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Invalidità professionale e inabilità al lavoro
Interrogazione Par...

Invalidità professionale e inabilità al lavoro
Interrogazione Parlamentare

INTERROGAZIONE SCRITTA E-0258/98 di Hiltrud Breyer (V) alla
Commissione
(13 febbraio 1998) (98/C 402/006) Oggetto: Invalidità
professionale e inabilità al lavoro
A tutti gli Stati membri dell’UE sta certamente a cuore che il
prodotto azionale lordo non subisca contrazioni. Ma il suo
mantenimento può essere assicurato solo se vengono adottate opportune
misure preventive in materia di sanità, protezione dei consumatori e
tutela del lavoro.
1. E’ noto alla Commissione se nei singoli Stati membri si registri un
aumento dei casi di invalidità professionale e di inabilità al lavoro?
2. Se è così, quali misure adotterà la Commissione per arrestare tale
tendenza?Risposta complementare
del sig. Flynn a nome della Commissione
(19 maggio 1998)
A completamento della risposta fornita il 17 aprile 1998, la
Commissione attualmente è in grado di comunicare le seguenti
informazioni. 1. Il Consiglio ha adottato una serie di direttive,
basate sull’art. 118a del Trattato CE, che consentono l’introduzione
di provvedimenti destinati a incoraggiare gli Stati membri a
migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di
lavoro. La prima di queste, la direttiva quadro 89/391/CEE, copre
tutti i settori d’attività, sia pubblici che privati, e all’art. 9
stabilisce l’obbligo da parte dei datori di lavoro di elencare gli
infortuni che abbiano comportato per i lavoratori un’incapacità
superiore a tre giorni.
Su questa base e a partire dalle informazioni provenienti dagli Stati
membri, la Commissione elabora statistiche armonizzate. Secondo gli
ultimi dati di cui dispone la Commissione, relativi agli infortuni sul
lavoro a livello europeo, il numero di infortuni sul lavoro che
abbiano comportato un’interruzione dell’attività lavorativa superiore
a tre giorni nel 1994, è stimato a cinque milioni per l’insieme del
territorio comunitario, cioè un risultato paragonabile a quello del
1993. Inoltre, nel 1994 si sono registrati 6.423 infortuni mortali sul
lavoro, rispetto ai 6.3-16 verificatisi nel 1993, vale a dire un
aumento in termini assoluti dell’1,7 %. Tuttavia l’indice di frequenza
degli infortuni mortali sul lavoro, per 100.000 persone occupate,
indipendentemente dal livello d’attività, in realtà è migliorato,
poiché nel 1993 era del 5,3 per gli infortuni mortali, contro il 4,9
nel 1994. Pertanto l’indice di frequenza degli infortuni mortali è di
1 infortunio per 7.000 lavoratori nell’edilizia, agricoltura e
trasporti (attività considerate ad alto rischio), mentre è di 1
infortunio per 16.000 lavoratori, per l’insieme delle attività
lavorative.
Ciò significa che, tenuto conto dell’aumento della popolazione attiva
nel periodo 1993 – 1994, gli indici mostrano una tendenza alla
stabilizzazione per quanto riguarda gli infortuni che comportano
un’interruzione dell’attività lavorativa di oltre 3 giorni e una
tendenza al miglioramento per quanto riguarda gli infortuni mortali.
Si potrebbe avere un’analisi più completa, una volta disponibili i
dati relativi al 1995 nei prossimi mesi.
Per quanto riguarda l’invalidità permanente, attualmente la
Commissione non dispone di dati armonizzati a livello europeo.
Tuttavia nell’ambito del panel comunitario delle famiglie (PCF) di
Eurostat, fonte armonizzata, alla domanda posta nel 1994 relativa
“alle difficoltà di esercitare attività a motivo di stati cronici”,
circa 1’8 % della popolazione europea di età superiore ai 16 anni
(EU-12) si è dichiarata “fortemente impedita nelle attività quotidiane
da una malattia, un handicap o un problema sanitario cronico di natura
fisica o mentale”, e il 16 % ha ritenuto di essere leggermente
“ostacolato” nell’attività per gli stessi motivi.
Per quanto riguarda le prestazioni versate e tenuto conto del
carattere eterogeneo dei criteri di valutazione e dei sistemi di
rimborso (pubblici o privati), da uno Stato membro all’altro,
l’incapacità rappresenta, a livello europeo in generale, l’8 °% del
totale delle prestazioni sociali nel 1995, vale a dire un importo
equivalente alle prestazioni di disoccupazione e alle prestazioni
familiari.
A seguito dell’analisi dei dati nazionali disponibili, relativi al
prepensionamento per ridotta capacità lavorativa (Danimarca, Irlanda,
Austria, Finlandia e Regno Unito), è stato possibile constatare che
sui cinque Stati membri citati, si registra una leggera tendenza
all’aumento in Danimarca e in Irlanda una tendenza più sostenuta nel
Regno Unito e in Finlandia e molto forte in Austria. Per quanto
riguarda il Belgio, la Grecia, la Spagna, la Francia, I’Italia, il
Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svezia, le informazioni non sono
disponibili, ovvero sono insufficienti.
2. La tendenza al miglioramento che si registra nel settore degli
infortuni sul lavoro dimostra che la politica attuata dalla Comunità
in materia di prevenzione dei rischi professionali comincia a dare i
suoi frutti e che è opportuno proseguire a svilupparne le
potenzialità.

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