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Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifi...

Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 92/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggi
Decreto Legislativo

Titolo I Gestione dei rifiutiCapo I Principi generali
Art. 1
Campo di applicazione 1. Il presente decreto disciplina la
gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli imballaggi e dei
rifiuti di imballaggi, fatte salve disposizioni specifiche particolari
o complementari, conformi ai principi del presente decreto, adottate
in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di
determinate categorie di rifiuti.
2. Le regioni a statuto ordinario regolano la materia disciplinata dal
presente decreto nel rispetto delle disposizioni in esso contenute che
costituiscono principi fondamentali della legislazione statale ai
sensi dell’articolo 117, comma 1, della Costituzione(*).
3. Le disposizioni di principio del presente decreto costituiscono
norme di riforma economico – sociale nei confronti delle regioni a
statuto speciale e delle province autonome aventi competenza esclusiva
in materia, le quali provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti
entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.
————(*) Comma così modificato dall’art.1 del D.Lgs. 8
novembre 1997, n.389Art. 2
Finalità 1. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico
interesse ed è disciplnata dal presente decreto al fine di assicurare
un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci, tenendo
conto della specificità dei rifiuti pericolosi.
2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la
salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero
recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:
a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la
fauna e la flora;
b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse,
tutelati in base alla normativa vigente.
3. La gestione dei rifiuti si conforma ai principi di
responsabilizzazone e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti
nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di
beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi
dell’ordinamento nazionale e comunitario
4. Per il conseguimento delle finalità del presente decreto lo Stato,
le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze
ed in conformità alle disposizioni che seguono, adottano ogni
opportuna azione avvalendosi, anche mediante accordi e contratti di
programma, di soggetti pubblici e privati
qualificati.Art. 3
Prevenzione della produzione di rifiuti 1. Le autorità competenti
adottano, ciascuna nell’ambito delle proprie attribuzioni, iniziative
dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e la riduzione
della produzione e della pericolosità dei rifiuti mediante:
a) lo sviluppo di tecnologie pulite, in particolare quelle che
consentono un maggiore risparmio di risorse naturali;
b) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di
ecoaudit, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di
informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, nonché lo
sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta
valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente
durante l’intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
c) la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti
concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno
possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso od il loro
smaltimento, ad incrementare la quantità, il volume e la pericolosità
dei rifiuti ed i rischi di inquinamento;
d) lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze
pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essere recuperati o
smaltiti;
e) la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino le
capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della
produzione di rifiuti;
f) la promozione di accordi e contratti di programma finalizzati alla
prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei
rifiuti.Art. 4
Recupero dei rifiuti 1. Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti
le autorità competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento
finale dei rifiuti attraverso:
a) il reimpiego ed il riciclaggio;
b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti;
c) l’adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni
di appalto che prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai
rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;
d) l’utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come
altro mezzo per produrre energia.
2. Il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima
debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di
recupero.
3. Al fine di favorire e incrementare le attività di riutilizzo, di
riciclaggio e di recupero le autorità competenti ed i produttori
promuovono analisi dei cicli di vita dei prodotti, eco-bilanci,
informazioni e tutte le altre iniziative utili.
4. Le autorità competenti promuovono e stipulano accordi e contratti
di programma con i soggetti economici interessati al fine di favorire
il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti, con
particolare riferimento al reimpiego di materie prime e di prodotti
ottenuti dalla raccolta differenziata con la possibilità di stabilire
agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi nel rispetto
delle norme comunitarie ed il ricorso a strumenti economici(*).
————(*) Comma così modificato dall’art.1 del D.Lgs. 8
novembre 1997, n.389Art. 5
Smaltimento dei rifiuti 1. Lo smaltimento dei rifiuti deve essere
effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale
della gestione dei rifiuti.
2. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più
possibile ridotti potenziando la prevenzione e le attività di
riutilizzo, di riciclaggio e di recupero.
3. Lo smaltimento dei rifiuti è attuato con il ricorso ad una rete
integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che tenga conto
delle tecnologie più perfezionate a disposizione che non comportino
costi eccessivi, al fine di:
a) realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani
non pericolosi in ambiti territoriali ottimali;
b) permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti
appropriati più vicini, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti
stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di
impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;
c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto
grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica.
4. A partire dal 1 gennaio 1999 la realizzazione e la gestione di
nuovi impianti di incenerimento possono essere autorizzate solo se il
relativo processo di combustione è accompagnato da recupero energetico
con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei
rifiuti in energia utile, calcolata su base annuale, stabilita con
apposite norme tecniche.
5. Dal 1 gennaio 1999 è vietato smaltire i rifiuti urbani non
pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti,
fatti salvi gli accordi regionali o internazionali esistenti alla data
di entrata in vigore del presente decreto. Eventuali nuovi accordi
regionali potranno essere promossi nelle forme previste dalla legge 8
giugno 1990, n. 142, qualora gli aspetti territoriali e l’opportunità
tecnico-economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo
richiedano.
6. Dal 1 gennaio 2000 è consentito smaltire in discarica solo i
rifiuti inerti, i rifiuti individuati da specifiche norme tecniche ed
i rifiuti che residuano dalle operazioni di riciclaggio, di recupero e
di smaltimento di cui ai punti D2, D8, D9, D10 e D11 di cui
all’allegato B. Per casi di comprovata necessità e per periodi di
tempo determinati il Presidente della regione, d’intesa con il
Ministro dell’ambiente, può autorizzare lo smaltimento in discarica
nel rispetto di apposite prescrizioni tecniche e delle norme vigenti
in materia.
6-bis. L’autorizzazione di cui al comma 6 deve indicare i presupposti
della deroga e gli interventi previsti per superare la situazione di
necessità, con particolare riferimento ai fabbisogni, alla tipologia e
alla natura dei rifiuti da smaltire in discarica, alle iniziative ed
ai tempi di attuazione delle stesse, nonché alle eventuali
integrazioni del piano regionale. Ai fini dell’acquisizione
dell’intesa il Ministro dell’ambiente si pronuncia entro 90 giorni dal
ricevimento del relativo provvedimento, decorso inutilmente tale
termine l’intesa si intende acquisita.(*)
————(*) Comma così aggiunto dall’art.1 del D.Lgs. 8
novembre 1997, n.389Art. 6
Definizioni 1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie
riportate nell’allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia
deciso o abbia l’obbligo di disfarsi;
b) produttore: la persona la cui attività ha prodotto rifiuti e la
persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento o di miscuglio
o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione dei
rifiuti;
c) detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o
giuridica che li detiene;
d) gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento
dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni nonché il
controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la
chiusura;
e) raccolta: l’operazione di prelievo, di cernita e di raggruppamento
dei rifiuti per il loro trasporto;
f) raccolta differenziata: la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti
urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione
organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclaggio ed al recupero
di materia prima;
g) smaltimento: le operazioni previste nell’allegato B;
h) recupero: le operazioni previste nell’allegato C;
i) luogo di produzione dei rifiuti: …

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