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Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni a...

Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro
Decreto Legislativo

Titolo I Disposizioni generali
Articolo 1
Finalità e definizioni
1. Le disposizioni contenute nel presente decreto, nel dare attuazione
organica alla direttiva n. 93/104/CE del Consiglio, del 23 novembre
1993, così come modificata dalla direttiva n. 2000/34/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 2000, sono
dirette a regolamentare in modo uniforme su tutto il territorio
nazionale, e nel pieno rispetto del ruolo della autonomia negoziale
collettiva, i profili di disciplina del rapporto di lavoro connessi
alla organizzazione dell’orario di lavoro.
2. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si
intende per:
a) “orario di lavoro”: qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al
lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua
attività o delle sue funzioni;
b) “periodo di riposo”: qualsiasi periodo che non rientra nell’orario
di lavoro;
c) “lavoro straordinario”: è il lavoro prestato oltre l’orario normale
di lavoro così come definito all’articolo 3 del presente decreto;
d) “periodo notturno”: periodo di almeno sette ore consecutive
comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino;
e) “lavoratore notturno”:
– qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno
tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale;
– qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno
una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai
contratti collettivi di lavoro. In difetto di disciplina collettiva è
considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro
notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno; il
suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo
parziale;
f) “lavoro a turni”: qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro
anche a squadre in base al quale dei lavoratori siano successivamente
occupati negli stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo,
compreso il ritmo rotativo, che può essere di tipo continuo o
discontinuo, e il quale comporti la necessità per i lavoratori di
compiere un lavoro a ore differenti su un periodo determinato di
giorni o di settimane;
g) “lavoratore a turni”: qualsiasi lavoratore il cui orario di lavoro
sia inserito nel quadro del lavoro a turni;
h) “lavoratore mobile”: qualsiasi lavoratore impiegato quale membro
del personale viaggiante o di volo presso una impresa che effettua
servizi di trasporto passeggeri o merci su strada, per via aerea o per
via navigabile, o a impianto fisso non ferroviario;
i) “lavoro offshore”: l’attività svolta prevalentemente su una
installazione offshore (compresi gli impianti di perforazione) o a
partire da essa, direttamente o indirettamente legata alla
esplorazione, alla estrazione o allo sfruttamento di risorse minerali,
compresi gli idrocarburi, nonché le attività di immersione collegate a
tali attività, effettuate sia a partire da una installazione offshore
che da una nave;
j) “riposo adeguato”: il fatto che i lavoratori dispongano di periodi
di riposo regolari, la cui durata è espressa in unità di tempo, e
sufficientemente lunghi e continui per evitare che essi, a causa della
stanchezza della fatica o di altri fattori che perturbano la
organizzazione del lavoro, causino lesioni a se stessi, ad altri
lavoratori o a terzi o danneggino la loro salute, a breve o a lungo
termine;
k) “contratti collettivi di lavoro”: contratti collettivi stipulati da
organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più
rappresentative.Articolo 2 (*)
Campo di applicazione
1. Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano a tutti
i settori di attività pubblici e privati con le uniche eccezioni del
lavoro della gente di mare di cui alla direttiva 1999/63/CE, del
personale di volo nella aviazione civile di cui alla direttiva
2000/79/CE e dei lavoratori mobili per quanto attiene ai profili di
cui alla direttiva 2002/15/CE.
2. Nei riguardi dei servizi di protezione civile, ivi compresi quelli
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché nell’ambito delle
strutture giudiziarie, penitenziarie e di quelle destinate per
finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in
materia di ordine e sicurezza pubblica, delle biblioteche, dei musei e
delle aree archeologiche dello Stato le disposizioni contenute nel
presente decreto non trovano applicazione in presenza di particolari
esigenze inerenti al servizio espletato o di ragioni connesse ai
servizi di ordine e sicurezza pubblica, di difesa e protezione civile,
nonché degli altri servizi espletati dal Corpo nazionale dei Vigili
del Fuoco, così come individuate con decreto del Ministro competente,
di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche sociali, della
salute, dell’economia e delle finanze e per la funzione pubblica, da
emanarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto.
3. Le disposizioni del presente decreto non si applicano al personale
della scuola di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.Non
si applicano altrsì, al personale delle Forze di polizia , delle Forze
armate , nonchè agli addetti al servizio di polizia municipale e
provinciale, in relazione alle attività operative specificamente
istituzionali.
4. La disciplina contenuta nel presente decreto si applica anche agli
apprendisti maggiorenni.(*)Articolo così modificato dall’ articolo 1
del DLgsvo n. 213 del 19/07/2004
Titolo II Principi in materia di organizzazione dell’orario di
lavoro
Articolo 3
Orario normale di lavoro 1. L’orario normale di lavoro è
fissato in 40 ore settimanali.
2. I contratti collettivi di lavoro possono stabilire, ai fini
contrattuali, una durata minore e riferire l’orario normale alla
durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore
all’anno. Articolo 4(*)
Durata massima dell’orario di lavoro
1. I contratti collettivi di lavoro stabiliscono la durata massima
settimanale dell’orario di lavoro.
2. La durata media dell’orario di lavoro non può in ogni caso
superare, per ogni periodo di sette giorni, le quarantotto ore,
comprese le ore di lavoro straordinario.
3. Ai fini della disposizione di cui al comma 2, la durata media
dell’orario di lavoro deve essere calcolata con riferimento a un
periodo non superiore a quattro mesi.
4. I contratti collettivi di lavoro possono in ogni caso elevare il
limite di cui al comma 3 fino a sei mesi ovvero fino a dodici mesi a
fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all’organizzazione
del lavoro, specificate negli stessi contratti collettivi.
5. In caso di superamento delle 48 ore di lavoro settimanale,
attraverso prestazioni di lavoro straordinario, per le unità
produttive che occupano più di dieci dipendenti il datore di lavoro è
tenuto a informare, entro trenta giorni dalla scadenza del periodo di
riferimento di cui ai precedenti commi 3 e 4, la Direzione provinciale
del lavoro – Settore Ispezione del lavoro competente per territorio. I
contratti collettivi di lavoro possono stabilire le modalità per
adempiere al predetto obbligo di comunicazione. (*)Articolo così
modificato dall’ articolo 1 del DLgsvo n. 213 del 19/07/2004Articolo 5
Lavoro straordinario 1. Il ricorso a prestazioni di lavoro
straordinario deve essere contenuto.
2. Fermi restando i limiti di cui all’articolo 4, i contratti
collettivi di lavoro regolamentano le eventuali modalità di esecuzione
delle prestazioni di lavoro straordinario.
3. In difetto di disciplina collettiva applicabile, il ricorso al
lavoro straordinario è ammesso soltanto previo accordo tra datore di
lavoro e lavoratore per un periodo che non superi le duecentocinquanta
ore annuali.
4. Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi il ricorso a
prestazioni di lavoro straordinario è inoltre ammesso in relazione a:
a) casi di eccezionali esigenze tecnico-produttive e di impossibilità
di fronteggiarle attraverso l’assunzione di altri lavoratori;
b) casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di
prestazioni di lavoro
straordinario possa dare luogo a un pericolo grave e immediato ovvero
a un danno alle persone o alla produzione;
c) eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate
alla attività produttiva, nonché allestimento di prototipi, modelli o
simili, predisposti per le stesse, preventivamente comunicati agli
uffici competenti ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990,
n. 241, come sostituito dall’articolo 2, comma 10, della legge 24
dicembre 1993, n. 537, e in tempo utile alle rappresentanze sindacali
aziendali.
5. Il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato
con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di
lavoro. I contratti collettivi possono in ogni caso consentire che, in
alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i lavoratori
usufruiscano di riposi compensativi. Articolo 6
Criteri di computo 1. I periodi di ferie annue e i periodi di
assenza per malattia non sono presi in considerazione ai fini del
computo della media di cui all’articolo 4.
2. Nel caso di lavoro straordinario, se il riposo compensativo di cui
ha beneficiato il lavoratore è previsto in alternativa o in aggiunta
alla maggiorazione retributiva di cui al comma 5 dell’articolo 5, le
ore di lavoro straordinario prestate non si computano ai fini della
media di cui all’articolo 4.
Titolo III Pause, riposi e ferie
Articolo 7
Riposo giornaliero 1. Ferma restando la durata normale
dell’orario settimanale, il lavoratore ha diritto a undici ore di
riposo consecutivo ogni ventiquattro ore. Il riposo giornaliero deve
essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività
caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la
giornata.Articolo 8
Pause 1. Qualora l’orario di lavoro giornaliero ecceda il
limite di sei ore il lavoratore deve…

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