Chimici.info - Chimici.info | Chimici.info

Modifiche al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, 'uso delle...

Modifiche al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, 'uso delle attrezzature munite di videoterminali'. Chiarimenti operativi in ordine alla definizione di 'lavoratore esposto' e 'sorveglianza sanitaria'.
Circolare Ministeriale

OGGETTO: Modifiche al decreto legislativo 19 settembre 1994, n.
626, “uso delle attrezzature munite di videoterminali”.
Chiarimenti operativi in ordine alla definizione di “lavoratore
esposto” e “sorveglianza sanitaria”. Con la legge 29 dicembre 2000,
n.422, “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti
dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – legge
comunitaria 2000”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale S. O. n.14/L
del 20 gennaio 2001, sono state apportate modifiche al decreto
legislativo 19 settembre 1994, n.626, Titolo VI, in tema di
sicurezza e salute dei lavoratori addetti ad attrezzature munite di
videoterminali.
Dette innovazioni, che riguardano il campo di applicazione della
normativa – il quale ne risulta significativamente ampliato – nonché
le modalità di espletamento della sorveglianza sanitaria, comportano
notevoli riflessi sull’organizzazione del lavoro nelle imprese e sulle
modalità di adempimento delle prestazioni.
Il legislatore non ha ritenuto opportuno dettare norme transitorie e
conseguentemente la nuova disciplina sarà applicabile decorsi i
termini ordinari di vacatio legis; si ritiene pertanto
opportuno fornire i seguenti chiarimenti al fine di richiamare
l’attenzione sulle innovazioni intervenute e sugli adempimenti
conseguenti. AMBITO DI APPLICAZIONE L’art. 21 della legge
comunitaria citata, che modifica la lettera c) dell’art. 51 del
D.Lgs.626/94, definisce lavoratore addetto all’uso di attrezzature
munite di videoterminali il lavoratore che utilizza un’attrezzatura
munita di videoterminali in modo sistematico o abituale, per venti ore
settimanali, dedotte le interruzioni di cui all’art. 54, e non più
il lavoratore che utilizza dette attrezzature per almeno quattro ore
consecutive giornaliere per tutta la settimana lavorativa, come
disposto dalla normativa precedente.
Tale disposizione, prescindendo dalla modalità di organizzazione dei
tempi di lavoro, ha ampliato il campo di applicazione del Titolo VI.
Rientrano infatti nella definizione di lavoratore addetto ai
videoterminali anche quei lavoratori la cui prestazione, pur
comportando l’uso di videoterminali per venti ore settimanali, si
articola in modalità che non prevedono l’uso continuativo degli stessi
per il periodo di quattro ore consecutive considerato in precedenza, e
che non rientravano prima nel campo di applicazione della normativa.
Il datore di lavoro è pertanto tenuto ad aggiornare la valutazione del
rischio di cui all’art. 4 alla luce della nuova definizione di
lavoratore, in esito alla quale valuterà la necessità o meno di nuove
misure di prevenzione e protezione della salute dei lavoratori e i
riflessi sull’organizzazione del lavoro.
Infatti, per i lavoratori compresi nella definizione di cui sopra è
previsto l’obbligo di sorveglianza sanitaria di cui all’art. 55,
nonché di formazione e informazione di cui all’art. 56.
Non sono state apportate, invece, modifiche all’art. 54 (modalità
di svolgimento della prestazione quotidiana), che sancisce il diritto
del lavoratore, qualora svolga la sua attività per almeno quattro ore
consecutive, ad una interruzione della sua attività mediante pause
ovvero cambiamento di attività, con modalità stabilite dalla
contrattazione collettiva anche aziendale, o, in mancanza, di quindici
minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuata al
videoterminale. Tale disposizione è funzionale alla prevenzione
dell’affaticamento visivo determinato dall’uso del videoterminale per
un periodo sufficientemente lungo, che allo stato delle conoscenze
scientifiche disponibili, si è ritenuto di quantificare nelle predette
quattro ore. È evidente, pertanto, che tale regime di interruzioni
trova applicazione non più nella generalità dei casi disciplinati dal
Titolo VI, com’era implicito nella vigenza della precedente
definizione di lavoratore addetto all’uso di videoterminali, ma nelle
sole ipotesi in cui la prestazione lavorativa quotidiana preveda
almeno quattro ore consecutive di uso delle attrezzature munite di
videoterminali. SORVEGLIANZA SANITARIA Le modifiche apportate
all’art. 55 in tema di sorveglianza sanitaria sono state dettate
dalla necessità di adeguare la norma all’interpretazione fornita dalla
Corte di Giustizia CE con la sentenza 12 dicembre 1996 e ai rilievi
mossi dalla Commissione CE in ordine al recepimento della direttiva
90/270/CEE relativamente alla mancata previsione, per tutti i
lavoratori, del controllo sanitario periodico, nonché alla mancata
previsione del controllo oftalmologico in relazione a tale
sorveglianza sanitaria periodica.
A fronte del precedente obbligo di sottoposizione a visita periodica,
con cadenza almeno biennale, i soli lavoratori giudicati idonei con
prescrizioni all’esito della visita preventiva e quelli di età
superiore ai quarantacinque anni, l’art. 21 della legge
comunitaria citata, con le disposizioni contenute nei commi 3, 3
bis, 3 ter e 4, in parte introduce una disciplina nuova
e in parte e chiarisce obblighi già sussistenti ai sensi della
normativa previgente.
In tal senso, la disposizione introdotta al comma 3 non introduce
ex novo l’obbligo di sorveglianza sanitaria per i lavoratori di
cui al Titolo VI, essendo tale obbligo già esistente, ma ha la
funzione di costituisce una specificazione della disciplina generale
di cui all’art. 16che prevede accertamenti preventivi e periodici,
effettuati dal medico competente, ai fini della valutazione della
idoneità dei lavoratori alla mansione specifica.
Analoga funzione illustrativa ha il successivo comma 3 bis, ai
sensi del quale le visite di controllo, sia preventive che periodiche,
sono effettuate con le modalità di cui ai commi 1 e 2; è chiaro
infatti che la necessità di esami specialistici può derivare
dall’esito delle visite periodiche, oltre che dalla visita preventiva.

Il comma 3 ter stabilisce la periodicità delle visite di
controllo, disponendo che la stessa, fatti salvi i casi particolari
che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente,
è almeno biennale per i lavoratori classificati come idonei con
prescrizioni e per quelli che abbiano compiuto il cinquantesimo anno
di età; ha frequenza almeno quinquennale per i lavoratori giudicati
idonei senza prescrizioni all’esito della visita di controllo
preventiva di cui al comma 1.
Si segnala, al riguardo l’elevazione dell’età per cui è previsto
l’obbligo di visita di controllo con periodicità almeno biennale, che
passa da quarantacinque a cinquanta anni.
Il comma 4 sottolinea il legame funzionale fra la sorveglianza
sanitaria e l’obbligo del controllo oftalmologico, precisando che
quest’ultimo discende, oltre che da apposita richiesta del lavoratore
che sospetti un’alterazione della funzione visiva, confermata dal
medico competente, anche dall’esito dei controlli preventivi e
periodici. Alla luce di quanto sopra, appare evidente che le modifiche
introdotte richiedono un attento riesame dei profili organizzativi e
delle procedure aziendali nonché complessi adempimenti conseguenti
alle innovazioni intervenute. Ne scaturisce, infatti, la necessità di
un aggiornamento puntuale della valutazione del rischio, volto ad
individuare ed attuare adeguate misure di prevenzione e protezione,
quali:
– l’introduzione della sorveglianza sanitaria, con conseguente
necessità di nomina del medico competente ove già non presente;
– la programmazione ed attuazione delle visite preventive e periodiche
per i soggetti non rientranti in precedenza nel campo di applicazione
della normativa;
– l’elaborazione di un piano specifico di informazione e formazione di
detti soggetti e la sua applicazione (art. 56).
Non appare superfluo ricordare, inoltre, che l’aggiornamento della
valutazione del rischio va effettuata previa consultazione del
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (art. 19) e con la
collaborazione del medico competente (art. 4 comma 6), e che la
predisposizione del piano di formazione prevede il coinvolgimento
degli organismi paritetici (art. 22, comma 6).
Da quanto sopra discende che, stante la già ricordata assenza di una
disciplina transitoria, appare necessaria una immediata attivazione da
parte dei datori di lavoro, sia pubblici che privati, ai fini del
rispetto delle nuove disposizioni, che peraltro richiederanno i
necessari tempi tecnici oggettivamente inevitabili per l’adeguamento
alle nuove disposizioni, tempi tecnici dei quali gli organi di
vigilanza non potranno non tenere conto.

Chimici.info