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Attuazione della direttiva 2001/45/CE relativa ai requisiti minimi di ...

Attuazione della direttiva 2001/45/CE relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l'uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori
Decreto Legislativo

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICAVisti gli articoli 76 e 87 della
Costituzione;Vista la legge 1° marzo 2002, n. 39, ed in
particolare l’articolo 1, commi 1, 3 e 5;Vista la direttiva 2001/45/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, che
modifica la direttiva 89/655/CE del Consiglio relativa ai requisiti
minimi di sicurezza e di salute per l’uso delle attrezzature di lavoro
da parte dei lavoratori durante il lavoro;Visto il decreto legislativo
19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni;Viste le
preliminari deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle
riunioni del 12 marzo e del 23 maggio 2003; Acquisito il parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano;Acquisiti i pareri delle
competenti commissioni della Camera dei deputati e del Senato della
Repubblica;Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata
nella riunione del 3 luglio 2003;Sulla proposta del Ministro per le
politiche comunitarie e del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia, dell’economia e delle finanze, della salute, delle
attività produttive e per gli affari regionali;E m a n ail
seguente decreto legislativo:Art.11. All’articolo 89, comma 2, del
decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive
modificazioni, di seguito denominato «decreto
legislativo», sono apportate le seguenti modifiche: a) alla
lettera a) dopo le parole: «36, comma 8-ter,», sono
inserite le seguenti: «36-bis, commi 5, 6; 36-ter; 36-quater,
commi 5 e 6; 36-quinquies, comma 2,»; b) dopo la lettera b)
è aggiunta la seguente: «b-bis) con l’arresto fino a tre
mesi o con l’ammenda da euro 258 a euro 1.032 per la violazione degli
articoli 36-bis, commi 1, 2, 3, 4 e 7, 36-ter, 36-quater, commi 1, 3 e
4, 36-quinquies, comma 1.».2. All’articolo 1, primo comma, del
decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, sono
aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché dalle
disposizioni del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e
successive modificazioni.».Art. 21. Al titolo del decreto
legislativo dopo le parole: «99/38/CE» sono aggiunte le
seguenti: «2001/45/CE».Art. 31. Il presente decreto
determina i requisiti minimi di sicurezza e salute per l’uso delle
attrezzature di lavoro per l’esecuzione di lavori temporanei in
quota.Art. 41. All’articolo 34, comma 1, del decreto legislativo, dopo
la lettera c) viene aggiunta la seguente: «c-bis) lavoro in
quota: attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio
di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un
piano stabile».Art. 51. Dopo l’articolo 36 del decreto
legislativo, sono aggiunti i seguenti:«Art. 36-bis (Obblighi del
datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota). – 1.
Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non
possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni
ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie
le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere
condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti
criteri:a) priorità alle misure di protezione collettiva
rispetto alle misure di protezione individuale; b) dimensioni delle
attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori da eseguire,
alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi.
2. Il datore di lavoro sceglie il tipo più idoneo di sistema di
accesso ai posti di lavoro temporanei in quota in rapporto alla
frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell’impiego.
Il sistema di accesso adottato deve consentire l’evacuazione in caso
di pericolo imminente. Il passaggio da un sistema di accesso a
piattaforme, impalcati, passerelle e viceversa non deve comportare
rischi ulteriori di caduta. 3. Il datore di lavoro dispone
affinché sia utilizzata una scala a pioli quale posto di lavoro
in quota solo nei casi in cui l’uso di altre attrezzature di lavoro
considerate più sicure non è giustificato a causa del
limitato livello di rischio e della breve durata di impiego oppure
delle caratteristiche esistenti dei siti che non può
modificare. 4. Il datore di lavoro dispone affinché siano
impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi alle
quali il lavoratore è direttamente sostenuto, soltanto in
circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta
che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza
e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro considerata più
sicura non è giustificato a causa della breve durata di impiego
e delle caratteristiche esistenti dei siti che non può
modificare. Lo stesso datore di lavoro prevede l’impiego di un sedile
munito di appositi accessori in funzione dell’esito della valutazione
dei rischi ed, in particolare, della durata dei lavori e dei vincoli
di carattere ergonomico. 5. Il datore di lavoro, in relazione al tipo
di attrezzature di lavoro adottate in base ai commi precedenti,
individua le misure atte a minimizzare i rischi per i lavoratori,
insiti nelle attrezzature in questione, prevedendo, ove necessario,
l’installazione di dispositivi di protezione contro le cadute. I
predetti dispositivi devono presentare una configurazione ed una
resistenza tali da evitare o da arrestare le cadute da luoghi di
lavoro in quota e da prevenire, per quanto possibile, eventuali
lesioni dei lavoratori. I dispositivi di protezione collettiva contro
le cadute possono presentare interruzioni soltanto nei punti in cui
sono presenti scale a pioli o a gradini. 6. Il datore di lavoro nel
caso in cui l’esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede
l’eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva
contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci.
Il lavoro è eseguito previa adozione di tali misure. Una volta
terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura
particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute
devono essere ripristinati. 7. Il datore di lavoro effettua i lavori
temporanei in quota soltanto se le condizioni meteorologiche non
mettono in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori. Art.
36-ter (Obblighi del datore di lavoro relativi all’impiego delle scale
a pioli). – 1. Il datore di lavoro assicura che le scale a pioli siano
sistemate in modo da garantire la loro stabilità durante
l’impiego e secondo i seguenti criteri: a) le scale a pioli portatili
devono poggiare su un supporto stabile, resistente, di dimensioni
adeguate e immobile, in modo da garantire la posizione orizzontale dei
pioli; b) le scale a pioli sospese devono essere agganciate in modo
sicuro e, ad eccezione delle scale a funi, in maniera tale da evitare
spostamenti e qualsiasi movimento di oscillazione; c) lo scivolamento
del piede delle scale a pioli portatili, durante il loro uso, deve
essere impedito con fissaggio della parte superiore o inferiore dei
montanti, o con qualsiasi dispositivo antiscivolo, o ricorrendo a
qualsiasi altra soluzione di efficacia equivalente; d) le scale a
pioli usate per l’accesso devono essere tali da sporgere a sufficienza
oltre il livello di accesso, a meno che altri dispositivi garantiscono
una presa sicura; e) le scale a pioli composte da più elementi
innestabili o a sfilo devono essere utilizzate in modo da assicurare
il fermo reciproco dei vari elementi; f) le scale a pioli mobili
devono essere fissate stabilmente prima di accedervi. 2. Il datore di
lavoro assicura che le scale a pioli siano utilizzate in modo da
consentire ai lavoratori di disporre in qualsiasi momento di un
appoggio e di una presa sicuri. In particolare il trasporto a mano di
pesi su una scala a pioli non deve precludere una presa sicura.Art.
36-quater (Obblighi del datore di lavoro relativi all’impiego dei
ponteggi). – 1. Il datore di lavoro procede alla redazione di un
calcolo di resistenza e di stabilità e delle corrispondenti
configurazioni di impiego, se nella relazione di calcolo del ponteggio
scelto non sono disponibili specifiche configurazioni strutturali con
i relativi schemi di impiego. 2. Il datore di lavoro è
esonerato dall’obbligo di cui al comma 1, se provvede all’assemblaggio
del ponteggio in conformità ai capi IV, V e VI del decreto del
Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164. 3. Il datore di
lavoro provvede a redigere a mezzo di persona competente un piano di
montaggio, uso e smontaggio, in funzione della complessità del
ponteggio scelto. Tale piano può assumere la forma di un piano
di applicazione generalizzata integrato da istruzioni e progetti
particolareggiati per gli schemi speciali costituenti il ponteggio, ed
è messo a disposizione del preposto addetto alla sorveglianza e
dei lavoratori interessati. 4. Il datore di lavoro assicura che: a) lo
scivolamento degli elementi di appoggio di un ponteggio è
impedito tramite fissaggio su una superficie di appoggio, o con un
dispositivo antiscivolo, oppure con qualsiasi altra soluzione di
efficacia equivalente; b) i piani di posa dei predetti elementi di
appoggio hanno una capacità portante sufficiente; c) il
ponteggio è stabile; d) dispositivi appropriati impediscono lo
spostamento involontario dei ponteggi su ruote durante l’esecuzione
dei lavori in quota; e) le dimensioni, la forma e la disposizione
degli impalcati di un ponteggio sono idonee alla natura del lavoro da
eseguire, adeguate ai carichi da sopportare e tali da consentire
u…

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