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sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute...

sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all'uso di solventi organici in talune attività e in taluni impianti.
Direttiva del Consiglio CE

  G.U.U.E. del 29/03/1999 n.L 085 IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in
particolare l’articolo 130 S, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Comitato economico e sociale,
deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 189 C del
trattato,
considerando che il programma di azione delle Comunità in materia
ambientale approvato dal Consiglio e dai Rappresentanti dei governi
degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, con le risoluzioni
del 22 novembre 1973, del 17 maggio 1977, del 7 febbraio 1983, del 19
ottobre 1987 e del 1° febbraio 1993 sottolinea l’importanza della
prevenzione e della riduzione dell’inquinamento dell’aria;
considerando in particolare che nella risoluzione del 19 ottobre 1987
è stata sottolineata l’importanza di concentrare l’azione della
Comunità, in particolare sull’attuazione di opportune norme per
garantire un elevato livello di protezione della sanità pubblica e
dell’ambiente;
considerando che la Comunità europea e i suoi Stati membri sono parti
del Protocollo della convenzione del 1979 sull’inquinamento
atmosferico transfrontaliero a grande distanza, relativo alla lotta
contro le emissioni dei composti organici volatili per ridurne i
flussi transfrontalieri e i flussi di prodotti ossidanti fotochimici
secondari che ne risultano, in modo da proteggere la salute e
l’ambiente dagli effetti nocivi;
considerando che l’inquinamento dovuto ai composti organici volatili
in uno Stato membro influenza spesso l’aria e l’acqua di altri Stati
membri; che, a norma dell’articolo 130 R del trattato, è necessaria
un’azione a livello della Comunità;
considerando che l’uso di solventi organici in talune attività e in
taluni impianti, a causa delle loro caratteristiche, provoca emissioni
di composti organici nell’aria che possono essere nocive per la sanità
pubblica e/o contribuiscono alla formazione locale e transfrontaliera
di ossidanti fotochimici nello strato limite della troposfera che
causano danni alle risorse naturali, di estrema importanza ambientale
ed economica, e, in talune condizioni di esposizione, hanno effetti
nocivi per la salute umana;
considerando che la forte incidenza negli ultimi anni di elevate
concentrazioni di ozono nella troposfera ha sollevato diffuse
preoccupazioni circa il loro impatto sulla sanità pubblica e
l’ambiente;
considerando che occorre pertanto un’azione preventiva per proteggere
la sanità pubblica e l’ambiente dalle conseguenze di emissioni
particolarmente nocive dovute all’uso di solventi organici e garantire
il diritto dei cittadini ad un ambiente sano e pulito;
considerando che le emissioni di composti organici possono essere
evitate o ridotte in molte attività ed impianti, dato che esistono o
saranno disponibili nei prossimi anni prodotti di sostituzione meno
nocivi; che, ove non esistano prodotti di sostituzione adeguati, si
dovrebbero adottare altre misure tecniche per ridurre le emissioni
nell’ambiente per quanto fattibile dal punto di vista economico e
tecnico;
considerando che l’uso di solventi organici e le emissioni di composti
organici aventi gravi effetti per la sanità pubblica dovrebbero essere
ridotti per quanto tecnicamente possibile;
considerando che gli impianti e i procedimenti contemplati della
presente direttiva dovrebbero come minimo essere registrati se non
sono soggetti ad autorizzazione secondo il diritto comunitario o
nazionale;
considerando che gli impianti esistenti e le attività dovrebbero, se
del caso, essere adattati, entro un termine congruo, in modo da
soddisfare i requisiti stabiliti per i nuovi impianti e le nuove
attività; che tale termine dovrebbe corrispondere ai tempi previsti
per conformarsi alla direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24
settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate
dell’inquinamento;
considerando che le parti pertinenti di impianti esistenti che
richiedono modificazioni sostanziali devono in via di principio essere
conformi alle nuovo norme per l’apparecchiatura sostanzialmente
modificata;
considerando che i solventi organici sono usati in molti diversi tipi
di impianti e di attività e che, pertanto, oltre ai requisiti
generali, si dovrebbero definire requisiti specifici e, nel contempo,
soglie per le dimensioni degli impianti o delle attività che devono
conformarsi alla presente direttiva;
considerando che un elevato livello di protezione ambientale comporta
la fissazione e il conseguimento di limitazioni delle emissioni di
composti organici e opportune condizioni operative, in linea con il
principio delle migliori tecniche disponibili, per taluni impianti e
talune attività che usano solventi organici nella Comunità;
considerando che in alcuni casi gli Stati membri possono dispensare i
gestori dal conformarsi ai valori limite di emissione, in quanto altre
misure, quali l’uso di tecniche o prodotti con tenore di solventi
basso o nullo, forniscono strumenti alternativi per conseguire
riduzioni equivalenti delle emissioni;
considerando che si dovrebbe opportunamente tener conto delle misure
di limitazione delle emissioni adottate prima dell’entrata in vigore
della presente direttiva;
considerando che, grazie a soluzioni alternative di riduzione, è
possibile conseguire lo scopo della presente direttiva in maniera più
efficace rispetto all’attuazione di valori limite di emissione
uniformi; che gli Stati membri possono pertanto dispensare gli
impianti esistenti dal conformarsi ai limiti di emissione se attuano
un piano nazionale che, entro i termini di attuazione della presente
direttiva, porti almeno ad una pari riduzione delle emissioni di
composti organici da queste attività e da questi impianti;
considerando che agli impianti esistenti, che ricadono nell’ambito di
applicazione della direttiva 96/61/CE e che rientrano in uno piano
nazionale, non possono in alcun caso non applicarsi le disposizioni di
tale direttiva, compreso l’articolo 9, paragrafo 4;
considerando che in molti casi gli impianti nuovi ed esistenti e
quelli di piccole e medie dimensioni possono essere autorizzati a
conformarsi a requisiti meno rigorosi, onde conservare la loro
competitività;
considerando che per il settore pulitura a secco è opportuna una
soglia zero, fatte salve esenzioni specifiche;
considerando che è necessario controllare le emissioni, compresa
l’applicazione di tecniche di misurazione per valutare le
concentrazioni di massa o la qualità di sostanze inquinanti che
possono essere rilasciate nell’ambiente;
considerando che i gestori dovrebbero ridurre le emissioni di solventi
organici, comprese quelle diffuse, nonché le emissioni di composti
organici; che un piano di gestione dei solventi costituisce un
importante strumento di verifica al riguardo; che è possibile fornire
degli orientamenti, ma che il piano di gestione dei solventi non è
ancora maturo per poter stabilire una metodologia comunitaria;
considerando che gli Stati membri devono stabilire una procedura da
seguire e le misure da adottare qualora vengano superate le
limitazioni delle emissioni;
considerando che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero
collaborare per garantire lo scambio di informazioni sull’attuazione
della direttiva e sui progressi realizzati nella ricerca delle
soluzioni alternative,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1
Finalità e ambito di applicazione

La presente direttiva mira a prevenire o a ridurre gli effetti
diretti e indiretti delle emissioni di composti organici volatili
nell’ambiente, principalmente nell’aria, e i rischi potenziali per la
salute umana mediante misure e procedure da attuare per quanto
riguarda le attività di cui all’allegato I, nella misura in cui
l’esercizio delle medesime comporti il superamento delle soglie di
consumo di solvente di cui all’allegato II A.Articolo 2
Definizioni

Ai fini della presente direttiva, si intende per:
1) impianto un’unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più
attività rientranti nell’ambito di applicazione definito nell’articolo
1 e qualsiasi altra attività direttamente correlata che siano
tecnicamente connesse con le attività svolte nel sito suddetto e
possano influire sulle emissioni;
2) impianto esistente un impianto in funzione o, nell’ambito della
legislazione vigente anteriormente alla data di recepimento della
presente direttiva, un impianto autorizzato o registrato o che abbia
costituito oggetto, a giudizio dell’autorità competente, di una
domanda di autorizzazione completa, a condizione che esso entri in
funzione al massimo entro un anno dalla data di recepimento della
presente direttiva;
3) piccolo impianto un impianto che figura nella fascia di soglia più
bassa dei punti 1, 3, 4, 5, 8, 10, 13, 16, o 17 dell’allegato II A,
ovvero per le altre attività dell’allegato II A, che hanno un consumo
di solventi inferiore a 10 tonnellate all’anno;
4) modifica sostanziale:
– per un impianto che rientra nell’ambito di applicazione della
direttiva 96/61/CE, la definizione ivi specificata,
– per un piccolo impianto, una modifica della capacità nominale che
porti ad un aumento delle emissioni di composti organici volatili
superiore al 25 %. Qualsiasi modifica che, a giudizio dell’autorità
competente, potrebbe avere effetti negativi significativi sulla salute
umana o sull’ambiente è anch’essa considerata modifica sostanziale,
– per tutti gli altri impianti, una modifica della capacità nominale
che porti ad un aumento delle emissioni di composti organici volatili
superiore al 10 %. Qualsiasi modifica che, a giudizio dell’autorità
competente, potrebbe avere effetti negativi significativi sulla salute
umana o sull’ambiente è anch’essa considerata modifica sostanziale;
5) autorità competente la o le autorità o gli organismi incaricati, a
norma delle disposizioni legislative degli Stati membri,
dell’adempimento degli obblighi derivanti dalla presente direttiva;
6) gestore qualsiasi persona fisica o giuridica che gestisce o
controlla l’impianto oppure, se previsto dalla legislazione nazionale,
dispone di un potere economico determinante sull’esercizio tecnico del
medesimo;
7) autorizzazione una decisione scritta in base alla quale l’autorità
competente concede il permesso di esercizio di un impianto o di parte
di esso;
8) registrazione una procedura, specificata in un atto giuridico, che
comporta almeno la notifica all’autorità competente, da parte del
gestore, della sua intenzione di gestire un impianto o un’attività che
rientra nell’ambito di applicazione della presente direttiva;
9) emissione qualsiasi scarico di composti organici volatili da un
impianto nell’ambiente;
10) emissioni diffuse qualsiasi emissione nell’aria, nel suolo e
nell’acqua, non contenuta negli scarichi gassosi di composti organici
volatili nonché, tranne se altrimenti indicato nell’allegato II A, i
solventi contenuti in qualsiasi prodotto. Sono comprese le emissioni
non catturate scaricate nell’ambiente esterno attraverso finestre,
porte, sfiati e aperture simili;
11) scarichi gassosi gli effluenti gassosi finali contenenti composti
organici volatili o altri inquinanti, emessi nell’aria da un camino o
da un dispositivo di abbattimento. I flussi volumetrici sono espressi
in m³/h in condizioni standard; 12) emissioni totali la somma delle
emissioni diffuse e delle emissioni negli scarichi gassosi;
13) valore limite di emissione la massa di composti organici volatili,
espressa in base a taluni parametri specifici, alla concentrazione,
alla percentuale e/o al livello di un’emissione, calcolati in
condizioni standard N, che non può essere superata in uno o più
periodi di tempo;
14) sostanze qualsiasi elemento chimico e i suoi composti quali si
presentano allo stato naturale o prodotti dall’industria, in forma
solida, liquida o gassosa;
15) preparato le miscele o le soluzioni composte di due o più
sostanze;
16) composto organico qualsiasi composto contenente almeno l’elemento
carbonio e uno o più degli elementi seguenti: idrogeno, alogeni,
ossigeno, zolfo, fosforo, silicio o azoto, ad eccezione degli ossidi
di carbonio e dei carbonati e bicarbonati inorganici;
17) composto organico volatile (COV) qualsiasi composto organico che
abbia a 293,15 K una pressione di vapore di 0,01 kPa o superiore,
oppure che abbia una volatilità corrispondente in condizioni
particolari di uso. Ai fini della presente direttiva, la frazione di
creosoto che supera il valore indicato per la pressione di vapore alla
temperatura di 293,15 K è considerata come un COV;
18) solvente organico qualsiasi COV usato da solo o in combinazione
con altri agenti e che non subisca una trasformazione chimica al fine
di dissolvere materie prime, prodotti o materiali di rifiuto, o usato
come agente di pulizia per dissolvere contaminanti oppure come
dissolvente, mezzo di dispersione, correttore di viscosità, correttore
di tensione superficiale, plastificante o conservante;
19) solvente organico alogenato un solvente organico che contiene
almeno un atomo di bromo, cloro, fluoro o iodio per molecola;
20) rivestimento ogni preparato, compresi tutti i solventi organici o
i preparati contenenti solventi organici necessari per una corretta
applicazione, usato per ottenere su una superficie un effetto
decorativo, protettivo o funzionale;
21) adesivo qualsiasi preparato, compresi tutti i solventi organici o
i preparati contenenti solventi organici necessari per una corretta
applicazione, usato per far aderire parti separate di un prodotto;
22) inchiostro un preparato, compresi tutti i solventi organici o i
preparati contenenti i solventi organici necessari per una corretta
applicazione, usato in un’attività di stampa per stampare testi o
immagini su una superficie;
23) vernice un rivestimento trasparente;
24) consumo il quantitativo totale di solventi organici utilizzato in
un impianto per anno civile ovvero qualsiasi altro periodo di dodici
mesi, detratto qualsiasi COV recuperato per riutilizzo;
25) input la quantità di solventi organici e la loro quantità nei
preparati utilizzati nello svolgimento di un’attività, inclusi i
solventi riciclati all’interno e all’esterno dell’impianto, che
vengono registrati ogniqualvolta vengano utilizzati per svolgere
l’attività;
26) riutilizzo di solventi organici l’uso di solventi organici
recuperati da un impianto per qualsiasi scopo tecnico o commerciale,
ivi compreso l’uso come combustibile, ad esclusione dello smaltimento
definitivo, come rifiuti, dei solventi organici recuperati;
27) flusso di massa la quantità di COV scaricata, espressa in unità di
massa/ora;
28) capacità nominale la massa massima di solventi organici immessi in
un impianto, espressa in media giornaliera, se l’impianto funziona in
condizioni di esercizio normale e con il rendimento previsto;
29) esercizio normale tutti i periodi di funzionamento di un impianto
o di un’attività, ad eccezione delle operazioni di avviamento, arresto
e manutenzione delle attrezzature;
30) condizioni di confinamento le condizioni nelle quali un impianto è
gestito in maniera tale che i COV scaricati dall’attività sono
raccolti ed evacuati in modo controllato mediante un camino o un
dispositivo di abbattimento e non sono quindi completamente diffusi;
31) condizioni standard una temperatura di 273,15 K ed una pressione
di 101,3 kPa;
32) media su 24 ore la media aritmetica di tutte le letture valide
effettuate nel periodo di 24 ore di esercizio normale;
33) operazioni di avviamento e di arresto le operazioni di messa in
servizio, messa fuori servizio, interruzione di un’attività, di un
elemento dell’impianto o di un serbatoio. Le fasi regolari di
oscillazione di un’attività non devono essere considerate come
avviamenti e arresti.Articolo 3
Obblighi che si applicano ai nuovi impianti

Gli Stati membri adottano le misure necessarie per
garantire che:
1) tutti i nuovi impianti siano conformi agli articoli 5, 8 e 9;
2) tutti i nuovi impianti non contemplati dalla direttiva 96/61/CE
siano soggetti a registrazione o ad autorizzazione prima di entrare in
funzione.Articolo 4
Obblighi che si applicano agli impianti esistenti

Fatta salva la direttiva 96/61/CE, gli Stati membri
adottano le misure necessarie per garantire che:
1) gli impianti esistenti siano conformi agli articoli 5, 8 e 9 entro
il 31 ottobre 2007;
2) tutti gli impianti esistenti siano registrati o autorizzati entro e
non oltre il 31 ottobre 2007;
3) gli impianti esistenti che devono essere autorizzati o registrati
secondo il piano di riduzione di cui all’allegato II B ne trasmettano
notifica alle autorità competenti entro e non oltre il 31 ottobre
2005;
4) se un impianto:
– è sottoposto a modifica sostanziale, oppure
– rientra nell’ambito di applicazione della presente direttiva per la
prima volta a seguito di una modifica sostanziale,
la parte dell’impianto oggetto della modifica sostanziale verrà
trattata come un nuovo impianto oppure come un impianto esistente,
purché le emissioni totali dell’intero impianto non superino quelle
che si sarebbero ottenute se la parte oggetto della modifica
sostanziale fosse stata trattata come un nuovo impianto.Articolo 5
Requisiti

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie o
precisando le condizioni dell’autorizzazione o emanando regole
generali vincolanti affinché siano osservati i paragrafi da 2 a 12.
2. Tutti gli impianti sono conformi:
a) ai valori limite di emissione negli scarichi gassosi e ai valori di
emissione diffusa o ai valori limite di emissione totale nonché ad
altri requisiti indicati nell’allegato II A; o
b) ai requisiti del piano di riduzione di cui all’allegato II B.
3. a) Per quanto riguarda le emissioni diffuse, gli Stati membri
applicano i valori di emissione diffusa agli impianti come valore
limite di emissione. Tuttavia, qualora si comprovi all’autorità
competente che per un singolo impianto questo valore non è
tecnicamente ed economicamente fattibile, l’autorità competente può
fare un’eccezione per tale singolo impianto, sempreché ciò non
comporti rischi per la salute umana o per l’ambiente. Per ogni deroga
il gestore deve comprovare all’autorità competente che viene
utilizzata la migliore tecnica disponibile.
b) Le attività che non possono essere gestite in condizioni di
confinamento possono essere dispensate dai controlli di cui
all’allegato II A, qualora tale possibilità sia esplicitamente
menzionata in detto allegato. In tal caso si ricorrerà al piano di
riduzione di cui all’allegato II B, a meno che si comprovi
all’autorità competente che questa opzione non è tecnicamente ed
economicamente fattibile. In questo caso, il gestore deve comprovare
all’autorità competente che viene utilizzata la miglior tecnica
disponibile.
Gli Stati membri riferiscono alla Commissione in merito alle deroghe
di cui alle lettere a) e b) a norma dell’articolo 11.
4. Per gli impianti che non usano il piano di riduzione, eventuali
dispositivi di abbattimento installati dopo la data di recepimento
della presente direttiva devono essere conformi ai requisiti di cui
all’allegato II A.
5. Gli impianti adibiti a due o più attività che individualmente
superano le soglie di cui all’allegato II A devono:
a) per le sostanze specificate nei paragrafi 6, 7 e 8, soddisfare i
requisiti di dette disposizioni per ciascuna attività;
b) per tutte le altre sostanze:
i) soddisfare i requisiti di cui al paragrafo 2 per ciascuna attività,
oppure
ii) avere emissioni totali che non superino quelle che si sarebbero
avute applicando il disposto del punto i).
6. Le sostanze o i preparati ai quali, a causa del loro tenore di COV
classificati come cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione,
ai sensi della direttiva 67/548/CEE (10), sono assegnate, o sui
quali devono essere apposte, le frasi di rischio R45, R46, R49, R60,
R61 sono sostituiti, quanto prima e nei limiti del possibile, e
tenendo conto delle linee guida di cui all’articolo 7, paragrafo 1,
con sostanze o preparati meno nocivi.
7. Per gli effluenti dei COV di cui al paragrafo 6, vale a dire
effluenti in cui il flusso di massa della somma dei composti che
comportano l’etichettatura di cui al detto paragrafo è uguale o
superiore a 10 g/h, deve essere rispettato un valore limite di
emissione di 2 mg/Nm³. Il valore limite di emissione si riferisce alla
somma di massa dei singoli composti.
8. Per gli effluenti dei COV alogenati cui sono state assegnate
etichette con la frase di rischio R40, vale a dire effluenti in cui il
flusso di massa della somma dei composti che comportano
l’etichettatura R40 è uguale o superiore a 100 g/h, deve essere
rispettato un valore limite di emissione di 20 mg/Nm³. Il valore
limite di emissione si riferisce alla somma di massa dei singoli
composti.
Gli effluenti dei COV di cui ai paragrafi 6 e 8 devono essere
controllati come emissioni di impianto in condizioni di confinamento,
nella misura in cui ciò sia tecnicamente ed economicamente fattibile
al fine di tutelare la salute umana e l’ambiente.
9. Gli effluenti dei COV ai quali, dopo l’entrata in vigore della
presente direttiva, viene assegnata, o che devono riportare, una delle
frasi di rischio di cui ai paragrafi 6 e 8 devono rispettare quanto
prima i valori limite di emissione specificati, rispettivamente, nei
paragrafi 7 e 8.
10. Sono adottate tutte le precauzioni opportune per ridurre al minimo
le emissioni durante le fasi di avviamento e di arresto.
11. Gli impianti esistenti che utilizzano un dispositivo di
abbattimento esistente e sono conformi ai valori limite di emissione
di:
– 50 mg C/Nm³ in caso di incenerimento,
– 150 mg C/Nm³ per qualsiasi altro dispositivo di abbattimento
sono esonerati dall’obbligo di conformarsi ai valori limite di
emissione negli scarichi gassosi di cui all’allegato II A per un
periodo di dodici anni a decorrere dalla data di cui all’articolo 15,
a condizione che le emissioni totali dell’intero impianto non superino
le emissioni che si sarebbero verificate osservando tutti i requisiti
indicati nella suddetta tabella.
12. Né il piano di riduzione né l’applicazione del paragrafo 11 o
dell’articolo 6 esonerano gli impianti che scaricano sostanze
specificate ai paragrafi 6, 7 e 8 dall’obbligo di conformarsi ai
requisiti indicati in tali paragrafi.
13. Qualora sia effettuata una valutazione del rischio, ai sensi del
regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio (11) e del regolamento (CE)
n. 1488/94 della Commissione (12) o della direttiva 67/548/CEE
del Consiglio e della direttiva 93/67/CEE della Commissione (13),
di una qualsiasi delle sostanze che comportano l’etichettatura R40,
R60 o R61, disciplinate nell’ambito della presente direttiva, la
Commissione esamina le conclusioni della valutazione del rischio e
adotta, se del caso, le misure necessarie.Articolo
6
Piani nazionali

1. Fatta salva la direttiva 96/61/CE, gli Stati
membri possono definire e attuare piani nazionali per ridurre le
emissioni delle attività e degli impianti industriali di cui
all’articolo 1, escluse le attività 4 e 11 dell’allegato II A. Nessuna
delle altre attività può essere esclusa dall’ambito di applicazione
della presente direttiva con un piano nazionale. Questi piani devono
portare ad una riduzione delle emissioni annue di COV prodotte dagli
impianti esistenti contemplati dalla presente direttiva, entro lo
stesso termine e come minimo di entità pari a quella che si sarebbe
ottenuta applicando i limiti di emissione di cui all’articolo 5,
paragrafi 2 e 3, e all’allegato II, durante il periodo di validità del
piano nazionale. Il piano nazionale, aggiornato se del caso, sarà
presentato nuovamente alla Commissione ogni tre anni.
Lo Stato membro che definisce e attua i piani nazionali può dispensare
gli impianti esistenti dall’applicazione dei valori limite di
emissione di cui all’articolo 5, paragrafi 2 e 3, e all’allegato II.
Un piano nazionale non può in alcun caso dispensare un impianto
esistente dall’applicazione delle disposizioni di cui alla direttiva
96/61/CE.
2. Un piano nazionale comprende un elenco delle misure adottate o da
adottare per garantire il raggiungimento dell’obiettivo di cui al
paragrafo 1, compresi i dettagli del meccanismo di controllo proposto,
nonché obiettivi di riduzione intermedia vincolanti, con riferimento
ai quali sia possibile misurare i progressi realizzati. Esso è
compatibile con la normativa comunitaria vigente in materia, comprese
le pertinenti disposizioni della presente direttiva, ed include:
– un’identificazione dell’attività o delle attività a cui il piano si
applica;
– la riduzione delle emissioni che tali attività devono raggiungere e
che corrisponde a quella che si sarebbe ottenuta applicando i limiti
di emissione di cui al paragrafo 1;
– il numero di impianti interessati dal piano e le relative emissioni
totali nonché le emissioni totali di ogni attività.
Il piano include inoltre una descrizione dettagliata della serie di
strumenti tramite i quali verranno applicati i suoi requisiti, la
prova dell’applicabilità di tali strumenti e una descrizione
dettagliata dei metodi attraverso i quali verrà comprovata la
conformità al piano.
3. Lo Stato membro trasmette il piano alla Commissione. Al piano va
allegata una documentazione di sostegno, sufficiente ad accertare che
l’obiettivo di cui al paragrafo 1 sarà raggiunto, nonché qualsiasi
altra documentazione espressamente richiesta dalla Commissione. Agli
impianti esistenti che subiscono una modifica sostanziale continua ad
essere applicato il piano nazionale, purché vi rientrassero prima di
subire tale modifica sostanziale.
4. Lo Stato membro designa un’autorità nazionale per la raccolta e la
valutazione delle informazioni di cui al paragrafo 3 e per
l’attuazione del piano nazionale.
5. a) La Commissione informa il comitato di cui all’articolo 13 circa
i criteri per la valutazione dei piani nazionali, al più tardi entro
un anno dall’entrata in vigore della presente direttiva.
b) Se la Commissione, nell’esaminare il piano, il piano ripresentato o
le relazioni sui progressi compiuti presentate dagli Stati membri ai
sensi dell’articolo 11, ritiene che i risultati del piano non saranno
raggiunti entro il termine stabilito, ne informa lo Stato membro e il
comitato di cui all’articolo 13, esponendo i motivi di questo suo
parere, entro sei mesi dal ricevimento del piano o della relazione.
Entro i tre mesi successivi lo Stato membro notifica alla Commissione
le misure correttive che intende adottare per garantire il
conseguimento degli obiettivi e ne informa il comitato.
6. Se entro sei mesi dalla notificazione delle misure correttive la
Commissione decide che queste misure sono insufficienti a garantire il
conseguimento dell’obiettivo del piano entro il termine stabilito, lo
Stato membro è obbligato a soddisfare i requisiti di cui all’articolo
5, paragrafi 2 e 3, e all’allegato II entro il termine specificato
nella presente direttiva per gli impianti esistenti. La Commissione
informa della sua decisione il comitato di cui all’articolo 13.Articolo 7
Sostituzione

1. La Commissione assicura lo scambio di
informazioni tra gli Stati membri e le attività interessate sull’uso
di sostanze organiche e sui loro sostituti potenziali. Essa esamina
– l’idoneità all’uso,
– i possibili effetti sulla salute umana in generale e in particolare
quelli derivanti dall’esposizione per motivi professionali,
– gli effetti potenziali sull’ambiente e
– le conseguenze economiche, in particolare i costi e i vantaggi delle
soluzioni disponibili
allo scopo di fornire linee guida sull’uso di sostanze e di tecniche
aventi il minore impatto potenziale sull’aria, sull’acqua, sul suolo,
sugli ecosistemi e sulla salute umana. In seguito allo scambio di
informazioni la Commissione pubblica le linee guida per ciascuna
attività.
2. Gli Stati membri provvedono affinché si tenga conto delle linee
guida di cui al paragrafo 1 ai fini dell’autorizzazione e della
formulazione di regole generali vincolanti.Articolo 8
Controlli

1. Gli Stati membri introducono l’obbligo per il
gestore di un impianto contemplato dalla presente direttiva di fornire
una volta all’anno o su richiesta all’autorità competente dati che
consentano a quest’ultima di verificare la conformità alla presente
direttiva.
2. Gli Stati membri assicurano che i canali muniti di dispositivi di
abbattimento e con più di 10 kg/h di carbonio organico totale al punto
finale di scarico siano oggetto di un controllo continuo delle
emissioni onde verificarne la conformità.
3. Negli altri casi gli Stati membri provvedono affinché vengano
eseguite misurazioni continue o periodiche. Per le misurazioni
periodiche si devono ottenere almeno tre letture durante ogni
misurazione.
4. Non sono richieste misurazioni quando il dispositivo di
abbattimento di fine ciclo non è tenuto a conformarsi alla presente
direttiva.
5. La Commissione organizza uno scambio di informazioni
sull’applicazione dei piani di gestione dei solventi negli Stati
membri, sulla base dei dati relativi all’applicazione della presente
direttiva nei tre anni successivi alla data di cui all’articolo
15.Articolo 9
Conformità ai valori limite di emissione

1. Si deve fornire all’autorità competente una prova
soddisfacente della conformità:
– ai valori limite di emissione negli scarichi gassosi, ai valori
limite di emissione diffusa e ai valori limite di emissione totale;
– ai requisiti del piano di riduzione di cui all’allegato II B;
– alle disposizioni dell’articolo 5, paragrafo 3.
Nell’allegato III sono indicate linee guida sui piani di gestione dei
solventi che consentono di dimostrare la conformità a questi
parametri.
Nel determinare la concentrazione di massa dell’inquinante nello
scarico gassoso non vengono presi in considerazione i volumi di gas
che possono essere aggiunti, ove tecnicamente giustificato, agli
scarichi gassosi per scopi di raffreddamento o diluizione.
2. La conformità è nuovamente verificata dopo una modifica
sostanziale.
3. In caso di misurazioni continue la conformità ai valori limite di
emissione è considerata raggiunta se:
a) nessuna delle medie, nel corso di 24 ore di esercizio normale,
supera i valori limite di emissione, e
b) nessuna delle medie orarie supera i valori limite di emissione
stabiliti di un fattore superiore a 1,5.
4. Per le misurazioni periodiche la conformità ai valori limite di
emissione è considerata raggiunta se nel corso di un controllo:
a) la media di tutte le letture non supera i valori limite di
emissione e
b) nessuna delle medie orarie supera il valore limite di emissione
stabilito di un fattore superiore a 1,5.
5. La conformità alle disposizioni dell’articolo 5, paragrafi 7 e 8, è
verificata sulla base della somma delle concentrazioni di massa dei
singoli COV interessati. In tutti gli altri casi si prende come
riferimento la massa totale di carbonio organico emesso, ove non
altrimenti specificato nell’allegato II A.Articolo
10
Violazioni

Gli Stati membri adottano le misure opportune per
garantire che, qualora si accerti una violazione della presente
direttiva:
a) il gestore informi l’autorità competente e adotti le misure
necessarie per garantire un tempestivo ripristino della conformità;
b) se la violazione causa un pericolo immediato per la salute umana e
fino a che la conformità non venga ripristinata alle condizioni di cui
alla lettera a), l’esercizio dell’attività sia sospeso.Articolo 11
Sistemi di informazione e relazioni

1. Ogni tre anni gli Stati membri comunicano alla
Commissione informazioni sull’attuazione della presente direttiva
sotto forma di relazione. Tale relazione è redatta sulla base di un
questionario o di uno schema elaborato dalla Commissione secondo la
procedura di cui all’articolo 6 della direttiva 91/692/CEE (14). Il
questionario o lo schema sono inviati agli Stati membri sei mesi prima
dell’inizio del periodo contemplato dalla relazione. La relazione è
trasmessa alla Commissione entro nove mesi dalla fine del periodo di
tre anni da essa contemplato. Gli Stati membri pubblicano le relazioni
contemporaneamente alla loro trasmissione alla Commissione, fatto
salvo il disposto dell’articolo 3, paragrafi 2 e 3, della direttiva
90/313/CEE (15). La prima relazione verte sui primi tre anni
successivi alla data di cui all’articolo 15.
2. Le informazioni fornite ai sensi del paragrafo 1 comprendono, in
particolare, dati sufficienti e rappresentativi atti a dimostrare la
conformità ai requisiti di cui all’articolo 5 e, se del caso,
all’articolo 6.
3. La Commissione elabora una relazione sull’attuazione della presente
direttiva in base ai dati forniti dagli Stati membri al più tardi
cinque anni dopo la presentazione delle prime relazioni da parte degli
Stati membri. La Commissione presenta al Parlamento europeo e al
Consiglio la relazione corredata, se necessario, di proposte.Articolo 12
Accesso del pubblico all’informazione

1. Fatto salvo quanto stabilito nella direttiva
90/313/CEE, gli Stati membri adottano le misure necessarie per
garantire che almeno le domande di autorizzazione di nuovi impianti o
di modifiche sostanziali degli impianti per i quali sia necessaria
un’autorizzazione ai sensi della direttiva 96/61/CE siano rese
accessibili per un adeguato periodo di tempo al pubblico, affinché
quest’ultimo possa esprimere le proprie osservazioni prima della
decisione dell’autorità competente. Fatto salvo quanto stabilito nella
direttiva 96/61/CE, non è obbligatorio modificare la presentazione
dell’informazione destinata al pubblico.
Anche la decisione dell’autorità competente, comprendente almeno una
copia dell’autorizzazione e di qualsiasi suo successivo aggiornamento,
deve essere messa a disposizione del pubblico.
Le regole generali vincolanti applicabili agli impianti e l’elenco
delle attività registrate e autorizzate sono messi a disposizione del
pubblico.
2. I risultati delle operazioni di controllo delle emissioni,
richiesti dalle condizioni dell’autorizzazione o della registrazione
di cui agli articoli 8 e 9 e in possesso dell’autorità competente,
vengono messi a disposizione del pubblico.
3. I paragrafi 1 e 2 si applicano fatte salve le restrizioni
riguardanti i motivi di rifiuto, da parte delle pubbliche autorità, di
fornire informazioni, compresa la riservatezza commerciale ed
industriale di cui all’articolo 3, paragrafi 2 e 3, della direttiva
90/313/CEE.Articolo 13
Comitato

La Commissione è assistita da un comitato consultivo
composto dai rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal
rappresentante della Commissione.
Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto
delle misure da adottare. Il comitato formula il suo parere sul
progetto entro un termine che il presidente può fissare in funzione
dell’urgenza della questione in esame, eventualmente procedendo a
votazione.
Il parere è iscritto a verbale; inoltre ciascuno Stato membro ha
diritto di chiedere che la sua posizione figuri a verbale.
La Commissione tiene in massima considerazione il parere formulato dal
comitato. Essa lo informa del modo in cui ha tenuto conto del suo
parere.Articolo 14
Sanzioni

Gli Stati membri decidono le sanzioni applicabili in
caso di violazione delle disposizioni nazionali emanate in attuazione
della presente direttiva e adottano le misure necessarie per
garantirne l’applicazione. Le sanzioni decise devono essere efficaci,
proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano dette
disposizioni alla Commissione entro il termine di cui all’articolo 15
e notificano senza indugio ogni loro successiva modificazione.Articolo 15
Recepimento

1. Gli Stati membri adottano le disposizioni
legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per
conformarsi alla presente direttiva entro il … aprile 2001. Essi ne
informano immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono
un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di siffatto
riferimento all’atto della loro pubblicazione ufficiale. Le modalità
del riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione i testi delle
principali disposizioni di diritto nazionale che essi adottano nel
settore disciplinato dalla presente direttiva.Articolo 16
Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il giorno
della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità
europee.Articolo 17
Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente
direttiva.

ALLEGATO I
AMBITO DI APPLICAZIONE

Il presente allegato comprende le categorie di attività di cui
all’articolo 1. Le attività di cui all’allegato II A rientrano
nell’ambito di applicazione della direttiva se vengono superate le
soglie fissate in detto allegato. In ciascun caso l’attività comprende
la pulizia dell’apparecchiatura ma non quella dei prodotti, salvo
indicazione contraria.

Rivestimento adesivo
– Qualsiasi attività in cui un adesivo è applicato ad una superficie,
ad eccezione dei rivestimenti e laminati adesivi nelle attività di
stampa.

Attività di rivestimento
– Qualsiasi attività in cui un film continuo di un rivestimento è
applicato in una sola volta o in più volte su:
– veicoli, e precisamente:
– autovetture nuove, definite come veicoli della categoria M1 nella
direttiva 70/156/CEE e della categoria N1, nella misura in cui esse
sono trattate nello stesso impianto come i veicoli M1,
– cabine di autocarri, definite come la cabina per il guidatore e
tutto l’alloggiamento integrato per l’apparecchiatura tecnica dei
veicoli delle categorie N2 e N3 nella direttiva 70/156/CEE,
– furgoni e autocarri, definiti come veicoli delle categorie N1, N2 e
N3 nella direttiva 70/156/CEE, ma escluse le cabine di autocarri,
– autobus, definiti come veicoli delle categorie M2 e M3 nella
direttiva 70/156/CEE;
– rimorchi, definiti nelle categorie O1, O2, O3 e O4 nella direttiva
70/156/CEE;
– superfici metalliche e di plastica, comprese le superfici di
aeroplani, navi, treni, ecc.;
– superfici di legno;
– superfici tessili, di tessuto, di film e di carta;
– cuoio.
Non è compreso il rivestimento metallico di substrati mediante
tecniche di elettroforesi e spruzzatura chimica. Se l’attività di
rivestimento comprende una fase durante la quale è stampato lo stesso
articolo, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, questa fase di
stampa è considerata parte dell’attività di rivestimento. Non sono
però incluse le attività di stampa a sé stanti, ma possono essere
contemplate dalla direttiva se l’attività di stampa rientra
nell’ambito di applicazione della stessa.

Verniciatura in continuo di metalli (coil coating)
– Qualsiasi attività per rivestire acciaio in bobine, acciaio
inossidabile, acciaio rivestito, leghe di rame o nastro di alluminio
con rivestimento filmogeno o rivestimento con lamine in un processo in
continuo.

Pulitura a secco
– Qualsiasi attività industriale o commerciale che utilizza COV in un
impianto di pulitura di indumenti, elementi di arredamento e prodotti
di consumo analoghi, ad eccezione della rimozione manuale di macchie e
chiazze nell’industria tessile e dell’abbigliamento.

Fabbricazione di calzature
– Qualsiasi attività di produzione di calzature, o di parti di esse.

Fabbricazione di preparati per rivestimenti, vernici, inchiostri e
adesivi
– La fabbricazione dei prodotti finali sopra indicati e di quelli
intermedi se effettuata nello stesso sito mediante miscela di
pigmenti, resine e materiali adesivi con solventi organici o altre
basi, comprese attività di dispersione e di dispersione preliminare,
correzioni di viscosità e tinta, nonché operazioni di riempimento del
contenitore con il prodotto finale.

Fabbricazione di prodotti farmaceutici
– Sintesi chimica, fermentazione, estrazione, formulazione e finitura
di prodotti farmaceutici e, se effettuata nello stesso sito, la
fabbricazione di prodotti intermedi.

Stampa
– Qualsiasi attività di riproduzione di testi e/o immagini nella
quale, mediante un supporto dell’immagine, l’inchiostro è trasferito
su qualsiasi tipo di superficie. Sono comprese le tecniche correlate
di verniciatura, rivestimento e laminazione. Tuttavia, nell’ambito di
applicazione della direttiva rientrano soltanto i sottoprocessi
seguenti:
– flessografia – un’attività di stampa rilievografica, con un supporto
dell’immagine di gomma o fotopolimeri elastici, in cui la zona
stampante si trova al di sopra della zona non stampante, che impiega
inchiostri a bassa viscosità che seccano mediante evaporazione;
– offset – un’attività di stampa con sistema a bobina con un supporto
dell’immagine in cui la zona stampante e quella non stampante sono
sullo stesso piano: per «sistema a bobina» si intende che il materiale
da stampare è immesso nella macchina da una bobina e non in lamine
separate. La zona non stampante è trattata in modo da attirare acqua e
quindi respingere inchiostro. La zona stampante è trattata per
assorbire e trasmettere inchiostro sulla superficie da stampare.
L’evaporazione avviene in un forno dove si utilizza aria calda per
riscaldare il materiale stampato;
– laminazione associata all’attività di stampa – si fanno aderire
insieme due o più materiali flessibili per produrre laminati;
– fabbricazione di carta per rotocalco – rotocalcografia per stampare
carta destinata a riviste, opuscoli, cataloghi o prodotti simili,
usando inchiostri a base di toluene;
– rotocalcografia – un’attività di stampa incavografica nella quale il
supporto dell’immagine è un cilindro in cui la zona stampante si trova
al di sotto della zona non stampante e vengono usati inchiostri
liquidi che asciugano mediante evaporazione. Le cellette sono riempite
con inchiostro e l’eccesso è rimosso dalla zona non stampante prima
che la zona stampante venga a contatto del cilindro e assorba
l’inchiostro dalle cellette;
– offset dal rotolo – un’attività di stampa con sistema a bobina,
nella quale l’inchiostro è trasferito sulla superficie da stampare
facendolo passare attraverso un supporto dell’immagine poroso in cui
la zona stampante è aperta e quella non stampante è isolata
ermeticamente, usando inchiostri liquidi che seccano soltanto mediante
evaporazione. Per «sistema a bobina» si intende che il materiale da
stampare è immesso nella macchina da una bobina e non in lamine
separate;
– laccatura – un’attività di applicazione ad un materiale flessibile
di una vernice o di un rivestimento adesivo in vista della successiva
sigillatura del materiale di imballaggio.

Conversione di gomma
– Qualsiasi attività di miscela, macinazione, dosaggio, calandratura,
estrusione e vulcanizzazione di gomma naturale o sintetica e ogni
operazione ausiliaria per trasformare gomma naturale o sintetica in un
prodotto finito.

Pulizia di superficie
– Qualsiasi attività, a parte la pulitura a secco, che utilizza
solventi organici per eliminare la contaminazione dalla superficie di
materiali, compresa la sgrassatura. Un’attività di pulizia
comprendente più di una fase prima o dopo qualsiasi altra fase di
lavorazione viene considerata attività di pulizia di superficie.
Questa attività non riguarda la pulizia dell’attrezzatura, bensì la
pulizia della superficie dei prodotti.

Estrazione di olio vegetale e grasso animale e attività di
raffinazione di olio vegetale
– Qualsiasi attività di estrazione di olio vegetale da semi e altre
sostanze vegetali, la lavorazione di residui secchi per la produzione
di mangimi, la depurazione di grassi e oli vegetali ricavati da semi,
sostanze vegetali e/o sostanze animali.

Finitura di veicoli
– Qualsiasi attività industriale o commerciale di rivestimento nonché
attività associata di sgrassatura riguardante:
– il rivestimento dei veicoli stradali come definiti nella direttiva
70/156/CEE, o parti di essi, eseguito a fini di riparazione,
manutenzione o decorazione al di fuori degli stabilimenti di
produzione, o
– il rivestimento originale dei veicoli stradali come definiti nella
direttiva 70/156/CEE, o parti di essi, con materiali del tipo di
finitura se il trattamento è eseguito al di fuori della linea
originale di produzione, o
– il rivestimento di rimorchi (compresi i semirimorchi) (categoria O).

Rivestimento di filo per avvolgimento
– Qualsiasi attività di rivestimento di conduttori metallici usati per
avvolgimenti di trasformatori, motori, ecc.

Impregnazione del legno
– Qualsiasi attività di applicazione al legno di antisettici.

Stratificazione di legno e plastica
– Qualsiasi attività in cui si fanno aderire insieme legno e/o
plastica per produrre laminati.

ALLEGATO II A

I. SOGLIE E LIMITI DI EMISSIONE

II. INDUSTRIA DEL RIVESTIMENTO DI VEICOLI
I valori limite di emissione totale sono espressi in grammi di
solvente emesso per metro quadrato di superficie del prodotto e in
chilogrammi di solvente emesso in rapporto con la carrozzeria del
veicolo.
La superficie dei prodotti di cui alla tabella sottostante è definita
come segue:
– la superficie calcolata sulla base del rivestimento per
elettroforesi totale e la superficie di tutte le parti eventualmente
aggiunte nelle fasi successive del processo di rivestimento, rivestite
con gli stessi rivestimenti usati per il prodotto in questione, o la
superficie totale del prodotto rivestito nell’impianto.
La superficie del rivestimento per elettroforesi è calcolata con la
formula:

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