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D.M. 2-4-81. Riconoscimento di efficacia di sistemi di sicurezza, rela...

D.M. 2-4-81. Riconoscimento di efficacia di sistemi di sicurezza, relativi ad elevatori trasferibili
Circolare Ministeriale

Continuano a pervenire a questo Ministero richieste di
chiarimento su problemi sorti in sede di pratica applicazione del D.M.
2 aprile 1981 concernente gli elevatori trasferibili.Premesso che
questo Ministero, con la circolare n. 38, del 29 aprile 1981, ha
già impartito istruzioni sull’argomento, sembra opportuno
fornire ulteriori delucidazioni e puntualizzazioni.CAMPO DI
APPLICAZIONEAl fine di eliminare qualsiasi residua perplessità
– anche relativamente a pareri espressi da altri organi – circa le
caratteristiche che gli apparecchi di cui trattasi devono possedere
per non ricadere nell’ambito di applicazione della legge 24 ottobre
1942, n. 1415, e successivi decreti attuativi, e rientrare invece
nella normativa generale di prevenzione infortuni di cui al D.P.R. 27
aprile 1955, n. 547, si chiarisce che nella legge speciale citata
rientrano soltanto gli elevatori fissi definiti dall’art. 3 del D.P.R.
29 maggio 1963, n. 1497.A parere di questo Ministero per fisso deve
intendersi un impianto staticamente dipendente dalle strutture
dell’edificio ove è installato.Ne deriva che un elevatore, per
poter essere considerato trasferibile, deve essere costituito, invece,
da una struttura autoportante e quindi staticamente
indipendente.Inoltre, qualora sia destinato al servizio di più
piani attraverso aperture nei solai, per la trasferibilità
è richiesta anche la presenza di accorgimenti costruttivi tali
da rendere agevole lo smontaggio ed il rimontaggio degli elementi che
ne ostacolino l’eventuale spostamento.In altri termini l’impianto deve
essere di tipo componibile, per cui le varie parti vengono collegate
mediante sistemi quali bulloni, viti, innesti, spine e simili.Alla
luce delle precisazioni sopra fornite risulta chiaro che l’eventuale
presenza di opere perimetrali fisse contornanti la struttura portante
dell’elevatore è ininfluente ai fini del permanere delle
caratteristiche di trasferibilità, così come la presenza
di ancoraggi purché questi ultimi posseggano le
particolarità ed i requisiti previsti dal punto 1.3
dell’allegato tecnico al decreto in oggetto.Da quanto precede deriva
che la trasferibilità deve costituire una caratteristica
intrinseca dell’impianto la cui peculiarità consiste proprio
nel poter essere installato in luoghi diversi senza che sia necessario
predisporre apposite strutture di sostegno, ulteriori rispetto a
quelle che fanno parte costruttivamente dell’impianto stesso.VERIFICA
DI PRIMA UTILIZZAZIONEIl D.M. 23 dicembre 1982 ha individuato le
attività omologative già di competenza degli ex ENPI ed
ANCC che devono essere attribuite all’ISPESL a termini del D.L. 20
giugno 1982, n. 390, convertito, con modificazioni, con legge 12
agosto 1982, n. 597, senza nulla stabilire per quanto concerne le
attività dello stesso tipo svolte dalle Amministrazioni dello
Stato che, quindi, devono continuare ad esercitarle fino a quando non
intervenga analogo provvedimento regolamentare.Poiché la
verifica di prima utilizzazione, come prevista dal D.M. in oggetto,
è da ritenersi funzione omologativa alla luce della normativa
soprarichiamata, ne consegue che la relativa competenza in materia
resta attribuita agli Ispettorati del Lavoro che continueranno
pertanto a dar corso alle verifiche.Gli elevatori, di nuova
fabbricazione o preesistenti, per i quali l’utente o il costruttore
non ritengano di avvalersi del riconoscimento di efficacia previsto
dal D.M. in argomento, non vengono, ovviamente, sottoposti a verifica
di prima utilizzazione, né devono essere muniti di
autocertificazione e ad essi si applica, sempre che presentino i
requisiti di trasferibilità sopra esplicitati, la disciplina
generale del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547.La vigilanza su tali
impianti, rientrando però nelle materie trasferite ai sensi
della legge 833/1978, è affidato alle USL territorialmente
competenti.DOCUMENTAZIONEI documenti di cui ogni apparecchio deve
essere corredato sono previsti negli allegati al decreto in oggetto:
non sembra pertanto opportuno richiedere che ogni impianto sia
accompagnato dal progetto costruttivo e dai relativi calcoli.Rimane in
ogni caso fermo il principio che la responsabilità circa la
rispondenza dell’apparecchio alle norme del decreto stesso è
attribuita al costruttore e/o all’importatore, nonché al
tecnico abilitato, che sottoscrivono il certificato di cui al punto
35.1.Al riguardo sembra opportuno precisare che per "tecnico
abilitato" deve intendersi, ovviamente, un tecnico iscritto
all’albo professionale ed abilitato alla redazione del progetto
costruttivo e dei calcoli ai sensi delle norme che regolano
l’esercizio della professione.ISPEZIONI PERIODICHE E
STRAORDINARIEDevono essere effettuate dal manutentore secondo le norme
contenute al punto 33 del decreto ed in conformità alle
istruzioni predisposte dal costruttore. In sede di prima verifica, o
di verifica straordinaria richiesta a seguito di modifiche apportate
all’impianto, il funzionario incaricato potrà rilasciare
prescrizioni integrative relativamente a particolari interventi di
manutenzione: dette prescrizioni dovranno essere riportate sul verbale
di verifica.ATTIVITÀ SOGGETTEAlcune perplessità sono
sorte in relazione alla determinazione dei luoghi di lavoro ove gli
elevatori trasferibili in argomento possono essere installati;
ciò in quanto al punto 1.2 delle prescrizioni tecniche allegate
al decreto in oggetto viene riportata una elencazione di aziende che
non comprende alcune attività, alle quali non sembrerebbe
quindi possibile l’applicazione del decreto stesso.Al riguardo occorre
considerare che, dal momento che il decreto trova la sua
legittimazione nel D.P.R. 547/1955, il suo campo di applicazione
coinciderà con quello previsto dal Capo I del medesimo D.P.R.;
l’elencazione sopra richiamata non può avere, pertanto, che
valore di esemplificazione e non tassativo.

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