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Attività ricettive turistico-alberghiere. Precisazioni e chiarimenti ...

Attività ricettive turistico-alberghiere. Precisazioni e chiarimenti sull'applicazione del D.M. 9 aprile 1994
Lettera Circolare

Nel recente periodo sono pervenuti a questa Amministrazione
centrale, da parte di Comandi provinciali dei Vigili del fuoco e di
Associazioni di categoria, numerosi quesiti e richieste di chiarimento
in merito all’applicazione di specifici punti
dell’allegato tecnico al D.M. 9 aprile 1994, con particolare
riguardo alle attività ricettive esistenti.Per
uniformità di indirizzo si riportano di seguito le risposte
già formulate sulla base dei quesiti pervenuti.1. Ampliamenti
di strutture ricettive esistenti – Sistema di vie di esodoNelle
attività ricettive esistenti, oggetto di ampliamenti che
comportano un aumento della capacità ricettiva, qualora il
sistema di vie di esodo esistente sia compatibile con
l’incremento di affollamento e con il nuovo assetto
planovolumetrico dell’attività, lo stesso dovrà
essere rispondente al Titolo II, parte seconda – attività
esistenti – del D.M. 9 aprile 1994.2. Resistenza al fuoco dei
tramezziA modifica della tabella 2 della circolare n. 91 del 14
settembre 1961, sulla base di sperimentazioni a suo tempo condotte dal
Centro Studi ed Esperienze del C.N.VV.F., si precisa che ad una
muratura realizzata con laterizi forati da 8 cm di spessore ed
intonacata su entrambe le facce, per uno spessore complessivo di 10
cm, è da attribuire una resistenza al fuoco pari a REI 30.3.
Resistenza al fuoco delle strutture di coperturaFermo restando il
rispetto delle caratteristiche di resistenza al fuoco delle strutture
portanti e separanti stabilite dal D.M. 9 aprile 1994 in funzione
dell’altezza antincendio dell’edificio, è
consentito che gli elementi strutturali della copertura, qualora non
collaborino alla statica complessiva del fabbricato ma debbano
garantire unicamente la propria stabilità, abbiano
caratteristiche di resistenza al fuoco commisurate alla classe dei
locali immediatamente sottostanti, con un minimo di R 30,
indipendentemente quindi dall’altezza del fabbricato. Quanto
sopra potrà essere realizzato a condizione che la situazione al
contorno escluda la possibilità di propagazione di un eventuale
incendio ad ambienti o fabbricati circostanti; in tale evenienza (come
ad esempio nel caso di adiacenza con edifici di maggiore altezza)
dovranno essere attuate idonee misure di sicurezza atte ad impedire la
propagazione dell’incendio.4. Strutture alberghiere esistenti
servite da una sola scalaNel caso di strutture ricettive esistenti
servite da una sola scala che immette nell’atrio di ingresso,
quest’ultimo costituirà parte del percorso di esodo e
pertanto, sulla base delle disposizioni previste dal D.M. 9 aprile
1994, andranno rispettate le seguenti specifiche misure:a)
REAZIONE AL FUOCO DEI MATERIALI La reazione al fuoco dei
materiali installati nell’atrio deve essere conforme a quanto
previsto al punto 6.2, lettera a). Si ritiene inoltre che nel locale
in questione non devono essere installate apparecchiature da cui
possono derivare pericoli di incendio. Qualora nell’atrio sia
prevista una zona bar, è consentita l’installazione di
macchina per caffè di tipo elettrico.b) PERCORSO DI ESODO b1)
Se il D.M. 9 aprile 1994 consente che la scala possa essere non
protetta, la lunghezza del percorso totale a partire dal piano
più elevato fino all’uscita sull’esterno, e quindi
comprensiva anche del tratto interessante l’atrio, dovrà
essere non superiore a quanto stabilito al punto 20.4.2 del decreto
(40-45 m); b2) Se invece la scala è di tipo protetto, il
percorso dallo sbarco della stessa nell’atrio di ingresso fino
all’uscita all’esterno, è unidirezionale e come
tale equiparabile ad un corridoio cieco. Sulla base delle limitazioni
previste dal decreto per i corridoi ciechi, la lunghezza del suddetto
percorso va limitata di norma a 15 metri, mentre l’area
dell’atrio deve essere separata dai locali adiacenti con
strutture REI 30 e porte di comunicazione RE 30 oppure, in alternativa
alle suddette misure di separazione, le aree dell’atrio e di
tutti i locali adiacenti e con esso comunicanti devono essere protette
da un impianto automatico di rivelazione e allarme incendio. La
lunghezza del suddetto percorso potrà essere incrementata fino
ad un massimo di 25 m; in tale circostanza si renderà
necessaria sia la separazione dell’atrio dai locali adiacenti,
come sopra indicato, che il rispetto del punto 20.4.1 del decreto per
quanto attiene la reazione al fuoco dei materiali e
l’installazione dell’impianto automatico di rivelazione ed
allarme incendio;c) COMPARTIMENTAZIONE Per quanto attiene la
necessità di compartimentare l’atrio rispetto agli altri
locali con esso comunicanti, fatto salvo quanto richiesto al
precedente capoverso b2), si richiama in generale l’osservanza
del punto 19.3 nonché del punto 8.4.2 per i locali destinati a
riunioni, trattenimenti e simili.5. Scale non facenti parte del
sistema di vie di esodoSi chiarisce che le scale che servono
più piani dell’edificio all’interno di uno stesso
compartimento, e che non fanno parte del sistema di vie di uscita, non
sono tenute ad osservare le prescrizioni dettate dal D.M. 9 aprile
1994 per la protezione delle scale stesse in funzione del numero dei
piani della struttura ricettiva. Idonea segnaletica di sicurezza
dovrà evidenziare che tali scale, non facendo parte del sistema
di vie di esodo, non devono essere utilizzate per l’evacuazione
dell’edificio in caso di emergenza.6. Numero dei piani fuori
terraPer la corretta applicazione del D.M. 9 aprile 1994, laddove
vengono poste limitazioni in funzione del numero dei piani fuori
terra, occorre fare riferimento al piano di uscita dall’edificio
inteso come il piano dal quale, attraverso un percorso orizzontale,
sia possibile l’evacuazione degli occupanti direttamente
all’esterno dell’edificio, ed al quale adducono, quindi,
le scale a servizio del fabbricato. Pertanto devono essere considerati
piani fuori terra di un’attività ricettiva tutti quelli
ubicati al di sopra del suddetto piano di uscita dall’edificio,
compreso quest’ultimo. Viceversa sono da considerare interrati i
piani per la cui evacuazione occorre procedere in direzione ascendente
per giungere al citato piano di uscita dall’edificio. Si precisa
altresì, in analogia con quanto previsto al punto 4.2 del D.M.
19 agosto 1996 per i locali di pubblico spettacolo e intrattenimento,
che possono non considerarsi interrati i piani che presentano un
dislivello rispetto al piano di uscita dall’edificio fino a -1
metro.Inoltre, nel caso di strutture turistico-alberghiere ubicate in
edifici in cui sono presenti anche altre attività a diversa
destinazione, ammissibili ai sensi del punto 5.1 del D.M. 9 aprile
1994, il numero dei piani fuori terra da prendere a riferimento per
l’attività ricettiva si calcola sommando i piani
interessati dall’attività medesima e quelli eventualmente
sottostanti ad essa. 7. Larghezza totale delle scale e delle usciteA
chiarimento di quanto riportato al punto 7.6 del D.M. 9 aprile 1994,
si precisa che la larghezza complessiva delle scale deve essere
determinata in base al massimo affollamento previsto nei due piani
consecutivi in elevazione, escludendo quindi il piano di uscita
dall’edificio in quanto soltanto gli occupanti di tali livelli
dovranno utilizzare le scale come via di esodo. Il dimensionamento
delle uscite al piano di uscita dall’edificio dovrà
invece tenere conto del massimo affollamento previsto a tale livello
oltre all’eventuale larghezza delle scale provenienti dai piani
superiori e/o inferiori qualora queste non immettano direttamente
all’aperto bensì conducano nell’atrio
dell’albergo.8. Lunghezza dei percorsi di esodo Il sistema di
vie di uscita deve consentire di raggiungere un luogo sicuro o una
scala di sicurezza esterna con un percorso massimo di 40 m, e/o una
scala protetta con un percorso di esodo non superiore a 30 metri,
stante l’inferiore livello di sicurezza garantito da tale via di
esodo. Si precisa quindi che nel caso di collegamento verticale
costituito da una scala protetta, il limite di 30 metri è
riferito al percorso al piano fino a raggiungere detta scala, non
dovendosi computare la lunghezza del percorso all’interno del
vano scala.9. Impianti di produzione caloreIl D.M. 9 aprile 1994
stabilisce al punto 8.2.1 dell’allegato che „gli impianti
di produzione di calore devono essere di tipo centralizzato“ con
ciò significando che le apparecchiature di produzione calore
(caldaie) devono essere installate in appositi locali ad uso esclusivo
(centrali termiche) e rispondenti alle vigenti norme di sicurezza.
Pertanto il riscaldamento e la climatizzazione di un edificio adibito
ad attività alberghiera può essere frazionato in
più centrali termiche, ciascuna delle quali a servizio di
distinte volumetrie del fabbricato. Lo stesso D.M. 9 aprile 1994,
fatti salvi i casi previsti per le residenze turistiche ed i villaggi
turistici, fa invece espresso divieto di installare apparecchiature di
produzione calore all’interno delle unità abitative
(camere) e delle aree comuni aperte al pubblico.10. Condotte degli
impianti di condizionamento e ventilazioneSi chiarisce che le condotte
degli impianti di condizionamento e ventilazione devono essere
provviste di serrande tagliafuoco esclusivamente in corrispondenza
degli attraversamenti di struttu…

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