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Trasmissione quesiti esaminati dal Comitato Centrale Tecnico Scientif...

Trasmissione quesiti esaminati dal Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione incendi
Lettera Circolare

Si trasmettono, per opportuna conoscenza, i quesiti di interesse
generale che il Comitato in oggetto ha esaminato nel corso degli anni
1998-1999.Al riguardo, si prega di volerne trasmettere copia ai
dipendenti Comandi Provinciali VV.F.Nota ministeriale 17 marzo 1998
prot. n. P77/4106/1 sott. 34Oggetto: Distanza di sicurezza esterna tra
un impianto di distribuzione di g.p.l. per autotrazione e caserme
militari – Chiarimenti.Si forniscono i seguenti chiarimenti.Lo
scrivente Ufficio fornì alcune precisazioni
sull’osservanza delle distanze di sicurezza di 60 metri tra i
punti pericolosi di un impianto di distribuzione g.p.l. e le caserme
militari, ribadendo quanto espressamente previsto dal D.P.R. n. 28 del
1979 (art. 4, lettera b, comma 2) e cioè che detta distanza va
rispettata solamente rispetto al “perimetro di luoghi ove suole
verificarsi affluenza di pubblico” all’interno delle
caserme.Nota ministeriale 19 maggio 1998 prot. n. P847/4139 sott.
5Oggetto: Capienza massima del parterre di impianti sportivi
utilizzanti posti a sedere non fissati al suolo – Quesito.Con
riferimento al quesito posto, si precisa che l’ultimo capoverso
della circolare n. 9 del 18 giugno 1997, con cui sono stati forniti
chiarimenti in merito all’utilizzo di impianti sportivi per
manifestazioni occasionali a carattere non sportivo, chiarisce che la
capienza di pubblico nell’area di attività sportiva deve
essere determinata sulla base della larghezza delle vie di esodo a
servizio della stessa e della capacità di deflusso (50 per
impianti al chiuso).Non si ritiene pertanto applicabile al caso in
oggetto la limitazione di 500 posti a sedere prevista al punto 3.2 del
D.M. 19 agosto 1996 per i locali di pubblico spettacolo.Nota Comando
VV.F Roma 1 luglio 1998 prot. n. 40709Oggetto: Richiesta di
chiarimenti – D.M. 8/6/93 e lettera circolare n. P451/4105
dell’1.3.94.È pervenuta una richiesta di parere per
l’installazione di un impianto misto di carburanti per
autotrazione, composto da prodotti liquidi, gas naturali e
g.p.l..Ciò premesso per quanto concerne la sistemazione
dell’impianto di gas naturale, alimentato da condotta e con
sistemi di sicurezza di primo grado, si chiede di conoscere:1) se
è consentita l’installazione della cabina di misura, sala
compressori e locali recipienti di accumulo, in locali contigui e
interrati con accesso da intercapedine scoperta e aereazione ricavata
sulla parete dei locali prospiciente l’intercapedine stessa;2)
se gli apparecchi di distribuzione del g.p.l. benzina e metano
rientrano fra gli elementi pericolosi dell’impianto, nel qual
caso se occorre interporre, tra i diversi tipi di impianti delle
idonee barriere.Si precisa che per quanto concerne il primo quesito si
è rilevato che nel D.M. 8 giugno 1993, per i locali cabina
misura e sala compressori, punti 2.2 e 2.3, è prevista la
realizzazione delle aperture di aereazione nella parte più alta
delle pareti perimetrali, senza precisare se i locali possono essere
interrati: al punto 1) della lettera circolare dell’1 marzo 1994
viene chiarito che le pareti, di detti locali, possono costituire
recinzione, anche se prospicienti il piazzale di distribuzione,
purché le pareti stesse siano prive di porte e finestre il cui
limite inferiore sia ad una altezza dal suolo non inferiore a m. 2,50.
Da quanto detto non si evince se le pareti debbano essere
necessariamente fuori terra, o se detti locali possano essere
interrati senza aperture di aereazione fuori terra.Il punto 2) della
lettera circolare chiarisce le condizioni di contiguità fra il
locale di misura e il locale compressori, senza indicare se a detti
locali possano essere contigui i locali contenenti i recipienti di
accumulo; il punto 2.4 del D.M. indica che i locali per i recipienti
di accumulo possono essere installati o al piano di campagna o in
caveau (cioè locali completamente interrati su tutti i lati con
accesso dall’alto); quindi sembrerebbe non prevedere la
contiguità di tali locali (recipienti di accumulo) con altri
che costituiscono l’impianto (misura e compressori), o che
l’accesso e l’aereazione agli stessi possa avvenire da
intercapedine.Nota ministeriale 5 gennaio 1999 prot. n. P13/4105 sott.
92/BOggetto: D.M. 8 giugno 1993 e lettera circolare n. P451/4105
dell’1 marzo 1994 – Richiesta chiarimenti.Con riferimento ai
chiarimenti richiesti in merito all’oggetto, questo Ufficio, su
conforme parere del Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la
prevenzione incendi, espresso nella riunione del 25 novembre u.s. si
ritiene che l’installazione di alcuni elementi costitutivi
dell’impianto in locali interrati, così come descritta al
punto 1) della nota a cui si riscontra, non essendo espressamente
vietata dalla normativa vigente, possa essere consentita a condizione
che vengano rispettate le disposizioni generali previste dalla
normativa di settore.Nota Comando VV.F Bologna 17 settembre 1998 prot.
n. P.1295/4147 Oggetto: Richiesta estensione dei risultati relativi
alle prove sui cupolini in vetroresina o policarbonato per
l’evacuazione del fumo e del calore in caso di incendio per
l’applicazione generalizzata in attesa di un aggiornamento
normativo.L’istanza tende a dimostrare con la Relazione di Prova
che i cupolini già da molti anni installati sulla copertura dei
vari fabbricati, essendo in vetroresina o in policarbonato, soddisfano
all’obbiettivo delle Norme UNI 9494 in quanto entro pochi minuti
di esposizione al calore si dissolvono consentendo l’evacuazione
di fumo e calore.Nota ministeriale 9 marzo 1999 prot. n. P379/4147
sott. 4Oggetto: Elementi in vetroresina o policarbonato utilizzati
quali evacuatori di fumo e calore – Quesito.Con riferimento alla
problematica posta relativamente all’argomento indicato in
oggetto, si ritiene, su conforme parere del Comitato Centrale Tecnico
Scientifico per la prevenzione incendi, che l’installazione
sulla copertura di elementi fissi in materiale plastico non può
essere equiparata all’installazione degli EFC, in quanto non
risponde alle correlate caratteristiche prestazionali previste dalla
norma UNI 9494.Si fa presente, in ogni caso, che l’installazione
in copertura di elementi del tipo prospettato, può essere
valutata quale misura di protezione antincendio tenendo conto delle
caratteristiche dell’attività e della situazione al
contorno.Nota ditta Baltur S.p.A. del 20 ottobre 1998Oggetto: D.M. del
12 aprile 1996 (ex circolare ’68).Nel D.M. del 12 aprile 1996 si
precisa che la portata termica di un impianto risulta dalla somma
della portata termica dei singoli apparecchi installati nello stesso
locale.Quando la portata termica complessiva è uguale o
superiore a 100.000 kcal/h è necessario che l’impianto
abbia l’approvazione dei Vigili del Fuoco.L’apparecchio in
argomento ha una portata termica di 29.800 kcal/h (34,7 kW) ed
è costituito da due unità: una parte esterna
all’ambiente (all’aperto) dove si produce il calore, con
combustione di gas, e una parte interna all’ambiente che riceve
il calore, mediante circolazione di acqua, e lo invia
nell’ambiente da riscaldare mediante circolazione di aria.In
funzione delle dimensioni dell’ambiente da riscaldare si
installano una quantità adeguata di questi apparecchi e,
pertanto, la portata termica complessiva può superare il limite
delle 100.000 kcal/h.Tenendo presente che la parte gas e fuoco
è sempre e solo all’esterno si richiede se un impianto,
realizzato con diversi di questi apparecchi, con portata termica
complessiva superiore a 100.000 kcal/h debba avere
l’approvazione dei Vigili del Fuoco.La parte gas e fuoco
è all’esterno e all’aperto quindi non si trova in
locale o locali confinati come definito dal punto 2 – Art. 1 del D.M.
del 12 aprile 1996.Nota ministeriale 9 marzo 1999 prot. n. P377/4134
sott. 58Oggetto: D.M. 12 aprile 1996 – Art. 1, comma 2 – Quesito.Si
comunica che il quesito indicato in oggetto è stato sottoposto
all’esame del Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la
prevenzione incendi.Al riguardo il parere del suddetto Comitato, con
il quale si concorda, è che il disposto dell’art. 1,
comma 2, del D.M. 12 aprile 1996 non è applicabile alla
tipologia di installazione prospettata, in quanto i singoli apparecchi
di produzione calore sono ubicati all’esterno
dell’edificio servito.Nota ministeriale 25 gennaio 1999 prot. n.
P78/4101 sott. 106/33Oggetto: Controlli di prevenzione incendi per
attività di carattere temporaneo.In relazione al quesito posto,
sentito il Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione
incendi, si precisa quanto segue.Per i casi prospettati,
allorché l’attività non si configura in una
unità strutturale, ma è costituita dalla singola
attrezzatura (gruppi elettrogeni, carri bombolai di emergenza, caldaie
locomobili, sorgenti RX), la stessa non può essere soggetta al
controllo di prevenzione incendi e quindi alle procedure di cui al
D.P.R. n. 37/98.Va comunque precisato che il rispetto delle specifiche
misure di sicurezza antincendio costituisce sempre un obbligo da parte
dei titolari delle attività, indipendentemente dal regime di
controllo alle quali dette attività sono assoggettate.Nota
ministeriale 25 gennaio 1999 prot. n. P79/4105 sott. 34Oggetto: Rete
di distribuzione di gas metano con pressione di esercizio inferiore a
5 bar – Assoggettabilità ai controll…

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