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Norme generali per l'igiene del lavoro ...

Norme generali per l'igiene del lavoro
Decreto del Presidente della Repubblica

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Vista la legge 12 febbraio 1955, n. 51, che delega al Governo la
emanazione di norme generali e speciali in materia di prevenzione
infortuni e di igiene del lavoro;
Visto l’art. 87, comma quinto, della Costituzione;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale;
Decreta:
TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI CAPO I CAMPO DI APPLICAZIONE
Art. 1
Attività soggette
Le norme del presente decreto si applicano a tutte le attività alle
quali sono addetti lavoratori subordinati o ad essi equiparati ai
sensi del successivo art. 3, comprese quelle esercitate dallo Stato,
dalle Regioni, dalle Provincie, dai Comuni, da altri Enti pubblici e
dagli Istituti di Istruzione e di beneficenza, salve le limitazioni
espressamente indicate.
Nei riguardi delle Ferrovie dello Stato e di quelle esercite da
privati in regime di concessione le disposizioni del presente decreto
saranno applicate adattandole alle particolari esigenze dell’esercizio
ferroviario.Art. 2
Attività escluse
Le norme del presente decreto non si applicano ai lavori a bordo delle
navi mercantili e a bordo degli aeromobili, nonchè all’esercizio delle
miniere, delle cave e delle torbiere. Sono escluse altres le imprese
industriali e commerciali gestite direttamente dal titolare con il
solo aiuto dei membri della famiglia con lui conviventi e le aziende
agricole indicate nel secondo comma dell’art. 49.
———— (*) Le norme del presente decreto non trovano
applicazione nei confronti della esposizione ai rischi da rumore,
piombo ed amianto (Vedi D.L. 15/8/1991 n. 277).Art. 3
Definizione di lavoratore subordinato
Agli effetti dell’art. 1, per lavoratore subordinato si intende colui
che fuori del proprio domicilio presta il proprio lavoro alle
dipendenze e sotto la direzione altrui, con o senza retribuzione,
anche al solo scopo di apprendere un mestiere, un’arte od una
professione. Sempre agli effetti dell’art. 1 sono equiparati ai
lavoratori subordinati i soci di società e di enti in genere
cooperativi, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto
delle società o degli enti stessi.
Capo II OBBLIGHI DEI DATORI DI LAVORO, DEI DIRIGENTI, DEI PREPOSTI
E DEI LAVORATORI
Art. 4
Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti
I datori di lavoro, i dirigenti e i preposti che esercitano, dirigono
o sovraintendono alle attività indicate all’art. 1, devono,
nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze:

a) attuare le misure di igiene previste nel presente decreto;
b) rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e
portare a loro conoscenza i modi di prevenire i danni derivanti dai
rischi predetti;
c) fornire ai lavoratori i necessari mezzi di protezione;
d) disporre ed esigere che i singoli lavoratori osservino le norme di
igiene ed usino i mezzi di protezione messi a loro
disposizione.Art. 5
Obblighi dei lavoratori
I lavoratori devono:
a) osservare, oltre le norme del presente decreto, le misure disposte
dal datore di lavoro ai fini dell’igiene;
b) usare con cura i dispositivi tecnico-sanitari e gli altri mezzi di
protezione predisposti o forniti dal datore di lavoro;
c) segnalare al datore di lavoro, al dirigente o ai preposti le
deficienze dei dispositivi e dei mezzi di protezione suddetti;
d) non rimuovere o modificare detti dispositivi e mezzi di protezione,
senza averne ottenuta l’autorizzazione.
Titolo II DISPOSIZIONI PARTICOLARI (*) Capo I AMBIENTI DI LAVORO
Art. 6
Altezza, cubatura e superficie (**)
1. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali
chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali
che occupano più di 5 lavoratori, ed in ogni caso in quelle che
eseguono le lavorazioni indicate nell’articolo 33, sono i seguenti:
a) altezza netta non inferiore a m. 3;
b) cubatura non inferiore a mc. 10 per lavoratore;
c) ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una
superficie di almeno mq. 2.
2. I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono
lordi cioè senza deduzione dei mobili, macchine ed impianti fissi.
3. L’altezza netta dei locali è misurata dal pavimento all’altezza
media della copertura dei soffitti o delle volte.
4. Quando necessità tecniche aziendali lo richiedono, l’organo di
vigilanza competente per territorio può consentire altezze minime
inferiori a quelle sopra indicate e prescrivere che siano adottati
adeguati mezzi di ventilazione dell’ambiente. L’osservanza dei limiti
stabiliti dal presente articolo circa l’altezza, la cubatura e la
superficie dei locali chiusi di lavoro è estesa anche alle aziende
industriali che occupano meno di cinque lavoratori quando le
lavorazioni che in esse si svolgono siano ritenute, a giudizio
dell’organo di vigilanza, pregiudizievoli alla salute dei lavoratori
occupati.
5. Per i locali destinati o da destinarsi ad uffici, indipendentemente
dal tipo di azienda, e per quelli delle aziende commerciali, i limiti
di altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica
vigente.
————
(**) Intestazione così sostituita dall’art. 33 del D.Lgs. 19
settembre 1994, n. 626
(**) Articolo così sostituito dall’art. 33 del D.Lgs. 19 settembre
1994, n. 626 Art. 7
Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e
marciapiedi mobili, banchina e rampe di carico (*) 1. A meno
che non sia richiesto diversamente dalle necessità della lavorazione,
è vietato adibire a lavori continuativi i locali chiusi che non
rispondono alle seguenti condizioni:a) essere ben difesi contro gli
agenti atmosferici, e provvisti di un isolamento termico sufficiente,
tenuto conto del tipo di impresa e dell’attività fisica dei
lavoratori; b) avere aperture sufficienti per un rapido ricambio
d’aria;
c) essere ben asciutti e ben difesi contro l’umidità;
d) avere le superfici dei pavimenti, delle pareti, dei soffitti tali
da poter essere pulite e deterse per ottenere condizioni adeguate di
igiene.
2. I pavimenti dei locali devono essere esenti da protuberanze, cavità
o piani inclinati pericolosi, devono essere fissi, stabili e
antisdrucciolevoli.
3. Nelle parti dei locali dove abitualmente si versano sul pavimento
sostanze putrescibili o liquidi, il pavimento deve avere superficie
unita e impermeabile e pendenza sufficiente per avviare rapidamente i
liquidi verso i punti di raccolta e scarico.
4. Quando il pavimento dei posti di lavoro e di quelli di passaggio si
mantiene bagnato, esso deve essere munito in permanenza di palchetti o
di graticolato, se i lavoratori non sono forniti di idonee calzature
impermeabili.
5. Qualora non ostino particolari condizioni tecniche, le pareti dei
locali di lavoro devono essere a tinta chiara.
6. Le pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti
completamente vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di
lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente
segnalate e costituite da materiali di sicurezza fino all’altezza di 1
metro dal pavimento, ovvero essere separate dai posti di lavoro e
dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i lavoratori non
possono entrare in contatto con le pareti né rimanere feriti qualora
esse vadano in frantumi. Nel caso in cui vengono utilizzati materiali
di sicurezza fino all’altezza di 1 metro dal pavimento, tale altezza è
elevata quando ciò è necessario in relazione al rischio che i
lavoratori rimangono feriti qualora esse vadano in frantumi (**);
7. Le finestre, i lucernari e i dispositivi di ventilazione devono
poter essere aperti, chiusi, regolati e fissati dai lavoratori in
tutta sicurezza. Quando sono aperti essi devono essere posizionati in
modo da non costituire un pericolo per i lavoratori.
8. Le finestre e i lucernari devono essere concepiti congiuntamente
con l’attrezzatura o dotati di dispositivi che consentono la loro
pulitura senza rischi per i lavoratori che effettuano tale lavoro,
nonchè per i lavoratori presenti nell’edificio e intorno ad esso.
9. L’accesso ai tetti costituiti da materiali non sufficientemente
resistenti può essere autorizzato soltanto se sono fornite
attrezzature che permettano di eseguire il lavoro in tutta sicurezza.
10. Le scale e i marciapiedi mobili devono funzionare in piena
sicurezza, devono essere muniti dei necessari dispositivi di sicurezza
e devono possedere dispositivi di arresto di emergenza facilmente
identificabili e accessibili.
11. Le banchine e rampe di carico devono essere adeguate alle
dimensioni dei carichi trasportati.
12. Le banchine di carico devono disporre di almeno un’uscita. Ove è
tecnicamente possibile, le banchine di carico che superano m. 25,0 di
lunghezza devono disporre di un’uscita a ciascuna estremità.
13. Le rampe di carico devono offrire una sicurezza tale da evitare
che i lavoratori possano cadere.
13-bis. Le disposizioni di cui ai commi 10, 11, 12, 13 sono altresì
applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno
dell’impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro
fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare
manutenzione e sorveglianza degli impianti dell’impresa, nonché alle
banchine di carico (***).
———— (*) Rubrica e testo così sostituiti dall’art. 33, 9°
comma del Decreto Legislativo 19/9/94, n. 626. La presente
disposizione entra in vigore tre mesi dopo la pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale (art. 33, 14° comma del Decreto Legislativo n.
626/94).
L’art. 7 del D.P.R. 19/3/56, n. 303 così recitava:
“Coperture, pavimento, pareti ed aperture
A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della
lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi i locali chiusi i
quali non rispondono alle seguenti condizioni:
a) essere ben difesi contro gli agenti atmosferici ed avere aperture
sufficienti per un rapido ricambio dell’aria;
b) …

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