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Videoproiezioni e impianto di apparecchi televisivi nei pubblici eserc...

Videoproiezioni e impianto di apparecchi televisivi nei pubblici esercizi
Circolare Ministeriale

Le sostanziali innovazioni tecnologiche intervenute nel settore
della video-proiezione hanno indotto numerose Prefetture ed
Autorità Comunali a rivolgere quesiti a questo Ministero in
ordine alla disciplina giuridica cui devono intendersi sottoposte, in
particolare, le rappresentazioni in pubblico di filmati con il sistema
delle videocassette.Il fenomeno, che si presenta in costante
espansione ed è stato denunciato anche dall’Associazione
Generale dello Spettacolo (A.G.I.S.) per gli effetti concorrenziali
nei confronti della normale attività cinematografica,
può consistere nella proiezione di filmati in piccole sale
annesse ai locali di pubblici esercizi, oppure nella proiezione, su
schermi giganti impiantati nell’interno di discoteche e sale da ballo,
dei cosiddetti “videodischi“.Al riguardo, per far
chiarezza sul regime autorizzatorio cui le attività in
argomento devono sottostare, è stato sentito il Ministero del
Turismo e dello Spettacolo il quale, per la parte di propria
competenza, ha espresso avviso che alle fattispecie sopradescritte
possa e debba applicarsi la disciplina prevista per le sale
cinematografiche, avuto riguardo ai seguenti riferimenti.L’art. 5,
ultimo comma, della legge 21 aprile 1962, n. 161, sulla revisione dei
film e dei lavori teatrali prescrive che sono soggette a nulla osta
ministeriale le proiezioni in pubblico dei film e di ”spettacoli
o programmazioni di qualsiasi genere“, mentre la legge 4
novembre 1965, n. 1213, prevede il rilascio dell’autorizzazione
ministeriale per la costruzione, la trasformazione e l’adattamento di
immobili da destinare a sale ed arene per spettacoli cinematografici,
nonché per l’ampliamento di detti locali.Ne consegue che la
proiezione a mezzo impianti video appare assimilabile alla proiezione
filmica e va, pertanto, assoggettata alla medesima
disciplina.Poiché anche questo Ministero concorda con la
cennata impostazione si ritiene di disporre, in via generale, che
l’apertura di locali nei quali vengono effettuate proiezioni con il
sistema della videoriproduzione deve intendersi sottoposta alla
disciplina di polizia con particolare riguardo all’obbligo della
licenza di agibilità di cui all’art. 80 del T.U. delle leggi di
P.S. ed a quella di cui all’art. 68 del T.U. medesimo.Per quanto,
invece, concerne l’impianto, negli stessi locali dei pubblici
esercizi, di apparecchi televisivi attraverso i quali vengono diramati
i normali programmi di rete, si ritiene che possano tuttora soccorrere
le disposizioni di cui alla circolare del 27 aprile 1957 n.
10.13315.11690.H(2) con particolare riferimento ai punti 1
(concernente la collocazione dell’apparecchio), 2 (relativo al divieto
di percepire compensi aggiuntivi da parte degli avventori), 3 (per
quanto riguarda il divieto di spegnere completamente le luci durante
le trasmissioni).Per quanto, invece concerne il punto 4 della citata
circolare si è del parere che non sussistono più i
motivi che determinarono a suo tempo l’imposizione di specifico
divieto di proiezione su schermi giganti dei normali programmi di rete
sempre, beninteso, che ciò avvenga negli stessi locali in cui
sostano gli avventori del pubblico esercizio e con le precauzioni di
cui ai punti 5 e 6 della circolare medesima, circa l’obbligo di non
modificare l’originaria disposizione degli arredi dell’esercizio e
quello di evitare affollamenti del locale da parte di persone non
catalogabili per i normali avventori.Tutto ciò premesso, nel
significare che i criteri suesposti devono trovare applicazione, per
l’avvenire, nei confronti di tutte quelle fattispecie non esaminate
nel dettaglio ma che appaiono comunque ad essi riconducibili, si prega
di portare quanto sopra a conoscenza delle amministrazioni Comunali
ora competenti in materia per effetto dell’art. 19 del D.P.R. 24
luglio 1977, n. 616, favorendo, al riguardo un cortese cenno di
ricevuta e di intesa.

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