione di residenza o la
elezione di domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito.
Se manca l’indicazione del procuratore oppure la dichiarazione di
residenza o la elezione di domicilio, le notificazioni al ricorrente
vengono eseguite mediante deposito in cancelleria.
Quando è stato nominato un procuratore, le notificazioni e le
comunicazioni nel corso del procedimento sono effettuate nei suoi
confronti secondo le modalità stabilite dal codice di procedura
civile.
L’opposizione non sospende l’esecuzione del provvedimento, salvo che
il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga diversamente con
ordinanza inoppugnabile.». Art. 17.
Ricorso al Comitato regionale per i rapporti di lavoro

1. Presso la direzione regionale del lavoro è costituito il
Comitato regionale per i rapporti di lavoro, composto dal direttore
della direzione regionale del lavoro, che la presiede, dal Direttore
regionale dell’INPS e dal Direttore regionale dell’INAIL. Ai
componenti dei comitati non spetta alcun compenso, rimborso spese o
indennità di missione ed al funzionamento dei comitati stessi si
provvede con le risorse assegnate a normativa vigente sui pertinenti
capitoli di bilancio.
2. Tutti i ricorsi avverso gli atti di accertamento e le
ordinanze-ingiunzioni delle direzioni provinciali del lavoro e avverso
i verbali di accertamento degli istituti previdenziali e assicurativi
che abbiano ad oggetto la sussistenza o la qualificazione dei rapporti
di lavoro, vanno inoltrati alla direzione regionale del lavoro e sono
decisi, con provvedimento motivato, dal Comitato di cui al comma 1 nel
termine di novanta giorni dal ricevimento, sulla base della
documentazione prodotta dal ricorrente e di quella in possesso
dell’Amministrazione. Decorso inutilmente il termine previsto per la
decisione il ricorso si intende respinto. Il ricorso non sospende
l’esecutività dell’ordinanza-ingiunzione, salvo che la direzione
regionale del lavoro, su richiesta del ricorrente, disponga la
sospensione.
3. Il ricorso sospende i termini di cui agli articoli 14, 18 e 22
della legge 24 novembre 1981, n. 689, ed i termini di legge per i
ricorsi giurisdizionali avverso verbali degli enti previdenziali.

Nota all’art. 17:
– Per il testo dell’art. 14 della citata legge n. 689 del 1981, si
veda nota all’art. 11.
– Per il testo degli articoli 18 e 22 della citata legge n. 689 del
1981, si veda nota all’art. 16. Capo V
Art. 18.
Risorse umane, finanziare e strumentali

1. L’idoneità allo svolgimento dei nuovi compiti affidati a
tutto il personale ispettivo viene garantita attraverso percorsi di
formazione permanente, da svolgersi anche mediante corsi telematici
appositamente organizzati, che attengano, tra l’altro, alla conoscenza
delle seguenti materie: diritto del lavoro e della previdenza sociale,
organizzazione aziendale, economia industriale e del lavoro,
sociologia economica, statistica, comunicazione, utilizzo dei sistemi
informativi, metodologia della ricerca sociale e delle indagini
ispettive. La direzione generale definisce i programmi di formazione e
di aggiornamento dei diversi Istituti della vigilanza allo scopo di
sviluppare un proficuo scambio di esperienze, una maggiore
comprensione reciproca e una crescita progressiva del coordinamento
della vigilanza. I percorsi di formazione si svolgono nei limiti delle
risorse destinate alle predette finalità dalla legislazione vigente.
Art. 19.
Abrogazioni

1. Alla data di entrata in vigore del presente decreto sono
abrogate le norme incompatibili con le disposizioni in esso contenute.

Art. 20
Invarianza degli oneri e disposizione finale

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo
osservare.

 

Chimici.info