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sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e e riparazione del danno ambientale
Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio CE

  G.U.U.E. del 30/04/2004 n.L 143 IL PARLAMENTO EUROPEO ED IL CONSIGLIO
DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in
particolare l’articolo 175, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione (1),
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (2), previa
consultazione del Comitato delle regioni, deliberando secondo la
procedura di cui all’articolo 251 del trattato (3), visto il progetto
comune approvato dal comitato di conciliazione il 10 marzo 2004,
considerando quanto segue:
(1) Nella Comunità esistono attualmente molti siti contaminati, che
comportano rischi significativi per la salute, e negli ultimi decenni
vi è stata una forte accelerazione della perdita di biodiversità. Il
non intervento potrebbe provocare in futuro ulteriori contaminazioni
dei siti e una perdita di biodiversità ancora maggiore. La prevenzione
e la riparazione, nella misura del possibile, del danno ambientale
contribuisce a realizzare gli obiettivi ed i principi della politica
ambientale comunitaria, stabiliti nel trattato. Occorre tener conto
delle circostanze locali allorché si decide come riparare il danno.
(2) La prevenzione e la riparazione del danno ambientale dovrebbero
essere attuate applicando il principio «chi inquina paga», quale
stabilito nel trattato e coerentemente con il principio dello sviluppo
sostenibile. Il principio fondamentale della presente direttiva
dovrebbe essere quindi che l’operatore la cui attività ha causato un
danno ambientale o la minaccia imminente di tale
danno sarà considerato finanziariamente responsabile in modo da
indurre gli operatori ad adottare misure e a sviluppare pratiche atte
a ridurre al minimo i rischi di danno ambientale.
(3) Poiché l’obiettivo della presente direttiva, ossia istituire una
disciplina comune per la prevenzione e riparazione del danno
ambientale a costi ragionevoli per la società non può essere
sufficientemente raggiunto dagli Stati membri e, a motivo dell’ambito
della presente direttiva e delle implicazioni con altre normative
comunitarie, come la direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile
1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici
(4), la direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992,
relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e
della flora e della fauna selvatiche
(5) e la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria
in materia di acque (6), possono dunque essere realizzati meglio a
livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio
di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato. La presente
direttiva si limita a quanto necessario per raggiungere tale obiettivo
in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso
articolo.
(4) Il danno ambientale include altresì il danno causato da elementi
aerodispersi nella misura in cui possono causare danni all’acqua, al
terreno o alle specie e agli habitat naturali protetti.
(5) Bisognerebbe definire le nozioni necessarie ad una corretta
interpretazione ed applicazione della disciplina prevista dalla
presente direttiva, specie per quanto riguarda la definizione di danno
ambientale. Quando la nozione in questione deriva da altra normativa
comunitaria pertinente, è opportuno usare la stessa definizione onde
usare criteri comuni e promuovere un’applicazione uniforme.
(6) Le specie e gli habitat naturali protetti potrebbero anche essere
definiti con riferimento alle specie e agli habitat protetti
conformemente alla legislazione nazionale sulla conservazione della
natura. Si dovrebbe tuttavia tener conto di situazioni specifiche in
cui la legislazione comunitaria o la legislazione nazionale
equivalente consentono deroghe al livello di protezione stabilito per
l’ambiente.
(7) Ai fini della valutazione del danno al terreno come definito dalla
presente direttiva, sarebbe opportuno utilizzare procedure di
valutazione del rischio per determinare quali possono essere gli
effetti nocivi per la salute
umana.
(8) La presente direttiva dovrebbe applicarsi, con riferimento al
danno ambientale, alle attività professionali che presentano un
rischio per la salute umana o l’ambiente.
In linea di principio, tali attività dovrebbero essere individuate con
riferimento alla normativa comunitaria pertinente che prevede
requisiti normativi in relazione a certe attività o pratiche che si
considera presentino
un rischio potenziale o reale per la salute umana o l’ambiente.
(9) La presente direttiva dovrebbe inoltre applicarsi, per quanto
riguarda il danno causato alle specie e agli habitat naturali
protetti, alle attività professionali che non sono già direttamente o
indirettamente contemplate
nella normativa comunitaria come comportanti un rischio reale o
potenziale per la salute umana o l’ambiente.
In tali casi l’operatore sarebbe responsabile ai sensi della presente
direttiva, soltanto quando vi sia il dolo o la colpa di detto
operatore.
(10) Si dovrebbe tenere espressamente conto del trattato Euratom,
delle convenzioni internazionali pertinenti e della normativa
comunitaria che disciplina più completamente e più rigorosamente tutte
le attività che rientrano nel campo di applicazione della presente
direttiva.
Non contemplando regole supplementari di conflitto di leggi
nell’attribuzione dei poteri delle autorità competenti, la presente
direttiva non pregiudica le regole sulla competenza giurisdizionale
previste, tra l’altro, nel regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio,
del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il
riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e
commerciale (7). La presente direttiva non si dovrebbe applicare ad
attività il cui scopo principale è la difesa nazionale o la sicurezza
internazionale.
(11) La presente direttiva si prefigge di prevenire e riparare il
danno ambientale e non riguarda i diritti a risarcimento del danno
tradizionale riconosciuti dai pertinenti accordi internazionali che
disciplinano la responsabilità civile.
(12) Molti Stati membri sono parti di accordi internazionali che
disciplinano la responsabilità civile in relazione a settori
specifici. Questi Stati membri dovrebbero poter continuare ad essere
parti di tali accordi dopo l’entrata in vigore della presente
direttiva, e gli altri Stati membri non dovrebbero perdere la facoltà
di divenire parti degli accordi stessi.
(13) A non tutte le forme di danno ambientale può essere posto rimedio
attraverso la responsabilità civile. Affinché quest’ultima sia
efficace è necessario che vi siano uno o più inquinatori
individuabili, il danno dovrebbe essere concreto e quantificabile e si
dovrebbero accertare nessi causali tra il danno e gli inquinatori
individuati. La responsabilità civile non è quindi uno strumento
adatto per trattare l’inquinamento a carattere diffuso e generale nei
casi in cui sia impossibile collegare gli effetti ambientali negativi
a atti o omissioni di taluni singoli soggetti.
(14) La presente direttiva non si applica ai casi di lesioni
personali, al danno alla proprietà privata o alle perdite economiche e
non pregiudica qualsiasi diritto concernente questi tipi di danni.
(15) Poiché la prevenzione e la riparazione del danno ambientale sono
un compito che contribuisce direttamente agli obiettivi della politica
ambientale comunitaria, le autorità pubbliche dovrebbero assicurare la
corretta attuazione ed esecuzione della disciplina prevista dalla
presente direttiva.
(16) Il ripristino dell’ambiente dovrebbe avere luogo in maniera
efficace garantendo il conseguimento degli obiettivi di riparazione. A
tal fine si dovrebbe definire un quadro comune la cui corretta
applicazione dovrebbe essere controllata dall’autorità competente.
(17) Si dovrebbero prevedere opportune disposizioni per i casi in cui
la concomitanza di più di un danno ambientale impedisce all’autorità
competente di assicurare la contestuale adozione di tutte le misure di
riparazione necessarie. In tal caso, l’autorità competente dovrebbe
poter decidere quale danno ambientale deve essere riparato a titolo
prioritario.
(18) Secondo il principio «chi inquina paga», l’operatore che provoca
un danno ambientale o è all’origine di una minaccia imminente di tale
danno dovrebbe di massima sostenere il costo delle necessarie misure
di prevenzione o di riparazione. Quando l’autorità competente
interviene direttamente o tramite terzi al posto di un operatore,
detta autorità dovrebbe far si che il costo da essa sostenuto sia a
carico dell’operatore. È inoltre opportuno che gli operatori
sostengano in definitiva il costo della valutazione del danno
ambientale ed eventualmente della valutazione della minaccia imminente
di tale danno.
(19) Gli Stati membri possono calcolare su base forfettaria le spese
amministrative, legali, di applicazione e altri costi generali da
recuperare.
(20) Non si dovrebbe chiedere ad un operatore di sostenere i costi di
misure di prevenzione o riparazione adottate conformemente alla
presente direttiva in situazioni in cui il danno in questione o la
minaccia imminente di esso derivano da eventi indipendenti dalla
volontà dell’operatore. Gli Stati membri possono consentire che gli
operatori, di cui non è accertato il dolo o la colpa, non debbano
sostenere il costo di misure di riparazione in situazioni in cui il
danno in questione deriva da emissioni o eventi espressamente
autorizzati o la cui natura dannosa non era nota al momento del loro
verificarsi.
(21) Gli operatori dovrebbero sostenere i costi delle misure di
prevenzione che avrebbero comunque dovuto prendere per conformarsi
alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che
disciplinano le loro attività, compresi eventuali permessi o
autorizzazioni.
(22) Gli Stati mem…

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