Chimici.info - Chimici.info | Chimici.info

Concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro ...

Concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro
Direttiva del Consiglio CE

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA, visto il trattato che
istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 118
A, vista la proposta della Commissione , in cooperazione con il
Parlamento europeo , visto il parere del Comitato economico e sociale
, considerando che l’articolo 118 A del trattato prevede che il
Consiglio adotti, mediante direttiva, prescrizioni minime per
promuovere in particolare il miglioramento dell’ambiente di lavoro,
per garantire un più elevato livello di protezione della
sicurezza e della salute dei lavoratori; considerando che, a norma
dell’articolo precitato, le direttive in questione evitano di imporre
vincoli amministrativi, finanziari e giuridici di natura tale da
ostacolare la creazione e lo sviluppo di piccole e medie imprese;
considerando che le disposizioni della direttiva 89/391/CEE del
Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l’attuazione di misure
volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei
lavoratori durante il lavoro, sono pienamente applicabili ai settori
contemplati dalla presente direttiva, fatte salve le disposizioni
più vincolanti e/o specifiche contenute nella medesima;
considerando che "Carta comunitaria dei diritti sociali
fondamentali dei lavoratori“, adottata nel Consiglio europeo di
Strasburgo del 9 dicembre 1989 dai Capi di Stato o di governo di
undici Stati membri, in particolare al punto 7, primo comma, al punto
8 ed al punto 19, primo comma, statuisce: "7. La realizzazione
del mercato interno deve portare ad un miglioramento delle condizioni
di vita e di lavoro dei lavoratori nella Comunità europea. Tale
processo avverrà mediante il ravvicinamento di tali condizioni,
che costituisca un progresso soprattutto per quanto riguarda la durata
e l’organizzazione dell’orario di lavoro e le forme di lavoro diverse
dal lavoro a tempo indeterminato, come il lavoro a tempo determinato,
il lavoro a tempo parziale, il lavoro temporaneo e il lavoro
stagionale. 8. Ogni lavoratore della Comunità europea ha
diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite i cui
periodi devono essere via via ravvicinati, in modo da ottenere un
progresso, conformemente alle prassi nazionali. 19. Ogni lavoratore
deve beneficiare nell’ambiente di lavoro di condizioni di protezione
sanitaria e di sicurezza soddisfacenti. Devono essere adottati
provvedimenti adeguati al fine di progredire nell’armonizzazione delle
condizioni esistenti in tale campo.“; considerando che il
miglioramento della sicurezza, dell’igiene e della salute dei
lavoratori durante il lavoro rappresenta un obiettivo che non
può dipendere da considerazioni di carattere puramente
economico; considerando che la presente direttiva costituisce un
elemento concreto nell’ambito della realizzazione della dimensione
sociale del mercato interno; considerando che l’adozione di
prescrizioni minime relative all’organizzazione dell’orario di lavoro
può migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori nella
Comunità; considerando che, al fine di garantire la sicurezza e
la salute dei lavoratori della Comunità, questi ultimi devono
beneficiare di periodi minimi di riposo – giornaliero, settimanale e
annuale – e di adeguati periodi di pausa; che è quindi
opportuno prevedere anche un limite massimo per la durata settimanale
del lavoro; considerando che conviene tener conto dei principi
dell’Organizzazione internazionale del lavoro in materia di
organizzazione dell’orario di lavoro, compresi quelli relativi al
lavoro notturno; considerando che, per quanto concerne il periodo di
riposo settimanale, è opportuno tenere debitamente conto della
diversità dei fattori culturali, etnici, religiosi ed altri
negli Stati membri; che, in particolare, spetta ad ogni Stato membro
decidere se ed in quale misura la domenica deve essere compresa nel
riposo settimanale; considerando che alcuni studi hanno dimostrato che
l’organismo umano è più sensibile nei periodi notturni
ai fattori molesti dell’ambiente nonché a determinate forme di
organizzazione del lavoro particolarmente gravose e che lunghi periodi
di lavoro notturno sono nocivi per la salute dei lavoratori e possono
pregiudicare la sicurezza dei medesimi sul luogo di lavoro;
considerando che occorre limitare la durata del lavoro notturno,
comprese le ore straordinarie, e prevedere che il datore di lavoro che
fa regolarmente ricorso a lavoratori notturni ne informi le
autorità competenti, su loro richiesta; considerando che
è importante che i lavoratori notturni beneficino di una
valutazione gratuita del loro stato di salute, prima della loro
assegnazione, e in seguito a intervalli regolari, e che i lavoratori
notturni che hanno problemi di salute siano trasferiti, quando
possibile, ad un lavoro diurno per cui siano idonei; considerando che
la situazione dei lavoratori notturni e dei lavoratori a turni esige
che essi beneficino di un livello di protezione in materia di
sicurezza e di salute adattato alla natura del lavoro e che i servizi
e mezzi di protezione e prevenzione siano organizzati e funzionino
efficacemente; considerando che le modalità di lavoro possono
avere ripercussioni negative sulla sicurezza e la salute dei
lavoratori; che l’organizzazione del lavoro secondo un certo ritmo
deve tener conto del principio generale dell’adeguamento del lavoro
all’essere umano; considerando che a motivo della specificità
del lavoro può essere necessario prendere misure specifiche per
quanto riguarda l’organizzazione dell’orario di lavoro in taluni
settori od attività esclusi dal campo di applicazione della
presente direttiva; considerando che, in funzione dei problemi che
possono essere sollevati dall’organizzazione dell’orario di lavoro
nell’impresa, pare opportuno prevedere una certa flessibilità
nell’applicazione di determinate disposizioni della presente
direttiva, garantendo nel contempo il rispetto dei principi della
protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori; considerando
che occorre prevedere che talune disposizioni della presente direttiva
possano formare oggetto di deroghe operate, a seconda dei casi, dagli
Stati membri o dalle parti sociali; che, di norma, in caso di deroga
devono essere concessi ai lavoratori interessati equivalenti periodi
di riposo compensativo, HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA: SEZIONE
I CAMPO D’APPLICAZIONE E DEFINIZIONI Articolo 1 Oggetto e campo di
applicazione1. La presente direttiva stabilisce prescrizioni minime di
sicurezza e di salute in materia di organizzazione dell’orario di
lavoro. 2. La presente direttiva si applica: a) ai periodi minimi di
riposo giornaliero, riposo settimanale e ferie annuali nonché
alla pausa ed alla durata massima settimanale del lavoro; eb) a taluni
aspetti del lavoro notturno, del lavoro a turni e del ritmo di lavoro.
3. La presente direttiva si applica a tutti i settori di
attività, privati e pubblici, ai sensi dell’articolo 2 della
direttiva 89/391/CEE, fermi restando gli articoli 14 e 17 della
presente direttiva.Fatto salvo l’articolo 2, paragrafo 8, la presente
direttiva non si applica alla gente di mare, quale definita nella
direttiva 1999/63/CE del Consiglio, del 21 giugno 1999,relativa
all’accordo sull’organizzazione dell’orario di lavoro della gente di
mare concluso dall’Associazione armatori della Comunità europea
(ECSA)e dalla Federazione dei sindacati dei trasportatori dell’Unione
europea (FST) (*).4. Le disposizioni della direttiva 89/391/CEE si
applicano pienamente alle materie contemplate al paragrafo 2, fatte
salve le disposizioni più vincolanti e/o specifiche contenute
nella presente direttiva. ————(*) Così sostituito
dalla direttiva 2000/34/CE del 22 giugno 2000Articolo 2
DefinizioniAi sensi della presente direttiva si intende per: 1)
"orario di lavoro“: qualsiasi periodo in cui il lavoratore
sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio
della sua attività o delle sue funzioni, conformemente alle
legislazioni e/o prassi nazionali; 2) "periodo di riposo“:
qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro; 3)
"periodo notturno“: qualsiasi periodo di almeno 7 ore,
definito dalla legislazione nazionale e che comprenda in ogni caso
l’intervallo fra le ore 24 e le ore 5; 4) "lavoratore
notturno“: a) qualsiasi lavoratore che durante il periodo
notturno svolga almeno 3 ore del suo tempo di lavoro giornaliero,
impiegate in modo normale; eb) qualsiasi lavoratore che possa svolgere
durante il periodo notturno una certa parte del suo orario di lavoro
annuale, definita a scelta dello Stato membro interessato: i) dalla
legislazione nazionale, previa consultazione delle parti sociali, oii)
da contratti collettivi o accordi conclusi fra le parti sociali a
livello nazionale o regionale; 5) "lavoro a turni“:
qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro a squadre in base al
quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli stessi posti
di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso il ritmo rotativo,
che può essere di tipo continuo o discontinuo, ed il quale
comporti la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro ad
ore differenti su un periodo determinato di giorni o settimane; 6)
"lavoratore a turni“: qualsiasi lavoratore il cui orario di
lavoro sia inserito nel quadro del lavoro a turni. 7)
“lavoratore mobile”: qualsiasi lavoratore impiegato quale
membro del personale viaggiante o i volo presso un’impresa che
effettua servizi di trasporto passeggeri o merci su strada, per via
aerea o per via navigabile (*)8) “lavoro offshore
”:l’attività svolta prevalente…

[Continua nel file zip allegato]

Chimici.info